Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Tag: Frank Zappa

  • Frank Zappa, Cosmik Debris (5 versions): the guru syndrome, review, meaning

    Frank Zappa, Cosmik Debris (5 versions): the guru syndrome, review, meaning

    Live 12-9-73 – Show 1, The Roxy Performances
    Version from Apostrophe album
    Live 1973 with Jean-Luc Ponty
    Live 1984 from Does humour belong in music?
    Live 1974 from A token of my extreme

    Cosmik Debris punta il dito su guru, profeti e ciarlatani, tutti coloro che commercializzano e vendono ‘saggezza cosmica’ come The Mistery Man.
    I trucchi dell’Uomo Misterioso per ingannare il prossimo sono simili a quelli della Magic Mama in “Camarillo Brillo”: lui ha una ciotola di cristallo e “la polvere del Grand Wazoo”, mentre lei ha un amuleto e “governa” the Toads of the Short Forest”. Le due canzoni sono legate anche dalla presenza in entrambe della frase “Now is that a real poncho or is that a Sears poncho?”
    Cosmik Debris è un brano blues-rock pubblicato al lato B dei singoli di Apostrophe, “Don’t Eat the Yellow Snow” e “Uncle Remus” (1974). La canzone fu eseguita dal vivo numerose volte, a partire dal 1972 fino all’ultimo tour di Zappa nel 1988. Le versioni dal vivo sono disponibili su You Can’t Do That on Stage Anymore, Vol. 3 (1984), The Best Band You Never Heard in Your Life e l’home video Does Humor Belong in Music?, ma sono tutti di minore interesse poiché “Cosmik Debris” è una delle poche canzoni che Zappa ha sempre eseguito allo stesso modo, a parte aggiornamenti occasionali dei testi.
    Il titolo Cosmik Debris rappresenta gli aspetti vuoti e superficiali della nostra vita, simboleggia i detriti che si accumulano quando ci concentriamo più sulle apparenze esterne piuttosto che sulla crescita interiore.

    Frank Zappa dedica Cosmik Debris ai sedicenti guru spirituali ed alle loro pratiche ingannevoli. Attraverso un testo arguto e un abile gioco di parole, Zappa critica coloro che affermano di possedere capacità soprannaturali e promettono l’illuminazione in cambio di denaro.
    La canzone introduce l’Uomo del Mistero, che si avvicina al narratore e si offre di aiutarlo a raggiungere il nirvana dietro compenso. Il narratore mette in dubbio la legittimità delle affermazioni dell’Uomo del Mistero e lo respinge invitandolo a non perdere tempo. L’Uomo del Mistero insiste proponendogli un kit da barba che pare abbia poteri straordinari. Il narratore non si lascia impressionare e rifiuta ancora una volta la sua offerta. La menzione dell’olio di Afro-dytee e della polvere del Grand Wazoo sottolinea l’assurdità delle affermazioni dell’Uomo del Mistero. Si tratta di ingredienti inventati, senza alcun significato o potere. Il narratore respinge ogni tentativo dell’Uomo del Mistero di persuaderlo: ha i suoi problemi da affrontare e non ha bisogno di assistenza. L’accenno al fatto di essere “per strada da martedì” aggiunge un tocco di umorismo e sottolinea ulteriormente il rifiuto del narratore di lasciarsi influenzare.
    La canzone critica la commercializzazione e lo sfruttamento della spiritualità e dell’illuminazione, ridicolizza le sedicenti guide spirituali che promettono il Nirvana o esperienze trascendenti dietro compenso.
    “Guarda qui, fratello, chi scherza con quei detriti cosmici?” taglia corto il narratore rivolgendosi all’Uomo del Mistero. “Non perdere tempo con me” conclude il narratore dimostrando l’intenzione dell’Uomo del Mistero di manipolare e ingannare il prossimo.

    LA SINDROME DEL GURU
    Su “Apostrophe” fai alcune osservazioni sui fachiri religiosi e tutto il resto…. La sindrome del guru… Mi chiedo se ti riferisci ai veri imbroglioni commerciali o sei piuttosto antireligioso…
    “Non sono a favore della religione organizzata per le persone che desiderano progredire. Penso che la religione organizzata sia un aiuto confortante molto simile alla televisione per le persone che vogliono isolarsi. Penso sia un tragico spreco se molte persone nella tua fascia d’età iniziassero a seguire un guru nel tentativo di ottenere una sorta di stabilità spirituale o pensare di contrastare vicende spiacevoli perché in realtà non è la risposta. Penso che tutta quella roba sia solo una sciocchezza!

    Detriti cosmici…
    Già…
    (The Hot Flash, maggio 1974)

    “Ero interessato allo Zen da molto tempo. E’ ciò che fortunatamente mi ha allontanato dall’essere cattolico. Ma è mia osservazione che le religioni orientali sono meravigliose se vivi ovunque tranne che negli Stati Uniti. Il meglio che possono fare per te qui è darti una certa sensazione di calma, se riesci a praticare la meditazione e l’astinenza da solo, lontano da tutto ciò che sta accadendo. Il vero obiettivo della religione orientale, con l’esperienza mistica e tutto il resto, quegli obiettivi sono difficili se non impossibili da raggiungere in una società industriale. Penso che la maggior parte delle persone che affermano di aver fatto satori da qualche parte negli Stati Uniti oggi ti prenda in giro. Le persone tendono a identificarlo con una sorta di intelletto onnisciente. Cosa che non accade”.
    (East Village Other, 1-15 febbraio 1967)

  • Frank Zappa – Merry Christmas & Tax the Churches! – “Music is my religion” (5 songs + bonus)

    Frank Zappa – Merry Christmas & Tax the Churches! – “Music is my religion” (5 songs + bonus)

    Religious Superstition
    Jesus Thinks Youre A Jerk
    Dumb All Over
    The Adventure of Greggery Peccary
    Mudd Club (bonus) – The Meek Shall Inherit Nothing + Heavenly Bank Account
    The Church & Taxes

    “La musica risveglierà il vostro spirito e rivelerà i suoi effetti positivi. È forse la cosa più vicina al paradiso e non ha nulla a che fare con i soldi che mettete nella cassetta della chiesa. Non c’è altro cielo”
    (Frank Zappa, novembre 1979).

    Frank Zappa fondò una stravagante ed improbabile chiesa, sarcasticamente denominata CASH (Church of American Secular Humanism), in relazione ad un episodio degli anni ’80, quando un giudice dell’Alabama aveva definito le scuole ‘infestate di Umanesimo Secolare’: secondo il giudice questo fatto violava i diritti civili dei rispettabili cittadini, ferventi religiosi.
    A quel punto, Zappa ribatté che “l’Umanesimo Secolare, in realtà, non era ancora stato riconosciuto come religione, dunque era giunto il momento che lo fosse”. Presentò la richiesta per l’ufficializzazione di una nuova associazione religiosa: la Chiesa dell’Umanesimo Secolare Americano. Zappa annunciò che, se la sentenza del giudice fosse stata confermata, l’Umanesimo Secolare avrebbe avuto diritto agli stessi benefici di cui gode ogni altra religione secondo la legge statunitense: esenzioni fiscali, potere politico impressionante, spese non certificate di ingenti somme per speculazioni immobiliari, azioni segrete in tutto il mondo, ecc. Naturalmente fu una provocazione e quando apprese la buona notizia che la sentenza del giudice era stata cassata, Zappa decise di ritirare i documenti e sciogliere la religione. (20zero77.it, 4 gennaio 2021)

    “In nessun momento storico, dal Medioevo, così tante persone hanno creduto nel diavolo. La credenza in un tipo con la coda dà la possibilità a personalità instabili di dire ‘Il diavolo me l’ha fatto fare’ e quindi si sentono assolti da qualsiasi responsabilità”. (Frank Zappa, Cash Box, novembre 1988)

    Il brano The Meek Shall Inherit Nothing di Frank Zappa sfida l’idea secondo cui coloro che si conformano passivamente e conducono una vita umile e obbediente alla fine saranno ricompensati. Dipinge, invece, l’immagine di un mondo in cui i mansueti restano svantaggiati, mentre coloro che sfruttano gli altri prosperano.

    Con ‘Greggery’ Zappa si riferisce a Gregorio XIII, papa del 1500 inventore del calendario gregoriano tuttora in uso. Peccary è un tipo di maiale, conosciuto in italiano con il nome di pecari labiato. Zappa vedeva la religione come un enorme business.

    “Un giorno il concetto di ateismo sparirà. Ci saranno, invece, le persone normali e qualche buffo credente”. (Frank Zappa)

    “Il miglior consiglio che posso dare a chiunque voglia far crescere un bambino felice e mentalmente sano è: tenetelo lontano dalle chiese appena potete”. (Frank Zappa)

    In “The Real Frank Zappa Book”, nel capitolo “Church & State”, Zappa ha riportato diverse citazioni di personaggi famosi i quali affermano di non credere in Dio o credono che Chiesa e governo dovrebbero rimanere separati.
    Riporto, in particolare, la citazione di Thomas Paine: “Non credo in ciò che professa la chiesa ebraica, romana, greca, turca, protestante o qualsiasi altra chiesa che io conosca. La mia mente è la mia chiesa”.

    Zappa è cresciuto come cattolico, in seguito è diventato ateo. Zappa era molto critico nei confronti della religione organizzata, del potere e dell’influenza che ha sulla politica e sulle persone. Durante gli anni ’80 ha scritto diverse canzoni satiriche attaccando i telepredicatori Jerry Falwell, Robert Tilton, Pat Robertson, Jim Bakker e Jimmy Swaggart.
    “Hanno cercato di farmi andare anche alla scuola cattolica. Sono durato pochissimo. Quando il pinguino mi ha inseguito con un righello, ero fuori di lì. Sono andato regolarmente in chiesa fino all’età di 18 anni. Poi improvvisamente, la lampadina si è accesa sopra la mia testa. Tutta quella ‘morbidezza’ e disciplina senza cervello erano piuttosto disgustose: sanguinamento, dolore e niente carne di venerdì. Cos’è questa merda? Beh, penso sia stato possibile fare quello che ho fatto solo perché sono sfuggito alla schiavitù di essere un credente devoto. Per essere un buon membro della congregazione, alla fine devi smettere di pensare. L’essenza del cristianesimo ci viene raccontata nella storia del Giardino dell’Eden. Il frutto che era proibito era sull’albero della conoscenza. Il ‘sottotesto’ è: Tutta la sofferenza che hai è perché volevi scoprire cosa stava succedendo. Potresti essere ancora nel Giardino dell’Eden se solo avessi tenuto quella fottuta bocca chiusa e non avessi fatto domande”. (intervista su Playboy, 1993)

  • Frank Zappa, The Torture Never Stops (Conceptual Continuity album), Rat Tomago original live: review

    Frank Zappa, The Torture Never Stops (Conceptual Continuity album), Rat Tomago original live: review

    Versione tratta da “Conceptual Continuity” registrata nel 1976 e pubblicata nel 1980 (album in edizione limitata, 3200 copie)
    Versione originale live dell’assolo di chitarra classica Rat Tomago, 15 febbraio 1978 (Deutschlandhalle, Berlino, Germania) con FZ, Adrian Belew, Patrick O’Hearn, Terry Bozzio, Ed Mann, Tommy Mars, Peter Wolf

    FAIR USE

    “The Torture Never Stops” di Frank Zappa è una canzone che mostra l’immagine cupa e inquietante di un ambiente simile a una prigione, dove i prigionieri sono sottoposti a tormenti e sofferenze costanti.
    Il testo trasmette un senso di disperazione e di confinamento, sottolineando come i prigionieri non abbiano scampo dalla loro tortuosa esistenza. La mancanza di luce e di conoscenza del mondo esterno sottolinea ulteriormente il loro isolamento e accresce la loro miseria.
    Il “gigantesco soffio di fuoco” menzionato si riferisce a un dispositivo simile a una fornace usato per infliggere dolore, che simboleggia la natura implacabile delle torture subite dai prigionieri.
    La seconda strofa intensifica il lato grottesco dell’ambiente, descrivendo melma, marciume, ratti, moccio, vomito e soldati armati. L’aggiunta di un nano maligno responsabile della pulizia del sangue illustra la natura sadica e disumanizzante del luogo.
    La canzone introduce, poi, un principe malvagio le cui azioni perpetuano ulteriormente il tormento. L’accenno al fatto che egli si conceda di mangiare un maiale in una camera vicina sottolinea la sua crudeltà, il suo disprezzo per la vita, il fatto che si compiace del dolore altrui.
    La ripetizione di “Tutti gli uomini siano maledetti” riflette il potere oppressivo del principe e la paura che impedisce a chiunque di sfidarlo. Ogni dissenso o disaccordo viene punito con insulti e castighi.
    Man mano che la canzone procede, si addentra nel mistero che circonda i prigionieri e le loro identità. Possono essere etichettati come pazzi o santificati… L’ultimo verso suggerisce che i prigionieri sono tenuti in stato di schiavitù e oppressione senza alcun motivo. Il numero zero dipinto su di loro testimonia il fatto che siano resi insignificanti e privi di individualità, abbandonati e dimenticati dalla società. La prigione rinchiude gli ‘indesiderabili’.
    La canzone denuncia la crudeltà e assenza di umanità di coloro che detengono il potere, la natura oppressiva dei sistemi che perpetuano la sofferenza negando i diritti umani fondamentali. Esplora temi di abuso di potere, controllo e disumanizzazione degli individui, indifferenza sociale.
    The Torture Never Stops racconta gli aspetti più oscuri della natura umana in un mondo inquietante dove crudeltà e tormento sono la norma.
    (songtell)

    The Torture Never Stops è un brano incluso nell’album Zoot Allures del 1976.
    Altre versioni appaiono su Zappa in New York, Thing-Fish, You Can’t Do That on Stage Anymore vol 1 e vol 4, The Best Band You Never Heard in Your Life, FZ:OZ, Cheap Thrills, Buffalo, Philly ’76 e Hammersmith Odeon.
    Zappa ha suonato “The Torture Never Stops” in concerto dal 1975 al 1978, nel 1981 e nel 1988.
    La canzone ha debuttato nel 1975 come ” Why Doesn’t Somebody Get Him a Pepsi?” sebbene poche parti strumentali fossero simili alla versione dell’album.
    I critici hanno scritto che durante l’esecuzione della canzone, Zappa risultava calmo ma passivo/aggressivo. Michel Delville, nel suo saggio “Frank Zappa, Captain Beefheart and the Secret History of Maximalism”, ha messo a confronto il tono di The Torture Never Stops con l’album di Brian Eno Ambient 1: Music for Airports.
    (wikipedia)

    In che modo hai registrato le urla di The Torture Never Stops?
    “Ho sistemato un registratore a 4 tracce nel seminterrato, ci ho messo dentro due ragazze su cui lavorare, ho registrato e poi ho messo il nastro sull’altro nastro”.
    Ti sei divertito?
    “Certo”.
    (Frank Zappa, International Times, marzo 1977)

    Un assolo di chitarra classica della canzone, registrato dal vivo il 15 febbraio 1978 a Berlino e intitolato “Rat Tomago”, fu inserito nell’album del 1979 Sheik Yerbouti come “The Torture Never Stops”.
    Contiene la stessa struttura di base, linea di basso e lamenti femminili. “Rat Tomago” è stato nominato per il Grammy Award migliore performance strumentale rock nel 1980 ma è stato, alla fine, superato da Rockestra Theme di Paul McCartney and Wings.

    The torture never stops si ‘sposa’ con Evil Prince nel brano The Torchum Never Stops incluso nell’album Thing-Fish. In questo brano, il principe malvagio sperimenta il virus, maledice i gay e tutti coloro che sono creativi. Il brano culmina nel monologo femminista di Rhonda in Drop Dead.

  • Frank & Ahmet Zappa: Frogs With Dirty Little Lips & The Dangerous Kitchen Live (1981)

    Frank & Ahmet Zappa: Frogs With Dirty Little Lips & The Dangerous Kitchen Live (1981)

    Due brani estratti dal CD “Chalk Pie” contenente live registrati in vari luoghi durante il tour di Frank Zappa del 1981. In seguito, sono state aggiunte alcune sovraincisioni in studio all’UMRK Central.

    La tendenza di Frank Zappa a sfidare regole e norme sociali è costante nelle sue canzoni. Tra queste, merita particolare attenzione “Frogs With Dirty Little Lips”. La canzone va ben oltre il titolo offrendo un viaggio musicale stimolante e intrigante.
    E’ un commento sociale all’ipocrisia prevalente all’interno dell’establishment. Zappa usa la metafora delle rane per rappresentare coloro che affermano la rettitudine ma le cui intenzioni, in realtà, sono ‘sporche’.
    (A proposito di ‘intenzioni’, Gail Zappa in un’intervista a Classic Rock ha rivelato che Frank permetteva ai suoi figli di imprecare ma non di essere maliziosi. “Frank credeva che non esistessero parole cattive, solo intenzioni cattive” spiegò Gail).
    Le piccole labbra sporche delle rane simboleggiano l’inganno e le bugie che l’autorità usa per manipolare le persone.
    Zappa affronta temi di politica, religione e potere usando una satira tagliente. Attraverso giochi di parole intelligenti e allusioni umoristiche, mette in luce l’assurdità e le contraddizioni presenti nella società. Il testo invita a mettere in discussione lo status quo e a riconsiderare le proprie convinzioni.
    L’ispirazione dietro Frogs With Dirty Little Lips affonda le sue radici nella frustrazione di Frank Zappa per la natura corrotta delle istituzioni sociali tra manipolazione, disonestà, inganno e ipocrisia da parte dell’autorità.
    Gli intricati arrangiamenti musicali di questo brano rispecchiano la natura eclettica dei vari temi esplorati nei testi. (oldtimemusic)

    Frank Zappa ha dato a tutti e quattro i suoi figli la possibilità di contribuire alla sua musica.
    Dweezil ha suonato la chitarra sul palco con suo padre, Moon ha registrato la voce per Valley Girl, Diva ha fornito il titolo di Moggio e la storia che si cela dietro a Chana in de Bushwop.
    Ahmet ha cantato una strofa in Drafted Again e co-scritto il testo di Frog With Dirty Little Lips che eseguì sul palco con la band nel dicembre 1981. In seguito, la canzone fu registrata in studio senza Ahmet ed inserita nell’album Them or Us (1984).
    La canzone sembra una filastrocca. Labbra, occhi e naso di una rana sono descritti in tre versi.
    L’ultima riga (“Dirty little frogs is what you eat”) potrebbe puntare il dito contro i francesi (considerando l’abitudine di mangiare cosce di rana in Francia), collegando così la canzone a “In France”, anche questa presente nell’album Them or Us.
    La musica ha uno stile di marcia pomposo che suona come un incrocio tra l’inno nazionale francese “La Marseillaise” e il cancan francese di Jacques Offenbach. A parte la suddetta apparizione del 1981 (documentata su almeno due album bootleg), la canzone non è stata eseguita sul palco in altre occasioni.

  • Frank Zappa, You Are What You Is (5 versions + cover + backstage/interview): review, meaning

    Frank Zappa, You Are What You Is (5 versions + cover + backstage/interview): review, meaning

    Thing-Fish 1984
    Vídeo MTV 1984
    Frank Zappa’s New York Halloween 1981 Palladium
    Buffalo 2007
    Mudd Club/Munich ’80
    Cover Elio e le Storie Tese con Ike Willis Live Lugano (Svizzera) RTSI “Auditorium Massimo”, 24 aprile 2000
    Backstage 1981 + intervista nello studio di registrazione

    12′ 40” un’opera di Martin Popoff

    You Are What You Is è la title track del doppio album omonimo di Frank Zappa pubblicato nel settembre 1981.
    Si tratta del primo album registrato tra luglio e settembre 1980 all’UMRK (studio installato sotto la casa di Zappa a Los Angeles) e dell’unico album di Zappa contenente un titolo pop rock trasmesso come video musicale su MTV. La presenza di un sosia dell’allora nuovo Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, sistemato su una sedia elettrica non ‘piacque’ e la clip fu rimossa rapidamente dal canale. MTV vietò la messa in onda del video sulla sua rete.
    “E’ stato il primo vero album in studio in cui abbia mai suonato. Ricordo di essere salito a casa di Frank una notte e di essere rimasto lì per nove giorni. Quando lavoravi con Frank in studio, potevi semplicemente registrare e registrare finché non ce la facevi più. You Are What You Is è stato un disco molto impegnativo da realizzare. Parte del materiale è stato molto difficile per me e sono rimasto sorpreso di quanto fosse paziente Frank” (Steve Vai).

    Zappa aveva suonato gran parte del materiale di You Are What You Is in un tour da marzo a luglio 1980 con la band composta da Ike Willis e Ray White alla chitarra e alla voce, Tommy Mars alle tastiere, Arthur Barrow al basso e alle tastiere e David Logeman alla batteria.
    Questa formazione aveva registrato le tracce di base per l’album durante l’estate del 1980 dopo aver completato il tour, con il chitarrista Steve Vai e il cantante Bob Harris che aggiungevano sovraincisioni e si univano alla band per il tour dell’autunno 1980 di Zappa.
    Motorhead Sherwood e Jimmy Carl Black appaiono come guest star, con la partecipazione dei figli di Zappa, Moon e Ahmet.
    Tuttavia, You Are What You Is è stato pubblicato dopo Tinsel Town Rebellion e Shut Up ‘N Play Yer Guitar.
    Proprio come un concept album, alcune tracce sono legate insieme, sebbene l’album manchi di una trama generale.
    Secondo i critici, You Are What You Is è stato l’album più politico di Zappa dai tempi di We’re Only In It For The Money.
    I testi dell’intero album fanno satira su una serie di argomenti, tra cui hippies, moda, mondani, consumo di droghe, religione, appropriazione culturale, leva militare, televangelisti.

    L’album You Are What You Is è costato circa 175.000 dollari, tra musicisti, ingegneri, noleggio attrezzature.
    Il video per You Are What You Is realizzato per MTV è stato l’unico fatto da Zappa in quanto finanziato dalla CBS International. “Volevano che fosse mostrato all’estero. Non è stato mostrato molto negli Stati Uniti perché c’è Reagan alla sedia elettrica e un ragazzo di colore vestito da nativo che vomitava Pepto Bismol mentre pronunciava le parole “Mercedes Benz”. (Frank Zappa, Guitar Player, gennaio 1987)

    La canzone “You Are What You Is” di Frank Zappa è un commento satirico all’idea di identità ed ai pericoli dell’adozione di certe personalità e stili di vita per inserirsi in un particolare gruppo. Il ritornello sottolinea che ognuno è responsabile delle proprie azioni, pensieri e comportamenti. Il carattere di una persona è definito dal suo vero io. Le strofe raccontano storie di individui che hanno ceduto alle pressioni della società e hanno adottato false identità per adattarsi.
    La prima storia è quella di un giovane di famiglia borghese che si mette a cantare il blues perché lo ritiene virile. Imita i modi e il linguaggio dei cantanti blues, ma alla fine si rivela un impostore: non ha una vera comprensione della cultura che sta cercando di emulare.
    La seconda storia racconta di un giovane nero che rinnega la sua cultura per assimilarsi alla cultura bianca e diventare “normale”. Questa assimilazione porta solo a una perdita di identità e ad una lotta interna per riconciliare il suo passato con il suo presente. Il bridge prende in giro l’assurdità delle norme e delle aspettative della società: sono arbitrarie e non vale la pena aderirvi se non sono in linea con il proprio vero io.
    Nel complesso, la canzone è una satira tagliente sull’ossessione della società per le etichette e le identità, una potente critica alle pressioni della società a conformarsi, un invito ad essere autentici e fedeli a se stessi.
    Il brano presenta una combinazione di pop rock, jazz ed elementi doo-woop.

  • Frank Zappa – A few moments with Brother A. West (american comedian, illustrator)

    Frank Zappa – A few moments with Brother A. West (american comedian, illustrator)

    dall’album The Best Band You Never Heard In Your Life (1991), traccia registrata il 14 febbraio 1988

    Il testo è stato scritto da Frank Zappa e il comico americano Andrew West Redi junior

    L’intero brano parlato gioca sull’ironia. A. West si presenta a nome del ‘governo più potente del mondo’.
    Spiega di essere stato invitato dal signor Fitzwater a venire allo spettacolo di Zappa per ristabilire l’equilibrio. Specifica che il signor Zappa ha compiuto azioni che ritiene ‘ingiuste nei confronti del loro Paese’, l’America ovviamente. Vuole ristabilire l’ordine quando Zappa mostrerà la lingerie sul palco o si prenderà gioco dei giocattoli della gente perché pensa sia un errore.
    Beh, sono quelli come Frank Zappa che impediscono al Senato di inviare armi ai combattenti democratici per la libertà in Nicaragua. Lo stesso A. West andrà laggiù subito dopo lo spettacolo.
    “Voglio che il democratico eletto Charlie Sanders ricordi che la parola ‘democratico’ inizia con una ‘d’ come ‘demone’. Ci ricorderemo di te, amico, quando andremo a votare… Questo denaro potrebbe essere destinato ad un esercito più potente, potrebbe servire a scacciare gli immigrati clandestini. Zappa, invece, vuole che un gruppo di giovani disinformati tra i 18 e i 21 anni votino. Voglio che sappiate che amo il signor Zappa, comunque. Ho l’amore nel cuore e non temo il fatto che abbia trasformato questo luogo in una specie di zoo… La domenica gli americani si riunivano nel loro luogo di culto. Non so perché, in questa notte di San Valentino, non ci sono persone che amino l’America. Io sono qui, domenica sera, ad adorare quest’uomo posseduto dal demone! Le chiedo, signor Zappa, che razza di uomo può chiamare una bambina Moon Unit o un bambino Dweezil? Per me, sfida la logica… Sono qui stasera perché voglio condividere con lui, proprio nello stesso modo in cui daremo potere spirituale ai combattenti per la libertà democratica laggiù, i nostri fratelli che vogliono avere la libertà di poter avere un uomo come il signor Dole, per restaurare l’America! Pat Robertson. Chiederò il potere e la gioia del potere del re dei re vivente. Molti di voi qui, voi appassionati di musica dalla mentalità oscena, dicono: “Il re dei re dev’essere Elvis”. Chiederò il potere, la gloria. Scaccerò i demoni, amici, vi chiederò di aiutarmi a porre fine a questa cattiveria. Forza Frank, raccontiamo una storia. Vieni e condividi la gloria. Ne senti il potere? Dai, spegni la negatività…”.

    Il ‘fratello’ A. West risponde al nome di Andrew West Redi junior. E’ un comico americano, illustratore e direttore artistico che, tra l’altro, è stato condannato per reati sessuali.
    Faceva parte della troupe comica “Brother A. West World Salivation Ministry”, che aprì numerosi gruppi punk a metà degli anni ’80. Ha disegnato la copertina dell’album di Broadway The Hard Way (1988) di Frank Zappa, ha illustrato l’autobiografia The Real Frank Zappa Book e possiamo ascoltarlo in questo brano A few moments with Brother A. West, registrato a Filadelfia il 14 febbraio 1988.
    Andrew West Redi jr. è stato arrestato nel 2008 e condannato a 8 anni di carcere per aver molestato un bambino di 6 anni e per possesso di materiale pedopornografico. E’ stato liberato nel 2014 ma ha dovuto pagare un risarcimento alla sua vittima di 5,4 milioni di dollari.

  • Frank Zappa, Penguin in Bondage (6 versions): review, meaning

    Frank Zappa, Penguin in Bondage (6 versions): review, meaning

    Live Providence RI, 26 aprile 1975
    Paramount Theater, Seattle, WA, 17 dicembre 1984
    Hot Plate Heaven, Nantes, France, 22 settembre 1984 (+ bonus Hot Plate Heaven At The Green Hotel)
    Providence College, Rhode Island, 26 aprile 1975 (con Captain Beefheart)
    Live 1974 Roxy & Elsewhere
    Swaggart Version – The Best Band You Never Heard In Your Life, 1991

    Pubblicato nel 1973 come parte dell’album “Roxy & Elsewhere”, il brano Penguin in Bondage ha catturato l’attenzione e la curiosità degli appassionati di musica di tutto il mondo.
    Con un titolo stravagante come “Penguin in Bondage” (pinguino in schiavitù), ci si potrebbe chiedere cosa abbia spinto Frank Zappa a scrivere una canzone così particolare. E’ innegabile il suo commento alle norme sociali e alle restrizioni che possono vincolare gli individui, il disprezzo di Zappa per l’autorità.
    Penguin in Bondage è una rappresentazione simbolica del conformismo e della lotta per la libertà personale: non ha sfumature politiche dirette ma è, senza dubbio, una critica metaforica dei sistemi oppressivi.
    Il pinguino rievoca ambienti freddi e rigidi: potrebbe essere associato a individui intrappolati in una società che limita la loro libertà di espressione e li costringe al conformismo. Una delle battute più memorabili di questa canzone è “Non osare mangiare quella neve gialla”. Questa linea può essere interpretata come un avvertimento contro il seguire ciecamente regole e norme senza metterne in discussione le intenzioni o le conseguenze. Serve ad esercitare il pensiero critico, a non soccombere alle pressioni o alla manipolazione della società. Una volta di più, Zappa incoraggia a mettere in discussione l’autorità e a pensare con la propria testa.
    Questo brano esplora la sperimentazione sessuale. La figura di una donna paragonata ad un pinguino in bondage (in schiavitù) esprime metaforicamente i suoi desideri ed azioni non convenzionali all’interno di una società repressiva. Si discosta così dalle norme sociali con pratiche sessuali insolite per una “gratificazione extraterrestre” e l’uso di dispositivi che si trovano in negozi specializzati per adulti. Zappa incoraggia le persone ad esplorare la propria sessualità senza giudizio o vergogna. Il pinguino sbatte le ali esprimendo la disinibizione del personaggio. “Sbattendo le sue ali da 8 once” manifesta la libertà mentre pratica atti sessuali non convenzionali, che costituiscono un tabù per la società.
    I testi suggeriscono che le azioni del pinguino possono sconvolgere o disturbare gli altri (terribili urla, assenza di altri uccelli intorno). Ciò evidenzia il contrasto tra aspettative sociali e desideri individuali.
    Il pinguino salta attraverso un cerchio di fuoco con un’apparecchiatura improvvisata: questa scena sottolinea l’assurdità e la difficoltà nel tentare di conformarsi agli standard sociali.
    Nel testo della versione Swaggart, vengono citati due nomi: Swaggart e Bakker, due telepredicatori coinvolti in scandali sessuali. Zappa critica e ridicolizza questi personaggi che predicano la moralità pubblicamente per poi consumare i loro vizietti in privato.
    La canzone si conclude con un avvertimento: attenzione a non allentare troppo le catene del controllo perché la donna/pinguino potrebbe ribellarsi contro chi l’ha trattenuta. Sottovalutarla potrebbe portare a conseguenze gravi.
    L’orchestrazione si adatta al testo, ai tormenti di una donna legata al letto, che aspetta impazientemente di essere ‘trattata’ dal suo ‘padrone’. Questo racconto masochista non deve essere preso sul serio. Il finale suggerisce che la donna ribelle – capace di lasciarvi con un biscotto rinsecchito – rappresenta comunque un pericolo per la società.
    In fondo – vorrei aggiungere – nel gioco bondage è la schiava che guida il gioco…
    La canzone presenta tempi in chiave complessi, intricati assoli di chitarra e impressionanti improvvisazioni da parte dei membri della band. Dimostra la capacità di Zappa di fondere perfettamente elementi rock, jazz ed avanguardia, che fanno parte del suo stile distintivo. La composizione testimonia l’eccezionale musicalità di Zappa e il suo approccio innovativo alla musica.
    Dietro un repertorio di blues, funk e jazz rock, si nasconde tutta l’ambizione orchestrale che Zappa creava alla fine degli anni Sessanta.

  • Fabio Treves meets Frank Zappa: A Pound For A Brown (Milano), Big Swifty (Genova) 1988

    Fabio Treves meets Frank Zappa: A Pound For A Brown (Milano), Big Swifty (Genova) 1988

    A Pound For A Brown, Palatrussardi Milano (Italia), 2 giugno 1988
    Big Swifty, Palasport Genova (Italia), 9 giugno 1988

    Frank Zappa, Ike Willis, Mike Keneally, Robert Martin, Walt Fowler, Bruce Fowler, Paul Carman, Albert Wing, Kurt McGettrick, Ed Mann, Scott Thunes, Chad Wackerman
    Special guest: Fabio Treves – harmonica

    Fabio Treves, armonicista e cantante blues, anche noto come il ‘puma di Lambrate’, ha iniziato nel 1967 suonando nel suo primo gruppo studentesco, il Friday Blues Group. Da allora, la sua è stata una strada in salita fino a calcare il palco con personaggi straordinari (italiani e stranieri).
    L’incontro più importante per Treves fu, nel 1988, a Monaco, con Frank Zappa che, durante la tournée in Italia, lo volle sul palco di Milano e Genova.
    Quando il ‘puma di Lambrate’ ricorda il suo incontro con Zappa, ancora trema. Ricordiamo che è l’unico musicista italiano ad aver suonato con Zappa sul palco.
    Frank Zappa nei concerti voleva soltanto la sua band ma, quella volta, nel giugno del 1988, aveva in programma un concerto a Milano e… invitò Fabio a suonare con loro.

    Fabio Treves racconta il suo incontro con Frank Zappa
    “Per me, a distanza di trent’anni, l’incontro con Frank Zappa è ancora motivo di orgoglio. Non mi capacito di aver incontrato e suonato con Frank, invece è successo, grazie alla mia amicizia con Claudio Trotta, che dura ormai da 45 anni. Lui, che negli anni a seguire sarebbe diventato uno dei promoter più importanti del panorama nazionale, mi propose: “Vuoi venire con me a Monaco di Baviera a conoscere Frank? Devo incontrarlo in vista delle sue date in Italia”. Io ovviamente accettai. Quando lo vidi per la prima volta, i nostri sguardi si incrociarono e lì, come nei film, successe la magia: mi sembrava di aver incontrato un amico che avevo visto l’ultima volta due giorni prima in pizzeria. Anche lui mi guardò, e capì subito che non ero il solito fan, ma intuì che c’era molto, molto di più. Dopo lo rividi a Milano, al suo concerto, al Palatrussardi. Lo avevo seguito anche alle prove per la serata e alla conferenza stampa. Lui, senza alcun preavviso, mi chiese: “Fabio, cosa ne dici se ti chiamo sul palco a fare un pezzo?”. Io sapevo che durante i suoi show Frank – memore di una sciagurata serata al Madison Square Garden di New York in cui aveva ospitato John Lennon e Yoko Ono – era solito farsi accompagnare solo dai suoi musicisti, quindi gli risposi: “Non prenderti gioco di me”. Poi, subito dopo: “Certo che ci vengo. Sei il mio mito da trent’anni. Ma su che pezzo devo suonare?”. “Non preoccuparti, io ti darò la tonalità” mi rispose “tu suona pure quello che ti senti” E io, come mi sentivo? Avevo le gambe che mi tremavano. Di ospitate e di apparizioni importanti ne avevo già fatte tante, ma qui si stava parlando di Frank Zappa. Nella mia città. Anni dopo incontrai di nuovo Ike Willis che mi disse: “Credimi, Fabio: io e gli altri ragazzi del gruppo ci ricordiamo di te, perché in tanti anni di militanza nella band di Frank non abbiamo mai visto chiamare nessuno sul palco come ospite, a parte te”. Ripensando a quella sera, credo di non aver fatto nemmeno una figura così meschina, perché una volta sceso dal palco fu sempre Frank a chiedermi: “Sei libero settimana prossima?”. Io: “Sì, perché?”. “Perché devo suonare a Genova” rispose: “Se vieni possiamo fare un altro pezzo”. Lui, che è considerato uno dei grandi geni del Novecento, era una persona troppo bella, troppo avanti. Questa foto è stata realizzata in un famoso incontro in Comune a Milano, nel 1988. Lui aveva un sogno, e me lo raccontò: “Ho già gli sponsor e gli agganci giusti. Per i Mondiali di calcio del 1990 (la cui partita d’apertura si giocò proprio a Milano) mi piacerebbe che il Comune mi concedesse la Scala per un concerto”. “Frank, fidati: andiamo pure in municipio a chiedere, ma la Scala non te la daranno mai” replicai. “E perché mai? Io sono Frank Zappa!”. “Tu sei Frank Zappa, suoni con l’orchestra filarmonica di San Francisco, sei un mito, ma Milano è Milano e so come funziona, essendo consigliere comunale”. “Va bene, ma ti prego, organizzami un incontro col sindaco”. Così mi feci latore di questa sua richiesta e riuscii a organizzare un incontro con il sindaco e l’allora assessore alla Cultura, ma alla fine le mie previsioni si avverarono e la Scala gli fu negata. Non ci fu niente da fare. All’uscita dall’incontro nel cortile di Palazzo Marino ci aspettava un mio amico fotografo, Maki Galimberti, che non ringrazierò mai abbastanza per averci scattato la storica foto qui sopra. Questo episodio è stato citato da Zappa nella sua autobiografia ufficiale: Frank definì il sindaco un “socialista”, l’assessore alla Cultura un “comunista” e me un “anarchico”. E questo è uno dei complimenti più belli che mi siano stati mai fatti”.
    (Fabio Treves, Rockol, 27 novembre 2023)

  • Frank Zappa, Amnerika (3 versions): his thoughts on America

    Frank Zappa, Amnerika (3 versions): his thoughts on America

    Amnerika (Thing-Fish) – Amnerika (Civilization Phaze III, 1994) – Amnerika vocal version (Frank Zappa For President, 2016)

    Inizialmente, Amnerika era meno elaborata: la prima volta, è stata registrata per Thing-Fish. In seguito, con l’uso del Synclavier, ha portato l’hoquetus al suo estremo assurdo. L’hoquetus è una tecnica compositiva d’uso comune durante il periodo barocco secondo cui un fraseggio è segmentato in modo tale che due o più strumenti suonino segmenti alternati, ognuno ripartendo da dove ha finito l’altro.
    Frank Zappa ha preso l’arrangiamento classico (melodia e accompagnamento) di Amnerika e ne ha distribuito ogni nota ad uno strumento diverso. Il risultato, come si può ascoltare su Civilization Phase III, è impressionante. Abbastanza facile per un computer, ma estremamente difficile per 24 musicisti in carne e ossa, ognuno dei quali deve piazzare le proprie note isolate a intervalli in apparenza casuali facendo in modo che il tutto armonizzi ritmicamente. Essendo le esecuzioni per i concerti di The Yellow Shark ancora un po’ incerte, questo brano è stato escluso dall’album. In seguito, l’Ensemble Modern è riuscita ad eseguire regolarmente Amnerika in modo legato e impeccabile. Bastava solo avere tempo a sufficienza per esercitarsi.
    Il termine Amnerika è composto da Amnesia e America. Il testo della versione vocale ne spiega il significato: “Ciò che non può essere risolto con un favore o una tangente dovrebbe essere morto o dimenticato: non deve sopravvivere!”. Il testo cita i nativi in rivolta, i nativi americani, i terribili creativi che “ci fanno ricordare e ci causano un tale dolore!”. Gli americani si sbarazzano dei sensi di colpa con la ‘santa malattia’ che dà sollievo, la Bibbia che toglie ogni responsabilità.

    Frank Zappa, con la sua visione profondamente autentica del mondo, ha definito ‘insignificante’ la cultura americana rispetto a quella di Paesi con proprie tradizioni millenarie. Pensando all’identità culturale americana ha semplicemente detto: “Non significhiamo nulla” e “siamo così dannatamente stupidi”.
    Nel 1976, in occasione del bicentenario della Dichiarazione di Indipendenza (200 Years Old), Frank ha considerato che, in 200 anni, l’America ha raggiunto un bel risultato in termini di corruzione.
    “Considera ciò che è stato realizzato: abbiamo rubato agli indiani, abbiamo soggiogato razza dopo razza nel nome di Dio senza contare l’immortale simbolo del dollaro, l’industria del controllo della personalità, chiesa, giornali e Tv. Un meccanismo progettato per guidare i pensieri e le azioni di un gran numero di persone, equamente divise tra produzione e consumo”.
    Zappa ha anche dichiarato che “un Paese che non sostiene la propria cultura, non investe in essa e non la mantiene attiva, forse non dovrebbe esistere”.

    “L’America non ha cultura. La società americana in tutta la sua magnificenza meccanizzata fa tutto il possibile per uccidere i sognatori”.
    I sognatori sono pericolosi, causano confusione, fermento, a volte felicità. Osano fare il Grande Sogno Americano abbinando l’ingegno con il sistema. Sfidano la Suprema Autorità, la sua Mediocrità Universale… tutto perché sono sognatori.
    Zappa continua a sognare: “Continuerò a comporre e a lavorare al film, poi passerò ad altro”.
    (The Sun Magazine, 3 maggio 1970)

    “Non c’è mai stata una cultura negli Stati Uniti, quindi non può esserci controcultura. Non sono controculturale, a me interessa la cultura che il mio Paese non ha”. (Popular 1, aprile 1979)

    “Non puoi amare l’America, non puoi conoscerla, non puoi parlare di lei, non puoi esaltarla o giudicarla male perché non la vivi. Tu non sai cosa sono un paio di jeans anche se li porti, non sai cosa è la televisione e nemmeno cos’è un hamburger”.
    “Sono completamente devoto al mio ideale estetico. Il concetto americano di gioventù presume che tutti i ribelli tornino prima o poi all’ovile, rientrino nel gregge. Ma noi, non ci possono ignorare. Anche se le idee che stanno dietro alla nostra musica non piacciono, la si deve ascoltare perché è dappertutto”.
    (Frank Zappa, Popster, aprile 1978)

    “Finché uno non percepisce il proprio ambiente, non se ne preoccupa, e non fa niente per cambiarlo; questo è qualcosa che va fatto prima che l’America saccheggi il mondo e poi ci cachi sopra”.
    (Frank Zappa, intervista radiofonica alla BBC)

    “Qui non esiste un ministero della Cultura. Sai perché? Non c’è cultura. Ci sono due parole, in particolare, che qui non si possono usare da nessuna parte: cultura e intellettuale. Se parli di sostegno alla cosiddetta cultura, la destra è subito alle tue spalle”.
    (“Talking with Frank” by Fabio Massari, Los Angeles/Sao Paulo, 1991)

    “Molto di ciò che facciamo è progettato per infastidire le persone, al punto da mettere in discussione la società in cui vivono. Deve succedere qualcosa prima che l’America faccia ammalare il mondo intero”.
    (Frank Zappa)

  • Frank Zappa, Take Your Clothes Off When You Dance (6 versions): review, meaning

    Frank Zappa, Take Your Clothes Off When You Dance (6 versions): review, meaning

    original 1961 PAL Studios version pre-Mothers
    Joe’s Menage version
    1968 album We’re Only in It for the Money
    Lumpy Gravy version (instrumental)
    The Lost Episodes version (1996)
    Joe’s Camouflage version (reggae)

    “Take Your Clothes Off When You Dance” di Frank Zappa affronta i temi della libertà e del rifiuto delle norme sociali. Il brano originale è stato registrato tra luglio e settembre 1967 ed è incluso nell’album We’re Only In It for the Money uscito il 3 marzo 1968.
    E’ un grido d’esortazione che invita ad abbracciare il vero Io sbarazzandosi delle aspettative della società per esprimersi liberamente.
    Zappa immagina un mondo utopico in cui tutti i mali che affliggono la società possono essere superati attraverso l’azione collettiva. La ripetizione della frase “chi se ne frega” è un potente espediente retorico per sfidare le norme. Zappa sottolinea che qualità superficiali come la lunghezza, il colore o il peso dei capelli non dovrebbero determinare il valore di un individuo o condizionare il modo in cui viene percepito. Affermando che “i capelli non sono il punto di forza”, Zappa suggerisce che l’aspetto fisico di una persona non dovrebbe definire il suo valore o limitare il suo potenziale di auto-espressione.
    Zappa continua a sfidare gli standard sociali con la frase “Verrà un tempo in cui non ti vergognerai nemmeno di essere grasso!”. Questa frase affronta direttamente il body shaming e promuove la body positivity, abbracciando l’idea che le persone dovrebbero sentirsi a loro agio nella propria pelle, indipendentemente dalle loro caratteristiche fisiche. L’uso ripetitivo di “la la la” e “wah wah-wah wah” nel ritornello della canzone crea un’atmosfera giocosa e spensierata. Questi suoni no-sense riflettono la libertà e la gioia che Zappa vuole trasmettere, suggerendo che l’atto di cantare e ballare può trascendere il linguaggio ed essere un’espressione universale di felicità e liberazione.
    “Arriverà un momento in cui le persone potranno persino togliersi i vestiti quando ballano”. Al di là della sua interpretazione letterale, questo verso rappresenta il massimo disprezzo per le norme e le aspettative della società.
    Nel complesso, “Take Your Clothes Off When You Dance” è un inno potente che incoraggia gli individui a liberarsi dalle costrizioni sociali, ad abbracciare il proprio Io autentico celebrando la propria individualità. Promuove la visione di un futuro in cui accettazione, amore ed espressione di sé saranno valorizzati sopra ogni altra cosa. Attraverso le sue melodie orecchiabili e i testi che fanno riflettere, la canzone serve a ricordare che la vera libertà viene da ‘dentro’: può essere raggiunta rifiutando il conformismo e abbracciando l’autenticità personale.
    (Songtell)

    La prima versione di “Take Your Clothes Off When You Dance” fu originariamente registrata come strumentale nel 1961 al Pal Recording Studio. In seguito, la prima versione ufficialmente disponibile fu registrata e pubblicata dai Mothers of Invention nel loro album del 1968 We’re Only in It for the Money.

    Il primo esempio di testo scritto per la melodia compare su un demo tape del 1965 dei Mothers Of Invention: la canzone è registrata come “I’m So Happy I Could Cry”. Questa versione è stata pubblicata nell’album postumo di Frank Zappa Joe’s Corsage contenente anche una sezione bridge non inclusa in nessun’altra versione della canzone, ad eccezione della versione strumentale che appare alla fine dell’LP “Lupy Gravy”. La melodia (senza testo) venne chiamata con il titolo provvisorio “Never On Sunday”.
    Due anni dopo, nel 1967, Zappa scrisse un testo completamente nuovo per la melodia e fu registrata nuovamente dai Mothers Of Invention (in un arrangiamento più abbreviato, con la sezione del bridge eliminato) come “Take Your Clothes Off When You Dance” per l’album We’re Only in It for the Money.
    La canzone fu di nuovo registrata da Frank Zappa per il suo album Lumpy Gravy con il titolo abbreviato “Take Your Clothes Off”, stavolta nella sua forma strumentale più comune. Gran parte delle esibizioni dal vivo della canzone sono jam strumentali.
    La musica in sé è spensierata ma conforme allo stile della maggior parte del materiale di Zappa dello stesso periodo. È musicalmente sofisticata e alquanto complessa, ma basata su una progressione di accordi molto semplice.
    La canzone appare in 7 album: We’re Only in It for the Money, Lumpy Gravy, The Lost Episodes, FZ: OZ, You Can’t Do That on Stage Anymore vol. 6, Joe’s Corsage, Joe’s Menage.
    La composizione è stata interpretata dal gruppo rock progressive olandese Gruppo Sportivo come parte della canzone “Superman” tratta dall’album “10 Mistakes” (1978).
    (estratto da Wikipedia)