Frank Zappa's mustache - Music is the Best

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  • Frank Zappa, My Guitar wants to kill your mama: the origin My Guitar (Proto I—Excerpt) 1967-68

    Frank Zappa, My Guitar wants to kill your mama: the origin My Guitar (Proto I—Excerpt) 1967-68

    versione tratta dall’album Weasels ripped my flesh (1970)
    versione tratta dall’album You Can’t Do That On Stage Anymore, Vol. 4 (1991)
    versione tratta dall’album You Can’t Do That On Stage Anymore, Vol. 5 (1992)

    “My Guitar Wants to Kill Your Mama” potrebbe essere la migliore sintesi dei Mothers of Invention originali. Nel giro di tre minuti Frank Zappa confeziona una canzone rock contagiosa e un frenetico bridge strumentale con tonnellate di sovraincisioni (una tecnica ampiamente utilizzata negli album We’re Only in It for the Money e Uncle Meat).
    “La mia chitarra vuole uccidere tua madre/La mia chitarra vuole bruciare tuo padre/Divento davvero cattivo quando mi fa arrabbiare” canta Zappa, mentre la madre della sua ragazza lo caccia di casa.
    I testi ricordano “Hungry Freaks, Daddy” e tutte quelle canzoni di We’re Only in It for the Money in cui i freak sono descritti come una minaccia (o un imbarazzo) per i bravi cittadini di periferia.
    Un solido riff di chitarra è supportato da riff di ottoni e da una vertiginosa sezione di bridge in cui quattro strumenti si scambiano assoli in un brevissimo lasso di tempo.
    La versione in studio, pubblicata come lato B del singolo “WPLJ” di Bizarre del 1970, apparve sull’LP Weasels Ripped My Flesh più tardi nello stesso anno. Esiste anche una versione precedente in studio, più lenta e senza bridge, che fu rilasciata due decenni dopo in You Can’t Do That on Stage Anymore, vol. 4 (1991) e vol. 5 (1992). Una delle canzoni di Zappa più conosciute e tuttora molto apprezzata è stata inclusa nella raccolta di successi Strictly Commercial. Parte della scaletta dei Mothers nel 1968-1969 trovò un nuovo pubblico durante i tour del 1984 e del 1988 grazie alla cover del figlio Dweezil Zappa, che divenne un piccolo successo a metà degli anni ’80.

    Questa canzone di Zappa esplora i temi della ribellione, lo scontro fra generazioni, il potere della musica.
    I versi iniziali, “You know your mama and your daddy / Saying I’m no good for you / They call me dirty from the alley / Til I don’t know what to do”, gettano immediatamente le basi per una narrazione della disapprovazione sociale e di un amore proibito. Zappa si ritrae come una figura ribelle, vista come un outsider dai genitori della ragazza. Questa opposizione alle figure autoritarie convenzionali è un tema ricorrente nella musica di Zappa. “Sono così stanco di muovermi di nascosto solo per arrivare alla tua porta sul retro. Ho strisciato oltre la spazzatura e tua madre salta fuori urlando ‘Non tornare più!’ “. Zappa è disposto a superare le barriere fisiche e la disapprovazione degli altri, evidenziando la forza del suo desiderio e la frustrazione di non poter esprimere liberamente i propri sentimenti. Usa la violenza come metafora del potere della sua musica e dell’impatto emotivo che ha su di lui. La sua chitarra è un’estensione della sua voce e della sua espressione, rappresenta la sua ribellione contro un’industria che non ha mai avuto un’influenza su di lui.

    My Guitar Wants To Kill Your Mama è anche il titolo di un album originale di Dweezil Zappa pubblicato nel 1988 dalla Chrysalis Records. Si tratta di una raccolta di riff di chitarra ‘rubati’ da Eddie Van Halen tramite Steve Vai. Dweezil canta di ideali positivi come “stai lontano dalla droga o ti porterà nella tomba”.

    L’origine di My Guitar Wants To Kill Your Mama è My Guitar (Proto I—Excerpt) tratta da Meat Light: The Uncle Meat Project/Object (2016, Zappa Family Trust), un brano probabilmente registrato agli Apostolic Studios, New York, 1967-1968. Pare non sia mai stata eseguita dal vivo fino al novembre 1968.

    Potete ascoltarla qui

    https://www.youtube.com/watch?v=UN8N9KdIEV0

  • Frank Zappa, Apocrypha (4 songs): review

    Frank Zappa, Apocrypha (4 songs): review

    In Memorium, Hieronymus Bosch (1967)
    The Squirm (1977)
    Whiskey Gone Behind At The Broadside (Pomona, 1964)
    The Story of Electricity (1963, Cucamonga)

    La veste iconografica di Apocrypha riesce a catturare anche chi non è zappiano e, forse, a convincerlo ad acquistare 4 cd di materiale prezioso e non.
    Zappa il saggio, il trasgressore, l’iconoclasta, il perfezionista. Per lui sono stati coniati e usati svariati appellativi, ma tutto è spiegabile in un solo concetto: musica intelligente e difficile che aumenta la sua fruibilità grazie alle caratteristiche del personaggio, dei suoi gesti e dei suoi atteggiamenti che si prestano a mille commenti. Frank era serissimo, ma riusciva a dire cose che non lo facevano sembrare tale: usava un modo di comunicare che attirava l’attenzione. Se così non fosse stato, gli adepti al culto zappiano sarebbero stati molti di meno.
    Il libretto contiene una bella intervista inedita di qualche anno fa e anche lì si incontrano difficoltà nel cercare di stabilire chi o cosa sia stato effettivamente Frank Vincent Zappa.
    Il booklet è straordinario anche per altri versi; presenta una realizzazione grafica ineccepibile, moltissime foto, schede informative sulle band che lo hanno assistito nel corso degli anni e su tutte le esecuzioni inserite nel box. Nel campo del rock è stato l’unico musicista dotto che sia riuscito a mantenere alto lo standard della sua produzione nel corso degli anni e la sua particolarità sta proprio in questo. Rivoluzionari non sono stati solo alcuni album ma tutta la sua opera.
    Zappa è un oggetto di culto che può affascinare, ipnotizzare con il suo andamento logorroico o tediare in attesa dello spunto geniale.
    Apocrypha contiene 61 tracce che coprono un lasso di tempo che va dal 1958 al 1985.
    In Lost In A Whirlpool, che risale al ’58 aprendo la lunga lista, Zappa si presenta dicendo di essere un musicista rock’n’roll, compositore e autore di film. Ascoltando il resto bisogna tenere sempre a mente questa affermazione perché il box è una specie di Helzapoppin. Ci sono brani di lunghezza diversa, sequenze improvvise, assoli, interventi parlati, brevi introduzioni, scherzi e prove.
    Il materiale proviene da session in studio e dal vivo; può rappresentare l’ideale colonna sonora di una giornata intera. Ascoltando a cascata le sue composizioni provenienti da diversi periodi, si arriva a comprendere come intuizioni e idee appena abbozzate negli anni ’60 siano, poi, state incastonate successivamente in alcune appassionanti tracce dei decenni successivi.
    (Il Mucchio Selvaggio, settembre 1994)

    Il cofanetto di Apocrypha, contenente 4 CD bootleg per un totale di 61 tracce, è stato pubblicato in Italia a maggio del 1994 (Great Dane Records). E’ corredato da un booklet a colori di 40 pagine in inglese che include l’intervista di Bob Marshall del 22 ottobre 1988 (conversazione inedita, trascritta come esclusiva per Apocrypha).
    Le note di copertina appaiono all’estrema destra su ogni pagina di destra, nello stile della serie YCDTOSA. I dettagli della band sono imprecisi e incompleti (ad esempio, si afferma falsamente che il Bob Harris del 1971 sia lo stesso Bob Harris del 1980).
    Il cofanetto che racchiude 30 anni di musica targata Zappa è raro, di non facile reperibilità, considerando che è stato pubblicato in edizione limitata.

    Track listing

    Disc 1

    1 Lost in a Whirlpool
    2 Do It in C
    3 Anyway the Wind Blows
    4 Fountain of Love
    5 Deseri
    6 The Story of Electricity
    7 Metal Man Has Hornet Wings
    8 I Was a Teenage Maltshop
    9 Whiskey Gone Behind
    10 Mondo Hollywood
    11 Sandwich Song
    12 How Could I Be Such a Fool?
    13 Agency Man
    14 Randomonium
    15 Lumpy Gravy (Dialogue Outt.)
    16 In Memoriam, Hyeronymus Bosch
    17 In the Sky
    18 Remington Electric Razor
    19 Directly From My Heart to You
    20Twinkle Tits

    Disc 2

    1 Magic Fingers
    2 Studebaker Hoch
    3 Interview
    4 RDNZL
    5 Inca Roads
    6 T’Mershi Duween
    7 Stink Foot
    8 Duck Duck Goose
    9 The Purple Lagoon
    10 Son of St. Alfonzo
    11 Black Napkins
    12 Heidelberg
    13 The Squirm
    14 Doing Work for Yuda
    15 Moe’s Vacation / Black Page

    Disc 3

    1 Suicide Chump
    2 Nite Owl
    3 Heavy Duty Judy
    4 Pick Me, I’m Clean
    5 Teenage Wind
    6 Harder Than Your Husband
    7 Bamboozled By Love
    8 Falling in Love Is a Stupid Habit
    9 This Is My Story
    10 Whipping Post
    11 Clownz on Velvet
    12 Frogs With Dirty Little Lips
    13 In France
    14 Broken Hearts Are for Assholes
    15 Texas Medley
    – Norwegian Jim
    – Louisiana Hooker With Herpes
    – Texas Motel
    16 I Am the Walrus
    17 America the Beautiful

    Disc 4

    1 The World Greatest Sinner
    2 Gypsy Air
    3 Some Ballet Music
    4 The Jelly
    5 The Revenge of the Knick Knack People
    6 Spontaneous Minimalist Composition
    7 Sinister Footwear
    8 The Black Page
    9 While You Were Art No. 1

  • Frank Zappa, Brown shoes don’t make it: review, meaning (3 versions)

    Frank Zappa, Brown shoes don’t make it: review, meaning (3 versions)

    Versione originale dall’album Absolutely Free (1967)
    Road Tapes, Venue #2 (Live Finlandia Hall, Helsinki, 23-24 agosto 1973)
    Dall’album The Manchester Mystery (2023)

    Foto di copertina di Guido Harari

    “La maggior parte delle mie canzoni non sono politiche, sono sociologiche. La gente dice che parlo di questioni politiche, ma l’unico brano che posso considerare lontanamente politico è “Brown Shoes Don’t Make It” perché tratta dei legislatori. Tutti i temi che riguardano le mie canzoni sono sociologici piuttosto che politici. “Brown Shoes” si riferisce a persone emotivamente disturbate, che finiscono per entrare in politica e fare leggi per regolare la condotta di altre persone”.
    (Frank Zappa, Melody Maker, 5 gennaio 1974)

    Apparso nel secondo album dei Mothers of Invention (Absolutely Free, 1967), il brano Brown shoes don’t make it è un audace atto d’accusa. Zappa si rivolge a quei disgraziati che confezionano leggi e ordinanze inique, forse inconsapevoli del fatto che le restrizioni da loro imposte ai giovani siano il risultato delle loro frustrazioni sessuali. “I vecchi sporcaccioni non dovrebbero guidare il vostro Paese”.
    Il titolo della canzone, in realtà, si riferiva ad un’osservazione del presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson, che indossava scarpe marroni e un abito grigio (pessimo abbinamento, che fu percepito dal pubblico come indicativo di un presidente incapace di prestare attenzione ai dettagli).
    Zappa equiparava il potere politico all’immoralità personale (“Un mondo di segrete brame pervertono gli uomini che fanno le vostre leggi”) puntando il dito sugli insulsi passatempi di cittadini ottusi (“Fai il tuo lavoro e fallo bene…) o su attività banali che contrastano con i desideri e le aspirazioni personali. Evidenzia gli effetti umilianti del lavoro sull’individuo (“Sii un leale robot di plastica per un mondo che se ne frega”).
    Le scarpe marroni sono il simbolo del conformismo che non porta alla realizzazione personale. Sono anche un commento sull’ipocrisia e sulla corruzione intrinseche al sistema politico.
    Zappa mette in discussione l’idea di classe sociale e di successo sociale, evidenziando la pressione a perseguire certi percorsi di carriera. Invita a non cadere nella trappola del conformismo imposto dalla società e dai mezzi di comunicazione, che limita l’espressione individuale.
    Il brano che fa parte dell’album Absolutely Free è una versione live che, successivamente, è stata inclusa in Tinseltown Rebellion (registrata nel 1979 e pubblicata nel 1981).

    “Brown Shoes Don’t Make It è una canzone sulle persone che guidano il governo. Queste persone fanno leggi che ti impediscono di vivere il tipo di vita che dovresti condurre. Fabbricano leggi e ordinanze ingiuste, forse ignare del fatto che le restrizioni che impongono ai giovani nella società sono il risultato delle loro frustrazioni sessuali nascoste”.
    (Let It Rock, giugno 1975)

    “Gran parte delle persone, quando ascolta il brano Brown Shoes Don’t Make It (da Absolutely Free), sente solo le parole. Le persone non si rendono conto che c’è, nel mezzo di quella canzone, un quartetto d’archi di 12 toni completamente accademico e rigoroso in sottofondo. L’altra cosa divertente di quel brano era che suonando “God Bless America”, “Star-Spangled Banner” e un paio di altre canzoni patriottiche alla fine, tutte allo stesso tempo, stavo facendo una battuta musicale su Charles Ives”.
    (Keyboard, febbraio 1987)

    A proposito di scarpe…
    “Quando incontrai Frank la prima volta, aveva un aspetto molto strano: t-shirt stropicciata e pantaloni da smoking tenuti su da bretelle. Era così magro che ce ne potevano stare due nei pantaloni. E scarpe enormi, molto appuntite. Si muoveva come un burattino appeso ai fili. Lavorava tutta la notte, io ero distrutta”.
    (Gail Zappa, Classic Rock, luglio 2015)

    Frank Zappa sale sul palco. Indossa un cardigan viola del liceo, pantaloni di maglia e scarpe color caramello con punte appuntite e risvoltate… (Cheetah, ottobre 1967)

    Frank Zappa fa causa a Playboy ed Esquire per 4 milioni di dollari per aver inserito un’immagine non autorizzata del leader dei Mothers of Invention apparsa in un collage di illustrazioni di tipo psichedelico per una pubblicità di Dexter Funky Shoes pubblicata su entrambe le riviste nel novembre 1970.
    La causa intentata presso la Corte Superiore di Los Angeles affermava che l’implicazione fuorviante che Zappa stesse approvando le scarpe aveva danneggiato irreparabilmente la sua reputazione e il diritto alla privacy.
    (Billboard, 4 settembre 1971)

    “Gli scienziati chiamano questa malattia ‘bromidrosi’, ma noi gente normale che possiamo indossare scarpe da tennis o, di tanto in tanto, gli stivali di pitone conosciamo questo mirabile piccolo inconveniente col nome di ‘piede puzzolente’ (Frank Zappa, da Stink-foot, “Apostrophe”).

  • Frank Zappa, remarks on Art: quotes, While You Were Out, While You Were Art I & II

    Frank Zappa, remarks on Art: quotes, While You Were Out, While You Were Art I & II

    While You Were Out (dall’album Shut Up And Play Yer Guitar, 1981)
    While You Were Art I (1985, Synclavier)
    While You Were Art II (dall’album Jazz From Hell, 1986)

    “La nostra è un’arte speciale, in uno spazio negato ai sognatori”.
    (Frank Zappa)

    “Non credo ci dovrebbero essere barriere. Penso che l’arte dovrebbe appartenere a tutte le persone e non solo a poche persone che pensano di essere davvero specialisti o qualcosa del genere”.
    (Frank Zappa)

    “Visto che molti musicisti scrivono ed eseguono il loro materiale e lo considerano (che vi piaccia o no) la loro Arte, l’imposizione di una censura li stigmatizzerà come individui”.
    (Frank Zappa, Statement to Congress, 19 Settembre 1985)

    Nell’arte la cosa più importante è la cornice. Nella pittura è letteralmente così, per le arti solo in senso figurato, perché senza quell’utile oggetto non è possibile capire dove finisca l’Arte e dove inizi il Mondo vero.
    (Frank Zappa)

    “Stiamo tornando ai secoli bui. Qualsiasi Paese che decide che l’economia è più importante dell’arte è in grossi guai. Non c’è motivo per cui quel Paese debba continuare ad esistere. Sono solo la musica, l’arte e le cose belle realizzate che contraddistinguono un Paese e gli conferiscono un’identità nel corso degli eoni”.
    “L’antica Grecia è sopravvissuta grazie alle opere d’arte e alle cose belle – anche se viene divorata dall’acido solforico nell’aria – ma chi se ne fotte dell’economia dell’antica Grecia? A nessuno importa. In un modo o nell’altro, sono riusciti a realizzare bellissime statue, bei templi, cose che sono durate, che contano ed anche opere che riguardavano la musica”.
    “La vita è una merda senza arte, senza musica. Senza qualcosa di bello, non c’è motivo di essere qui, una società del genere dovrebbe semplicemente morire”.
    (Music Exchange, settembre-ottobre 1982)

    “Negli Stati Uniti sono disposti ad accettare l’idea secondo cui qualsiasi sostegno all’attività artistica è in qualche modo malsano, quando in realtà se si guardano i numeri economici, è possibile dimostrare che l’investimento nell’arte crea posti di lavoro a vantaggio di persone che non hanno nulla a che fare con l’arte.
    Prendiamo, ad esempio, un’area decadente del centro come SoHo a New York. Prima che gli artisti si trasferissero a SoHo, c’erano solo magazzini: era un’area fatiscente. Quindi alcuni artisti si sono trasferiti, hanno dipinto un po’ e poi hanno aperto una galleria, poi qualcuno ha aperto una caffetteria finché non è avvenuto un cambiamento socioculturale con gente che cerca appartamenti nella zona da 3.000 a 5.000 euro al mese.
    Lo stesso tipo di scenario si è ripetuto in altre città degli Stati Uniti, ma nessuno lo considera mai. Il risultato di pochi dollari spesi per rendere la vita più facile agli artisti alla fine si traduce in profitti per persone che non sono legate all’arte”. (Best of Guitar Player, 1994)

    “Tra vent’anni non credo ci sarà qualcosa che una persona ragionevole potrebbe descrivere come arte. Parlo dell’arte in termini di cose belle e di valore che non vengono realizzate a causa del proprio ego ma solo perché sono belle, solo perché è la cosa giusta da fare. Ci verrà detto cosa è buono e cosa sarà mediocre”.
    (Frank Zappa, The Progressive, novembre 1986)

    “Per me, l’arte della composizione è l’arte di mettere insieme qualunque cosa. L’imballaggio è in certa misura l’estensione dell’opera stessa”. (Popster, aprile 1978)

    La capacità di Frank Zappa di integrare arte bassa e alta in un genere ibrido senza soluzione di continuità è ineguagliabile.
    (The San Bernardino Sun, 6 giugno 1989)

    Frank ha sempre giocato al limite, lì dove l’arte diventa follia e il letame diventa terreno fertile. O vieni coinvolto nella musica di Zappa o lui non ti vuole, e tu non lo vorrai in nessun modo.
    (Sounds, 18 dicembre 1976)

    “While You Were Art II” è una composizione di Synclavier pubblicata nell’album Jazz From Hell del 1986, ma le sue origini si estendono ad un assolo di chitarra eseguito alla fine degli anni ’70 nello studio di Frank Zappa e pubblicato nell’LP Shut Up ‘n Play Yer Guitar con il titolo “While You Were Out”. Quella traccia presenta un assolo di Zappa su un vamp lento fornito dal chitarrista Warren Cuccurullo e dal batterista Vinnie Colaiuta; rientra da qualche parte tra “Seven Types of Industrial Pollution” e “Rubber Shirt.”.
    Zappa ha trascritto e programmato l’assolo e l’accompagnamento nel Synclavier, trasformando un assolo di chitarra rock in un pezzo classico contemporaneo: “While You Were Art I” (non pubblicato ufficialmente, che apparve nel cofanetto bootleg Apocrypha). Poi ha aggiunto variazioni ottenendo “While You Were Art II”. È divertente scoprire come, pur essendo presenti tutte le note, non sia rimasto nulla dell’atmosfera dell’assolo originale.

  • Joe Travers meets Frank Zappa (Zappa Plays Zappa, live Trouble Every Day): review, interview

    Joe Travers meets Frank Zappa (Zappa Plays Zappa, live Trouble Every Day): review, interview

    Zappa Plays Zappa, Trouble Every Day (Live 2008)
    con Dweezil Zappa (chitarra solista), Aaron Arntz (tastiere), Scheila Gonzalez (voce, sassofono, tastiere), Billy Hulting – Mallet Percussion (xilofono, percussioni), Pete Griffin (basso), Joe Travers (batteria), Jamie W. Kime (chitarra)
    Ospiti speciali: Napoleon Murphy Brock (voce solista, sassofono), Steve Vai (chitarra solista), Terry Bozzio (batteria)

    Nel 2008, è stato pubblicato un DVD (una doppia collezione di DVD girata a Portland e Seattle) che documenta il tour del 2006 della tribute band Zappa Plays Zappa guidata da Dweezil Zappa, il figlio maggiore di Frank. Questo filmato è estratto dal suddetto DVD.

    Potrebbe non esserci un altro batterista che conosca la musica e i batteristi di Frank Zappa meglio di Joe Travers. In effetti, la sua conoscenza e il suo amore per tutto ciò che riguarda Zappa gli hanno valso l’incarico di custode e responsabile del restauro della sacra tomba della famiglia Zappa. The Vault contiene oltre trent’anni di inestimabili performance, prove, interviste ed altro di Frank Zappa su videocassette e audiocassette, di ogni tipo e formato immaginabile, situati in una stanza a temperatura controllata sotto la casa di Zappa a Los Angeles. Travers sta celebrando il suo dodicesimo anno come Vaultmeister e, con così tanti filmati archiviati da ripristinare e pubblicare, il lavoro di Travers sembra assicurato per molti anni a venire.
    Travers ora occupa la poltrona di batteria nel concerto dei suoi sogni che fa parte del progetto Zappa Plays Zappa. Nella mente di Dweezil, nessun batterista è più qualificato di Travers per il concerto.

    “Sono il responsabile della conservazione dell’intero deposito dei nastri di Frank Zappa, il mio compito è assicurarmi che continuino a vivere. C’è ogni tipo di formato audio e video immaginabile, che abbraccia l’intera carriera di Frank. Anche se i nastri più vecchi sono stati archiviati correttamente, sopravvivranno solo per un certo periodo. Ci sono delle precauzioni che devono essere prese prima di inserire i nastri nei registratori, per garantire la loro qualità prima di digitalizzarli. Devo trattare termicamente i nastri più vecchi prima di metterli sulle macchine, altrimenti l’ossido se ne va dal retro del nastro, cosa che potrebbe rovinarlo per sempre. Una volta trattato il nastro, riesco a riprodurlo solo per un paio di volte prima che la qualità inizi a deteriorarsi. Poi documento ogni nastro e scopro cosa è già stato pubblicato. Dal restante materiale inedito, aiuto a compilare la musica per le future uscite per Zappa Family Trust. Ho avuto la fortuna di incontrare Frank prima che morisse. Mi sono seduto con lui e l’ho visto fare alcune modifiche digitali su un album chiamato Trance-Fusion. Ho anche osservato il suo ingegnere, Spence Christlu, subentrato dopo la morte di Frank. Stava utilizzando un sistema Sonic Solutions e, dopo averlo osservato lavorare per un po’, sapevo che avrei potuto fare il lavoro di Vaultmeister. Dalla giunzione del nastro al montaggio digitale, ho imparato tutto quello di cui avevo bisogno per portare a termine il lavoro, lo faccio dal 1995 e credo che avrò questo lavoro per molto tempo.
    Ascolto la musica di Frank Zappa da quando avevo dieci anni. Avere l’opportunità di suonarlo ufficialmente con la famiglia e gli amici di Zappa è un sogno diventato realtà. Suonare al fianco di Terry Bozzio è qualcosa che non avrei mai immaginato nemmeno nei miei sogni più sfrenati. Suonare “The Black Page” insieme a Terry e scambiarci riff avanti e indietro è stato assolutamente incredibile per me.
    Ci sono tratti forti in ogni batterista che originariamente suonava la musica di Zappa: ognuno di loro ha influenzato il mio modo di suonare in qualche modo. Ralph Humphrey era così intricato e creativo nell’utilizzare le parti di batteria. Chester Thompson aveva un ritmo incredibile. Aynsley Dunbar era un potente musicista jazz/rock. Jimmy Carl Black era un ottimo suonatore di groove, Chad Wackerman era incredibilmente musicale. Terry Bozzio ha portato il rock implacabile nella musica di Frank. Era un ‘animale’ completo dietro il kit. La sua tecnica del contrabbasso è impressa nel mio modo di suonare. Non c’era nessun altro batterista che potesse identificarsi con Frank in senso ritmico meglio di Vinnie Colaiuta. I ‘posti’ in cui Frank e Vinnie andavano durante le sezioni di improvvisazione provenivano da un altro pianeta.
    In realtà, John Bonham è il mio batterista preferito di tutti i tempi. Quando mi chiedono chi sono i miei batteristi preferiti, rispondo ‘John Bonham e poi tutti i batteristi di Frank Zappa’ che avevano qualcosa di speciale”. (Joe Travers, Modern Drummer, febbraio 2008)

    Joe Travers assolo di batteria al Royal Albert Hall (2006)

    https://www.youtube.com/watch?v=dTZoOGb1reI

  • Frank Zappa, Live Palasport Rome, August 31, 1973: his handwritten message

    Frank Zappa, Live Palasport Rome, August 31, 1973: his handwritten message

    Concerto al Palasport di Roma, 31 agosto 1973

    Messaggio scritto a mano in prima pagina da Frank Zappa:
    “Questo concerto a Roma è stato finora il migliore del nostro tour in Europa e saremo lieti di tornare presto per ripeterlo. Grazie al grande pubblico per aver reso il nostro primo concerto qui un tale successo”.
    (Super Sound, 17 settembre 1973)

    Esattamente un anno dopo il leggendario concerto ai Palasport del 31 agosto 1973, Zappa tornò a Roma e tenne un altro concerto al Palasport il 6 settembre.

    La sera del 6 settembre 1974 ha preso il via la seconda tournée italiana di Frank Zappa. Il Palasport romano, riempito solo a metà, l’ha accolto trionfalmente. Lo spettacolo ha entusiasmato fin dalle prime battute.
    Lo spirito di Zappa è rimasto intatto e questo suo giro intorno al mondo tende a celebrare il decimo anno di attività dagli esordi di Freak Out. L’altra sera l’abbiamo visto dirigere nuovamente le sue Mothers of Invention con l’inventiva e la genialità di un autentico compositore moderno.
    La politica, il mito della Tv, del baseball e dei western di John Ford rivivono in chiave comica e satirica attraverso la musica magica di Zappa. Il suo spettacolo romano è stato meno teatrale del solito. Il grande blues americano ha vissuto il suo momento di gloria grazie agli assoli pieni di tecnica e maestria che solo Zappa ha portato in Italia. Quest’anno Frank ci è parso meno estroso del solito, più teso a creare della buona musica piuttosto che a propinarci satiriche storie parlate e recitate in uno slang californiano ai limiti del comprensibile.
    Spesso Zappa si fermava per dirigere la sua piccola e indiavolata orchestra ascoltando con piacere il lavoro strumentale svolto da George Duke e Ruth Underwood. Abbiamo visto sul palco un musicista serio, geniale e calcolatore in ogni sua smorfia e nota. L’artista ha eseguito due volte la nostra tradizionale Arrivederci Roma invitando i 15.000 presenti ad un coro spontaneo che non aveva niente di costruito o di smitizzante.
    Zappa non ha perso la grinta degli anni passati né la sua genialità; forse quello che è mancato è stata l’ambiguità del suo personaggio. Rifiutando certi schemi spettacolari ‘da circo’ presenti altre volte, ha preferito presentarsi come artista incredibilmente produttivo e prolifico. Le sue macchiette e i suoi personaggi di furbo clown hanno soltanto coronato lo spettacolo carico di feeling e vibrazioni. L’eco della sua protesta musicale e delle sue denunce contro il qualunquismo della civiltà americana può giungere anche a noi, specialmente quando Zappa è lì davanti a noi tutto teso a dimostrarci le contraddizioni e le ambiguità culturali del Paese più ricco del mondo.
    (Sergio D’Alesio, Super Sound, 16 settembre 1974)

    Lo show è durato due ore e dieci minuti. Il repertorio era semplice e privo di pretese, le esecuzioni meno rigorose e calcolate, basate non tanto sull’improvvisazione collettiva quanto sulla voglia di suonare una musica poco impegnativa con le solite caratteristiche della musica di Zappa che prevede stacchi, pause, entrate a sorpresa di vari strumenti e altre trovate geniali.
    Del resto, anche i momenti di improvvisazione vengono diretti e coordinati da Frank che mediante cenni o gesti prestabiliti, cambia la tonalità, il tempo e tutte le caratteristiche di quello che sta suonando in quel momento. Ci sono stati momenti jazzistici, di rhythm & blues, hard-rock e rock’n’roll.
    Magnifico il solo di piano elettrico di George Duke, verso la metà del concerto, che si inseriva su un tempo molto jazzistico. Zappa è risultato sempre lacerante e selvaggio nei suoi interventi con il wah-wah.
    (Fabrizio Cecca, Super Sound, 16 settembre 1974)

    Frank Zappa – guitar
    Jean-Luc Ponty – violin
    Ian Underwood – woodwinds, synthesizer
    George Duke – keyboards
    Bruce Fowler – trombone
    Ruth Underwood – percussion
    Tom Fowler – bass
    Ralph Humphrey – drums

    Frank Zappa & the Mothers of Invention, RDNZL, Palazzo dello Sport, Roma, 31 agosto 1973

    Dallo show del 31 agosto 1973 al Palasport di Roma:
    Intro
    Eric Dolphy Memorial Barbecue
    Kung Fu
    Penguin In Bondage
    Dog Meat
    RDNZL
    Montana
    Duke Improvisations and Dupree’s Paradise
    Village Of The Sun
    Echidna’s Arf
    Don’t You Ever Wash That Thing?
    Cosmik Debris
    Arrivederci Roma
    Brown Shoes Don’t Make It
    Arrivederci Roma
    Mr Green Genes, King Kong
    Be-Bop Tango, Cucamonga

    Messaggio scritto a mano in prima pagina da Frank Zappa

    Un anno dopo il leggendario concerto al Palasport del 31 agosto 1973, Zappa torna a Roma per un nuovo concerto al Palasport il 6 settembre 1974.

    (Super Sound, 16 settembre 1974)

  • Frank Zappa, Shut Up ‘N Play Yer Guitar (part 3) Return of the son: interviews, review

    Frank Zappa, Shut Up ‘N Play Yer Guitar (part 3) Return of the son: interviews, review

    Return Of The Son Of Shut Up ‘N Play Yer Guitar (1981)
    Return Of The Son Of Shut Up ‘n Play Yer Guitar (Live Hammersmith Odeon 1979)

    “La mia idea di divertimento consiste in una canzone molto semplice seguita da qualcosa che va oltre per poi tornare alla semplicità e di nuovo ‘fuori’. Un modo non del tutto complesso e non completamente semplice, ma una combinazione di entrambi. Mi piace anche avere una traccia bonk, bonk, bonk con cose complicate e viceversa: una traccia complicata con melodie molto semplici e dai toni lunghi. La varietà mantiene vivo l’interesse. Devi avere un indizio da cui partire per il pubblico, prima che possa capire quanto siano fantastiche le altre cose. Se non c’è un tempo di base, se non c’è un impulso di base non penso che il pezzo possa funzionare bene”.
    (Guitar Player, maggio 1983)

    Shut Up ‘n Play Yer Guitar è un album live di Frank Zappa pubblicato originariamente in triplo vinile nel 1981 e ripubblicato su CD nel 1986 e 1995. Contiene materiale registrato dal vivo tra febbraio 1976 e dicembre 1980, tranne l’ultima traccia – Canard du Jour – un duetto tra Frank Zappa al bouzouki e Jean-Luc Ponty al violino baritono, registrata nel 1973.

    Fin dal suo ingresso onorario nella Rock & Roll Hall of Fame con il suo album di debutto del 1967, Freak Out, il nome Frank Zappa è stato associato all’irriverenza. La sua discografia fino ad oggi può benissimo essere collocata accanto alle opere raccolte di famosi cinici e commentatori sociali come Mark Twain, George Bernard Shaw e HL Mencken.
    Zappa sembra orgoglioso della sua vena cinica. Sebbene preferisca pensare al suo atteggiamento come realismo del buon senso, ammette: “Non penso che essere cinico sia necessariamente una cosa negativa. Devi sederti e valutare ciò che le persone ti dicono. Devi leggere tra le righe e ci sono molte righe tra cui leggere”.
    Negli ultimi 15 anni, ha fatto proprio questo ma la sua schiettezza ha bollato Zappa come indesiderabile in certi ambienti, è finito nella lista nera.
    “Non vorrei dirlo senza mezzi termini ma ci sono emittenti che non sopportano l’idea di mandare in onda i miei brani” confida Zappa.
    Viene espulso. Il suo materiale è ritenuto troppo controverso o troppo cerebrale o in qualche modo troppo pericoloso per l’esposizione radiofonica; una triste realtà che si riflette nell’amarezza della sua voce mentre spiega le macchinazioni politiche che lavorano per annullarlo.
    “Oggi la radio non è più come una volta. La maggior parte delle stazioni che contano sono programmate da cinque persone che non si trovano nemmeno nella stessa città da cui trasmettono le stazioni radio. Alcune emittenti mi hanno chiesto di fare il DJ per annunciare dischi diversi dai miei. Non lo farei mai”.
    Non c’è spazio per Frank Zappa nelle trasmissioni radiofoniche al di fuori di New York, Long Island e Connecticut. “Secondo la ‘saggezza’ di chi programma le stazioni radiofoniche, un brano che va oltre l’idea di droghe, sesso, rock ‘n roll o rapporto tra ragazzo e ragazza non va in onda”.
    Così, Zappa è entrato in azione. Ha creato la sua etichetta, la Barking Pumpkin Records, escogitando un nuovo schema di marketing per evitare qualsiasi dipendenza dalle trasmissioni radiofoniche.
    Ha inserito una pubblicità sulla copertina interna dell’album You Are What You Is facendo sapere a chi ha già acquistato i suoi precedenti lavori che erano disponibili solo su ordine postale tre album speciali contenenti esclusivamente assoli di Zappa. Nessun testo che possa disturbare qualcuno, solo musica strumentale inedita per chitarristi o fanatici della chitarra, album da collezione.
    La campagna di Zappa solo per posta è un modo astuto per evitare i fastidi della burocrazia delle case discografiche e della politica radiofonica.
    La risposta dei fans è stata ottima: in due settimane dall’arrivo dei primi ordini, l’album You Are What You Is si è ripagato da solo. I tre LP strumentali sono Shut Up ‘n Play Yer Guitar, Shut Up ‘n Play Yer Guitar Some More e Return of The Son of Shut Up ‘n Play Yer Guitar.
    “In Europa apprezzano la musica strumentale e il fatto che non ci siano testi è un vantaggio perché non ci sono problemi di lingua”.
    “Non voglio chinarmi. Non ho mai voluto chinarmi. Non ho alcun desiderio di chinarmi. Non piegarti!!”.
    (Good Times, 1-14 dicembre 1981)

  • Frank Zappa, Shut Up ‘N Play Yer Guitar (part 2) Some More: interviews, review

    Frank Zappa, Shut Up ‘N Play Yer Guitar (part 2) Some More: interviews, review

    Shut Up ‘N Play Yer Guitar Some More (1981)

    Il triplo album Shut Up And Play Yer Guitar è uscito l’11 maggio 1981: contiene materiale live registrato tra il 1976 e il 1980. E’ stato pensato e realizzato in risposta al commento di un giornalista il quale credeva che Frank fosse un cattivo chitarrista.

    I tuoi assoli sono basati su progressioni lineari o schemi squadrati?
    “Devi capire che non mi alleno, non sono preciso e suono solo quello che immagino nel momento in cui sto facendo l’assolo. Voglio dire, ora ascolto “Shut Up ‘N Play Yer Guitar” e posso sentire dove ho perso alcune delle note che crescono, ma hai un’idea musicale di come dovrebbe essere. Ti mostra un tipo di architettura musicale, sta disegnando un’immagine. Sale e un’altra parte di essa che scende. Ti sta disegnando l’immagine di qualcosa”.

    Ti dà fastidio se perdi una nota?
    “Beh, non ho intenzione di suicidarmi per questo. Sono sicuro che da qualche parte ci sono chitarristi perfetti, ma ti garantisco che non suoneranno così. Uscirò con un arto musicale; esco e provo. Perché no? Cosa ho da perdere? Non sono famoso, sono un chitarrista sconosciuto. Posso rischiare. Gli altri ragazzi che hanno una grande reputazione devono sempre suonare esattamente nel loro stile e farlo bene, assicurarsi che sia perfetto! Quello che faccio suona come il disco ma, di solito, ciò che ottieni in altre esibizioni di materiale per chitarra su dischi è qualcosa che manca. Si rischia e si provano cose che la società educata probabilmente preferirebbe ignorare”.

    Qual era la base per l’assolo in “Hog Heaven” (Shut Up ‘N Play Yer Guitar , Barking Pumpkin, BPR 1111)?
    “È soltanto un’improvvisazione. È la comunicazione tra me, il batterista e il bassista. È in modalità E lydian”.

    In genere, pensi in termini di modalità?
    “No. E’ semplicemente successo in una modalità. La tonalità è E lydian, anche se ci sono alcune deviazioni”.

    Che tipo di modalità hai usato in “Shut Up ‘N Play Yer Guitar”?
    “Fondamentalmente, è C lydian. Stavo interpretando ciò che era nella mia immaginazione nel momento in cui accadeva. Non avevo affatto elaborato una parte rigorosa. Non pratico assoli o cose del genere. Li suono e basta”.

    I tuoi assoli sono spesso costruiti su vamps (figure musicali ripetute o accompagnamenti).
    “Giusto. Non mi piacciono i cambi di accordi. Mi piace avere un centro tonale che rimane lì o, possibilmente, con un secondo accordo che varia dal centro tonale principale. E poi ci gioco intorno. Non so se ascolti mai musica indiana – non ci sono cambi di accordi in essa, ma puoi sentire le implicazioni di tutti i tipi di altri cambi di accordi e linee che vengono suonate l’una contro l’altra. Questo è il modo in cui mi piace lavorare. C’è un piccolo vamp di quattro note in “Treacherous Cretins” (Shut Up `N Play Yer Guitar) che implica accordi di RE e LA. Crea un clima armonico. Non li considero un cambio di accordi. Guardo invece il tutto come un clima armonico o un atteggiamento armonico che crea uno stato d’animo – la combinazione dell’alternanza di questi due accordi. Quindi, gioco all’interno di quell’atteggiamento”.

    Pensi ai due accordi come entità separate o come un accordo massiccio che contiene tutte le note dei due accordi?
    “Entrambi i modi. Puoi suonare contro di essi in entrambi i modi perché si alternano: non accadono mai nello stesso momento. Ma puoi suonare linee che includono le note di entrambi gli accordi. Puoi suonare do diesis e do naturali in quel modo.
    (Guitar Player, dicembre 1982)

    La modalità Lydian è un suono arioso, edificante, ben utilizzato nei temi delle colonne sonore dei film e dei musical, tra cui Westside Story (Maria) e Star Wars: The Phantom Menace (Anakin’s Theme). La modalità Lydian è anche un suono comunemente sentito nella musica del leggendario compositore e influente icona della chitarra Frank Zappa. Ascoltate la title track tratta da Shut Up ‘N’ Play Yer Guitar (1981) per l’uso caratteristico di Frank della modalità Lydian durante l’improvvisazione.
    (Guitar Techniques, maggio 2018)

    “Abbiamo un sacco di emiole in quei tre album (Shut Up ‘N Play Yer Guitar, Shut Up ‘N Play Yer Guitar Some More e Return Of The Son Of Shut Up ‘N Play Yer Guitar). Ma un’altra cosa che devi capire è che lo stile che ho suonato in quegli album è stato fortemente influenzato dal fatto che Vinnie Colaiuta è il batterista di quei nastri. Può fare tutte quelle cose e puoi fare affidamento su di lui e sapere che sa dove si trova e sa dove sta andando, sai che tornerà. Non sta semplicemente suonando. Non otterrai lo stesso effetto con un batterista che non capisce quel tipo di ritmo e non sa allungarlo al massimo. Non si tratta solo di ignorare il downbeat; sta andando intenzionalmente e consapevolmente verso cose diverse. Sto suonando in un modo completamente diverso ora che ho un altro batterista nella band”.
    (Guitar Player, gennaio 1983)

    continua nella terza parte

    https://www.youtube.com/watch?v=JFPjjthW59A

  • Frank Zappa, Shut Up ‘N Play Yer Guitar (part 1): interview 1982

    Frank Zappa, Shut Up ‘N Play Yer Guitar (part 1): interview 1982

    Shut Up ‘N Play Yer Guitar (1981)

    Seppure tutti gli album di Frank Zappa contengano una notevole quantità di lavoro per chitarra, il triplo LP del 1981 Shut Up ‘N Play Yer Guitar, Shut Up ‘N Play Yer Guitar Some More e Return Of The Son Of Shut Up ‘N Play Yer Guitar contiene assoli, brani specificamente orientati alla chitarra.
    Come ha realizzato questa serie e con quali tecniche soliste? Le trascrizioni dei brani di Zappa sono fornite da Steve Vai.

    Perché hai deciso di fare la serie Shut Up ‘N Play Yer Guitar?
    “Abbiamo ricevuto molte richieste da un certo gruppo di fan per un album contenente esclusivamente assoli di chitarra. Anche se suono da cinque a otto assoli estesi durante un concerto, lo stile di base dello spettacolo che portiamo in viaggio non è orientato esclusivamente verso la chitarra. Ad alcune persone piace davvero quella roba. Quindi per accontentarli, ho pensato ad una raccolta”.

    Perché hai scelto materiale registrato in un periodo di quattro anni, piuttosto che registrare nuove canzoni appositamente per questo progetto?
    “Per una buona ragione. Prima di tutto, trovo molto difficile suonare in studio: non credo di aver mai suonato un buon assolo di qualsiasi tipo in studio di registrazione. Non è come ‘sentirlo’ sul palco. Finché non ho avuto il mio studio, ho lavorato in quelli commerciali dove devi pagare da cento a duecento dollari l’ora. Lì non puoi permetterti il lusso di sederti e perfezionare ciò che suonerai, mentre se hai una collezione di nastri realizzati nell’arco di pochi anni – cosa che faccio io – puoi passare attraverso quella roba e trovare esempi musicali che raggiungano l’obiettivo estetico prefissato. Quindi, li raccogli e ne trai le migliori performance possibili”.

    Come hai scelto i brani? C’è uno schema?
    “Ho selezionato esempi di diversi tipi di cose che suono, pur avendo uno stile di base. Gran parte delle selezioni sono state fatte sulla mia reazione istintiva all’ascolto dei nastri, scegliendo l’assolo che mi piaceva, scartando altro, cercando di trovare cose che si adattassero tra loro”.

    La tua musica presenta in primo piano ritmi e sincopi insoliti. Un buon esempio è “Five Five Five” (Shut Up ‘N Play Yer Guitar). Che tipo di schema metrico è stato utilizzato?
    “È in 5/8, 5/8, 5/4. Lo conti così: uno due uno due tre, uno due uno due tre, uno e due e tre e quattro e cinque”.

    In un pezzo come “Five Five Five”, in cui ti trovi in un metro che sarebbe generalmente considerato strano per il rock o il jazz mainstream, come potrebbe qualcuno avvicinarsi a questo senza sentirsi come se avesse due piedi sinistri?
    “È un pezzo molto orientato alla chitarra per il modo in cui usa la corda aperta. Quindi è una cosa abbastanza facile da imparare con la chitarra, nonostante il ritmo strano. Non lasciarti spaventare dai numeri. Non preoccuparti dei numeri, devi solo preoccuparti delle sensazioni che trasmettono. Quando ho scritto quella particolare canzone, non mi sono mai nemmeno fermato a capire quale fosse il tempo in chiave. Non me ne preoccupo se lo suono con la chitarra. Se lo scrivo per un’orchestra, allora lo faccio. Ma non calcolo come appariranno sulla carta le cose che invento sulla chitarra o come saranno alla fine. Suono e poi scopro cos’è, ma solo più tardi, dopo averlo registrato.
    In altre parole, la mia teoria è che la musica scritta non assicura in alcun modo il pedigree della qualità musicale di ciò che viene suonato. Solo perché è sulla carta non lo rende migliore o peggiore di qualsiasi altro tipo di musica. La musica su carta è solo un modo conveniente per mostrare idee musicali da una persona all’altra senza doverlo canticchiare. Quando ottieni cose complicate, canticchiarle richiede molto tempo”.

    Sulla copertina interna dei tuoi album Shut Up c’è la musica di “The Black Page”. Ci sono figure come una terzina con raggruppamenti di tre, cinque e sette contenuti all’interno. Come fai a contare una parte così intricata?
    “Beh, a meno che tu non sia veramente abile nella lettura a prima vista di quel tipo di materiale, devi iniziare leggendolo lentamente. Quindi penso che tu ti riferisca alla battuta 15 di “The Black Page”. E’ una barra difficile da suonare ma può essere suonata ed è stata suonata più e più volte da molti musicisti diversi dentro e fuori la band. E’ un buon punto di partenza se vuoi entrare in un confronto diretto”.
    (Guitar Player, novembre 1982)

    continua nella seconda parte
    https://www.youtube.com/watch?v=rbz3_Lutd78

  • Frank Zappa, Conehead (5 versions + guitar solo): review, meaning

    Frank Zappa, Conehead (5 versions + guitar solo): review, meaning

    Live Halloween 28-10-1977 primo show
    Guitar Solo Live NY Halloween 1977
    Live Boston 1977
    Live Capitol Theatre Passaic, NJ 13-10-1978
    Live Knebworth (England) Festival 09-09-1978
    Poughkeepsie (Smokin’)

    Alla fine del 1977, Frank Zappa fu ospite di un’edizione del programma televisivo Saturday Night Live. E’ apparso in uno sketch di Conehead. I Coneheads (creati dal comico Dan Akroyd) rappresentavano alieni del pianeta Remulak che cercavano di adattarsi alle abitudini degli esseri umani. La loro principale caratteristica fisica era la testa: aveva la forma di un cono.
    In quel periodo Zappa era in tournée (questa apparizione televisiva coincise con una serie di concerti a New York). Scrisse la canzone “Conehead” dopo la fine del tour del 1977 (che in realtà terminò nel febbraio 1978) e la presentò in anteprima al primo spettacolo del tour 1978-1979, il 1°luglio. La musica non era sconosciuta ai fan sfegatati di Zappa: il riff era stato usato un paio di volte nell’ottobre del 1977 come accompagnamento strumentale. La canzone venne proposta regolarmente per alcuni mesi e di solito seguiva a “Bobby Brown” nella scaletta.
    Zappa ripropose il brano nel tour del 1980. Conehead proviene dall’album “You are what you is”.

    Frank Zappa è apparso come ospite in Saturday Night Live, commedia e varietà televisiva americana trasmessa dalla NBC il sabato sera dall’11 ottobre 1975.
    E’ apparso in due occasioni con il comico John Belushi l’11 dicembre 1976 e il 21 ottobre 1978. Alla fine, è stato bandito dallo spettacolo a causa di un suo atteggiamento aggressivo davanti alla telecamera.
    “Il primo giorno in cui sono andato lì per incontrarmi con loro non gli è piaciuto e volevano sbarazzarsi di me. Avevano scritto dei dialoghi per me, non mi permettevano di scrivere nessuna delle mie cose”.
    (Frank Zappa, Stereo Review, aprile 1979)

    “Stavamo girando la scena di Coneheads, che Frank adorava. Eravamo tutti nella posizione di farlo quando Frank disse: ‘Cosa dovrei fare? Leggere queste carte?’. E’ stato terribile. Forse pensava di essere al di sopra di tutto o era nervoso o non gli piaceva la sceneggiatura. Forse pensava di essere divertente ma in realtà il pubblico ha avuto una sorta di sussulto”.
    (Dan Aykroyd, intervistato da Playboy agosto 1993)

    I Coneheads apparvero per la prima volta in Saturday Night Live (SNL) nell’episodio del 15 gennaio 1977 condotto da Ralph Nader.
    Nel “Satuday Night Live” del 21 ottobre 1978, c’è il primo sketch – Conehead At Home – in cui Frank interpreta il ruolo di un umanoide che invita la figlia di una famiglia di teste di cono a uscire la sera. Ansioso di conformarsi alle buone maniere dei genitori, ingurgita contemporaneamente confezioni di birra e pacchetti di patatine, accasciandosi sul divano. Alla fine, offre il suo ultimo album – Studio Tan – che i genitori, inizialmente incuriositi, finiscono per divorare avidamente. In “The Freak Mountain”, Frank è condannato a stare seduto ad ascoltare gli stupidi discorsi di un piccolo impresario. In seguito, perso tra le montagne, cerca rifugio in un castello popolato da vecchi Freak strafatti e nostalgici del glorioso ‘Freak Out!’. Tutti cercheranno di offrire varie droghe all’eroe, che rifiuterà ostinatamente, suscitando ilarità e stupore.

    Negli sketch di Saturday Night Live, i Coneheads rappresentavano extraterrestri provenienti dal pianeta Remulak che si stabilirono negli Stati Uniti.
    La frase ripetuta “Conehead non è stupido ma ha una testa di cono” fa pensare a qualcuno che può sembrare strano o eccentrico. La menzione di ‘briciolo di patatine sul suo viso’ può essere interpretata come una metafora rivolta a qualcuno impegnato in attività insignificanti, banali oppure ad un gesto di disprezzo per le etichette e le aspettative sociali. Un’immagine che crea un senso di disordine e di mancanza di autoconsapevolezza. Zappa chiede se c’è altra birra nascosta suggerendo che la ‘testa di cono’ potrebbe tendere a comportamenti eccessivi o di evasione.
    Il protagonista della canzone, ‘conehead’, è un personaggio immaginario che potrebbe rappresentare un tipo non convenzionale, molto distante dalla società mainstream. La frase ‘E’ una specie di ragazza, di ragazzo’ suggerisce elementi di ambiguità di genere.
    Il riferimento al padre di Connie che lavora in una scuola guida e indossa un ‘cappello stupido’ punta il dito su certe occupazioni insignificanti e sullo sforzo di certe persone nel mantenere le apparenze. Il verso “Se sapessero che è veramente di Remulak” enfatizza il tema della diversità o dell’essere non convenzionali, anzi unici.
    Zappa, una volta di più, rifiuta il conformismo e incoraggia l’espressione di sé, l’identità unica di ognuno di noi.

    Per Zappa, alla fine la TV era la TV- indegna del suo rispetto – indipendentemente da chi la facesse” (Rolling Stone)

    Perché il Saturday Night Live ha bandito Frank Zappa per sempre?
    Scopritelo qui

    https://www.youtube.com/watch?v=8hXQ_3vtzXw