Bob Dobbs e gli ospiti esplorano l’interazione tra musica e alchimia come mezzi per preservare e trasmettere la conoscenza esoterica. Esaminano in che modo figure come Frank Zappa, Fulcanelli e Rabelais abbiano mantenuto viva la tradizione di incorporare messaggi e significati segreti nella loro arte per coloro che sono iniziati al loro linguaggio simbolico.
Bob Dobbs è un ricercatore di Zappa e studioso di McLuhan. A lui si uniscono i collaboratori abituali Roxana Flores Larrainzar e Bert Hill.
Il 15 giugno 2022, nel gruppo FB What’s Zappa, mi sono chiesta: “L’interesse di Frank per Stephen Hawking… la quantistica… La Grande Nota si riferisce a ciò che oggi chiamiamo quantistica?”.
Ne ho avuto conferma leggendo il seguente articolo.
Riporto un estratto dall’articolo “God Vibrations: The Secrets of FZ’s Cosmology di Homer Shiroy.
“Hai mai sentito parlare dei piatti Chladni? Di Cimatica? Neanche io. Almeno finché un amico non me ne ha parlato di recente. La cosa straordinaria è che confermano gran parte di ciò in cui Frank Zappa credeva riguardo alla natura dell’universo, al modo in cui funzionano le cose. “Tutto – ha detto – inizia da una Grande Nota. È una vibrazione. Qualunque cosa, inclusa la luce, è una vibrazione, e una vibrazione è una nota”. Potremmo non essere in grado di ascoltarlo. Ma in qualunque diversa ottava o altra suddivisione della Grande Nota, alla fine siamo tutti vibrazioni. Potremmo non essere semplici come le onde sinusoidali (le stesse utilizzate per generare i Modelli di Chladni) ma, da quando Schrodinger ha risolto l’equazione delle onde quantistiche, è stato chiaro che tutta la materia è costituita da onde, compresi noi. Le nostre onde sono tutte diverse. I modelli Chladni ne offrono una dimostrazione pratica. Non si tratta di una forma migliore di un’altra o di complessità che aumenta con la frequenza. È semplicemente l’osservazione, tratta da un’altra famosa frase di FZ, secondo cui è il “quando” a determinare il “cosa”; “quando” in questo caso è la frequenza. La materia appare sotto forma di schemi particolari, è nella sua natura e nella misura in cui è guidata dalle vibrazioni, la natura è essenzialmente matematica, ritmica e, in definitiva, musicale. Le forme frattali dei modelli in natura che noi riconosciamo come belli sono di origine algoritmica. La caratteristica sorprendente delle migliori improvvisazioni di Zappa è che non c’è ripetizione, niente che potresti leggere in anticipo. Emergono semplicemente dalle linee di faglia del fondo armonico in modi che sono incredibilmente imprevedibili ma che hanno perfettamente senso una volta ascoltate, evidenziando brillantemente le tensioni e i contrasti della musica. Ma nella cosmologia di FZ l’idea di emergenza è essa stessa un’illusione. Nella sua visione del tempo, come disse a Bob Marshall, succede di tutto in continuazione. È un concetto difficile da comprendere. La sua idea del tempo è strutturata come una costante sferica sotto forma di vortice di Moebius: esprime il segreto della Grande Nota (come Dio?) cioè l’origine di tutte le cose. Gli antichi (chiunque fossero) parlavano della Musica delle Sfere. Si scopre che avrebbero potuto avere ragione, anche se avrebbero potuto avere torto riguardo al numero”.
Cosa riferisce un medium sulla musica, sulla vita e sulla Big Note di Zappa?
È possibile comunicare con Zappa dall’Aldilà?
Bob Dobbs, Ben Watson e l’ospite speciale iON “the Non-Physical” discutono sull’idea di esplorare l’altro ‘lato’ di Frank Zappa. Bob Dobbs è uno studioso di McLuhan e ricercatore di Zappa. Ben Watson è uno scrittore musicale e autore di Frank Zappa: The Negative Dialectics of Poodle Play.
Le pieghe sulla manica sinistra di Frank fanno uno strano effetto. C’è una piccola mano che lo sta toccando…
Non è un fotomontaggio…
ATLANTA – October 25: Singer/Songwriter Frank Zappa performs at The Fox Theater in Atlanta Georgia. October 25, 1981 (Photo By Rick Diamond/Getty Images)
Vinnie Colaiuta è stato il penultimo grande batterista di Zappa (è entrato a far parte della sua band nel ’78) e uno dei musicisti più stimati da Frank come persona: “un individuo veramente unico, capace di suonare con stile e attitudine”. Vinnie era stato presentato a Zappa da Tom Fowler ed era entrato immediatamente nelle sue grazie. Diversamente da tanti altri sidemen, Colaiuta trattava il leader da pari a pari riuscendo a non generare alcun tipo di tensione. Con lui Zappa trovò quello che cercava: un drumming articolato secondo criteri quasi architettonici, ma capace di muoversi anche in spazi ritmici ristretti con calibrate invenzioni estemporanee. Un animale ritmico impeccabile nella creazione di figure, nella distribuzione delle dinamiche, nelle combinazioni sonore che dal vivo riusciva a primeggiare senza invadenza. “E’ un mutante. Per suonare 13 contro 5 non deve neppure pensarci: se lo immagina e lo suona. Fa parte del linguaggio del suo corpo. Era in grado di suonare qualunque cosa gli chiedessi: 13 con una mano, 11 con l’altra, qualcos’altro ancora con i piedi, lo faceva con piacere e naturalezza. Non ho mai visto nessun altro con un tale fiuto quasi animale per i poliritmi e per il modo in cui dovrebbero suonare” (Frank Zappa). Emerge anche con evidenza la sua capacità di accompagnare gli assoli di Zappa creando movimento senza entrare in conflitto con la tipica asimmetria chitarristica del leader. “Sa sempre dov’è e dove sta andando, saprà rientrare al momento giusto” (Frank Zappa). Viene esaltata quella capacità quasi telepatica di sintonia con il solista di cui Colaiuta è dotato: “una prova positiva dell’esistenza della percezione extrasensoriale” come ha dichiarato lo stesso Zappa “io e lui suonavamo esattamente la stessa cosa in un certo numero di punti dove sarebbe stato impossibile prevedere cosa stava accadendo”. Riguardo alle figure chitarristiche utilizzate da Zappa, basta poi sfogliare il volume delle trascrizioni per trovare una quantità di raggruppamenti alquanto esoterici: gruppi di nove semibiscrome nello spazio di otto (Gee, I like your pants) e perfino quelle che lui chiama mystery hemiolas, cioè insoliti raggruppamenti su base 3 come 4:3, 8:3 e 27:3 che manderebbe al manicomio qualsiasi diplomato in solfeggio. (dal libro Frank Zappa Domani di Gianfranco Salvatore)
Un’idea precisa di Zappa se l’è fatta chi, un anno e mezzo fa, era alla U.C.L.A., l’università statale californiana, per l’incisione dal vivo di un album poi mai pubblicato con l’Abnucleas Emuukha Electric Symphony Orchestra. Ci trovammo davanti una specie di piccolo Palazzo dello sport illuminato a giorno. L’orchestra sul palco era una di quelle serie. Il maestro, per quanto bizzarro, pure. Perfino Zappa era serio mentre sedeva al centro della sala davanti pazzeschi macchinari per la registrazione di questo suo esperimento di musica contemporanea. Un’ora è filata liscia così fra una cascata di suoni sconnessi con Zappa che si alternava alla direzione dell’orchestra con il maestro sempre più sudato. Il tutto, per quanto strano, risultata divertente. Alla fine Zappa, quando nessuno sapeva più che pensare e i commenti sussurrati erano cessati per lasciare il posto a una sensazione a metà fra lo stupore e la noia, ha voluto spiegare come aveva composto quella musica. La domanda che mi ponevo era come (al di là del valore discutibile dell’esperimento) avesse potuto scrivere su uno spartito quell’ammasso di suoni irreali. Frank Zappa: “Il motivo per cui siamo qui lo sapete, vero? Era tempo che volevo cimentarmi in un lavoro che coinvolgesse una vera orchestra. La musica che avete ascoltato finora è stata composta di getto. Niente scervellamenti a tavolino per riempire gli spartiti. Qualcun altro ha pensato man mano a trascrivere una serie d’improvvisazioni culminate nell’esibizione di questa sera. Per essere più chiaro, eseguiremo adesso un pezzo improvvisandolo come abbiamo fatto durante la preparazione io e l’orchestra”. A quel punto Zappa introdusse il pubblico alla parte più interessante, più assurda di tutta la serata. Cominciò rivolgendosi prima ad un pezzo poi all’altro, poi a tutti contemporaneamente dell’orchestra. Con la voce e con i gesti chiedeva, ad esempio, al trombone, di ripetere una certa tonalità. Quindi, mentre a gesti e parole faceva capire al trombone di continuare così, si rivolgeva al violino, poi man mano, imitando con la voce i suoni e con le mani i tempi, al clarino, alla batteria, all’arpa, le trombe, l’oboe, le viole, il piano, la chitarra e così via. A quel punto Zappa scatenato, quasi in stato di trance, conduceva i 27 pezzi dell’orchestra, fra un «poh, poh, tzih, tzih, dlen, dlang, tunf, plin, tock, peeh, zum, din, fiuù …» nell’esecuzione più sconvolgente della intera serata. La curiosità del pubblico era stata soddisfatta. Per quanto pazzo possa essere condurre un’orchestra in quel modo, Zappa lo trovava divertente, e cosi i presenti. (Vincent Messina, Popster, settembre 1977)
“Facciamo molti più soldi di quanto la gente immagini basandosi sul nostro aspetto” dice ridendo Frank, probabilmente il rock n roller più strano che esista. È anche una delle persone più gentili e intelligenti in circolazione, un uomo la cui personalità è in netto contrasto con il suo aspetto. Ha una teoria interessante riguardo ai suoi capelli arruffati, lunghi fino alle spalle, che ha fatto crescere negli ultimi quattro anni. “Li ho lasciati crescere per vedere cosa sarebbe successo” ha spiegato con la sua consueta curiosità. “Sono sorti molti problemi da questo, ma ho presto scoperto che i capelli lunghi sono più che un semplice simbolo di stranezza. In realtà, ho scoperto che il tuo grado di percezione si estende in proporzione alla lunghezza dei tuoi capelli. Una volta ho letto un referto medico che affermava che il motivo per cui le persone hanno i peli pubici è per via di una comunicazione più sensuale: penso che i capelli lunghi aumentino la tua empatia. Sperimento di continuo su di me osservando le mie reazioni a stimoli emotivi di ogni tipo e la maggior parte delle volte ho trovato che le mie teorie sono corrette. Ho perfezionato alcune cose da quando ho iniziato a fare la cavia di me stesso”. (Frank Zappa, da un’intervista di ottobre 1967)
La peluria sul petto di Frank Zappa forma un triangolo con la punta verso l’alto. Il Triangolo con la punta verso l’alto rappresenta il Divino, il Fuoco e il Maschile. Sinonimi di divino sono soprannaturale, trascendente, ultraterreno. Non bisogna pensare per forza a un Dio in senso classico.
Questa definizione è tratta dalla Storia dell’Arte.
Quando Frank Zappa era un ragazzino voleva fare il chimico. Non poteva permettersi un set di chimica, ma disse con un luccichio negli occhi: “Potrei sempre ottenere i materiali di cui ho bisogno”. Viene da chiedersi se Frank Zappa possa aver, in un certo senso, realizzato il suo sogno d’infanzia. Non solo riesce a produrre bombe liriche mescolando elementi diversi da fonti improbabili, ma va anche oltre lo sterile laboratorio bianco di un tecnico fino al mondo sotterraneo di velluto viola di un mago alchemico, dove la materia primordiale nera viene trasformata in oro puro. (Berkeley Barb, 26 dicembre 1975)
Frank Zappa era appassionato di chimica. La sua vocazione scientifica lasciò il segno nella biologia (batterio P. Zappae), nelle scienze marine (pesce Zappa confluentus e la medusa Phialella Zappai), in aracnologia (il ragno Pachygnatha Zappa) e in astronomia (l’asteroide 3834 Zappafrank).
Alcuni scienziati hanno associato il particolare comportamento di un batterio all’imprevedibilità di Zappa. Per altri, il punto nero su un ragno ricorda i suoi baffi.
Frank si interessava a diversi argomenti, tra cui la fisica, e menzionava quark, elettroni, neutrini e il bosone di Higgs.
“Ero interessato allo Zen da molto tempo. E’ ciò che fortunatamente mi ha allontanato dall’essere cattolico. Ma è mia osservazione che le religioni orientali sono meravigliose se vivi ovunque tranne che negli Stati Uniti. Il meglio che possono fare per te qui è darti una certa sensazione di calma, se riesci a praticare la meditazione e l’astinenza da solo, lontano da tutto ciò che sta accadendo. Il vero obiettivo della religione orientale, con l’esperienza mistica e tutto il resto, quegli obiettivi sono difficili se non impossibili da raggiungere in una società industriale. Penso che la maggior parte delle persone che affermano di aver fatto satori da qualche parte negli Stati Uniti oggi ti prenda in giro. Le persone tendono a identificarlo con una sorta di intelletto onnisciente. Cosa che non accade”. (East Village Other, 1-15 febbraio 1967)
Zappa affermò il suo interesse per lo Zen a 18 anni, il 16 aprile 1959, nella lettera che inviò all’editore Grover Haynes insieme alla sua poesia “beat” dattiloscritta di quattro pagine intitolata “LA Night Piece” che firmò con lo pseudonimo di Vincent Beldon.
11 giugno 1970 “200 Motels”, Frank Zappa con Zubin Mehta Frank nella posizione del loto (yoga)
Il buddismo non assilla con divieti e peccati, rende apparentemente ogni uomo libero di compiere qualsiasi azione senza che questa assuma la connotazione di bene o di male. Questa caratteristica del buddismo potrebbe aver attirato l’attenzione di Frank. Probabilmente, a Frank interessava l’aspetto meno ‘romantico’ del buddismo, oltre allo studio e alla sperimentazione dei meridiani energetici, della circolazione energetica, dei chakra per un suo interesse personale. Nessuna devozione per nessuna religione o filosofia tranne la Musica.