Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • FZ e la tecnica del ‘cut up e del fold in’ di William Burroughs

    William Burroughs e Frank Zappa

    È probabile che derivi dalla tecnica del cut up e del fold in impiegata da William Burroughs, romanziere apprezzato da Zappa, l’inserimento nei testi delle canzoni di dialoghi registrati in precedenza, come in Bit of Nostalgia, Very Distraughtening, White Ugliness e Just One More Time (Lumpy Gravy, MGM,1968) o Willie the Pimp (Hot Rats, Bizarre, 1969 e Mystery Disc, Rycodisc, 1998).

    (dalla rivista Parole rubate. Fascicolo 24, dicembre 2021)

  • FZ: tutti gli album collegati tra loro

    Frank Zappa e le Nuove Madri

    “Gli album sono tutti collegati. Ad esempio, la continuità tra Ruben And The Jets e Uncle Meat sarebbe il brano The Air Escaping From Your Mouth, che ha un accompagnamento musicale in stile anni ’50 ma con parole astratte. La continuità tra Ruben And The Jets e We’re Only In It For The Money sarebbe una canzone come What’s The Ugliest Part Of Your Body? con musica tipo anni ’50 e testi di tipo satirico.

    Chunga’s Revenge era stato originariamente progettato per essere il seguito dell’album Hot Rats. È successo che, nel bel mezzo della produzione dell’album, ho messo insieme i nuovi Mothers…”.

    (Frank Zappa, Sounds, 5 dicembre 1970)

  • FZ: l’ossessione per l’orchestra perfetta

    L'ossessione di Frank Zappa per l'orchestra perfetta

    L’ossessione per l’orchestra perfetta seguì Zappa, con singolare successo, per tutta la vita. The Best Band You Never Heard In Your Life, registrato nel 1988, non è solo uno dei più importanti album live di Frank Zappa, ma anche la conclusione di un vecchio sogno: far suonare una band come un’orchestra.

    Zappa dirigeva in maglietta e con una sigaretta in bocca, una sorta di beffardo monito alla rigidità e alla divisione dei grandi direttori d’orchestra che ammirava.

    (Cuadernos de Jazz, settembre-ottobre 1997)

  • Funky Nothingness: l’anello mancante tra Hot Rats e Chunga’s Revenge

    Funky Nothingness di Frank Zappa

    Frank Zappa conservava tutto della propria produzione in modo ossessivo: live, prove, tentativi, video, interviste, materiali promozionali.

    I vaults zappiani sono un percorso da terra al soffitto di bobine, casette, vinili, videocassette, tutto scrupolosamente catalogato e conservato. Dalla fine degli anni ’50 agli ultimi mesi di vita, nel 1993. Joe Travers, archivista zappiano a tempo pieno, è l’uomo che, in mancanza del Bibliotecario di se stesso supremo, Zappa stesso, porta alla luce periodicamente tasselli mancanti nella sua discografia, con sistematiche operazioni di carotaggio sonico nel labirinto di registrazioni. Mancanti, perché della sua opera Zappa aveva in mente il curioso programma project / object: il fatto che qualsiasi suo materiale di un qualsiasi anno facesse parte di un tutt’uno unitario.

    Travers ha portato alla luce un vero disco inedito di studio di Zappa, un anello mancante nella vertigine discografica zappiana, e sono gioie per le orecchie. Un disco mai uscito e accantonato, insomma, con Don «Sugarcane» Harris al violino, Ian Underwood a tastiere, sax e chitarra, Max Bennett ai bassi.

    Si intitola Funky Nothingness (Zappa Records) e va a incastrarsi in un interstizio temporale da batticuore, per fan, il periodo del 1970, quindi il percorso compreso tra Hot Rats e Chunga’s Revenge. Uno dei momenti fondanti per la nascita di quel jazz rock che contemporaneamente stavano inventando Miles Davis, e, dall’altra parte dell’Oceano, i Soft Machine, i Nucleus.

    Ma c’è di più, in queste registrazioni ritrovate ci sono degli inediti di studio. Perché oltre al jazz rock palpitante, e a brucianti jam session registrate nel suo studio personale (incredibili i duetti chitarra batteria con Dunbar) ci trovate ad esempio una dissacrante e mielosa Love Will Make You Mind Go Wild, una classica I’m A Rolling Stone da dodici minuti che si rivela essere l’ossatura ritmico-melodica blues di Stink Foot, di quattro anni dopo. Poi cover di Work With Me Annie, un rock ’n’roll slabbrato che diventa Annie Had A Baby, e due altre meraviglie completamente inedite, Khaki Sack, un boogie rock deragliato e pimpante, e gli oltre undici minuti di Twinkle Tits, un brano sul quale Zappa lavorò ossessivamente in 9 versioni, mai uscito.

    Si tratta di un jazz rock «progressivo» stipato di idee e cambi di tempo nella parte iniziale su un tema festoso molto zappiano che poi diventa solida base modale. Non finisce qui: al primo cd se ne sommano altri due di ritrovamenti coevi, e tra esperimenti bizzarri, tentativi e prove defatiganti la strada verso il futuro era tracciata.

    (Il Manifesto, 29 agosto 2023)

  • FZ: “Vergognati, non ti fidavi di Mothers”…

    Frank Zappa
    foto di Yoshi

    C’è quella piccola foto sulla copertina di Hot Rats che dice “Vergognati, non ti fidavi dei Mothers”. Cos’era quella storia?

    Si riferiva ad un annuncio. Non c’era scritto LE Madri. Diceva: ‘Vergognati. Non ti fidavi di Mothers’, ed era una pubblicità per Mothers’ Gefilte Fish basata sul fatto che alcune persone erano morte di botulismo a causa di questo particolare prodotto e stavano pubblicizzando che avevano ripulito il loro materiale.

    (IT, marzo 1977)

    Mothers' Gefilte Fish
  • Hot Rats: un disco diverso, essenzialmente strumentale

    Hot Rats di Frank Zappa

    Hot Rats era per molti versi un disco differente dai precedenti: essenzialmente strumentale, caratterizzato da una rigorosissima scelta dei musicisti. Ampio spazio veniva lasciato a Ian Underwood, unico superstite della vecchia band, attivo al piano, alle tastiere ed a tutti i fiati. Alla sezione ritmica apparivano addirittura tre batteristi in alternanza, più il basso di Max Bennett e l’aggiunta curiosa del ‘percussionista’ Zappa, tornato dopo molto tempo al suo primo strumento di gioventù. La sonorità complessiva venne poi caratterizzata dai violini di Sugarcane Harris e del 28enne francese Jean-Luc Ponty.

    (Mangiare Musica giugno 1994)

    [Sull’album Hot Rats]

    “Ne fummo profondamente impressionati perché era il primo lavoro di Zappa che poteva essere comparato ad altra musica rock. Quello che aveva fatto prima era stato così radicale e in anticipo su tutto il resto che spesso i suoi meriti non vennero riconosciuti come tali neanche nell’ambiente strettamente musicale” (Fred Frith).

  • Hot Rats: la svolta di FZ

    Hot Rats di Frank Zappa

    Con Hot Rats Zappa prende le distanze dall’immagine di freak anarchico e iconoclasta degli esordi e nel contempo si affranca dalla sperimentazione orchestrale esaltata in Lumpy Gravy del 1968 dirigendosi verso nuovi territori.

    La svolta coincide con il momentaneo pensionamento dei Mothers Of Invention, qui presenti solo con il poliedrico tastierista/fiatista Ian Underwood. Pur se privato della voce – a parte Willie The Pimp, cantata con sublime sguaiatezza da Captain Beefheart – il dissacrante spirito zappiano non manca di esprimersi a partire dai tre minuti della esuberante Peaches En Regalia, sintesi mirabile di folk, country, polka, jazz, musical e quant’altro.

    Se Willie The Pimp si evolve in 9 minuti di debordanti assoli di chitarra, con intuizioni ribadite nelle complesse partiture di Son Of Mr. Green Genes e nella jam The Gumbo Variations (in compagnia del violino di Don “Sugarcane” Harris), le più tenui There Must Be A Camel (sempre con il violino di Jean Luc Ponty) e Little Umbrellas parlano un linguaggio più sofisticato, in cui i colori tenui hanno la meglio sui chiaroscuri.

    Tutti i brani sono comunque figli della stessa idea, quella di una musica contaminata che rende inadeguata l’etichetta di jazz-rock spesso tirata in ballo per definirla.

    (Mucchio Extra 2002, intervista pubblicata su Bizarre del 1969)

  • Hot Rats: ipnotico nella sua assoluta precisione

    Hot Rats di Frank Zappa

    In “Hot Rats”, per la prima volta, Zappa è ampiamente presente come solista ed ottiene un riconoscimento come musicista “distinto da un compositore”. Tuttavia, la base del suo stile è rimasta inalterata per gran parte della sua carriera e ha molto in comune con il modo in cui scrive.

    Ad esempio, una delle caratteristiche di un brano di Zappa è la sua divisione matematica del ritmo: note legate, terzine giustapposte a semicrome, frasi ripetute come un ritmo incrociato ecc. “Uncle Meat Variations” è uno degli esempi migliori.

    Questo tipo di chiarezza ritmica si nota anche nei suoi assoli. La raccolta è veloce e precisa, le sollecitazioni e le divisioni pulite; soprattutto il suo modo di suonare dipende dalla simmetria. Zappa usa le battute come frasi equilibrate, ponendo una domanda e poi rispondendo o basandosi su un’idea suonandola in modo leggermente diverso più volte di seguito.

    È uno stile stranamente formale, pieno di schemi ed elaborazioni, basato sul blues ma intervallato da scale, semplici melodie ripetute e dai suoi accordi preferiti di nona e undicesima. Sebbene non sia caldo o “sentito” in senso blues, può essere ipnotico nella sua assoluta precisione.

    Per quanto riguarda gli assoli, spiccano due brani strumentali: “Invocation And Ritual Dance Of The Young Pumpkin” su “Absolutely Free” e “Nine Types Of Industrial Pollution” su “Uncle Meat”. In realtà non sono tanto assoli quanto immagini sonore in cui gli elementi separati creano qualcosa di nuovo.

    “Invocation” consiste in un bordone di basso 4/4 in Mi con rigido accompagnamento ritmico, su cui suonano simultaneamente chitarra e sax.

    L’uso seminale della ripetizione nella musica moderna ha avuto molti sbocchi nel rock. L’idea mantrica è ‘ripeti qualcosa abbastanza spesso e diventa interessante’. Zappa, in questo senso, risulta essere uno dei primi a usare una nota, un ritmo per sostenere altri eventi musicali; “King Kong” è un altro esempio successivo.

    In “Nine Types Of Industrial Pollution”, la pista si compone di tre filoni principali. Prima c’è un lento battito di basso e batteria in 4/4, suonato liberamente; poi, una grande varietà di rumori di percussioni casuali; affondato tra i due, c’è il modo di suonare la chitarra più bello ed espressivo.

    La pulsazione lenta viene gradualmente accresciuta di accordi e diventa più chiara, e altri strumenti emergono brevemente e scompaiono di nuovo. L’effetto totale è cumulativo e materico. Sebbene all’inizio nessuno dei fili sembri rilevante l’uno per l’altro, arrivano ad assumere un’identità completamente nuova.

    La linea di chitarra in particolare riceve significato dal contesto in cui appare e fa un’impressione più forte di qualsiasi altro sforzo istrionico di Zappa.

    (New Musical Express, 16 novembre 1974)

  • Hot Rats: “l’idea del titolo mi venne in mente perché… (FZ)

    idea del titolo Hot Rats di Frank Zappa

    “L’idea del titolo dell’album Hot Rats mi venne in mente perché in Europa avevo comprato un disco dove c’era The Shadow of Your Smile con il sax di Archie Shepp. Lui prendeva l’assolo che mi diede subito l’impressione di un esercito di topi surriscaldati che uscivano squittendo dal suo strumento. Il suono era quello. Quando uscì, credo fosse il disco più sovrainciso della storia. Forse solo Les Paul aveva fatto qualcosa di simile ai suoi tempi” (Frank Zappa).

    In occasione dei 50 anni dall’uscita, Hot Rats riceve un trattamento speciale che a nessuna delle opere precedenti è toccata: una moltiplicazione per sei con la pubblicazione di (forse) tutti i nastri delle session in un lussuoso e costoso box, “The Hot Rats Sessions” che comprendeva anche un libro illustrato e un gioco da tavola (Zappa Land).

    (Musica Jazz, gennaio 2020)

  • Hot Rats: jazz alla portata di tutti

    album jazz Hot Rats di Frank Zappa

    Hot Rats era jazz alla portata di tutti e, allo stesso tempo, un rock per le masse che ti faceva sentire sofisticato, una spanna al di sopra degli altri dischi di successo di quell’anno (Led Zeppelin, Allman Brothers, Santana, Stooges e Mott The Hoople).

    Hot Rats fu un successo negli USA: in Europa arrivò addirittura nella Top Ten. In più, cambiò del tutto l’immagine di Frank.

    (Classic Rock, luglio 2015)

    Foto tratte dal libro “Hot Rats Book”