Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • Frank Zappa & Serious Music (part 2): review, Mystery Box n. 9 (Return of the Son of Serious Music)

    Frank Zappa & Serious Music (part 2): review, Mystery Box n. 9 (Return of the Son of Serious Music)

    Mount St. Mary’s College, LA (1963), Piece #1, Piano Piece, Piece #2, Collage One, Opus 5, While You Were Art #1, Francesco Opus 1, n. 1, Francesco Opus 1, #3, Francesco Opus 1, #6, FM Broadcast (1984), Francesco Rock, A Zappa Affair (1984), Pedro’s Dowry

    “Il compositore come lo si intende oggi deve il culo ad un’università. Per mantenere il proprio incarico, deve dare questa illusione di assoluta serietà perché le persone che gestiscono le università non hanno il minimo senso dell’umorismo.
    Ci sono troppi comitati coinvolti e pochissime persone disposte a mettersi in gioco. I comitati detestano la sostanza. Faranno tutto il possibile per eliminare la sostanza da qualunque cosa stiano facendo i compositori. Nel momento in cui devi prendere una decisione appetibile per un intero gruppo di persone, esistono solo baci in culo e politica che non hanno nulla a che fare con la musica. Dovresti avere l’opportunità di essere un uomo selvaggio e di fare ciò che vuoi, ciò che senti. La sperimentazione è necessaria: se non sperimenti, con cosa dovresti lavorare? Le stesse vecchie cose che hai già? La società è veramente ignorante se soffoca il lavoro di persone disposte a rischiare.
    In una società industriale, il valore di un compositore è nullo a meno che non scriva jingles o colonne sonore. Dov’è l’uso della cosiddetta musica d’arte in una società industriale? Chi ne ha bisogno, soprattutto se è dissonante o, quando contiene testi, tratta di argomenti che potrebbero angosciare un repubblicano?
    Molte persone si arrendono, non solo per questioni di sopravvivenza ma perché la maggior parte delle persone è gregaria. A loro piace avere amici, fare parte di un ambiente sociale… il senso di appartenenza. Quando qualcuno dice: “Ti odiamo perché fai queste cose”, l’80-90% delle persone smetterà di farlo solo per avere degli amici”. (Musician, ottobre 1986)

    “I musicisti seri non sono interessati a quello che sto facendo. Ignorano completamente la musica rock. Loro pensano di avere tutto, di essere all’avanguardia nella sperimentazione musicale. Sono sciocchi a pensare questo perché nel mondo rock abbiamo un’attrezzatura che loro neanche conoscono. La usiamo sempre sul palco. Sono convinto che molti compositori seri non conoscono gli strumenti a fiato elettrici e tutto ciò che si può fare con questi strumenti come, del resto, la chitarra elettrica. Il problema con il mondo della musica seria è che hanno una mentalità troppo ristretta. Dovrebbero assistere ai concerti rock. Questo è uno dei motivi per cui i giovani non hanno un approccio con la loro musica. Non dovrebbe essere così perché penso che stiano facendo cose importanti artisticamente, ma è molto difficile far conoscere tutto questo ad un gran numero di persone. Il grosso del pubblico è composto da teenager. Noi suoniamo in luoghi dove i compositori seri non vanno mai”. (Frank Zappa)

    Se a 15 anni Frank Zappa avesse avuto due interurbane a disposizione, avrebbe potuto telefonare (oltre che a Varèse) anche a Marcel Duchamp per farsi confermare quel suo aureo proverbio: “Nessuna associazione è vietata”. Fu quello il filo conduttore della sua arte. Zappa era assolutamente horizontal nell’idea di musica, nemico giurato delle gerarchie: alto e basso, serio e frivolo, colto e pop. Era absolutely free.
    (Musica Jazz, dicembre 2020)

    “I Mothers sono stati creati per colmare la maggior parte del divario che esiste tra la cosiddetta musica seria e il pubblico di massa. La musica veramente buona (classica e popolare) con tendenze avanzate è stata nascosta al grande pubblico. Un sistema di filtraggio di vecchietti seleziona la musica suonata dalle orchestre sinfoniche e dalle stazioni radio. Una volta che alcune persone arrivano al punto di possedere una discoteca o di controllare gli eventi in una sala da concerto, diventano critici e creatori di gusto. Di solito odiano la musica, amano gli affari e vogliono solo fare soldi. Ogni volta che ho a che fare con questo tipo di persone, dico sempre loro che odio la musica e lo faccio solo per i soldi e andiamo d’accordo. Dico loro che vorrei invece guidare un taxi, ma non riesco a prendere la patente”.
    “Il pubblico non sa nulla di ciò che accade oltre i limiti della musica. Ci sono ragazzi che scrivono musica e pensano di aver appena inventato le cose più fantastiche. Non sanno che il meglio che possono scrivere oggi era già stato scritto ed eseguito nel 1912. Un pezzo come Ameriques di Edgar Varèse, scritto nel 1912, spaventerebbe a morte l’adolescente medio. Lo spaventerebbe davvero. Varèse visse e morì a New York: l’americano medio non sa nemmeno della sua esistenza, eppure ciò che ha scritto praticamente ha cambiato la forma di tutta la musica degli altri compositori che l’hanno ascoltata”. (Frank Zappa, giugno 1967)

  • Frank Zappa & Serious Music (part 1): review, Serious Music vinyl (1984)

    Frank Zappa & Serious Music (part 1): review, Serious Music vinyl (1984)

    Pomona Valley Symphony Orchestra The World’s Greatest Sinner, Revenge Of The Knick Knack People, Wazoo Ensemble Rdnzl, Wazoo Ensemble Inca Roads, Berkeley Symphony Orchestra Sinister Footwear, Recorded at Chaffey College, circa 1961, Ballet for piano, percussion and tape effects, Recorded 1978, Recorded 1972, A Zappa Affair (1984)

    Vorrei spiegarvi un po’ cos’è la musica seria. Quella che la maggior parte della gente definisce musica seria, in effetti, non è affatto seria. E’ stata fatta molta propaganda della musica classica fin da quando è stata inventata. Esaminiamo brevemente la storia della musica classica: quelli che oggi definiamo “i grandi capolavori della musica” furono composti per soddisfare i gusti dei sovrani, della Chiesa o dei dittatori perché erano loro che pagavano. Se un compositore era dotato di uno stile che piaceva a quelli che all’epoca pagavano, ecco che aveva successo. Faceva successo, lavorava, insomma sopravviveva. Se non piaceva a quelle persone, era finito, gli tagliavano le dita o la testa, oppure lo mandavano in esilio: non c’erano molte vie di mezzo. Basta consultare un testo intitolato World Dictionary of Music and Musicians. Vedrete che, nel corso dei secoli, ci sono stati compositori che hanno avuto successo e altri che non ne hanno avuto. Ciò non è necessariamente legato alla qualità del loro lavoro, ma piuttosto alla loro capacità o meno di incontrare i gusti del committente. Oggi è la stessa cosa. Quindi tutte le norme, le norme accettabili della musica classica non sono altro che le norme del gusto della Chiesa, dei sovrani o dei dittatori che nel corso dei secoli hanno pagato le composizioni musicali. Non riflettono quindi i gusti della gente, che non ha mai avuto alcun potere decisionale.
    Voi affermate che a me interessa la musica seria. In effetti, io prendo il mio lavoro molto sul serio ma lo considero come entertainment. E’ entertainment per coloro a cui piace quel tipo di entertainment. Io non compongo per i re, per la Chiesa o per i governi, ma per i miei amici ed è così che vorrei che si percepisse il mio lavoro: come entertainment. Che sia scritto per band di rock’n’roll o altro, non fa differenza. E’ la stessa gente che ascolta quella musica. Ho fatto diversi album per orchestra, che però non vengono acquistati da quelli che vanno a sentire i concerti di musica sinfonica, ma dalla stessa gente che compra il rock’n’roll. Magari una categoria particolare di quelli che ascoltano rock’n roll…
    (articolo di Frank Zappa, Sonora n.4/1994)

    Tra i principali riferimenti musicali di Frank Zappa – oltre a Igor Stravinskij, Edgar Varèse e Olivier Messiaen – ricordiamo la world music (prima che andasse di moda). Era attratto dal Canto a tenore sardo, dalla musica classica indiana in stile dhrupad, Ravi Shankar, dalla musica bulgara.
    Per lui la distinzione tra “musica pop” e “musica seria” non aveva alcun significato.
    “Le persone a cui piace la mia musica si divertono: non la consumano perché è arte, ma perché ci provano gusto”.
    Da questo punto di vista, lo si potrebbe descrivere come uno dei primi compositori postmoderni.

    “Vorrei sapere cos’è la musica seria. Cosa c’è di grave?” ha chiesto Zappa “Supponendo che uno fosse interessato alla musica seria, quanto dovrebbe essere seria la musica? La maggior parte delle persone usa il termine ‘serio’ come licenza per annoiare a morte le persone. Prendo sul serio il mio lavoro, ma quello che faccio è fornire un servizio, una serata di intrattenimento”. (San Francisco Examiner, 18 maggio 1984)

    “L’orchestra è il più grande strumento musicale. Suonarlo è un’esperienza incredibile a cui niente è paragonabile, tranne forse cantare un’armonia doo-wop degli anni ’50 e sentire gli accordi uscire bene”. (Frank Zappa)
    Mi sembra che questa sia una conseguenza di un concetto di arte ben congegnato: la teoria dada ripresa da Cage. Se qualcosa è arte dipende solo dalla cornice, cioè dalla situazione in cui si possa riconoscere qualcosa come arte. Per essere dadaisti, bisogna rifiutare la divisione tra musica popolare e musica seria e Zappa lo ha fatto, principalmente in progetti che combinano entrambe le tendenze: ce ne sono in gran parte della sua discografia.
    L’obiettivo di Zappa era combattere la noia. Il mondo che lui criticava era dominato da ‘monochromonotonia’ e vedeva nel divertimento una panacea per la noia che si svolgeva in un panorama musicale dalle forme diverse. Zappa diceva: “Nessuno ha la minima idea di che cazzo stia succedendo ad un concerto di musica classica moderna”.
    (Glissando, marzo 2005 – rivista polacca)

    continua nella seconda parte

    https://www.youtube.com/watch?v=2nOlpSWp-ig

  • Don ‘Sugarcane’ Harris meets Frank Zappa, review: 2 violin solo + Directly from your heart to you

    Don ‘Sugarcane’ Harris meets Frank Zappa, review: 2 violin solo + Directly from your heart to you

    The Gumbo Variations (violin solo)
    Little House I Used to Live In (violin solo)
    Directly from your heart to you

    Don Francis Bowman “Sugarcane” Harris, violinista e chitarrista americano di blues e rock and roll, è considerato un pioniere nell’amplificazione del violino.
    Nato e cresciuto a Pasadena, California (Stati Uniti), da giovane studiò violino classico e imparò a suonare altri strumenti tra cui l’armonica, il pianoforte e la chitarra.
    Con il suo amico d’infanzia, il pianista Dewey Terry, iniziò ad esibirsi con un gruppo doo-wop, The Squires. Nel 1956, Harris e Terry formarono il duo Don e Dewey. Negli anni ’60, Harris si esibì nella band di Little Richard.
    Harris ricevette il soprannome di “Sugarcane” (‘Canna da zucchero’) da Johnny Otis a causa della sua reputazione di donnaiolo.
    Dopo la separazione da Dewey Terry negli anni ’60, Harris passò quasi esclusivamente al violino elettrico. Riapparve come sideman con John Mayall & the Bluesbreakers e Frank Zappa, noto soprattutto per le sue apparizioni in Hot Rats e negli album dei Mothers of Invention Burnt Weeny Sandwich e Weasels Ripped My Flesh (1970). La sua voce solista con l’assolo di violino blues su una cover di “Directly from My Heart to You” di Little Richard su Weasels e il suo assolo esteso su “Little House I Used To Live In” su Weeny sono considerati i momenti salienti di quegli album.
    Zappa, che da tempo ammirava il modo di suonare di Harris, lo salvò dal carcere, resuscitando la sua carriera e inaugurando un lungo periodo di creatività per il virtuoso del violino dimenticato. Ha suonato un paio di concerti dal vivo con la band di Zappa nel 1970 e si è esibito in quattro album solisti di Frank Zappa: Hot Rats (1969), Chunga’s Revenge (1970), Apostrophe (1974), The Lost Episodes (1996). Troviamo il suo ipnotico violino elettrico anche in Funky Nothingness (2023).
    Negli anni ’80, Sugarcane fu un membro del gruppo rock sperimentale con sede a Los Angeles Tupelo Chain Sex.
    È stato un tossicodipendente per tutta la sua carriera. Negli ultimi anni, fu affetto da una malattia polmonare. Morì il 27 novembre 1999, nella sua casa di Los Angeles, California, all’età di 61 anni.

    Sugarcane è un uomo che non dirà mai di no a nessuno; il suo buon umore glielo impedirà ma è soprattutto questo desiderio di non apparire superiore che gli farà assumere questo atteggiamento. Lui è la disponibilità stessa e si lascia condurre da chiunque glielo chieda.
    Don Harris è ‘condannato’ a suonare con persone importanti che hanno qualcosa da dire e che hanno bisogno di musicisti come lui per dirlo (sta preparando un album con Harvey Mandel).
    “Ho iniziato a prendere lezioni di violino quando ero molto giovane, quindi ho studiato musica classica per quasi dieci anni. Ho una base classica, fondamentale per suonare il violino. Nonostante questa conoscenza della musica classica, sono stato subito attratto dal rock and roll e dal rhythm and blues. Dato che avevo studiato anche chitarra, ho iniziato a suonare rock and roll con il mio amico Dewey, abbiamo formato un duo chiamato semplicemente “Don & Dewey”; In questo periodo suonavo anche il basso. Poi ho girato l’Europa con Little Richard. Tornato a Los Angeles, le orchestre rock e jazz iniziarono a chiedermi di venire a suonare con loro. L’ho fatto con molto piacere perché mi ha permesso di suonare tutti i tipi di musica e mi ha insegnato moltissime cose. Fu in quel periodo che suonai regolarmente nell’orchestra di Johnny Otis. Ho visto tantissima gente, ed è così che ho conosciuto Frank Zappa il quale mi ha chiesto di suonare con lui, cosa che ho fatto con gioia ma inizialmente con un certo timore perché non mi ero mai avvicinato veramente a quella musica prima. Penso di aver fatto bene anche se non sento questa musica in modo così completo e totale come il blues. In ogni caso, per me è stata una bellissima esperienza che sono ansioso di continuare. In seguito, a Los Angeles, arrivò John Mayall e mi chiese di suonare con lui in compagnia di Mandel e Taylor; Inutile dire che ho subito accettato”.
    “C’è una certa freschezza nel rhythm and blues, c’è qualcosa di sano, di spontaneo che mi piace parecchio, che sento”.
    (Don ‘Sugarcane’ Harris, Rock & Folk, maggio 1971)

  • Frank Zappa – Joe’s Garage (part 2): Live in New York, Live in Paris 1980 + review

    Frank Zappa – Joe’s Garage (part 2): Live in New York, Live in Paris 1980 + review

    Joe’s Garage – Live from the New York and Elsewhere documentary 1980, Live in Paris 1980

    “Joe’s Garage, Act l” di Frank Zappa, album compatto tutto centrato intorno ad un tema, si svolge in diverse scene introdotte dalla viscida voce del Central Scrutinizer, il Grande Inquisitore, personaggio centrale del lavoro al pari di Joe, di cui seguiamo le terribili avventure che la sua scelta di fare il musicista gli procura.
    Spunto del lavoro sono alcune riflessioni di Zappa intorno alla politica, al suo spacciare per valori necessari ed assoluti delle squallide convenienze di parte, alla manipolazione che i politici, attraverso i mass media, operano sulle teste della gente. Come sono stati capaci di far passare leggi di ogni tipo, cosi potrebbero un giorno argomentare che tutti i nostri guai energetici e di devianza morale dipendono dalla Musica. Con un’apposita legge e l’approvazione popolare (la gente verrebbe facilmente convinta dalla televisione) la Musica verrebbe abolita.
    Lo spunto è solo apparentemente paradossale. Zappa, chiudendo le note di copertina, dice: “Se tutto ciò vi sembra assurdo, forse avete il piacere di non vivere in uno di quei graziosi Paesi dove la musica è severamente limitata o addirittura proibita, come l’Iran”.
    In Joe’s Garage vengono mostrati i guai e i guasti morali che l’ambiente musicale e la musica stessa producono. Il Grande lnquisitore, la cui presenza ossessiva e strisciante si insinua tra i solchi per introdurre ogni nuova scena, ha il compito di far rinforzare le leggi perché “è mia responsabilità avvertire ciascuno di voi sulle potenziali conseguenze di varie attività quotidiane che potrebbero portarvi alla Pena di Morte. Le nostre istituzioni criminali sono piene di piccole crepe come voi che fate cose non permesse … e molti di voi sono spinti a compiere questi crimini da un’orribile forza chiamata Musica!”.
    Dopo aver annunciato leggi speciali per fermare per sempre la terribile Musica, il Grande Inquisitore prosegue: “Quella che segue è una speciale rappresentazione per mostrarvi cosa può accadervi se scegliete di far carriera nella musica”.
    Frank Zappa con Joe’s Garage torna al concept album con questa sorta di paradossale musical, raccontando in due facciate le sue storie allucinate e schizoidi che però, come tutte le allucinazioni, non mancano di solidi agganci alla realtà. Zappa è sempre stato un corrosivo osservatore e non ha mai mancato di incidere con la sua musica e i suoi spettacoli sulla realtà circostante, musicale e non.
    Joe’s Garage nasce durante la Grande Paura Energetica Americana, quando sembrava che il petrolio e la benzina non dovessero più arrivare, quando si stava ore e ore in fila ai distributori, quando si maledicevano gli sceicchi. Zappa ha preso questo spunto inserendolo in un contesto musicale, facendo del vero e proprio fanta-rock. Joe’s Garage prevede un seguito. Lo spettacolo continua. (Ciao 2001, 21 ottobre 1979)

    Il messaggio di “Joe’s Garage” è che l’identità non è una virtù, ma una delle nostre maggiori minacce?
    “Sì e le persone tendono a dimenticarlo. Ascolta, c’è sempre questo piccolo problema nella parte posteriore della tua mente. Dici a te stesso: ‘Ho ragione, sono una persona, so cosa voglio, so cosa mi piace, ma sono un numero per il resto del mondo. Ad eccezione delle due o tre persone che sono miei amici intimi, io non sono niente”. (Frank Zappa, RAM, 4 aprile 1980)

    L’impegno di Frank Zappa nel difendere il diritto alla libertà di espressione andando contro la censura (in generale e dell’industria musicale, in particolare) è un viaggio iniziato nel 1979 con la sua opera rock Joe’s Garage.
    Attraverso la storia di Joe, Zappa esplora il lato oscuro della censura.
    “Alla fine si scoprì che Dio non voleva che fossimo tutti uguali. Questa era una cattiva notizia per i governi del mondo poiché sembrava contraria alla dottrina delle porzioni controllate. Per far funzionare il Futuro, l’umanità doveva essere resa più uniforme. Si cercarono vari modi per unirci tutti ma, ahimè, l’uniformità era inapplicabile. Così, qualcuno ebbe l’idea della criminalizzazione totale basata sul principio che, se tutti fossimo imbroglioni, potremmo finalmente essere uniformi in una certa misura agli occhi della Legge. La criminalizzazione totale divenne molto popolare, tranne per quelle persone che non volevano essere imbroglioni o fuorilegge; quindi, in qualche modo, dovevano essere ingannate ed è questa una delle ragioni per cui, alla fine, la musica è stata resa illegale”.

    “Su Joe’s Garage ho solo fatto gli assoli e seguito la melodia. Scrivo molto velocemente. Scrivo molto più velocemente di quanto leggo… Mi piacciono gli arrangiamenti in cui tutto è specificato. Pianifico le linee di basso e il tipo di figure che verranno suonate.”
    (Musicians Only, 26 gennaio 1980)

  • Frank Zappa – Joe’s Garage (part 1): Joe & The Central Scrutinizer, review

    Frank Zappa – Joe’s Garage (part 1): Joe & The Central Scrutinizer, review

    Joe’s Garage, The Central Scrutinizer (dal triplo album Joe’s Garage Acts I, II & III,1979)

    Joe’s Garage, opera rock del 1979, è stata descritta da Frank Zappa una “stupida storiella su come il governo eliminerà la musica”. Joe’s Garage (Atto I) è nato dalla registrazione di due singoli, Joe’s Garage e Wet T-Shirt Nite. Originariamente pubblicato come due album in studio separati su Zappa Records, il progetto è stato successivamente rimasterizzato e ristampato nel 1987 in un unico cofanetto con tre album, Joe’s Garage, Acts I, II & III, e come doppio album su CD.
    Un personaggio identificato come “Central Scrutinizer” racconta la storia di Joe, un adolescente medio che forma un gruppo garage rock, dona tutti i suoi soldi a una religione falsa e assistita dal governo, esplora attività sessuali con apparecchi e viene imprigionato. Dopo essere stato rilasciato dal carcere in una società distopica in cui la musica stessa è stata criminalizzata, cade nella follia.
    In questo album Zappa affronta diversi temi (individualismo, libero arbitrio, censura, industria musicale e sessualità) criticando il governo e la religione, facendo satira su cattolicesimo e Scientology (che nel disco chiama Appliantology). Joe’s Garage è noto anche per l’utilizzo della xenocronia, una tecnica di registrazione inventata da Zappa che prende assoli di chitarra da vecchie registrazioni dal vivo e li sovraincide su nuove registrazioni in studio. Tutti gli assoli di chitarra dell’album sono xenocroni tranne “Crew Slut” e “Watermelon in Easter Hay”.
    Joe’s Garage fu l’ultimo album che Zappa registrò in uno studio commerciale. Lo studio di Zappa, l’Utility Muffin Research. Kitchen, costruito come aggiunta alla sua casa, fu utilizzato per registrare e mixare tutte le sue uscite successive.
    L’opera Joe’s Garage, decimo lavoro solista di Zappa, è eseguita dal gruppo composto dal cantante Ike Willis, dal batterista Vinnie Colaiuta, dal bassista Arthur Barrow e dal chitarrista Warren Cucurullo.
    Zappa include tutti i generi di musica (dal reggae alla disco passando per funk, pop, pure rock, rythm ‘n’blues ecc.). In questo album compare anche la frase manifesto “Music is the Best”.
    Joe’s Garage rappresenta uno dei più grandi successi commerciali di Frank Zappa. Ha raggiunto la 1° posizione in Norvegia per 2 settimane, la 2° in Svezia e l’8° in Austria ottenendo il disco d’oro in Canada con Joe’s Garage Act I, uscito Il 17 settembre 1979.

    “In origine, Joe’s Garage comprendeva un gruppo di canzoni che non avevano nulla a che fare l’una con l’altra. Nell’arco di un fine settimana, ho deciso che avrei scritto una continuità e ne avrei fatto un’opera”
    (Frank Zappa, Guitar For The Practicing Musician, maggio 1986).

    Molti testi li ho scritti in hotel. Ad esempio, “Joe’s Garage” è stato scritto all’Hotel Romershakizer (Römischer Kaiser) a Dortmund, in Germania, e la parte di chitarra è stata scritta durante un sound check in Francia. Metto insieme le cose, pezzo per pezzo, durante un periodo di tempo, poi il lavoro finale si svolge tutto in studio”.
    (WLIR Free Flight, estate 1981)

    “So che il mondo non è pronto per me, quindi rimarrò nel mio seminterrato” dice Frank Zappa “Ma il mondo potrebbe essere pronto per Joe’s Garage”.
    Zappa, che era rimasto sveglio tutta la notte a lavorare nello studio seminterrato della sua casa di Los Angeles, parla del suo ultimo progetto, un’opera composta da tre dischi che si chiamerà Joe’s Garage.
    “All’inizio era solo un mucchio di canzoni ma insieme sembravano avere continuità. Così, una sera sono andato a casa a metà della registrazione, ho scritto la storia e l’ho trasformata in un’opera. Probabilmente è la prima opera su cui puoi davvero battere i piedi e farti un paio di risate”.
    Lo scenario, ambientato nel prossimo futuro “quando il governo è in procinto di mettere fuori legge la musica”, segue il “percorso discendente” del personaggio principale: Joe (Ike Willis). Le canzoni sono tenute insieme dal Central Scrutinizer (lo scrutatore centrale), un narratore che parla a nome del governo e cerca di allertare le persone sugli effetti malvagi della musica. Durante il corso dell’opera, Joe impara a suonare la chitarra, si scontra con la Polizia per essersi esibito a volume troppo alto e si innamora di una ragazza cattolica di nome Mary, che trasformerà in una “troia della troupe”. Da lì tutto prosegue in discesa e alla fine del quinto lato Zappa dice: “Sappiamo che Joe è completamente fritto”. Sull’ultimo lato del disco, tuttavia, Joe ha un ultimo sogno da “assolo di chitarra”, prima del finale culminante.
    (Rolling Stone, 26 luglio 1979)

    continua nella seconda parte
    https://www.youtube.com/watch?v=HjPRynEFceA

  • Frank Zappa & The Mothers of Invention – complete live 20 october 1968 Concertgebouw, Amsterdam

    Frank Zappa & The Mothers of Invention – complete live 20 october 1968 Concertgebouw, Amsterdam

    Frank Zappa & The Mothers of Invention – complete live 20 october 1968 Concertgebouw, Amsterdam (The Netherlands)

    FAIR USE

    Il live che si è tenuto il 20 ottobre 1968 ad Amsterdam è uno dei più memorabili delle prime Mothers.
    E’ stato organizzato al Concertgebouw, sala da concerto di Amsterdam considerata tra le prime al mondo, in termini di qualità acustica.
    Il suo spazio ospita numerosi eventi concertistici di musica classica e leggera.
    L’edificio imponente fu progettato nella seconda metà dell’Ottocento: i lavori sono stati avviati nel 1883 ed è stato inaugurato l’11 aprile 1888.
    La sala Concertgebouw è celebre anche nella cultura popolare. E’ citata nel brano Rock Show tratto dall’album Venus and Mars di Paul McCartney.
    Le foto che ho inserito ritraggono Frank Zappa e i Mothers of Invention allo Schiphol Airport di Amsterdam e durante il concerto.

    La band
    Frank Zappa – guitar, vocals
    Roy Estrada – bass, vocals
    Jimmy Carl Black – drums, vocals
    Art Tripp – drums, percussion
    Ian Underwood – alto sax, piano
    Don Preston – electric piano, odd noises
    Bunk Gardner – tenor sax, clarinet
    Motorhead Sherwood – baritone sax

    Tracklist
    Help I’m A Rock
    Transylvania Boogie
    Drum duet
    Whiskey Behind the Sun
    Dog Breath Variations
    The String Quartet
    A Pound For a Brown
    Sleeping In A Jar
    Gas Mask
    Orange County Lumber Truck Medley

  • Flo & Eddie meet Frank Zappa (part 2): Billy The Mountain – Live At Fillmore East, June 5, 1971

    Flo & Eddie meet Frank Zappa (part 2): Billy The Mountain – Live At Fillmore East, June 5, 1971

    Mark Volman e Howard Kaylan degli ex-Turtles hanno accompagnato come Flo & Eddie i Mothers of Invention nel tour ’70-71.
    Volman ha ricordato: “Frank ha sempre ammesso che era uno dei gruppi di persone più talentuosi che avesse mai avuto. Di tutte le formazioni dei Mothers, questa era l’unica composta da persone che avrebbero potuto essere un capogruppo”.
    Riflettendo su una formazione composta da Jeff Simmons (basso), George Duke (tastiere, trombone), Ian Underwood (sax, organo), Aynsley Dunbar (batteria) e, più tardi, Don Preston (tastiere), Volman ha detto: “In moltissime interviste, Frank ha ammesso che era il gruppo più eccitante che avesse mai avuto, perché ognuno era stato a sua volta leader del proprio gruppo. È stato fantastico. Frank alla chitarra e Aynsley alla batteria hanno creato questo stile di improvvisazione, come con George e Ian. Ian ha acquisito un vero sapore classico e George ha portato una ventata jazz. Poi, Don Preston ha aggiunto un’altra influenza jazz”.
    Howard Kaylan ha ricordato una delle prime apparizioni della band a Los Angeles:
    “Jane Fonda era lì. È venuta nel backstage tra una recita e l’altra, io ero molto amichevole con lei. Eravamo tutti insieme ed è stato un onore. Poi è uscita per assistere al concerto: l’ho vista alzarsi dopo due minuti, buttare giù il suo programma e imprecare a squarciagola. E’ scappata via urlando perché non aveva mai sentito niente di così sciovinista ed era convinta che fosse diretto a lei. L’ha preso come un affronto personale alla sua liberazione femminile”.
    Durante le riprese di 200 Motels l’orchestra ha creato problemi. Fin dall’inizio, durante le prove, i musicisti erano ostili. “Lo odiavano. Ci odiavano. Odiavano Frank” ha ricordato Volman “Sono stati pagati e non vedevano l’ora di andarsene. Erano 70-80 persone e Frank le stava solo guidando… ci sono parti di 200 Motel che sono gloriose per l’orchestra. Se selezioni le sezioni, puoi trovare movimenti meravigliosi. Eppure, sia fuori che dentro il palco, abbiamo avuto seri problemi”.
    I concerti in Svezia, Danimarca, Germania e poi in Olanda sono stati seguiti, il 4 dicembre, dal primo concerto svizzero dei Mothers al Casinò di Montreaux. Durante lo spettacolo – come avrebbero raccontato i Deep Purple, “uno stupido con una pistola lanciarazzi ha raso al suolo il posto”. L’attrezzatura dei Mothers per un valore di 50.000 dollari è andata in fumo.
    Sbalordito, Zappa voleva tornare immediatamente negli Stati Uniti e cancellare il resto del tour. Il resto della band, tuttavia, non era d’accordo e il 10 dicembre – dopo tre concerti cancellati – i Mothers tornarono in azione al Rainbow Theatre di Londra. Ma i presentimenti di Zappa non erano fuorvianti. Mentre lo spettacolo giungeva alla sua conclusione, uno dei membri del pubblico saltò sul palco e spinse Zappa per 12 piedi nella buca dell’orchestra, facendogli perdere i sensi. Sarebbe stato su una sedia a rotelle per i successivi nove mesi, ma le conseguenze dell’attacco sarebbero rimaste con lui molto più a lungo.
    Volman è convinto che “Quel tour europeo ha riportato Frank molto indietro dal punto di vista emotivo. Lo ha segnato molto spiritualmente. All’improvviso ha guardato cosa stavamo facendo sul palco – cose come ‘The Fat Floating Sofa’ (Dio ha fatto il film porno con la suora e i cani…): c’era del materiale abbastanza ridicolo ma moralmente basso. Spiritualmente era il punto più basso in cui fosse mai sprofondato. Il Rainbow l’ha spinto a rivalutare ciò che stava facendo, a pensare che potesse esserci stata una sorta di vendetta karmica in corso, uno schiaffo in faccia: uno dopo l’altro, questi due concerti lo hanno spazzato via per quasi un anno”.
    (Goldmine, 29 novembre 2002)

    “So perché voleva me e Mark nella band. Voleva aggiungere una sensibilità pop ai Mothers che erano sempre stati scartati come la band meno suonabile nella musica. Quindi, quando ha saputo che i Turtles si erano sciolti – eravamo suoi amici – ci ha chiesto di unirci.
    I musicisti della band di Frank erano scioccati. Quando siamo entrati in quella prima prova, Jeff Simmons ha guardato George Duke, Ian Underwood e Aynsley Dunbar, e ha detto: “Cosa diavolo sta facendo Frank?”. “Frank, che cazzo stai facendo? Quelli non sono i ragazzi giusti! Sono degli idioti del pop e faranno crollare la band”. Frank rispose: “Non credo, penso che sappiano cosa stanno facendo”. Aveva ragione.
    Stavamo condividendo esperienze di fan e lui si stava sballando con noi. È stato molto diverso e sono entusiasta di aver fatto parte di quell’era: è finita in fretta e la sua sfiducia per l’umanità è tornata alla grande dopo quell’incidente in Inghilterra dove è rimasto gravemente ferito. Non è mai stato più lo stesso ed è tornato ad essere il cinico che era stato prima. Alla fine della sua vita ci ha chiesto di tornare. Abbiamo ricordato e parlato, era vicino a quel gruppo dei Mothers Of Invention e dopo non sono mai più stati davvero i Mothers of Invention”. (Record Collector, luglio 2013)

  • Flo & Eddie meet Frank Zappa (part 1): 200 Motels, Mystery Roach, Magic Fingers

    Flo & Eddie meet Frank Zappa (part 1): 200 Motels, Mystery Roach, Magic Fingers

    Dopo lo scioglimento dei The Turtles nel 1970, i cantanti pop dalla gola d’oro Mark Volman e Howard Kaylan furono obbligati a creare alias professionali per se stessi poiché – a causa di una trappola contrattuale – l’uso sia del soprannome di The Turtles che dei loro nomi di battesimo era limitato. Trovando lavoro con Frank Zappa, la coppia ha adottato gli pseudonimi Flo & Eddie.
    “Beh, conoscevamo Frank dal 1965 circa, forse anche prima che i Turtles prendessero davvero il sopravvento” dice Mark sottolineando che sia i Turtles che i Mothers sono cresciuti a Los Angeles sulla Sunset Strip. “C’era molto supporto in corso e Frank è stato molto favorevole a ciò che stava accadendo su The Strip”.
    Per quanto riguarda il modo in cui Mark e Howard sono diventati Flo & Eddie, Mark ricorda che Zappa ha visto la loro ritrovata inerzia come un’opportunità unica. “Sai, le nostre voci facevano parte della ‘radio’; eravamo cantanti molto amichevoli per la radio e le nostre voci in tutte le nostre canzoni di successo significavano molto per lui. Pensò: ‘Dio! Se solo potessi attingere a quella risorsa nelle mie canzoni, allora avremmo qualcosa di veramente nuovo!’ Ed è lì che ha iniziato quando ci ha fatto entrare nella band. Chiese ‘Cosa avete paura di cantare?’ e noi dicevamo: ‘Niente! Proviamoci, qualunque cosa sia.’ “
    Flo & Eddie sono apparsi per la prima volta nel terzo album solista di Zappa, Chunga’s Revenge degli anni ’70, prestando i loro toni melliflui a sei tracce, in particolare il rilassato R&B dell’album più vicino a Sharleena. Come Mark ci tiene a sottolineare, la loro malleabilità è stata spesso messa alla prova. “Potevamo solo cantare rock’n’roll, come sai, Sharleena, e doo-wop come uno qualsiasi di quei primi album dei Mothers, ma potevamo anche cantare quella roba da 200 Motels, che era molto più orchestrale e più operistica. Quelle erano tutte aree molto diverse che Frank ha potuto esplorare usando noi.
    Particolarmente acuti in un contesto live, Flo & Eddie sono spesso ricordati per l’eccesso di materiale a tema groupie che hanno eseguito; l’album Fillmore East – June 1971 mette in risalto la vita on the road dell’archetipo della rock band e contiene molti di questi brani. Durante una delle due serate nella sede di New York City, i Mothers sono stati raggiunti da John Lennon e Yoko Ono per un bis di mezz’ora, con Yoko che è finita in una borsa per gentile concessione di Howard Kaylan. Mark Volman ricorda l’incidente: “Mettere Yoko nella borsa non è stato qualcosa per cui ci siamo seduti a pensare: ‘Bene, mettiamola in una borsa e lasciamola urlare in un microfono’, ma si è scoperto che era esattamente quello che Frank voleva facessimo, quindi l’abbiamo fatto”.
    Ike Willis ricorda di aver ascoltato brani come Billy The Mountain mentre era al college: “Ho sempre ammirato moltissimo quei due ragazzi. Incredibile senso dell’umorismo, incredibili capacità vocali… Voglio dire, tutti pensano che io sia abbastanza veloce, sai… ma Mark e Howard? Sorprendente.”
    Anche se Flo e Eddie hanno imparato molto da Frank Zappa, Mark crede che fosse una strada a doppio senso. “Eravamo un po’ più istruiti quando si trattava di cantare. Avevamo cantato in coro e cantato armonie vocali e penso che anche Frank si sia divertito in quell’epoca perché in un certo senso per lui è stata una sfida integrarsi con me, Howard e Jim Pons (basso e voce con The Turtles e The Mothers).
    Considerando una carriera prolifica e variegata, Mark riassume: “Prenderò la musica di Frank Zappa che io e Howard abbiamo suonato sopra i nostri dischi dei T.Rex ogni giorno. Pensavo che Marc Bolan avesse contribuito brillantemente alla storia della musica pop, ma non è Frank Zappa”.
    (Record Collector, Natale 2016)

    Quando Frank stava lasciando il pianeta fisico e Mark è andato a trovarlo, Frank disse: “Voglio che tu dica al tuo partner che è semplicemente il miglior cantante che io abbia mai avuto”.
    “Sì… Questo pesa molto su di me”.
    (Howard Kaylan di Flo & Eddie, Shinding!, settembre 2014)

    “Frank aveva una filosofia che mi raccontò una volta: la carriera di un artista non dovrebbe essere giudicata in base a un singolo progetto, a nessun singolo disco, film o qualsiasi altro lavoro individuale. Frank sentiva che l’arte di una persona poteva essere giudicata solo come parte dell’intera carriera. Ogni singola creazione era una parte di quel tutto. Nessuna critica rivolta ad una singola opera potrebbe cambiare il risultato finale complessivo, che era quello che dovrebbe essere visto come l’intero corpus di lavoro di un artista. Solo in questo modo potrà essere giudicato e criticato”.
    (Intervista con Mark Volman dei Turtles, Ear Candy Magazine, agosto 2001)

    continua nella seconda parte
    https://www.youtube.com/watch?v=Qy76oepNzdM

  • Frank Zappa, Underground Freak Out Music + Freak Out Zilofone: freak & hippy, due mondi opposti

    Frank Zappa, Underground Freak Out Music + Freak Out Zilofone: freak & hippy, due mondi opposti

    Underground Freak-Out Music (You Can’t Do That On Stage Anymore, Vol. 5, 1992)

    Freak Out Zilofone (The MOFO Project/Object, 2006)

    Zappa una volta ha detto a un intervistatore che Freak Out è nato dopo che ha realizzato “registrazioni di ricerche sul comportamento di ragazzi di 17 anni in Ontario, California” e sembra proprio così.
    È un aspro commento sul mondo dei centri commerciali delle autostrade della California meridionale, la società che incoraggia il fiorire del cemento e del neon e sulle vittime della grossolana mega-crescita di Los Angeles: i giovani. (BAM, gennaio 1978)

    “Ascolterai ‘Freakout’ finché non ti uscirà dal culo” ha detto Frank sul palco celebrando il 10° anniversario dei Mothers a Chicago.
    “Oggi ‘Freakout’ mi sembra un mucchio di demo. Ma devi ricordare che i nostri primi tre album sono stati registrati su una macchina a quattro tracce. Allora non c’erano 16 tracce. L’amplificatore più grande che potevi comprare era il Vox Superbeatle: non avevano nemmeno i Marshall!”
    (Frank Zappa, New Musical Express, 25 maggio 1974)

    “Freak Out! è stato un grande album degli anni Sessanta e rimane attuale. L’idea era quella di mostrare una visione diversa della cultura americana. Se lo ascolti oggi, vedi che non è cambiato molto”.
    (“Talking with Frank” by Fabio Massari, Los Angeles/Sao Paulo, 1991)

    Numerosi critici musicali attribuiscono a Frank Zappa e ai Mothers of Invention la nascita del concept album. Si riferiscono all’album “Freak Out” pubblicato il 27 giugno 1966, che fu anche uno dei primi album doppi della storia ed il primo album d’esordio contenente 2 dischi.
    Il precursore del concept album è anche l’album d’esordio dei Mothers of Invention, band nata 2 anni prima dalle ceneri dei Soul Giants a cui si unì il chitarrista Frank Zappa.
    Da un’idea di Frank nasce il tema centrale di questo concept album: una visione satirica della moderna cultura americana da parte della cultura dei ‘fricchettoni’, gli anticonformisti, gli eccentrici, i tipi ‘strani’, i ‘mostri’.
    Il motivo per cui viene considerato il primo concept album della storia lo spiega proprio Zappa nella sua autobiografia “The Real Frank Zappa Book”:
    “Ogni canzone parlava di qualcosa in particolare. Non avevamo un singolo di punta a cui dover costruire attorno brani di riempimento. Ogni canzone aveva la sua funzione ed un messaggio satirico”.
    Con un totale di 14 brani, i due dischi che compongono l’album “Freak Out” hanno segnato la storia della musica.

    Il primo doppio album di debutto “Freak Out” includeva un intero lato, “Return of the Son of the Monster Magnet”, che era un omaggio a Edgar Varese. (The Washington Post, 7 dicembre 1993)

    I suoi primi album, a partire dal 1966 con “Freak Out” e “Absolutely Free”, furono acquistati più per curiosità che per quello che dicevano; qualcosa con cui terrorizzare i genitori. Frank si è impegnato a indirizzare le persone verso l’auto-riflessione e la consapevolezza del loro ambiente.
    Canzoni come “Plastic People”, “America Drinks and Goes Home”, “I’m Losing Status At The High School” erano alcuni dei suoi numeri più noti di orientamento sociologico. (The Echo, aprile 1970)

    “Ho portato Freak Out! di Frank Zappa in Inghilterra e l’ho suonato ai Beatles. Mi hanno detto, ‘Wow! Da dove viene, amico? È incredibile!’ Non vedevano l’ora di incontrarlo. Quindi ho fatto un sacco di spedizioni avanti e indietro, cercando di coinvolgere le persone”. (Eric Burdon)

    I Beatles erano certamente a conoscenza dell’album Freak-Out dei Mothers quando stavano progettando Sgt. Pepper. (IT, 9-24 aprile 1970)

    “Freaking Out (andare fuori di testa) è un processo in base al quale un individuo abbandona gli standard di pensiero, abbigliamento ed etichetta sociale antiquati e restrittivi per esprimere in modo creativo la sua relazione con l’ambiente circostante e la struttura sociale nel suo insieme” (Frank Zappa)

    “Gli hippy indossavano una specie di uniforme, avevano un uso uniforme della lingua e una mentalità da gregge. I freak erano più individualisti. (Frank Zappa, Humo, dicembre 1993)

    “Odiavo gli hippy. Per me erano un’altra manifestazione del conformismo nordamericano, della tendenza a raggrupparsi in tribù che accettano un vangelo che li fa sentire superiori agli altri. La mia gente erano i “freaks”, i mutanti che avevano uno stile individuale che li separava radicalmente dal resto della comunità. “Freaks” in senso fisico, sessuale o mentale, emarginati per necessità, non per seguire l’ideologia alla moda”.
    (Frank Zappa, El Europeo, maggio 1990)

    “C’è una differenza tra freak e hippy. Agli hippy non importa davvero che aspetto hanno, ai freak importa moltissimo. La loro confezione e la costruzione dell’immagine sono una parte molto importante del loro stile di vita. L’aspetto di un gruppo è collegato alla musica nello stesso modo in cui la copertina di un album è collegata al disco. Dà un indizio di cosa c’è dentro.”. (Frank Zappa)

  • Frank Zappa, Farther O’Blivion: 3 versions, review, meaning

    Frank Zappa, Farther O’Blivion: 3 versions, review, meaning

    Farther O’Blivion – 24 giugno 1973 – Sydney, AU (SBD) Horden Pavillion, Sydney, Australia

    Guitar, Vocals – Frank Zappa
    Violin – Jean Luc Ponty
    Bass – Tom Fowler
    Drums – Ralph Humphrey
    Keyboards – George Duke
    Percussion – Ruth Underwood
    Saxophone – Bruce Fowler Trumpet – Ian Underwood, Sal Marquez

    Farther O’Blivion (dall’album Imaginary Diseases contenente materiale tratto dal Petit Wazoo tour, 1972)

    Farther O’Blivion (dall’album Piquantique-Stockholm, 1973, Rhino 1991)

    FZ: guitar, vocals
    Jean-Luc Ponty: violin
    George Duke: keyboards
    Ian Underwood: woodwinds, synthesizer
    Ruth Underwood: percussion
    Bruce Fowler: trombone
    Tom Fowler: bass
    Ralph Humphrey: drums

    “Farther O’Blivion” è l’ultima parte di una suite in quattro parti intitolata “Don’t Eat the Yellow Snow”, che include anche “Nanook Rubs It” e “Saint Alfonzo’s Pancake Breakfast”. Questi brani apparvero tutti sull’LP Apostrophe del 1974.
    Mentre “fai il funky Alfonzo”, ti viene raccontata la storia di Padre O’Blivion (ricorda, è tutto un sogno!). Un folletto gli ha fatto una sega, la sera prima della raccolta fondi per la colazione con i pancake. Lo trasforma in un fanatico del sesso o qualcosa del genere, mentre la canzone passa da un rock frenetico a una soleggiata festa latina.
    L’ultimo verso, “Buongiorno, vostra altezza/Ooo-ooo-ooo/ti ho portato le tue racchette da neve”, è un tentativo intenzionalmente debole di girare la suite su se stessa e stabilizzarla facendo riferimento alla prima parte della suite.
    Nella versione in studio il pezzo, a questo punto, svanisce. Dal vivo, gli è stato dato un finale adeguato.
    La registrazione del 1979 inclusa in You Can’t Do That on Stage Anymore, vol. 1 presenta un finale lungo e roboante.
    “Father O’Blivion” sembra essere antecedente alla suite, poiché fu presentata per la prima volta nel 1972. Questa proto-versione si trova in You Can’t Do That on Stage Anymore, vol. 6.
    “St. Alfonzo’s Pancake Breakfast” e “Farther O’Blivion” costituiscono un’entità relativamente indipendente nella suite e sono stati eseguiti in questo modo da cover band (come la Bohuslan Big Band).
    Come in gran parte della musica di Zappa, questo brano combina elementi di umorismo, commento sociale e sperimentazione musicale, rendendolo un’opera d’arte ricca e stratificata.
    Il verso di apertura, “Join the march and eat my starch”, è il tipico gioco di parole che crea una frase nonsense ma orecchiabile. Può essere interpretato come un commento sul conformismo e sul seguire ciecamente le norme della società. Il seguito, “unirsi alla marcia”, implica l’assecondare la folla senza pensare criticamente alle proprie azioni.
    Un significato simbolico più profondo suggerisce la natura transitoria della vita, il concetto di oblio e il suo ruolo che gioca nelle nostre vite. Zappa accompagna gli ascoltatori in un viaggio, svelando i misteri che circondano l’idea del nulla. I testi descrivono un personaggio noto come Padre O’Blivion, che sembra personificare il vuoto e l’insignificanza che possono permeare le nostre vite. E’ il terrore esistenziale e l’incertezza che molti individui sperimentano. Esplora la ricerca umana di uno scopo, la ricerca di un significato in un universo indifferente.
    La frase “Nessuno sa di cosa si tratta veramente” sottolinea l’ambiguità e il mistero dello scopo della vita. Anche se gli individui possono avere le proprie interpretazioni e convinzioni, la verità ultima rimane sfuggente e inconoscibile.