
Un’immagine di Frank Zappa alle prese con una bambola di gomma sul palco tratta dalla rivista Creem ( aprile 1979)


Un’immagine di Frank Zappa alle prese con una bambola di gomma sul palco tratta dalla rivista Creem ( aprile 1979)

“Frank era un pensatore indipendente, un’esplosione di libertà. Creava costantemente. Frank non si limitava ad ascoltare le tue parole. Si concentrava sull’intento dietro le parole. Quindi dovevi stare molto attento, perché riusciva a sentire l’odore della merda a un miglio di distanza. Se qualcosa che dicevi sapeva di ego o ignoranza, te la lasciava davvero intendere.”
(Steve Vai, Rock Candy, aprile/maggio 2018)

Nella vita privata Zappa mantiene un rapporto pragmatico con l’automobile.
Le sue scelte raccontano molto della sua mentalità, con grandi berline americane nei primi anni e successivamente Mercedes-Benz, apprezzate per comfort, affidabilità e solidità meccanica.
Per un uomo che viveva tra studio di registrazione e tournée, l’auto era un mezzo di lavoro.
Comfort acustico, stabilità alle alte percorrenze, affidabilità sul lungo periodo erano caratteristiche molto più importanti dell’immagine.
Una visione sorprendentemente affine a quella di molti ingegneri automotive, più che a quella dei collezionisti.
Zappa ha spesso ridicolizzato l’ossessione maschile per la potenza, lo status e l’identificazione personale attraverso il veicolo.
Se oggi Zappa fosse ancora tra noi, probabilmente guarderebbe le nostre auto iperconnesse, autonome e digitalizzate con la stessa ironia spietata.
E ci ricorderebbe che nessuna tecnologia, per quanto sofisticata, può sostituire il pensiero critico di chi la guida.
Perché, alla fine, non è la strada a dirci chi siamo: è il modo in cui scegliamo di percorrerla.
(autotecnica.org, 21 dicembre 2025)

“Per me, Frank Zappa è alla pari di Mozart e Beethoven. Come compositore, verrà ricordato; la gente ascolterà la sua musica anche tra cento anni”. (Dieter Jakob)
Dieter Jakob stesso contribuisce in un certo senso a questo, visto che la sua collezione zappiana è probabilmente la più grande al mondo. E’ autore di diversi libri su Zappa ed è noto a molti di coloro che hanno partecipato al festival Zappanale.
(Mint, agosto 2024)

“Frank non si è mai guardato indietro, ma solo avanti. Sempre con un senso di eccitazione e sfida. I cambi di formazione erano diventati una routine per lui, per esplorare nuove possibilità musicali e combinare diverse personalità. Era evidente, quindi, che Frank aveva bisogno di vivere la sua vita in uno stato di transizione perpetua, una realtà che poteva essere esasperante per noi quanto eccitante. Per quanto snervanti fossero questi cambiamenti costanti, lo sforzo ci ha resi dei musicisti migliori, nonostante inevitabili alti e bassi”.
(Ruth Komanoff Underwood e Ralph Humphrey)
David Fricke, uno dei maggiori critici musicali viventi nonché appassionato studioso di Zappa, ha descritto i suoi show di Halloween come “estasi strumentale, improvvisazione totale ed estemporanee virate teatrali”. Ma la descrizione più ficcante dell’operazione, probabilmente, l’ha data il leader dei Mother of Invention allo stesso Fricke nel corso di un’intervista del 1980, quando la tradizione ormai era avviata verso la pensione. A proposito dei concerti per la notte del terrore, Zappa parlò di una sorta di “dichiarazione su ciò che la gente ha perso negli anni Settanta”.
“Conoscete la storia del rock & roll, come negli anni ’50 tutti erano fighi e negli anni ’60 tutti erano pazzi e negli anni ’70 erano tutti noiosi?”, spiegò lui: “Questo film [dei concerti al Palladium del ’77] dimostra che non tutti erano noiosi”.
(rockol.it, 21/10/2019)
In questa rara e approfondita intervista, Frank Zappa affronta temi come la politica, la censura, la musica e il suo processo creativo in continua evoluzione. Mette in discussione l’idea di un’”ondata di conservatorismo” in America, sostenendo invece che l’attenzione dei media spesso amplifica le voci più estreme, creando un’immagine distorta della realtà.
Zappa parla anche delle diverse forme di censura che ha dovuto affrontare nel corso della sua carriera: dalle etichette discografiche che modificavano i suoi lavori al rifiuto di grandi catene di negozi di distribuire i suoi album (persino le pubblicazioni strumentali). Invece di arrendersi, spiega come ha trovato modi alternativi per raggiungere i fan e rimanere indipendente.
Sul piano musicale, discute del suo lavoro innovativo con il Synclavier e accenna a nuove composizioni e progetti all’orizzonte, tra cui collaborazioni con orchestre. Non mancano inoltre spunti sulla vita in tour, consigli per i musicisti più giovani e uno sguardo alla sua prospettiva unica sulla fama e sul successo.
L’intervista si conclude con il classico umorismo di Zappa, toccando argomenti che spaziano da una possibile candidatura alla presidenza a un aneddoto ribelle del liceo, che cattura perfettamente il suo spirito anti-autoritario.
Originariamente trasmessa sull’influente canale televisivo Music Box, che raggiungeva 60 milioni di spettatori tra Europa e Asia, questa ripresa è rimasta inedita per decenni. Sunset Vinyl restaura e rimasterizza interviste musicali iconiche degli anni ’80, ’90 e 2000, riportando in vita momenti perduti della storia della musica.

“Francesco Zappa era un compositore del Settecento di Milano, un contemporaneo di Mozart, e quella è la sua musica. La sto immettendo nel computer per ricavarne un album. E’ musica molto bella, è parte dell’Opus 4 per terzetto d’archi. Probabilmente, è un mio consanguineo. Non ho fatto una ricerca sull’albero genealogico della mia famiglia, ma la mia famiglia è originariamente siciliana e, anche se lui è milanese, il suo opus è dedicato a Piano Patensiano, che si trova in Sicilia, il che indica che probabilmente ci è andato di persona e forse si è scopato qualche ragazza, quindi non si sa mai…”.
(FZ, tratto dall’intervista di S. Gunn, Iconoclast – Tuttifrutti – luglio 1984)

“E’ impossibile stabilire quanti dischi abbiamo venduto. I resoconti che riceviamo dalla Metro-Goldwyn Mayer fanno talmente schifo da non poterci fare affidamento. Le vendite sono stimate da 300.000 a 800.000. E’ stato presentato un ricorso e stiamo verificando i loro registri. Preferirei non registrare del tutto piuttosto che tornare con la Metro-Goldwyn Mayer”.
(FZ, tratto dall’intervista di Jerry Hopkins, Rolling Stone – luglio 1968)
Intervista radiofonica con Eric Bogosian e Frank Zappa dell’11 luglio 1986 condotta da Greg Fitzgerald della WGBH, Boston
Grazie ad uno short pubblicato su @BOBONZAPPA, il canale YouTube del ricercatore Bob Dobbs, ho scoperto il progetto Blood on the Canvas. Ringrazio Bob Dobbs per questo short
Registrato su cassetta all’UMRK nel 1986, “Blood on the Canvas” viene descritto da Patricia A. Dreyfus (Money magazine, settembre 1986) come “una satira sullo spettacolo, una commedia musicale sulla castrazione e la morte sul palco”.
Blood on the Canvas è stato scritto da Frank Zappa ed Eric Bogosian con musiche per Synclavier di Zappa. Fu eseguito da Eric Bogosian e prodotto/diretto da Zappa.
Nel corso dell’intervista di Patricia A. Dreyfus, Frank Zappa con un luccichio diabolico negli occhi dichiarò: “Probabilmente, è la cosa più blasfema che qualcuno abbia mai sentito”.
Blasfema? Avendo letto i testi delle varie tracce della cassetta pubblicati su Wiki Jawaka direi di sì. Il linguaggio non è semplicemente provocatorio ma esplicito, i testi seguono fedelmente la storia. Una storia oltraggiosa e irriverente. Tra i vari personaggi, troviamo un regista porno, un vecchio ebreo, un cristiano, prostitute, fumatori di crack, ubriaconi, pusher, fondamentalisti e… un artista performativo.
Cosa intende Frank per ‘artista performativo’? Un artista disposto a tutto, ma proprio a tutto pur di ottenere una parte e sperare nel successo.
“Se vuoi essere nello show business, devi dare il massimo; devi andare fino in fondo”. L’attore, in tutta la storia, deve essere disposto a tutto, anche a farsi evirare o a morire sul palco.
“Ti paghiamo per morire. Abbiamo sbrigato tutte le pratiche con i sindacati, pagato la P&W; abbiamo fatto tutto noi…” dice Bobby all’attore Tony.
Attore, comico, drammaturgo, sceneggiatore e romanziere statunitense, noto per i suoi monologhi teatrali, Eric Bogosian raccontò di questa sua esperienza con Zappa in un’intervista. Il progetto fu commissionato dal Los Angeles Museum of Contemporary Art. Avrebbe dovuto essere disponibile su cassetta presso la libreria del museo ma, dopo l’anteprima, lo stesso museo che richiese l’opera alla fine la bandì.
Non si ha notizia di alcuna copia distribuita: l’intero programma era accompagnato da un avviso sul contenuto linguistico e si consigliava ‘discrezione’.
“Frank e io abbiamo registrato il nastro nel 1986 nel suo studio sulle colline di Hollywood. Ho scritto ed eseguito tutto (tranne la musica). Frank ha curato e prodotto il mio materiale. A fine lavoro, Frank voleva controllarne i diritti d’autore. Quando morì, gli eredi di Frank hanno continuato a volerne il controllo totale. Mi sono offerto di condividere i diritti d’autore e non sono interessati. Adoro il pezzo e mi piacerebbe che la gente lo ascoltasse, soprattutto i fan di Zappa”. (Eric Bogosian)
Bob Stone ha affermato che il pezzo radiofonico Blood on the Canvas non è mai stato pubblicato perché “la versione che ho sentito prevedeva una disputa sulla partecipazione ai diritti d’autore. Eric voleva più di quanto Frank fosse disposto a concedere per la sua partecipazione”. (Museo di Arte Contemporanea di Los Angeles)
“E’ stato fantastico lavorare con Frank Zappa, mi sentivo imparentato con lui a livello psichico. Zappa aveva plasmato la mia mente adolescenziale con un certo cinismo e un certo senso dell’umorismo. Negli anni Sessanta, furono MAD Magazine e Frank Zappa a dirmi come avrei dovuto pensare al mondo… All’epoca, era molto coinvolto nella questione dei Dead Kennedys perché erano stati censurati. Voleva realizzare una cassetta che sostanzialmente doveva essere censurata. Nessuno la trasmetteva mai alla radio tranne che a Boston. Avevamo un accordo con il Museum of Modern Art di Los Angeles per un’edizione limitata di 10.000 copie”.
(Eric Bogosian intervistato dal regista Richard Linklater,The Austin Chronicle, novembre 1995)
Blood on the Canvas
Lato A
Lato B
Intervista radiofonica con Eric Bogosian e Frank Zappa dell’11 luglio 1986 condotta da Greg Fitzgerald della WGBH, Boston, prodotta in collaborazione con il LA Museum of Contemporary Art.
La serie di tracce ‘Cue’ include brani strumentali. Massaggio Galore è la stessa di Jazz from Hell ma sfuma dopo circa un minuto.
Il rocker iconoclasta Frank Zappa divenne famoso nel 1967 quando fu fotografato seduto sul water. Ancora oggi, Zappa si diletta ad oltraggiare la borghesia. La sua ultima fatica, in collaborazione con il monologhista Eric Bogosian, è una satira sullo spettacolo intitolata Blood on the Canvas. Può essere descritta come una commedia musicale sulla castrazione e la morte sul palco.
“È probabilmente la cosa più blasfema che si sia mai sentita” esulta Zappa con un luccichio diabolico negli occhi castano-neri…
(Patricia A. Dreyfus, Money Magazine, settembre 1986)