Come hai avuto l’opportunità di suonare con Frank? Mentre ero alla Berklee, la cosa importante a scuola era: chi può suonare “The Black Page” di Zappa? Un paio di anni prima, quando avevo 15 anni, avevo avuto il numero di telefono di Frank da un mio amico e chiamavo Frank una volta all’anno – non volevo esagerare – ma non riuscivo mai a contattarlo. Un giorno l’ho chiamato da Berklee e lui ha risposto al telefono! Sapevo che stava cercando alcune delle partiture di Edgar Varése difficili da trovare. La biblioteca pubblica di Boston li aveva, quindi ho detto che li avrei fotocopiati e glieli avrei inviati. Gli ho anche detto che suonavo la chitarra e lui ha detto di mandargli una cassetta. Il pensiero di mandargli una cassetta sembrava folle, perché sentivo che non avrei mai avuto la possibilità di suonare con lui, sembrava completamente fuori dalla mia portata. Ma gli ho mandato una cassetta e gli è piaciuta molto! Ho anche inviato la mia trascrizione di “The Black Page” e le partiture di Varése, e lui mi ha rispedito una copia del suo grafico per “The Black Page”, oltre a questa enorme colonna sonora per un suo pezzo intitolato “Mo and Herb’s Vacation che alla fine si trasformò in “The Second Movement of the Theme from Sinister Footwear”. Non potevo crederci: ricevo un pacco pieno di tutta questa roba da Frank, inclusa una nota scritta a mano che diceva: “Mandami una registrazione di te che suoni ‘The Black Page’ il più velocemente possibile”. (Steve Vai) (Guitar World, febbraio 1999)
“Sono sicuro che verrà un tempo in cui il compositore, dopo aver realizzato la sua partitura, la inserirà automaticamente in una macchina, che ne trasmetterà fedelmente il contenuto all’ascoltatore” (Edgard Varesè, New York Times, 06 Dicembre 1936)
45 anni dopo, Frank scopre il Synclavier e realizza la profezia del suo mentore. “Il compositore può presentare la propria idea nella forma più pura, permettendo al pubblico di ascoltare la MUSICA invece dei problemi di ego di un gruppo di musicisti a cui non frega un cazzo della composizione” (Frank Zappa, Zappa L’Autobiografia, 1989)
Frank Zappa viene definito uno dei più grandi geni musicali della seconda metà del secolo scorso. Perché? Questo saggio risponde tecnicamente alla domanda. Nonostante la sua natura istrionica, la sua ironia e le sue stranezze, Zappa ha composto musica ‘seria’, appartenente al mondo dell’Accademia. Frank è stato un musicista innovativo piuttosto che un rivoluzionario. Si può definire un neoclassicista, ha cercato la purezza dello stile, la proporzione dell’armonia. Il suo è un caos ordinato, una spontaneità controllata. Il saggio che linko di seguito risponde alla domanda “Perché Frank Zappa viene definito un genio della musica?” analizzando diversi aspetti della sua musica: – Melodia; – Armonia; – Tonalità; – Ritmo; – Trama; – Orchestrazione e forma. Frank Zappa è stato compositore, creatore, interprete, esecutore della sua musica.
Perché Zappa era tanto attratto da Varése? La risposta comprende diversi aspetti: – Desiderio di estirpare i sentimenti privati dall’arte e di raggiungere uno stile oggettivo; – Tentativo di evocare l’immaginario di una civiltà delle macchine; – Rifiuto dell’armonia tonale; – Interesse per il primitivismo attraverso la rivitalizzazione del ritmo e l’enfasi sugli strumenti percussivi; – Tentativo di riportare la musica alle sue fonti originarie e di plasmarla in forme architettoniche come puro suono.
(“Frank Zappa and the Enterprise of Serious Contemporary Music” by Peter Kountz, Popular Music & Society, vol. 4 No. 1, 1975) Peter Kountz è associato a Roosevelt University
Frank Zappa disse che “il jazz è musica per la disoccupazione” dopo aver fatto un tour jazz e aver visto Duke Ellington nel backstage mentre chiedeva al road manager un anticipo di dieci dollari. Certamente Frank non voleva far parte di quella scena musicale in difficoltà. La più grande influenza nella carriera di Zappa è stata la musica classica moderna, in particolare i compositori Stravinsky e Varèse. Quando ha ascoltato per la prima volta le registrazioni di “Ionization” e altre opere di Edgard Varèse, si è subito innamorato di questo strano stile di composizione, poteva relazionarsi con il tipo di mente che creava questi suoni. Questo lo ha portato a sperimentare con musiche e temi atonali, dissonanti, dodici solitari, discordanti. IONISATION (1929-31) fu uno dei primi lavori occidentali creati esclusivamente per percussioni. Zappa adorava questa prominenza percussiva; l’idea era nuova per lui. Questo particolare lavoro è stato uno dei migliori lavori di Varèse con cui fece la prima sperimentazione con le percussioni. AMERIQUES è stata la prima opera scritta a New York di Varèse dopo essersi trasferito negli Stati Uniti. Era un pezzo orchestrale che conteneva tracce di Debussy, Schoenberg e Stravinsky ed era importante per le persone in questi circoli musicali in quanto conteneva enormi ondate di energia che si riversavano in frasi più morbide e gentili. Di grande importanza, tuttavia, era il nuovo stile di scrittura percussiva nella musica; la nuova massa di percussioni dava mezzi alla potenza, impeti brutali e una base dinamica e ritmica per i suoni di fiati e ottoni che amava così tanto. Zappa venne fortemente influenzato dalle opere di Varèse. Lo si nota anche al di fuori delle sue stesse composizioni classiche. Ad esempio, alcuni dei suoi principali marchi musicali sono l’uso di battute extra di musica per provocare il caos in un ritmo altrimenti gestibile, linee melodiche molto veloci e spesso non melodiche utilizzando lo strumento più inaspettato. Questi elementi della musica rock di Zappa sono spesso pensati come comparse musicali umoristiche anche se, in realtà, dopo aver studiato la sua influenza, è probabile che in questi pezzi risieda la maggior parte della sua sincerità. (Sun Zoom Spark, gennaio 1994)
Se a 15 anni Frank Zappa avesse avuto due interurbane a disposizione, avrebbe potuto telefonare (oltre che a Varèse) anche a Marcel Duchamp per farsi confermare quel suo aureo proverbio: “Nessuna associazione è vietata”. Fu quello il filo conduttore della sua arte. Zappa era assolutamente horizontal nell’idea di musica, nemico giurato delle gerarchie: alto e basso, serio e frivolo, colto e pop. Era absolutely free. (Musica Jazz, dicembre 2020)
Be-Bop Tango (Of The Old Jazzmen’s Church) (Live At The Roxy, Hollywood, 1973)
Citazioni jazz
Le citazioni sfiorano anche altri territori come il jazz, anche se il rapporto è in questo caso ambiguo tenendo conto della maniacale pianificazione della musica di Zappa (sia in studio che live), molto lontana dall’improvvisazione jazzistica. Non si può negare, tuttavia, che dischi come Waka / Jawaka (Rycodisc, 1972) e The Grand Wazoo (Reprise, 1972) abbiano molti punti di contatto con il jazz e che suggestioni analoghe siano al centro della versione originale di Inca Roads (datata 1973 e compresa in The Lost Episodes, Rycodisc, 1996) come pure del duetto di basso e batteria in Rubber Shirt (Sheik Yerbouti, Zappa Records, 1979). Aggiungiamo qualche citazione jazz vera e propria.
Roxy & Elsewhere (DiscReet, 1974)
Be-Bop Tango: citazione di Straight No Chaser di Thelonious Monk.
Apostrophe (’) (Rycodisc, 1974)
Don’t Eat The Yellow Snow e Nanook Rubs It: citazioni di Midnight Sun di Lionel Hampton.
Zappa in New York (DiscReet, 1978)
The Purple Lagoon / Approximate: citazione di Blue Monk di Thelonious Monk.
Oltre al jazz, ma ancor più episodicamente e spesso in chiave parodica, Zappa utilizza anche musica tradizionale o semi-tradizionale (Frère Jacques, la tarantella napoletana, la cucaracha, Jingle Bells), musica militare (La Marseillaise, Vjezd gladiátorů ovvero La marcia dei gladiatori del boemo Julius Fučík, From the Halls of Montezuma ovvero l’inno ufficiale del corpo dei marines), musica televisiva (la sigla del cartone animato Woody Woodpecker, quelle delle serie Perry Mason, The Twilight Zone e The Addams Family), musica cinematografica (Heigh-Ho ovvero la marcetta dei sette nani in Snow White and the Seven Dwarfs di Walt Disney, il tema di The Godfather).
Autocitazioni
Come spesso capita, l’impiego sistematico di citazioni non esclude quello dell’autocitazione, con numerose canzoni di Zappa riprese in tutto o in parte da un disco all’altro e nelle esibizioni live, spesso con modificazioni importanti. Esemplare è il caso di The Black Page, che ricompare in nove versioni (con titoli leggermente modificati) nel corso del tempo: pensiamo per esempio a The Black Page # 2 (in Baby Snakes, Barking Pumpkin, 1983), ben diverso dal più lento e jazzistico The Black Page. New Age Version (in Make a Jazz Noise Here, Barking Pumpkin, 1991); ed entrambi differiscono poi dalla versione compresa in You Can’t Do That On Stage Anymore Vol. 4 (Rycodisc, 1991), che contamina polka e reggae.
Anche per questa variante presentiamo qualche esempio, senza pretendere l’esaustività.
Burnt Weeny Sandwich (Bizarre, 1970)
Overture to a Holiday in Berlin e Holiday in Berlin. Full-Blown: autoparodie di una canzone composta per la colonna sonora del film The World’s Greatest Sinner, diretto e prodotto da Timothy Carey (Frenzy Productions, 1962).
Roxy & Elsewhere (DiscReet, 1974)
More Trouble Ever Day: recupera Trouble Every Day già presente in Freak Out! (Verve / MGM, 1966), centrando il testo non più sui disordini razziali di Watts nel 1965, ma sul massacro di quattro studenti pacifisti a Kent da parte della polizia nel 1970.
Son of Orange County: riprende Oh No di Lumpy Gravy (MGM, 1968) e The Orange County Lumber Truck di Weasels Ripped My Flesh (Bizarre / Reprise, 1970), spostando il bersaglio polemico dai Beatles a Richard Nixon alle prese con lo scandalo Watergate.
Broadway the Hard Way (Barking Pumpkin, 1988)
Why Don’t You Like Me?: recupera Tell me you love me già presente in Chunga’s Revenge (Rycodisc, 1970), trasformando il tema erotico precedente in una satira di Michael Jackson e della sua canzone Thriller.
(estratto dalla rivista semestrale online “Parole rubate”, Fascicolo n. 24 dicembre 2021)
Inca Roads (The Best Band You Never Heard In Your Life, 1988)
The Torture Never Stops (Zoot Allures, 1976)
Nelle composizioni di Zappa i richiami classici si accompagnano a quelli pop-rock, anche se il compositore non ha mai proposto una musica commerciale e ha piuttosto ricercato provocatoriamente l’oltraggio, mescolato all’umorismo e ad una violenta carica satirica. La provocazione della volgarità e la ricerca insistita del cattivo gusto nei testi delle canzoni, così come il complesso gioco intertestuale e multi-generico della musica, lo mettono al riparo da ogni rischio di facile consumo. Zappa sottopone questa musica così diversa dalla sua ad una sistematica demistificazione: il pop-rock rappresenta infatti una forma di protesta illusoria, destinata a rientrare nel sistema economico-politico che si illude di combattere, soprattutto da quando le majors discografiche hanno monopolizzato la produzione e la distribuzione musicale. Da questo punto di vista per Zappa non c’è troppa differenza fra i grandi profeti della controcultura e i contemporanei esponenti di una musica commerciale, sempre più orientata verso la dance. Il discorso vale anche per Dylan, Stills & Nash, i Doors, Jimi Hendrix, gli Who, i Cream, gli Iron Butterfly e altri mostri sacri come i Beatles, bersaglio, questi ultimi, di varie parodie zappiane: pensiamo alla copertina del disco We’re Only in It for The Money che fa il verso alla famosa copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, pensiamo alle canzoni My Guitar Wants to Kill You Mama e Oh no (nel disco Weasels Ripped My Flesh) che irridono rispettivamente While My Guitar Gently Weeps e All You Need Is Love.
Proponiamo una lista (incompleta e senza riscontri sulle battute precise) di allusioni o citazioni di brani pop-rock nelle canzoni di Frank Zappa.
Freak out! (Verve / MGM, 1966)
Hungry Freaks, Daddy: un richiamo esplicito, ironico e caricaturale, a Satisfaction dei Rolling Stones,
Absolutely Free (Verve, 1967)
Plastic People e Son of Susy Creamcheese: citazione esplicita di Louie Louie di Richard Berry.
The Duke of Prunes: il titolo allude a Duke of Earl Gene Chandler e il testo fa la parodia delle canzoni d’amore popolari.
We’re Only in It for The Money (Verve, 1968)
Absolutely Free: parodia di Mellow Yellow di Donovan.
Flower Punk: parodia di Hey Joe di Billy Roberts, con accelerazione del ritmo, deformazione del suono e sovrapposizione di due voci recitanti.
Weasels Ripped My Flesh (Bizarre / Reprise, 1970)
My Guitar Wants to Kill You Mama e Oh no: parodie dei Beatles citate sopra.
Just Another Band from L. A. (Rycodisc, 1972)
Billy the Mountain: citazioni di O Mein Papa (dello svizzero Paul Burkhard per il musical Der schwarze Hecht nel 1939), Over The Rainbow (di Harold Harlen e Edgar Yip Harburg, cantata da Judy Garland nel film The Wizard of Oz del 1939) e Suite: Judy Blue Eyes di Crosby, Stills & Nash.
The Grand Wazoo (Reprise, 1972)
The Grand Wazoo: un rimando a The Streets of Cairo or The Little Country Maid di James Thornton (1895).
Apostrophe (’) (Rycodisc, 1974)
Cosmic Debris: citazione di Who Knows di Hendrix.
Bongo Fury (Rycodisc, 1975)
Debra Kadabra: citazione di Mr. Tambourine Man di Dylan.
Zoot Allures (Warner, 1976)
The Torture Never Stops: parodia di Love to Love You Baby di Donna Summer (i sospiri e gli orgasmi simulati della cantante diventano i gemiti di dolore della protagonista torturata).
Sheik Yerbouti (Zappa Records, 1979) Il titolo del disco fa il verso a quello di Shake Your Booty di KC & the Sunshine Band.
I Have Been in You: parodia di I’m in You di Peter Frampton, che introduce nel testo esplicite allusioni sessuali.
Tryin’ To Grow A Chin: citazione di Baba O’Riley degli Who.
Tinseltown Rebellion (Rycodisc, 1981)
The Blue Light: citazione di My Sharona di The Knack.
Tinsel Town Rebellion: citazione di Sunshine of Your Love dei Cream.
Baby Snakes (Barking Pumpkin, 1983)
Titties & Beer: citazione di In-A-Gadda-Da-Vida degli Iron Butterfly.
You Can’t Do That on Stage Anymore Vol. 2 (Rycodisc, 1988) e You Can’t Do That on Stage Anymore Vol. 6 (Rycodisc, 1992) La band esegue alcuni frammenti di Let’s Dance di David Bowie.
You Can’t Do That on Stage Anymore Vol. 3 (Rycodisc, 1989)
Bamboozled by Love: citazione di Owner of a Lonely Heart degli Yes.
Thing-Fish (Barking Pumpkin, 1984)
He’s So Gay: parodia di Do You Really Want to Hurt Me dei Culture Club.
Does Humor Belong in Music? (EMI, 1986)
Tinsel Town Rebellion: in questa versione si cita Light My Fire dei Doors.
Penguin in Bondage: citazione di Self Control di Raf.
Broadway the Hard Way (Barking Pumpkin, 1988)
What Kind of Girl?: citazione di Strawberry Fields Forever dei Beatles.
The Best Band You Never Heard in Your Life (Barking Pumpkin, 1991)
Inca Roads: un richiamo a Stayin’ Alive dei Bee Gees.
(estratto dalla rivista semestrale online “Parole rubate”, Fascicolo n. 24 dicembre 2021)
Latex Solar Beef (Live Fillmore East, 5 giugno 1971, Show 2)
Invocation And Ritual Dance Of The Young Pumpkin (Absolutely Free, 1967)
Amnesia Vivace (Absolutely Free, 1967)
L’interesse di Zappa per la musica classica del Novecento è molto precoce, a partire da Varèse, Stravinsky e Webern. E’ significativo che Zappa, privo di un’istruzione musicale formale, metta provocatoriamente sullo stesso piano questa musica e il rhythm & blues “as a totally unified field theory”. Non a caso sono vicini alla musica classica d’avanguardia anche i suoi primi spettacoli pubblici: quello televisivo del 14 marzo 1963 per lo Steve Allen Show di Channel 5 con il Concerto for Two Bicycles e quello al Mount St. Mary’s College del 19 maggio 1963. Nel corso della sua carriera, del resto, Zappa impiega volentieri l’orchestra tradizionale anche in alcuni dischi rock e produce anche dei dischi appositamente concepiti per gruppi orchestrali: Orchestral Favorites con la Abnuceals Emuukha Electric Symphony Orchestra diretta da Michael Zearott, The Perfect Stranger con l’Ensemble InterContemporain diretto da Pierre Boulez, London Symphony Orchestra vol. 1 e vol. 2 con l’orchestra diretta da Kent Nagano, The Yellow Shark con l’Ensemble Modern diretto da Peter Rundel.
Quella che segue è una lista (incompleta e senza riscontri sulle battute precise) di allusioni o citazioni musicali classiche nelle canzoni di Frank Zappa.
Absolutely Free (Verve, 1967)
Brown Shoes Don’t Make It: atonalità e Sprechstimme alla maniera del primo Schönberg.
Amnesia Vivace: passaggi da Le Sacre du printemps, L’Oiseau de feu e Petrushka di Stravinsky.
Invocation and Ritual Dance of the Young Pumpkin: un passaggio da Jupiter, The Bringer of Jollity compreso nella suite orchestrale The Planets (1914-1916) di Gustav Holst.
Soft-Sell Conclusion: la marcia reale dell’Histoire du soldat di Stravinsky.
Status Back Baby: passaggi dal primo quadro di Petrushka e dalle prime battute del preludio di Claude Debussy La fille au cheveux de lin, associati (con effetto stranante) alla storia di una giovane promessa del calcio che vive con ansia i modesti risultati scolastici.
America Drinks: passaggio dalla ouverture dell’opera di Nikolai Rimsky-Korsakov Carskaja Nevesta (La fidanzata dello zar).
Cruising with Ruben & the Jets (Bizarre / Verve,1968)
Fountain of Love: il tema iniziale de Le Sacre du printemps.
We’re Only in It for The Money (Verve, 1968)
Nasal Retentive Calliope Music e The Idiot Bastard Son: impiego dell’elettronica nello stile di Kontakte di Stockhausen.
The Chrome Plated Megaphone of Destiny: atonalità alla maniera dodecafonica.
Lumpy Gravy (MGM, 1968) Il disco sfrutta principi di ripetizione e variazione presi a prestito da Stravinsky e per le parti orchestrali propongono soluzioni mutuate da Varèse.
Burnt Weeny Sandwich (Bizarre, 1970)
Igor’s Boogie Phase One e Igor’s Boogie Phase Two: un impianto armonico di ascendenza stravinskiana, ispirato in particolare alla Histoire du soldat.
Overture to a Holiday in Berlin e Holiday in Berlin, Full-Blown: sonorità e impiego del sassofono vicini a Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny di Kurt Weill.
Weasels Ripped My Flesh (Bizarre / Reprise, 1970)
Prelude to the Afternoon of a Sexually Aroused Gas Mask: un passaggio dalla Sinfonia n. 6 in si minore Patetica di Pyotr Ilich Tchaikovsky.
Fillmore East – June 1971 (Bizarre / Rycodisc, 1971)
Latex Solar Beef: passaggio da Also sprach Zarathustra di Richard Strauss.
Just Another Band from L. A. (Rycodisc, 1972)
Billy the Mountain: passaggio dalla prima marcia di Pomp and Circumstance di Edward Elgar.
Magdalena: passaggio dal Concerto per violino e orchestra di Stravinsky.
Zoot Allures (Warner, 1976)
The Torture Never Stops: il testo ricorda alcuni aspetti dell’opera A kékszakállú herceg vára (Il castello di Barbablù) di Béla Bartók.
Zappa in New York (DiscReet, 1978)
Titties & Beer: il testo cita il patto col diavolo della Histoire du soldat (citata anche in musica) e il titolo della Sinfonia n. 2 del compositore americano di origine armena Alan Hovhaness, Mysterious Mountain (1955).
Sheik Yerbouti (Zappa Records, 1979)
Rat Tomago: inserimento di due brevi frammenti di musica concreta, con dialoghi, effetti sonori e varie citazioni fra cui un’eco del Double Concerto for Harpsichord and Piano with two Chamber Orchestras di Elliot Carter.
You Can’t Do That on Stage Anymore Vol. 1 (Rycodisc, 1988)
Don’t Eat The Yellow Snow: un passaggio dall’allegretto grazioso Frühlingslied nel quinto libro dei Lieder ohne Worte di Felix Mendelssohn.
You Can’t Do That on Stage Anymore Vol. 3 (Rycodisc, 1989)
Keep It Greasey: un passaggio dalla ouverture del Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini.
Make A Jazz Noise Here (Barking Pumpkin, 1991)
Big Swifty: passaggi dal Lohengrin di Richard Wagner, dalla Carmen di Georges Bizet, dalla Ouverture1812 di Tchaikovsky.
(estratto dalla rivista semestrale online “Parole rubate”, Fascicolo n. 24 dicembre 2021)
(la selezione dei brani è indicativa, si tratta di versioni diverse da quelle citate)
Una delle caratteristiche più evidenti della produzione musicale di Frank Zappa (1940-1993) consiste nel suo stile del tutto anomalo nel panorama del rock compreso tra gli anni Sessanta e Novanta, basato sull’accostamento di materiali, stili, modelli eterogenei che comprendono la musica colta soprattutto atonale e dodecafonica, il jazz, il rhythm & blues, il pop, il doo-wop, il surf rock, il beat, la psichedelia, ma anche sigle di programmi televisivi, inni nazionali e motivi tradizionali connessi attraverso un gioco di citazioni spesso orientato in direzione della parodia e della satira. La sua musica è una brillante conferma della celebre affermazione di Theodor Wiesengrund Adorno secondo cui l’industria culturale avrebbe liquidato i confini che distinguevano in passato la musica colta e la musica popolare.
L’esordio di Zappa, a metà degli anni Sessanta, coincide con un periodo segnato intensamente dal dialogo e dalle contaminazioni sperimentali fra le forme più diverse della musica, rock, pop, jazz, composizioni colte e d’avanguardia (un caso esemplare è quello di Stockhausen fino alla composizione di Stimmung nel 1968).
In questo clima The Mothers of Invention introducono un nuovo gusto dissacratorio, non solo nei confronti dei modelli musicali ma anche (nei testi) contro i valori e il falso perbenismo dell’american way of life. Contestare ogni regola significa allora smontarla e citarla per metterla alla berlina, riproponendola “secondo un nuovo codice”; è in questa chiave che va compreso il meticoloso montaggio musicale di Zappa, con la sua miriade di riferimenti a musiche altrui (più o meno estesi) che propone una sorta di caccia al tesoro agli ascoltatori, non sempre in grado di riconoscere l’origine dei rimandi perché le fonti sono spesso deformate o parodiate.
Non solo la musica entra in questo gioco provocatorio di satira e caricatura, che comprende anche la letteratura, il cinema e la pubblicità. Sono stati individuati echi di Geoffrey Chaucer in City of Tiny Lights (Sheik Yerbouti, Zappa Records, 1979) e di John Keats in Packard Goose (Joe’s Garage, Zappa Records,1979). Ma in diverse canzoni si trova anche il cinema, ad esempio nella parodia di The Wizard of Oz presente in Billy the mountain (Just Another Band from L. A., Rykodisc, 1972) o nella citazione di Nanook of the North di Robert J. Flaherty in Don’t Eat the Yellow Snow (Apostrophe (’), Rykodisc, 1974).
Quello di Zappa è un rock che cita, smonta, deforma, scherza con le forme e i contenuti, i modelli e le ideologie, gli stili e i generi. Questa strategia compositiva ha fatto sì che la musica di Zappa sia stata assimilata ai parametri estetici di alcuni movimenti artistici d’avanguardia del Novecento come Dada o la pop art. Questa sistematica commistione di linguaggi, questo gioco di specchi intertestuale, si possono certo definire postmoderni ma ancor più correttamente neobarocchi, caratterizzati dalla ricorsività e dall’autoreferenzialità, dalla mutevolezza e dagli effetti di sorpresa. Neobarocchi sono anche il gusto per l’eccesso, lo spezzettamento e l’enfatizzazione dei dettagli, la struttura stessa delle canzoni spesso in contraddizione con singoli frammenti che le compongono. In Zappa l’impiego della citazione non è plagio, anche perché i frammenti citati sono sempre manipolati e spesso capovolti, con variazioni e opposizioni calcolate sul filo della parodia. In questo processo Zappa nobilita spesso ciò che è prosaico (come in certe esecuzioni orchestrali di certe sue canzoni) ma altrettanto spesso abbassa ciò che è sofisticato (come la musica colta adottata per testi volutamente volgari), inquadrando il tutto in una prospettiva giocosa e provocatoria. Pensiamo a Teen-Age Prostitute (Ship Arriving Too Late to Save a Drawning Witch, Barking Pumpkin, 1982), costruita sul conflitto fra un testo a dir poco licenzioso e la sua esecuzione affidata a un soprano. Un effetto analogo è generato in Brown Shoes Don’t Make It (Absolutely Free, Verve, 1967) da una bizzarra fantasia sessuale nel testo abbinata ad una musica eterea eseguita da un quartetto d’archi. Qualcosa di simile, ma spostando il gioco sul piano della performance teatrale, troviamo in Mozart Ballet (You Can’t Do That On Stage Anymore Vol. 5, Rykodisc, 1992), dove il primo movimento della Sonata per pianoforte n. 13 eseguito alla Royal Albert Hall di Londra nel 1969 è accompagnato da un’azione grottesca sul palcoscenico: un balletto nel quale Dick Barber strangola una gallina di gomma riempita di birra e schiuma da barba, dichiarando il proprio amore per i polli.
(estratto dalla rivista semestrale online “Parole rubate”, Fascicolo n. 24 dicembre 2021)
Inca Roads – Live Helsinki, 22 settembre 1974 (dall’album You Can’t Do That On Stage Vol.2)
Murales, graffiti, vie, sculture, locali nel mondo dedicati a Frank Zappa.
1) Enorme murale di Frank Zappa sotto un ponte di Londra realizzato dagli artisti James Mayle e Leigh Drummond.
2) Nel 1995, due anni dopo la sua morte, fu eretta a Vilnius la statua dedicata a Frank Zappa, nel quartiere di Uzupis. Una testa di bronzo dello scultore Konstantinas Bogdanas posta su un lungo palo in acciaio inox. L’opera è costata 50.000 dollari. Dopo la caduta del regime comunista, i cittadini guidati dal giovane sindaco Saulius Paukštys pensarono di installare il busto di Frank Zappa sopra ad una colonna che, fino ad allora, aveva sorretto la figura di Lenin. La statua di Zappa è il simbolo della libertà dopo decenni di comunismo e di dominazione sovietica in Lituania e l’amore per la sua musica geniale e trasgressiva. Dietro la statua c’è un murale.
3) Via Frank Zappa – Agropoli (SA) con un graffito dedicato a lui. La via è stata inaugurata nel 1994.
4) Chicago street art – Joseph Kayne photography.
5) ACDC Lane al centro della città di Melbourne (Victoria, Australia) è nota per la sua street art e dipinti che rendono omaggio alla rock band ACDC. Tra tante opere, compare un superbo dipinto di Frank Zappa. Da notare il riferimento al capolavoro di The Wall, Pink Floyd.
6) Una strada dedicata a Zappa – Ioannina (Grecia).
7) Düsseldorf Frank-Zappa-Straße.
8) Frank Zappa Way nel centro di Baltimora.
9) Graffiti in Liguria: da sinistra Jaco Pastorius, Frank Zappa, Carlos Santana.
10) Murale su Hippie Gypsy – Tucson, AZ.
11) Via intitolata a Frank Zappa il 28 novembre 2012 a Partinico (Palermo), città di origine del genio. Disegno di Alessandro Bazan utilizzato per la lastra di via Frank Zappa.
12) Ogni anno a Oświęcim (Polonia) viene organizzato il Festival della Musica LIFE. Nel 2017, è stato realizzato un enorme dipinto che ritrae Frank Zappa su un edificio.
13) Murale in un parcheggio a 8000 Sunset Strip (Hollywood).
14) Via Frank Zappa – Bologna.
15) Il sito in inglese Slow Italy (insolita guida turistica dell’Italia) ha stilato una classifica sui muri più interessanti in Italia. Al 7° posto della classifica compare il muretto di Tocco da Casauria (Pescara) in pieno centro storico (via Guelfi). Questo muro di tufo calcareo, realizzato oltre un secolo fa, è stato valorizzato dipingendo i volti di famosi musicisti. Tra questi, Frank Zappa, John Lennon, Sid Vicious, Kurt Cobain, Jim Morrison, Bob Marley, Jimi Hendrix, Jeff Buckley, Janis Joplin, Lucio Battisti e Fabrizio De André. L’autore, che forse qualcuno conosce, vuole mantenere l’anonimato.
16) Un’opera dedicata a Zappa in occasione del Festival Internazionale della Scultura di sabbia a Pêra (Portogallo, 2015).
17) Scultura di Frank Zappa a Bad Doberan (Germania).
18) Frank Zappa StraBe, Berlino, Germania.
19) Murale a Glasgow (Scozia) 11 giugno 2015 presso i resti del Clutha Bar: tra i vari ritratti, spiccano Frank Zappa e Spike Milligan.
20) Via intitolata a Frank Zappa a Tilburg, Olanda.
21) Scultura in bronzo di 4 piedi (circa 1,2 mt) in memoria di Frank Zappa realizzata dall’artista americano Michael Keropian. E’ uno dei tributi di Keropian dedicati a personaggi americani unici. Per creare questo capolavoro, sono stati utilizzati un’armatura di filo metallico e tubazioni per sostenere l’argilla come uno scheletro. Sono stati posizionati punti alle articolazioni per regolare le proporzioni della figura lì dove necessario (struttura ossea, muscoli, anatomia). Alla fine, sono stati modellati i dettagli della testa, delle mani, dei vestiti, ecc.
22) Statua di Frank Zappa a Baltimora, replica della statua eretta in Lituania.
23) Murale in qualche parte del Brasile.
24) Impronte delle mani di Frank Zappa, Rock walk Sunset Boulevard, Hollywood, Los Angeles, California.
25) Frank Zappa StraBe – Berlino inaugurata nel luglio del 2007. Si trova nel quartiere di Marzahn-Hellersdorf, lunga 300 m.
32) Frank Zappa immortalato sul “Mad Club”. Nel mese di novembre 2017, lo street artist di Köflach, Werner Bauer, ha sfidato il freddo e ha dipinto la sagoma di Frank Zappa sul muro del “Mad Club” Kosir a Bärnbach in Austria. L’idea è venuta alla famiglia Kosir. L’opera ha un’altezza di circa sei metri: Frank ha in mano una birra e salsicce, il “menu unico per tutti” nel “Mad Club”. Il legame musicale tra Fritz Kosir e Frank Zappa è molto stretto.