Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Tag: Frank Zappa

  • Frank Zappa: 1973-05-10 WZMF-FM interview by Bob Reitman – Uncle Meat, 200 Motels, more

    Frank Zappa: 1973-05-10 WZMF-FM interview by Bob Reitman – Uncle Meat, 200 Motels, more

    Hello / FZ pushed off stage story / early bands / current band
    Making albums / Beatles delay release of WOIIFTM
    Bands FZ likes / 200 Motels story / Uncle Meat movie story
    New equipment / Firesing Theater / school / Flower Power
    Ernie Ponzi story / Rolling Stone / Ruben & The Jets group
    New contract / Alice Cooper / John McLaughlin

    FAIR USE
    From GSW Project

  • Frank Zappa: 1969-02-21 WBIA-FM NYC New School Lecture interview- Carmen Moore’s Popular Music Class

    Frank Zappa: 1969-02-21 WBIA-FM NYC New School Lecture interview- Carmen Moore’s Popular Music Class

    German youth activist story
    Comments about Ruben And The Jets
    Station ID
    How important are the lyrics
    Freak Out / Bizzare / Sgt. Pepper / composition
    Gurvitz album
    Freak Out vs. Ruben An The Jets
    Writing music / parody
    Why did you get into the music biz?
    Will oldies come back / Deserie
    Spangles / Moonglows / construction of How Could I Be Such A Fool?
    Film / plumber composer
    FZ’s Father story
    College / NCP / Ronny and Kenny story
    Entertainment / hand signals
    Getting into record biz
    Eric Clapton / Beatles / Dr. John
    The Fugs / Stravinsky / drugs
    Apparent contradictions / TV access
    Parents – children / democracy
    Artistic immortality
    Modal Be Bop
    Outro

    FAIR USE
    From GSW Project

  • SOFIA – xenocronia Frank Zappa & Philip Koutev, bulgarian folk music – xenochrony

    SOFIA – xenocronia Frank Zappa & Philip Koutev, bulgarian folk music – xenochrony

    xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa e Philip Koutev

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD1eJlE31TCypMf1eLhjcfBc

    Per questa xenocronia ho usato alcune parti dell’album “National Folklore Ensemble Philip Koutev – Music From Bulgaria vol. 8”. E’ dedicata ad una delle più grandi passioni di Zappa: la musica folk bulgara.
    I brani che ho scelto sono: Chukurovsko Horo, Varnenski Tantsi, Krivo Horo e The Ultimate Trip – Kaleidoscope Visuals.
    Ho attinto volentieri ad alcuni brani di Zappa tratti dall’album “One Shot Deal” (2008, pubblicato postumo) ma non solo…

    Riguardo a Freak Out, quali sono state le tue maggiori influenze?
    “C’è una lista nell’album di 156 nomi”.

    E da allora?
    “Circa tre o quattro”.

    Ti dispiacerebbe nominarli?
    “Krzystof Penderecki, Gyorgy Ligeti, Philip Koutev. Non mi viene in mente altro.
    Krzystof Penderecki è un compositore. È il ‘capo’ di tutta la musica polacca e scrive in un certo stile.
    Gyorgy Ligeti è un compositore noto soprattutto per la sua “musica spaventosa”.
    Phillipe Koutev è l’organizzatore di un ensemble di musica popolare in Bulgaria; è la band più calda in quella zona”.
    (FZ, Bugle American, 17 dicembre 1975)

    “Mi piace la musica indiana e mi piace molto la musica bulgara”.

    Hai mai assistito a un concerto di donne bulgare? Le hai incontrate?
    “È stata un’esperienza abbastanza spaventosa. Portano con sé alcuni musicisti. C’è un ragazzo che suona una specie di batteria o qualcosa di simile alla chitarra, ma questi ragazzi sembrano far parte del KGB bulgaro, come cani da guardia del gruppo. Avevano un look speciale, un cappotto di pelle nera, e stavano nel backstage. Una volta finito il concerto, le ragazze erano tutte nel camerino. Erano in fila per un ricevimento formale e siamo entrati per salutarle, poi ci hanno fatto uscire. Non potevi avere alcuna comunicazione con loro”.
    (FZ, Best of Guitar Player, 1994)

    In cosa consiste la tecnica della ‘cornamusa bulgara’? Scopritelo qui

    https://www.youtube.com/watch?v=eNfxhZY6t-8

    Sei sempre stato sottovalutato come chitarrista rock. Il tuo stile è basato sul blues ma è molto originale e distintivo.
    “La base deriva sia dalla musica orientale sia dal blues. Penso che sia naturale per me. Parte dell’influenza orientale è simile ai suoni greci, turchi, bulgari e indiani”.
    (FZ, Down Beat, 18 maggio 1978)

    Filip Kutev (Филип Кутев in bulgaro) o Philip Koutev (13 giugno 1903 Aytos – 27 novembre 1982 Sofia) è stato un compositore e arrangiatore bulgaro. Nel 1951, con la moglie Maria Kuteva, fondò il primo ensemble professionale bulgaro sostenuto dallo Stato, lo State Ensemble for Folk Song and Dance, noto anche come Filip Kutev Ensemble. Grazie al suo ensemble Koutev è stato pioniere di uno stile di arrangiamento di canzoni popolari: ha fuso elementi popolari con forme/armonie classiche occidentali creando una nuova tradizione corale bulgara. Il suo coro è stato uno dei quattro apparsi nell’album Le Mystère des Voix Bulgares vol 2 che nel 1989 vinse un Grammy Award.

    Il Mistero delle voci bulgare (il cui stile è caratterizzato dalla diafonia e dalla dissonanza) ha il potere di connettere chiunque con la madre Terra. Molti ascoltatori ammettono di non saper spiegare cosa provano quando ‘assorbono’ questa musica. Induce all’amore per l’umanità, ad una profonda vicinanza tanto al passato quanto al futuro dell’essere umano. I suoni emessi da queste voci trasmettono emozioni e sensazioni potenti fino a far piangere chi li ascolta per un’inspiegabile reazione naturale. La tecnica vocale (di gola) è unica.
    La musica popolare bulgara, risalente ai tempi degli imperi bizantino e ottomano, ha così tanti intervalli di dissonanza difficilmente presenti in un coro occidentale. Le voci bulgare sono il miglior esempio di come la dissonanza possa suonare meravigliosamente. Forse anche per questo Zappa amava profondamente la musica folk bulgara: lui adorava le dissonanze.
    Frank seguiva da molto vicino il pianista, compositore, etnomusicologo ungherese Béla Bartók, che dedicò molte energie allo studio ‘sul campo’ della musica contadina visitando personalmente luoghi remoti. Le sue vaste collezioni includono oltre 10.000 melodie di varie etnie, tra cui ungheresi, bulgare, rumene, slovacche e serbe.
    Il ‘ritmo bulgaro’ è irregolare con soluzioni composte, alterate, dispari. Ritmi naturali, prodotti dalla musica delle campagne in modo del tutto spontaneo.
    Bartòk ha cercato il vero classico, ciò che non dev’essere sostituito o alterato. Per lui, il vero equilibrio è da cercare nella natura, di cui i canti popolari bulgari intendono cogliere quella sorta di aurea ancestrale, quasi mistica, in perfetta unione con il lavoro e con la vita degli abitanti dei luoghi rurali e delle montagne.

    https://www.youtube.com/watch?v=blUpA-zgG2U

  • FZ Connection 3 (CC – Black Napkins) – xenocronia con musiche di Frank Zappa xenochrony

    FZ Connection 3 (CC – Black Napkins) – xenocronia con musiche di Frank Zappa xenochrony

    xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa

    Immagine di copertina di Salvador Luna (Lunatico)

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/watch?v=XoFRL0ot64A

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD1eJlE31TCypMf1eLhjcfBc

    Sbirciando la mappa interattiva di Cameron Piko mi sono fermata di colpo su un puntino blu che riporta il titolo di Black Napkins (versione di Zoot Allures), uno dei brani più belli di Frank Zappa.
    Cerco le ‘connections’ di questa canzone secondo la CC (Conceptual Continuity) teorizzata ed applicata da Zappa e trovo:
    – Panty Rap (Tinseltown Rebellion);
    – Pink Napkins (Shut Up ‘N Play Yer Guitar Some More);
    – Lonely Person Devices (You Can’t Do That On Stage Anymore, Vol. 6).

    Black Napkins (seconda traccia dell’album Zoot Allures) prese vita da un’improvvisazione del tema che avrebbe poi costituito il brano Sleep Dirt. Le performance dal vivo presenti nell’album provengono dai nastri di un concerto del 3 febbraio 1976 a Osaka (Giappone).
    Zappa, durante il live Philly 1976, presenta Black Napkins come una canzone ‘soltanto per amanti’ definendola una ballata lenta e tenera. Inizialmente, suggerisce al pubblico come possa evocare emozioni e sentimenti romantici. In seguito, ammette che la donna completa deve possedere anche un buco del culo. Lo spirito provocatorio di Frank non si smentisce neanche stavolta sfidando l’idea di femminilità idealizzata secondo le aspettative sociali. Il tovagliolo nero è insolito, lontano dall’idea della pulizia: suggerisce un contrasto tra ordine e caos, dualità dell’esistenza umana in un mix di emozioni. Imperfezioni e vulnerabilità sono una parte essenziale della completezza. Sfidando le tradizionali nozioni di perfezione, Zappa suggerisce di apprezzare le complessità della natura umana.
    Oltre alla versione di Zoot Allures, ho inserito la versione eccezionale che fa parte dell’album “ZINY 40th Anniversary Deluxe Edition” in commemorazione del 40° anniversario dell’album Zappa in New York di grande intensità e bellezza.

    https://www.youtube.com/watch?v=HfjUxWGe-tI&t=172s

    Panty Rap (dall’album Tinseltown Rebellion) viene eseguita sulla progressione di Black Napkins ma in una versione reggae.
    Frank Zappa ha commissionato una trapunta di mutandine ed altra biancheria intima femminile lanciate sul palco e raccolte durante il suo tour del 1980-1981. Non sono state lavate. Alla fine del tour, Zappa mantenne la parola data, consegnando le mutandine non lavate all’artista Emily Alana James, che le trasformò in una trapunta ispirata alle carte da gioco in cui la cantante di “Valley Girl” interpretava il Re di Picche. Attualmente, la ‘trapunta delle mutandine’ si trova appesa a Biloxi Mississippi, all’Hard Rock Café.

    https://www.youtube.com/watch?v=GSTHwTM7XiE

    Pink Napkins (dall’album Shut Up ‘N Play Yer Guitar Some More) è un chiaro riferimento, ma anche un assolo ‘sobrio’ di una versione live di Black Napkins.

    Lonely Person Devices (dall’album You Can’t Do That On Stage Anymore, Vol. 6) è un’improvvisazione in quella progressione di accordi. Il brano è espressamente dedicato a Ms. Pinky, la bambola per adulti che ha ispirato la canzone omonima di Zappa.
    In questo brano parlato con sottofondo reggae, Frank spiega, in sintesi:
    “Abbiamo visitato di recente la Finlandia, e siamo stati accolti all’aeroporto da un signore di nome Erik. E’ una persona molto gentile, colleziona autografi e ci fa regali. Quando abbiamo lasciato la Finlandia, Erik mi ha dato una rivista da leggere in aereo. Mi ha dato una rivista pornografica finlandese in cui c’erano delle ragazze… mostrava un sacco di ragazze con le scarpe rosse, grandi così. Quando si è arrivati ai dettagli commerciali di quella zona interessante tra le gambe, questi pezzi di carne che pendevano dai piccoli cespugli di peli sembravano tutti orribilmente infetti! Sfogliando la rivista, c’era la pubblicità di un prodotto, un dispositivo per persone sole. Ci sono molti prodotti per persone sole, il più basilare di tutti è il vibratore. Può essere molto utile e divertente se usato correttamente. La signorina Pinky è più bassa della media delle ragazze perché non ha un CORPO, ha solo una TESTA. Ha una testa di gomma e i suoi occhi sono chiusi e la sua bocca è SPALANCATA e ha le labbra arrotolate sui denti così non ti fa molto male. Ed è lavabile. Quindi dedicheremo questa canzone alla signorina Pinky per tutto il buon lavoro che ha fatto… specialmente per il ragazzo dietro che probabilmente ha la signorina Pinky tra le sue ginocchia in questo momento, nascosta sotto il suo cappotto, proprio lì sotto, che si diverte…

  • Frank Zappa’s Style 10: orchestration & dissonance, melody, absurd lyrics, live recordings, more

    Frank Zappa’s Style 10: orchestration & dissonance, melody, absurd lyrics, live recordings, more

    King Kong (Live 1968)
    King Kong versione reggae (dall’album Ycdtosa vol 3)

    In copertina un disegno di Jim Mahfood

    Quale sarebbe per te la forma d’arte definitiva?
    “Penso che dovrebbe essere una combinazione di proiezioni reali, suoni sincronizzati, live action e partecipazione del pubblico, il tutto in un ambiente acustico controllato. Ora sto facendo un film di fantascienza che probabilmente sarà un musical”. (FZ, Jazz Rock & Blues Club, luglio 1973)

    Zappa non fa mai la stessa cosa due volte. (Beetle, luglio 1973)

    “King Kong è un brano semplice con accompagnamento in re minore. In effetti, direi che l’80% dei brani che abbiamo con degli assoli sono nella stessa tonalità. Adoro gli accompagnamenti in re minore con un preaccordo maggiore. Ti dà un bel effetto modale”. (Frank Zappa, International Times, febbraio 1971)

    “Ho un gusto per l’orchestrazione molto elaborata e melodica, oppure per la più fragorosa dissonanza estrema perché sono ugualmente forze opposte e mi piace affrontare questo tipo di fattori primari”.
    (Frank Zappa, After Dark, febbraio 1972)

    “Mi interessano le melodie ed è l’unica cosa che trovo carente nella maggior parte della musica di oggi. La costruzione della melodia è una forma d’arte specializzata. Conosco molte persone che sanno scrivere e arrangiare, ma non prestano troppa attenzione a dove si trova la melodia. È una grande sfida scrivere una melodia. Ecco perché le persone che sanno improvvisare bene contro i cambi di accordi sono così uniche perché è una sfida vinta all’istante. Quando tutto ciò che ti viene presentato è lo scheletro armonico, la tua sfida è creare una melodia personalizzata contro quella serie di cambi di accordi, è un’impresa davvero impressionante. C’è solo una persona nel gruppo che non improvvisa davvero ed è Ruth. Questo perché ha un blocco mentale per l’improvvisazione. Penso che ne sia capace, ma non farà un assolo. Tutti gli altri nel gruppo sono orientati all’improvvisazione”. (FZ, Down Beat, 13 settembre 1973)

    “L’ostinazione di Zappa è colossale. Eccolo alla fine degli anni Settanta che continua a produrre film musicali. Certo, i suoi ripetuti tentativi di combinare musica e pellicola gli conferiscono il diploma di pioniere in quello che, nel frattempo, è diventato pratica quotidiana, cioè filmare musica pop” (Michael Gray)

    “Sono molto interessato alle cose assurde, quindi i testi delle mie canzoni sono assurdi ma alcune persone, per poter apprezzare un’assurdità di tanto in tanto, pensano che i miei brani siano troppo sofisticati. Hanno, in effetti, un significato sociologico ma è sottile, non così letterale come viene fatto dalla maggior parte degli intellettuali. E’ qualcosa di più artistico”. (Frank Zappa)

    I tuoi assoli sono spesso costruiti su vamps (figure musicali ripetute o accompagnamenti).
    “Sì. Non mi piacciono i cambi di accordi. Mi piace avere un centro tonale che rimane lì o, possibilmente, con un secondo accordo che varia dal centro tonale principale. E poi ci gioco intorno. Non so se ascolti mai musica indiana – non ci sono cambi di accordi in questo, ma puoi sentire le implicazioni di tutti i tipi di altri cambi di accordi e linee che vengono suonate l’una contro l’altra. Questo è il modo in cui mi piace lavorare”.
    (FZ, Guitar Player, dicembre 1982)

    “C’è un vuoto sempre più ampio tra ciò che suono con la chitarra e ciò che scrivo sulla carta. L’intento è sostanzialmente diverso. Quando ho una chitarra tra le mani, quello che voglio esprimere è ciò che sto pensando in quel momento, la progressione di accordi che passa; l’80% delle volte riesco a proiettare ciò che sta accadendo. Sono un compositore che suona la chitarra e quello che voglio fare con lo strumento riguarda non solo le singole note ma il suono generale come se stessi disegnando immagini. Cerco di mantenere il suono più spontaneo possibile”. (Frank Zappa, 22 novembre 1969)

    “Il massimo che chiunque può aspettarsi da un artista, affinché quell’artista risulti esteticamente vero, è che dia al pubblico una parvenza di se stesso. Qualunque cosa ascolti in quei dischi è un’estensione di me. È vecchio stile o all’avanguardia. Qualunque cosa sia è ciò che io sono”. (FZ, BLAST, dicembre 1976)

    Frank Zappa ha raccolto una quantità incredibile di materiale registrato e catalogato. Materiale che veniva registrato dal vivo.
    “I miei gruppi provano per mesi, 10 ore al giorno; quando siamo in tour, loro sono in grado di eseguire perfettamente tutto quello che hanno imparato. Perché dovrei spendere altro denaro per riportarli in studio ed eseguire tutto ciò che hanno suonato per oltre un anno?“. (FZ)
    Dal 1970 in poi, gran parte dei dischi di Zappa aveva basi estrapolate da concerti live, anche se sembravano realizzati in studio. Gran parte delle uscite postume sono recuperi di incisioni catalogate.

  • Frank Zappa, Arf: Fido & Poodle, the Conceptual Continuity ‘leit motif’

    Frank Zappa, Arf: Fido & Poodle, the Conceptual Continuity ‘leit motif’

    The Poodle Lecture (Live Palladium 1977, brano inserito nell’album You Can’t Do That On Stage Anymore, Vol. 6, 1992)

    Il cane Fido è un personaggio immaginario che appare puntualmente nei testi di Frank Zappa. Spesso, si tratta di un barboncino e viene chiamato con la frase “Here Fido, here Fido”. Succede, in particolare, in tre brani:
    – Cheepnis: si cerca di catturare Frunobulax. “Il mostro che i contadini di questa zona chiamano Frunobulax è appena stato visto avvicinarsi alla centrale elettrica. I proiettili, i razzi, le granate non possono fermarlo”;
    – Nanook Rubs It: mentre Nanook strofina il cane, un coro canta ‘Here Fido, here Fido’;
    – Stink-foot: qui viene chiesto a Fido di prendere delle pantofole, poi il cane parlante inizia a discutere sull’essenza della Continuità Concettuale. “Il nocciolo del biscotto è l’apostrofo. Il barboncino morde, il barboncino lo mastica…”.
    Sulla copertina di Absolutely Free una delle pubblicità mostra un collare per cani: compare lo slogan “Compra un Fydo, ti sta benissimo”.
    Il Fido di Zappa è stato, in parte, ispirato da uno spot pubblicitario dello spray per i piedi Dr. Scholls (1974), in cui un cane sviene quando si trova di fronte ai piedi puzzolenti di un uomo. Zappa avrebbe confuso il prodotto con lo spray Mennen.

    Frank Zappa ha rivelato che l’immagine del cane si riferisce ad una “parodia di Wagner nel concetto di leit motif”. “Un leit motif è un piccolo frammento, non un tema ma un pezzo parziale: Wagner prenderebbe un leit motif e distribuirebbe quel motivo in tutto il pezzo. Andrebbe a creare un effetto nostalgico da evocare in una cornice psicologica come il cigno. Nei nostri archivi, il Fido che continua a spuntare è come il cigno. In realtà, è un Fido astratto, non è un cane. Non ha niente a che fare con un cane, non ha niente a che fare con niente, potrebbe anche essere un numero…”.
    In sostanza, Fido fa parte della Continuità Concettuale di Zappa, il Progetto/Oggetto, l’insieme unificato. Frank considerava tutto ciò che faceva come parte di una grande composizione; tornava su certi temi ogni volta che lo riteneva opportuno.

    Il significato del ‘barboncino’ spiegato in “The Poodle Lecture”
    All’inizio Dio creò “la luce”. Poco dopo, Dio commise tre grandi errori.
    Il primo errore fu chiamato UOMO, il secondo errore fu chiamato DONNA e il terzo errore fu l’invenzione del BARBONCINO.
    Ora, il motivo per cui il barboncino fu un errore così grande è perché Dio originariamente voleva costruire uno
    Schnauzer, ma sbagliò. Tanto tempo fa, il barboncino era un cane molto attraente. Il barboncino aveva peli distribuiti uniformemente su tutto il suo piccolo CORPO tipo canino piccante. Era un cane dall’aspetto normale. I cani normali non prendevano in giro il barboncino nei tempi antichi. Ma la DONNA, come sai, è sempre stata molto più intelligente dell’UOMO fin dall’inizio dei tempi. L’UOMO farebbe qualsiasi cosa per ottenere un po’ di figa ed è per questo che la DONNA ha sempre avuto il controllo su di lui.
    All’inizio la DONNA guardò l’UOMO dritto negli occhi e disse: “Perché non vai a cercarti un lavoro perché potrei usare un po’ di belle cose in casa. Principalmente ciò di cui ho bisogno è un tagliacapelli, delle forbici e un paio di pinzette incrostate di zirconi”. Naturalmente l’UOMO ha fatto il suo dovere. È uscito e ha trovato un dannato lavoro e ha dato quei soldi alla DONNA. La DONNA corse fuori dalla porta sul retro del giardino dell’Eden, andò direttamente al negozio di ferramenta, prese le forbici, le pinzette incrostate di zirconi e tornò indietro e, mentre l’UOMO dormiva, la DONNA prese il BARBONCINO. Perché la DONNA aveva notato che la lunghezza e le proporzioni dell’appendice orale del barboncino, la lingua del cane, erano di suo gradimento, tranne per il fatto che questo cane aveva troppi peli. Non aveva l’aspetto da discoteca tanto popolare al giorno d’oggi. Ha preso il cane l’ha pulito un po’. Nella parte posteriore, intorno al collo, al torace alle zampe ha tolto tutto il materiale estraneo indesiderato da questa zona che chiameremo Burbank. Poi ha sistemato il piccolo succhiatore così, gli ha
    sistemato la bocca così e si è accovacciata SU DI LUI. (Frank Zappa)

    “Non so come sia iniziata. Il barboncino è una specie animale vittima dell’assurdità della razza umana. Quello che ha subito, soprattutto dalle donne, lo condannerebbe al tormento eterno. È stata la donna a decidere di tagliarlo e di farne un arbusto ambulante. Si possono trarre due conclusioni: il barboncino è collaborativo e la donna ha dei problemi. Pensate che un animale piccolo e parzialmente denudato sia una buona cosa? Il barboncino non ha diritti? Stiamo cercando di salvare le balene, ma chi si preoccupa del barboncino?” (FZ, Apocrypha, 1988).

    “Gli animali sono esseri superiori e meritano rispetto” (Frank Zappa)

  • Frank Zappa & Rock

    Frank Zappa & Rock

    Muffin Man (NYC Palladium, 30 ottobre 1977)

    Ti consideri un cantante rock and roll?
    “No, direi che sono interessato all’espansione della consapevolezza. Non puoi dirlo nel rock and roll in quanto tale, ma puoi usarlo come veicolo per tutte le idee che la gente vuole ascoltare. Ci sono persone che vogliono ascoltare cose che potrei essere in grado di mettere in qualche forma. Penso che potremmo usare il rock and roll… i tamburi per accentuare ciò che sta accadendo. La capacità di attenzione della persona media che compra dischi non è limitata ma è breve: ci sono così tante distrazioni nell’era meccanica”.
    (FZ, IT, 31 ottobre 1966)

    “Non sono mai stato una popstar. Le popstar sono carine e indossano bei vestiti. Sono un musicista. Mi piace il rock n’ roll, è il mezzo migliore per esprimermi con i miei testi”. (FZ, Acid Rock, gennaio 1978)

    Zappa fu il primo musicista rock a cimentarsi coi tempi dispari, i ritmi composti, ad introdurre due batteristi e percussionisti nel suo organico, nonché il primo a sovrapporre due brani diversi suonati simultaneamente e sincronizzati in tempo reale. (20zero77.it, 4 gennaio 2021)

    “Il rock’n’roll è l’unica realtà vitale dell’America, ben altro che un momento di semplice passaggio. E per questo sto portando diverse musiche negli arrangiamenti rock”. (FZ, Rockstar, settembre 1991)

    “È stato la mente più acuta e il critico sociale più sottile del rock”.
    (Motivazione ufficiale dell’ammissione di Frank Zappa alla Rock’n’Roll Hall of Fame)

    Zappa è, in qualche modo, il Gershwin del rock alternativo, rappresenta la capacità di usare tutto nella stessa maniera. L’altra sua geniale intuizione fu quella di laicizzare il rock che, in quel momento, stava correndo grandi rischi di retorica, di mistica, nella stessa California dove operava lui. La California più altisonante, trionfalistica, che aspirava alla musica come tautologia globale dell’universo.
    Mi piace definirlo come una sorta di anticorpo prodotto dal rock stesso nel suo momento di massima autocelebrazione. Ha dimostrato un gran carattere nel ridicolizzare da subito le pose delle rockstar.
    (Gino Castaldo, critico musicale, Mangiare Musica giugno 1994)

    Nel 1965 si formò un gruppo chiamato The Mothers. Nel 1966 incise un disco che diede inizio a una rivoluzione musicale. I Mothers inventarono la musica underground. Inventarono anche l’album rock a doppia piega e il concetto di fare di un album rock un pezzo totale dei Mothers ha aperto la strada a dozzine di altri gruppi (inclusi i Beatles e gli Stones) con le loro ricerche e sperimentazioni in una vasta gamma di stili e mezzi musicali.
    I Mothers sono stati la prima grande band elettrica. Hanno aperto la strada all’uso di strumenti a fiato amplificati e/o modificati elettronicamente… tutto, dall’ottavino al fagotto. Sono stati i primi a usare il pedale wah-wah su una chitarra così come i corni e gli strumenti elettrici a tastiera. (IT, 9-24 aprile 1970)

    “Facciamo “musica contemporanea”, vale a dire una forma artistica legata al nostro ambiente sociale attuale. Quello che suoniamo difficilmente può essere classificato come rock’n’roll; se dobbiamo essere definiti, penso soprattutto che siamo non-rock. Il nostro materiale musicale è principalmente dada, il resto include tutte le cose strane e inspiegabili che accadono sul palco durante lo spettacolo”.
    (FZ, Rock & Folk, novembre-dicembre 1967)

    “Il mio concetto di percussioni è più melodico rispetto a quello classico di batteria rock. Cerco sempre un batterista in grado di immaginare il tempo suddiviso in altre dimensioni e forme. Qualcuno che si approcci ai diversi strumenti che compongono una batteria come a strumenti melodici e suoni insieme alla chitarra, con un senso musicale”. (FZ, Musician, settembre 1988)

    “Nel rock stanno accadendo cose rivoluzionarie, ma la maggior parte di ciò che passa come rivoluzionario è una stronzata: roba pacchiana, un’idea pubblicitaria”. (Frank Zappa, GO Magazine, 17 ottobre 1969)

    Zappa è pienamente consapevole della gioia, dell’ostilità e della catarsi emotiva scatenate da un concerto rock dal vivo. Sa bene come un’esplosione elettronica può registrarsi nel sistema nervoso centrale dell’ascoltatore, inviando la sua corrente direttamente al cervello e prendendo il controllo dei muscoli volontari. L’ascoltatore abbandona le sue strutture critiche e si sottomette alla musica. Il rock può essere totalitario in misura esplosiva.
    (Milwaukee Journal, 5 dicembre 1971)

    “Il rock non morirà. Passerà attraverso alcuni cambiamenti, ma non morirà. L’hanno predetto troppe volte in passato, ricordi? ‘Il limbo sta arrivando, il rock and roll è morto’. Ci sono stati anche alcuni sforzi concertati per ucciderlo… ma sopravvivrà perché ci saranno sempre diversi produttori e case discografiche molto intelligenti, interessati a dare alle persone ciò che vogliono invece di ciò di cui hanno bisogno”.
    (Frank Zappa, Down Beat, 30 ottobre 1969)

  • FZ Connection 2 (CC – Cosmik Debris) – xenocronia con musiche di Frank Zappa xenochrony

    FZ Connection 2 (CC – Cosmik Debris) – xenocronia con musiche di Frank Zappa xenochrony

    xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa

    In copertina un dipinto di Michael Wardle

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD1eJlE31TCypMf1eLhjcfBc

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD3JTM39Rx93zM66ZLZS4gCu

    L’opera di Zappa era concepita come hoover, un’aspirapolvere che risucchia tutti i relitti e i detriti della “civiltà” prodotta in serie assemblando da tutto questo una gigantesca “scultura spazzatura” (come disse Zappa a Gary Steel nel 1990).
    Frank Zappa ha distrutto l’idea di ascolto della musica come ‘educazione’ sostituendola con ascolto di musica come ‘esperienza’.
    (tratto da “Frank Zappa’s Legacy: Just Another Hoover?” by Ben Watson, articolo pubblicato su Circuit v14 n3 2004)

    Torno ad esplorare la mappa interattiva tracciata da Cameron Piko con i vari collegamenti di brani contenuti in 63 album di Zappa che vanno dal 1966 al 1996. Le ‘connections’ tra le varie canzoni seguono la Conceptual Continuity (CC) teorizzata ed applicata da Frank Zappa nel corso di tutta la sua carriera.
    I collegamenti relativi a Cosmik Debris suggeriti dall’enorme lavoro di Cameron Piko sono:
    – Is that a real poncho? (estratto da Camarillo Brillo)
    – Apostrophe (‘)
    – Cosmik Debris (TBBYNHIYL)
    – Cosmik Debris (YCDTOSA vol 3)
    – The Grand Wazoo.

    “Quello è un vero poncho? Voglio dire, un poncho messicano o un poncho Sears? Uhmmmmm… non scherzare…” (da Camarillo Brillo)

    “E’ un vero poncho o un poncho di Seattle? Chi può dirlo?” (da Cosmik Debris)

    Non c’era niente che la sua scatola non potesse fare con l’olio di Afro-dytee e la polvere del Grand Wazoo (da Cosmik Debris)

    Esiste una versione di The Grand Wazoo che presenta un testo: fa parte dell’album The Lost Episodes (1996, Zappa Family Trust – su licenza esclusiva di UMG). Questa versione è, probabilmente, uno degli ultimi esempi dell’uso della xenocronia da parte di Frank Zappa. La musica è del 1992, mentre la voce è del 1969. In pratica, è un brano solista di Frank che utilizza un campione di Beefheart.
    Di seguito, il testo:
    “Potresti pensare che il mio cappello sia buffo, ma non lo è. Sono il Grand Wazoo, custode della pergamena mistica e del rotolo di pergamena della loggia. Sono un veterano. Ogni giorno durante la pausa caffè al negozio di ferramenta dico a Fred cosa aspettarsi perché facciamo scherzi durante l’iniziazione. Sono il Grand Wazoo dal negozio di ferramenta. Vaffanculo se non ti piace il mio cappello”. (Frank Zappa, The Grand Wazoo)

    https://www.youtube.com/watch?v=xSIZUq-cjTA

    Cosmik Debris punta il dito su guru, profeti e ciarlatani, tutti coloro che commercializzano e vendono ‘saggezza cosmica’ come The Mistery Man. I trucchi dell’Uomo Misterioso per ingannare il prossimo sono simili a quelli della Magic Mama in “Camarillo Brillo”: lui ha una ciotola di cristallo e “la polvere del Grand Wazoo”, mentre lei ha un amuleto e “governa” the Toads of the Short Forest”. Le due canzoni sono legate anche dalla presenza in entrambe della frase “Now is that a real poncho or is that a Sears poncho?”
    Il titolo Cosmik Debris rappresenta gli aspetti vuoti e superficiali della nostra vita, simboleggia i detriti che si accumulano quando ci concentriamo più sulle apparenze piuttosto che sulla crescita interiore. Frank Zappa dedica questo brano ai sedicenti guru spirituali ed alle loro pratiche ingannevoli, a coloro che affermano di possedere capacità soprannaturali e promettono l’illuminazione in cambio di denaro.
    E’ la sindrome del GURU…

    https://www.youtube.com/watch?v=4NL5xyaFQWQ&t=2s

    Nel brano Apostrophe (!) un uomo conversa con il suo cane. Il cane chiede all’uomo qual è la sua continuità concettuale. E cos’è un apostrofo? Un apostrofo è un simbolo. È un’idea. Si dice che il nocciolo del “biscotto”, ovvero la realtà stessa, è rappresentato più accuratamente da un simbolo come un “apostrofo”. Il che significa… le parole sono limitate, il linguaggio è limitato… le idee e i concetti sono illimitati… L’apostrofo rappresenta qualcosa di non chiaramente definito. Se trovi un apostrofo all’interno di una parola, sai che si tratta di un “simbolo per unire due parole insieme” e questo ha abbastanza senso. Ma un apostrofo tracciato a caso, da solo, fuori contesto su una pagina cosa significa? È un simbolo vago che può significare qualsiasi cosa… L’apostrofo da solo va oltre la logica. Significa comunque QUALCOSA, ma senza contesto, è impossibile da definire. Soltanto all’interno del CONTESTO del linguaggio lo scopo dell’apostrofo può essere compreso e decodificato. Il modo in cui osserviamo le cose e impariamo la realtà è osservando il contesto. La comprensione di ogni cosa si basa sul contesto in cui viene osservata. Un apostrofo ha bisogno di un contesto per essere compreso ma non ha bisogno di un contesto per ESISTERE. Lo stesso vale per la realtà. (Dweezil Zappa)

    https://www.youtube.com/watch?v=Ym3vMKl1G9M

  • Great Boogiely Moogly – xenocronia Frank Zappa, Glenn Miller & Tommy Dorsey xenochrony

    Great Boogiely Moogly – xenocronia Frank Zappa, Glenn Miller & Tommy Dorsey xenochrony

    xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa, Glenn Miller & Tommy Dorsey

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD1eJlE31TCypMf1eLhjcfBc

    Brani come Transylvania Boogie e D.C. Boogie di ‘boogie’ hanno solo il titolo. Dovendo classificare in qualche modo l’inclassificabile, tra i brani di genere boogie ho scelto Boogie in G, Baked Bean Boogie e Junier Mintz Boogie per questa xenocronia. Sicuramente, mi sfuggono altri titoli. Ho mixato due versioni di Boogie in G suonate in tempi diversi, lo stravagante e cortissimo Oddients di Zappa e Boogie Woogie di Glenn Miller & Tommy Dorsey.
    Glenn Miller (trombonista e compositore statunitense, musicista jazz e direttore d’orchestra tra i più famosi dell’epoca swing) viene ricordato nella storia della musica come il Re del boogie-woogie.
    Il boogie woogie, danza e stile musicale, affonda le sue radici nel blues. Le origini della musica boogie risalgono alla fine del XIX secolo negli USA (precisamente, nei territori del sud situati tra il Texas e la Louisiana) nella comunità nera composta da individui poveri.
    Questo genere musicale – caratterizzato da un ritmo frenetico e trascinante, spesso associato al pianoforte – all’epoca era molto popolare tra le comunità afro-americane, immancabile nelle feste private, nei locali o nei saloon dove la birra veniva servita direttamente dalle botti (‘barrels). Non a caso, il boogie woogie era noto anche con il termine di Barrelhouse come pure Fast Western o Fast Texas.
    L’obiettivo del pianista Boogie Woogie è da sempre intrattenere e far ballare le persone. Si trasforma in un ‘one-man band’ suonando simultaneamente basso, melodia e assolo.
    La danza boogie è stata influenzata dai balli swing dell’epoca (Lindy Hop, Jitterbug) ma, nel corso del tempo, ha avuto una propria evoluzione fino a diventare estremamente popolare oltre che trasformarsi in una danza sportiva.

    Conosciamo molto bene la grande passione di Zappa per il blues autentico, quello ‘nero’, in particolare per il R&B (rhythm and blues): i suoi brani boogie sono trascinanti, freneticamente ritmici, suonati di gran gusto. Conosciamo anche il grande amore di Frank Zappa per le origini e le radici della musica, il folclore.
    Le teorie sulle origini del termine boogie woogie sono diverse.
    Una di queste teorie cita le parole africane ‘boog’ e ‘booga’ (traducibili in battere, percuotere un tamburo), mentre un’altra collega il termine alla parola dell’Africa occidentale ‘boogi’ (traducibile in ballare).
    Secondo una terza teoria, ‘boogie woogie’ sarebbe l’evoluzione della frase bantu Mbuki mvuki, che vuol dire ‘scrollarsi di dosso i vestiti e ballare’. Boogie significa anche osceno, woogie indica un ballo tipico della popolazione nera dell’Alabama.
    La parola inglese ‘bogie’ indica, oltretutto, le ruote di una locomotiva. Un significato che si può associare tanto al ritmo ispirato dalle assi che battevano sui binari mentre il mezzo era in corsa quanto alla possibilità per gli artisti nomadi di viaggiare in treno per esibirsi da una città all’altra negli States. I carrelli ferroviari si chiamavano ‘bogies’. Dal treno deriva il primo pezzo noto del 1927: Honky Tonk Train Blues.
    Il boogie woogie è, sostanzialmente, una forma di jazz caratterizzata da un accompagnamento di basso ostinato con battuta suddivisa in 8 note. E’ spesso associato al pianoforte: la mano sinistra riproduce note sincopate e ripetitive che guidano il tipico ritmo frenetico (che rievoca il suono del treno in movimento), mentre la mano destra gestisce le melodie che completano e sincopano i ritmi della mano sinistra.
    E’ un genere complesso ma, una volta messo insieme, è pura alchimia, quella che piace particolarmente a Frank Zappa. Non ballare diventa impossibile.

    Il primo vero successo di boogie woogie risale al 1928, quando Pinetop Smith pubblicò Pinetop’s Boogie Woogie con cui fece conoscere il genere al grande pubblico.
    La svolta storica avvenne 10 anni dopo, nel 1938, quando grandi pianisti come Big Joe Turner, Albert Ammons, Pete Johnson e Meade Lux Lewis realizzarono il concerto “From Spirituals to Swing” alla Carnegie Hall di New York. Tra i grandi protagonisti di questo evento cito anche Benny Goodman, Teddy Wilson, Gene Krupa ed altri musicisti jazz di spicco dell’epoca.
    Da quel momento, il boogie woogie si diffuse ovunque coinvolgendo tutte le Big Band.
    La popolarità del boogie woogie si mantenne fino agli anni ’50, poi iniziò ad evolversi in altre direzioni come il Rhythm’n’Blues, essenziale per la nascita del Rock’n’Roll.

  • Frank Zappa, father of Rock Theatre: on stage at the Garrick Theatre with MOI (1967)

    Frank Zappa, father of Rock Theatre: on stage at the Garrick Theatre with MOI (1967)

    1967 Frank Zappa & MOI al Garrick Theatre filmati da Ed Seeman (The Return of the Son of Monster Magnet)
    1967 Frank Zappa & MOI al Garrick Theatre (tratto da Uncle Meat, Video from Hell, 1987)

    FAIR USE

    Tra il ’67 e il ’69, ultimi intensissimi anni di vita dei Mothers originali, Frank Zappa ha messo a punto un’inedita idea di teatro musicale.
    I Mothers divennero, inizialmente un po’ per gioco e un po’ per necessità, un laboratorio creativo permanente. Ciò accadde non a Los Angeles ma a New York, tra la primavera e l’estate del 1967, al Garrick Theatre di New York.
    Lo spettacolo dei Mothers (intitolato “Pigs & Repugnant”) includeva lunghi pezzi musicali intervallati da teatralità dada e vaudevilliana tra verdure marce calpestate sul palco, bambole smembrate, giraffe impagliate e fatte a pezzi con bombe di ciliegie.
    Frank appariva come un personaggio di teatro, una sorta di maschera che sembrava avesse tutto sotto controllo, una risposta per ogni domanda.

    Frank è spesso etichettato come il “padre” del rock teatrale alla Alice Cooper (uno dei suoi primi pupilli) ed altri. Ha offerto alcuni spunti interessanti sul passato dei MOI (Mothers of Invention).
    “Probabilmente sono io il padre” ha ammesso “ed ora il rock teatrale si è trasformato in qualcosa di davvero spettacolare. All’epoca, avevamo un’attrezzatura molto scarsa e lo facevamo in circostanze in cui la maggior parte dei gruppi rock di oggi non avrebbe funzionato. In altre parole, l’abbiamo fatto nel modo più duro: sei sere a settimana, due spettacoli in una notte per cinque mesi al Garrick Theatre di New York, in agosto e settembre senza aria condizionata e umidità al 90%. Era un piccolo teatro da 300 posti, e suonavamo per chiunque entrasse e prendesse parte a ciò che stavamo facendo. Abbiamo coinvolto il pubblico in modo spontaneo: non avevamo paura di fare nulla fintanto che il pubblico se ne sarebbe andato. Faccio cose strane sul palco, ma niente che riguardi scariche di materiale dal corpo o piccoli animali soggetti a ferite. Abbiamo fatto delle cose strane, ma non abbiamo fatto del male a persone o animali”.
    (Circular, 10 dicembre 1973)

    La lunga permanenza al Garrick Theatre consentì ai Mothers of Invention una straordinaria evoluzione musicale. Zappa dichiarò più o meno in quei giorni, in una famosa intervista:
    “La nostra musica esiste in virtù del fatto che mescoliamo cose che non hanno niente a che fare l’una con l’altra. Cerchiamo, in altri termini, di realizzare l’impossibile e di dimostrare che può essere realizzato”

    Non si può parlare di semplice improvvisazione nel caso dei Mothers. Frank Zappa dirigeva una serie di variazioni improvvisate controllando forma e stili. Lui la chiamava conducted improvisation (improvvisazione eterodiretta) cioè diretta da un altro, dall’esterno. Una contraddizione in termini in ambito jazz. Zappa ne era pienamente consapevole. Improvvisare una composizione usando i musicisti come semplici strumenti dirigendo dall’esterno le loro invenzioni estemporanee. Muoveva le dita nell’aria e la musica semplicemente avveniva con il suo codice gestuale e gli impulsi energetici del Maestro.
    (dal libro “Il teatro musicale dei Mothers of Invention” di Gianfranco Salvatore)

    “In generale, le persone sono così apatiche su tutto che la cosa più scioccante che puoi fare è insultarle. L’idea è la teoria dello shock.” (FZ, Melody Maker, 15 giugno 1968)

    Le Madri, in termini di pura musicalità, presentazione teatrale, concetto formale e pura assurdità, hanno dimostrato all’industria musicale che era davvero possibile dare alla musica elettrica una valida espressione artistica.
    Nel 1967 (da aprile ad agosto), il Garrick Theatre di Bleecker Street a New York fu devastato da bombe di ciliegie, verdure ammuffite, panna montata, giraffe ripiene e rane di plastica, il tutto ben organizzato nello spettacolo “Pigs & Repugnant: Absolutely Free”.
    I Mothers sono stati la prima big band elettrica. Hanno aperto la strada all’uso di strumenti a fiato amplificati e/o modificati elettronicamente… suonavano di tutto, dall’ottavino al fagotto. Sono stati i primi ad utilizzare il pedale wah wah sulla chitarra, i fiati e gli strumenti elettrici a tastiera. Hanno gettato alcune delle basi teoriche che hanno influenzato la progettazione di molti dispositivi elettro-musicali prodotti e commercializzati.
    Sono riusciti ad esibirsi in tempi in chiave alieni e bizzarri climi armonici con una tale facilità che ha portato molti a credere che tutto stesse accadendo in 4/4. Attraverso l’uso di procedure normalmente associate alla “musica seria” contemporanea (tecniche di percussione insolite, musica elettronica, uso del suono in blocchi, fili, fogli e vapori, le Madri hanno saputo indirizzare l’attenzione di un gran numero di giovani al lavoro di molti compositori contemporanei.
    (da un articolo scritto da Frank Zappa su Hit Parader, n. 48, aprile 1970)

    Frank Zappa al Garrick Theatre (radio.com Minimation)
    https://www.youtube.com/watch?v=x1VZl4GnRJ8