Frank Zappa's mustache - Music is the Best

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  • Frank Zappa & Bruce Bickford: audiovisual xenochrony

    Frank Zappa & Bruce Bickford: audiovisual xenochrony

    “The Amazing Mr. Bickford” (full movie by Frank Zappa)

    Bickford, I believe, is part of Zappa’s ongoing investigation into xenochrony, which, as every Zappa fan knows, is the “experimental re-synchronisation” of different musical performances to create a new musical effect. Zappa and Bickford’s collaboration is a form of audiovisual xenochrony. Xenochrony reveals a dialogic side to Zappa’s work, his ability to allow others spontaneity and creativity to break out of his own creative stranglehold, that contrasts with his autocratic side. The video is “written, produced and directed” by Zappa, but the content could only really be Bickford’s. Xenochrony isn’t iconoclasm for its own sake, merely a clumsy tool that produces only dissonance. It creates a polyrhythm. It constructs the illusion of an intuitive approach, whereby neither artist knows what the other intends, and yet correspondences continue to occur. Bickford’s animation moves and transforms with a pace and rhythm of its own, running counter to that of the 23 musical accompaniment. Though the films and compositions were originally created for different purposes, music, lyrics and imagery frequently match up, creating unexpected associations.

    The technique of xenochrony also facilitates a collision of atmospheres, created by the material’s “special qualities”, like room tone and timbre – Or the fingerprints and scalpel-marks on Bickford’s models. Zappa loved the sound of old recordings, remarking on their ability to contain “trapped air.” Bickford’s footage contains similar temporal markers, not least in its own delicious material qualities. In The Amazing Mr Bickford, the atmosphere of the orchestral recordings combines with the grain of Bickford’s 16mm film, resulting in a palpable tactility. Coming at the start of the video (the words further resonate because of their earlier use in Baby Snakes), Bickford’s “evil doings on the disco floor have their counterparts in the dungeon below” relates to the melding of his work with Zappa’s: Both thrash around on their own, but occasionally “psychic contact” means that there is a correspondence: a moment where music and imagery escalate together. Sergei Eisenstein sought to synthesise sound and image, creating an intellectual effect. Looking at Eisenstein’s collaboration with Prokofiev, you can see a plan that combines storyboard and musical score – When X happens on-screen, Y happens on the soundtrack: the two build together to create an intensity. In contrast, Zappa puts the separate elements in dialogue with each other, with the intent of creating a physical sensation.

    The Amazing Mr Bickford is a sensory overload. Bickford’s animation helps to draw out what is Stravinskian in Zappa’s orchestral compositions: With its focus on the fecund burgeoning of nature, and the tit-for-tat economy of primitive violence, The Amazing Mr Bickford picks up the atmosphere of The Rite of Spring intuitively, and runs with it. But at the same time, Bickford’s animations smear any respectability that a performance with the LSO might be thought to aspire to: the monstrously cartoonish faces and phalluses serve as a physical graffiti-tag that counterweighs the precious aspirations of poodles in tuxedos. Zappa and Bickford, despite their different outlooks and working methods, are perfect 24 collaborators because both are meticulous and single-minded about their craft; a craft that seeks to show the virtue of the ugly and indecorous.
    (“Notes on The Amazing Mr. Bickford” by John A. Riley – The Rondo Hatton Report vol. VII, 21 giugno 2011)

    https://www.youtube.com/watch?v=H2ib-IHejVM&t=358s

    https://www.youtube.com/watch?v=yI1dGt64pts

    Frank Zappa e Bruce Bickford

    Credo che Bickford faccia parte della continua indagine di Zappa sulla xenocronia, la “risincronizzazione sperimentale” di diverse performance musicali per creare un nuovo effetto musicale. La collaborazione tra Zappa e Bickford è una forma di xenocronia audiovisiva. La xenocronia rivela un lato dialogico del lavoro di Zappa, la sua capacità di consentire agli altri la spontaneità e la creatività di uscire dalla propria morsa creativa, che contrasta con il suo lato autocratico. Il video è “scritto, prodotto e diretto” da Zappa, ma il contenuto non può che essere realmente di Bickford. La xenocronia non è iconoclastia fine a se stessa, ma semplicemente uno strumento maldestro che produce solo dissonanza. Crea una poliritmia. Costruisce l’illusione di un approccio intuitivo, per cui nessuno degli artisti sa cosa intende l’altro, eppure le corrispondenze continuano a verificarsi. L’animazione di Bickford si muove e si trasforma con un ritmo proprio, in contrasto con quello dell’accompagnamento musicale. Sebbene i film e le composizioni siano stati originariamente creati per scopi diversi, la musica, i testi e le immagini spesso coincidono, creando associazioni inaspettate.

    La tecnica della xenocronia facilita anche la collisione di atmosfere, creata dalle “qualità speciali” del materiale, come il tono e il timbro della stanza – o le impronte digitali e i segni del ‘bisturi’ sui modelli di Bickford. Zappa amava il suono delle vecchie registrazioni, sottolineando la loro capacità di contenere “aria intrappolata”. Il filmato di Bickford contiene indicatori temporali simili, anche nelle sue deliziose qualità materiali.

    In The Amazing Mr Bickford, l’atmosfera delle registrazioni orchestrali si combina con la grana della pellicola 16mm di Bickford, risultando in una tattilità palpabile. All’inizio del video (le parole risuonano ulteriormente a causa del loro precedente utilizzo in Baby Snakes). Le “cattive azioni di Bickford sulla pista da discoteca hanno le loro controparti nella prigione sottostante”: questa frase si riferisce alla fusione del suo lavoro con quello di Zappa. Entrambi i lavori sono thrash, girano da soli, ma l’occasionale “contatto psichico” significa che c’è una corrispondenza: un momento in cui musica e immagini si intensificano insieme. Sergei Eisenstein ha cercato di sintetizzare suono e immagine, creando un effetto intellettuale. Osservando la collaborazione di Eisenstein con Prokofiev, puoi vedere un piano che combina storyboard e colonna sonora – Quando X accade sullo schermo, Y accade nella colonna sonora: i due si realizzano insieme per creare un’intensità. Zappa, invece, mette in dialogo tra loro gli elementi separati, con l’intento di creare una sensazione fisica.

    “The Amazin Mr. Bickford” è un sovraccarico sensoriale. L’animazione di Bickford aiuta a far emergere ciò che è stravinskiano nelle composizioni orchestrali di Zappa: con la sua attenzione alla feconda fioritura della natura e all’economia della violenza primitiva, The Amazing Mr Bickford riprende intuitivamente l’atmosfera di The Rite of Spring. e corre con esso. Ma, allo stesso tempo, le animazioni di Bickford diffamano ogni rispettabilità a cui si potrebbe pensare che una performance con la LSO aspiri: i volti e i falli mostruosi da cartone animato servono come un tag fisico di graffiti che controbilancia le preziose aspirazioni dei barboncini in smoking. Zappa e Bickford, nonostante le loro diverse prospettive e metodi di lavoro, sono perfetti collaboratori perché entrambi sono meticolosi e risoluti nel loro mestiere; un mestiere che cerca di mostrare la virtù del brutto e dell’indecoroso.

    (“Notes on The Amazing Mr. Bickford” di John A. Riley – The Rondo Hatton Report vol. VII, 21 giugno 2011)

  • Frank Zappa, Dog Breath & Variations: FZ’s creative orchestration, review

    Frank Zappa, Dog Breath & Variations: FZ’s creative orchestration, review

    The Dog Breath Variations, Uncle Meat (A Token of His Extreme 1974)

    La prima traccia di Dog Breath è stata pubblicata nell’album Uncle Meat (1969). Questo brano esiste in due forme: la seconda è Dog Breath, in the Year of the Plague, una canzone pop contorta. Racconta di adolescenti che rubano coprimozzi e guidano vecchie auto con dadi pelosi appesi allo specchietto retrovisore. I testi di questo brano sono scritti in slang mezzo chicano (“primer mi carucha”, “riprendi la mia weesa”).
    La versione in studio include una voce di soprano per la seconda strofa e una voce accelerata da scoiattolo per la terza. Il brano si trasforma in una composizione più astratta. Questo brano fu pubblicato nel 1968 come singolo Reprise, accompagnato da “My Guitar Wants to Kill Your Mama”. I Mothers originali eseguirono questa versione nel 1968. Era anche una caratteristica regolare della band del 1970, con Flo ed Eddie che alteravano leggermente il lato allegro per introdurre più pathos nella sezione “Won’t you please listening my supplice”.
    Quando si legge il titolo “Dog Breath”, di solito è implicito pensare a “Dog Breath, in the Year of the Plague”. Ma c’è anche un pezzo strumentale che utilizza lo stesso tema: “The Dog Breath Variations”. Qui il ritmo lineare 4/4 è sostituito con un’indicazione del tempo più intricata: tutti gli elementi pop/rock vengono eliminati in favore di una versione sincopata e ornata della melodia suonata dall’organo e dalla chitarra acustica (nella registrazione in studio). Queste variazioni avvicinano il pezzo a “Uncle Meat” e a melodie complesse simili come “Approximate” e “The Black Page #1”.
    “The Dog Breath Variations” fu composto per la band di Zappa in una forma più fusion jazz ed eseguito dal 1972 al 1974, spesso come medley con “Uncle Meat” (vedi You Can’t Do That on Stage Anymore, Vol. 2).
    Nel 1977 Zappa ha riarrangiato il medley per orchestra; appare in quella forma in The Yellow Shark.
    (Allmusic)

    “Dog Breath in the Year of the Plague” è un mix di doo-wop, cultura adolescenziale dell’auto pachuco di Los Angeles, più che un accenno di Stravinsky, una cantante lirica simile a una “strega buona dell’Est” (Nelcy Walker), voci da munchkin (Roy Estrada, Zappa e Ray Collins) e una “nave dell’amore pronta ad attaccare”. Il brano contiene una delle prime migliori registrazioni multitraccia ‘serie’ realizzate in studio. Zappa non era solo un compositore geniale e un chitarrista formidabile; sapeva gestire uno studio di registrazione come se fosse uno strumento e lavorava negli studi più avanzati come quello di New York dove fu registrata la maggior parte di Uncle Meat, Apostolic Studios, il primo nel paese a consentire la registrazione di 12 tracce.
    Subito dopo la frase “La mia nave dell’amore è pronta ad attaccare”, sono state incluse simultaneamente 40 tracce.

    The Dog Breath Variations esiste negli arrangiamenti per una varietà di gruppi strumentali oltre all’ensemble di fiati, tra cui un gruppo rock di quattro elementi, una piccola banda elettrica e un’orchestra sinfonica. Tutte queste versioni sono di Zappa. E’ un brano registrato da Zappa e dai Mothers of Invention per l’album live del 1971 Just Another Band from LA. È basato sul tema Dog Breath che subisce diverse trasformazioni nelle variazioni mostrando l’orchestrazione creativa di Zappa.
    The Dog Breath Variations fu originariamente eseguita in un concerto alla Royce Hall dell’UCLA nel 1977 dall’ensemble di 40 elementi Abnuceals Enuukha Electric Symphony Orchestra.
    In seguito, è stato arrangiato per il concerto di The Yellow Shark con l’Ensemble Modern composto da 25 musicisti.

    In Dog Breath Variations 1973 Frank Zappa suona le percussioni.
    Hai iniziato come batterista? Non credo che molte persone ne siano consapevoli.
    “Penso che alla maggior parte delle persone non importi un cazzo”.
    (Frank Zappa, da un’intervista di Rhythm, luglio 1989)

    “Gli animali sono esseri superiori e meritano rispetto” (Frank Zappa).

    Curiosità
    Nel primo giorno su Marte del robot InSight della NASA, gli scienziati hanno usato “Dog Breath, In The Year Of The Plague” di Frank Zappa per risvegliarlo. Per la prima volta nella storia, è stata usata una canzone di ‘risveglio’ per un’astronave su un altro pianeta. Il lander sarà ricordato per aver svelato molte novità sul Pianeta Rosso. Nei 4 anni di missione su Marte (conclusa a dicembre 2022), il robot ha ‘ascoltato’ i brontolii del pianeta rilevando più di 1.000 terremoti, i cui dettagli hanno rivelato intuizioni senza precedenti sull’interno del Pianeta Rosso. I dati del lander hanno anche permesso agli scienziati di ascoltare i ‘venti marziani ‘e di rilevare più di 20.000 ‘diavoli’ di polvere.

  • Frank Zappa, Titties & Beer: fear of the devil as an instrument of religion

    Frank Zappa, Titties & Beer: fear of the devil as an instrument of religion

    Titties & Beer (Live Palladium, New York City, 31 ottobre 1977 – Terry Bozzio il ‘diavolo’)

    Frank Zappa giocava spesso con i concetti di falsità, prestigio a buon mercato e con la loro interrelazione.
    Zircone
    “Ho scoperto lo zircone per la prima volta nel 1957. Quando un pianista di una band che avevo al liceo decise che, per poter suonare davvero come Fats Domino, doveva avere sulle dita lo stesso peso di Fats. Sai, Fats indossava un enorme anello con un diamante. Wimberly non poteva permettersi un diamante, ma vide una pubblicità in un fumetto in cui si diceva che per 25 dollari si poteva ottenere un diamante grosso quanto un pugno”.
    Quanti soldi spenderai per apparire benestante? Il desiderio di diamanti è la preoccupazione per lo status.
    Il concetto di zircone può essere applicato a qualsiasi cosa. Metti un po’ di roba luccicante su qualsiasi cosa e, all’improvviso, diventa elegante. Questo effetto può essere ottenuto con vari mezzi ed è ciò che Frank chiamava “garni du jour”. Se qualcuno ti offre un hamburger su un piatto, significa una cosa. Se qualcuno ti dà un hamburger su un piatto con un pezzo di roba verde, una carota spiegazzata e un ravanello è un hamburger Deluxe. Dentro c’è lo stesso pezzo di carne di cane, ma c’è il garni du jour. Gli americani sono abituati ad avere un garni du jour su tutto.

    The Devil Before Overnite Sensation
    “Titties and Beer” fornisce un quadro chiaro sul concetto di ‘diavolo’ di Frank.
    Terry Bozzio (nel ruolo del Diavolo): “Aspetta. . . non dovresti voler fare un patto con me”.
    FZ: “Ah, ma sono leggermente diverso dal tuo cliente medio, Devil… la maggior parte delle persone ha paura di te, vedi? Non sanno quanto sei stupido”.
    Frank vedeva la paura per il diavolo come uno strumento della religione per aumentare la paura, ottenere una cieca conformità e aumentare le entrate provenienti dalle raccolte fondi, proiettando allo stesso tempo una cortina di fumo di evoluzione spirituale. Non sopportano che le persone non li prendano sul serio. Se ridi di loro per un istante, è come se il diavolo entrasse nella stanza, giusto? E lui dice: “Sono il diavolo” e tu prendi una forchetta e gli dai un colpo nella pancia, esce il gas e lui girerà per la stanza come un palloncino impazzito. Non puoi ridere di loro perché sono così pieni di sé che non riescono a credere che le persone non li apprezzino per le creature grandiose e altamente evolute che immaginano di essere… Se loro non fossero così dannatamente pericolosi, sarebbe divertente ridere di loro tutto il tempo, ma a volte bisogna tenere conto di quanti danni possono fare.
    La religione in combutta con il governo usa la paura per approvare leggi idiote. Un ragazzo con la pelle rossa, le corna, una lunga coda, che odora di zolfo ed ha un bastone appuntito ti fa andare in un posto dove c’è il fuoco. Questa è superstizione e la superstizione non ha posto nella legislazione. Quindi, se crei qualcosa che dice che dobbiamo proteggere le persone dal diavolo, stai dicendo che il diavolo esiste davvero e hai un problema, perché il passo successivo saranno i processi per stregoneria. Pertanto, Zircone = Diavolo.
    Guru
    Per Frank Zappa, ciò che unisce tutte le varietà di figure di autorità spirituale (sacerdoti, guru, filosofi, ecc.) è l’avidità.
    In The Real Frank Zappa Book, Frank parla di come suo padre “faceva il burro” schiacciando un po’ di pigmento nell’oleomargarina (l’equivalente dietetico dello Zircone). Evidentemente, la ricerca ha dimostrato che il colore (non il costo, il gusto o la consistenza) è stato il fattore decisivo per il successo della margarina come sostituto economico del burro.
    Frank ritiene che il balsamo curativo della chiesa (il perdono attraverso la confessione a un prete) sia falso come la margarina.
    “Non ho trovato persone di buona volontà da nessuna parte in nessun tipo di attività collegata a qualsiasi religione, nessuno di cui valga la pena fidarsi, nessuno che sia mai abbastanza sicuro delle proprie convinzioni da fidarsi di se stesso. Non ho conosciuto nessuno che non fosse disposto a svendersi per un centesimo; ognuno di loro è un potenziale assassino in termini di pressione per questioni religiose o politiche o per qualche sorta di bizzarra fantasia secondo cui il modo in cui vedono le cose è superiore al modo in cui qualcun altro vede le cose.
    Questa è la natura umana. Zircone = Margarina = Diavolo = Religione = La tortura non si ferma mai.
    Siamo circondati da falsità a buon mercato che ci spingono a ricercare uno status, a consumare spazzatura, a temere la dannazione, a pagare la decima alle chiese, a soffrire di sensi di colpa per dare potere a politici che promulgano leggi superstiziose. Quindi la domanda è: cosa farai quando l’etichetta verrà staccata?

    (estratto da “Trouble with Pigs and Ponies: Pt. III – Discreet Fakery by Andy Hollinden, The Rondo Hatton Report vol IV, 21 settembre 2010)

  • Marco Dalpane meets Frank Zappa: “the ’oeuvre’ is ongoing like life”

    Marco Dalpane meets Frank Zappa: “the ’oeuvre’ is ongoing like life”

    Piano City Milano 2014 spazio NONOSTANTEMARRAS
    Marco Dalpane suona al piano:
    Let’s Make Water Turn Black
    Harry You Are a Beast
    Oh No
    Son of Orange County Lumber Truck
    Theme from Lumpy Gravy
    Blessed Relief
    Stick It Out

    Potete visualizzare il filmato qui

    https://www.youtube.com/watch?v=Wxal9QPGeos

    “Zappa parlava della sua musica come oeuvre, confondendo quindi la sua opera, sulla quale è ritornato continuamente, con la vita. Non c’è versione definitiva, c’è la vita che si fa. L’opera è in corso, come la vita”.
    “Davvero non è facile distinguere tra ciò che lo stesso Zappa concepiva come oeuvre, come unico gesto creativo determinato da quell’idea di ‘continuità concettuale’ a lui tanto cara. Forse allora sceglierei un disco antologico come Make a Jazz Noise Here o The Best Band You Never Heard in Your Life. Ma sarebbe davvero una scelta dolorosa per le esclusioni che comporta. Ho scelto due dischi particolarmente giocosi e divertenti. In questa epoca dominata dalle passioni tristi, dalla depressione e dalla stupidità, mi sembra che la luminosità, l’ingegno e l’intelligenza della sua musica rappresentino uno straordinario antidoto ai nostri mali”.
    (Marco Dalpane intervistato da Stefano Marino, 2016)

    “Ho trascritto oltre 20 musiche di Frank Zappa, canzoni e brani strumentali, per il più classico degli strumenti, il pianoforte. Sono rimasto molto fedele agli originali, e ho cercato di far suonare il mio strumento al meglio.
    Suono questo repertorio in solo o in duo con Vincenzo Vasi (voce, theremin e music toys)
    Zappa è un lavoro duro. Genio iconoclasta e Absolutely Free è sicuramente uno dei protagonisti della musica del Novecento. Un eroe americano, come Ives, Gershwin, Monk e Cage.
    I suoi studi musicali dal punto di vista accademico si riducono a ben poca cosa, ma pur vivendo nella periferia americana fin da giovane è attratto dall’intensità che sprigiona dalle pagine di Edgar Varèse, il compositore che ha definitivamente riconsiderato il timbro come parametro essenziale della composizione.
    Naturalmente il giovane Frank è affascinato anche dal R&B, dal blues del Delta, dal Doo-Wop, dai City Slickers di Spike Jones; rimarranno i suoi amori fino alla fine della sua vita. Non c’è spazio per distinguere tra alto e basso, popolare e colto; Howlin’ Wolf è interessante quanto Stravinsky. Arte e intrattenimento si riflettono in un gioco di specchi geniale e spiazzante in nome di una Continuità Concettuale che lo ha guidato fin dagli esordi. Paga le sue scelte anti-commerciali con un costante conflitto con l’industria musicale; autentico self made man, solitario e orgoglioso delle infinite ore passate in studio, freak ed eccentrico per molti aspetti, metodico e scrupoloso per quanto riguarda la musica.
    Anche il suo rapporto con le istituzioni accademiche e le grandi orchestre classiche è segnato da difficoltà. Zubin Metha e Pierre Boulez, Kent Nagano e la London Symphony Orchestra si sono confrontati con la sua opera, ma solo l’Ensemble Modern, proprio alla fine della sua vita, arriverà a un risultato di valore assoluto nell’esecuzione delle sue partiture”.
    (marcodalpane.it)

    https://youtu.be/qXpGzzVpLPM

    https://youtu.be/lxt3JUThx9Y

    Pianista e compositore, Marco Dalpane si dedica principalmente alla musica delle avanguardie del ‘900 e del secondo dopoguerra. Dal 1991 si dedica all’attività di pianista accompagnatore e autore di musiche per il cinema muto. Questa attività lo ha portato a partecipare ai più importanti festival musicali e cinematografici italiani ed internazionali. Ha realizzato opere su commissione di reti televisive europee come ZDF e Arte e ha eseguito l’accompagnamento musicale dal vivo di oltre 750 proiezioni.

    In varie occasioni, Marco Dalpane ha illustrato anche il difficile rapporto intercorso tra il musicista e le orchestre. L’unica eccezione fu l’Ensemble Modern, un’orchestra da camera tedesca diretta da Peter Rundel. Ne nacque una collaborazione che si trasformò in “The Yellow Shark”, l’ultimo album pubblicato da Frank Zappa.
    Dalpane ha suonato anche una versione per pianoforte di Black Page.
    Marco Dalpane ha raccontato, con divertimento, quanto Zappa fosse contro l’establishment. Il musicista americano litigò con la sua etichetta discografica, all’epoca era la Warner Bros, perché aveva in mente un concept album, Läther, che voleva uscisse in un box di quattro CD. Ma la casa discografica lo pubblicò in quattro album separati, senza il suo consenso, quando il missaggio non era ancora completo. La mattina dopo contattò un’emittente radiofonica che trasmise tutti e quattro i CD come erano stati concepiti dall’autore, dopo una dichiarazione di Zappa che invitava gli ascoltatori a registrare dalla radio le sue canzoni.
    Se Frank Zappa fosse un nostro contemporaneo, difficilmente riuscirebbe a pubblicare un disco. Eppure è stato rivoluzionario e ha cambiato, forse, anche il nostro modo di intendere e ascoltare la musica.

  • Frank Zappa & Monsters: evolution driven by mutant freaks

    Frank Zappa & Monsters: evolution driven by mutant freaks

    Cheepnis recording session with the Ikettes

    Frank Zappa era un grande appassionato di film di fantascienza, in particolare film di mostri. Li adorava.
    “Più sono economici e meglio sono. Per economico, nel caso di un film di mostri, non intendo il budget, anche se aiuta. Il basso budget è ben rappresentato dalle corde di nylon visibili attaccate alla mascella di un ragno gigante”.
    Per il monologo del brano “Cheepnis”, Zappa si è ispirato al film “It Conquered the World“ diretto da Roger Corman nel 1956. Si tratta di un film indipendente incentrato su un’entità aliena di Venere che vuole conquistare il pianeta Terra e che riceve l’aiuto di uno scienziato disilluso il quale pensa che l’umanità possa essere salvata solo da se stessa attraverso un intervento esterno.
    L’estetica precaria dei progetti a basso budget piaceva particolarmente a Frank.

    “Mostri o mutanti, scherzi della natura, incubi viventi, incarnazione delle nostre paure, caricatura delle nostre illusioni.” (da “Freaks” di Leslie Fiedler, 1978)

    “Nella mia mente, un mostro sarebbe una persona che fondamentalmente esiste come individuo, che ha il proprio stile individuale. Potrebbe esserci stato un certo numero di mostri in tutto il mondo, ma li considererei come individui. Erano mutanti che si distinguevano dal resto della comunità. Anche se un mostro può avere i capelli lunghi e un hippie può avere i capelli lunghi, non sono lo stesso tipo di persona”.
    (The Observer, 3 settembre 1989)

    “Mi piacciono i film sui mostri, l’intrattenimento infantile. Quando accendo la TV continuo a cambiare canale finché non vedo un ragno gigante o qualcosa del genere. La sfida della fiction è l’invenzione”.
    (Berkeley Barb, 26 dicembre 1975)

    “Una volta Frank è entrato nella mia stanza gridando: ‘Ho appena visto un Ufo!’. Ero convinto che lo sviluppo di Frank fosse entrato in un’altra orbita, che fosse finito in una zona crepuscolare… Si interessò anche a questioni strane come l’occulto e la magia. Disegnava mostri e creature aliene a matita e carboncino ed ha perfino scritto alcune storie su queste creature.
    (da “Frankie and Bobby: Growing Up Zappa”, un libro di memorie scritto da Charles Robert Zappa, 2015)

    “Odiavo gli hippy. Per me erano un’altra manifestazione del conformismo nordamericano, della tendenza a raggrupparsi in tribù che accettano un vangelo che li fa sentire superiori agli altri. La mia gente erano i “freaks”, i mutanti che avevano uno stile individuale che li separava radicalmente dal resto della comunità. “Freaks” in senso fisico, sessuale o mentale, emarginati per necessità, non per seguire l’ideologia alla moda”.
    (Frank Zappa, El Europeo, maggio 1990 – rivista spagnola)

    LA SINDROME DI RONDO HATTON di Kanguy Chow
    L’uso occasionale di “Rondo Hatton” da parte di FZ come nome d’arte negli anni ’70 si collega chiaramente al suo grande amore per i mostri ed ai film di serie B a basso costo: un entusiasmo per il bizzarro e l’assurdo che attraversa tutto il suo lavoro. Ma la sua attrazione verso lo strano e il brutto non riguarda un piacere voyeuristico per la deformità. Si tratta di esplorare i limiti del possibile, celebrare la differenza e riconoscere che non solo la maggior parte di noi non si adatta allo stampo standard, ma che deformità peggiori sono causate dallo sforzo di conformarsi. Come disse Zappa in un’intervista a Playboy nel 1986, “Questo concetto di un unico mondoismo – mescolato e livellato in questa norma mediocre a cui tutti si declassano – è stupido”. Rondo Hatton era letteralmente “oltre l’ordinario”, un uomo condannato a vivere in pubblico la bruttezza da cui la maggior parte di noi cerca di nascondersi, sia in noi stessi che negli altri.
    Crescere davvero significa riconoscere che la verità su te stesso (e sul mondo) è sempre più straordinaria, più scioccante e più sublime di qualsiasi cosa imposta.
    La creatività significa osare, essere diversi e trarne piacere – sicuramente uno dei motivi per cui Zappa era così appassionato di Halloween, una festa pagana che nella sua manifestazione moderna è una licenza per una persona di “esprimere in modo creativo il suo rapporto con l’ambiente circostante”.
    Gli studi confermano costantemente che i volti più comunemente percepiti come “belli” sono i più “medi” della gamma delle possibilità umane – ma il “modello” è sempre un’aspirazione che ci condanna a non sentirci all’altezza. Se aspiri ad essere carino sei destinato a fallire e se la bellezza è la menzogna in cui credi, non c’è molta speranza per uno sciocco come te. Che sia a livello dei geni o dei memi, l’evoluzione è guidata dai mutanti: non esiste progresso senza deviazione. La celebrazione della bruttezza è una ricetta per la libertà e la sindrome di Rondo Hatton consiste nello scendere a patti con il proprio sé cattivo e nell’approfondirlo mentre accade. Il mutante di oggi si rifiuta di morire!

    https://www.youtube.com/watch?v=2KVl70xuUgs

  • Frank Zappa, Dirty Love: The Antithetical Love Song, review

    Frank Zappa, Dirty Love: The Antithetical Love Song, review

    Dirty Love (Live Philly ’76)

    Dirty Love fa parte dell’album Over-Nite Sensation (1973), è la terza traccia e risale al periodo in cui Zappa era affascinato dall’umorismo osceno.
    “Dammi il tuo sporco amore come nei tuoi sogni quando fai di tutto… una sporca donazione… non voglio le tue emozioni da quattro soldi, la tua devozione. Dammi la lozione del drago! Come le piccole riviste nel cassetto di tuo padre…”.
    L’aggressiva perversione di Dirty Love fotografa l’ipocrisia. E’ una malsana provocazione che serve a denigrare costumi malsani: non i pensieri immorali, ma il fatto di non volerli ammettere.
    Frank Zappa utilizza un diversivo di formule gergali americane. La ‘lozione del drago’ si rifà all’espressione dei tossicodipendenti riferita al fumo del narghilè. La menzione della rivista nascosta nel cassetto è un riferimento a “Brown Shoes Don’t Make It”, rivela desideri e segreti, paragona la ricerca dell’amore a qualcosa di intrigante tenuto lontano dalla vista.

    Zappa odiava le canzoni d’amore. Relegandole al “dipartimento di tutti gli altri”, le parodiava. I suoi pastiche musicali caricaturavano opportunamente i sentimenti cliché come forma di critica di genere. Il cinismo di Zappa nei confronti delle canzoni d’amore metteva alla berlina un’industria musicale che accettava la mentalità dei gusti della cultura di massa. Mentre altri artisti inondavano le radio di vacuo sentimentalismo, Frank Zappa rispose con toni opposti registrando brani come “Go Cry On Somebody Else’s Shoulder” (1966).

    Dirty Love scava nei tabù e nei rapporti non convenzionali. Esprime il desiderio di un amore ‘crudo’, proibito e non filtrato, che va oltre le regole sociali. Il ‘drago’ nei sogni rappresenta il desiderio di un amore intenso e primordiale, legato ad una creatura mitica, sganciato dai sentimenti. Il drago simboleggia potere e mistero. “Ti metterò in coma con un po’ di amore sporco”: una frase che sottolinea la ricerca di una passione travolgente. L’aggettivo ‘sporco’ non deve essere inteso come negativo ma ‘considerato sporco’ dagli standard sociali.
    Con questo brano, una volta di più, Frank Zappa invita gli ascoltatori a lasciarsi andare ai propri desideri e passioni autentiche, genuine, a dispetto delle norme sociali.

    Frank Zappa era solito chiedere molto ai suoi musicisti e li pagava bene per questo.
    Quando, nel 1973, ebbe la possibilità di assoldare le Ikettes di Ike e Tina Turner per registrare i cori di Montana e di altri brani inseriti in Over-Nite Sensation, rimase sconvolto dal divieto da parte di Ike e Tina Turner di pagare le ragazze (Tina compresa) non più di 25 dollari a canzone.
    “Fu scioccante – confessò Zappa – in Montana c’è una parte molto difficile, per la quale le ragazze dovettero provare per alcuni giorni prima di registrarla”. Per contro, anche se non accreditata, Tina cantò al primo take le parti di Dirty Love dopo averle sentite una sola volta e avendo affermato: “Ragazzi, potrei cantare questa roba bendata e con una scopa nel culo!”. (Classix n.21 – marzo aprile 2009)

  • Frank Zappa about Ugliness: FZ & Rondo Hatton, Smell My Beard 1974

    Frank Zappa about Ugliness: FZ & Rondo Hatton, Smell My Beard 1974

    Frank Zappa & The Mothers of Invention – Smell My Beard, Capitol Theater, Passaic, NJ, 8 novembre 1974

    Rondo Hatton – guitar, vocals Napoleon Murphy Brock – vocals George Duke – keyboards, vocals Ruth Underwood – percussion Tom Fowler – bass Chester Thompson – drums

    Negli anni ’70, Frank Zappa a volte si presentava sul palco come Rondo Hatton. Un bootleg di Zappa si intitola “The Rondo Hatton Band” e può essere ascoltato nel lato 5 del Mistery Box e in Beat The Boots III – Disc Five.
    Per pura coincidenza, Rondo Hatton e Frank Zappa nacquero entrambi nel Maryland (Hatton a Hagerstown e Zappa a Baltimora), vissero parte della loro vita in Florida e morirono in California.
    Un diario dei fan di Zappa è intitolato The Rondo Hatton Report.

    Zappa su Rondo Hatton

    Chi è Rondo Hatton? Ti sei presentato come Rondo.
    “Rondo Hatton era un attore caratteristico dei vecchi film che aveva una malattia chiamata acromegalia”.

    Non ne ho mai sentito parlare.
    “È come l’elefantite. Aveva una testa davvero grande e grottesca, era un caratterista in alcuni film horror dei vecchi tempi”.

    Uhmmm… perché dovresti presentarti come lui?
    “Perché no?” (ride)

    Era “The Creeper”?
    “Non so quale fosse il film. Era uno di questi… in un periodo della storia del cinema americano, era il classico ragazzo brutto. Qualcuno doveva portare avanti la tradizione”.
    (Frank Zappa intervistato da Den Simms, Society Pages, giugno 1990)

    Rondo Hatton (22 aprile 1894 – 2 febbraio 1946) fu un attore caratteristico americano che spesso interpretava il ruolo di ragazzo duro o cattivo in molti film di serie B di Hollywood. Era noto per i tratti brutali del suo viso dovuti all’acromegalia deturpante, un disturbo della ghiandola pituitaria.
    Il film “The Brute Man” (1946) con Rondo Hatton è stato proiettato nell’episodio 702 del Mystery Science Theatre 3000.

    LINGUA FRANKA PART II: A LITTLE UGLY ON THE SIDE di Arjun von CAEMMERER
    (estratto da The Rondo Hatton Report vol V, 21 dicembre 2010)

    I molteplici concetti di Zappa sulla bruttezza sono complessi e pungenti, curiosamente incoerenti.
    Di seguito, alcuni esempi:
    1) Them or Us: Questa bruttezza semplicemente polarizza. Essendo Altro, la loro bruttezza – a qualunque livello estetico – è ripugnante e più brutta delle nostre stesse bruttezze;
    2) The Mammy Nuns (Thing Fish): Siamo brutti come il peccato! (Noi siamo MAMMY NUNS!) / Stiamo facendo bella figura con il nakkin’ on! Abbiamo un brutto sorriso-n-n-n-n! (Noi siamo MAMMY NUNS!) Stiamo facendo bella figura con il nakkin’ on! (indicando HARRY) Dimostriamo che non siamo brutti come lui;
    1) Troppo brutto per lo Show Business. “A tutti i fichetti del mondo e a quelli carini voglio dire una cosa: ci sono più brutti figli di puttana come noi che persone come voi!”. Frank Zappa su Dance Contest (Tinsel Town Rebellion);
    2) La bruttezza è normale – Frank Zappa Them or Us (The Book). La bruttezza che Zappa celebra qui è quella della vita reale e si oppone alla finta copertura cerosa e gialla, all’esibizione del brio della bellezza. La bellezza è una bugia;
    3) Brutta bellezza. A loro non piaceva rendersi brutti, ma soprattutto non piaceva fare cose brutte. È difficile convincere un musicista a suonare male, contraddice tutta la sua formazione. È difficile fargli capire che tutta quella bruttezza messa insieme può risultare molto bella. (Zappa and the Mothers: Ugly Can Be Beautiful from The Age of Rock, Sounds of the American Cultural Revolution, 1968) Zappa si riferiva al Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Bartók, che inizialmente fu deriso come assoluta bruttezza a causa della dissonanza percepita. I commenti di Booker Little risuonano ancora: non riesco a pensare in termini di note sbagliate – in effetti non percepisco alcuna nota sbagliata. Si tratta di sapere come integrare gli appunti e, se necessario, come risolverli. Perché se insisti che questa o quella nota è sbagliata, credo che tu stia pensando in modo completamente convenzionale – tecnicamente, dimenticando le emozioni. Penso che nessuno negherebbe che si possa raggiungere ed esprimere più emozione al di fuori del modo di suonare diatonico convenzionale che consiste in note intere e mezze note. Può essere espressa più emozione dalle note suonate in bemolle. Diciamo che è un SI bemolle, ma lo suoni e non è un LA e non è un SI bemolle, è una via di mezzo e in alcuni punti puoi utilizzarlo. Penso che abbia un grande valore. (Intervista per Metronome con Robert Levin, 1961). Siamo realisti su questo punto, la chitarra può essere lo strumento più blasfemo sulla faccia della Terra. Ecco perché mi piace. Il puzzo disgustoso di una chitarra elettrica troppo rumorosa: ecco la mia idea di divertimento (Frank Zappa);
    4) La Bruttezza (e la Bellezza) vivono in definitiva nell’Io di chi guarda e, con la MUSICA, nell’apparato cocleare dell’ascoltatore…

    https://www.youtube.com/watch?v=UjPUIgcsRcQ

  • Frank Zappa: Ten (Zen) Commendments (part 2) – 4 songs – The Rondo Hatton Report

    Frank Zappa: Ten (Zen) Commendments (part 2) – 4 songs – The Rondo Hatton Report

    It Just Might Be A One-Shot Deal
    The Meek Shall Inherit Nothing
    Packard Goose
    Take your Clothes off when you dance

    TEN (ZEN) COMMENDMENTS by Simon Prentis
    (The Rondo Hatton Report vol III, june 21, 2010)

    https://www.youtube.com/watch?v=8UHneQD1aRg

    6) You should be diggin’ it while it’s happening (from “It just might be a one-shot deal”)

    Though you can be scared if it gets too real, with death valley days staring straight ahead, it’s best to celebrate the time left until you’re a cinder, doing “whatever you can that makes your particular life more beautiful, and you get involved in art. ‘Cause that’s what makes things beautiful.” In the face of collective collusion in the decision to choose cheese, Zappa’s suggestion for improving the quality of life is to “think of this matter in terms of how much of what we individually consider to be beautiful are we able to experience every day.” For even if time turns out to be a spherical constant, you’ve still “got X number of moments of your undead state to deal with whatever you’re going to deal with. And I think that the best way to do it is to deal with as much as you can deal with while you’re alive, not as little.”

    7) When you pay the bill, kindly leave a little tip / To help the next poor sucker on his one-way trip (from “The Meek shall inherit nothing”)

    Zappa’s remarks about the usefulness of what he might be able to say through his work indicate that he saw an educational value in ‘art’ aside from its intrinsic entertainment value. And in the particular context of football: “I think that if you had to choose between playing football or doing art, you’d probably be better off doing art, because if everything does disappear, the only thing that is going to be worth digging up later on is the art, not the footballs. To me that would be a better way of spending your waning hours, and that is what we’re talking about.”

    8) Music is the best (from “Packard Goose”)

    The culmination of the mini-manifesto, the ultimate tip is to tune in directly to whatever subdivision of the Big Note suits your factory rate. If, as Walter Pater said, “all art aspires to the condition of music” then the decoration of time through music is as good as it gets. And, as previously noted, anything can be music. Zappa’s working definition was “the organization of any data”. But there has to be active participation: “It doesn’t become music until someone wills it to be music, and the audience listening to it decides to perceive it as music.” A dialectical dance between subject and object. And speaking of dancing:

    9) There will come a time when you can even take your clothes off when you dance (from “Take your clothes off when you dance”)

    Once you figure out that it’s not only hair that not where it’s at, but everything else as well, you are finally free. Only if you want to be, of course, but it should be noted that this song, Zappa’s prescient prequel to Imagine, upstages John Lennon in advance by not only positing a world which has risen above all possible evils, including discrimination based on race, religion, gender and greed, but doing so without a po-faced PC agenda. Those still inclined to believe that this song is a parody of hippy banality might like to ponder the inverse square law that applies almost universally in Zappa’s music: the stupider the music the meatier the lyrics and vice versa. It’s his answer to the question ”Shall we take ourselves seriously?” and further proof that “despite all evidence to the contrary it is theoretically possible to be ‘heavy’ and still have a sense of humor.”

    10) One size fits all. (album title 1975)

    Free now from uniforms or shame at our new-found nakedness, the essential oneness of the universe is revealed. Snatching profundity from the jaws of banality, this phrase encodes the ultimate esemplastic vision, a Zen-like resolution of the many as one. The album offers a parody of partial perspectives of all persuasions, from spurious extraterrestrial speculations on the origins of life on earth to the more immediate concerns of those who can’t afford to buy no shoes, contrasting the poor-little-rich girl misery of the theoretically happy and advantaged Florentine Pogen with the unexpected lust for life of the supposedly unhappy and disadvantaged Bobby and his girl in trailer park heaven — before plunging in to Andy, the key song in what is, essentially, an album about religion. As a climax, the absurdities of the extraneous verbiage washing over Evelyn are shattered by the poodle’s sharp bark of enlightenment, a canine salutation Zappa once told me was “suitable for all festive occasions as it possesses a certain interspecial comprehensibility.”

  • Frank Zappa: Ten (Zen) Commendments (part 1) – 4 songs – The Rondo Hatton Report

    Frank Zappa: Ten (Zen) Commendments (part 1) – 4 songs – The Rondo Hatton Report

    What’s the Ugliest Part of Your Body
    You Are What You Is
    Wind Up Workin’ In A Gas Station
    A Token Of My Extreme

    TEN (ZEN) COMMENDMENTS by Simon Prentis
    (The Rondo Hatton Report vol III, june 21, 2010)

    This is an extract from a talk given at ICE-Z 2 in Rome back in June 2006. Since the transcripts from this conference seem never to have been published, I’m taking this opportunity to reach a wider audience with the core of the presentation, short comments on selected quotes from lyrics and interviews designed as a cut-out-and-keep guide to one of the great underlying themes in Zappa’s work, a therapeutic sort of ‘Po-Jama Person’s Progress’ toward the goal of ultimate enlightenment:

    1) Your mind is the ugliest part of your body (from “What’s the ugliest part of your body”)
    To point at the ugliness of the human mind may not be the most original of insights. The future Queen Elizabeth 1 even composed a poem in 1554 along these lines, “No crooked leg, no bleared eye, No part deformed out of kind, Nor yet so ugly half can be, As is the inward suspicious mind.” But Zappa’s lyric gets its punch from the implication that the mind is actually a part of the body, along with toes and noses, and equally deserving of critical attention. For not only are ‘cosmetic issues’ nothing compared to the reasons you think you have them in the first place, they are entirely secondary to the main business at hand, which is to un-feature your hurt and cease inflicting your personal problems either upon yourself or the rest of the world.

    2) You is what you am / A cow don’t make ham. (from “You are what you is”)
    Dealing with the incipient ugliness involves owning it. As Zappa told Oui Magazine in 1979, “If you’re going to deal with reality, you’re going to have to make one big discovery: Reality is something that belongs to you as an individual. If you want to grow up, which most people don’t, the thing to do is to take responsibility for your own reality and deal with it in your own terms. Don’t expect that because you pay some money to somebody else, or take a pledge, or join a club, or run down the street, or wear a special bunch of clothes, or play a certain sport or even drink Perrier water, it’s going to take care of everything for you. Because it all comes from inside. As a matter of fact, that’s where it stays.”

    3) You oughta know now all your education / Won’t help you no-how (from “Wind up workin’ in a gas station”)
    School was never going to be the answer. If you listen to anyone else telling you how to do your shit, don’t complain if you don’t like the results. Zappa’s recommended procedure, based on available technology at the time, was “If you want to get laid, go to school; if you want an education, go to the library”, but his own body of work was clearly intended to function as a public service announcement in this regard: “Everybody else writes songs about beautiful girls who make you fall in love, and groovy guys that are so wonderful, and heartbreak and all that shit – that’s everybody else’s department. I’m alternative information on specimen behaviour.”

    4) Whatever you can do to have a good time, let’s get on with it, so long as it doesn’t cause a murder (from “The Jazz Discharge Party Hats”)
    Taking responsibility for your own reality, of course, includes acknowledging and accepting what you are and what you need to do to work out your personal demons. Barring homicide, it’s clearly important to get into the paraphernalia of whatever it is that turns you on. “As long as you don’t do anything to damage anybody else’s body or mind in the procurement of your sexual gratification, then go on ahead. If you want to fuck a dog and the dog likes it, you’re in business; if you fuck a chicken and it dies, you’re naughty.”

    5) You might be surprised at what you find out when you go. (from “A Token of my Extreme”)
    The classic quote in this context is “There is no progress without deviation”, but Zappa’s penchant for pushing envelopes was much more of an active quest. As he told Playboy in 1993: “I like taking things to their most ridiculous extreme because out there on the fringe is where my kind of entertainment lies.” Entertainment, of course, being the name of the game. “The crux of the biscuit is: If it entertains you, fine. Enjoy it. If it doesn’t, then blow it out your ass.” And then move on, because…

    https://www.youtube.com/watch?v=WCdognAm0Xk

  • Frank Zappa & Consumerism: Poofter’s Froth Wyoming Plans Ahead, 200 Years Old, review

    Frank Zappa & Consumerism: Poofter’s Froth Wyoming Plans Ahead, 200 Years Old, review

    Poofter’s Froth Wyoming Plans Ahead (dall’album Bongo Fury, 1975)
    200 Years Old (dall’album Bongo Fury, 1975)

    L’album di Frank Zappa, “Bongo Fury”, è stato registrato live con Captain Beefheart all’Armadillo World Headquarters di Austin (“Non scelto per le sue proprietà acustiche, ma per l’atmosfera del pubblico”).
    Contiene le sue prime composizioni sull’imminente celebrazione del Bicentenario dell’America, “Poofter’s Froth Wyoming Plans Ahead” e “200 Years Old”.

    Cosa pensi di tutto il trambusto che circonda il Bicentenario di questo Paese?
    “Penso sia perfettamente logico in una nazione industriale ed è un bel risultato raggiungere questo stato di corruzione in 200 anni. Voglio dire, considera ciò che è stato realizzato: abbiamo rubato agli indiani, abbiamo soggiogato razza dopo razza nel nome di Dio senza contare l’immortale simbolo del dollaro. Gli Stati Uniti hanno una merce di esportazione con cui sfidare eoni. Non c’è mai stato un esempio migliore di una società fondata sul concetto di avidità. Ma attenzione, gli arabi stanno prendendo piede rapidamente”.
    “Consiglierei un inno nazionale alternativo” si offrì volontario Zappa (nel caso il vecchio inno si esaurisse) “Bisognerebbe adottare quella canzone di Chubby Checker sul limbo bar – how low can you go?’ (quanto in basso si può andare) – e suonarla tutto l’anno prossimo. In realtà non siamo affatto nei guai perché le persone che controllano la macchina non vogliono perdere il loro profitto”.
    Quelle persone, ha detto Zappa, sono “nell’industria del controllo della personalità, un’enorme industria con rami mascherati da chiesa, sistema educativo, governo e agenzie ufficiali, mafia e tutti coloro che traggono profitto dal controllo delle menti delle persone, giornali e TV – un pezzo del macchinario progettato per guidare i pensieri e le azioni di un gran numero di persone, equamente divise tra (i concetti di) produzione e consumo”.
    (The Dallas Times Herald, 19 ottobre 1975)

    Il testo di “Poofter’s Froth Wyoming Plans Ahead” è una critica di Zappa al consumismo e alla manipolazione delle masse. La canzone inizia con un’introduzione, dove Zappa prepara il terreno avvertendo gli ascoltatori che l’anno successivo ci sarebbe stato un assalto di saldi e pubblicità per invogliare le persone ad acquistare oggetti non necessari e ingannevoli.
    Termini come “Poofter’s Froth Wyoming” e “Merwyn, Minnesota” evidenziano l’assurdità della cultura del consumo. Il coro ripete la frase “Little rackets, little rackets” sottolineando la natura ingannevole e manipolatrice del mondo commerciale e del marketing.
    Nella seconda strofa, Zappa approfondisce la gamma di prodotti venduti, inclusi articoli come “Poofter-Cloth Appointments” e “Poofter’s Froth Anointments”. Tutte frasi umoristiche che continuano a mettere in luce l’aspetto frivolo del consumismo. In realtà, il termine ‘poofter’ viene tradotto dal dizionario Britannica in ‘gay’…
    Il verso finale assume un tono più critico, riferendosi all’ossessione della nazione per il materialismo e l’illusione del progresso. Termini come “compattatori di rifiuti, piccoli reattori” e “falciatrici, soffiatori, lanciatori e spettri” dipingono il quadro di una società profondamente radicata nella ricerca del possesso e dello status.
    La frase conclusiva (“Duecento anni sono passati ka-poot! Ah, ma siamo stati astuti!”) spinge il pubblico a riflettere sul vero costo del progresso e dello sviluppo, del capitalismo moderno e degli sprechi.
    FZ: “Questa canzone ti avverte in anticipo che l’anno prossimo tutti proveranno a venderti cose che forse non dovresti comprare, lo pianificano da anni”.
    “Poofter’s Froth, Wyoming, Plans Ahead”, canzone in stile country, è stata eseguita dal vivo poche volte nel 1975 durante un tour dei Mothers of Invention/Captain Beefheart. Su Bongo Fury è seguita dall’altro brano legato al Bicentenario: “200 Years Old”.