Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • La title track di Apostrophe nata da una jam session

    La title track di Apostrophe fu il risultato di una jam session durata tutta la notte presso gli Electric Lady Studios, New York City, l’8 novembre 1972. La canzone fu accreditata a tre solisti: l’ex bassista dei Cream Jack Bruce, Zappa e il batterista Jim Gordon. All’epoca, Bruce era in tournée con West, Bruce e Laing: il suo stile virtuoso e aggressivo creava un ascolto elettrizzante e collocava chiaramente Zappa fuori dalla sua zona di comfort, come ha detto a Guitar Player nel 1977. Bruce partecipò alla jam perché era un amico di Jim Gordon.

    “Ho trovato molto difficile suonare con lui; è troppo impegnato. Non vuole davvero suonare il basso in termini di funzioni fondamentali; penso che abbia altro per la testa. Ma è così che vanno le jam session” disse Frank.

    Bruce in seguito ricordò che Zappa inizialmente voleva che suonasse il violoncello nel brano, ma lo strumento che era stato assunto per la sessione era così scadente che non poteva essere suonato.

  • I musicisti di FZ come strumenti di un’orchestra…

    I musicisti di Frank Zappa

    Zappa ha cambiato i suoi interpreti usandoli come strumenti di un’orchestra legata a triplo filo ai suoi umori, ma rendendoli immortali. E ricchi se è vero che chi ha saputo gestire il proprio talento, dopo di lui, ha fatto fortuna.

    Zappa ha avuto i più grandi strumentisti al mondo, prima che al mondo fosse noto il loro talento. Non ha mai suonato due volte lo stesso assolo e altrettanto, quasi sempre, hanno fatto i suoi musicisti. Anche questa è una leggenda che vale per tanti altri, uno dei famosi “si dice”, ma che per Zappa è verità assoluta.

    (Outsider, settembre 2013)

  • FZ: “la gente deve divertirsi soprattutto con chi è sul palco…

    Frank Zappa e il pubblico

    “Non ho problemi di rinnovamento, creatività o cose del genere. La mia concezione di concerto, di rapporto con il pubblico mi fa avere ben pochi problemi. La gente paga per venire a vedere i suoi beniamini, ma quasi mai torna a casa soddisfatta. In genere ‘subisce’ la solita routine: presentazione, sette o otto pezzi di repertorio e stop. Questo non è giusto. La gente ha diritto di divertirsi, nel vero senso della parola; deve sentirsi a suo agio, in un’atmosfera adatta. Deve ridere, scherzare, soprattutto con chi è sul palco. lo ho sempre cercato di far scorrere gli spettacoli in questo modo, ed adesso posso dire di esserci riuscito”.

    (Frank Zappa, Hammersmith Odeon, Londra).

    (Nuovo Sound, aprile 1977)

  • Frank Zappa fa salire sul palco Sting

    Frank Zappa e Sting

    https://www.youtube.com/watch?v=XGKGUBvbaV8

    Frank ha raccontato che Sting aveva una certa trepidazione nel suonare considerando che era tutto così improvvisato. Gli disse di non preoccuparsi perché “questa band ti farà sempre fare bella figura”. La band comprendeva i chitarristi Ike Willis e Mike Keneally , il tastierista Bobby Martin , il bassista Scott Thunes , il batterista Chad Wackerman , il percussionista Ed Mann , il trombettista Walt Fowler , il trombonista Bruce Fowler , il sassofonista contralto Paul Carman , il sassofonista tenore Albert Wing e il sassofonista baritono Kurt McGettrick .

    Forse spinto dalla rassicurazione di Frank sulla sua band sempre stellare e dopo aver ascoltato una serie di canzoni sul “quasi collasso delle emittenti televisive evangeliche degli anni ’80 (si pensi a Jim e Tammy Bakker, Pat Robertson e Jimmy Swaggart)”, secondo TheAaronChannel, Sting lo fa davvero salire sul palco.

    Nello stile di un evangelista televisivo con la band che segue abilmente la sua punteggiatura, Sting continua a raccontare la sua esperienza con Jimmy Swaggart. Secondo Swaggart, “Murder By Numbers” è stato “scritto da Satana” ed eseguito dai “figli di Satana”. “Ho scritto quella canzone” ha detto Sting “prima che la band si lanciasse in un’eccezionale interpretazione jazz di Synchronicity più vicina a Sting che offriva un’esibizione vocale potente completa di un assolo di chitarra FZ.

    Frank è rimasto indubbiamente impressionato dalla storia di Swaggart. Anche Sting si è divertito molto e ha scritto a Frank per ringraziarlo e chiedere lo spartito di “The Idiot Bastard Son”, che avrebbe poi eseguito nel suo tour del 1988.

    Ma tutto è iniziato con “Murder By Numbers”…

  • Zappa su rock e soul

    Frank Zappa citazione

    “Odio le canzoni d’amore. E’ difficile accettare che siano la forma d’arte suprema… e quei gruppi soul che dicono tutti ‘quanto sono soul’ come se il massimo della vita fosse ballare, sudare e guardare l’orologio”.

    Zappa considerava il rock un genere vuoto, autocelebrativo e borioso.

    (Frank Zappa, Classic Rock, luglio 2015)

  • Frank Zappa e la sua D’Mini Strat modificata

    Frank Zappa e la sua D'Mini Strat modificata

    “La D’Mini Strat che ho è incredibile; non puoi credere ai suoni che escono da quella chitarra. È assurdo. Ne sto facendo fare una speciale con un corpo un po’ più profondo in modo da poterci mettere un vibrato bloccante. La Strat è accordata fino a Fa#. Sulla piccola Strat uso corde Gold Maxima. Ho fatto modifiche alla D’Mini Strate. Il manico e il corpo sono di serie, ha pickup Seymour Duncan e un equalizzatore parametrico incorporato con “Q” [risonanza] variabile; è quello con le manopole concentriche. È stato progettato su misura qui all’Utility Muffin Research Kitchen. C’è un controllo del volume e un tappo argentato che sostituisce un altro parametrico che si è rotto quando ero in tour. Ha un selettore a tre vie e l’interruttore a levetta serviva per passare da un parametro all’altro. Avendo due parametrici, sono stato in grado di preimpostare due diversi tipi di feedback boost. Le schede dei circuiti sono state lavorate da Midget Sloatman ed Eddie Clothier. Anche David Robb, che era il tecnico della chitarra nell’ultimo tour, ci ha lavorato un po’…”.

    (FZ, Guitar Player febbraio 1988)

  • FZ: l’uso (in battere, non il levare) di elementi jazzistici in un contesto sinfonico o rockettaro

    L'approccio jazz di Frank Zappa

    “Quando sono andato più a fondo nella musica di Zappa, ho sempre trovato grossi motivi di interesse. Mi piace molto, ad esempio, il suo atteggiamento ritmico. Usa moltissimi elementi jazzistici ma adattati ad un contesto sinfonico o rockettaro; per capirci meglio, li usa tutti in battere e non in levare, una caratteristica molto bizzarra. E poi un uso timbrico molto interessante, insieme alla grande scioltezza nel mettere insieme diversi generi”.

    (Eugenio Colombo, jazzista – Mangiare Musica giugno 1994)

  • Zappa: la musica del villaggio globale

    Frank Zappa e la musica del villaggio globale

    “Zappa esprime la musica del villaggio globale. Non è più musica strettamente americana o un genere ben definito. Frank suona musica sui generis che diventa di genere solo quando lui si diverte a farlo: è un qualcosa a sé stante, un non-genere. Non ci sono più limiti e non ci sono barriere. Questa è la lezione più grande che lui abbia dato perché, in qualche modo, coinvolgeva anche la musica colta, il jazz, quello che è stato e che sarà la musica rock commerciale, la musica delle radio, la muzak vera e propria, il kitsch, qualsiasi cosa. Tutto è buono se utilizzato nella maniera giusta”.

    (Ernesto Assante, critico musicale, Mangiare Musica giugno 1994)

  • Zappa: il Gershwin del rock alternativo

    Zappa il Gershwin del rock alternativo
    Foto di David L. Ryan

    “Zappa è, in qualche modo, il Gershwin del rock alternativo, rappresenta la capacità di usare tutto nella stessa maniera. L’altra sua geniale intuizione fu quella di laicizzare il rock che, in quel momento, stava correndo grandi rischi di retorica, di mistica, nella stessa California dove operava lui. La California più altisonante, trionfalistica, che aspirava alla musica come tautologia globale dell’universo”.

    “Mi piace definirlo come una sorta di anticorpo prodotto dal rock stesso nel suo momento di massima autocelebrazione. Zappa era questo, in senso totale, soprattutto attraverso gli strumenti della satira. La sua musica si è sempre espressa a un doppio livello, a volte compresente, a volte separato. Da una parte, affermazione, la proposta di strutture musicali innovative come, ad esempio, le composizioni di Grand Wazoo e Waka/Jawaka, dove c’è un valore di affermazione puro e semplice di nuove strutture musicali. Dall’altra, negazione con la satira, la derisione, la distruzione delle convenzioni”.

    “Il suo rapporto con la psichedelia era molto ironico. Ha sempre detestato e combattuto l’uso delle droghe, un comportamento molto anomalo in quegli anni. Era un laico, predicava l’espansione della coscienza in un modo del tutto personale, dal punto di vista culturale, né mistico né psichedelico. Poi, dimostrò un gran carattere nel ridicolizzare da subito le pose delle rockstar. Metteva in scena la parodia di una certa prosopopea dello strumentista e del virtuosismo tecnico, un immediato controcanto alla retorica di quegli anni”.

    (Gino Castaldo, critico musicale, Mangiare Musica giugno 1994)

  • La ditta che produceva il Synclavier accusò FZ di sottoporre la ‘creatura’ a stress

    Frank Zappa stressa il Synclavier

    Perché Zappa non ha mai creato una scuola di pensiero che proseguisse il suo cammino?

    “Non è questo un problema soltanto di Zappa ma di tutti i grandi individualisti. Zappa ha sempre fatto una musica che era la diretta rappresentazione di se stesso e della sua personale visione del mondo, perciò può soltanto avere degli epigoni, non dei continuatori. Data invece la mole di opere che ci ha lasciato, gli studi zappiani continueranno ancora per decenni.

    Qual è stato il ruolo della tecnologia nelle composizioni di Zappa?

    “Zappa aveva imparato che la conoscenza degli aspetti matematici della musica non è niente di astrattamente neo-pitagorico, ma una sorta di fucina da cui si possono ottenere risultati profondi a patto di essere aggiornati sulle tecnologie esistenti e di avere la possibilità di sperimentare. Fu tra i primi ad utilizzare le tecnologie musicali elettroniche. Riguardo al Synclavier, la ditta che lo produceva accusò il musicista di sottoporre la ‘creatura’ a stress perché Frank pretendeva di usarlo in maniera impropria forzandone i circuiti per ottenere più di quanto il Synclavier potesse dare, pur essendo a tutt’oggi lo strumento digitale più complesso, almeno tra quelli che si producono in serie. Per usare un paradosso, ci si potrebbe chiedere quanto Zappa abbia influito sulle tecnologie, non viceversa. Come Ellington o Stockhausen, Zappa creava musica in base alle sonorità che aveva a disposizione, umane o tecnologiche che fossero. La ragione per cui molti suoi lavori recenti sono rimasti incompiuti sta nel fatto che lui ‘fabbricava’ i suoi suoni e così, ogni volta che riprendeva dalla memoria del Synclavier le composizioni in gestazione, non riusciva a portarle avanti perché il suo istinto gli suggeriva di modificarne radicalmente i timbri e ciò gli portava via moltissimo tempo”.

    (Gianfranco Salvatore, musicologo, biografo di Frank Zappa – Mangiare Musica giugno 1994)