Lo scopo del lavoro di Zappa è la liberazione da nozioni e strutture preconcette. Così la musica di Zappa unisce la sovversione politica al pensiero tradizionale orientale in un contesto unico di moda non mediata: la lotta contro i preconcetti si gioca sia a livello commerciale (ami perché sei programmato per farlo) e individuale (non lo sei, cosa sei).
Se “i cuori spezzati sono per gli stronzi” è perché non abbiamo assolutamente nessuna scusa. Manteniamo un sentimentalismo verso noi stessi che crediamo sia addirittura personale anche se potremmo essere stati vaccinati politicamente e commercialmente. Rendersi conto che i nostri cuori sono condizionati e determinati e che devono passare da un atteggiamento passivo (emotivo, sentimentale) a un impegno attivo (intellettuale, creativo) con la musica è il primo passo verso l’illuminazione.
(estratto da “Frank Zappa versus the people” di Pacôme Thiellement)
Non ho mai dimenticato lo shock quando l’ho scoperto. Un giorno, Frank Zappa mi ha confessato che il ritornello finale di Dancin’ Fool contiene una frase giapponese inserita lì solo perché lo divertiva e nessuno lo avrebbe – o avrebbe potuto – notato altrimenti, per il modo in cui è cantato. Non te lo aspetteresti mai.
(tratto da “Isn’t it romantic, Punky?” di Simon Prentis)
Probabilmente, la frase giapponese accelerata si trova al punto 3:16 / 3:19 di questa versione.
Diversi anni fa mi sono imbattuto nella famosa espressione “Freak Out” usata nello stesso contesto dell’uso moderno nel famigerato Fanny Hill di John Cleland, un romanzo pubblicato nel 1749!
Ero consapevole della coniazione della frase da parte di FZ nel 1966 come confermato nei supplementi all’Oxford English Dictionary pubblicati negli anni ’70 e ’80. Questo utilizzo, tuttavia, 200 anni prima non era stato registrato. Dovrei informare l’OED?
Comunque, qualche anno fa ho notato che l’ultima edizione dell’Oxford English Dictionary aveva effettivamente permesso a Cleland di soppiantare Zappa come il primo utilizzo registrato del termine. Forse un fan di Lou Reed li aveva informati!
(tratto da “Frank Zappa and the english language” di John Loska)
Nessuno sa dove inizia e dove finisce la «grand œuvre» di Frank Zappa.
L’unico modo per entrare in quella sfera è prendere a caso una canzone, un album, una nota o un testo e lasciare che la musica attraversi la parte più brutta del tuo corpo. Questo è ciò che dice il primo album «Freak Out»: devi dare di matto per entrare nella sfera!
Ogni singola nota di un pezzo di Zappa rimanda ad un’altra, non importa quando sia stata scritta, non importa perché, non importa per chi…. La sfera è tipicamente un’immagine del concetto AAFRNAA. Questa è la prova stessa che Zappa era sia dadaista che dadaista surrealista. Da un lato, secondo la continuità dadaista/concettuale, ogni singola cosa che ha fatto (musica, film, avvenimenti, ecc.) è stata pianificata come una causalità infinita. D’altronde, come facevano i surrealisti, tutto ciò che ha fatto o eseguito Zappa è stato registrato, datato, rintracciato, referenziato. È come se volesse catturare e trattenere la perfezione del momento presente.
(ZAPPA’S MUSIC IS A SPHERE – Guillaume Dauzou & Sabrina Bergamin)
Nel 1963, Zappa aveva iniziato a pubblicare in proprio le sue composizioni: la sua casa editrice si chiamava Aleatory Music.
(dal libro Frank Zappa Domani di Gianfranco Salvatore)
Cos’è la musica aleatoria?
La musica aleatoria (o casuale) è la musica caratterizzata da qualche elemento della composizione lasciato al caso. Il termine è spesso associato a procedure in cui l’elemento casuale implica un numero relativamente limitato di possibilità.
L’idea di base della musica aleatoria riguarda procedimenti compositivi concentrati sull’indeterminazione. La scrittura musicale può essere affidata al caso secondo criteri diversi (imperfezioni della carta, lancio di monete ecc.) oppure ad esecuzioni di volta in volta diverse chiamando gli interpreti a partecipare alle scelte compositive. Compositori impegnati in questo tipo di musica furono M. Feldman, E. Brown, J. Cage, P. Boulez, K. Stockhausen, S. Bussotti, M. Kagel. Il caso può essere un’illusione come il calcolo. Dipende dai risultati che si vogliono ottenere forse. Sperimentazione.
Un errore comune sulla composizione aleatoria è che sia casuale, che possa succedere di tutto, in totale anarchia. In realtà, siamo di fronte ad un’illusione. Spesso, il compositore di musica aleatoria deve creare (come qualsiasi altro compositore tradizionale che detta ogni aspetto di un’opera) perché deve pensare e lavorare su variazioni per ognuno dei possibili esiti derivanti dal caso.
John Cage sosteneva di utilizzare operazioni casuali per rimuovere il suo ego, i suoi gusti personali dalla musica risultante. Probabilmente, si stava illudendo perché tutto ciò che riguardava le sue partiture, compreso l’uso di espedienti aleatori, derivava dai suoi gusti personali e dal suo ego.
Oltretutto, Cage ha notato che erano pochissimi i compositori impegnati in un lavoro veramente sperimentale durante cui non si sapeva cosa sarebbe successo quando si avviavano i processi.
In gran parte dei casi, resta più l’intenzione che l’effettiva sperimentazione. E’ difficile vedersela con il caso senza contaminarlo con il proprio ego.
Cage ha precisato che, per lui, Varèse non era sperimentale perché sentiva che c’era troppo ego. Sempre secondo Cage, seppure Zappa esplorasse diversi approcci alla composizione, neanche lui si poteva definire un compositore sperimentale.
In un articolo pubblicato su All About Jazz, Mario Calvitti ha sottolineato che la prima esecuzione pubblica di composizioni orchestrali di Zappa (1963) al Mount St. Mary College di Los Angeles comprendeva alcuni lavori di musica aleatoria con parti improvvisate, e un pezzo per orchestra e musica elettronica registrata su nastro che fa da accompagnamento ad una proiezione di filmati sperimentali in 8mm realizzati dallo stesso autore.
Random = a caso. Un esempio significativo della sperimentazione random di Zappa è Randomonium.
“Ai miei figli ho detto: ‘In televisione vedete esempi di persone sconvolte dalla droga e basta che osserviate quegli stronzi’. Hanno afferrato il concetto. La cosa migliore che puoi fare per i ragazzi è metterli in condizione di capire le cose. Io uso un metodo di ricompensa del rischio. Uno dei miei figli viene da me e mi dice che vuole fare qualcosa. Se non penso che sia una buona idea, dico di no. Se riescono, con la logica, a convincermi che mi sbaglio, possono farlo.
Considero i ragazzi come persone piccole. Le persone piccole hanno certe risorse e certe responsabilità. Sono nate con una fantasia illimitata. Sono nate senza paure o pregiudizi. D’altra parte, non hanno le abilità pratiche per fare le cose dei grandi. Ma se li tratti come persone, impareranno. Se li consideri come tuoi oggettini preziosi e vuoi modellarli e forgiarli in quello che tu immagini per loro, andrai incontro a problemi.
Non voglio che siano come me o come Gail. Dovrebbero essere come sé stessi. E dovrebbero essere attrezzati il più possibile ad essere sé stessi. Come genitori dobbiamo fare di tutto per attrezzarli ad essere sé stessi, così, quando affronteranno il mondo, potranno mantenere la loro identità e sopravvivere”.
(Playboy, aprile 1993, intervista di David Sheff a Frank Zappa)
“Le scuole sono inutili perché i libri sono inutili. I libri sono stati tutti epurati da commissioni che subiscono pressioni dai gruppi di destra per rendere ogni aspetto dei libri di storia coerente con il punto di vista cripto-fascista. Quando mandi i tuoi figli a scuola, questo è quello che trovano. Ai tuoi figli vengono presentati questi documenti, prodotti da un’industria multimiliardaria, che sono assolutamente falsi. Le teste dei ragazzi sono talmente inzeppate di falsità che, quando escono da scuola, sono totalmente impreparati a fare qualsiasi cosa. Non sanno leggere, non sanno scrivere, non sanno pensare. Parliamo di abuso sui minori. Il sistema scolastico statunitense, nel suo insieme, è in grado di fare questo”.
(Playboy, aprile 1993, intervista di David Sheff a Frank Zappa)
“La musica commenta la società e, di certo, le atrocità sul palco non sono niente rispetto a quelle condotte in nome e per conto del nostro governo. A volte non riesci a scrivere accordi abbastanza dissonanti per esprimere a fondo quello che hai in mente”.
(Barry Miles. Frank Zappa. La vita e la musica di un uomo Absolutely Free. Feltrinelli, 2011)
Nell’agosto del 1972, Zappa formò la Grand Wazoo Orchestra con alla batteria Jim Gordon.
Gordon gli mostrò la tecnica chitarristica detta hammering, che consiste nel far vibrare le corde percussivamente, agendo col plettro direttamente sul manico dello strumento.
(dal libro Frank Zappa Domani di Gianfranco Salvatore)