Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Tag: Frank Zappa

  • FZ: “non mi sento un buffone ma un ambasciatore in un altro regno…

    Frank Zappa, un ambasciatore in un altro regno

    Ti consideri una specie di trovatore del Rock, il tuo pionierismo fa parte di una trovata dell’industria discografica e ti senti quindi come un buffone di corte della grande società al vinile? 

    “Va bene per me, se va bene per voi giornalisti, tanto a me delle critiche non frega un bel niente…” risponde Frank sorridendo, ma poi sottolinea che non si sente un buffone, piuttosto un ambasciatore in un altro regno, che intrattiene con lunghi e fantasiosi racconti le tavole dei commensali, che farà ridere, ma anche pensare.

    (Maurizio Baiata, lavocedinewyork.com, 21 dicembre 2020)

     

    Dal 1962 Zappa lottava contro l’inerzia dell’industria discografica e cinematografica, che aveva contrastato i suoi sforzi dicendo che il suo lavoro non aveva potenziale commerciale ed era offensivo, trattandolo come un buffone autorizzato.

    (Let It Rock, giugno 1975)

  • FZ: “è un’arte saper trovare esattamente la nota giusta…

    Frank Zappa citazione

    “E’ un’arte saper trovare esattamente la nota giusta che darà esattamente la sensazione giusta su un certo accordo: non sempre si può fare seguendo una formula, bisogna farlo seguendo l’orecchio, anche perché la tensione cambierà in relazione al tipo di strumento che dovrà suonare quella certa nota. La ghost note suonata da un flauto non darà lo stesso effetto della stessa ghost note suonata da una tromba. Il ritmo rappresenta un altro tipo di frizione: quando si ha un ritmo regolare occorre offenderlo sovrapponendogli una frase dal ritmo molto irregolare. Questa frase, però, deve essere suonata con molta precisione, non come verrebbe suonata nel corso di un’improvvisazione: deve diventare una specie di bestemmia nei confronti del concetto ritmico originale” 

  • FZ: “la sfida istantanea di andare contro le leggi della fisica e della gravità…

    Frank Zappa citazione

    “Amo la musica, mi piace suonare, salire sul palco e improvvisare un assolo di chitarra. Salire sul palco e suonare qualcosa che nessuno ha mai sentito prima è la sfida istantanea di andare contro le leggi della fisica e della gravità. Questo mi piace fare. Questo è… sesso, è meglio del sesso. Ti porta in un regno della scienza e non puoi farlo seduto a casa o in uno studio di registrazione. Non mi darebbe la stessa sensazione… Ci sono molti bravi chitarristi là fuori ma ti garantisco che sono l’unica persona a fare quello che sto facendo. Non sono una star della chitarra. Vado là fuori per suonare composizioni istantanee sulla chitarra. Voglio prendere un cambio di accordi o un clima armonico e voglio costruire una composizione sull’impulso del momento che abbia un senso, che vada in un luogo dove nessun altro vuole andare, che dica cose che nessun altro vuole dire, che rappresenta la mia personalità musicale, con un contenuto emotivo da trasmettere al pubblico. Ci sono persone che non sopportano di sentirmi suonare la chitarra perché non ho un ritmo regolare. Sai, tutti vogliono battere il piede: quando impazzisco, perdono continuità, non riescono a contare il tempo, quindi lo rifiutano totalmente. Vogliono quelle cose belle, sicure, dritte e ce ne sono un sacco in giro, ma non venire da me perché non sono il tipo che fa per te. Non mi piace suonare dritto, regolare, è innaturale per me. Non mi piace nemmeno ascoltarlo, non è il mio mondo”.

    (Guitar World, marzo 1982)

  • Stratocaster bruciata da Hendrix e passata a Zappa: Miami o Astoria?

    Frank Zappa e la Stratocaster bruciata da Hendrix

    Si narra che la Stratocaster bruciata da Jimi Hendrix fu regalata a Frank Zappa da Howard Parker, il roadie di Hendrix, al Miami Pop Festival del 1968.
    Molti dubitano di questa storia perché risulta che Jimi abbia bruciato nella sua vita soltanto 2 chitarre.
    Ken Davidoff, che ha fotografato entrambi gli spettacoli al Miami Pop Festival, ha confermato che Jimi non ha bruciato una chitarra quel fatidico giorno. Se fosse stata bruciata sicuramente qualcuno avrebbe scattato delle foto e molti testimoni avrebbero confermato.
    Il secondo mito è che la Stratocaster in questione fosse la stessa che Jimi bruciò all’Astoria Theatre il 31 marzo 1967. Ci sono buone possibilità che la chitarra data a Zappa sia proprio quella che Jimi bruciò ad Astoria il 31 marzo 1967: lo rivelerebbe il confronto dei graffi sul corpo della Stratocaster di Zappa e quella che Jimi usò allo Star-Club un paio di settimane prima dell’Astoria. Jimi fu fotografato con questa Stratocaster Sunburst.

    Il graffio sul retro del corpo della Stratocaster utilizzata allo Star-Club sembra essere esattamente nello stesso punto del graffio sulla Zappa Strat. I graffi combaciano sia sul davanti sia sul retro del corpo.
    Nonostante la modifica del manico, la chitarra era soggetta ad un eccessivo effetto Larsen (il tipico fischio stridente definito ‘ritorno’) per cui Zappa preferì usarla perlopiù in studio.

    (Ground Guitar)

  • FZ racconta le sue prime esperienze, le prime chitarre usate…

    Le prime chitarre usate da Frank Zappa

    La prima chitarra in assoluto usata da Frank Zappa “non aveva una marca. Mio fratello l’ha comprata per 1,50 dollari, aveva le corde a circa mezzo pollice dalla tastiera”.
    “Mio padre aveva una chitarra che teneva in un armadio ma, inizialmente, non ho pensato di usarla. La chitarra presa all’asta suonava metallica. Era una chitarra acustica ma si avvicinava al tono spigoloso di Johnyy ‘Guitar’ Watson che mi piaceva”.
    “La chitarra di mio padre senza marca aveva fori tondi: ci ho messo uno di quei pickup soundhole DeArmond magnetici dal suono pessimo che si aggiungono ad una normale chitarra acustica, quindi non era una vera chitarra elettrica. Ho usato una vera chitarra elettrica 4-5 anni dopo. In un negozio non lontano da casa mia, ho noleggiato una Telecaster per 15 dollari al mese ma, alla fine, ho dovuto restituirla perché non potevo più pagare il noleggio”.
    “Per anni ho ascoltato “Music On The Desert Road [Deben Bhattacharya]”, una raccolta di tutti i tipi di musiche etniche provenienti da vari luoghi del Medio Oriente. Ho ascoltato musica indiana, Ravi Shankar e così via, prima di realizzare l’album “Freak Out!”. L’idea di creare una melodia da zero basata su un singolo accordo che non cambia mi faceva sentire mio agio”.
    “Se ascolti musica classica indiana, non è solo pentatonica. Alcuni dei raga utilizzati sono molto cromatici, tutti sostenuti su una tonica e una quinta che non cambia: l’uso di queste scale cromatiche possono implicare tutti questi altri tipi di armonie. Gli accordi non cambiano; è solo la percezione di chi ascolta a cambiare in base a come le note della melodia sono guidate contro il basso”.
    Lo stile di Frank Zappa ha subito un netto cambiamento nel periodo di Over-Nite Sensation.
    “Ciò era in parte dovuto alla sezione ritmica e in parte all’attrezzatura che stavo usando. Chiunque cambierebbe stile se un giorno il suo tastierista è Don Preston e il giorno dopo, di colpo, si ritrova a suonare con George Duke oppure con batteristi diversi come Jimmy Carl Black e Chester Thompson. Il mio stile è cambiato anche perché ho iniziato a suonare con un SG”.
    Lo stile è cambiato non solo per l’uso di uno strumento diverso ma anche di un’amplificazione diversa.
    “Prima suonavo una Gold Top Les Paul o una Gibson ES-5 Switchmaster, una grossa chitarra jazz a tre pickup dal suono incontrollabile. Suonavo con un amplificatore Fender o acustico dal tono abbastanza anonimo. Poi, all’inizio degli anni ’70, ho usato l’SG e sono passato ai Marshall, utilizzando anche un dispositivo che un amico ha costruito per me con compressione, sfasamento ed altre funzioni”.

    (Guitar World, da un’intervista di marzo 1993)

  • Frank Zappa e il sintetizzatore Moog

    Frank Zappa e il sintetizzatore Moog

    Cos’è un sintetizzatore Moog?
    “Un sintetizzatore Moog è uno strumento di musica elettronica, che viene attivato da una tastiera e da una striscia di metallo su cui fai scorrere il dito su e giù… Una di queste due cose (tastiera e striscia di metallo) azionate manualmente metterà in funzione una serie di unità che sono tutte collegate tra loro. Queste unità producono, modificano e arrangiano i suoni. Puoi modificare un suono esistente con questo strumento oppure generarne uno elettronicamente, modellarlo, ripeterlo, mixarlo. Tutto questo è attivato dalla tastiera. Mickey Dolenz ne ha uno”. (FZ)

  • Zappa: chitarre, strumenti, stile, il filtro ‘varitono’

    Frank Zappa chitarre, strumenti, filtro 'varitono'

    Zappa è chitarrista e compositore. Il suo occhio vede tutto, il suo orecchio ode tutto; registra tutto ciò nel suo cervello e tira fuori le “Madri dell’Invenzione”. E la chitarra in tutto questo? Figura nella composizione, nell’orchestrazione, come solista, nell’improvvisazione ed è intimamente legata all’insieme, il che non sorprende visto che Zappa scrive tutti gli arrangiamenti.
    La chitarra, la conosce dall’alto verso il basso e da sinistra a destra, la terza dimensione è l’amplificatore. Possiede anche diversi strumenti, il più utilizzato è un Gibson Stereo 355 TD-SV con un “varitono” non di ottava: è un filtro che agisce sui microfoni dando un suono sempre più secco e tagliente. Suona anche una Gibson standard. Come amplificatore, cabinet Marshall, cabinet Vox e di solito Marshall da 80 W. Come i migliori, Zappa si riconosce al primo ascolto perché il suono non è solo funzione delle regolazioni dell’ampli e dell’attrezzatura ma anche della mano sinistra per il tocco e l’articolazione della diteggiatura e della mano destra per l’attacco. La sua tecnica chitarristica? Abbastanza completa per suonare la sua musica. Il suo approccio armonioso? Non è quello standard ma è tutto: canzone, opera, blues, jazz, musica libera, pop. È così nel tempo e nella società americana che sembra fuori dal tempo. È così quando sei troppo lucido.
    (Jazz Hot, maggio 1972) 

  • FZ: sintesi stilistica e formale mai osata prima nel rock

    Zappa tentò una sintesi stilistica e formale mai osata prima nel rock. Tra le sue prime innovazioni spiccano quelle metrico-ritmiche. Il doppio album d’esordio, Freak Out! conteneva numerosi episodi musicali senza precedenti. Who Are the Brain Police è fondamentalmente in tempo ternario e ha una complessa struttura politematica con numerosi stacchi ritmici e sospensioni del tempo e una parte centrale in 4/4 piena di effetti. How Could I Be Such a Fool in 6/8 contiene spostamenti di accento. Help I’m Rock in ¾ era una sorta di avanguardistico tormentone su un pedale ostinato e sincopato di basso: includeva, oltre ad un assolo di batteria, una sezione improvvisata in studio. It Can’t Happen Here era a cappella ma tra il free e il parodistico, unica nella storia del rock’n’roll. Gli aspetti più follemente percussivi erano destinati, però, a The Return of the Son of Monster Magnet. Allargò il gruppo a due batterie. In tutto il disco di Absolutely Free predominano repentini cambiamenti di tempo, ritmo, stili e atmosfere. In America Drinks, ad esempio, si alternano tempi in 4/4 e 9/8.
    Zappa teneva a sottolineare le influenze varesiane del disco Lumpy Gravy dove gran parte degli accordi è costruita su settime maggiori e none minori.
    In We’re Only In It for the Money, sono frequenti i cambiamenti di tempo e di ritmo e costante è la ricerca di un’economia produttiva tra i due batteristi. Va oltre la parodia beatlesiana. Il canto è quasi sempre doppiato (all’unisono o in contrappunto) da strumenti, le strutture sono multitematiche, frequenti i cambiamenti di tempo e ritmo. Moltissimi brani sono, in tutto o in parte, su tempi dispari. The Chrome Plated Megaphone of Destiny elabora una percussività basata su un’apparecchiatura appositamente costruita.
    “I rumori di tipo percussivo, quella cosa che suona come piccoli schizzi ed esplosioni, fu fatta usando una piccola scatola con tre bottoni che costruimmo in uno studio e chiamammo Apostolic Blurch Injector (una piccola scatola con tre pulsanti costruita da Dick Kunc). L’input alla scatola poteva essere qualsiasi sorgente sonora, esasperata fino ad una massiccia distorsione a onda quadra”.
    Il 6/8 del tema principale di King Kong che divenne poi un classico standard del jazz-rock, veniva periodicamente spezzato dalle improvvisazioni free dei fiati di Bunk Gardner, da sezioni a stacchi asimmetrici, da break che portavano a episodi funky o a strane miscele ritmiche di timpani, tamburelli e piatti swinganti, da improvvise rullate di timpani e gong, dall’uso del wah-wah applicato non solo alla chitarra ma anche ai fiati e alle tastiere, preconizzando sia l’apertura formale che il sound dei caratteristici insiemi dei gruppi di Miles Davis di cinque anni dopo.
    Ecco la spiegazione dei suoi procedimenti ritmici, illustrati dallo stesso Zappa, a beneficio del pubblico, all’inizio di un concerto:
    “Per un certo numero di battute, andremo avanti in 4/4, poi d’improvviso inseriremo tre battute di 17/8 e una di 22/8, il tutto lo eseguiremo con tale velocità e così legato che nessuno dovrà capire in che razza di tempo ci troviamo, nemmeno noi”.
    Per realizzare questi tour de force, il gruppo provava moltissimo, otto ore al giorno per 4-5 giorni a settimana, ma Zappa non era mai soddisfatto, voleva di più.
    (tratto da libro Frank Zappa Domani di Gianfranco Salvatore) 

  • FZ e la Gibson ES-355TD-SV

    FZ e la Gibson ES-355TD-SV

    Oltre a Frank Zappa, la Gibson ES-355TD-SV è stata usata da altri musicisti blues e rock leggendari come BB King, Chuck Berry, Freddie King e Alex Lifeson dei Rush.

    E’ considerata la migliore chitarra elettrica spagnola della Gibson.

  • FZ: caratteristiche del suo insolito stile

    Le imprese solistiche di Zappa sono intrise di virtuosismo ‘da editing’: è leggendario il taglia/incolla sul suo materiale live ritenuto l’unico valido a livello chitarristico visto che, come ha dichiarato, non era portato per il solo in studio.
    Vediamo quali erano le caratteristiche del suo insolito stile:
    – Mano sinistra: dita piuttosto ‘svolazzanti’, incernierate attorno alle pentatoniche.
    – Scelte melodiche: “Più che progressioni di accordi, uso un ‘clima armonico’ (uno o due accordi). Armonicamente gioco con le pentatoniche (e anche esatonica più vari cromatismi), i modi (specie misolidio e lidio), le sovrapposizioni tonali (e modali)”.
    – Mano destra: penna fra pollice e indice-medio all’altezza di fine tastiera, con anulare e mignolo poggiati sul termine della tastiera, in basso. Pennata anarchica, totalmente di comodo, né alternata né sweep ma un po’ di entrambe. “Uso molto hammer-on e pull-off. Ho sempre fatto del tapping con la penna (invece delle dita destre) contro i tasti.
    – Scelte ritmiche decisamente anarchiche: “La gente non parla in 4/4 o 3/4, la gente parla ‘dappertutto’. La mia chitarra tende a seguire la cadenza naturale del linguaggio parlato: per me, la cosa più difficile è suonare dritto, battere e levare”. Un consiglio da tempi dispari: “Non contare, preoccupati di come ‘senti’ il tempo”.
    (Chitarre n. 73, aprile 1992)