Ognuno di questi 10 fotogrammi rappresenta un particolare anno della carriera di Frank Zappa. Immortala il suo marchio distintivo in termini di linguaggio del corpo.
Ecco cosa significano i dieci segnali della mano;
1. Saluto italiano
2. Suonare in 7/8
3. Smettere di suonare e muoversi sul palco
4. Grattarsi la testa e guardare ad un lato quando si osserva questa foto
5. Suonare in 5/8 o 5/16
6. Produrre rumori predefiniti. Toccando i capelli ad entrambi i lati, suonare l’intera sequenza. Toccando la parte destra, suonare la prima sequenza. Toccando la parte sinistra, suonare la seconda sequenza. La sequenza è costituita da 12 bars divertenti chiamate “the works”
7. La posizione di Claude Nobbs quando cerca di scoprire qualcosa
8. Smettere di suonare e poggiarsi al più vicino microfono per dire ‘molto interessante’ facendo uno spelling perché è così che fa Bruce Fowler
9. Fare un breve grugnito basso come un punto esclamativo durante un assolo
10. Questo è un gesto oscuro. Frank l’ha usato in uno o due concerti. Ficcare un dito nell’orecchio destro durante un assolo significa essere pronti. Frank dà loro il downbeat per poi riprogrammare o le parole o l’azione fisica.
“Non è che non li rispetto; li tratto come loro trattano me. La professione giornalistica è un pezzo di fantasia altamente sopravvalutato. Quello che rispetto è il fatto che tutti hanno diritto a guadagnarsi da vivere. Il motivo per cui sei qui è perché questo è il tuo lavoro e il motivo per cui sono qui è perché questo è il mio lavoro. A parte questo, il processo di essere intervistati è altamente innaturale. Probabilmente è più naturale fare sesso con un riccio di mare che essere intervistati perché le persone di solito non si parlano in questo modo. Ti travesti da intervistatore e io mi vesto come un ragazzo seduto in casa a rispondere alle domande. Devi comportarti come una persona che fa domande e io devo comportarmi come una persona che risponde alle domande. E’ tutto è totalmente falso. Devi scriverlo… La maggior parte delle persone in questo settore non è qualificata per possedere o utilizzare una macchina da scrivere e, di certo, non dovrebbe essere autorizzata ad imporre il proprio carico emotivo alle persone che devono leggere queste cose. Stanno usando il mio nome per attirare l’attenzione su un articolo che dice poco o niente di me, ma dice moltissimo sui problemi dello scrittore…”.
Negli ultimi 10 anni di musica rock, qualcuno ti ha davvero sorpreso come Hendrix per esempio?
“No, Hendrix non mi ha sorpreso, ma ho sentito alcune cose di lui che mi sono piaciute. In realtà, mi sorprende di più ascoltare un album dei ‘Queen’ rispetto agli album di Jimi Hendrix”.
Ti sorprende la loro musica?
“La produzione. È una produzione molto buona. Alcune delle cose che stanno facendo i Queen per quanto riguarda il mix sono molto difficili”.
Pensi che sia un suono tipicamente inglese?
“Se avessi sentito quell’album e nessuno mi avesse detto cosa fosse, avrei pensato ad un album inglese. Non so perché direi così, ma ha quel tipo di suono”.
Lo ‘zappismo’ è una malattia che coinvolge esseri insospettabili, diversi fra loro per stato sociale, posizione geografica e anche gusti musicali, ma che trovano in Zappa un comune denominatore, un elemento forte di interesse, piacere e ossessione.
Per alcuni, ascoltare Zappa è un piccolo atto di rivoluzione, l’unico che ci si può concedere, un ribellarsi all’asfissiante, caldo abbraccio della normalità. Per altri, è quasi una fede.
Zappa è il football delle sette note. Lo zappismo è argomento di discussione, terreno comune in cui incontrarsi/scontrarsi, un Bar dello Sport Musicale in cui a nessuno è negata un’opinione.
(Classix n.21 – marzo aprile 2009)
Ognuno di noi inventa il proprio Frank Zappa personale.
Ciascuno dei nostri ‘kit fai-da-te Zappa’ rivela ciò in cui vogliamo credere.
È lo specchio deformante con cui guardiamo il nostro io contorto e la società stravagante e ingiusta che abbiamo costruito.
L’ironia e il cinismo di Zappa altro non erano che lo spettro entro cui osservare la realtà. Gelosissimo della sua privacy, per contro desiderava che la sua band vivesse insieme. Era solito chiedere molto ai suoi musicisti e li pagava bene per questo.
Quando, nel 1973, ebbe la possibilità di assoldare le Ikettes di Ike e Tina Turner per registrare i cori di Montana e di altri brani inseriti in Over-Nite Sensation, rimase sconvolto dal divieto da parte di Ike e Tina Turner di pagare le ragazze (Tina compresa) non più di 25 dollari a canzone. “Fu scioccante – confessò Zappa – in Montana c’è una parte molto difficile, per la quale le ragazze dovettero provare per alcuni giorni prima di registrarla”. Per contro, anche se non accreditata, Tina cantò al primo take le parti di Dirty Love dopo averle sentite una sola volta e avendo affermato: “Ragazzi, potrei cantare questa roba bendata e con una scopa nel didietro!”.
I Mothers of Invention, la sua band, pur con i continui cambi di formazione, potevano contare su un leader tanto esigente e pignolo quanto generoso. Una band che somigliava a una comune in cui, però, all’anarchia si preferiva il duro lavoro. Grazie a questa formula Zappa poté contare su registrazioni dal vivo su cui poi intervenire con tagli e sovraincisioni.
Sul live “Weasel Ripped My Flesh” (1970) dichiarò che “circa l’80% della musica di quel disco è frutto di improvvisazione di gruppo. Non si tratta solo di accompagnamento e di assoli ma di un processo spontaneo di creazione all’interno di una composizione”.
Il rock con Zappa non è mai stato più vicino al jazz: non è un caso che Hot Rats, album pubblicato nell’ottobre 1969, sia considerato da molti una sorta di anticipatore del jazz rock.
Zappa è stato uno dei primi al mondo a studiare i canti delle tribù Tuva delle steppe russe ed a promuovere i canti delle poi celeberrime e tanto di moda Voix Bulgares.
Sguardo spigoloso e dai gesti pacati, Zappa è una figura sbalorditiva perché sembra appartenere ad un’altra epoca. Contrariamente a quanto pensano di lui molti dei suoi estimatori, il leader delle Mothers of Invention non è uno “scherzo”.
Frank Zappa non è un tipo allegro, è l’esatto contrario di un clown. Come tutti i veri comici, è straordinariamente grave e serio, perennemente sulla riserva, la migliore posizione possibile per osservare il mondo senza indulgenza e smontarlo crudelmente, lucidamente. C’è in lui un’infinita dose di pudore, forse di timidezza, che gli permette di sostenere senza battere ciglio, con pazienza, tutti gli obblighi insiti nella condizione di una pop star. Il paradosso è che Frank è l’esatto contrario di una pop star.
Puoi passare quattro ore in sua compagnia, sotto lo sguardo acuto dei suoi occhi scuri, senza avere l’opportunità di sorridere una volta o dare per scontato di conoscerlo un po’ meglio di quattro ore prima.
Zappa sembra straordinariamente equilibrato e organizzato, rappresentante di una razza rarissima, quella dei creatori a sangue freddo. Capace di concepire (in assoluta calma interiore, senza modificare la lucidità sarcastica del suo sguardo) nozioni come indignazione, sentimentalismo, avidità o egocentrismo, è dotato anche della facoltà di esprimersi attraverso le persone interposte. Ogni suo disco ed ogni suo concerto lo dimostrano: non partecipa mai fisicamente al “romanticismo” dei suoi compagni. Rigido e imperturbabile, dirige questi corpi e queste voci che parlano e si muovono per lui, attraverso di lui; per un curioso fenomeno di duplicazione, Zappa è in grado di vedersi e di sentirsi fare e dire ciò che non vuole né fare né dire.
E’ un vero professionista della musica, che vuole dirigere e monitorare da una posizione di ritiro, la stessa da cui prima osservava il mondo per creare la sua arte. È una risorsa fantastica nel modo di suonare di Zappa, questa possibilità di distacco totale. Come un giocatore di scacchi, Zappa spinge i suoi pedoni con la faccia seria.
La sua efficienza è tanto più formidabile perché va solo all’essenziale, la sua filosofia dell’arte e della vita è già ben al di là di domande e prove ed errori. Rispetto alle stronzate e alla confusione che lo circondano, la serena intelligenza di Zappa è un prodigio nel mondo infantile dello spettacolo. Zappa potrebbe non aver trovato LA verità, ma ha trovato la SUA verità. Con questa certezza sente l’esigenza del rigore verso se stesso e verso gli altri.
Non è una novità, Zappa è sempre stato, naturalmente e per esigenze della sua arte, quello che si dice un capo. Niente di ciò che fa prevede la minima disattenzione. Zappa è un uomo rigoroso e difficile, pugno di ferro e direzione musicale severa. Il caso raramente interviene nella sua musica: esige molto dai suoi musicisti perché quello che scrive non risente dell’approssimazione.
“Genio? Non so quali sono le loro ragioni per chiamarmi così. (pausa) Ma succede che sia davvero un genio, per cui fermiamoci qui. Voglio aggiungere però che essere un genio non è che sia chissà cosa. Se sei uno scemo è ok anche quello. Siine orgoglioso”.
Il suo cinismo
“Il cinismo è l’unico atteggiamento realistico che posso avere per vivere. C’è voluto un po’ per svilupparlo. Tutti partiamo pensando che la gente è carina. Dopo la mia dose di disavventure, solo una Pollyanna terminale poteva continuare a fidarsi, a meno che non ti piaccia metterti a 90 gradi”.
La politica
“Credo che in una democrazia il governo abbia una licenza temporanea in cambio di un buon comportamento. Sei tu il proprietario del governo, non il contrario”.
Molti dei tuoi dischi sono censurati, ti dà fastidio?
“Non mi dà fastidio il fattore vendite, ma il punto di vista filosofico. Trovo repellente pensare che mentre ci stiamo avvicinando al XXI secolo ci siano persone convinte che certe parole possano corromperti quando le ascolti, mandarti all’inferno come fosse magia nera. È una credenza così primitiva. Credo sia dannoso allo sviluppo dell’organismo umano. E allora se la prendono con me…”.
Cosa si aspetta un fan di Zappa dai suoi dischi?
“Le persone comprano i dischi per rafforzare la loro idea di chi e cosa sono. Il disco serve come carta da parati per il loro stile di vita. È un artefatto che li supporta, che crea un’atmosfera funzionale alla loro esistenza…. Se sei un tipo sensibile e romantico compri i dischi degli Eagles, o Linda Ronstadt o Jackson Browne, piangi ogni tanto, sai com’è, no? Vivi nella tua nicchia…
Ma la gente interessata alle cose che faccio generalmente pensa ci debba esser qualcosa di sbagliato nella società, che è tutto molto bizzarro, e io parlo di queste cose. Non puoi innamorarti con i miei dischi, non puoi lavare i piatti ascoltando i miei dischi. Ancor più difficile andare in macchina battendo col piede il tempo. La musica in genere si ascolta facendo qualcos’altro. La mia è informazione in primo piano, racconta storie e una storia occupa un sacco della tua attenzione.
La persona che vuole essere rafforzata nei suoi sospetti peggiori a proposito delle peggiori cose che succedono nel XX secolo, nei miei dischi troverà supporto per le sue idee”.
(estratto del libro “Mister Fantasy” di Carlo Massarini)