
Per Zappa, c’è un costante movimento di ritiro e apertura: una dualità continuamente presente in ogni fase della creazione, che spiega la singolarità dell’uomo, della sua opera e i fraintendimenti che essa genera. È al contempo impegnato e riservato, un artista bohémien e un astuto uomo d’affari, laborioso ma non serio…
Sogni segreti, melodie, un desiderio di immensità per soddisfare colui che divide sempre più la sua attività musicale in due parti, trovando equilibrio tra questi due percorsi: il lavoro di compositore e arrangiatore – che gli permette di tradurre le idee più audaci, una messa in scena di suoni – e il desiderio di ampliare il campo della sperimentazione e quindi rinnovare le possibilità di combinazioni sonore.
Ciò non elimina, tuttavia, il bisogno di Zappa di suonare la chitarra, questo contatto diretto con l’oggetto musicale elettrificato che può far parlare con l’aiuto del pedale wah-wah, utilizzato al massimo delle sue potenzialità: variazioni di intensità sonora, espansione di toni, profondità di echi.
(Actuel, dicembre 1970)
