
“La gente normale ha bisogno delle persone anormali. Senza queste ultime la vita sarebbe piuttosto noiosa. I normali necessitano degli anormali e si completano a vicenda per contrasto”



“La gente normale ha bisogno delle persone anormali. Senza queste ultime la vita sarebbe piuttosto noiosa. I normali necessitano degli anormali e si completano a vicenda per contrasto”


“Vado sul palco per suonare. Voglio improvvisare con la chitarra. Voglio giocare sui cambi di accordi o sul clima armonico, comporre su due piedi qualcosa che abbia senso, che prenda qualche rischio, che vada in qualche direzione in cui nessuno è voluto andare, che dica cose che nessuno ha voluto dire, che rappresenti la mia personalità musicale, che trasmetta emozioni in grado di parlare alle persone disposte ad ascoltare…”


“Non sono un chitarrista virtuoso, perché un virtuoso può suonare di tutto, mentre io non ce la faccio. So suonare solo quello che conosco, tanto da aver perfezionato una destrezza manuale che mi permette di far capire bene cosa suono anche se, con il tempo, la cosa si è deteriorata”


“Quando andiamo in tour, la vita nel gruppo comincia ad assomigliare a quella nell’esercito. Ogni concerto è una campagna ed è molto probabile che non si sappia dove ci si trova in un dato momento. Seduto nella propria stanza, il più delle volte impegnato con gli altri ragazzi del gruppo, potresti anche essere a casa a Los Angeles. Sembra che portiamo sempre con noi una “bolla misteriosa” della coscienza di LA e all’interno di quella bolla accadono cose strane”
(Impact, gennaio 1972)


“La mia musica è come una di quelle torture a base di privazione del sonno: quando non dormi per un lungo periodo di tempo, dopo un po’ cominci a vedere e a sentire cose che non esistono veramente, ma che sono comunque molto interessanti. Lo stesso può accadere nello spazio di una composizione, cercando di conoscere in anticipo le reazioni psicologiche a ciò che si scriverà ed incorporandole alla composizione stessa: tu sai quello che gli ascoltatori si aspettano di ascoltare e proprio negando ciò che si aspettano puoi riuscire a procurargli delle sensazioni che normalmente non avrebbero…”


“Mi piace l’idea di una musica in cui sia possibile battere il piede a tempo e ascoltare contemporaneamente cose che si muovono in irritante contrasto con il ritmo di base”
(Sonora. Itinerari oltre il suono. Numero 4/94, intervista a cura di Riccardo Giagni)
Frank Zappa credeva nel contrasto, nella combinazione di elementi semplici ed elementi complessi.


“Non sono nel business della manifattura di capolavori e non mi sento in competizione con altri cosiddetti ‘compositori moderni’: ciò che faccio si chiama entertainment”


“Penso che la musica pop abbia fatto per il rapporto orale più di qualunque altra cosa sia mai accaduta e viceversa”


“Il peggior aspetto dell’ossessione per la ‘famiglia tipica’ (così come ci viene venduta dalla TV) è che glorifica l’involontaria omogeneizzazione”


“Qual è la parte più brutta del tuo corpo? Alcuni dicono che è il tuo naso, altri i tuoi piedi, io penso che sia la tua mente”