“Ti racconto un aneddoto. Un anno dopo aver fatto un concerto con la L.A. Philharmonic nel 1970, mi chiesero ‘Vuoi scrivere un concerto per due pianoforti?’. Mi avrebbero garantito la prima mondiale. Risposi: ‘E’ molto gentile da parte vostra’ e loro dissero ‘Sì, ma vogliamo che tu ci compri due pianoforti a coda’. Questa è stata l’ultima volta che ho avuto a che fare con quella gente. Perché tentare di fregarmi? Forse perché suono rock’n’roll? Pensavate che dovessi spendere 100mila dollari per comprarvi due Bosendorfer in cambio del mio concerto? Ma andatevene a fare in culo!”.
Foto dell’annuario del 1955 di Frank Zappa alla batteria nella Blue and Gold Band sul palco dell’Old Gym del 1937.
Spulciando un programma per il “The Concert Band and the Red Robe Choir in Combined Concert” del 30 marzo 1955 nella vetrina di musica vocale, questo sito/museo ha trovato dell’altro. In “Band Personnel”, Frank Zappa è elencato come uno dei 5 membri delle “Percussion”.
Frank racconta a Roy di aver rivisto un tizio che nel ’65 appariva come supporto dei Mothers of lnventions al Whisky A Go Go.
“Poveraccio, va ancora in giro con il registratore – racconta Frank – Diceva di essere più bravo di Elvis Presley, di sapersi muovere meglio sul palco. Una sera gli abbiamo chiesto di aprire il nostro concerto al Whisky’s. Si portava sempre dietro un registratore con almeno una mezza dozzina di canzoni di Elvis incise. Il suo spettacolo consisteva nel mimare la voce. Quella sera chiesi ad alcune ragazze tra il pubblico di trattarlo come una star, di toccargli i pantaloni o qualcosa del genere, di fare un po’ di isteria. La sera, il tizio sistema registratore e microfono e inizia a mimare Jailhouse Rock. Tutta la prima fila si alza, lo assale e gli strappa i pantaloni, la giacca, la camicia … E questo che continua ancora a cantare perché non riesce a far smettere il registratore …”.
“Ma era matto?” chiede Napoleon.
“Non lo so – risponde Frank – Ma prima che andassimo su a suonare si avvicina e mi fa: “Ehi Frank, stai attento al pubblico stasera, è molto caldo ed entusiasta!”. Povero diavolo…”.
“Ho dei bei ricordi in Italia, ma Herb (Cohen, manager di Zappa) mi ha detto che accettare un contratto italiano non è una garanzia. Non possiamo quindi rischiare traslochi di 10 tonnellate di strumentazione, luci e una ventina di tecnici. Non è questione di soldi perché potremmo avere tutti i soldi d’ingaggio in anticipo e poi se il concerto non si può fare non ci rimettiamo nulla. Il fatto principale di una tournée è l’assoluta libertà di comunicazione. Se ho il minimo dubbio che un concerto può venir disturbato da un gruppetto di estremisti, come succede in Italia a quanto pare, preferisco non suonare”.
Per seguire la tournee italiana di Frank Zappa sono andato a Bologna. Arrivo al ristorante dove c’era una specie di conferenza stampa e mi trovo faccia a faccia con Zappa. Per i primi 10 secondi non riesco a guardarlo. Poi scopro che ha un volto mobilissimo che non è affatto brutto, solo un po’ cupo. Si trova con due ragazze: Gail (la moglie) e una fidanzata recente. Si diverte prima con l’una, poi con l’altra. Ad un certo punto prende la saliera e versa un po’ del contenuto sulla spalla nuda della ragazza, poi prende del burro e lo spalma sopra la spalla succhiando tutto voracemente e rumorosamente.
(Ciao 2001, 16 settembre 1973)
Aveva fama di libertino e non dimenticherò mai la spassosa conferenza stampa della prima volta in Italia, 1973, quando si presentò su un divano abbracciato a sua moglie e ad un’amica che non smise un attimo di palpeggiare con gioia. Però rimase sposato tutta la vita con Gail.
(Riccardo Bertoncelli, Musica Jazz, dicembre 2020)
“I Queen mi piacciono davvero. E poi i ZZ Top, i Lynyrd Skynyrd, i Black Sabbath, Stevie Wonder e qualcosa dei Weather Report. E Varèse, ora e sempre”.
La prima influenza di Zappa fu Spike Jones, il dolce e stravagante bandleader che applicò le tecniche dei fratelli Marx alla musica popolare.
Seguendo l’esempio di Jones, Zappa in seguito ha confezionato musica con titoli come The Yellow Shark (il suo ultimo album), Don’t Eat The Yellow Snow, Orchestral Favorires e Zoot Allures.
Il giovane Zappa aveva imparato che nulla era sacro.
(Toronto Observer, dicembre 1993)
Spike Jones era “musicista e bandleader specializzato nell’esecuzione di arrangiamenti satirici di canzoni popolari. Le ballate e le opere classiche che ricevevano il trattamento di Jones sarebbero state punteggiate da colpi di pistola, fischi, campanacci e voci stravaganti. Spike ha iniziato come batterista all’età di 11 anni. Fumatore da sempre, una volta disse che era riuscito a superare la giornata lavorativa con caffè e sigarette. Morì all’età di 53 anni, un anno più grande di Zappa.
“Ogni spettacolo è diverso dall’altro, lui si diverte a suonare anche per quattro ore di seguito. Non è il solito tirchio musicale. I suoi momenti più straordinari restano comunque le conferenze stampa, come quando a Milano ha esordito distribuendo un mazzo di fotografie porno ai giornalisti presenti”.
(tratto dall’articolo “Alla corte dello Zard” di Paolo Brogi, Europeo n. 37, 12 settembre 1987)
Corna nel saluto rock Nella Musica rock, il segno delle corna è un gesto di approvazione e complicità tra i fans. Il gesto con tre dita (pollice, indice e mignolo alzati) si è radicata nella cultura hippie per esprimere amore (le dita infatti simboleggiano le lettere ILY di “I love you”). La variante con due dita (indice e mignolo, come quella di Frank) è un gesto per allontanare il male. Ronnie James Dio ha dichiarato di aver preso il gesto dalla nonna italiana che lo utilizzava per allontanare il male, in linea con i temi mistici dei Black Sabbath. Ognuno di noi ha la sua idea del ‘Male’.
Dito medio Per l’antropologo Desmond Morris, è uno dei più antichi gesti d’insulto di cui abbiamo memoria. “Il dito medio rappresenta il pene e le dita arricciate su entrambi i lati, i testicoli. Così facendo, state mostrando a qualcuno un fallo, che è un comportamento molto primitivo”. Gli antichi romani lo chiamavano digitus impudicus (il dito indecente). Il dito medio è un’eredità del mondo greco ma, secondo Morris, le sue origini sarebbero persino pre-umane, visto che anche alcune scimmie lo conoscono. Il dito rock pare sia stato ispirato dai primi immigrati italiani negli Usa, che lo importarono assieme alla pizza. Fu con loro che il gesto divenne popolare per mostrare il proprio malcontento a una persona. Da allora, il dito medio ha perso un po’ del suo significato originario e non è più neanche tanto osceno. Questo gesto significa non solo il fallo ma molte altre cose come protesta, rabbia, eccitazione.
In realtà, per Zappa è qualcosa di più tecnico: un segnale manuale con cui diceva alla band “Datemi una nota “UP”. Una specie di punto esclamativo.