
Nella vita privata Zappa mantiene un rapporto pragmatico con l’automobile.
Le sue scelte raccontano molto della sua mentalità, con grandi berline americane nei primi anni e successivamente Mercedes-Benz, apprezzate per comfort, affidabilità e solidità meccanica.
Per un uomo che viveva tra studio di registrazione e tournée, l’auto era un mezzo di lavoro.
Comfort acustico, stabilità alle alte percorrenze, affidabilità sul lungo periodo erano caratteristiche molto più importanti dell’immagine.
Una visione sorprendentemente affine a quella di molti ingegneri automotive, più che a quella dei collezionisti.
Contro il mito “auto estensione dell’ego”
Zappa ha spesso ridicolizzato l’ossessione maschile per la potenza, lo status e l’identificazione personale attraverso il veicolo.
Se oggi Zappa fosse ancora tra noi, probabilmente guarderebbe le nostre auto iperconnesse, autonome e digitalizzate con la stessa ironia spietata.
E ci ricorderebbe che nessuna tecnologia, per quanto sofisticata, può sostituire il pensiero critico di chi la guida.
Perché, alla fine, non è la strada a dirci chi siamo: è il modo in cui scegliamo di percorrerla.
(autotecnica.org, 21 dicembre 2025)
