Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Tag: Frank Zappa

  • FZ: il concetto di melodia

    La melodia secondo Frank Zappa

    “Il concetto di melodico è basato su una melodia armonicamente ritmica. Bisogna considerare, però, che la melodia può essere usata in altre circostanze. Il concetto di melodia dovrebbe comprendere più di una semplice serie di note suonate contro un accordo o qualcosa che puoi canticchiare dopo averlo ascoltato. La melodia, in senso più ampio e astratto, può essere qualsiasi sequenza di eventi che scorrono insieme come una curva melodica. Se voglio mettere insieme tre colpi sul coperchio di un bidone della spazzatura e, a seguire, una sirena, qualcuno che prende un cartone pieno di bottiglie di Coca Cola e lo lascia cadere sul pavimento, questa è una melodia purché tutto sia ​​pianificato in anticipo e segua una curva melodica. Ha soltanto a che fare con materiale sonoro diverso.

    Le scuole non lo insegnano ai bambini perché non sono pronti a comprendere le cose a quel livello. La melodia che collega suoni dissimili si trasforma in sinfonica ma in un modo poco familiare per gran parte delle persone.

    Sarebbe molto utile per tutti coloro che ascoltano musica estendere l’immaginazione e aprire un po’ le orecchie.

    Il compito di un compositore è fare ciò che pensa sia musica. Sfortunatamente, oggi è difficile convincere tante persone che ciò che scrivi è musica. Tutti sono così presi dall’educazione musicale. La scuola ti insegnerà che una sinfonia è composta da un gruppo di violini e loro si siedono e lo fanno in quel modo: se suona come Mozart è una sinfonia. Questa è una visione molto ristretta: dal periodo classico sono successe tante di quelle cose che la musica è diventata davvero seria. Le persone prendono spunto da idee musicali e cercano di espanderle, di dire davvero qualcosa attraverso ciò che stanno facendo. Hanno davvero fatto molta strada dall’era classica, ma nelle scuole non viene insegnato nulla a riguardo.

    I ragazzi che hanno studiato educazione musicale non hanno familiarità con i nomi dei compositori dal 1890 in poi. Possono ritenersi fortunati se hanno seguito un corso di apprezzamento di musica come quella di Bartok o Stravinsky, eppure anche in quel caso gli insegnanti diranno: “Questa è musica moderna”.

    (Frank Zappa)

  • FZ: quando l’industria del disco era in mano a sessantenni col sigaro…

    Frank Zappa sull'industria discografica

    La migliore epoca per la musica rock corrisponde al periodo tra fine anni ’60 e inizi anni ‘70. Il perché l’ha spiegato molto bene Frank Zappa: in quel periodo, l’industria del disco era in mano a sessantenni col sigaro che scommettevano sugli artisti emergenti più o meno come avrebbero fatto su un cavallo vincente. Quando l’artista vendeva milioni di copie, continuavano a produrli senza ingerenze sulle scelte artistiche. Successivamente, le tecniche di marketing operate dai cosiddetti esperti di gusti musicali avrebbero introdotto pesanti interferenze sulle scelte degli artisti e del loro sound, causando un progressivo appiattimento della produzione artistica. La tecnica di produrre solo musica di successo puntando su una pianificazione dei profitti ha ucciso la sperimentazione in quanto il nuovo presentava maggiori rischi d’impresa.

    (Discoscene, agosto 1968)

  • Zappa regalò i suoi stivali a Battiato in occasione della Woodstock italiana

    Franco Battiato
    Big Gig la Woodstock italiana
    Frank Zappa

    Nell’agosto del 1973, si celebrò la Woodstock italiana, il primo festival rock d’avanguardia. I giorni 11, 12 e 13 agosto il disc jockey Ben Jorillo, riuscì nell’impresa di portare al parco di Villa Borghese a Nettuno in provincia di Roma il meglio del pop e del rock anni Settanta.
    Tra le presenze sul palco di Villa Borghese, ricordiamo gli Osanna, i Jumbo, Franco BattiatoClaudio Rocchi, Ivano Fossati, Alan Sorrenti, Edoardo Bennato, le Orme e Frank Zappa. In quell’occasione, Zappa regalò i suoi stivali a Battiato.
    Quindicimila presenze, tanti hippies con le loro tende ed i loro fuochi come tante stelle nel buio della notte, illuminarono Nettuno nel segno dell’amore e della tranquillità.
    La locandina è tratta dalla rivista settimanale Super Sound del giorno lunedì 6 agosto 1973. 

  • Zappa ha distrutto i contenuti del pop americano

    Frank Zappa e il pop americano

    Con la sua ‘linguaccia’, l’ironia, il sarcasmo, a volte la crudezza, Zappa ha distrutto i contenuti del pop americano, infierendo con le sue storie spogliate di romanticismo e rivestite di paradossale. Ma così è la vita e lui ne ha cercato tutti gli aspetti più colorati da descrivere. Quando canta, parla o recita adopera il linguaggio degli slums.

    “Ti ho mai detto dell’uomo che aveva insegnato a parlare al suo sedere? Tutto l’addome si muoveva su e giù scorreggiando parole”. Pochi hanno letto con più pertinenza questo passo dal Pasto Nudo di Burroughs. Lui si è mosso proprio secondo la stessa poetica. Negli anni, i suoi contenuti musicali si sono evoluti spaventosamente, ma le note linguistiche sono rimaste le medesime: sferzate maligne e piccole malignità salottiere, nessuna evoluzione perché gli assurdi dell’esistenza da secoli sono sempre gli stessi.

    (Rockstar, gennaio 1981)

  • FZ ha influenzato e guidato la musica pop in tutto il mondo

    Frank Zappa e la musica pop

    Frank Zappa ha fatto molto per influenzare e guidare la musica pop in tutto il mondo. Oltre a introdurre un senso di anarchia musicale molto prima che diventasse popolare (e ora viene copiato da altre band), Zappa è stato anche tra i primi a produrre un album rock come se fosse un unico brano musicale. (“Freak Out” non era “Sgt. Pepper”, ma è stato sicuramente un’ispirazione per i Beatles, tra gli altri.)

    Utilizzando quelli che lui chiama “ausili visivi” e creando un vasto complesso di stile musicale e tecnica, Zappa ha una chiara idea di dove si trovi la musica pop, per quanto pretenziosa possa suonare questa valutazione. Ha anche nozioni su dove si trova la nostra società malata; i suoi testi satirici non hanno eguali.

    Si dice che Frank abbia una delle migliori raccolte di dischi R&B al mondo: alcune risalgono alla fine degli anni ’40.

    (Jerry Hopkins, Rolling Stone luglio 1968)

  • Frank Zappa: un comico molto serio…

    Frank Zappa un comico molto serio

    Come tutti i grandi comici, Frank Zappa è un uomo molto serio. Con il suo fascino scivoloso sembra un incrocio tra Charlie Chaplin e Marcello Mastroianni. È un riformatore sociale e musicale di prim’ordine. La sua principale perplessità riguarda il fatto che, in questa tarda progressione di civiltà, ci sia ancora bisogno di riforme di base.

    (The Fifth Estate, 4 giugno 1968)

  • Matt Groening: l’imperiale di FZ, una delle grandi icone del XX secolo

    Matt Groening sui baffi di Frank Zappa

    “La cultura americana ha un sacco di baffi fantastici nella sua storia. Mark Twain aveva baffi fantastici, Charlie Chaplin, Ben Turpin… ma Zappa ha i migliori baffi della storia americana. Ha i baffi e quella piccola cosa sul mento, credo si chiami ‘imperiale’, la cosa più bella. È una delle grandi icone del ventesimo secolo.”

    (Matt Groening, omaggio a Zappa della BBC Television)

  • Perché Frank Zappa mi ricorda Charlie Chaplin

    Frank Zappa e Charlie Chaplin

    Con il suo look a Londra, Frank Zappa mi ricorda molto Charlie Chaplin, all’anagrafe Sir Charles Spencer Chaplin, attore, comico, regista, sceneggiatore, compositore e produttore cinematografico britannico, autore di oltre 90 film.

    La rivolta umanistica, comica e beffarda, contro le ingiustizie della società capitalistica moderna fece della maschera di Charlot il ‘vagabondo’ l’emblema dell’alienazione umana (in particolare delle classi sociali più emarginate) nell’era del progresso economico e industriale. Underground, pure lui, a modo suo…

    A causa delle sue idee politiche di forte stampo progressista, fu oggetto di adulazione e di critiche serrate. Fu contrastato da gran parte della stampa. Nel 1952, una notifica del procuratore generale degli Stati Uniti annullò il permesso di rientro negli USA di Chaplin, che visse il resto della sua vita in Svizzera.

    Con Il grande dittatore (1940) sfidò coraggiosamente il più potente dittatore dell’epoca, Adolf Hitler.

    Chaplin non era comunista né socialista, era un progressista e pacifista che ha messo in luce le contraddizioni della società statunitense. Benché vivesse negli Stati Uniti non ha mai chiesto la cittadinanza statunitense.

  • FZ: “non facciamo le stesse cose dei The Fugs…

    Frank Zappa e The Fugs

    Per la musica che fai, ti viene impedito di lavorare nei club o nei concerti?

    “In effetti, molti lavori vengono rifiutati”.

    Succede principalmente a New York?

    “No, riceviamo offerte un po’ ovunque, in gran parte sulla costa orientale. La costa occidentale, ad eccezione di San Francisco, è piuttosto morta. La Polizia ha chiuso quasi tutti i locali in cui si potrebbe lavorare”.

    Pensavo che la musica della West Coast fosse molto più libera, sciolta e diversificata rispetto alla East Coast.

    “Sono sicuro che la musica stessa sia più libera, più sciolta e più diversificata, ma dove la suonerai? Non c’è posto dove lavorare a Los Angeles, a meno che tu non voglia suonare in un bar scadente che non pagherà molto”.

    Quando ti esibisci, sembri improvvisare. Stai effettivamente ripetendo qualcosa che hai provato? Si tratta solo di temi provati, ci sono spartiti nella tua musica?

    “Sì, ci sono spartiti e alcune parti della musica sono fissate molto saldamente. Alcuni dei presunti ‘eventi sonori spontanei’, come i rumori coordinati, partono al mio segnale sul palco per mezzo di gesti con le dita come i numeri 1, 2, 3, 4, 5, ecc. I componenti della mia band sono addestrati in modo tale che, non appena vedono i segnali su un dato ritmo, suonino questi rumori che abbiamo provato e che possono essere assemblati in qualsiasi ordine. Tra i vari rumori, c’è libera improvvisazione”.

    Quando ti ho visto esibirti ho pensato al lato umoristico. E’ un’intenzione o un sottoprodotto?

    “Le esibizioni cambiano molto da spettacolo a spettacolo. In alcuni spettacoli non c’è umorismo: a volte ci limitiamo a suonare, altre volte scherziamo”.

    Pare tu stia facendo cose oscene e censurabili sul palco quando ti esibisci…

    “Non so da dove provenga la nostra reputazione di essere osceni. Penso derivi dal lavoro di un editorialista di New York con cui ho parlato un anno fa, che ha commesso l’errore di paragonarci ai The Fugs , dopo aver ascoltato alcuni dei nostri nastri mentre stavamo registrando il primo album”.

    Non è un paragone che apprezzi?

    “Beh, sai, non facciamo le stesse cose dei The Fugs: se fossimo in competizione con loro non credo che apprezzerebbero. Fin dall’inizio, il problema principale con il gruppo è stato cercare di insegnare ai ragazzi qualcosa di nuovo e originale: all’epoca non erano tecnicamente in grado di farlo. Ho cambiato musicisti circa cinquanta milioni di volte. Alla fine, il gruppo si è formato in una sorta di strana sottocultura della società, ognuno con il loro mito, la loro lingua, il loro folklore”.

    Sei stato influenzato da altri artisti?

    “Più che da altri artisti, sono influenzato dalla società”.

    Sei il compositore principale del gruppo?

    “Sì. Ci sono altri compositori nel gruppo, ma io scrivo tutta la musica che si suona. Le canzoni di altri artisti le eseguiamo in forma di satira, in genere”.

    Anche in TV vieni censurato solo per il tuo aspetto?

    “Ho la sensazione che veniamo censurati, per un motivo o per l’altro. Ricordo quando a Captain Beefheart fu offerto uno spettacolo in Tv. I ragazzi del gruppo sono stati avvisati che, se avessero voluto fare questo programma in Tv, avrebbero fatto meglio a tagliarsi i capelli”.

    L’establishment può imporre le sue richieste agli artisti e deve essere piuttosto difficile contrastarlo.

    “Possono imporre le loro richieste ad alcune persone. Non ci hanno provato molto con noi… Mi sono già state fatte delle offerte per realizzare la colonna sonora di film ma non mi interessa fare quel tipo di lavoro per altre persone. Ora stiamo lavorando al nostro film. Scrivere la colonna sonora di un film è impegnativo, devi dedicarci tempo ed energia e non mi diverto molto a fare quel tipo di lavoro per altre persone”.

    (da un’intervista a Frank Zappa di Anna Maria Stramese, Underground Digest, marzo 1968)

  • Zappa vive in un seminterrato…

    Frank Zappa in un seminterrato

    Zappa vive in un appartamento seminterrato situato lungo una strada alberata nel Greenwich Village.

    Sulle pareti ci sono oggetti attaccati, parole e immagini sorprendenti, macchie di colori brillanti.

    In un angolo, una bambola a grandezza naturale che per mezzo secondo ho preso per una persona reale: è seduta su una sedia da cucina. Qualcuno ha infilato una baionetta nella pancia e aveva dipinto la ferita con vernice rossa. Sopra la testa della bambola c’era un enorme poster che ordinava all’osservatore di fare qualcosa di pornografico per la guerra…

    (gennaio 1968)