Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • Frank Zappa’s Style 22: octave bass, bass strings, puzzle, the grand œuvre (sphere), dada, more

    Uncle Meat – FZ & The Mothers of Invention (Live ad Appleton, 23 maggio 1969)

    In copertina un disegno di Jim Mahfood

    Cos’è un “Octave bass” (usato su Hot Rats)?

    “È un basso che è stato accelerato di un’ottava per portarlo all’estensione della chitarra. Accelerarlo non solo cambia la velocità con cui suoni le note, ma cambia l’inviluppo delle note e dà un attacco più incisivo. E sai come suonerà un basso per molto tempo? Ti dà un diverso tipo di sostegno; il sustain esce un’ottava più alta”.

    Su quali scale lavori?

    “I miei assoli sono ritmicamente influenzati dal parlato; armonicamente sono orientati pentatonici o poliscala e c’è la modalità Mixolydian, che uso molto”.

    Ci sono canzoni in cui hai registrato più di una semplice traccia ritmica e solista?

    “Sì, “Po-Jama People” (One Size Fits All), “Filthy Habits” (Zoot Allures) ha cinque parti di chitarra, alcune cose con più parti di chitarra in We’re Only in It for the Money e Uncle Meat”.

    (FZ, Guitar Player, gennaio 1977)

    Sei uno dei pochi chitarristi che sfruttano al massimo le corde gravi. Esegui molti suoni armonici estremamente ricchi sulle corde gravi. Cosa c’è dietro a questo tipo di suono?

    “Tutto quello che c’è da fare è toccare la corda Mi [basso] proprio al tasto Sol, e via. Ci sono quattro o cinque armonici in quel piccolo intervallo tra il tasto Fa e il tasto Sol diesis – punti diversi lì ti permetteranno di ottenere cose strane. La stessa cosa succederà sulla corda La e su tutte le altre corde avvolte”.

    Molti chitarristi rock sembrano più interessati a stridere sulle corde alte.

    “Penso che gran parte dei chitarristi tenda a suonare nello stesso modo in cui parla. Visto che io non sono un gran ‘fischiatore’ ma un baritono, suonare sulle corde basse è più in sintonia con la mia realtà”.

    (FZ, Guitar World, dicembre 2003 – intervista a Frank Zappa del 1988 condotta da Alan di Perna)

    “Ciò che so fare meglio con la chitarra richiede un accompagnamento. Non posso sedermi e suonare accordi e linee allo stesso tempo su una chitarra – come un chitarrista classico – e farne qualcosa di musicalmente coerente. Faccio o l’uno o l’altro, non contemporaneamente. Non ho la coordinazione per strimpellare accordi e cantare simultaneamente. Non riesco proprio a farlo. Ho un’estensione vocale di circa un’ottava. Quindi, in realtà, sono piuttosto limitato in questo senso. Se dovessi andare in tournée o altrove, l’unica cosa che potrei fare da solo sarebbe tenere una lezione. Ho ricevuto offerte per tenere lezioni”.

    (FZ, High Times, marzo 1980)

    Con oltre nove ore di materiale registrato, Zappa ha creato un puzzle che eguaglia quello di Burroughs (nella scrittura) e Warhol (nel film).

    Nel tentativo di guardare al suo lavoro, è un errore prendere ogni album solo come qualcosa di individuale. Ogni pezzo di lavoro registrato si adatta (non sempre perfettamente) ai pezzi precedenti così come a quelli che non sono ancora stati scritti, figuriamoci registrati.

    Ci sono canzoni in un album che riappaiono circa un anno dopo in uno nuovo in una forma diversa. Le cose si incastrano l’una nell’altra per un certo numero di anni. Ci sono anche ri-riferimenti. Burroughs li chiama “ritagli”; Zappa, per quanto ne so, non ha un nome particolare per questo. Qualche anno fa, Barry Miles scrisse su IT riferendosi a Zappa come a un vecchio alchimista perché si concentrava su un solo problema e tentava di risolverlo esaminandolo in ogni modo possibile. Zappa è una di quelle persone uniche in grado di osservare oggettivamente il proprio ambiente, essendo consapevole della maggior parte delle forze musicali che lavorano su di lui e intorno a lui, filtrando tutto e ricostruendo la sua personale visione del mondo.

    (Muther Grumble, 2 febbraio 1972)

    Nessuno sa dove inizia e dove finisce la «grand œuvre» di Frank Zappa. L’unico modo per entrare in quella sfera è prendere a caso una canzone, un album, una nota o un testo e lasciare che la musica attraversi la parte più brutta del tuo corpo. Questo è ciò che dice il primo album «Freak Out»: devi dare di matto per entrare nella sfera!

    Ogni singola nota di un pezzo di Zappa rimanda ad un’altra, non importa quando sia stata scritta, non importa perché, non importa per chi….

    La sfera è tipicamente un’immagine del concetto AAFRNAA. Questa è la prova stessa che Zappa era sia dadaista che dadaista surrealista. Da un lato, secondo la continuità dadaista/concettuale, ogni singola cosa che ha fatto (musica, film, avvenimenti, ecc.) è stata pianificata come una causalità infinita. D’altronde, come facevano i surrealisti, tutto ciò che ha fatto o eseguito Zappa è stato registrato, datato, rintracciato, referenziato. È come se volesse catturare e trattenere la perfezione del momento presente.

    (ZAPPA’S MUSIC IS A SPHERE – Guillaume Dauzou & Sabrina Bergamin)

  • I due cappelli da giullare di Frank Zappa

    Frank Zappa al concerto di The Yellow Shark
    cappello da giullare carnevalesco prodotto in Germania

    Il primo cappello lo avevo già individuato osservando alcune foto scattate durante il concerto di The Yellow Shark. L’ho confrontato con un cappello da giullare carnevalesco prodotto in Germania che, probabilmente, l’ha ispirato personalizzando il suo (sicuramente, l’ha fatto realizzare su misura).

    cappello da giullare venduto all'asta Julien's Auction

    Il secondo cappello l’ho scoperto curiosando tra gli oggetti venduti all’asta Julien’s Auction. Un cappello da giullare multicolore in pelle scamosciata e pelle con borchie metalliche indossato da Frank Zappa in un ritratto.

    Il cappello è impreziosito da borchie metalliche e applicazioni in pelle, una delle quali raffigura un volto disegnato da Robert James Davis.

    https://bid.juliensauctions.com/lot-details/index/catalog/200/lot/85218/FRANK-ZAPPA-WORN-JESTER-HAT?url=%2Fsearch%3Fpage%3D5%26key%3DFrank%2BZappa%26xclosed%3D0&fbclid=IwY2xjawLs_ghleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFLR3JVbDBQZzQ4VnBEMmtPAR7psu6ARe1MfcB-x7Z3cxlnvtDWkwqPE3e3CGdS4kxErlCivw_WMxv3bBt42A_aem_v24h07KjzfpAgTmRh_B9QQ

    Frank Zappa, il genio travestito da joker

    Il cappello da giullare rappresentava bene il suo ruolo artistico.

    Frank Zappa, il genio travestito da joker, ha unito la musica colta a quella popolare. Nel mondo di Zappa i confini tra musica colta e popolare sono completamente aboliti nel nome di un’assoluta libertà creativa.

    I giullari, facendo i cantastorie, i buffoni e i giocolieri, divennero il maggior elemento di unione tra la letteratura colta e quella popolare.

    Erano guardati con sospetto dalla Chiesa cattolica che ne condannava il modello di vita e i canti.

    Considerati i primi veri professionisti delle lettere (in quanto vivevano della loro arte), i giullari ebbero una funzione molto importante nella diffusione di notizie, idee, forme di spettacolo e di intrattenimento vario. Svolgevano la loro attività in diversi modi e si servivano delle tecniche più disparate, dalla parola alla mimica fino alla musica.

  • Frank Zappa: circa 500 composizioni su Synclavier nel 1988

    Frank Zappa e le composizioni su Synclavier
    LEAD Technologies Inc. V1.01

    “Ho tonnellate di composizioni realizzate su Synclavier. Ci lavoro ogni sera. L’orario del Synclavier è di solito dalle 23:00 alle 7:00 del mattino. Ci sono forse 500 composizioni su floppy disk. Ci lavoro a caso finché non sono finite”.

    (FZ, Guitar World, dicembre 2003 – intervista del 1988 condotta da Alan di Perna)

    NOTE: tutto questo Frank Zappa lo diceva nel 1988. Abbiamo idea di quanto materiale realizzato su Synclavier possa essere recuperato nel Vault gestito oggi dalla UMG?

  • Frank Zappa: stile senza compromessi

    Frank Zappa, stile senza compromessi

    “C’è un’intera sottostruttura di quella che chiamano musica pop, che è l’heavy metal, in cui la chitarra domina e questo non cambierà mai. È uno stile che probabilmente ci accompagnerà finché l’inferno non gelerà, per usare un termine rock and roll. Ma se parliamo di Whitney Houston, di quell’altro tipo di musica pop, cercano di tenere fuori gli elementi blasfemi. Non c’è niente di AOR o MOR in una chitarra fuzz. Cercano di rendere l’orchestrazione di quelle canzoni il più neutrale e confortevole possibile. Penso che il pubblico venga, in una certa misura, ingannato da ciò che viene trasmesso. Perché ciò che viene trasmesso non è necessariamente un’indicazione accurata di ciò che le persone scrivono o registrano. Ciò che, di solito, passa alla radio è il prodotto più banale che ogni casa discografica riesca a mettere insieme. Negli Stati Uniti, la radio è davvero un imbarazzo culturale. L’unica radio creativa che puoi ascoltare è quella che chiamano radio shock, dove la gente parla e inventa cose. C’è una piccola scintilla di creatività lì. Ma la maggior parte della musica trasmessa è dannosa per la salute mentale degli ascoltatori. Le radio sono formattate così, anche quelle universitarie, perché tutti vogliono fare il salto di qualità riguardo all’orientamento alla carriera. Tutti guardano l’orologio e pensano alla pensione dimenticando quanto sia divertente suonare. E’ questo il problema. Se tutti i musicisti amassero la musica così tanto da suonarla a prescindere da tutto, allora tutti i dischi sarebbero fantastici e ciò che verrebbe trasmesso in radio sarebbe meraviglioso. Ma la radio ci sta mostrando che la gente non ama la musica così tanto, ma ha un’idea fantastica di come dovrebbe andare la propria carriera. È un po’ triste, un po’ noioso e un po’ vero… Gli anni Settanta mi sono rimasti impressi come gli anni in cui è stato inventato il rock aziendale. La gente ha deciso che quello sarebbe stato l’unico tipo di rock che la razza umana avrebbe mai sentito da allora fino alla fine dei tempi. A parte le band heavy metal, che stavano realizzando la loro visione di bellezza. Ma poi anche quella è diventata praticamente una formula. L’heavy metal ha subito un vero declino con l’arrivo dei video. Da allora, non era tanto importante quanto sapevi suonare ma quanto potevi risultare imponente davanti a una telecamera. Il membro più importante di ogni band heavy metal è il parrucchiere, l’eroe non celebrato del rock and roll… Il metal esiste da un sacco di tempo. Ricordo un tempo in cui la gente non lo vedeva di buon occhio, parlo dei primi Black Sabbath e roba del genere. Quando dico “gente” mi riferisco ai critici rock e al tipo di persone che pensano di sapere. Ma a chi comprava i biglietti per i concerti piaceva sempre, anche se non veniva trasmesso alla radio. Non credo che Ozzy finirà in miseria tanto presto…”.

    “Quello che faccio non può adattarsi ad un format aziendale. E a meno che non ci sia un miracolo evolutivo a livello di trasmissione radiofonica, nessuno ascolterà mai queste canzoni alla radio. Di certo, MTV non trasmetterebbe mai un video fatto da me”.

    (FZ, Guitar World, dicembre 2003 – intervista a Frank Zappa del 1988 condotta da Alan di Perna)

  • Frank Zappa e le corde gravi

    Frank Zappa e le corde gravi

    Sei uno dei pochi chitarristi che sfruttano al massimo le corde gravi. Esegui molti suoni armonici estremamente ricchi sulle corde gravi. Cosa c’è dietro a questo tipo di suono?

    “Tutto quello che c’è da fare è toccare la corda Mi [basso] proprio al tasto Sol, e via. Ci sono quattro o cinque armonici in quel piccolo intervallo tra il tasto Fa e il tasto Sol diesis – punti diversi lì ti permetteranno di ottenere cose strane. La stessa cosa succederà sulla corda La e su tutte le altre corde avvolte”.

    Molti chitarristi rock sembrano più interessati a stridere sulle corde alte.

    “Penso che gran parte dei chitarristi tenda a suonare nello stesso modo in cui parla. Visto che io non sono un gran ‘fischiatore’ ma un baritono, suonare sulle corde basse è più in sintonia con la mia realtà”.

    (Guitar World, dicembre 2003 – intervista a Frank Zappa del 1988 condotta da Alan di Perna)

  • Il postumo Frank Zappa parla con Bob Marshall (1994)

    Intervista a Frank Zappa dall'Aldilà

    Estratti dall’intervista speciale a FZ intitolata Posthumous Frank Zappa Talks To Bob Marshall” suddivisa in 3 parti datate rispettivamente 29 settembre 1994, 3 ottobre 1994 e 15 ottobre 1994, pubblicata su Flipside 101, aprile/maggio 1996. E’ stata condotta da Bob Marshall attraverso il medium Michael Black Read, il quale ha ‘canalizzato’ gli Evergreens (da 6.500 a 7.000 entità che funzionano da filtro nel contatto con Frank).

    https://ionandbob.blogspot.com/2018/06/the-evergreens-posthumous-frank-zappa.html

    “Vorrei essere di nuovo un musicista in un’altra vita ma non lo sarò nelle prossime vite che vedo”.

    (FZ, dall’intervista “Il postumo Frank Zappa parla con Bob Marshall”, Parte 1-29 settembre 1994)

    Bob Marshall: “Nel 1972 hai dichiarato:

    ‘Credo che la sostanza di base dell’universo sia nella forma delle onde, non delle particelle subatomiche. Se le due componenti dell’universo (le onde e il tempo) sono effettivamente una e se un’onda è uguale a un’onda, tutto il tempo è uguale a tutto l’altro tempo e non andrai da nessuna parte perché ci sei già stato. Osservando tutto questo meccanismo da lontano, sarebbe solo un oggetto solido’.

    Ho incontrato un uomo di nome Irving Dardik che sta sviluppando un’intera teoria della fisica basata sull’idea che tutto ondeggia, che la realtà è fatta di onde che ondeggiano. Mia moglie, coinvolta nel lavoro con lui, quando ha letto la citazione di Zappa, ha detto che è quello che sta dicendo Irving Dardik. Gli Evergreens direbbero che Dardik avrà un’influenza sul pensiero della fisica in futuro?


    Evergreens: “E’ un’onda sull’onda sull’onda sull’onda sull’onda sull’onda sull’onda sull’onda. E’ la visione del Tempo… è una curva a S. Ti avvicini alla curva a S e scopri che c’è un’altra curva a S all’interno di quella. C’è un’altra curva a S in questa. C’è un’altra curva a S in questa. È un tempo frattale.


    Bob Marshall: “Dardik è vicino a quell’idea, vero?”.

    Evergreen: “Sì”.


    Bob Marshall: “Ora, Frank, ci stavi pensando quando ne parlavi vent’anni fa?”.

    FZ: “Ho considerato il tempo più come un’onda perché aveva più senso come onda che come particella… Il tempo è stato creato per impedire che tutte le cose accadano in una volta… Tutto esiste. L’ho scoperto ora che sono qui… La teoria di Dardik sarà legata alla fisica quantistica in misura maggiore di qualsiasi altra. Scoprirete che questa onda (impressa sull’onda impressa sull’onda impressa sull’onda…) dà la risposta in varie aree della fisica quantistica che non sono state trovate in questo momento.


    Bob Marshall: “Questo si riferisce alla riscoperta della risonanza atlantidea?”.

    FZ: “Sì”.


    (FZ, dall’intervista “Il postumo Frank Zappa parla con Bob Marshall”, Parte 1-29 settembre 1994)

    Bob Marshall: “Hai dedicato la tua autobiografia a Stephen Hawking. Sei stato influenzato da Hawking quando hai parlato con me dell’idea del tempo? Voglio dire, abbiamo avuto il colloquio nell’ottobre ’88. Il libro fu terminato nell’agosto ’88. Sei venuto a conoscenza di Hawking più tardi, all’inizio dell’89, per dedicare il libro?”.


    Frank: “Certo, mi ha influenzato”.


    Bob Marshall: “Hai letto il suo lavoro prima che facessimo la nostra intervista nell’88?”.


    Frank: “Sì”.


    Bob Marshall: “Nella nostra intervista, dici che uno scienziato un giorno dimostrerà le tue idee sul Tempo – che tutto sta accadendo tutto in una volta, allo stesso tempo. E’ lui lo scienziato che lo dimostrerà?”.


    Frank: “In parte, ma c’è dell’altro in arrivo”.


    (FZ, dall’intervista “Il postumo Frank Zappa parla con Bob Marshall”, Parte 1-29 settembre 1994)

    Evergreens: “Varese ha evidenziato che da ciò che ha fatto lui a ciò che ha fatto Zappa c’era una progressione. Ora, la discussione tra i due è: quanta influenza ha un compositore su un altro compositore? Quanto incide questa influenza su un compositore? Il punto di Zappa è che la musica stessa diventa derivata, una tortuosità che perpetua uno stile particolare finché qualcuno non esce dagli schemi. Varese è d’accordo con questo ma la discussione tra i due è: rompere gli schemi significa che è opposto a ciò che già esiste e inizia qualcosa di nuovo? O che, essendo opposto a ciò che già esiste, è stato creato dal ciclo tortuoso? Dov’è allora la creatività di un compositore? Come si può distinguere tra ciclo esistente ed inizio di un nuovo ciclo? Cos’è l’originale e cosa è il derivato? Questo pensiero ha seguito la mente di Zappa per anni. Ma ora ha la possibilità di lavorare e interagire con Varese in modo che ci sia un dialogo. Altri sono coinvolti in questo, specialmente quei sostenitori di Stravinsky, Prokofiev, per quanto riguarda la dissonanza culturale. Anche l’individuo Adolphe Sax, l’inventore del sassofono, ha voce in capitolo. Dice che voleva un suono particolare che non fosse prodotto da altri strumenti e che avesse il suono più rotondo e più ronzante in contrasto con il suono più acuto di una tromba o il suono dei legni. La creazione di questo strumento ha causato polemiche perché era uno strumento nuovo. In precedenza, non veniva considerato uno strumento per uso orchestrale. Era considerato un intruso.


    Bob Marshall: Come il sassofono, Zappa ha introdotto un nuovo ambiente?


    Evergreens: “Sì. Ora, ciò che Zappa sta sottolineando è fino a che punto può arrivare la dissonanza. Perché ciò che un’epoca considera risonante, un’altra epoca considera dissonante, specialmente un’era futura, in quanto il sassofono suonato per la prima volta veniva percepito dalle orecchie spesso come dissonante con quello a cui erano state abituate. Il suono del sassofono era per coloro che lo percepivano come un suono squillante. Non aveva il suono controllato. Zappa sottolinea che la musica stessa era controllata dallo strumento. L’introduzione di nuovi strumenti può produrre nuova musica. La nuova musica può produrre nuovi strumenti. Sono gli strumenti che alterano la direzione della musica, e ciò che appare dissonante alla fine comincia ad apparire risonante”.


    Bob Marshall: “Per me, in questo caso, Frank sta applicando il concetto di figura/suolo di Marshall McLuhan in relazione alle nuove tecnologie musicali”.


    Evergreens: “Sì”.

    (FZ, dall’intervista “Il postumo Frank Zappa parla con Bob Marshall”, Parte 2, 3 ottobre 1994)

  • Blood on the Canvas: the Frank Zappa & Eric Bogosian tape, recorded and never released, why?

    Intervista radiofonica con Eric Bogosian e Frank Zappa dell’11 luglio 1986 condotta da Greg Fitzgerald della WGBH, Boston

    Grazie ad uno short pubblicato su @BOBONZAPPA, il canale YouTube del ricercatore Bob Dobbs, ho scoperto il progetto Blood on the Canvas. Ringrazio Bob Dobbs per questo short

    Registrato su cassetta all’UMRK nel 1986, “Blood on the Canvas” viene descritto da Patricia A. Dreyfus (Money magazine, settembre 1986) come “una satira sullo spettacolo, una commedia musicale sulla castrazione e la morte sul palco”.

    Blood on the Canvas è stato scritto da Frank Zappa ed Eric Bogosian con musiche per Synclavier di Zappa. Fu eseguito da Eric Bogosian e prodotto/diretto da Zappa.

    Nel corso dell’intervista di Patricia A. Dreyfus, Frank Zappa con un luccichio diabolico negli occhi dichiarò: “Probabilmente, è la cosa più blasfema che qualcuno abbia mai sentito”.

    Blasfema? Avendo letto i testi delle varie tracce della cassetta pubblicati su Wiki Jawaka direi di sì. Il linguaggio non è semplicemente provocatorio ma esplicito, i testi seguono fedelmente la storia. Una storia oltraggiosa e irriverente. Tra i vari personaggi, troviamo un regista porno, un vecchio ebreo, un cristiano, prostitute, fumatori di crack, ubriaconi, pusher, fondamentalisti e… un artista performativo.

    Cosa intende Frank per ‘artista performativo’? Un artista disposto a tutto, ma proprio a tutto pur di ottenere una parte e sperare nel successo.

    “Se vuoi essere nello show business, devi dare il massimo; devi andare fino in fondo”. L’attore, in tutta la storia, deve essere disposto a tutto, anche a farsi evirare o a morire sul palco.

    “Ti paghiamo per morire. Abbiamo sbrigato tutte le pratiche con i sindacati, pagato la P&W; abbiamo fatto tutto noi…” dice Bobby all’attore Tony.

    Attore, comico, drammaturgo, sceneggiatore e romanziere statunitense, noto per i suoi monologhi teatrali, Eric Bogosian raccontò di questa sua esperienza con Zappa in un’intervista. Il progetto fu commissionato dal Los Angeles Museum of Contemporary Art. Avrebbe dovuto essere disponibile su cassetta presso la libreria del museo ma, dopo l’anteprima, lo stesso museo che richiese l’opera alla fine la bandì.

    Non si ha notizia di alcuna copia distribuita: l’intero programma era accompagnato da un avviso sul contenuto linguistico e si consigliava ‘discrezione’.

    “Frank e io abbiamo registrato il nastro nel 1986 nel suo studio sulle colline di Hollywood. Ho scritto ed eseguito tutto (tranne la musica). Frank ha curato e prodotto il mio materiale. A fine lavoro, Frank voleva controllarne i diritti d’autore. Quando morì, gli eredi di Frank hanno continuato a volerne il controllo totale. Mi sono offerto di condividere i diritti d’autore e non sono interessati. Adoro il pezzo e mi piacerebbe che la gente lo ascoltasse, soprattutto i fan di Zappa”. (Eric Bogosian)

    Bob Stone ha affermato che il pezzo radiofonico Blood on the Canvas non è mai stato pubblicato perché “la versione che ho sentito prevedeva una disputa sulla partecipazione ai diritti d’autore. Eric voleva più di quanto Frank fosse disposto a concedere per la sua partecipazione”. (Museo di Arte Contemporanea di Los Angeles)

    “E’ stato fantastico lavorare con Frank Zappa, mi sentivo imparentato con lui a livello psichico. Zappa aveva plasmato la mia mente adolescenziale con un certo cinismo e un certo senso dell’umorismo. Negli anni Sessanta, furono MAD Magazine e Frank Zappa a dirmi come avrei dovuto pensare al mondo… All’epoca, era molto coinvolto nella questione dei Dead Kennedys perché erano stati censurati. Voleva realizzare una cassetta che sostanzialmente doveva essere censurata. Nessuno la trasmetteva mai alla radio tranne che a Boston. Avevamo un accordo con il Museum of Modern Art di Los Angeles per un’edizione limitata di 10.000 copie”.

    (Eric Bogosian intervistato dal regista Richard Linklater,The Austin Chronicle, novembre 1995)

    Blood on the Canvas

    Lato A

    1. Bobby, This is Tony
    2. Cue 1
    3. WXTC
    4. Massaggio Galore (BOTC)
    5. Cue 2
    6. It’s the Eighties
    7. Cue 3
    8. Get The Makeup
    9. Cue 4
    10. I Can Get Us In
    11. Cue 5
    12. I’m Going To Have To Put You On Medication
    13. Cue 6
    14. We’re Gonna Kill Ya
    15. Cue 7
    16. Chewin’ On The Wires
    17. Reagan At Bitburg (BOTC)

    Lato B

    Intervista radiofonica con Eric Bogosian e Frank Zappa dell’11 luglio 1986 condotta da Greg Fitzgerald della WGBH, Boston, prodotta in collaborazione con il LA Museum of Contemporary Art.

    La serie di tracce ‘Cue’ include brani strumentali. Massaggio Galore è la stessa di Jazz from Hell ma sfuma dopo circa un minuto.

  • Frank Zappa: Blood on the Canvas by Patricia A. Dreyfus, Money Magazine, Sept. 1986

    Il rocker iconoclasta Frank Zappa divenne famoso nel 1967 quando fu fotografato seduto sul water. Ancora oggi, Zappa si diletta ad oltraggiare la borghesia. La sua ultima fatica, in collaborazione con il monologhista Eric Bogosian, è una satira sullo spettacolo intitolata Blood on the Canvas. Può essere descritta come una commedia musicale sulla castrazione e la morte sul palco.

    “È probabilmente la cosa più blasfema che si sia mai sentita” esulta Zappa con un luccichio diabolico negli occhi castano-neri…

    (Patricia A. Dreyfus, Money Magazine, settembre 1986)

  • THE BAR (Dupree’s Paradise): xenochrony with music by Frank Zappa & George Gershwin

    xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa e George Gershwin

    Per questa xenocronia ho utilizzato i seguenti brani: Dupree’s Paradise

    • Live Solliden, Stoccolma, Svezia, 21 agosto 1973
    • Live Cheaper Than Cheep, 21 giugno 1974
    • Live Berkeley Community Theatre, 16 febbraio 1974
    • Live Helsinki, Finlandia 1974, You Can’t Do That On Stage Anymore, Vol. 2 – The Helsinki Concert
    • Live 1988, Make A Jazz Noise Here
    • An American in Paris (George Gershwin)
    • Rhapsody in Blue (George Gershwin)
    • Summertime (George Gershwin).

    Le immagini lievemente rallentate dello storico Live a Solliden (Stoccolma) del 21 agosto 1973 non sono sincronizzate con la xenocronia.

    “Dupree’s Paradise è il nome di un bar a Watts dove andavamo per le jam session delle 6 del mattino”. (Frank Zappa, International Herald Tribune, 10 gennaio 1984)

    In effetti, la lunga suite polimetrica Dupree’s Paradise di Frank Zappa è ispirata ad una caotica jam session mattutina in un bar sull’Avalon Boulevard a Watts, Los Angeles, di una domenica del 1964. Catturando l’atmosfera di questa scena, il brano presenta un gruppo eterogeneo di personaggi tra cui ubriaconi, musicisti, degenerati e poliziotti, il tutto sullo sfondo della cultura beatnik. Zappa combina elementi come ritmi derivati da modelli linguistici e stili musicali che ricordano George Gershwin e il serialismo.

    In lingua inglese, il termine ‘bar’ non si riferisce soltanto al classico locale dove recarsi per gustare un caffè o consumare cibo e bevande a tutte le ore. Nel linguaggio musicale, ‘bar’ si traduce in ‘barra, battuta, misura’ che contiene un certo numero di note e pause. In origine, il termine inglese ‘bar’ indicava, oltretutto, la sbarra o bancone che separa il barista dai clienti.

    Il tour di debutto del brano risale a febbraio/luglio 1973 durante cui emergono due talenti: George Duke alle tastiere e Jean-Luc Ponty al violino elettrico, protagonisti di storici assoli insieme all’impressionante trombone di Bruce Fowler ed agli inconfondibili assoli di Frank Zappa con alle percussioni una Ruth Underwood in gran forma.

    Dupree’s Paradise appare in diversi album per altrettante versioni:

    Over-Nite Sensation 50th Anniversary Super Deluxe Edition, Piquantique e Unmitigated Audacity (BTB 1),

    Road Tapes Venue 2,

    Halloween 73,

    The Roxy Performances,

    Roxy By Proxy,

    Apostrophe (‘) 50th Anniversary Edition,

    Zappa/Erie,

    Cheaper Thank Cheep,

    You Can’t Do That On Stage Anymore Vol. 2 e Vol. 5,

    Studio Tan (Lather),

    The Perfect Stranger,

    Strictly Genteel,

    Make A Jazz Noise Here.

    “Zappa è, in qualche modo, il Gershwin del rock alternativo, rappresenta la capacità di usare tutto nella stessa maniera.

    (Gino Castaldo, critico musicale, Mangiare Musica giugno 1994)

    “Mi piace pensare la musica come una scienza emozionale”. (George Gershwin)

    Il compositore, pianista e direttore d’orchestra statunitense Jacob Gershowitz (in arte George Gershwin, 1898/1937) è ritenuto l’iniziatore del musical americano.

    Le sue composizioni combinano la musica classica con le sonorità tipiche della musica popolare (in particolare, del jazz). Un grande punto in comune con Frank Zappa.

    La principale innovazione di Gershwin sta nel fondere elementi classici (schema rigido, perfezione nello stile, ecc.) con ritmi e melodie jazz fortemente radicate nella musica nera americana.

    Iniziò a suonare il piano senza metodo all’età di 10 anni. Prese lezioni di pianoforte per due anni in modo dilettantistico: cercava di riprodurre le melodie ascoltate ai concerti per orchestra e studiava per suo conto il metodo classico dei grandi maestri europei.

    Insieme a suo fratello Ira, nel 1928 George Gershwin si recò a Parigi per dedicarsi allo studio della composizione. Diversi compositori, tra cui Maurice Ravel, si rifiutarono di fargli da insegnanti. Temevano che il rigore della classicità potesse reprimere la sua propensione per il jazz.

    Gershwin fu fortemente influenzato dai compositori francesi del tardo XIX secolo come Debussy e Ravel ma anche da Igor Stravinskij e Arnold Schonberg. Un altro punto in comune con Zappa.

    The Guardian stabilì la sua appartenenza massonica insieme ad altri grandi del jazz come Glenn Miller, Paul Whiteman e Irving Berlin.

  • Absolutely Free, il libretto completo: parole e musica di Frank Zappa (1967)

    Absolutely Free: il libretto completo con tutte le parole sul disco

    ABSOLUTELY FREE – THE COMPLETE LIBRETTO

    ABSOLUTELY FREE – THE MOI AMERICAN PAGEANT

    Entrambi i libretti completi accompagnano la registrazione VERVE V/V6-5013 delle MOTHERS of INVENTION.

    Parole e musica di FRANK ZAPPA (1967)


    PREFAZIONE

    Secondo John Tasker Howard, la musica ha sempre mostrato in che modo le persone pensano e sentono. Probabilmente ha ragione. La musica delle MOTHERS rappresenta i sentimenti di quella che potrebbe essere descritta come LA VASTA MINORANZA. I sentimenti delle persone ai margini di tutto… quelle a cui non importa di essere IN o OUT… non importa di essere HIP, HEP, SWINGIN’ o ZORCH. Questo è il pubblico che le MOTHERS vogliono raggiungere… quei pochi che hanno dentro di sé il potere di causare o motivare il cambiamento sociale ma non l’hanno mai usato per un motivo o per l’altro. Se stai leggendo questo e lo capisci (anche se hai i capelli corti e guardi la TV 18 ore al giorno), è ora che tu capisca CHI e COSA SEI. È ora che tu capisca cosa significano le parole delle nostre canzoni.

    Questo album fu registrato la settimana prima del Giorno del Ringraziamento, nel novembre del 1966, a Los Angeles, presso i Sunset Highland Studios della TTG Inc., in una serie di 4 sessioni (circa 25 ore di studio). Fu editato e rimixato a New York City, presso gli MGM Studios, in 5 sessioni (circa 35 ore di studio) la settimana successiva. L’album fu finalmente pubblicato intorno al 26 maggio 1967… il motivo del ritardo? In parte a causa di questo libretto. Il piano originale era di includere nell’album i testi di questa brochure. La casa discografica tentò di censurare i testi e ne seguì una lunga e complessa discussione. Fummo costretti a realizzare questo prodotto.

    La musica in sé ha richiesto diversi anni di composizione (America Drinks & Goes Home è stata scritta nel 1964… la maggior parte degli altri segmenti sono stati scritti prima o subito dopo l’uscita di Freak Out! (il nostro primo album, nel 1966). Ci auguriamo che questo materiale vi aiuti ad apprezzare il nostro lavoro a un livello più personale.

    Grazie
    Frank Zappa per The Mothers of Invention

    INTRODUZIONE AL TESTO

    La seguente introduzione al testo di Absolutely Free è apparsa sul quotidiano underground britannico The International Times (Frank Zappa, “Mothers of Invention; The Lyrics Are Absolutely Free.” The International Times 18.1/6 – 31 agosto – 13 settembre 1967 – 10-12.):

    QUESTE sono le parole dei brani del nostro nuovo album “Absolutely Free”. Non si tratta di una ristampa del libretto originale pubblicato negli Stati Uniti per accompagnare questo disco. È un tentativo frettoloso di dare all’ascoltatore britannico la possibilità di comprendere più a fondo il messaggio insito nell’album.

    Pauline Butcher, segretaria personale, in una massacrante sessione di cinque ore, è stata sottoposta al terribile compito di tradurre le incomprensibili assurdità del nostro album in un formato che spero la maggior parte di voi possa comprendere.

    Alcuni termini, abbreviazioni ed espressioni colloquiali utilizzati nei testi potrebbero non essere familiari agli ascoltatori britannici. Oltre alle parole delle canzoni, questa versione speciale del libretto includerà brevi spiegazioni tecniche. (Frank Zappa)

    PLASTIC PEOPLE

    Gli stronzi insinceri che governano il Paese di quasi tutti sono persone di plastica. Riferimenti a Sunset Boulevard, Pandora’s Box, CIA e Laurel Canyon, tutti legati alle prime rivolte giovanili a Los Angeles l’anno scorso. (segue il testo)

    THE DUKE OF PRUNES

    The Duke of Prunes è una canzone d’amore surreale. L’immaginario sessuale eufemistico popolare nei brani country blues, con cui molti di voi potrebbero già avere familiarità, viene trasposto in questo particolare brano dal semplice “… me, suck me, till my eyes roll back baby” a “prune me, cheese me, go-kart…” o qualcosa del genere. Questa canzone è molto strana. (segue il testo)


    AMNESIA VIVACE

    Un affascinante duca cerca di rimorchiare due cheerleader in un parcheggio che lo colpiscono in faccia con una pietra, portando Amnesia a mormorare tra i denti: “Duca, duca, duca, duca… Prugne, prugne, prugne, prugne… È bello rivederti… Sarai la mia duchessa delle prugne, la mia duchessa delle prugne…”.

    THE DUKE REGAINS HIS CHOPS

    (segue il testo)

    CALL ANY VEGETABLE

    L’indizio migliore per questa canzone potrebbe risiedere nel fatto che le persone inattive in una società, le persone che non sono all’altezza delle proprie responsabilità sono verdure. Credo che queste persone, anche se inattive, apatiche o indifferenti, possano essere motivate verso un tipo di esistenza più utile. Credo che se chiami una verdura qualsiasi, questa ti risponderà. (segue il testo)

    INVOCATION & RITUAL DANCE OF THE YOUNG PUMPKIN

    La giovane zucca danza e suda attorno a una scrivania, portando all’Amnesia.

    SOFT SELL CONCLUSION AND ENDING

    (segue il testo)

    AMERICA DRINKS

    Su questo lato dell’album ci sono due versioni del testo. Questa versione che apre il secondo lato è, in effetti, un’astrazione (in anticipo) del testo che chiude il secondo lato. I versi iniziali di “One, two, buckle my shoe” e “doopie, doopie” derivano da un periodo chiamato “My Little Red Book”. (segue il testo)


    STATUS BACK BABY

    Status Back Baby è una canzone sulla giovane America acneica e sulle sue prove e tribolazioni quotidiane. È un peccato che molti giovani americani si preoccupino davvero di perdere il loro status al liceo. De Molay è un’organizzazione religiosa giovanile negli Stati Uniti. Una Pom Pom Girl è una ragazza che taglia strisce di carta crespa per tutta la settimana dopo la scuola per creare un oggetto noto come pom pom, ovvero una palla gonfia composta da strisce di carta crespa. Dopo aver creato il suo pom pom, andrà alla partita di football e salterà in aria con il suo pom pom in mano gridando, mentre lo fa, queste parole immortali: “Abbiamo una squadra che è sulla trave, davvero brava. Forza tigri, scuoiamole vive” oppure “Spingiamole indietro, spingiamole indietro. Ci piace, sissboombah”. Poi bevono birra e rimangono incinte nel retro dell’auto di qualcuno. (segue il testo)


    UNCLE BERNIE’S FARM

    Uncle Bernie’s Farm è una canzone sui giocattoli brutti e sulle persone che li producono. È implicita la possibilità che le persone che comprano i giocattoli brutti possano essere brutte quanto i giocattoli stessi.
    (segue il testo)

    SON OF SUZY CREAMCHEESE

    Son of Suzy Creamcheese è l’emozionante saga di una giovane groupie. Le sue azioni sono tutte motivate dal desiderio di essere sempre “in” (alla moda). Da qui l’abuso di droghe (perde la testa per l’assunzione di troppo acido), il furto della scorta nascosta di droga del fidanzato e la partenza da Los Angeles per una marcia di protesta a Berkeley. (segue il testo)


    BROWN SHOES DON’T MAKE IT

    Brown Shoes don’t make it è una canzone sulle persone che gestiscono il governo: creano leggi e ordinanze inique, forse inconsapevoli del fatto che le restrizioni che impongono ai giovani in una società sono il risultato delle loro frustrazioni sessuali nascoste. I vecchi sporcaccioni non hanno alcun diritto di governare il tuo Paese.
    (segue il testo)

    AMERICA DRINKS AND GOES HOME

    America Drinks And Goes Home è una parodia poco sottile del comportamento degli adulti nei cocktail bar di quartiere americani. L’umorismo è rivolto a:

    1. il tipo di musica che i tuoi genitori amano ascoltare;
    2. il modo in cui amano che venga eseguita (la mancanza di sincerità del cantante da night club nel suo discorso di chiusura agli alcolisti al bar);
    3. il modo in cui il pubblico persiste nel parlare a un livello superiore a quello della musica durante l’esecuzione (il che smentisce la loro mancanza di rispetto per l’arte e per chiunque sia coinvolto nell’esecuzione musicale)

    (segue il testo)