Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Tag: Frank Zappa

  • Frank Zappa & Mothers of Invention, “Freak Out!”: something about the recording

    Frank Zappa & Mothers of Invention, “Freak Out!”: something about the recording

    Hungry Freaks Daddy, Live 1966 Fillmore Auditorium (dall’album MOFO)

    Wilson viveva a New York ed era tornato lì dopo aver prenotato le date per le sessioni. Eravamo al verde. La MGM non ci ha dato subito l’anticipo: il denaro sarebbe arrivato dopo.
    Il produttore di Run Home Slow, Tim Sullivan, mi doveva ancora dei soldi per la colonna sonora del film. Quando finalmente l’ho rintracciato, stava lavorando in un edificio in Seward Street, a Hollywood (il vecchio palcoscenico della Decca).
    Non aveva contanti ma, al posto del pagamento, ci ha lasciato usare il suo posto per provare. Avevamo la migliore sala prove che una band potesse desiderare, ma stavamo morendo di fame. Abbiamo raccolto bottiglie di soda e le abbiamo incassate, utilizzando il ricavato per acquistare pane bianco, mortadella e maionese.
    Alla fine, il giorno della prima sessione è arrivato – verso le tre del pomeriggio in un posto chiamato TTG Recorders, Sunset Boulevard a Highland Avenue.
    Il rappresentante contabile della MGM Records era un vecchio avaro di nome Jesse Kaye. Jesse andava in giro con le mani dietro la schiena, camminando su e giù mentre registravamo, assicurandosi che nessuno aumentasse i costi per gli straordinari superando le tre ore assegnate per ogni sessione.
    Durante una pausa, sono andato nella cabina di controllo e gli ho detto: “Senti, Jesse, abbiamo avuto un piccolo problema. Vorremmo rispettare i tempi. Vorremmo fare tutto in tre ore – queste gloriose tre ore che ci hai dato per fare questo disco – ma non abbiamo soldi e siamo tutti affamati. Potresti prestarmi dieci dollari?”.
    C’era un ristorante drive-in al piano di sotto dello studio, e ho pensato che dieci dollari nel 1965 sarebbero stati sufficienti per sfamare l’intera band e farci portare a termine la sessione. Ebbene, la reputazione di Jesse era tale che, se qualcuno lo avesse visto prestare soldi a un musicista, sarebbe stato rovinato. Non ha detto sì e non ha detto no. Me ne sono andato, immaginando che fosse così – non glielo avrei più chiesto. Sono tornato in studio e mi sono preparato per la ripresa successiva. Jesse entrò. Aveva le mani dietro la schiena. Si avvicinò, casualmente, e fece finta di stringermi la mano. Aveva una banconota da dieci dollari arrotolata nel palmo della mano. Ha cercato di passarmela, solo che non mi sono reso conto di cosa stesse succedendo e il denaro è caduto a terra. Ha fatto una smorfia come “Oh, merda!” e l’ho afferrato molto velocemente, sperando che nessuno l’avesse visto, e me l’ha infilato in mano. Senza questo atto di gentilezza da parte di Jesse, non ci sarebbe stato un album Freak Out! (Frank Zappa)
    (estratto da The Real Frank Zappa Book)

    Numerosi critici musicali attribuiscono a Freak Out! la nascita del concept album.
    Pubblicato il 27 giugno 1966, Freak Out fu anche uno dei primi album doppi della storia ed il primo album d’esordio dei Mothers contenente 2 dischi per un totale di 14 brani.
    Da un’idea di Frank nasce il tema centrale di questo concept album: una visione satirica della moderna cultura americana da parte della cultura dei ‘fricchettoni’, gli anticonformisti, gli eccentrici, i tipi ‘strani’.
    Il motivo per cui viene considerato il primo concept album della storia lo spiega proprio Zappa nella sua autobiografia “The Real Frank Zappa Book”:
    “Ogni canzone parlava di qualcosa in particolare. Non avevamo un singolo di punta a cui dover costruire attorno brani di riempimento. Ogni canzone aveva la sua funzione ed un messaggio satirico”.

    “Ascolterai ‘Freakout’ finché non ti uscirà dal culo” ha detto Frank sul palco celebrando il 10° anniversario dei Mothers a Chicago.
    “Oggi ‘Freakout’ mi sembra un mucchio di demo. Ma devi ricordare che i nostri primi tre album sono stati registrati su una macchina a quattro tracce. Allora non c’erano 16 tracce. L’amplificatore più grande che potevi comprare era il Vox Superbeatle: non avevano nemmeno i Marshall!”
    (FZ, New Musical Express, 25 maggio 1974)

    Freak Out è stato realizzato a seguito di “registrazioni di ricerche sul comportamento di ragazzi 17enni in Ontario, California” (FZ).
    È un aspro commento sul mondo dei centri commerciali delle autostrade della California meridionale, la società che incoraggia il fiorire del cemento e del neon e sulle vittime della grossolana mega-crescita di Los Angeles: i giovani. (BAM, gennaio 1978)

    “Suoniamo la nuova musica free: musica assolutamente libera, non gravata dalla soppressione culturale americana. Stiamo sistematicamente cercando di eliminare gli ostacoli creativi che il nostro sistema educativo americano ha installato per assicurarsi che nulla di creativo trapeli dal pubblico di massa”. (FZ)

    “Ho portato Freak Out! di Frank Zappa in Inghilterra e l’ho suonato ai Beatles. Mi hanno detto, ‘Wow! Da dove viene, amico? È incredibile!’ Non vedevano l’ora di incontrarlo. Quindi, ho fatto un sacco di spedizioni avanti e indietro, cercando di coinvolgere le persone”. (Eric Burdon)

  • Frank Zappa & Dweezil Zappa: Sharleena, Stevie’s Spanking, Chunga’s Revenge, Jam

    Frank Zappa & Dweezil Zappa: Sharleena, Stevie’s Spanking, Chunga’s Revenge, Jam

    Stevie’s Spanking (Hammersmith Odeon, Londra, 18 giugno 1982)
    Stevie’s Spanking (Stadthalle, Vienna, 28 giugno 1982)
    Sharleena (registrata all’Universal Amphitheater, Universal City, CA, 23 dicembre 1984)
    Chunga’s Revenge (Live Wembley Arena, Londra, 1988)
    Jam – Zappa Plays Zappa (Tour 2011, Brighton Dome)

    Foto di copertina di Derick Thomas

    Dweezil Zappa ha debuttato all’età di 12 anni all’Odeon Hammersmith di Londra, nel tour europeo di Frank Zappa (1982).

    Frank e Dweezil si sono uniti in concerto sul palco, per la prima volta, a duettare insieme con le loro chitarre il 23 dicembre 1984 all’Universal Amphitheatre di Los Angeles. In questa occasione si esibirono con la versione live di Sharleena. Dweezil aveva 15 anni quando è stata registrata la Soundpage.
    In precedenza, sempre nel 1984, una versione di Sharleena è apparsa nell’LP di Frank Zappa Them Or Us: Dweezil ha anche contribuito con un assolo alla registrazione in studio.
    Nella traccia, a circa due minuti e mezzo, Dweezil inizia il suo assolo; un minuto dopo, suo padre arriva alla chitarra come co-protagonista. È una performance notevole sotto ogni punto di vista; è sorprendente considerando il tempo relativamente breve in cui Dweezil ha suonato la chitarra.

    Quanto tempo avete provato tu e Dweezil prima di eseguire “Sharleena” sul palco?
    “Zero. Fu l’ultimo concerto del tour del 1984. Ero in viaggio da sei mesi ed ero appena tornato in città. Dweezil stava facendo le prove: stavamo lavorando all’Universal Amphitheatre e sapevo che voleva salire sul palco. Aveva suonato un assolo nella versione dell’album, quindi conosceva già la canzone. Ha fatto il soundcheck nel pomeriggio ed ha sistemato la sua attrezzatura. Quella è stata la prima e unica volta che io e lui abbiamo suonato insieme dal vivo. E’ stata una sua idea.
    Non era la prima volta che Dweezil appariva con la band. Ha debuttato sul palco con il gruppo in Europa quando aveva 12 anni nel 1982. Ha suonato con noi all’Hammersmith Odeon di Londra, in uno dei tre giorni in cui siamo stati lì, e anche a Monaco, Vienna ed un’altra città credo. Ma in quelle occasioni io dirigevo: nella performance di Los Angeles per la prima volta io e lui abbiamo suonato la chitarra solista insieme. Quando due chitarristi solisti si esibiscono insieme, si rischia di fare rumore. Ascoltare o partecipare non è una delle cose che preferisco”.

    Cosa ha fatto funzionare così bene questo duetto?
    “Ho avuto il buon senso di stargli alla larga (ride). Il mio obiettivo era fare un pezzo di musica lì, non suonare in modo competitivo. In genere, questo non succede con le jam session. Di solito le jam session sono esercizi di egomania”.

    Dal momento in cui Dweezil ha preso in mano una chitarra per la prima volta, quanto tempo è passato prima che si unisse a te sul palco per quelle date europee?
    “Poco più di un anno. Ha suonato in studio su una melodia heavy metal che stavamo facendo, “Steve Spanking”, che è un altro brano di Them Or Us. Anche se Dweezil aveva molta destrezza manuale quando ha iniziato, aveva problemi sul ritmo, su come regolarsi quando doveva entrare e su cosa fare, proprio come la maggior parte dei musicisti principianti. Era anche limitato nel numero di tasti con cui poteva suonare: ho dovuto modificare un po’ gli arrangiamenti per scegliere una tonalità comoda per lui durante la sua parte dell’assolo. Non è facile in queste condizioni suonare con tuo figlio sul palco. Ma, nel 1984, aveva acquisito abbastanza abilità e una volta aveva anche registrato quella canzone. Dweezil si allena molto, passa circa cinque ore al giorno ad allenarsi”.

    Nella versione live, è Scott Thunes al basso?
    “Sì, e Chad Wackerman alla batteria. I tastieristi sono Alan Zavod e Bobby Martin, i vocalist sono Bobby Martin, Ike Willis e Ray White. Ike e Ray suonano entrambi la chitarra”.
    (Frank Zappa, Guitar Player Magazine, gennaio 1987)

    Dweezil Zappa ha portato Hot Rats sul palco come frontman e forza trainante di Zappa Plays Zappa.
    “E’ sempre stato uno dei miei album preferiti. Il legame che ho con quel disco non è solo musicale: è stato realizzato l’anno in cui sono nato, è dedicato a me. Per me, è uno dei dischi che ha messo in mostra il modo in cui suonava la chitarra mio padre. Se ascolti in particolare Little Umbrellas e It Must Be A Camel pensi che si tratta del lavoro di un compositore, piuttosto che di un cantautore pop. Lo senti davvero andare in profondità nel regno della composizione. Le trame, le armonie, gli strati di strumentazione, l’arrangiamento, il modo in cui manipolava gli strumenti e cambiava il loro carattere: questo è ciò che rende Hot Rats speciale. Non lo sentirai in nessun altro suo disco né, del resto, in nessun altro disco. Anche quando suono liberamente, continuo a filtrare ciò che suono attraverso il suo vocabolario. Conosco un sacco di cose che mio padre preferirebbe, ciò che suonerebbe…”.
    (Guitarist, dicembre 2019)

  • Frank Zappa, Sy Borg – something about technology: How did FZ’s brain work?

    Frank Zappa, Sy Borg – something about technology: How did FZ’s brain work?

    In copertina: Sy Borg di Noel Van Hoof

    Sy Borg di Frank Zappa fa parte dell’album concettuale Joe’s Garage (1979). Esplora temi legati alla tecnologia, ai desideri umani e alla liberazione sessuale.
    Joe incontra Sy Borg, una macchina cromata dotata di varie appendici, un incrocio tra un’aspirapolvere industriale e un salvadanaio. E’ l’incarnazione futuristica dei desideri e dei piaceri umani. All’inizio, Joe è affascinato da questo stile di vita, è curioso, vuole vivere nuove esperienze. I testi suggeriscono un potenziale incontro sessuale tra Joe e Sy Borg, poi entra in scena Gay Bob, un ‘bambolo’ modificato che aggiunge un elemento di omosessualità alla storia. Zappa toccherà altri argomenti come il sesso orale e il feticismo, l’idea di libertà di espressione e personale. Joe trova che le esperienze sessuali non convenzionali siano più eccitanti ed appaganti delle relazioni tradizionali. Verso la fine della canzone, però, assistiamo ad una svolta più cupa: accidentalmente, Joe provoca un malfunzionamento a Sy Borg (i suoi circuiti elettrici non sopportano molto bene le ‘piogge dorate’). Sy rischia seriamente di ‘spegnersi’ per sempre. Questo incidente fa riflettere mettendo in luce i potenziali pericoli e le conseguenze nel perseguire desideri estremi senza capire che esistono dei limiti da rispettare.
    Il lento riff reggae suona molto simile a quello di Lucille Has Messed My Mind Up.
    Sy Borg è stata proposta dal vivo poche volte, tra agosto e ottobre 1978.

    A proposito di tecnologia… Come funzionava la mente di FZ? L’ha spiegato lui stesso in un’intervista.

    “Ci sono modi per estrarre informazioni dalla televisione. Prima di tutto, se vedo o sento un’idea posso memorizzare una versione tridimensionale di quella cosa e richiamarla in dettagli incredibili all’istante. Sai come funzionano i computer: c’è il disco rigido (con una memoria remota) e la sezione RAM in cui ogni cosa si collega a qualsiasi altra cosa istantaneamente perché è una memoria più veloce. Il mio cervello ha una grande capacità di RAM. Funziona come un filtro; quindi, se guardo la televisione, posso eseguire automaticamente ciò che trasmettono scartando tutta la propaganda, tutto ciò che cercano di scagliarmi addosso e trovare un modo per estrarne i dati reali. Mi interessano alcuni fatti concreti: ordinandoli e accumulandoli dopo aver eliminato tutte le stronzate, memorizzo il fatto, quello diventa parte della RAM e parte del filtro e si può riapplicare costantemente a tutti i dati che arrivano. Ho la capacità di collegare idee e ordinare le cose molto velocemente. Posso eseguire questa ginnastica mentale più velocemente di quanto io possa spiegare e trarre le conclusioni rapidamente. Ecco come funziona il mio cervello.
    Riguardo all’apprendimento, quando dico che non leggo, non intendo dire che non leggo affatto ma da ciò che leggo riesco ad ‘estrarre’ molto. Nella mia famiglia, non c’è nessuno che lo fa, quindi non si tratta di un meccanismo ereditato geneticamente. Ho capito come farlo, mi sono allenato, sfrutto sempre questo meccanismo. Probabilmente, si potrebbe insegnare come estrarre i dati in questo modo. Tutto quello che posso dire è che bisogna riorganizzare nel cervello i processi di pensiero. Se vuoi pensare con la P maiuscola devi organizzare il modo in cui lo fai. E’ come prepararsi alle Olimpiadi, devi aumentare i muscoli. Se vuoi prepararti a pensare devi ripulire tutti i dati che hai archiviato ed organizzarli in modo da poterli usare. Pensiamo alla gestione di un database di un computer. Il disco rigido di Winchester è come una scatola di dati: contiene tutti i tuoi file, tutte le tue lettere, tutto il materiale su cui stai lavorando ed il software che stai utilizzando per ordinare e manipolare i dati. Poi, c’è un’altra parte del computer chiamata RAM, che è più veloce del disco rigido. Il caricamento del disco rigido richiede tempo ma l’obiettivo è la RAM. Più megabyte di RAM hai, più cose puoi fare all’istante o il più vicino possibile all’istante di quanto l’elettronica possa consentire”.
    “Posso eseguire il processo più velocemente. In termini di memoria, si dice che in media l’essere umano usa il 10% del suo cervello. Bene, nessuno ha mai detto che non puoi usare l’altro 90%. Potresti non arrivare mai al 100% della capacità, ma sicuramente se aumenti all’11% sei in vantaggio. Tutto quello che devi fare è allenarti: non è una favola, chiunque potrebbe farlo ma bisogna volerlo, desiderarlo. C’è chi vive solo per aumentare la massa muscolare, per dimagrire o per sballarsi. Beh, che tu ci creda o no, potresti vivere la tua vita solo per imparare ad elaborare i dati ed è fantastico.
    C’è un vero processo meccanico che va avanti con i neuroni. Man mano che li spingi sempre più lontano in aree in cui non sono abituati a trovarsi, entreranno in quelle aree e attiveranno nuove aree… Chiunque può farlo”. (Frank Zappa, Society Pages 1, aprile 1990)

  • Frank Zappa, Don’t Eat the Yellow Snow (’74) & Midnight Sun by Lionel Hampton (’47): something about

    Frank Zappa, Don’t Eat the Yellow Snow (’74) & Midnight Sun by Lionel Hampton (’47): something about

    Australian Yellow Snow Live (One Shot Deal, 2008)
    Midnight Sun – Lionel Hampton e la sua orchestra, arrangiato dal co-autore Sonny Burke (78 giri, Decca, registrato a Los Angeles il 10 novembre 1947)

    Il prolifico e visionario Frank Zappa non ha mai voluto essere etichettato come artista jazz, eppure è celebrato ancora oggi come una figura molto influente nell’evoluzione della jazz fusion. L’album Apostrophe (‘) del 1974 resta il suo lavoro di maggior successo commerciale. Contiene il brano Don’t Eat the Yellow Snow, che include riferimenti a Midnight Sun e allo standard jazz di Lionel Hampton/Sonny Burke. Il brano strumentale Midnight Sun fu classificato dall’etichetta discografica Decca come ‘sweet be bop’.

    Don’t Eat The Yellow Snow, pubblicato anche come singolo, si riferisce agli eschimesi che combattono i cacciatori di pellicce. Narra le gesta di un ragazzo (Nanook) che sogna di essere un eschimese. Sua madre lo ammonisce di fare attenzione a dove vanno i cani husky e di non mangiare mai la neve gialla su cui urinano.
    Apostrophe (‘) viene ricordato come l’album dell’immensa discografia zappiana che ha ottenuto il miglior risultato nelle classifiche americane, arrivando fino alla decima posizione (sesta in Norvegia). In più, questo brano che apre l’album viene ricordato come il primo singolo zappiano in assoluto ad entrare nelle classifiche discografiche, raggiungendo la posizione numero 86.
    Non si tratta semplicemente di un brano ma di una suite narrativa composta da 4 parti: Don’t Eat the Yellow Snow, Nanook Rubs It, St. Alfonzo’s Pancake Breakfast e Father O’Blivion.
    Racconta di Nanook attraverso testi bizzarri che includono una buona dose di umorismo scatologico, alcuni dei quali sono stati apertamente derisi.

    https://www.youtube.com/watch?v=SlOXlxqmxl4

    Tuttavia, molti hanno definito questo brano (e suite) un profondo attacco alla società capitalista, in particolare se si considera il suo riferimento al sogno e alla logica del sogno. Ben Watson, ad esempio, scrive: “Inondato di giochi di parole, logica inversa e simbolismo sessuale, Zappa vede la pubblicità come il momento del sogno dell’ordine capitalistico razionale, e la saccheggia per disfunzionalismo dadaista”.
    Musicalmente, il brano non risulta essere né troppo commerciale né troppo avanguardista.

    Midnight Sun di Lionel Hampton/Sonny Burke (1947): ecco dove FZ ha preso il tema ‘strictly commercial’ del trapper di pellicce in “Don’t Eat the Yellow Snow”.

    Midnight Sun

    https://www.youtube.com/watch?v=wzk77HzWFpc

    Da dove provengono le idee bizzarre delle tue canzoni? “Don’t Eat the Yellow Snow”, per esempio…
    “Discutevo con un’insegnante nel Kansas che parlava della lingua inglese. Ha spiegato come la lingua in genere si sviluppi in base a ciò che è importante per le persone che la parlano. Ad esempio, la neve è così importante per gli eschimesi che hanno sette o otto parole diverse per definirla. In particolare, la neve gialla non si mangia. È così che iniziano alcune idee, da semplici conversazioni”.
    (The Rock Report, luglio 1989)

    LEIT MOTIF DI FRANK ZAPPA: I CANI
    Nel brano “Yellow Snow” c’è un cane, un husky.
    I cani sono stati a lungo uno dei soggetti preferiti di Zappa e nei suoi ultimi tre album ha inserito la frase “Here Fido”. La spiegazione è più complicata di quanto potrebbe sembrare. Frank rivela che si tratta di “una parodia di Wagner nel concetto di leit motif”.
    “Un leit motif è un piccolo frammento, non un tema ma un pezzo parziale: Wagner prenderebbe un leit motif e spargerebbe quel motivo in tutto il pezzo. Andrebbe a creare un effetto nostalgico da evocare in una cornice psicologica come il cigno. Nei nostri archivi, il Fido che continua a spuntare è come il cigno. In realtà, è un Fido astratto, non è un cane. Non ha niente a che fare con un cane, non ha niente a che fare con niente, potrebbe anche essere un numero…”.
    Per quanto Zappa sia legato a Fido, l’album che considera la sua opera d’arte più potente non è legato alla figura del cane. “Il mio album preferito è Lumpy Gravy ” (Frank Zappa, Zoo World, 2 gennaio 1975)

    Ringrazio John DeAngelis per la preziosa segnalazione pubblicata su ZAPPA FIRST, Gruppo FB numero 1 al mondo dedicato a Frank Zappa.

  • TUVA Throat – xenocronia Frank Zappa, Huun-Huur-Tu, Captain Beefheart – xenochrony

    TUVA Throat – xenocronia Frank Zappa, Huun-Huur-Tu, Captain Beefheart – xenochrony

    xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa, Huun-Huur-Tu e la partecipazione di Captain Beefheart

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD1eJlE31TCypMf1eLhjcfBc

    Zappa è stato uno dei primi al mondo a studiare i canti delle tribù Tuva delle steppe russe ed a promuovere i canti delle poi celeberrime e tanto di moda Voix Bulgares.
    (Vittorio Albani, Musica Jazz, dicembre 2020)

    Il più famoso cantante di gola (canto gutturale) contemporaneo di Tuva, Kaigal-ool Khovalyg del gruppo folcloristico Huun-Huur-Tu, ha fatto visita a Frank Zappa quattro volte a casa sua.
    La prima visita risale all’inizio del 1993, quando Huun-Huur-Tu arrivò per la prima volta negli Stati Uniti. In questo periodo i musicisti di Tuva non avevano idea di chi fosse Frank e non capivano perché il loro manager fosse così eccitato dopo aver ricevuto l’invito da Zappa.
    Frank è rimasto deliziato dalla musica eseguita dal gruppo.
    La seconda visita è avvenuta all’inizio di febbraio, quando Huun-Huur-Tu è tornato a Los Angeles dopo il tour. Questa volta Zappa li ha invitati insieme a Johnny “Guitar” Watson. Hanno suonato e registrato (sia audio che video) insieme a musicisti irlandesi e afgani.
    La terza volta Zappa li ha invitati a luglio. Ha ricevuto anche altri visitatori dalla Russia – membri della band hard rock Gorky Park, Alexey Belov e Alexander Lvov, che sono rimasti molto stupiti nel vedere persone di lingua russa a casa di Zappa. Frank è andato incontro ai musicisti Tuva accogliendoli a braccia aperte e presentandoli come “i miei più cari amici”: stavolta ha effettuato registrazioni.
    La quarta volta Kaigal-ool Khovalyg ha visitato Zappa in ottobre. Era insieme a sua moglie e all’allievo di 9 anni Bady-Dorzhu che potete ascoltare in questo video.

    https://www.youtube.com/watch?v=ElwKydsd0e8

    Zappa è rimasto stupito e si è commosso di fronte alle capacità musicali di questo bambino di 9 anni che eseguiva il khoomei.
    Illuminati dalla gloria di Frank Zappa, i musicisti tuvani sono da allora diventati graditi ospiti a quasi tutti i livelli dell’Olimpo musicale. Risalgono allo stesso periodo le registrazioni congiunte di K. Ondar, K. Khovalyg e A. Kuular con l’élite della moderna avanguardia da camera Kronos Quartet.
    (The New Research Of Tuva n. 2 – 2010 – rivista russa)

    Un filmato raro amatoriale ritrae Frank Zappa nel 1993 in casa, durante un incontro privato tra amici musicisti denominato “Salad Party”(si nota il gruppo mongolo Huun-Huur-Tu).

    https://www.youtube.com/watch?v=oZKXEvNhq-Q

    All’inizio di quell’anno la famiglia Zappa fu onorata dalla visita di un trio di cantanti di gola dalla Repubblica di Tuva, nella Siberia meridionale, in tournée negli Stati Uniti. Naturalmente ne risultò una sessione di registrazione e, per finire, le voci dei tuvani spiccarono in diversi brani. Dweezil aveva installato nello studio il suo impianto di chitarra e Frank decise di farci un giro incidendo sopra al pezzo che stavamo registrando quel giorno. Per quanto ne sappiamo, quella fu l’ultima volta che suonò la chitarra.
    (note di copertina di Todd Yvega – estratto, translatedzappa.com)

    2 gennaio 1993 – Istituto di Tecnologia della California, a Pasadena. Il pubblico va in estasi, trasportato in un altro mondo dai suoni eterei dei cantanti di gola dalla sperduta terra di Tannu Tuva – quel Shangri-La siberiano una volta famoso per i suoi francobolli triangolari raccolti da un giovane Richard Feynman.
    Un uomo serio, con la barba, gli occhiali e uno sguardo determinato negli occhi venne da me dopo il concerto: “Il mio nome è Matt Groening. Frank vorrebbe incontrare i tuvani”.
    “Frank? Zappa?”
    “Zappa”.
    La sera successiva i tuvani arrivarono alla UMRK. I Chieftains e Johnny “Guitar” Watson erano già lì. Quello che seguì è stato filmato dalla BBC che stava producendo un documentario sul mito vivente, Zappa, che quella sera non solo ha incantato gli ospiti ma è anche riuscito a fare la prima registrazione in studio negli Stati Uniti dei cantanti di gola tuvani. (La composizione di Frank che ne seguì con la voce del cantante di gola tuvano Anatoli Kuular è sconvolgente!). Quella serata magica ha raggiunto il suo apice con i tuvani che suonavano “La canzone dei cammellieri” – con l’aggiunta al mix di cornamuse irlandesi e di un violino indiano da parte dei Chieftains e di L. Shankar, mentre Johnny “Guitar” Watson cantava “Riportando a casa la pecora! Riportando a casa la pecora!” e Frank strimpellava felice la sua chitarra.
    (note di copertina di Ralph Leighton, translatedzappa.com)

    In “Dio Fa” (dall’album Civilization Phase III) è evidente l’utilizzo del canto di gola Tuva.

    Captain Beefheart ha, tra le sue caratteristiche vocali, la ‘spinta’ di gola? Per me sì.

  • Frank Zappa, Jones Crusher: meaning, review

    Frank Zappa, Jones Crusher: meaning, review

    Live al Palladium, New York, Halloween 1977
    Versione dell’album Joe’s Garage

    “Lei sta cercando di macinare i miei jones… Può spingere finché non si riduce a un nocciolo. E’ una jones crusher, mascelle mortali…”

    In un’intervista rilasciata in Svezia un paio d’anni dopo il massacro di Jonestown, Frank Zappa spiegò il significato di Jones Crusher.
    La giornalista gli chiese: “La tua canzone Jones Crusher si riferisce all’odio che provi per Jim Jones al punto da volerlo schiacciare”.
    Frank Zappa rispose: “No, in realtà quel brano racconta di una donna con muscoli vaginali estremamente forti”.

    Scritta nel 1976, Jones Crusher venne proposta regolarmente nei live di Frank Zappa dal gennaio 1977 al febbraio 1978 con Adrian Belew che cantava a ritmo frenetico.
    La trama è piuttosto semplice e chiara, si tratta di sesso: la ragazza del cantante ha muscoli vaginali molto forti – abbastanza da schiacciare i suoi “jones”.
    La caratteristica interessante della canzone è la parte di chitarra con feedback che è stata registrata sulle tracce live. A Zappa piaceva usare Jones Crusher come melodia semplice da proporre in netto contrasto dopo brani impegnativi come Pound for a Brown e The Black Page.
    Il brano è stato incluso nel film e nell’album Baby Snakes.

    “Ho sempre parlato di sesso da quando ho iniziato a fare canzoni. Non c’è motivo per cui nessuno debba parlarne. Fingere che il sesso non esista è sciocco” (Frank Zappa, 1985)

    Zappa è stato accusato ingiustamente di sessismo, eppure ha composto un vero e proprio inno all’orgasmo femminile con G-Spot Tornado mettendo in risalto la potenza orgasmica delle donne.
    G-Spot Tornado fu aspramente criticata da Tipper Gore nel 1985 per il suo titolo: la canzone strumentale si beccò il ‘parental advisory’.
    Zappa commentò: “E’ come eliminare la forfora con la decapitazione”.
    I brani di Zappa contenenti frasi e parole cosiddette ‘oscene’ si sprecano.
    In un concerto, Frank arrivò ad elencare tutti gli oggetti da utilizzare per la penetrazione.

    I testi di Frank Zappa sono stati spesso definiti puerili ma dei 1.200 titoli di Zappa, ce ne sono solo un centinaio che hanno un contenuto sessuale (presumibilmente). Quindi, togliendo quel centinaio di testi, resterebbero ancora 1.100 titoli che potrebbero plausibilmente essere mandati in onda.
    Zappa era convinto che “il sesso sembra sciocco. Quindi, se ci si sente bene, sembra sciocco”. Pensava fosse ridicolo che le nostre generazioni stessero ora cercando di impregnare le culture giovanili con ausili sessuali computerizzati, virtualmente realistici. “Ci deve essere materiale degno di un album da qualche parte”.
    In un’epoca in cui il sesso è schietto e va al punto, perché lo stesso non dovrebbe valere per i testi sessuali?
    (Sun Zoom Spark, gennaio 1994)

    Bestemmie, calunnie e immagini sessuali abbondano nelle canzoni di Zappa, ma non erano necessariamente il suo obiettivo principale. Sentiva sinceramente che alcuni argomenti dovevano soltanto essere discussi.
    Non sorprende che le risultanti “tette e birra” siano state ritenute inadatte al consumo radiofonico. Essere bandito e odiato da così tante persone probabilmente gli ha dato più ispirazione e materiale su cui scrivere. Come lui stesso ha detto: “È abbastanza facile odiarmi per qualunque cosa tu scelga di odiarmi, perché sono virtualmente impenitente. Semplicemente non mi interessa”.
    (Sun Zoom Spark, gennaio 1994)

    Idioti di ogni calibro hanno accusato Zappa di cantare solo di sesso o religione. Statisticamente parlando, le canzoni su questi argomenti sono forse il 10-20% del totale.
    (Jazz Forum, dicembre 1993)

    Il tema della risata è centrale nella vita di Zappa; secondo Nigey Lennon, chitarrista nei Mothers e amante di Zappa, “rideva sempre… non troppo sguaiatamente ma di gusto. Frank rideva anche quando faceva sesso”.
    Nigey ricorda che Zappa “adorava fare tutto ciò che non si può fare. L’energia di Frank era perversa”.
    (Filippo Marani Tassinari)

  • Frank Zappa, Outside Now, Live Munich, Germany, march 31, 1979: review, quotes

    Frank Zappa, Outside Now, Live Munich, Germany, march 31, 1979: review, quotes

    Live a Monaco (Germania), 31 marzo 1979, Rudi-Sedlmayer Sporthalle

    Immagine di copertina di Salvador Luna (Lunatico)

    “Outside Now” è una delle migliori composizioni di Joe’s Garage (1979). Rappresenta una rara occasione in cui Frank Zappa puntava su un contenuto emotivo anziché cinico, sia in termini di testi che di musica. Nell’album (e spesso anche sul palco) il brano è preceduto da Keep It Greasey.
    Tornato in cella, il chitarrista Joe frustrato sogna “note di chitarra immaginarie che irriterebbero un dirigente” in attesa del momento in cui potrà vedere “com’è là/fuori adesso”.
    La canzone è costruita su un singolo riff lento in 11/8: la melodia cambia tra strofa e ritornello ma la musica di sottofondo rimane la stessa. Il suo stato d’animo per metà depresso e per metà fantasioso è unico nel repertorio di Zappa.
    Nell’album in studio, gli assoli di chitarra che Joe sogna sono, in effetti, irreali. Il compositore li ha presi da registrazioni dal vivo preesistenti e non correlate e li ha incollati sulle tracce in studio di Outside Now con la tecnica della xenocronia, ampiamente utilizzata in Joe’s Garage, Acts II & III. Questo collegamento concettuale scompariva nelle esibizioni dal vivo, ma i “veri” assoli tendevano ad essere più efficaci (come si può ascoltare in You Can’t Do That on Stage Anymore, Vol. 4).
    Zappa rielaborò la canzone in Outside Now, Again, un pezzo per Synclavier incluso nell’album The Perfect Stranger (1984). Il motivo di 11 note è stato rallentato a passo d’uomo, creando un’atmosfera di disperazione che funziona come il momento più sorprendente dell’album.

    Ogni citazione che pubblico nel gruppo FB What’s Zappa, estratta da interviste, articoli e libri, è frutto di ore e ore di lettura, ricerche e traduzioni. A volte, leggo interviste molto lunghe soltanto per selezionare una frase che mi colpisce e che dice molto di Frank. Passione pura.

    Da un post di What’s Zappa del 29 agosto 2022
    “Mentre compongo, non mi baso su alcuna regola accademica. Se prendi un pezzo di carta bianco e una matita e inizi a disegnare, non deve essere per forza una casa, un albero e una mucca. Potrebbe essere solo una specie di scarabocchio; a volte quegli scarabocchi funzionano e sono la cosa giusta per quel pezzo di spazio vuoto, puoi goderteli oppure no. Puoi dire ‘funziona’ oppure no, nient’altro. Se vai oltre, diventi un critico. Chi ha bisogno di quegli stronzi?”.
    (Option, marzo-aprile 1987)

    Da un post di What’s Zappa del 31 luglio 2022
    “Cosa ti fa pensare che la mia musica sia strana? Devi liberarti dei tuoi preconcetti. Stai parlando con un essere umano che sembra essere piuttosto intelligente, che lavora sodo per fare quello che fa e non c’è niente di strano in questo. Ricorda, sono razionale. Penso che sia tu quello strano. Cosa c’è di strano nella mia musica? Ciò che rende la mia musica insolita è che le persone ascoltano sempre un solo tipo di musica alla radio. È lo sfondo delle loro vite, carta da parati acustica. C’è una battuta accettabile, ci sono tre progressioni di accordi accettabili e parole accettabili: piccola, amore, lacrime, yat yat. Solo perché non mi occupo di questi termini non significa che io sia strano. Quindi, dillo alla gente: non sono strano, sono razionale. Sono una persona che può scegliere di scrivere cose del genere oppure materiale che includa tutte le note del pianoforte suonate contemporaneamente, seguito da un camion di cemento che passa sopra al pianoforte e da una piccola esplosione atomica. Niente di strano in tutto questo finché lo fai in modo significativo”.
    (Oui, aprile 1979)

    Da un post di What’s Zappa del 18 novembre 2022
    “La mia musica è come una di quelle torture a base di privazione del sonno: quando non dormi per un lungo periodo di tempo, dopo un po’ cominci a vedere e a sentire cose che non esistono veramente, ma che sono comunque molto interessanti. Lo stesso può accadere nello spazio di una composizione, cercando di conoscere in anticipo le reazioni psicologiche a ciò che si scriverà ed incorporandole alla composizione stessa: tu sai quello che gli ascoltatori si aspettano di ascoltare e proprio negando ciò che si aspettano puoi riuscire a procurargli delle sensazioni che normalmente non avrebbero…”. (Frank Zappa)

  • Frank Zappa, The Panty Quilt: ladies underwear, Science

    Frank Zappa, The Panty Quilt: ladies underwear, Science

    Panty Rap (Chunga’s Revenge) Live Terrace Ballroom, Salt Lake City, UT, 3 dicembre 1980
    Panty Rap, Live Medley, Santa Monica, 1980

    Zappa ha raccolto indumenti intimi femminili dalle città del tour ed è in procinto di cucirli insieme per farne una coperta.
    Quando arriverà la trapunta di biancheria intima femminile?
    “L’ultima volta che l’ho vista, era realizzata per tre quarti. La ragazza che si è offerta volontaria per cucirla, quando ha iniziato, sembrava una tipa di Boulder (in Colorado), una di quelle ragazze conservatrici. L’ultima volta che l’ho vista, aveva delle ciocche blu sui capelli e indossava abiti punk. Era al concerto e la trapunta non era composta solo di biancheria intima, ma anche dildo e altre cose”.
    (Record Review, giugno 1982)

    Continuate a collezionare biancheria intima delle vostre fan: esponete uno stendibiancheria pieno di mutandine appese sul palco. Hai una sorta di feticcio segreto per le mutandine o cosa?
    “Io non sono feticista: avevamo due ragazzi nella band che erano feticisti delle mutandine. Era un modo per renderli felici e per rendere felici anche le ragazze del pubblico. Penso sia bello mostrare sul palco uno stendibiancheria pieno di biancheria intima da donna, penso che abbia un certo aroma, sai cosa intendo? Abbiamo anche un roadie in mutande, lo stesso ragazzo che si prende cura del Synclavier”.
    (Bat Chain Puller, 1990, da Frank Zappa di Kurt Loder, 1988)

    Frank Zappa ha commissionato una trapunta di mutandine ed altra biancheria intima femminile gettate sul palco e raccolte durante il suo tour del 1980-1981 (Tinseltown Rebellion). Non sono state lavate.
    Una volta terminato il tour, Zappa mantenne la parola data, consegnando le mutande non lavate all’artista Emily Alana James, che le trasformò in una trapunta ispirata alle carte da gioco in cui la cantante di “Valley Girl” interpretava il Re di Picche.
    Attualmente, la ‘trapunta delle mutandine’ si trova appesa a Biloxi Mississippi, all’Hard Rock Café.
    Tutte le mutandine nel bordo hanno l’orlo tenuto dritto con un cartoncino, su cui qualcuno da qualche parte negli Stati Uniti occidentali ha scritto un messaggio per i posteri.
    Il messaggio di Frank era “scienza”.

    Nota storica di FZ
    La faccenda delle mutande da usare per realizzare una trapunta beh… è stata realizzata davvero da un’artista di Lyons, Colorado, di nome Emily James… La signora James ha insistito affinché tutti quei deliziosi indumenti intimi donati ai concerti non venissero lavati per mantenere una sorta di squisito miasma organico in prossimità dell’opera d’arte finita. Stima che ci vorrà un anno per completarlo e, una volta terminato, prevede di esporre in gallerie negli Stati Uniti.

    Pur avendo una particolare attrazione per le attività erotiche, era anche consapevole di quando il sesso fosse ridicolo se visto oggettivamente. Era attratto dalla chimica, dalla conoscenza e sperimentazione, dalla scienza in genere ma aveva anche un sano disprezzo per la certezza scientifica.
    Anche senza suggerire tutto questo ripensare la conoscenza umana, dovremmo almeno considerare la possibilità che secoli di errori accumulati, valutazioni errate, osservazioni imprecise, ecc. avrebbero potuto emulsionarsi nei Cretini (dal libro Them or Us)
    Emily Alana James, l’artista che ha realizzato la trapunta su richiesta di Zappa per far fronte al crescente mucchio di biancheria intima che si accumulava dopo gli spettacoli, ha rivelato in un’intervista che aveva bisogno di riempire le mutandine lungo il bordo della trapunta con cartoncino per dar modo alle persone di scrivere e lasciare un messaggio ai posteri (da infilare nelle mutandine per nasconderlo alla vista).
    Il messaggio scritto da Zappa ha una sola parola: “Scienza”.

  • Frank Zappa, Zomby Woof: The Dark Side, review

    Frank Zappa, Zomby Woof: The Dark Side, review

    Zomby Woof Live al Parco Redecesio, Milano, 6 luglio 1982 (dall’album You Can Do That On Stage Anymore vol.1) con FZ, Ray White, Steve Vai, Tommy Mars, Bobby Martin, Ed Mann, Scott Thunes, Chad Wackerman

    Il brano Zomby Woof esplora il lato oscuro e animale della natura umana. Il protagonista è una creatura che infonde paura e cerca di seminare il caos.
    Inquietudine, insonnia, disagio, incubo, desideri, paura. ‘Lui’, il demone interiore di ognuno di noi, è un essere implacabile. Disturba il sonno, porta un senso di terrore al risveglio. E’ l’incarnazione delle nostre lotte interne e delle ansie che ci tormentano.
    Zomby Woof è una figura minacciosa, ha zanne affilate, il piede destro più grande dell’altro, simile a quello di un mostro o di una creatura mitica. Le sue azioni sono predatorie, anche e soprattutto sessuali (’potrei afferrarti urlando attraverso la finestra e farlo con te sul tetto’).
    Impulsi distruttivi o desideri oscuri, latenti negli esseri umani, possono emergere all’improvviso e scatenare caos e terrore.
    Il mostro non è soltanto un’entità fisica ma una rappresentazione simbolica potente di verità nascoste sulla natura umana. Ci ricorda che tutti abbiamo un lato oscuro e che reprimerlo, ignorarlo o negarlo potrebbe avere conseguenze negative.

    Pubblicata nell’album Over-Nite Sensation (1973), Zomby Woof racconta di un uomo che, svegliandosi, si ritrova trasformato in una sorta di zombie, un lupo mannaro. Questa ‘mutazione’ è ben illustrata nella versione originale in studio dal passaggio della voce calma di Zappa ai ruggiti di Ricky Lancelotti e all’energia del diavolo della Tasmania.
    La particolarità del brano riguarda la struttura musicale.
    La struttura base di una canzone rock in 4/4 viene allungata per accogliere un riff in 7/8 ed una pausa di 4 battute suonata in 5/4 (la caratteristica più identificabile della melodia).
    Zomby Woof fu eseguita dal vivo al momento della sua uscita nel 1973 ma anche durante i tour del 1982 e del 1988. Una versione dal vivo del 1982, decisamente più veloce della versione LP originale, si trova nell’album You Can’t Do That on Stage Anymore, Vol. 1 che ho scelto per questo video. E’ la versione che preferisco, soprattutto per il magico lavoro di chitarra di Zappa e Steve Vai.

    “Non credo che abbiamo una società. Quello che abbiamo è una colonia di animali. Non credo che ci siano esseri umani in giro. Noi semplicemente immaginiamo di aver raggiunto un livello umano di realizzazione. La bomba, la guerra, il pregiudizio sono, tuttavia, solo prodotti di sub-umani”. (Frank Zappa, 1967)

    “Non sono affatto convinto che ci siamo evoluti. Sono fiabe che ci sono state raccontate da altre persone di cui non mi fido, non nella misura in cui potrei fidarmi di un cane o di un gatto. Vedi, hai l’idea che siamo stati corrotti, che inizialmente eravamo puri. Non credo sia vero. Penso che siamo sempre stati ciò che siamo ora, un tipo di vita animale davvero inferiore. Penso che faccia parte del ‘progetto’. Siamo l’unica specie animale che mostra il tipo di arroganza e il tipo speciale di incredibile ignoranza tipica degli esseri umani. E’ incredibilmente ignorante fare la guerra. Gli altri animali uccidono, ma non fanno la guerra. E le rivoluzioni peggiorano sempre le cose. L’unica cosa che distingue gli esseri umani dagli altri animali è la loro pigrizia e stupidità così come la loro ignoranza e la loro arroganza. Abbiamo questo fantastico pacchetto di tutti i peggiori elementi dell’universo integrato in “ciò che sono le persone”. Ecco perché diventano avvocati, ministri e contabili. Penso che cani e gatti siano meravigliosi, ma puoi addestrarli a essere cattivi. Penso che le persone siano fondamentalmente schifose, ma potrebbe esserci la possibilità di migliorarle. Forse. È più facile rendere cattivo un cane che rendere buono un essere umano. E’ inevitabile che la specie umana compia il suo destino: distruggere tutto. Siamo destinati a distruggerci.
    Non c’è nessuno di cui valga la pena fidarsi, nessuno che sia mai abbastanza sicuro delle proprie convinzioni da fidarsi di se stesso. Non ho conosciuto nessuno che non fosse disposto a svendersi per un centesimo o ad essere un potenziale assassino per motivi religiosi o politici o per una sorta di bizzarra fantasia che ha nella mente perché pensa che il modo in cui vede le cose è superiore a quello degli altri. E’ questa la natura umana”.
    (Frank Zappa, Ecolibrium Interviews n. 19-1984)

  • Frank Zappa & Louis Armstrong On WC: Phi Zappa Krappa Vs Swiss Kriss

    Frank Zappa & Louis Armstrong On WC: Phi Zappa Krappa Vs Swiss Kriss

    Let’s Make The Water Turn Black – Live 1968 Germania – show televisivo tedesco Beat-Club

    Louis Armstrong ci aveva pensato un ventennio prima di Zappa! Comunque sia, due grandi! – Gianmichele Taormina

    Louis Armstrong siede sul WC mentre beve un lassativo alle erbe. Ha accettato di farlo per amore e genuina convinzione per un prodotto in cui credeva.
    Nella grande biografia jazz, “The Louis Armstrong Story” di Max Jones e John Chilton, il signor Armstrong è citato a pagina 220 così: “Prendo i miei Swiss Kriss, amico, ti tengono in movimento. Il vecchio Matusalemme sarebbe stato qui con noi se avesse saputo di loro!»
    È persino menzionato nella voce Wikipedia di Satchmo: “Armstrong era anche molto preoccupato per la sua salute e le sue funzioni corporee. Faceva un uso frequente di lassativi come mezzo per controllare il peso, una pratica che sosteneva sia tra i suoi conoscenti sia nei piani dietetici che pubblicava con il titolo Perdere peso con Satchmo. Il lassativo preferito da Armstrong in gioventù era l’Acqua di Plutone, ma poi ne divenne un entusiasta convertito quando scoprì il rimedio erboristico Swiss Kriss. Ne esaltava le virtù a chiunque lo ascoltasse e distribuiva pacchetti a chiunque incontrasse, compresi i membri della famiglia reale britannica. Armstrong è apparso anche in pubblicità umoristiche per Swiss Kriss; le pubblicità portavano una foto di lui seduto su un water – visto attraverso il buco della serratura – con lo slogan ” Satch dice: ‘Lascia tutto alle spalle!’ “
    – The Sound of Building Coffins di Louis Maistros, The Toby Press, 2009

    I simboli di Phi Zappa Krappa sulla maglietta di Frank.
    Eidon Veda decodifica i simboli sulla maglietta di Frank che si traducono in Phi Zappa Krappa. Che significa?
    Phi fa pensare ad un riferimento ironico alla Phi Kappa, società letteraria universitaria di tipo elitario degli Stati Uniti.
    Il fulmine si traduce in Zap!, termine inteso come scossa – Zappa.
    Poi abbiamo il simbolo del gabinetto, dove si fa la crap’pa, che rimanda alla lettera Kappa usata dalla società Phi Kappa.
    In sintesi, come ha intuito Eidon, la frase Phi Zappa Krappa decodificata dai simboli della maglietta rappresentano un ironico/autoironico modo di dire “Faccio parte della Honor Society di Zappa”.

    “Ho avuto problemi con la mia immagine la prima volta che sono andato in Inghilterra dove le leggi sul copyright sono diverse. La foto dove sono seduto su un gabinetto doveva essere utilizzata per un annuncio su International Times. Bene, si è trasformato in un poster perché a causa delle leggi lì il fotografo che possiede la mia immagine può farne quello che vuole, quindi ha realizzato un poster. Non ho mai posato per un poster, ho posato per una pubblicità per International Times. E così, da quel momento, il poster è stato contrabbandato e duplicato in milioni di copie, di cui non ho mai visto un nichelino”. – Digger,23 giugno 1973

    “I Shot Frank Zappa: My Life In Photography Hardcover” di Robert Davidson and John Elliott, 2022
    Il fotografo Robert Davidson è diventato famoso con la sua iconica fotografia di Frank Zappa sul WC Zappa Krappa.
    Il 16 agosto 1967, il 25enne Robert Davidson era al Royal Garden Hotel con il promotore della band Tony Secunda durante una conferenza stampa per il prossimo concerto di Frank Zappa.
    Faceva un caldo soffocante, la sala era piena di giornalisti. Zappa era sparito per andare in bagno. Girovagando per l’attico, alla ricerca di un’opportunità per scattare una foto, Robert trovò Zappa nudo, con i pantaloni intorno alle caviglie, seduto in bagno a chiacchierare al telefono con sua moglie Gail. La porta aperta ha inquadrato perfettamente lo scatto. Era un’immagine troppo bella per perderla.
    Robert chiese il permesso di scattare alcune foto. Zappa disse a sua moglie. “Un tizio vuole farmi una foto sul ‘John’”.
    Ha immortalato Frank Zappa seduto sul water. Le foto erano per un articolo sull’Independent Times.
    Nella sua autobiografia, Robert Davidson racconta che, nonostante una di quelle fotografie sia diventata uno dei poster più venduti al mondo nella storia del rock, lui non ha mai ricevuto alcuna royalty.
    Nel libro “I Shot Frank Zappa” Robert racconta gli sforzi nel corso degli anni per reclamare il copyright e la proprietà dei negativi. Circa 48 anni dopo aver scattato le foto, quei negativi sono tornati in suo possesso. Ha ripreso il controllo delle immagini nel 2015.