Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Tag: Frank Zappa

  • John Smothers: la guardia del corpo di Frank Zappa

    John Smothers guardia del corpo di Frank Zappa

    John Smothers aveva tutte le caratteristiche tipiche della più tipica guardia del corpo: quasi due metri d’altezza, fisico a tre ante, preferibilmente ricoperto da un kimono mimetico.

    John era la guardia del corpo di Frank Zappa. Nato a Baltimora, come Frank, quando parlava in pubblico di argomenti che dovevano restare segreti, usava un particolarissimo slang proveniente da quella zona del Maryland: nessuno avrebbe capito.

    Ma non era questa l’unica lingua anomala parlata o scritta da Frank. In effetti, una delle caratteristiche principali dell’intera opera zappiana è forse quella che risulta meno appariscente a chi non si sia profondamente introdotto nella logica illogicità del Grande Progetto-Oggetto: così come Frank Zappa è riuscito a stravolgere la banale comune sequenza del pentagramma rock introducendovi tempi, interventi e colorazioni così personali da non risultare presenti altrove, nello stesso momento ha scelto di manipolare il linguaggio e i contenuti dei suoi testi a tal punto da creare una propria, talvolta difficilmente interpretabile, lingua.

    Se l’ironia e la dissacrazione sono le reali chiavi di lettura dell’opera omnia compositiva, il sarcasmo e la corrosività dei contenuti sono le originali, uniche, caratteristiche dei suoi testi. Il linguaggio zappiano sboccato e sfrontato, ironicissimo e irriguardoso è un meraviglioso esempio di come si possono creare gustosissimi neologismi mescolando slang nero a dialetti italiani, raffinati francesismi alle peggiori trivialità anglosassoni. Il tutto non solo senza divenire minimamente volgare o dozzinale, ma risultando addirittura l’unico complemento metrico alla scansione musicale zappiana.

    Nel mondo di Frank Zappa la fantasia diventa realtà e i figli si chiamano Moon Unit, Dweezil, Ahmet e Diva, e l’unico nome plausibile per uno studio di registrazione sotterraneo è “La cucina per la ricerca dell’utilità della brioche” (The Utility Muffin Research Kitchen).

    (Giancarlo Trombetti, Sonora n. 4 – 1994)

  • FZ: “il mio raga preferito, il ‘serialismo’ della musica indiana…

    “Il mio raga preferito è Raga Jog: mi ha sempre ricordato un assolo di chitarra alla Eric Clapton…”.
    (Frank Zappa)

    “La mia musica preferita, dopo quella bulgara, è la musica tradizionale indiana. E’ una forma molto interessante di serialismo, anzi uno dei primi esempi in assoluto di musica seriale, ed è sicuramente più piacevole da ascoltare della musica seriale contemporanea: ci sono regole precise per determinare, in un dato raga, quali gruppi di note possono essere usati in senso ascendente e quali in senso discendente, nonché i limiti entro cui quelle stesse note possono essere variate nell’improvvisazione, e in un certo senso tutto questo è molto seriale.

    Credo che ci sia una certa affinità con il mio modo di lavorare, perché anch’io ho a che fare con materiali tonali e con cose che talvolta all’ascolto possono non sembrare tonali perché implicano combinazioni di intervalli estranee ad ogni armatura di chiave tradizionale; tutto questo materiale, poi, viene manipolato attraverso strategie seriali che assomigliano più ai processi di sviluppo della musica indiana che non al serialismo matematico europeo e occidentale, quello che si studia sui testi universitari”.

    Il raga come congegno di proliferazione seriale, dunque: l’interesse squisitamente etno-musicologico si stempera nell’attenzione ai modelli compositivi.

    (Frank Zappa, tratto da un articolo di Riccardo Giagni, Sonora n. 4 – 1994)

  • FZ: “il metodo che uso per costruire una melodia…

    “Il metodo che uso per costruire una melodia è molto simile a quello che sta alla base delle decisioni che si devono prendere quando si improvvisa un assolo di chitarra in un blues. Quando si suona un blues (che è una musica molto diatonica), alcune note vengono suonate su un dato accordo: ciascuna di esse racconta una storia e configura un’atmosfera particolare. A seconda della traiettoria della melodia, l’accordo della progressione cui deve ancorarsi la nota della melodia ti fornisce una serie di scelte possibili. Sono scelte logiche che determinano il modo in cui la melodia suonerà e ciò che dirà. Così, se sto scrivendo una musica per orchestra e devo determinare l’altezza di una melodia, lo farò seguendo dei criteri che tengono conto della quantità sensibile di tensione tra ciò che l’accordo rappresenta, in termini di clima armonico, e la quantità di irritazione che la nota della melodia provocherà sull’accordo, in quello stesso clima armonico.

    In altre parole: quella nota cadrà dentro quell’accordo e riposerà in esso, rinforzandolo a sua volta? Oppure contribuirà a creare una tensione che la costringerà a muovere il passo successivo in un’altra direzione?

    Alcune persone amano mangiare in bianco, altre invece preferiscono un cibo pieno di peperoncino piccante. Io cerco di ottenere la maggior quantità possibile di irritazione per secondo all’interno di una linea melodica: è come aggiungere un bel po’ di aglio. Ecco perché alcune persone trovano difficile digerire le mie cose, mentre ad altre piacciono. Qualcosa di simile accade in una certa parte del repertorio di Stravinsky, il modo in cui alcuni suoi piccoli temi pentatonici sono accompagnati da accordi complessi che cambiano il carattere pentatonico della melodia e la fanno diventare qualcosa di diverso, e poi quelle piccole frasi melodiche ripetute, riorchestrate e ricomposte in un quadro musicalmente molto colorato. Edgar Varèse è ancora più economico, perché a questo fine usa solamente note ripetute ed è il numero delle ripetizioni a determinare un certo tipo di tensione: i suoi stessi accordi sono molto tesi”.

    (Frank Zappa. Riccardo Giagni, Sonora 1994)

  • FZ: un disco rappresentativo per ogni decennio

    Un disco di Frank Zappa per ogni decennio della sua carriera

    Potresti scegliere uno dei tuoi dischi per ogni decennio? Qualcosa che riassume il tuo lavoro in ciascuno di questi periodi?

    Freak Out! è stato un grande album degli anni Sessanta e rimane attuale. L’idea era quella di mostrare una visione diversa della cultura americana. Se lo ascolti oggi, vedi che non è cambiato molto. Quello degli anni Settanta è stato un buon decennio per me, ho fatto dei bei dischi come Joe’s Garage. Per gli anni Ottanta, non ho dubbi: Thing Fish è il più strano della mia carriera”.

    Ha qualche importanza per te il fatto che tu non sia stato quasi mai menzionato nelle liste dei migliori chitarristi?

    “Perché avrei dovuto essere in lista? Non credo di aver contribuito a niente, almeno non al rock. L’importante nel rock è quanto sei veloce. Non mi piacciono le competizioni, non ho né l’età né l’energia per preoccuparmi di questo genere di cose. Sono ben consapevole dei miei limiti…”.

    (“Talking with Frank” by Fabio Massari, Los Angeles/Sao Paulo, 1991)

  • FZ: “qui non esiste un ministero della Cultura perché non c’è cultura…

    Frank Zappa sulla mancanza di cultura negli USA

    Abbiamo sentito parlare più di una volta della tua candidatura alla presidenza negli Stati Uniti. Ma, supponendo che tu fossi eletto, saresti stato coinvolto in questioni estranee all’esperienza di un artista. Il problema della droga per esempio…

    “Hai due possibilità: o tieni la bocca chiusa e ti accontenti di un’amministrazione corrotta, oppure fai tutto quello che puoi. Certe cose devono cambiare, certe mentalità stupide devono sparire. Per quanto riguarda la droga, penso che dovrebbe essere messa sotto controllo. In alcuni Stati – Kansas, per esempio – l’alcol può essere acquistato solo nei punti vendita controllati dal governo. L’unico modo per porre fine ai profitti realizzati dai baroni della droga è abbassare il prezzo, rendendo la sua circolazione vigilata dallo Stato.

    È sempre il consumatore che viene punito, noi abbiamo le carceri più affollate tra i paesi industrializzati. Ora, il problema è che questi baroni corrompono il governo che, di conseguenza, rinuncia a fare qualsiasi sforzo per cambiare le leggi. È uno sporco affare, lo so, ed è per questo che mi preoccupa”.

    Non sarebbe più facile, più opportuno, se ti occupassi di qualcosa che ha a che fare con la cultura?

    “Qui non esiste un ministero della Cultura. Sai perché? Non c’è cultura. Ci sono due parole che qui non si possono usare. A dire il vero ce ne sono sette vietate in radio: merda, piscio, cazzo, ecc., ma due di queste parole non puoi usarle da nessuna parte: cultura e intellettuale. Se parli di sostegno alla cosiddetta cultura, la destra è subito alle tue spalle. Qui, invece, un intellettuale è un brutto pelato sessuofobo: posso dire di essere un intellettuale, ma il modello base che gli USA richiedono è quello del povero bastardo, è così, altrimenti la vera America è quella del ciccione che tracanna birra”.

    (“Talking with Frank” by Fabio Massari, Los Angeles/Sao Paulo, 1991)

  • FZ: “non sono un chitarrista: sono uno scultore”

    Frank Zappa lo scultore del suono
    Foto di Clayton Call

    Concerto di Frank Zappa a Leeds (Inghilterra)

    Lo stadio è al completo. Una folla si accalca aspettando con ansia che Zappa entri.

    Tutto trema quando Zappa appare illuminato sul palco brandendo una chitarra semi bruciata (che apparteneva a Hendrix) e fa eco al primo accordo.

    Emily mi racconta che una volta, durante un’intervista a Zappa, le sussurrò di collegare la sua chitarra a un piccolo Pig Nose (dispositivo alimentato a batteria) e di metterci davanti un microfono vocale amplificato per i grandi stadi.

    L’altra invenzione di Zappa è l’adattamento di un pickup all’estremità del braccio della chitarra (vicino agli accordatori) che registra una specie di corda acustica con un piccolo ritardo rispetto all’elettrico.

    Al termine del concerto Emily ha la brillante idea di tentare di entrare nel camerino.

    Entrammo. I musicisti stavano parlando con un gruppo di francesi e in un lampo vidi Zappa da solo in fondo alla sala, che beveva grandi sorsi di vino Chianti dalla bottiglia.

    Uno dei francesi si avvicina a noi con esultanza e dice: “Frank, sei il più grande chitarrista vivente!”.

    Zappa risponde: “Non sono un chitarrista: sono uno scultore”.

    I francesi iniziano a ridere prendendo l’insolita risposta come una sciocchezza. Ma ho notato un preciso rigore scientifico in quelle parole e ho sentito per un attimo che Zappa non stava ridendo, mi stava fissando mentre discutevo.

    “Non sono un chitarrista – proclamò il grande maestro – sono uno scultore che scolpisce grandi masse d’aria che escono dagli altoparlanti!”.

    (rivista brasiliana Animal, giugno 1991)

  • Dweezil Zappa: Grammy Award per la performance di Peaches en Regalia

    Dweezil Zappa Grammy Award Peaches en Regalia

    Certi brani musicali hanno bisogno di testi?

    Nel 1988, Frank Zappa vinse un Grammy Award per il suo album strumentale “Jazz From Hell”.

    Nel 2009, 21 anni dopo, suo figlio Dweezil, leader della band Zappa Plays Zappa, vinse un Grammy Award per la migliore performance rock strumentale di “Peaches en Regalia” di Frank Zappa.

    E’ difficile dire perché le canzoni strumentali avevano maggiore importanza prima degli anni ‘80 rispetto ad oggi.

  • PMRC: John Denver e Dee Snider a fianco di Frank Zappa

    Frank Zappa Dee Snider John Denver PMRC

    Il cantautore e musicista folk rock John Denver, scomparso 25 anni fa, nel 1985 aveva testimoniato al fianco di Frank Zappa all’udienza del congresso sugli sforzi di censura del “Parents Music Resource Center” (PMRC) di Tipper Gore, che era una crociata contro sesso, violenza, droga e occultismo associati al pop e al rock.

    Denver ha pronunciato un leggendario discorso a favore dell’arte e della libertà di parola.

    Ecco il video

    Dee Snider dei Twisted Sister è stato il terzo testimone in questa udienza insieme a Zappa e Denver.

    Ecco la sua testimonianza

  • BABY ZAPPA anni ’40 – ’50 con la sua famiglia

    Frank Zappa bambino

    Frank Zappa, nato il 21 dicembre 1940 a Baltimora (Maryland) da Rosemarie Collimore e Francis Vincent Zappa, era il maggiore di 4 figli.

    Negli anni ’40, il padre di Zappa lavorava presso l’impianto di guerra chimica Edgewood Arsenal dell’Aberdeen Proving Ground (Maryland). La loro casa era vicina all’arsenale, che immagazzinava gas mostarda, quindi tenevano in casa le maschere antigas in caso di incidente. Tutto questo ebbe un profondo effetto su Frank che fece numerosi riferimenti a germi, guerra batteriologica e industria della difesa in tutta la sua opera e nelle interviste.

    Da bambino, era spesso malato: soffriva di asma, mal d’orecchi e problemi ai seni nasali. Un medico curò la sua sinusite inserendo una pallina di radio in ciascuna delle sue narici. A quei tempi, si sapeva poco sui potenziali pericoli anche di piccole quantità di radiazioni terapeutiche. Seppure nessuno studio abbia fornito prove ufficiali, è stato affermato che il trattamento nasale con radio ha connessioni causali con il cancro.

    Zappa era convinto che le sue malattie infantili fossero collegate all’esposizione al gas mostarda rilasciato dall’impianto di Edgewood Arsenal.

    Negli anni in cui visse a Baltimora, la salute di Frank Zappa peggiorò. Nel 1952, la famiglia si trasferì a Monterey (California), dove suo padre insegnava metallurgia alla Naval Postgraduate School. In seguito, si trasferirono a Claremont, poi a El Cajon e a San Diego.

    Le foto d’infanzia di Frank pubblicate di seguito risalgono al periodo compreso tra gli anni ’40 e i primi anni ’50.

    Fonte: Yesterday Today.net

  • FZ: “un diploma è un pezzo di carta… violenza in sostituzione del sesso…

    Frank Zappa sul valore di un diploma

    “Un diploma è un pezzo di carta che dice che sei abbastanza stupido da lavorare per un’azienda. Il motivo per cui non puoi trovare lavoro senza un diploma di scuola superiore è perché pensano che se sei scappato da scuola significa che potresti non essere così stupido da accettare tutte le stronzate aziendali che ti scaricheranno addosso. Vogliono che tu faccia funzionare una macchina per un numero X di ore al giorno senza preoccuparti di cosa stai facendo. Sai? Potresti lavorare su un’arma terribile e mostruosa. “Non pensarci. Fai solo funzionare la macchina”.

    Già e i libri di testo scolastici sono progettati per tenerti ignorante, impedirti di farti un’idea di come funziona davvero la società in cui vivi. Ma che dire della violenza sui media e del desiderio maniacale di violenza del ricco contadino americano? Li vedi nella Valley o in qualunque sobborgo, incollati al televisore… li vedi in autostrada, i volti contorti e gonfi di odio e violenza.

    “Sì, in sostituzione del sesso. “Se non possiamo scopare, uccideremo”.

    (LA Star, 119-1969)