Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Tag: Frank Zappa

  • Grand Funk Railroad meet Frank Zappa: ‘spontaunity’, direct & dirty rock

    Grand Funk Railroad meet Frank Zappa: ‘spontaunity’, direct & dirty rock

    Out to Get You (Good Singin’ Good Playin’, 1976, Grand Funk Railroad) con assolo di Frank Zappa
    Goin’ For The Pastor (Good Singin’ Good Playin’, 1976, Grand Funk Railroad)

    Mark Farner – chitarra, voce
    Craig Frost – tastiere, cori
    Mel Schacher – basso, cori
    Don Brewer – batteria, percussioni, voce
    Frank Zappa – chitarra (“Out to Get You”), produttore

    FAIR USE

    Sono qui al Record Plant di Los Angeles alle 2.30 del mattino, cercando di scavare sotto la superficie di ciò che sembra essere uno degli abbinamenti artista/produttore più improbabili della recente storia del rock: Grand Funk Railroad e Frank Zappa.
    Don Brewer e Frank Zappa sono stati qui tutta la notte per il mixdown finale dell’album Good Singin’, Good Playin’. Sono arrivato qui all’una e ho ascoltato il meticoloso processo di aggiunta di una traccia di pianoforte ad un pezzo in gran parte strumentale che probabilmente si chiamerà Out of Get You. Zappa è dietro la console, spinge le leve, preme i pulsanti mentre i registratori ronzano nella notte. Dopo dozzine di prove, vengono concordati i livelli. Si alzano un po’ i tam-tam; un tocco di eco viene aggiunto a una parte di chitarra. Don preme i pulsanti per inserire la voce al momento giusto. Alla fine, la traccia è completa. E’ Frank a suonare quella chitarra: risulta più rock e più fluida rispetto a quella che si sente in gran parte degli album dei Mothers.
    “Non avrei neanche suonato – dice Frank – ma stasera abbiamo avuto una piccola emergenza e dovevamo riempire un po’ di spazio in quel punto. È un po’ difficile sovraincidere un assolo di chitarra su qualcosa di freddo e cercare comunque di adattarlo alla traccia. Non so se ci sono riuscito davvero”. Quell’assolo di Frank, in realtà, spacca come del resto l’album nel suo insieme: è rock ‘n roll potente e proietta un suono molto chiaro.
    Farner ha scritto o co-scritto tutte le canzoni tranne due e la sua chitarra è molto più dominante di quanto non lo fosse in Born to Die.
    “Le tracce base sono state fatte dal vivo nel loro studio a Parshallville” spiega Frank “Hanno allestito tutto ciò che usano normalmente sul palco, tutta l’amplificazione pesante. L’ho semplicemente mixato e registrato per come lo suonavano. Tutte le voci sono sovraincise e ci sono tre canzoni che hanno la chitarra solista sovraincisa. Gran parte dei solisti e delle parti strumentali sono tracce dal vivo. Non c’è nulla in termini di effetti; la cosa più strana del disco è una piccola eco. Forse per la prima volta su disco, la gente potrà sentire come suonano veramente i Grand Funk. Ho fatto dei tagli nei punti in cui era richiesto. Ho cercato di togliermi di mezzo il più possibile, cercando di mantenere l’album come una cosa del gruppo”.
    A parte l’assolo di chitarra menzionato prima, l’unica cosa di cui Frank si prende il merito è una riga di testo in Miss My Baby. Gli effetti sono mantenuti al minimo.
    “Tutti in questa band sanno usare una console di registrazione – interviene Frank – quindi è davvero facile lavorare con loro”.
    Come si sono messi insieme i GFR e Zappa?
    “Abbiamo chiamato Frank affinché si occupasse della produzione per noi due anni fa e non è mai successo – risponde Don – Accostare Frank Zappa al nostro gruppo è stata un’idea super bizzarra. Alla fine abbiamo deciso, tutto qui”.
    “Non avevo mai sentito nessuno dei loro dischi. Non sapevo nulla di loro, sono andato nel loro studio a Parshallville e li ho incontrati. Erano davvero brave persone. Hanno suonato benissimo, hanno cantato bene. La seconda volta che ci siamo incontrati erano pronti per registrare. Sono rimasto circa una settimana e abbiamo registrato le tracce nel loro studio. Dopo una settimana di pausa, siamo venuti qui e abbiamo provato per circa 4-5 giorni, poi abbiamo mixato il tutto in circa 4 giorni”.
    “Non facciamo nulla secondo gli standard – spiega Don – Quando abbiamo voglia di stare insieme, iniziamo a improvvisare. Frank è davvero consapevole di tutto questo genere di cose”.
    “Quando Andy Cavaliere, il loro manager, mi ha parlato per la prima volta della realizzazione dell’album” aggiunge Frank “gli ho chiesto cosa voleva che io facessi. Mi ha detto: cerca di mantenere la spontaneità dell’album”. Rock diretto, sporco, senza pretese.
    Il legame tra Frank Zappa e i Grand Funk Railroad implica un senso dell’umorismo condiviso e l’essere un bersaglio per coloro che non sono in grado di comprendere.
    (estratto da un’intervista di Michael Davis, Creem settembre 1976)

  • Wild Man Fischer: “Frank Zappa trusted me but….”

    Wild Man Fischer: “Frank Zappa trusted me but….”

    Wild Man Fischer e Frank Zappa (Beat Club, 1970)
    The Circle (dall’album An Evening With Wild Man Fischer)

    In copertina una foto di James Roark

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/watch?v=XNnisCRnBeQ

    https://www.youtube.com/watch?v=ZjMvFmVOwWQ&t=51s

    Scoperto da Frank Zappa, con cui registrò il suo primo (doppio) album chiamato ‘An Evening with Wild Man Fischer’, Lawrence Wayne Fischer (in arte Larry “Wild Man” Fischer) divenne il “padrino della musica underground” e Zappa fu responsabile del suo insediamento nel business della musica. Zappa e Fischer collaborarono finché Wild Man lanciò un vaso contro Moon Unit Zappa, la figlia di Frank, mancandola di un soffio.

    Di seguito, alcune dichiarazioni di Wild Man Fischer tratte da un’intervista di Michael Ross pubblicata su Creem, nel numero di gennaio 1971.

    “L’importante è gestirmi da solo. Non c’è nessuno che mi gestisce. Herbie Cohen mi ha dato una liberatoria scritta. L’ho persa ma va bene. Pensa che io sia pazzo. E non gli piaccio. Ho paura di lui”.

    “Ti racconto come ho iniziato. Stavo cercando di cantare nei nightclub. The Trip, The Whisky… Mi hanno buttato fuori, non mi hanno assunto. Zappa andava in giro per la città. L’ho incontrato all’Hollywood Ranch Market e ha cercato di farmi entrare nella MGM Records. Mi hanno rifiutato. Zappa mi vide circa cinque anni dopo. Mi diede 20 dollari e io andai al Whiskey e feci un concerto. Frank mi disse di passare a casa sua il giorno dopo. Ha fatto un album con me. Era un buon album ma troppo parlato, per il resto andava tutto bene. La gente non vuole sentire parlare: vuole sentire la musica”.

    “Sicuramente Zappa stava cercando di sfruttarmi a proprio vantaggio. Ma gli piaceva quello che stavo facendo, altrimenti non l’avrebbe fatto. Pensava fossi bravo… non avevo una grande reputazione prima di firmare con Zappa. È stato gentile con me. Sua moglie disse che era un peccato che dovessi fare una cosa del genere per vivere (cantare per pochi centesimi) e che la gente ridesse di me. Secondo Frank ero un ottimo cantautore e un bravo cantante. Frank mi ha dato molta fiducia. Pensavo davvero di essere bravo. Funziono davvero dal vivo. Ci sono pochissime persone brave quanto me dal vivo… Stavo cercando un’etichetta, non era facile per quello che stavo facendo. Quindi, credo che dovrei ringraziare Zappa per questo. Voglio dire, quante persone mi avrebbero registrato? Voleva intitolare l’album ‘God Bless Wild Man Fischer’. Stava seguendo la linea di Tony Tim. Puntava su questo…”.

    “Zappa mi ha fatto delle promesse. Ti farò diventare una stella. Non ti brucerò. Zappa dice ‘Non voglio vedere gli artisti sulla Strip cantare per dieci centesimi e quarti di dollaro’. Ha detto che non avrei più cantato per strada ed è così che sono finito. Volevo smettere. La musica non mi piaceva più ma ora vorrei fare concerti in tutto il mondo e scatenare la Wild Man Fischer mania, il mio sogno… Posso far ridere la gente, far stare bene le persone”.

    “Prendo molto in giro il rock’n’roll. Racconto spesso di Jokes. A causa della mia originalità e creatività, è difficile per me trovare lavoro. La gente pensa che io sia pazzo… Non scrivo musica. Lo faccio a caso. Scrivevo i testi. Non lo faccio più. Sono pigro. Non provo mai. Farò solo uno spettacolo. Sono sempre pronto e puoi ridere tutta la notte… Sono un comico. Non sono nemmeno un cantante rock ‘n’ roll. Sono più divertente di Bob Hope. La Warner Bros non aveva alcuna fiducia in me. Sono stato promosso in modo sbagliato, anzi non sono stato nemmeno promosso… Mi ero fatto un nome a Sorrento Beach… Non mi interessa se la Warner non mi registra più perché diventerò il più grande concertista del mondo”.

    “Agenti, produttori, promotori cercano di derubarti. Tutti cercano di fregare tutti gli altri e questo in un certo senso intralcia la musica, il divertimento… A volte, tra il pubblico, alcuni mi dicono ‘ scendi dal palco, fottuto mostro. Scendi dal palco, schifoso, boooo. Iniziano ad urlare contro di me. Di solito, piaccio a metà del pubblico. La gente davanti applaude e tutti gli ubriaconi dietro mi danno del filo da torcere”.

    “Non sono un cantante rock’n’roll. A volte canto melodie rock’n’roll, ma anche blues, canzoni popolari, jazz, calypso, country e western…. Amico, ero davvero bravo a cantare sulla spiaggia. Ma mia madre ha rovinato tutto il viaggio mettendomi in un manicomio…”.

  • FZ & MOI: “siamo Homo Gestalt”

    FZ & MOI: “siamo Homo Gestalt”

    “Non siamo un gruppo di mostri. Siamo Homo Gestalt. Non siamo stati inventati, ci siamo evoluti”. 

    (Frank Zappa, Circus, giugno 1969)

    L’Homo Gestalt è il ‘More Than Human’ (Più che Umano o Superuomo), la figura protagonista del romanzo di fantascienza di Theodore Sturgeon del 1953.

    Frank Zappa citazione
  • Frank Zappa: interview 1975-04-23 Gifford Auditorium University of Syracuse, Syracuse NY part 2

    Frank Zappa: interview 1975-04-23 Gifford Auditorium University of Syracuse, Syracuse NY part 2

    lecture and Q & A with Frank Zappa – Captain Beefheart – George Duke

    https://www.youtube.com/watch?v=qOs8Q_DqbTw

    John Lennon / Alice Cooper / prosperity
    Cover design
    Concert volume / mixing the show
    Dialogue ad-lib / stealing hubcaps
    Rehearsal hall / PA mixing / poor sound in some venues
    Choosing artists to produce / politics
    What happened to Roy Estrada & Ray Collins / Uncle Meat / Cal Schenkel
    Occult social theory / bread less hamburger
    Beatles hold up release of WOIIFTM / printing the covers
    Frank, how much longer are you gonna be around?
    Drugs / Mothermania / broken leg
    Music FZ listens to / Edgewater Inn / LA Philharmonic
    Spit it out Mr. Kranz / classical music
    Orchestral scores / dogs / unions / The Cheese
    Lord Buckley / concert last night / 200 Motels
    College / Don’s view of school
    Changing the order of songs / Clapton
    School / George’s view of school / live performance
    George’s synth playing / guitar synth
    Inspiration / artist responsibility
    Song choices at concerts / poor acoustics in some venues
    Guitar strings FZ uses / Montana vocals
    Thank you

    FAIR USE
    From GSW Project

  • Frank Zappa: interview 1975-04-23 Gifford Auditorium University of Syracuse part 1 – Beefheart, Duke

    Frank Zappa: interview 1975-04-23 Gifford Auditorium University of Syracuse part 1 – Beefheart, Duke

    Lecture and Q & A with Frank Zappa – Captain Beefheart – George Duke

    Intro
    FZ reads letter outlining the lecture
    His music and how He makes it / FZ’s early years
    Record producing
    Composing and arranging / film soundtracks
    Q and A begins
    Lumpy Gravy dispute between Verve and Capital
    Doubling on instruments / rehearsing the band
    Producing new groups / artistic control
    George tells about his contract
    General summary of writing the music
    Captain Beefheart are you there?
    Wide range of musical interests
    Conducting the band
    I love your shirt / improvisation
    Inspiration for Camarillo Brillo
    Plans for the future
    Roxy / pop music
    Live at the Roxy movie
    How Don got together with The Mothers
    Dealing with the press / David Walley
    Chance / John Cage
    Cost to make Apostrophe / GD’s Feel album / singles
    Records GD has played on / brief history of GD
    Random Notes in Rolling Stone / 200 Motels
    Contracts / knockin’ on doors
    What are the Underwoods doing now / FZ – CB album
    The Captain recites Sam With The Showing Scalp Flat Top
    Will FZ work with Jack Bruce again
    Guest artists / Wild Man Fischer
    Who is this weird MF

    FAIR USE
    from GSW Project

    https://www.youtube.com/watch?v=clVE1DjFEN0&t=27s

  • Frank Zappa & Mothers of Invention: “We’re not a group of Freaks. We’re Homo Gestalt”

    Frank Zappa & Mothers of Invention: “We’re not a group of Freaks. We’re Homo Gestalt”

    Improvisation (Live al Town Hall, Birmingham, UK, 1969) con FZ, Don Preston, Ian Underwood, James Motorhead Sherwood, Bunk Gardner, Buzz Gardner, Roy Estrada, Art Tripp, Jimmy Carl Black

    “Ciao, mi chiamo Frank… Mi piace fare musica istantanea; non so mai esattamente cosa succederà sul palco, ma qualunque cosa sia, troveremo un modo per metterla in musica. Il pubblico è composto da persone diverse ma sono tutte uguali. Gran parte delle persone non sente la musica, non è addestrata ad ascoltarla, ad essere intrattenuta. Vengono a vedere uno spettacolo. L’aspetto visivo di quello che facciamo è più accessibile al pubblico rispetto alla musica…”
    “I membri originali dei Mothers sono insieme da cinque anni. Alcuni di loro hanno studiato al Conservatorio, altri erano chef di insalate, camionisti e benzinai. Artie ha suonato con la Cincinnati Symphony per due anni, poi è andato in tour mondiale con noi. Ian ha una laurea triennale a Yale e una magistrale a Berkeley. Il nostro road manager ha smesso di fare l’insegnante di quarta elementare per essere in tour con noi. Siamo molto patriottici nel senso migliore del termine. Penso che alla maggior parte dei ragazzi della band importi davvero. Ci tengono abbastanza da correre i rischi che comporta fare quello che facciamo noi e dire quello che diciamo sul palco…”.
    “La molteplicità è la nostra prima caratteristica; l’unità la seconda. Come le tue parti sanno di essere parte di te, così noi siamo parti dell’umanità. Non siamo un gruppo di Mostri (freaks). Siamo Homo Gestalt. Non siamo stati inventati, ci siamo evoluti”.
    “Cerco di trovare vie attraverso cui le persone potrebbero essere in grado di esprimersi. Una delle cose che mantiene una società malata e frustrata è quando hai persone creative senza sbocco nella possibilità di esprimere la loro creatività. Non trovare un modo per esprimerla può trasformarsi in qualcosa di terribilmente distruttivo. Non sai davvero che tipo di energia possiedono queste persone e cosa possono fare; fanno accadere cose che non puoi nemmeno sognare …. Coloro che sono stati in grado di salvarsi da quel destino, per continuare a fare un buon lavoro, devono dimostrare che qualcuno apprezza il fatto che siano scappati. Facciamo appello a queste persone. Facciamo loro sapere che chiunque può creare i propri spazi nel mondo”.
    I Mothers creano musica; creano spazi aperti in cui l’imprevisto può accadere; toccano la tua mente al punto tale da cambiarla.
    (Circus, giugno 1969)

    “Non siamo un gruppo di mostri. Siamo Homo Gestalt. Non siamo stati inventati, ci siamo evoluti” ha detto Frank Zappa.

    L’Homo Gestalt è la figura protagonista del romanzo di fantascienza ‘More Than Human’ (Nascita del superuomo o Più che Umano) di Theodore Sturgeon del 1953. Per questo romanzo, fu assegnato a Sturgeon l’International Fantasy Award nel 1954.
    “Vide se stesso come un atomo e il suo gestalt come una molecola. Vide queste altre come una cellula tra cellule e vide, con gioia, l’intero disegno di cosa l’umanità sarebbe diventata”. (Theodore Sturgeon)
    Il romanzo si concentra sulla possibilità dell’evoluzione dell’Homo Sapiens sapiens in una nuova specie, la cui forza risiede non solo nelle capacità fisiche e intellettive umane ma nell’ampliamento della sua sensibilità empatica in grado di formare un organismo simbiotico: l’Homo Gestalt, per l’appunto.
    I protagonisti di “Nascita del superuomo”, come accade spesso in Sturgeon, sono emarginati, bambini e adolescenti rifiutati dalla società (Zappa direbbe “Idiot bastard son”).
    Olo è un vagabondo, un grave minorato mentale, eppure con i suoi compagni emarginati è contemporaneamente il rappresentante della più alta evoluzione del genere umano, infatti una nuova razza sta nascendo da quella vecchia. Il nuovo essere sarà però molteplice: è costituito da un gruppo di bambini inesplicabilmente dotati dei più diversi poteri mentali, capace, in certi momenti, di fondersi telepaticamente in un’unica, potente e spaventosa entità.
    Non manca il ruolo non scontato dell’amore ed il conflitto tra volontà/desideri individuali dei singoli componenti e volontà collettiva del superuomo. In tutta questa vicenda, c’è uno spazio per la speranza, seppure cupo e inquietante.
    La questione che si pone Sturgeon è come si comporterà il super-uomo. Avrà scrupoli a schiacciare gli esseri umani come delle semplici formiche se le regole etiche degli uomini non risultassero applicabili a questo essere completamente nuovo? Il superuomo, per certi versi, appare pericolosamente amorale, ma in realtà è dotato di inquietudine e di una tensione per la ricerca di una propria forma di etica.
    Il ritratto perfetto di Frank Zappa, considerando la sua filosofia di vita e le sue teorie.

  • Frank Zappa, Mudd Club: fixture with the music and underground counterculture in Manhattan

    Frank Zappa, Mudd Club: fixture with the music and underground counterculture in Manhattan

    You Are What You Is, Mudd Club (Live Mudd Club, New York, 8 maggio 1980)

    FAIR USE

    Il Mudd Club era un night club “loft”, situato nel TriBeCa, al 77 di White Street nel centro di Manhattan. E’ stato inaugurato nell’ottobre 1978 dall’editore Steve Mass, dal curatore d’arte Diego Cortez e dalla cantante Anya Philips. Nel giro di poco tempo, Il club è diventato un appuntamento fisso nella scena musicale e controcultura underground della città.
    Con una galleria rotante al quarto piano e spettacoli dal vivo di genere punk rock, new wave e sperimentale, il Mudd Club di New York ha acquisito una reputazione chic, spesso elitaria, ed è stato frequentato da numerose celebrità di culto emergenti di Manhattan – come gli artisti Haring e Basquiat e musicisti come David Byrne e Adrian Belew dei Talking Heads. Parallelamente al declino dello Studio 54 dei quartieri alti, cresceva la popolarità del Mudd Club.
    In diverse occasioni Frank Zappa ha assunto il ruolo di “DJ fraudolento” trasmettendo le sue selezioni musicali preferite nelle stazioni radio o nelle discoteche. Zappa ha fatto riferimento ad uno di questi appuntamenti notturni da DJ al Mudd Club, in un’apparizione da DJ simile a Star Special di BBC Radio 1, mentre presentava la sua 18a selezione;
    “Quando ero a New York sono andato in questo locale chiamato The Mudd Club e ho fatto il disc jockey lì per una notte. Ho portato un mucchio di dischi e li ho provati con la clientela di questo particolare locale. Un personaggio che ha fatto pompare le natiche su e giù in maniera piuttosto frenetica è stato il numero dei The Plastics. Si chiama “Robot”.
    All’epoca, per Frank Zappa che riempiva grandi arene, il Mudd Club rappresentava un luogo insolito.
    “Zappa amava il piccolo e squallido club e i punk, i poseur e gli hipster che lo chiamavano ‘casa’, per cui ha dato la priorità ad un concerto lì durante il tour programmando un’esibizione l’8 maggio 1980, nella minuscola sala da 240 posti, inserita tra date nelle arene molto più grandi di Cincinnati, Filadelfia e il Nassau Veterans Memorial Coliseum di Long Island, dove ha suonato due spettacoli in una notte davanti a più di 20.000 fan in totale” ha sottolineato l’ufficio stampa mentre annunciava Zappa 80: Mudd Club/Monaco.

    Da quando aveva incontrato William Burroughs nel seminterrato del Mudd Club nel 1979, Zappa era ansioso di dare seguito alla serata Burroughs con la sua esibizione. Nonostante il fatto che la sua attrezzatura da sola occupasse più spazio delle dimensioni dell’intero club, alcuni clienti sono riusciti a infilarsi e godersi il concerto, in particolare la nuova registrazione specificamente dedicata al Mudd Club.
    (Mudd Club Newsletter, giugno 1980)

    L’8 maggio del 1980 Klaus Weidemann, eccellente ingegnere del suono, era lì con il registratore a due piste Nagra di Zappa, e le note di copertina ci informano anche che i microfoni erano posizionati accanto al registratore di cassa, dietro al bancone bar.
    Il 3 luglio dello stesso anno (appena un paio di mesi dopo), c’era invece Mick Glossop con il suo Sony PCM 1600, videonastro digitale U-Matic. Il tutto posizionato negli spogliatoi della Olympia Halle, a Monaco di Baviera. Nel primo caso un’eccellente registrazione analogica, poi opportunamente ripulita e lustrata per le orecchie d’oggi, nel secondo la prima registrazione a due tracce tutta digitale mai commissionata dal Signor Frank Zappa: per fortuna con molti registratori e cassette di riserva, perché quel tipo di videonastro era assai deperibile. La formazione della primavera/estate 1980 era compatta a sestetto con Ike Willis, Ray White, Tommy Mars, Arthur Barrow e David Logeman (batterista chiamato a sostituire Vinnie Colaiuta).
    Tra i vari brani in scaletta, ricordiamo You Are What You Is, The Illinois Enema Bandit, Dancin’ Fool, Stick It Out, Mudd Club (brano dedicato proprio al club) e un’inaspettata versione di Nite Owl.
    (Il Manifesto, 10 maggio 2023)

    https://www.youtube.com/watch?v=kTWYGmr8Nd4

    https://www.youtube.com/watch?v=LRoQXRVJBIU

    https://www.youtube.com/watch?v=1d6o6OQsXbM

  • Frank Zappa & Edgar Varèse – Nona parte

    Frank Zappa & Edgar Varèse – Nona parte

    Mix The Return Of The Son Of Monster Magnet (remastered, Freak Out 1966) + Ionisation di Edgar Varèse (New York Philharmonic)

    Foto di copertina (immagine di Frank Zappa) di Salvador Luna (Lunatico)

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD2rw9x08v1t7g9WU04CBQ0q

    “Just give me some stuff and I’ll organize it for you. That’s what I do”. Più della citazione relativa al “present-day composer”, è questo l’aforisma che forse meglio rivela in Zappa un prosecutore della lezione di Edgar Varèse.
    “In Europa – scriveva nel 1922 il compositore francese emigrato negli Stati Uniti – non ho trovato nulla che si possa definire come una tendenza assolutamente nuova in campo compositivo, se si escludono le sperimentazioni che partono dallo stile sincopato del jazz americano. Sono convinto che in questo dopoguerra stia costituendosi una cultura nuova e che in America essa si manifesterà nella forma di un rinascimento musicale”.
    Zappa è varèsiano innanzitutto per una concezione musicale che apre un credito generalizzato a qualsiasi oggetto o linguaggio capace di entrare in un contesto sonoro organizzato: “Qualsiasi cosa suonava bene per me, per qualsiasi ragione, fosse qualche dissonanza fragorosa oppure una bella canzone con cambi di accordi e un ritmo regolare in sottofondo”. “Datemi qualunque cosa e ve la organizzerò” è la dichiarazione di chi ha assimilato la nozione di “suono organizzato” così cara a Varèse.
    Tuttavia, più che nelle pagine per orchestra dove l’omaggio a Varèse è più palese e prevedibile, è forse più interessante stabilire se e in che misura tracce di una prassi o di una mentalità prossime all’avanguardia e alla sperimentazione colta siano operanti sul terreno specifico della musica concepita da Zappa per rock band. Se, indipendentemente da Varèse, siano presenti cioè un tipo di scrittura musicale, un’elaborazione formale e dei materiali o, più in generale, procedure operative di derivazione colta che consentano di definire i termini del pensiero compositivo di Zappa.
    Fin dall’inizio, a suggerire con forza l’idea che questo interrogativo sia poco più di una domanda retorica basterebbero due brani come Help I’m a Rock e, soprattutto, The Return of the Son of Monster Magnet, ossia i due titoli conclusivi di Freak Out!. Il rumorismo diffuso, lo scatenamento orgiastico fra allucinazione freudiana e animalesco-metropolitano, i continui cambi di tempo e soprattutto la complessità poliritmica della trama (ottenuta sovrapponendo alla percussione ossessiva un folto reticolo anch’esso ritmicamente connotato e formato da materiali elettronici, voci denaturate e altro ancora) rivelano un radicalismo linguistico e una complessità strutturale che si lasciano indietro di molto tutto ciò che fino ad allora era apparso nell’orizzonte della musica rock. Nel giro di neppure tre anni, attraverso brani come Brown Shoes Don’t Make It, Mother People, Oh No, The Chrome Plated Megaphone of Destiny fino alla summa rappresentata dall’album Uncle Meat, Zappa opera una sostanziale e irreversibile compenetrazione fra l’idioma rock e il lessico della sperimentazione di area colta, spingendola fino al punto di rendere impossibile il tracciare una linea di demarcazione fra il rock e l’altro. Un rock – se tale ancora si può definire – che dal punto di vista armonico, formale, coloristico e, soprattutto, ritmico, ingloba influssi musicali di tutt’altra provenienza. Varèse, certo, per la prominenza della componente ritmica, Stravinskij con i suoi costrutti poliritmici e politonali. Ma presenze altrettanto forti sono il disinibito collagismo di Ives, Schaeffer e la musica concreta ed elettronica, George Antheil con il suo macchinismo percussivo e l’apoteosi della marimba. Infine Nancarrow, solitario e appartato compagno di un viaggio ideale alla ricerca di un universo ritmico che sfocia nell’utopia.
    (estratto dall’articolo “Frank Zappa: rock come prassi compositiva” di Giordano Montecchi)

    La musica di Varèse enfatizza il timbro e il ritmo: ha coniato il termine di “suono organizzato” riguardo alla sua estetica musicale. Varèse considerava il suono ‘materia vivente’ e lo spazio musicale ‘aperto piuttosto che limitato’. Concepì gli elementi della sua musica in termini di “masse sonore”, paragonando la loro organizzazione al fenomeno naturale della cristallizzazione. Varèse pensava che “per le orecchie ostinatamente condizionate, tutto ciò che è nuovo nella musica è sempre stato chiamato rumore” e pone la domanda: “che cos’è la musica se non rumori organizzati?”.
    L’uso da parte di Varèse di nuovi strumenti e risorse elettroniche lo portarono ad essere conosciuto come il “padre della musica elettronica”. Henry Miller lo definì “Il colosso stratosferico del suono”.

  • Frank Zappa’s Style 19: muscle memory, resolved dissonance, rhythmic clarity, sound/noise, more

    Frank Zappa’s Style 19: muscle memory, resolved dissonance, rhythmic clarity, sound/noise, more

    Ya Hozna (Them Or Us, 1984)

    Per Zappa la composizione era una questione pratica.
    “Non userei nemmeno uno spartito se ciò che chiedo ai musicisti non fosse troppo complicato per me canticchiarlo. Nella maggior parte dei casi, penso che i migliori risultati si ottengano suonando ciò che hai memorizzato. Quando un brano entra nella ‘memoria muscolare’ puoi dirigerlo, farci cose che sono impossibili quando stai leggendo. Il risultato artistico finale non è una colonna sonora, è il master tape.” (FZ)
    (Ben Watson, The Wire, febbraio 1994)

    “E’ un’arte saper trovare esattamente la nota giusta che darà esattamente la sensazione giusta su un certo accordo: non sempre si può fare seguendo una formula, bisogna farlo seguendo l’orecchio, anche perché la tensione cambierà in relazione al tipo di strumento che dovrà suonare quella certa nota. La ghost note suonata da un flauto non darà lo stesso effetto della stessa ghost note suonata da una tromba. Il ritmo rappresenta un altro tipo di frizione: quando si ha un ritmo regolare occorre offenderlo sovrapponendogli una frase dal ritmo molto irregolare. Questa frase, però, deve essere suonata con molta precisione, non come verrebbe suonata nel corso di un’improvvisazione: deve diventare una specie di bestemmia nei confronti del concetto ritmico originale”. (Frank Zappa)

    Una delle preoccupazioni centrali di Zappa era il modo di ricreare l’opera, di renderla contemporanea nel suo discorso e nel suo suono.
    (Cuadernos de Jazz, settembre-ottobre 1997)

    “La mia musica è come una di quelle torture a base di privazione del sonno: quando non dormi per un lungo periodo di tempo, dopo un po’ cominci a vedere e a sentire cose che non esistono veramente, ma che sono comunque molto interessanti. Lo stesso può accadere nello spazio di una composizione, cercando di conoscere in anticipo le reazioni psicologiche a ciò che si scriverà ed incorporandole alla composizione stessa: tu sai quello che gli ascoltatori si aspettano di ascoltare e proprio negando ciò che si aspettano puoi riuscire a procurargli delle sensazioni che normalmente non avrebbero…”. (Frank Zappa, intervista trasmessa da La Grande Radio, 9 dicembre 2013, podcast)

    “La dissonanza quando è risolta è come avere un prurito e grattarsi. Quando è irrisolta è come avere un mal di testa per tutta la vita. La musica più interessante di cui mi occupo è musica nella quale la dissonanza è creata, sostenuta per un giusto periodo di tempo e risolta: hai la tua grattatina e via di nuovo. Il concetto di dissonanza nel mio lavoro opera su livelli differenti. Puoi avere la dissonanza ritmica. Qualunque ritmo che vada contro la tendenza di un ritmo naturale è un disturbo per il tempo in cui esiste la dissonanza. Ma una volta che torni al ritmo di base, puoi guardare indietro e dire: “Hey, era affascinante ciò che è successo. Lo stesso accade con l’armonia, con le parole. Devi capire l’intero concetto di ritmi naturali, cose che esistono e che la gente dà per scontate, e l’idea che uno possa creare un’irritazione artificiale per un certo periodo di tempo tale da dare una sensazione piacevole quando finisce”.
    (Frank Zappa, intervista di Bob Marshall, 1988)

    Una delle caratteristiche di un brano di Zappa è la sua divisione matematica del ritmo: note legate, terzine giustapposte a semicrome, frasi ripetute come un ritmo incrociato ecc. “Uncle Meat Variations” è uno degli esempi migliori.
    Questo tipo di chiarezza ritmica si nota anche nei suoi assoli. La raccolta è veloce e precisa, le sollecitazioni e le divisioni pulite; soprattutto il suo modo di suonare dipende dalla simmetria. Zappa usa le battute come frasi equilibrate, ponendo una domanda e poi rispondendo o basandosi su un’idea suonandola in modo leggermente diverso più volte di seguito.
    È uno stile stranamente formale, pieno di schemi ed elaborazioni, basato sul blues ma intervallato da scale, semplici melodie ripetute e dai suoi accordi preferiti di nona e undicesima. Sebbene non sia caldo o “sentito” in senso blues, può essere ipnotico nella sua assoluta precisione.
    L’uso seminale della ripetizione nella musica moderna ha avuto molti sbocchi nel rock. L’idea mantrica è ‘ripeti qualcosa abbastanza spesso e diventa interessante’. Zappa, in questo senso, risulta essere uno dei primi a usare una nota, un ritmo per sostenere altri eventi musicali; “King Kong” è un altro esempio successivo.
    (New Musical Express, 16 novembre 1974)

    “Edgard Varèse mi ha insegnato tante cose, ma soprattutto mi ha incoraggiato tanto da capire che anch’io potevo fare Musica. Conservo ancora un ritaglio da una rivista con alcune sue parole: ‘Non c’è differenza tra suono e rumore, perché il rumore è un suono che si crea’ “. (Frank Zappa)

  • Frank Zappa: jazz musicians who played with him

    Frank Zappa: jazz musicians who played with him

    Uncle Rhebus (live 8 luglio 1969, The Ark, Boston, MA)

    Frank Zappa ha sempre espresso la sua mancanza di gusto per tutto ciò che riguarda il jazz. Tuttavia, è noto che Wes Montgomery ed Eric Dolphy, ad esempio, furono punti di riferimento importanti nel suo percorso personale. Oltre alla passione per Mingus, Coltrane, Ayler, notiamo che il 75% dei musicisti impiegati da Zappa sono stati, prima o poi, coinvolti nell’avventura del trombettista jazz Buzz Gardner, uno dei primi Mothers, di cui troviamo traccia negli anni Cinquanta accanto ad André Hodeir e ai club di Saint-Germain-du-Près, fino al nuovo batterista, Chad Wackerman, che è un membro trasfuso della band di Bill Watrous.
    L’uso dei jazzisti da parte di Zappa iniziò nel 1966 con Gene Di Novi, che fu partner di Buddy Rich, Benny Goodman, Chubby Jackson, Anita O’Day, Lena Horne… L’apparizione del pianista nell’universo zappiano coincide con l’uscita dell’album Freak Out. Subito dopo, Zappa ha chiamato Don Ellis. Ma la presenza del trombettista nel secondo album di Zappa, “Absolutely Free”, resterà, quantitativamente, aneddotica.
    Don Preston fece parte dei Mothers of Invention dal 1966 al ‘74. La sua biografia professionale iniziò nel 1951 nell’orchestra di Herbie Mann, che lasciò due anni dopo per la formazione di Hal McIntyre, prima di essere complice di Paul e Carla Bley, poi di Don Ellis e Gil Evans (1971).
    Da quel momento in poi, la parata dei jazzisti ha incluso:
    – Mike Lang (“Lumpy Gravy”);
    – Pete Jolly (“Lumpy Gravy”);
    – John Guerin (“Lumpy Gravy” e “Hot Rats”);
    – Frankie Capp (“Lumpy Gravy”).
    Sarebbe opportuno citare anche i jazzisti che hanno avuto contatti solo occasionali con la musica di Zappa: Shelly Manne, Vic Feldman, Alan e Gene Estes, Dennis Budimir …
    Senza dimenticare Emil Richards, vibrafonista di Ellis e Kenton.
    Nel 1969, per la registrazione di “Hot Rats”, troviamo John Guerin a cui si aggiunsero Paul Humphrey, Max Bennett, Sugarcane Harris e Jean-Luc Ponty (che trovò un riconoscimento internazionale con Zappa). Il violinista produrrà uno dei suoi migliori album, “King Kong”, con composizioni di Zappa, accompagnato da personaggi come George Duke, Wilton Felder e Bueil Neidlinger. Ponty arrivò ai Mothers con George Duke, la cui biografia include anche un periodo con Don Ellis (che pare sia stato uno dei principali fornitori di musicisti per Zappa), Kenton, Gerald Wilson, Herbie Mann e Woody Herman.
    Considerando la “Grand Wazoo Orchestra”, la formazione più jazzistica di Zappa (1972), citiamo Tom Malone, Charles Owens, Gary Barone, Dave Parlato, Bruce Fowler.
    In precedenza, si erano uniti ai Mothers anche David Samuels, Ronnie Cuber, Glenn Ferris.
    Paradossalmente, Zappa è forse l’unica rockstar amata sia da Gil Evans che da Archie Shepp.
    Del resto, non riesco a pensare ad un tributo migliore di quello di Roland Kirk: “Ho suonato con i Mothers a Boston. È stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Zappa mi disse: “Ehi Roland, vieni a suonare con noi!”. Ho esitato un po’ e sono andato lì. È stato fantastico. È sbagliato denigrare i musicisti pop nei circoli jazz, soprattutto quando hanno la classe di Zappa”.
    (Jazz Magazine, giugno 1982)

    Nel brano “Uncle Rhebus” (scelto per questo video) tratto da un live al The Ark di Boston del 1969, troviamo i primi Mothers. La band è composta da:
    Frank Zappa – chitarra solista/voce
    Buzz Gardner – tromba
    Don Preston – tastiere/elettronica
    Roy Estrada – basso/voce
    Ian Underwood – sassofono contralto, pianoforte
    Bunk Gardner – sassofono tenore
    Motorhead Sherwood – sassofono baritono
    Jimmy Carl Black – batteria
    Arthur Dyer Tripp III – batteria

    Dopo essersi esibiti per oltre un anno con Kink Kong e Uncle Meat, Frank Zappa decise di suonare questi due brani in modo diverso, strano, per il concerto al The Ark dell’8 luglio 1969. I Mothers suonarono le due melodie simultaneamente senza alcun adattamento ottenendo l’effetto tipico di Charles Ives, quello cioè di ascoltare due band che suonano contemporaneamente melodie diverse.