Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • Zappa: musicista autodidatta e indipendente

    Zappa musicista autodidatta e indipendente

    Musicista autodidatta, Zappa componeva musica già dal suo ultimo anno di liceo e dirigeva perfino l’orchestra della sua scuola.

    Come raccontato nel libro Electric Don Quixote, ha studiato in modo indipendente libri di musica avanzata e leggeva spartiti musicali.

  • Frank Zappa: “The Secret Word For Tonight is…”

    La parola segreta nelle improvvisazioni di Frank Zappa

    “The Secret Word For Tonight is…” era un gioco.

    Frank Zappa (a volte, il pubblico) poteva pronunciare quella ‘parola segreta’ in qualsiasi momento durante lo spettacolo. Era una sfida speciale per la band e divertimento assicurato per il pubblico.

    “Grazie per essere venuti, qual è la parola segreta di stasera?”.

    I membri della band cambiavano regolarmente I testi dei brani inserendo parole segrete per rendere lo spettacolo unico.

  • Frank Zappa: “schiavo del suo stesso orecchio interiore”

    Frank Zappa e il suo orecchio interiore

    Autodidatta, scriveva musica senza sosta, suonava divinamente (rock, jazz, sinfonica, doo wop, R&B), la sua era una perenne opera di composizione ed esecuzione musicale. Il rock gli permetteva di finanziare la produzione della sua prolifica composizione contemporanea, difficilmente commerciabile.
    Era un autentico perfezionista, è stato definito “schiavo del suo stesso orecchio interiore”.
    Frank Zappa intendeva cambiare il modo di comporre ed ascoltare musica. Non amava il business nel suo lavoro ma divenne imprenditore per essere indipendente. 

    Dopo lunghe e cruente battaglie legali con le maggiori case discografiche, Zappa era diventato proprietario di tutti i suoi dischi. Ha speso tutte le forze residue nel rimixare, manipolare, correggere e trasferire su compact, con l’aiuto delle nuove tecnologie, gli album storici del suo colossale archivio, arricchendolo continuamente di avventure dal vivo che andava man mano scoprendo, a partire dal rivoluzionario numero uno del 1966, il leggendario “Freak out!”.

  • “Zappa”: il film documentario di Alex Winter

    "Zappa" il film documentario di Alex Winter

    Il film documentario “Zappa” diretto da Alex Winter (distribuito da Nexo Digital) è uscito nei cinema il 15 novembre 2021 e vede la presenza, tra gli altri, di David Bowie, Mick Jagger, Arsenio Hall, Alice Cooper e Ringo Starr. Il lavoro è stato realizzato grazie all’accesso all’archivio privato della famiglia Zappa. Annunciato su Kickstarter nel 2016, il film è diventato il documentario più finanziato nella storia del sito di crowdfunding con una raccolta fondi di oltre un milione di dollari. Grazie al denaro raccolto sulla piattaforma Kickstarter il regista Alex Winter ha avuto accesso agli archivi personali di Zappa (The Vault).

    Nell’intervista che segue, il regista Alex Winter racconta come è stato realizzato il documentario “Zappa” attingendo ai materiali della ‘Crypta’, l’archivio personale di Frank. Si tratta di un’esplorazione approfondita della vita privata di Zappa.

    Il film di Alex Winter celebra l’individualismo, l’antiautoritarismo e l’imprenditorialità di Zappa con le sue lotte contro la censura, il conformismo e il comunismo.

    Zappa è stato uno dei primi artisti moderni in ambito musicale a fondare la propria etichetta. Ha testimoniato davanti al Congresso affermando che etichettare la musica in base al contenuto dei testi è un attacco alla libertà di parola. Ha ispirato Vaclav Havel ed altri soggetti impegnati a combattere il regime comunista repressivo in Cecoslovacchia. Il genio di Baltimora era antifascista, a favore dei diritti dei cittadini: le sue convinzioni su libertà di parola, individualismo e imprenditorialità avevano forti connotazioni libertarie. Ha visto arrivare la rivoluzione tecnologica, era un compositore e musicista all’avanguardia.

  • Brani e album preferiti da Frank Zappa

    Brani e album preferiti da Frank Zappa

    Nel 1980, durante un’intervista per la BBC Radio 1, Frank Zappa ha stilato una speciale classifica delle sue 30 canzoni preferite spaziando dal rock all’heavy metal, dal pop al post punk ed alla musica classica.

    Ecco quali sono:

    1. ‘I’m In The Music Business’ – Jeff Simmons

    2. ‘Straight Lines’ – New Musik

    3. ‘The Closer You Are’ – The Channels

    4. Hyperprism’ – Edgard Varese

    5. ‘Jesus Just Left Chicago’ – ZZ Top

    6. ‘Golden Birdies’ – Captain Beefheart

    7. ‘I Live In A Car’ – UK Subs

    8. ‘Soul Motion’ – Don Harris

    9. ‘All Tomorrow’s Parties’ – The Velvet Underground

    10. ‘Royal March’ – Igor Stravinsky

    11. ‘Iron Man’ – Black Sabbath

    12. ‘Lucky Number’ – Lena Lovitch

    13. ‘Eureka Springs Garbage Lady’ – GTO’s

    14. ‘Killer Queen’ – Queen

    15. ‘Mannish Boy’ – Muddy Waters & Johnny Winter

    16. ‘Jerry and the Holograms’ – Jerry and the Holograms

    17. ‘Sweet Home Alabama’ – Lynyrd Skynyrd

    18. ‘Robot’ – Plastics

    19. ‘Desiree’ – The Charts

    20. ‘I Am The Walrus’ – The Beatles

    21. ‘Soldier Soldier’ – Spizz Energy

    22. ‘Heaven Is In Your Mind’ – Traffic

    23. ‘I’m Working For The Federal Bureau Of Narcotics’ – Wild Man Fischer

    24. ‘Paint It Black’ – The Rolling Stones

    25. ‘Caravan Man’ – Lew Lewis

    26. ‘Psycle Sluts’ – John Cooper Clarke

    27. ‘I Asked Her For Water And She Brought Me Gasoline’ – Howlin’ Wolf

    28. ‘Summertime Blues’ – The Flying Lizards

    29. ‘My White Bicycle’ – Tomorrow

    30. ‘Grease’ – Franki Valli

    BRANI E ALBUM PREFERITI DI FRANK ZAPPA

    (lista pubblicata dalla rivista Let It Rock, giugno 1975)

    1. Supernaut: Black Sabbath. Credo provenga da Paranoid. Mi piace perché penso sia il prototipo di un certo stile musicale ed è ben fatto. Mi piace anche il lick di chitarra che viene suonato in sottofondo.

    2. After The Gold Rush: Neil Young. L’intero album perché è molto diretto, molto melodico e suona come un mucchio di demo.

    3. Between The Buttons: Rolling Stones (la versione americana). Non mi piace molto la versione inglese perché contiene una serie di brani completamente diversi. Rappresenta un pezzo importante di commento sociale del momento. Ricordo di aver visto Brian Jones molto ubriaco allo Speakeasy una notte e di avergli detto che mi piaceva e che lo ritenevo superiore a Sergeant Pepper… dopodiché ruttò discretamente e si voltò.

    4. La versione americana di Abbey Road che non ha nulla a che fare con il materiale dell’album. Penso sia probabilmente il disco rock’n’roll meglio masterizzato ed ingegnerizzato che abbia mai sentito.

    5. Il primo album di Muddy Waters perché è meraviglioso.

    6. The Devils Of Loudon: Krzysztof Penderecki. E’ un album ben prodotto e penso sia un eccellente brano di musica drammatica. Tatiana Troyanos, che interpreta la suora principale, suona in modo assolutamente meraviglioso durante la scena del clistere. La storia racconta di una suora gobba che è posseduta dal diavolo e deve essere sottoposta ad un esorcismo. L’esorcismo prevede che alla suora venga somministrato un clistere caldo alle erbe. Nelle esibizioni dal vivo l’esorcismo si svolge dietro uno schermo e si sente Tatiana cantare e strillare mentre un’orchestra suona musica per clistere. Si sente anche il diavolo ridacchiare dall’interno delle viscere della suora.

    7. Le opere complete di Edgar Varèse vol. 1. E’ stato il primo album che ho ascoltato di Varèse e mi ha aperto gli occhi su molte possibilità.

    8. Three Hours Past Midnight: Johnny ‘Guitar’ Watson. E’ uno dei migliori assoli di chitarra su un vecchio disco R&B.

    9. Story Of My Life: Guitar Slim. Un altro dei migliori assoli di chitarra su un vecchio disco R&B.

    10. Who Will Be Next?: Howlin’ Wolf. E’ musicalmente molto grave, basso.

    Da non dimenticare… (altre preferenze di Zappa secondo le dichiarazioni seguenti)

    Recentemente ho ascoltato Mott The Hoople dei Mott The Hoople; mi piacciono tutti i tagli tranne ‘The Golden Age Of Rock ‘n’Roll’.

    Newly Wed degli Orchids è uno dei miei brani R&B vocali di gruppo preferiti.

    My White Bicycle – Tomorrow è stato uno dei singoli migliori dell’epoca e probabilmente ha anticipato un po’ i tempi. Mi piace anche l’altro lato, Claramount Lake (l’assolo di chitarra di Steve Howe).

    Can I Come Over Tonight dei Velours. Qualsiasi musicologo che riesce a trovare quel disco può ascoltare i quintupli e sette gemelli del cantante. Considerando da dove viene e quando è stato realizzato (l’etichetta era East Coast Onyx), è fantastico.

    Let’s Start All Over Again – The Paragons, un altro prototipo. E’ audace, ha la sezione di pianoforte più idiota che abbia mai sentito su qualsiasi disco e lo ripete abbastanza spesso da convincermi che è intenzionale.

    Qualsiasi cosa abbia fatto Richard Berry. Ha reso possibile ciò che è successo nel R&B: tante persone non sarebbero state lì senza di lui. Era una delle più importanti fonti segrete dietro l’R&B della West Coast negli anni Cinquanta e ora va in giro cercando di ottenere un contratto. L’ho intervistato quando ho scritto un pezzo per la rivista Life e mi ha detto che ha venduto i diritti di Louie Louie per 5.000 dollari. Stava lavorando con una band latina in un posto chiamato Harmony Park Ballroom e la band aveva uno strumentale: ha scarabocchiato il testo di Louie Louie su un tovagliolo di carta nel camerino.

    (Let It Rock, giugno 1975)

  • Nick Mason ricorda Frank Zappa

    Nick Mason ricorda Frank Zappa

    In risposta al Festival di Woodstock, l’Europa organizzò dal 24 al 28 ottobre 1969 il Festival d’Amougies (Belgio) promosso dalla rivista francese Actuel.
    Tra i vari nomi chiamati a partecipare al Festival d’Amougies troviamo band prog, jazz, blues, psichedeliche e rock (Yes, Soft Machine, Ten Tears After, Archie Shepp, Nice, Art Ensemble of Chicago, Gong, Pierre Lattès, ecc.). Ci sono anche i Pink Floyd, che da poco avevano perso Syd Barrett.


    In occasione del Festival d’Amougies, venne affidato a Frank Zappa il ruolo di maestro di cerimonie.
    Roger Waters e gli altri componenti della band salgono sul palco per esibirsi in 4 canzoni: “Set the controls of the heart of the sun”, “Green is the colour”, “Careful with that axe, Eugene” e “Interstellar overdrive”. Quando la band si prepara per intonare le note di “Interstellar overdrive”, sale sul palco Frank Zappa che si unisce ai Pink Floyd per una jam leggendaria.
    Nel 1973, il batterista dei Pink Floyd Nick Mason ricordando la jam dichiarò: “Frank Zappa è davvero uno di quei pochi musicisti che possono suonare con noi. Quel poco che ha fatto ad Amougies, l’ha fatto con il piglio giusto. Per la nostra musica e per il modo in cui ci comportiamo sul palco, è davvero difficile improvvisare con noi”.
    A novembre 2016, il video dell’esibizione dei Pink Floyd con Frank Zappa è stato incluso in un dvd contenuto all’interno del mastodontico box “The early years 1965-1972” della band di Waters e Gilmour.

  • Eat That Question: Frank Zappa in His Own Words – trailer documentario + 3 brani da The Grand Wazoo

    2 Trailer film/documentario Eat that question +

    3 versioni di Eat that question (Minimal Art, Eat That Question, Version 1, Take 2, Waka/Wazoo 1972 – Passaic, 1973 – Live 1988 incluso nell’album Make A Jazz Noise Here, 1991) +

    From Eat That Question Theme by Frank Zappa (include filmato tratto da The Yellow Shark, prove e show a Barcelona 1988)

    Prima del documentario “Zappa” (realizzato dal regista Alex Winter), il documentarista tedesco Thorsten Schütte ha realizzato, nel 2016, un’opera indipendente: “Eat That Question: Frank Zappa in his own words” (distribuito da Sony Pictures Classics). Schütte, a differenza di Winter, non ha avuto accesso al leggendario archivio di materiale audio e video della famiglia Zappa, ma è riuscito comunque a documentare con grande precisione le apparizioni pubbliche più significative di Frank. La musica viene usata come stacchetto solo per voltare pagina: nessuna intervista a vecchi compagni di band, nient’altro che Zappa in persona che parla di politica, cultura, filosofia, vita familiare e musica. Apparizioni in qualità di ospite a talk show, deposizioni davanti al Senato degli Stati Uniti, spezzoni di programmi musicali americani ed europei: tutte occasioni per ricevere il messaggio zappiano direttamente da Frank in persona senza alcuna intermediazione. Si tratta di un lungo montaggio di tante piccole performance verbali del genio della musica. In questo documentario, Zappa dimostra anche di essere uno strano tipo di conservatore. Racconta di quanto fossero politicamente confusi e violenti gli studenti tedeschi in rivolta nella Berlino Ovest del 1968. I leader studenteschi avevano invitato Zappa ad andare ad appiccare un incendio ad una base Nato lì vicino e Frank aveva risposto con una domanda: siete pazzi o cosa? Da lì erano cominciate le contestazioni e gli incidenti durante il concerto. Viene documentata anche l’avventura di Zappa in veste di Ambasciatore Culturale e Commerciale degli Stati Uniti nella Cecoslovacchia di Vaclav Havel. Un’avventura da sogno hippy che fu bruscamente interrotta dal Segretario di Stato americano James Baker, il quale disse più o meno ad Havel: “Puoi scegliere se intraprendere regolari rapporti con gli Usa oppure intraprenderli con Frank Zappa, decidi tu”. “Eat That Question” è il ritratto fedele di un uomo libero, scomodo, controcorrente, postmoderno, sempre un po’ a disagio con il resto dell’umanità, estremamente intelligente e fondamentalmente solipsista (individualista).

    Questo film documentario è uno sguardo in profondità nella vita e nell’opera di avanguardia musicale di Frank Zappa. E’ un ritratto di Zappa fatto attraverso un montaggio serrato di interviste (anche rare) rilasciate in 30 anni di carriera sui temi più disparati, dal rapporto col pubblico alla lotta contro la censura. Frank ci parla di se stesso. Il fenomeno Zappa viene, dunque, ricostruito attraverso registrazioni sonore e filmati creduti persi, provenienti da Europa, America, Asia e Australia. Interviste e performance sono state scrupolosamente raccolte dal regista Thorsten Schutte dagli oscuri archivi delle stazioni televisive di tutto il mondo. E’ possibile seguire Zappa dalla giovinezza al periodo dell’intrepido ‘mostro’ fino ai suoi ultimi giorni in cui non ha mai smesso di creare e produrre. Zappa si mostra come un workaholic, un maniaco del lavoro, perfezionista, meticoloso, un compositore carismatico, intransigente, che non ha mai rinunciato a dire la sua e ad esprimere le sue idee e convinzioni, con tutta l’intenzione di liberare il pubblico da ogni conformismo. Schütte ha lavorato per diversi anni su questo film documentario ricevendo il supporto di Gail, la moglie di Frank Zappa, nel 2008, beneficiando anche del coinvolgimento di figli del musicista. I produttori esecutivi del documentario risultano essere, oltre a Thorsten Schütte, Gail e Ahmet Zappa.

    Dweezil Zappa ha commentato così il film documentario: “Eat that question raccoglie percezioni e concetti disparati e li unifica in un film avvincente, espresso con le parole di mio padre. E’ una straordinaria lezione di storia e funge da porta d’accesso alla sua mente musicale”.

    Eat that question: il brano tratto dall’album The Grand Wazoo

    Eat that question è anche un brano strumentale tratto dall’album The Grand Wazoo, che si rifà all’ipercreatività di Uncle Meat. La traccia base era, inizialmente, una semplice improvvisazione di George Duke. L’orchestrazione è scritta intorno a questo interludio e gonfiata con una sequenza di percussioni che evoca lo scontro cerimoniale delle armature.

  • Frank Zappa presents Actuel Amougies Festival 1969 (part 1): jam FZ & Pink Floyd

    Estratto dal documentario realizzato da Jérôme Laperrousaz e Jean-Noël Roy (Actuel Amougies Festival 24-28 ottobre 1969, Belgio)

    Il primo Actuel Paris Music Festival è stata una rivoluzione musicale, ha incluso tutti i generi musicali che coinvolgono nuovi musicisti e compositori di oggi. Il festival è stato un progetto audace fin dall’inizio, concepito con ottimismo ed eseguito con successo nonostante le notevoli difficoltà per gli sponsor, i partecipanti al festival, lo staff tecnico e il pubblico – a causa del brutto tempo di fine ottobre nei freddi e umidi boschi di Kluisberg in Belgio. Il fatto che sia stato un successo (oltre 75.000 presenze in 5 giorni) dimostra che il pubblico è pronto ad ascoltare questo tipo di musica e, come le masse di Woodstock, è disposto a fare sacrifici per entrare in un ambiente musicale veramente rappresentativo del loro gusto. Il pubblico era venuto principalmente per ascoltare i gruppi heavy rock, ma ha abbracciato i gruppi jazz e jazz rock con crescente entusiasmo.

    L’Actuel Music Festival of Jazz, Rock e New Music era originariamente previsto a Les Halles di Parigi. Sarebbe stato il primo festival del genere a Parigi e tutti i contratti di pubblicità anticipata e di esecuzione erano stati stipulati con Parigi come sede del festival. Poi, la polizia di Parigi ha posto il veto alla capitale francese come sede del festival. La polizia non è stata certamente scoraggiata dall’adottare questa misura energica dai vari promotori locali affermati, case discografiche e corporazioni televisive che non erano particolarmente ansiosi di vedere “happening” competitivi né desideravano che nuova linfa entrasse nel tradizionale ambiente dello spettacolo piuttosto chiuso a Parigi.

    Il primo Actuel Paris Music Festival si è svolto in esilio, in una tenda vicino alla cittadina di campagna belga di Amougies. Questa cittadina di confine franco-belga, solitamente tranquilla, ha conquistato un posto fisso negli annali della stampa europea e nella mente dei giovani giunti da tutto il continente per partecipare alla maratona musicale di cinque giorni. A causa di circostanze fuori controllo, il festival si è evoluto in una sorta di Woodstock continentale, con alcune modifiche molto importanti.

    La gente proveniva da Inghilterra, Olanda, Belgio ed altri paesi assortiti. Provate ad immaginare automobili, autobus e veicoli d’ogni genere che trasportano gruppi rock e i loro cumuli di attrezzature che sobbalzano per tutta la campagna; automobilisti che chiedono, in molte lingue, la strada per Tournai, in Belgio, e poi scoprono, una volta arrivati, che il festival si trova ancora più lontano, ad Amougies.

    Fin dall’inizio, il festival è stato uno sforzo enorme, quasi impossibile da produrre anche in condizioni ideali. Era prevista l’apparizione di oltre 50 gruppi, con spettacoli di luci, in cinque giorni, con un costo di ingresso di circa 10 franchi (meno di $ 2) per spettacolo. Una quasi cancellazione del festival è avvenuta appena cinque giorni prima dell’apertura, rendendo necessario il trasferimento all’ultimo minuto di tutto nella sede in Belgio.

    Se si poteva dire che un singolo individuo rappresentasse lo spirito di coloro che partecipavano al Festival, questo era il suo co-conduttore, Frank Zappa. Trasudando intelligenza, arguzia e ironia, Zappa sfrecciava in giro affascinando chiunque lo vedesse e diventando amico di tutti. Era in macchina, accompagnava il sassofonista Roland Alexander a Bruxelles al suo arrivo in Europa. Zappa ascoltava il jazz d’avanguardia con lo stesso rapito interesse del rock e con innocenza infantile sedeva nel gruppo di Archie Shepp. Era seriamente interessato a chiunque lo avvicinasse con domande.

    Nessuno capisce il ritmo” si lamentò Zappa in un rap con Burton Greene sul bus della band. “La maggior parte delle persone non sa cosa sta ascoltando e alcuni musicisti non sanno cosa stanno suonando”. Burton acconsentì, e poi aggiunse: “Quando suono, sono io quello che incasina i miei arrangiamenti”.

    Frank fece amicizia con molti musicisti jazz. “Ragazzi, suonerete stasera?” interrogò Dave Burrell e Clifford Thornton, tremando nella tenda della musica non riscaldata una mattina. “Sì… qualche volta” risposero. Zappa ha restituito uno sguardo saggio e comprensivo. “Sì” disse dolcemente prima di andarsene.

    La maggior parte delle persone che si sono prese la briga di arrivare a questo festival sono venute per un unico scopo: la musica. E c’era molta musica, ce n’era anche troppa (circa 12 ore a notte) – molta, fortunatamente ottima.

    I gruppi rock più famosi sono stati probabilmente i Pink Floyd e sicuramente i Colosseum con il forte accompagnamento e l’assolo alla batteria di John Hiseman. Hanno dimostrato di essere uno dei gruppi più forti in circolazione e il loro debutto negli Stati Uniti programmato all’inizio di quest’anno è stato qualcosa di super atteso.

    (Down Beat, 22 gennaio 1970 – prima parte)

  • Frank Zappa, Jean-Luc Ponty – Festival de Valbonne, July 27, 1970: the story

    Il 25 luglio 1970 si tenne a Valbonne il Riviera Festival organizzato da Music Evolution. Per l’occasione, Frank Zappa si presentò da solo, senza i Mothers of Invention. Suonò in una jam session jazz-rock e groovy, in quartetto con Jean-Luc Ponty (violino), Aldo Romano (batteria) e Alby Cullaz (basso). che si rivelò eccezionale.

    La traccia contiene una prima jam, King Kong ed altre due jam.

    Di seguito, il programma di Riviera Festival:

    • Ame Son
    • Amon Duul II
    • Brigitte Fontaine
    • Daevid Allen
    • Frank Zappa
    • Gong
    • Ihre Kinder
    • Iron Butterfly
    • Jean-Luc Ponty
    • King Harvest
    • Moving Gelatine Plates
    • Red Noise
    • Swegas
    • The Mothers of Invention
    • Warm Dust

    Circola un manifesto falso che mescola informazioni su due diversi festival (date un’occhiata all’ultima immagine, è un fake). Si tratta di una modifica che riprende parte del manifesto originale di Valbonne (Festival della Riviera) tenutosi nel luglio 1970.

    Il Festival di Biot (noto come Popanalia) fu organizzato nell’agosto del 1970 da Actuel e RTL: in questa occasione, non era in programma nessun concerto di Frank Zappa. Gli organizzatori furono sopraffatti dalla folla: erano attese 3.000 persone, ne sono arrivate oltre 30.000. Per questo motivo, il festival fu interrotto prematuramente (poche ore dopo l’inizio) nella più totale confusione. Tutti gli artisti erano stati pagati ma non c’era alcuna tutela. Il festival era stato organizzato in un anfiteatro naturale, che fu invaso da gente non intenzionata a pagare il biglietto. La gente del paese e dintorni vide, con due giorni di anticipo, le tribù hippie intenzionate a partecipare al festival e a divertirsi senza spendere un soldo. Soltanto Joan Baez (arrivata prima), Country Joe e qualche assistente accettarono, alla fine, di suonare.

    Ecco il programma del Festival di Biot (Popanalia):

    • Alan Jack Civilization
    • Alan Price
    • Ame Son
    • Archie Shepp
    • Art Ensemble of Chicago
    • Country Joe & The Fish
    • Daevid Allen
    • Don Cherry
    • Eric Clapton
    • Gong
    • Joan Baez
    • Kevin Avers and the Whole World
    • King Crimson
    • Pink Floyd
    • Soft Machine
    • Sonny Sharrock
    • Spencer Davis
    • The Moody Blues
    • The Plastic Ono Band
    • Traffic

    Cosa significa per te l’esperienza con Jean-Luc Ponty?

    “È il primo musicista francese con cui ho lavorato, il secondo violinista e il terzo jazzista. Immagino che tutto questo significhi qualcosa nella mia evoluzione musicale”. (Frank Zappa, Extra, febbraio 1971)

    Jean-Luc Ponty è arrivato sul palco con il suo piccolo violino rosso e ha scatenato una sconcertante orgia sonora offrendo al pubblico, attraverso la brillantezza del suo modo di suonare, la ricchezza dei suoi suoni e lo stimolo che ha portato al gruppo, i migliori momenti del concerto. Tutti, in quei momenti, iniziarono a rimpiangere che questa riunione con i Mothers fosse solo effimera.

    “Jean-Luc è un musicista meraviglioso, ma non credo che dovrebbe far parte di una band. Ha troppo da dire per limitarsi così, deve assolutamente fare di testa sua” ha commentato Frank Zappa.

    (Rock & Folk, febbraio 1971)

  • L’autorità di FZ in casa

    Frank Zappa e famiglia

    Frank Zappa era allergico alle persone normali, non voleva bambini ordinari. Ai 4 figli, Zappa permise di imprecare e rivolgersi ai loro genitori come Frank e Gail.

    Gli altri bambini invidiavano la loro libertà ma vivere sotto il tetto di Frank significava accettare le sue condizioni. Visto che era notturno, “la cena poteva essere a base di frittelle e la colazione a base di manzo alla Stroganoff”, ricorda Ahmet. “Era tutto fatto su misura per lui.”

    Quando Zappa lasciava che una groupie si trasferisse nel seminterrato, tutti dovevano accettarlo.

    Non gli piaceva guidare e Gail doveva andare a prenderlo alle prove in piena notte, costretta a svegliare i bambini per portarli con sé.

    Tutto passava in secondo piano alla musica, anche i suoi figli. Sua figlia Moon Unit aveva talmente bisogno di vederlo che gli ha scritto un biglietto proponendogli di “stare insieme professionalmente”. Finirono per produrre l’unico successo nella Top 40 della carriera di Zappa, “Valley Girl”.