Frank Zappa's mustache - Music is the Best

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  • Frank Zappa – Yo’ Mama, Adrian Belew – Zappa influenza il miglior assolo di chitarra di David Bowie

    Frank Zappa, Yo’ Mama, Vorst National, Bruxelles, Belgio, 26 febbraio 1978

    Colonia, metà febbraio 1978. In mezzo al pubblico, durante il concerto di Frank Zappa è presente Brian Eno venuto apposta per valutare Adrian Belew chitarrista della band di Frank.

    Dopo il concerto, Eno chiama David Bowie per segnalargli le doti del chitarrista e la sua presenza a Berlino il giorno seguente.

    Al concerto di Berlino, durante uno dei lunghi assoli di Zappa, Belew e parte della band vanno a riposarsi per qualche minuto dietro le quinte. Ad attenderlo davanti al mixer ci sono Iggy Pop e David Bowie che propone a Belew di far parte della sua band: lo invita a cena dopo il concerto per parlarne.

    L’incontro viene pianificato come nei film di spionaggio (siamo a Berlino Ovest) da Coco Schwab, assistente di Bowie.

    Finito il concerto, Belew esce in gran segreto dall’hotel dove lo aspetta una limousine nera al cui interno trova Coco e Bowie. Mentre si dirigono verso il ristorante preferito di Bowie, discutono di “The Isolar Tour II” (la serie di concerti imperniata su Low ed Heroes). Quando arrivano al ristorante, casualmente seduto al tavolo di fronte all’entrata c’è Frank Zappa con il resto della band.

    Nell’imbarazzo generale Adrian, David e Coco siedono allo stesso tavolo. Bowie, cerca di attaccare bottone con Frank (abbastanza irritato):

    David Bowie: “Che gran bel chitarrista che hai qui, Frank!” (riferendosi a Belew)

    Frank Zappa: “Fottiti, Capitano Tom” (degrada Bowie da Maggiore, Major Tom, a Capitano alludendo alla canzone di Bowie “Space Oddity” dove il comandante della missione era il maggiore Tom).

    Bowie: “Dai Frank, sicuramente possiamo essere più gentiluomini di così, no?”

    Zappa: “Fottiti, Capitano Tom”

    Bowie: “Non hai veramente nient’altro da dire?”

    Zappa: “Fottiti, Capitano Tom”

    A quel punto, Belew, Coco e David si alzano e se ne vanno.

    Bowie pare abbia commentato “Penso che sia andata piuttosto bene!” confermando che l’humour inglese è realtà, non fantasia.

    Zappa apparentemente accetta le spiegazioni di Belew fino alla sera del 26 febbraio quando, durante l’esecuzione di Yo Mama, sostituisce le parole “Yo Mama” con “Your David” sbeffeggiando Belew che, alla fine, accetta di collaborare con Bowie contribuendo anche alla registrazione di Lodger.

    Zappa lo rimpiazzerà con Warren Cuccurullo.

    In questo video Zappa sbeffeggia Belew. Non è normale sentire Zappa che offende pubblicamente un suo musicista e questo forse dimostra quanto Zappa avesse mal digerito l’intervento a gamba tesa del Duca Bianco atto a strappare Belew dalla sua line up. Un gesto scorretto perché studiato e messo in atto durante un tour, reso ancora più insopportabile dalla convinta adesione di Belew (su cui forse Zappa aveva puntato molto)

    “Maybe you should stay with your David,

    He can do your laundry and cook for you,

    Maybe you should stay with your David,

    You’re really kind of stupid and ugly too”.

    Il chitarrista/cantante Adrian Belew è stato scoperto da Frank Zappa in un locale di Nashville dove suonava con una cover band.

    Belew ha fatto parte della band di Zappa dal settembre 1977 al marzo 1978. Ha partecipato alla registrazione dell’album Sheik Yerbouti ed al film Baby Snakes (ripresa integrale del concerto del 31 ottobre 1977 al Palladium di New York).

    Lasciò il gruppo di Zappa per entrare nella band di David Bowie con cui realizzò l’album Lodger e il doppio live Stage. In seguito, si unì ai Talking Heads e ai King Crimson.

    Come Frank Zappa ha influenzato il miglior assolo di chitarra di David Bowie

    David Bowie aveva un occhio attento al funzionamento di Zappa, in particolare quando si trattava di assoli di chitarra.

    “Freak out… far out…” è l’epiteto che Bowie usa per dare inizio all’assolo: quattro parole che potrebbero essere usate per definire l’intero catalogo di Zappa.

    Bowie si è ispirato ad una tecnica di Zappa: “Disegnerei su carta con un pastello o un pennarello la forma di un assolo. Quello in “Moonage Daydream”, ad esempio, è iniziato come una linea piatta che ha preso la forma di un grosso megafono e si è conclusa con spruzzi di linee dissociate e spezzate”.

    Bowie continua: “Ho letto da qualche parte che Frank Zappa usava disegnare simboli per spiegare ai suoi musicisti come voleva che suonasse la forma di una composizione. Mick Ronson potrebbe prendere qualcosa del genere e suonarlo maledettamente bene, portarlo in vita”.

    Con quella tecnica di ‘stenografia’, Bowie è riuscito a trasmettere qualcosa in cui Zappa era così abile con i suoi stessi musicisti: è riuscito a creare un suono che sfidava la complessità musicologica come se le note venissero estratte dall’etere attraverso un magnete sonoro. (faroutmagazine)

  • Holiday in Berlin 1968 – cronaca

    Holiday in Berlin, NYC, Central Park, 3 agosto 1968

    Frank Zappa – lead guitar, lead vocals, band leader

    Ray Collins – vocals

    Ian Underwood – woodwinds, keyboards

    Bunk Gardner – woodwinds

    Motorhead Sherwood – baritone saxophone

    Don Preston – keyboards

    Roy Estrada – bass, vocals

    Jimmy Carl Black – drums, vocals

    Art Tripp – drums, percussion

    Come è nato il titolo della canzone “Holiday In Berlin”?

    “Holiday in Berlin si riferisce ad una rivolta che abbiamo avuto allo Sport Palast di Berlino nel 1968”.

    Una rivolta causata dal tuo concerto?

    “No, causata dall’SDS. Durante il sound check nel pomeriggio un gruppo di studenti ribelli è venuto e ha detto che volevano parlare con me. Li ho ascoltati e hanno detto: “Ci saranno 8000 persone qui stasera, che non hanno mai manifestato prima. Vogliamo che tu dica loro di venire con noi”. Ho detto: “Davvero, dove state andando?”. Hanno risposto con voce misteriosa: “È una notte fredda”. E io: “Avete intenzione di scaldarla eh?”. Il tipo fa: “Stiamo per appiccare un incendio”. “Dove?”. “Dietro l’angolo”.

    Sai cosa c’era dietro l’angolo? Il quartier generale del comando della NATO. Volevano che dicessi al pubblico di andare con loro ad appiccare il fuoco.

    Così quella notte 200 di loro sono tornati: avevano barattoli di vernice, bombe, striscioni, hanno rovinato il fottuto spettacolo. E c’erano dai 20 ai 30 poliziotti tedeschi che si rifiutavano persino di mostrarsi durante questa manifestazione e abbiamo dovuto suonare per due ore: due segmenti di un’ora con un intervallo. Quindi durante lo spettacolo questi ragazzi stavano facendo del loro meglio per creare caos. Durante il nostro intervallo, siamo andati nel backstage e loro hanno pensato di averci cacciati via. Sono saliti sul palco: avevano tronchesi, tagliavano i fili di un mucchio di apparecchiature. È stato piuttosto odioso e li abbiamo sorpresi; siamo tornati e abbiamo suonato la seconda metà dello spettacolo. Erano così storditi che non fiatavano. I nostri roadie hanno rimesso insieme le cose e abbiamo continuato a suonare. Verso la fine dello spettacolo hanno pensato che questa fosse la loro ultima possibilità per convincere il pubblico ad andare con loro, quindi il leader studentesco salta sul palco, prende il microfono e inizia a blaterare in tedesco. Per impedirgli di fare quello che stava per fare, ho dato istruzioni a Don Preston di mettere il nostro organo elettronico in un tono fuzz e di mettere entrambe le braccia sulla tastiera. Sai come suona? E’ un brutto fottuto suono.

    Nel frattempo la nostra squadra di strada trasportava gli strumenti fuori dal palco uno alla volta. Ho fatto sentire la mia chitarra, eravamo solo io e Preston a fare brutti rumori e questo ragazzo urlava. Alla fine, abbiamo entrambi scollegato i nostri strumenti lasciandolo lì a blaterare. Quella era “Vacanza a Berlino”.

    “In Germania, quando uscì Absolutely Free nel 1967, la gente in qualche modo pensava che io fossi un artista antiamericano. Visto che criticavo la società americana, i tedeschi pensavano: “Das ist gut!”. Succedeva nei giorni dell’SDS. Ho spiegato a questi ragazzi che sono americano al 100%. Penso che l’America sia il posto più bello che esista. Non è così favoloso in questo momento, la gente ha problemi emotivi e psicologici, ma non vivrei da nessun’altra parte”.

    (Option, marzo-aprile 1987)

    “Allo Sportplatz di Berlino ci fu una rivolta dopo lo spettacolo. Lanciarono uova, pere acerbe, vernice, oggetti di metallo e perfino un pezzo della balconata. Zappa diede ai membri del gruppo delle medaglie per essere sopravvissuti a quell’incidente”.

    (Classic Rock, luglio 2015)

  • Frank Zappa – Palermo 1982 cronaca, RDNZL

    RDNZL nel live di Palermo del 14 luglio 1982 allo Stadio “La Favorita”, oggi noto come Renzo Barbera (Palermo).

    Cosa è successo in quell’episodio a Palermo immortalato nel terzo volume della serie live You Can’t Do That …?

    “Ancora oggi non so bene cosa sia successo lì. Stavamo suonando nello stadio di calcio locale, che appartiene alla mafia. Anche la maggior parte degli uomini della sicurezza apparteneva alla mafia, solo che c’erano anche poliziotti e militari. Non c’è bisogno di aggiungere che tra loro non c’è un grande amore. Per un attimo, ho visto un soldato inginocchiato davanti al palco che sparava lacrimogeni al pubblico. Poi, è scoppiato il caos. Ognuno sparava addosso all’altro, erano tutti ben armati. Nessuno capiva l’altro e non potevamo smettere di suonare, altrimenti la cosa sarebbe potuta peggiorare. Siamo stati chiusi nello stadio per ore. Lo striscione di A Man from Utopia con la scritta “Fuck Off” è un omaggio a questo tour, che, come se non bastasse, ha coinciso con la vittoria del calcio italiano ai Mondiali…”.

    (“Talking with Frank” by Fabio Massari, Los Angeles/Sao Paulo, 1991)

    “Stavamo lavorando in uno stadio di calcio, era l’ultimo concerto del tour e non vedevo l’ora di suonare in Sicilia perché mio padre è nato lì. Quel pomeriggio ero andato in macchina nella sua città natale a visitare questo paesino chiamato Partinico. Sono voluto entrare nell’atmosfera siciliana. Ero di buon umore dopo aver esplorato questi vecchi luoghi. Ho fatto un ottimo sound check, quel pomeriggio avevo scritto una canzone e l’avevo insegnata ai ragazzi della band… sembrava che tutto sarebbe andato liscio. Dopo 10 minuti dall’inizio dello spettacolo, è successo qualcosa di strano, ma non si poteva vedere il pubblico. Era completamente buio in mezzo a questo campo da calcio. Sento dei disturbi. Improvvisamente, hanno fatto intervenire l’esercito e il dipartimento di Polizia: tutti armati fino ai denti. Lanciano gas lacrimogeni, i ragazzi si inginocchiano con i fucili come mortai sparando questi lacrimogeni sugli spalti. I mattoni iniziano a volare, è il caos. Abbiamo continuato a suonare ma, ad un certo punto, abbiamo dovuto passare stracci bagnati sul viso per proteggere gli occhi dai gas lacrimogeni. Abbiamo continuato a suonare all’infinito.

    Finalmente, si accendono le luci e vediamo che il locale si sta svuotando. Sparano gas lacrimogeni dappertutto per allontanare le persone dallo stadio. Durante questa operazione, abbiamo suonato per circa un’ora e mezza. Poi, abbiamo scoperto che alcuni ragazzini avevano portato delle pistole al concerto e che i poliziotti avevano delle pistole e si sparavano l’un l’altro come cowboy e indiani. Nel frattempo, siamo rimasti intrappolati nello stadio al piano di sotto: alcune bande hanno fatto irruzione nel tour bus, volavano sassi dappertutto. Sembrava come se fosse in atto una guerriglia. E per cosa?! Eravamo lì per suonare e tutto si è trasformato in ‘altro’, alcune persone sono rimaste ferite”.

    “Il tour completo ha avuto problemi a livello finanziario per un importo di 160.000 dollari. Dopo quell’esperienza ho pensato: “Ho 42 anni, mi piace molto la musica ma non credo che subire quel tipo di potenziale abuso sia qualcosa che abbia a che fare con la musica. Penso che fare dischi sia sufficiente. Ho i prossimi cinque dischi già su nastro, 37 brani pronti da mixare con l’ultima road band. Non dico che non salirò mai più sul palco perché ho fatto un po’ di direzione da quando quel tour in Italia è finito, ma non voglio suonare regolarmente rock ‘n’ roll notte dopo notte, città dopo città…L’ho fatto per 20 anni, penso sia abbastanza”.

    “Soprattutto in Europa, esiste un forte sentimento anti-americano laggiù come risultato delle azioni dell’attuale amministrazione. L’americano rappresenta tutto ciò che odiano di un regime che non capiscono e che minaccia il loro Paese. C’è così tanta sfiducia e disgusto per il comportamento e gli ideali americani in questo momento. È un brutto momento per i tour”.

    (Modern Recording & Music, agosto 1984)

    In questa registrazione di “Cocaine Decisions” potete ascoltare l’annunciatore italiano che dice: ”Ragazzi, per favore, Zappa vi chiede di mantenere la calma e di non lanciare nulla nello stadio ed evitare problemi con le forze dell’ordine. Cercate di stare in silenzio, non sappiamo cosa stia succedendo ma cercate di stare calmi, è l’unico modo per andare avanti con lo spettacolo”. Più tardi, dopo che Zappa invita tutti a sedersi, sentiamo qualche chiacchiericcio in italiano, forse qualche agente, che dice “hanno sfondato questa porta…”. Il resto è impercettibile e coperto dallo scoppio del gas lacrimogeno.

  • Frank Zappa e John Lennon – Jamrag / King Kong

    L’esibizione con John Lennon e Yoko Ono al Fillmore East – 5 giugno 1971

    Frank Zappa racconta: “Un giornalista del Village Voice mi ha presentato John Lennon. A Lennon ho chiesto se voleva suonare con noi al concerto del Fillmore East e l’ha fatto. Durante l’esibizione, quando Lennon era sul palco con Yoko, abbiamo suonato una delle mie canzoni, King Kong. L’accordo per l’uso dei nastri era che lui li avrebbe usati per i suoi scopi, io per i miei. Lennon ha pubblicato parte di quella performance in un album cambiando il titolo della canzone King Kong in Jamrag, dando a se stesso ed a Yoko il merito di aver scritto e pubblicato la canzone. “Questa canzone ha una melodia e cambi di accordi, qualcuno l’ha scritta e non sono stati loro…”.

    Il concerto Live al Fillmore East (giugno 1971) vede sul palco, con le Mothers, John Lennon e Yoko Ono, ma le registrazioni saranno omesse dal disco di Zappa per motivi legali e pubblicate da Lennon nell’album doppio del 1972 “Sometimes in New York City”.

    Zappa le farà uscire, rimasterizzate, anni dopo (1992).

    Sono contenute nell’album Playground Psychotics:

    1. Well – (Walter Ward)

    2. Say Please – (John Lennon, Yoko Ono, Zappa)

    3. Aaawk – (Lennon, Ono, Zappa)

    4. Scumbag – (Lennon, Ono, Howard Kaylan, Zappa)

    Durante il live al Fillmore East con John Lennon, i guaiti di Yoko Ono imperversarono finché qualcuno non le mise letteralmente un sacco in testa lasciandola sola sul palco. Zappa non gradiva i guaiti di Yoko Ono: ignorò la signora Lennon ad ogni incontro. (Classix n.21 – marzo aprile 2009)

    Ecco uno spezzone di Yoko Ono nel sacco

    Perché tu e John Lennon avete pubblicato un disco così brutto (“Some Time in New York City”)?

    “Anche io, tuttora, non capisco come John abbia avuto il coraggio di farlo. Era puro divertimento privato, non c’era alcuna intenzione di pubblicare questi nastri. Almeno, John avrebbe dovuto avvisarmi prima di modificarli. John ha in qualche modo censurato quei nastri. Per prima cosa, ha fatto uscire tutti i discorsi sporchi che Mark e Howard hanno pronunciato durante quella jam e ce n’erano molti. Poi, ha cancellato tutte le maledizioni che alcune persone del pubblico hanno rivolto a Yoko Ono, quindi è difficile parlare di un resoconto veritiero su ciò che è successo quel giorno. Sono rimasto un po’ deluso da John per questo, non me lo sarei mai aspettato da lui”. (Humo, 1973)

    A gennaio 2023, è stata resa nota la notizia secondo cui la ristampa extra di “Some Time in New York City” è stata accantonata ad un certo punto e per qualche motivo.

    Perché l’uscita dell’album si è interrotta?

    In assenza di una versione ufficiale, circolano diverse teorie.

    Alcuni indicano un problema di diritti con i brani che Lennon e Ono registrarono con Frank Zappa e The Mothers of Invention e che erano originariamente inclusi nel doppio LP.

    La Universal Music Group, la casa discografica che si occupa di commercializzare le registrazioni di John Lennon attraverso la sottoetichetta Calderstone Productions, non ha dato ad oggi alcuna spiegazione in merito alla cancellazione del progetto.

    Non dimentichiamo che la UMG ha acquistato il catalogo, l’archivio e il logo di Zappa a fine giugno 2022.

    John Lennon: “Ammiro un po’ Zappa ma è un fottuto intellettuale”

    Zappa e Lennon credevano nel potere dell’artista. Ai loro occhi, eri veramente prezioso solo se partecipavi attivamente allo sviluppo culturale del mondo. Allo stesso tempo, eri veramente individuale solo se vivevi in un mondo da te ideato.

    Una volta, Lennon in un lungo e articolato discorso sull’importanza dell’artista ha espresso il suo odio per i critici evitando coloro che non rispettavano il suo genio. Si è anche paragonato a Frank Zappa che, all’epoca, era sinonimo di integrità artistica.

    Lennon ha sempre avuto problemi con l’autorità (dagli insegnanti ai critici): ai tempi della scuola era un mezzo delinquente che faceva il prepotente con i suoi insegnanti. Quell’aggressività rimase da adulto nei confronti di chi si considerava in qualche modo superiore.

    Forse, anche per questo motivo Lennon ha criticato Zappa nonostante fosse un fan: “Ammiro un po’ Zappa ma è un fottuto intellettuale”.

    Una battuta del genere sarebbe perdonabile se fosse un complimento ma Lennon ha sempre considerato l’intellettualismo una maledizione per la musica rock. Secondo lui, il rock era radicato nell’istinto e nel sentimento, non nella teoria e nella logica e Zappa, dal suo punto di vista, stava minacciando quell’equilibrio. (Farout magazine, 28 maggio 2022)

  • Frank Zappa e l’aggressione al Rainbow Theatre – seconda parte

    “Shove It Right In” (Rainbow Theatre di Londra,10 dicembre 1971)

    Il 10 dicembre 1971, durante un’esibizione al Rainbow Theatre di Londra, Frank Zappa fu colpito da uno spettatore che si lanciò sul palco facendolo cadere.

    Il compagno di band Mark Volman ha ricordato di aver visto la gamba di Zappa “piegata sotto di lui come una bambola Barbie” e “il sangue che gli scorreva dalla testa alle ginocchia”. Ossa rotte e ferite alla testa, un braccio temporaneamente paralizzato e una laringe schiacciata. L’incidente ha abbassato permanentemente la sua voce: da quel momento, la voce di Zappa rimase sottotono di un terzo per sempre.

    Per il resto della sua vita avrebbe zoppicato e sofferto di mal di schiena.

    Quanto tempo sei rimasto fermo dopo la vicenda del Rainbow?

    Sono stato un mese alla clinica di Harley Street, poi altri tre mesi a Los Angeles praticamente incapace. In seguito, ho iniziato gradualmente a migliorare da lì. Ho questo tutore sulla gamba da circa due mesi, prima avevo il gesso, seduto su una sedia a rotelle. La gamba non sta guarendo molto in fretta, ma sta guarendo finalmente. Ho avuto un intero assortimento di infortuni, mi ha infastidito un po’ vedere il modo in cui è stato gestito dalla stampa. Una sorta di trattamento semi-umoristico, a Londra e anche negli Stati Uniti, sì. Yo ho ho, è caduto nella fossa dell’orchestra.

    Beh, sono sicuro che non era previsto.

    Forse, mi sentivo un po’ pazzo e ipersensibile in quell’ospedale. Avevo una costola rotta, una tibia rotta, avevo un enorme buco nella parte posteriore della testa, un lato della mia faccia era schiacciato e per le prime due settimane e mezzo o tre nell’ospedale non riuscivo a muovere le mani e non sapevo se avevo danni cerebrali o cosa. Non riuscivo nemmeno a reggere una chitarra quando ho lasciato il posto, era troppo pesante per me. (Sounds, 23 settembre 1972)

    “Il ragazzo che mi ha spinto giù durante l’esibizione al Rainbow ha fatto un anno di carcere. Io sono rimasto con le stampelle per 9 mesi, fuori servizio per un totale di 18 mesi”. (Frank Zappa, New Times, 18 aprile 1973)

    Un anno dopo l’incidente al Rainbow del 1971, quando Frank tornò a Londra all’Oval Cricket Ground, salì sul palco con il suo nuovo assistente personale John Smothers, nero e completamente calvo. Smothers è stato presentato alla folla da Zappa come l’uomo ingaggiato per uccidere chiunque tra il pubblico volesse provare a ripetere l’incidente del Rainbow. Dieci anni dopo, Smothers rimase al fianco di Zappa, ovunque camminasse, dormisse o mangiasse. (Kerrang! 4-17 ottobre 1984)

    Dopo l’incidente al Rainbow, volevi tenere insieme i Mothers o pensavi comunque di sciogliere la band?

    “Non avevo molta scelta. Non potevo lavorare, quindi non potevo assumerli. Cosa potevo offrire loro se non potevamo andare in tour?”.

    Hanno parlato male di te nelle loro interviste…

    “Mentre ero a Los Angeles ho cercato di trovare un modo per dare loro da vivere e mi è capitato di avere una cassetta di un concerto che abbiamo fatto appena prima del tour europeo, quindi ho deciso di pubblicarlo come album e sono riuscito a concludere un accordo: un anticipo di 2.000 dollari per ciascun membro del gruppo, che è molto più di quello che avrebbero ottenuto se l’avessi fatto in circostanze normali. Non ne trovo alcuna menzione nei loro comunicati stampa. Un’altra cosa di cui hanno discusso su alcuni giornali di Los Angeles è che non li ho chiamati né sono andato a vederli. Io? Merda. Sono seduto a casa mia su una sedia a rotelle con la gamba per aria e non si sono presi la briga di venire a trovarmi. Penso che l’atteggiamento che hanno mostrato finora sia stato strettamente commerciale. Dimenticano tutto quello che il nostro ufficio ha fatto per rendere le cose più facili per loro, per aiutarli ad iniziare”.

    “Il comportamento di Beefheart è stato doloroso per me. In genere, è irregolare: un giorno dice una cosa, il giorno dopo un’altra. Stavolta, non è successo: ha parlato male di me ed ha continuato a farlo. Probabilmente, ha scoperto che più faceva così, maggiore sarebbe stata la copertura della stampa”. (Rivista Rock, 20 novembre 1972)

    Solo il fine settimana precedente strumenti e attrezzature del gruppo, assicurati per $ 24.000, sono stati distrutti in un incendio che ha demolito il casinò svizzero di Montreux.

    Cohen ha detto: “Frank è in uno stato di shock. Solo oggi (lunedì) ha cominciato a rendersi conto di quello che è successo. Era soprattutto infastidito perché non poteva prendere il caffè e le sigarette. Niente del genere è successo in sei anni di tournée, nemmeno a Los Angeles o New York. Londra è l’ultimo posto in cui ci aspettavamo che accadesse”. (Disc and Music Echo, 18 dicembre 1971)

  • Frank Zappa e l’aggressione al Rainbow Theatre – prima parte

    “I Want To Hold Your Hand” (Live al Rainbow Theatre, 10 dicembre 1971), la canzone che precede l’aggressione. Quel rumore sordo verso la fine è sempre così inquietante da sentire. Frank si stava esibendo in una cover dei Beatles.

    Il 10 dicembre 1971, al Rainbow di Londra, qualcuno tra il pubblico, il 24enne Trevor Howell (geloso della sua ragazza) emerse dalla folla e corse sul palco spingendo Frank nella fossa dell’orchestra (una caduta di 12 piedi sotto il palco). Era stato un tour sfortunato fin dall’inizio, quando i Mothers erano dovuti fuggire dal Casinò di Montreux in fiamme perdendo gran parte delle attrezzature. E’ stato un vero e proprio attentato alla sua vita al Rainbow: Frank ha perso i sensi, si è rotto una gamba, aveva una costola rotta, uno stinco e una tibia rotta, un buco enorme nella parte posteriore della testa. Il lato della sua faccia era schiacciato e, per le prime tre settimane, in ospedale non riusciva a muovere le mani. Non sapeva se aveva danni cerebrali o cosa. Non riusciva nemmeno a reggere una chitarra e questo limite gli pesava enormemente.

    Dopo la pessima vicenda al Rainbow, Frank passò un mese alla London Clinic con la gamba ingessata su una sedia a rotelle. Per diversi mesi ha dovuto sottoporsi a cure mediche. Passò molto tempo a zoppicare reggendosi sulle stampelle prima che sostituissero il gesso con un tutore per la gamba. Durante la convalescenza ha scritto circa 3 ore di musica. Ha realizzato “Waka/Jawaka”, una sceneggiatura per un film (“Billy the Mountain”), ha organizzato la nuova band ed ha imparato a dirigere correttamente. Non avrebbe mai potuto restare inattivo.

    In quel periodo, Frank è rimasto molto deluso dal comportamento dei Mothers: un tempo pensava fossero suoi amici… (Rock Magazine, 20 novembre 1972)

    “La band pensava fossi morto. La mia testa era sopra la mia spalla e il mio collo era piegato come se fosse rotto. Avevo un buco nella parte posteriore della testa, una gamba fratturata e un braccio paralizzato. Mi sono ritrovato su una sedia a rotelle. Scrivevo musica anche quando ero in ospedale”. (L.A. Records, Fall 2015)

    Zappa è volato giù dal palco a seguito dell’attacco ed è atterrato sulla fossa dell’orchestra dal pavimento di cemento. Nel frattempo, un Howell in fuga è stato catturato da un gruppo di fan di Zappa nel backstage ed è stato trattenuto lì fino all’arrivo della polizia. Mentre Zappa giaceva privo di sensi, le voci sulla sua morte si diffusero a macchia d’olio: “Una scena caotica è seguita fuori dal The Rainbow dove il pubblico del secondo concerto è stato raggiunto per strada dal pubblico del primo spettacolo. Voci selvagge secondo cui Frank era stato ucciso si diffusero tra la folla enorme e per almeno un’ora nessuno seppe cosa stesse succedendo”, ha ricordato un testimone dell’epoca.

    “Mi sono infortunato al collo quando ho avuto quell’incidente a Londra qualche anno fa ed è successo qualcosa alla mia voce. Non l’ha resa migliore ma ora non mi infastidisce così tanto cantare. Ero sempre imbarazzato per i miei piccoli gracidii pietosi nella cabina di registrazione, ma ho pensato che per ottenere le giuste inflessioni sul testo dovessi cantare io stesso oppure dimostrare per ore e ore a qualcun altro come esprimere le parole”. (Circular, 10 dicembre 1973)

    La caduta di 12 piedi ha schiacciato la laringe di Zappa alterando la sua estensione vocale, rendendo la sua voce bassa e roca.

    10 dicembre 1971 (6 giorni dopo l’incendio di Montreux)

    Il 10 dicembre – dopo tre concerti cancellati – i Mothers tornarono in azione al Rainbow Theatre di Londra. Ma i presentimenti di Zappa non erano fuorvianti. Mentre lo spettacolo giungeva alla sua conclusione, uno dei membri del pubblico saltò sul palco e spinse Zappa per 12 piedi nella buca dell’orchestra, facendogli perdere i sensi e provocandogli ferite tra cui una gamba e una caviglia rotte, una laringe schiacciata, un cranio fratturato e danni alla colonna vertebrale. Sarebbe stato su una sedia a rotelle per i successivi nove mesi, ma le conseguenze dell’attacco sarebbero rimaste con lui molto più a lungo.

    Volman è convinto che “Quel tour europeo ha riportato Frank molto indietro dal punto di vista emotivo. Lo ha segnato molto spiritualmente. All’improvviso ha guardato cosa stavamo facendo sul palco – cose come ‘The Fat Floating Sofa’ (Dio ha fatto il film porno con la suora e i cani…): c’era del materiale abbastanza ridicolo e moralmente basso. Spiritualmente, era il punto più basso in cui fosse mai sprofondato. Il Rainbow l’ha spinto a rivalutare ciò che stava facendo, a pensare che potesse esserci stata una sorta di vendetta karmica in corso, uno schiaffo in faccia: uno dopo l’altro, questi due concerti lo hanno spazzato via per quasi un anno”. (Goldmine, 29 novembre 2002)

  • Frank Zappa – The Legend Of The Illinois Enema Bandit

    The Illinois Enema Bandit – Frank Zappa – You Can’t Do That On Stage Anymore, Vol. 6 – 1992

    I testi di Zappa sono una testimonianza di tutto ciò che è psicotico e contorto nella personalità umana. Brani come “Imaginary Diseases”, “Dirty Love” e “The Illinois Enema Bandit” raccontano la follia umana. (Argus, novembre 1975)

    Frank Zappa ha immortalato la storia del bandito dell’Illinois Michael Huber Kenyon nel brano “Illinois Enema Bandit”. Fu registrata dal vivo nel dicembre 1976 e pubblicata nell’album Zappa in New York (1978).

    Kenyon è, probabilmente, uno dei ladri più stravaganti di sempre per quel suo vizio bizzarro di rapinare e fare clisteri di acqua calda alle sue vittime contro la loro volontà.

    Noto anche come Champagne Enema Bandit e Ski Masked Bandit, fu responsabile di almeno 10 attacchi tra il maggio 1965 e il maggio 1975.

    Una delle sue prime rapine si verificò a marzo del 1966 a Champaign, Illinois. Con il volto coperto da un passamontagna rosso e armato di pistola, si arrampicò fino a raggiungere la finestra di un edificio penetrando all’interno di un appartamento. Rubò 70 dollari dai portafogli di due sorelle adolescenti (di 16 e 18 anni): le legò usando lenzuola strappate, poi praticò ad entrambe il clistere.

    Il 3 maggio 1975, fu autore dell’ennesima rapina armata: legò 4 donne presso l’Università dell’Illinois a Champaign-Urbana. Fece 2 clisteri a una delle donne rubandole 120 dollari. Poco dopo, la polizia arrestò Kenyon nel Palatine, Chicago, per un reato minore. All’epoca lavorava come contabile per il Dipartimento delle Entrate dell’Illinois.

    Kenyon confessò di essere il bandito dell’Illinois. Durante l’interrogatorio della polizia di Champaign, mostrò il passamontagna che indossava per eseguire gli attacchi, i suoi due fucili e una pistola. A seguito di una perizia psichiatrica, fu giudicato legalmente sano di mente e processato il 10 dicembre 1975. Il giorno seguente, Robert Steigmann (assistente procuratore di Stato di Champaign) disse: “Se non avesse voluto essere preso, oggi non sarebbe in tribunale”.

    Kenyon si è dichiarato colpevole di 6 capi d’accusa per rapina a mano armata. Il suo avvocato Ray Massucci dichiarò che Kenyon non era sessualmente maturo e che il suo comportamento era il risultato di una “nevrosi profonda”. Del resto, nessuna legge vietava la pratica del clistere. Fu imprigionato per 6 mandati e, in seguito, rilasciato. Morì a Chicago nel 2004.

  • Frank Zappa – Who Are the Brain Police scritto in una sorta di trance

    Frank Zappa – Who Are the Brain Police 1966

    “Who Are the Brain Police?” è un brano contenuto nell’album di debutto dei Mothers “Freak Out!”. Denuncia una sorta di controllo delle coscienze: influenza le persone seppure credano di essere formalmente libere. A detta di Zappa questo brano è stato composto in una specie di stato paranormale di trance, quasi sotto dettatura.

    Sulle note di copertina di Freak Out! Zappa, riferendosi a questa canzone, ha scritto: “Alle cinque del mattino qualcuno continuava a cantarlo nella mia mente e me lo ha fatto scrivere. Devo ammettere di essermi spaventato quando finalmente l’ho suonato ad alta voce e ho cantato le parole”.

    In un’intervista del 1988, Zappa ha aggiunto:

    “Molte persone controllano il proprio cervello. Sono come cittadini soldati, per così dire. Ho visto persone che arrestano volentieri e cercano di punire il proprio cervello. E’ davvero triste. Non è nemmeno ufficiale, è come autoimposto. … È difficile attribuirlo ad un’agenzia centrale, quando ti rendi conto che così tante persone sono disposte a farlo da sole. Voglio dire, il numero di persone che vogliono diventare poliziotti del cervello dilettanti cresce ogni giorno – persone che dicono a se stesse: “Non potrei prenderlo in considerazione”, e poi si sculacciano anche solo per essere arrivate così lontano. Quindi, non c’è nemmeno bisogno di dare la colpa a un’agenzia di polizia cerebrale centrale. Ci sono un sacco di persone che si sottopongono volontariamente a questa automutilazione” (Intervista di Bob Marshall, 22 ottobre 1988).

    “Who Are the Brain Police?” è stata definita “una sfida diretta alle prime 40 radio” (The Words and Music of Frank Zappa di Kelly Fisher Lowe).

    La canzone è stata anche citata dalla rivista Mojo (The Mojo Collection 4° edizione, 1° novembre 2007) come “una delle canzoni più spaventose mai emerse dalla psiche rock”. Confrontandola con Kafka, Mojo ha descritto la canzone come “una visione dell’America contemporanea in cui l’identità personale e l’individualità vengono cancellate”.

    “Quando ci hanno sentito per la prima volta, stavamo lavorando in un club di Hollywood chiamato Whisky a Go-Go e l’uomo di A&R, il produttore Tom Wilson, è entrato, ci ha sentito suonare una canzone, era Watts Riot Song, una sorta di R&B, quindi immagina, gruppo R&B di attualità, proprio quello di cui abbiamo bisogno, (ride). Quindi telefona alla società… Prima abbiamo fatto Any Way The Wind Blows, quella è stata la prima cosa che abbiamo registrato e la seconda cosa che abbiamo fatto è stata Who Are The Brain Police? Quando abbiamo finito Brain Police la sua testa girava. Ha richiamato New York e ha detto: “Sta succedendo qualcosa di strano nel progetto, si è appena espanso incredibilmente” e tutti si sono davvero entusiasmati all’improvviso, hanno pensato di avere un oggetto davvero interessante tra le mani. Hanno continuato a cercare di mantenere basso il budget per Freak Out! ma è aumentato fino a ventimila dollari, non volevano spendere di più. Quando finalmente è stato messo sugli spalti, il nostro budget per la promozione dell’album era… dovremmo chiamarlo ‘noccioline’. Absolutely Free aveva un budget per la promozione di venticinquemila dollari e, di conseguenza, raggiunse il numero venti delle classifiche. Freak Out! non è mai arrivato al numero venti delle classifiche, ma continua a vendere dopo circa un anno e mezzo. Vende regolarmente tra le quattro e le ottomila copie a settimana e non si fermerà”. (Frank Zappa, Wikijawaka)

  • Frank Zappa e Lou Reed

    Lou Reed Inducts Frank Zappa at the 1995 Rock & Roll Hall of Fame Induction Ceremony

    Lou Reed ha definito Zappa “la noia più priva di talento che sia mai vissuta”. La frase per esteso di Lou Reed su Zappa è questa: “È la persona meno dotata di talento che abbia mai sentito. È un accademico pretenzioso e non sa suonare il rock’n’roll, perché è un perdente. E perciò si veste in modo buffo. Non è contento di se stesso e penso che abbia ragione.”

    La risposta di Frank a Lou Reed, qualche mese dopo, fu questa: “A molte persone non piacciono i Velvet Underground, e mi riservo di esprimere la mia opinione su quello che fanno sul palco; ma mi piace il loro album, è esattamente la musica folk della New York della perversione” (Rock & Folk, 1967)

    Lou Reed ha anche detto di Frank: “Mi sono piaciuti molto gli ultimi concerti che ho visto al Rainbow, ma non potevo smettere di pensare che Frank Zappa era caduto dietro il palco di quella orchestra. Odio Frank Zappa, e il pensare a quel suo incidente mi rende molto contento…” (Gong, 1978).

    La frase risale ai tempi dei Velvet Underground. Un periodo in cui, oltre ad essere cattivo e intransigente più che mai, probabilmente Lou Reed era anche un po’ incazzato perché la fama tardava ad arrivare.

    A distanza di anni (1995), Lou Reed ha introdotto Frank Zappa nel Rock and Roll Hall of Fame. “Frank Zappa è stato la mente più acuta e il critico sociale più sottile del rock” (Motivazione ufficiale della sua ammissione alla Rock’n’Roll Hall of Fame)

  • Frank Zappa, Andy Warhol, Velvet Underground

    Frank Zappa – Andy Warhol’s TV, Intervista 1983

    Andy Warhol e Frank Zappa: due personaggi diametralmente opposti che si sono disprezzati in silenzio per anni. Ironia della sorte, Zappa è stato ospite nel programma televisivo notturno di Warhol: lo testimonia un’apparizione dolorosamente imbarazzante.

    Nel 1967, Frank ha accompagnato The Velvet Underground e Nico per un paio di date a Los Angeles e San Francisco. Durante gli spettacoli, Zappa ha fatto del suo meglio per ridicolizzare tutte le volte che poteva i Velvet Underground e, indirettamente, il loro manager e leader Andy Warhol.

    Nel suo libro “Diari” del 1989, Warhol ha raccontato di entrambi gli spettacoli e del loro incontro negli studios alcuni anni dopo: “Frank Zappa è venuto per un’intervista per il nostro programma televisivo: dopo l’intervista l’ho odiato ancora di più. Sembrava così infantile quando i Mothers of Invention hanno suonato con i Velvet Underground: penso al viaggio a Los Angeles e al Fillmore di San Francisco…”.

    Il primo ‘incidente’ di Zappa e Warhol è stato documentato da Chris Darrow di Kaleidoscope, che era allo spettacolo di San Francisco ed ha preso le parti di Frank descrivendo un suo momento:

    “La consegna di Nico del suo materiale è stata molto piatta, impassibile e inespressiva. Suonava come se tutte le sue canzoni fossero nenie. Sembrava stesse cercando di far rinascere la noia e la decadenza di Weimar, la Germania pre-hitleriana. La sua immagine gelida e nordica si è aggiunta anche al distacco della sua consegna”.

    “Tra un set e l’altro, Frank Zappa si è alzato dal suo posto, è salito sul palco e si è seduto dietro la tastiera dell’organo B-3 di Nico”.

    “Ha messo le mani sulla tastiera in modo atonale e ha urlato a squarciagola, facendo una caricatura del set di Nico, quello che aveva appena visto. Le parole della sua canzone improvvisata erano nomi di verdure come broccoli, cavoli, asparagi…”.

    Fu un chiaro e diretto insulto sia alla band che al loro manager.

    “Questa ‘canzone’ è andata avanti per circa un minuto, poi si è interrotta all’improvviso. Frank è sceso dal palco e lo spettacolo è andato avanti. È stato uno dei più grandi pezzi di teatro rock ‘n roll che abbia mai visto”. (faroutmagazine.co.uk, 3 ottobre 2020)