Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Categoria: Deep Inside FZ

  • FZ: le frequenze sonore che influenzano varie parti del corpo

    Frank Zappa sulle frequenze sonore

    Da solo, Frank Zappa ha lavorato ad alcuni esperimenti musicali.

    “La musica, suddivisa in termini di frequenze sonore, influenzerà varie parti del tuo corpo a seconda di quanto forte viene suonata e di quali sono le frequenze. C’è una frequenza che influenza il naso e ti fa venire il mal di testa. Un’altra frequenza ti farà muovere le viscere. Altre frequenze ti faranno fare pipì. Fai esperimenti su te stesso e scopri quale parte del tuo corpo sembra ricevere quell’informazione. C’è una frequenza che può fermarti il cuore – sorride – Solo molecole d’aria che si muovono a una certa velocità interagiranno con le molecole del tuo corpo e faranno accadere le cose”.

    (Mojo, gennaio 2004)

  • Frank Zappa autoritario?

    Frank Zappa autoritario

    Dire che Frank Zappa è autoritario perché usa collaboratori nel suo Progetto/Oggetto come un burattinaio è ingenuo. In quale altro modo potrebbe essere gestita un’opera d’arte totale così assoluta?

    (Jazz, novembre/dicembre 1974)

  • Frank Zappa drummer & percussionist: passion for rhythm from 1955

    In copertina e come prima foto del video compare l’immagine dell’annuario 1955 di Frank Zappa alla batteria nella Blue and Gold Band sul palco dell’Old Gym del 1937.

    Spulciando un programma per il “The Concert Band and the Red Robe Choir in Combined Concert” del 30 marzo 1955 nella vetrina di musica vocale, il sito/museo SD News ha trovato dell’altro. In “Band Personnel”, Frank Zappa è elencato come uno dei 5 membri delle “Percussion”.

    Nello stesso anno (1955), Frank Zappa formò una band multirazziale nella sua high school molto “bianca”, dimostrandosi controculturale anche nella controcultura. Non amava gli hippy, che considerava in maggioranza conformisti e non andò a Woodstock.

    Frank Zappa iniziò suonando la batteria, ancora prima della chitarra. Esordì come batterista con una band scolastica di R&B nel 1956, i Ramblers.

    All’età di 18 anni Zappa passò dalla batteria alla chitarra perché – come ammise lui stesso – non aveva sufficiente coordinazione tra mani e piedi. Del resto, non era in grado di suonare la chitarra e cantare contemporaneamente.

    Zappa ha suonato in diverse band al liceo come batterista prima di passare alla chitarra. Fu espulso dalla sua prima band perché, come disse lui stesso, “non riuscivo a tenere un buon ritmo e suonavo troppo i piatti” (The Event, dicembre 1981).

    L’album “The Lost Episodes” include una registrazione del 1963 di “Any way the wind Blows”, apparsa in seguito su “Freak out” e ” Cruising with Rubin and the Jets”. È una normale canzone pop a due temi con progressioni di accordi. Il tema di apertura è costruito su un’alternanza I e VI in sol. Il secondo tema è accompagnato da armonie cantate “doo-wop”. In questa registrazione Zappa è un polistrumentista: suona basso, batteria e chitarra.

    Frank Zappa suona chitarra, basso e percussioni in “The Gumbo Variations” (versione CD Rykodisc 1987), mentre in Dog Breath Variations (1973) suona le percussioni come potete vedere nel video finale.

    Nel complesso, Frank Zappa suonava chitarra, piano, basso, vibrafono e batteria.

    Zappa considerava il ritmo e la batteria come la sostanza della musica. Qualsiasi genere si suonasse, secondo lui doveva avere un metro. Coniò il concetto di dissonanza ritmica.

    (Giordano Montecchi, storico e critico musicale)

    I Mothers furono uno dei primissimi gruppi a suonare con due batterie.

    Non tutti sanno che Zappa iniziò come batterista ma – come rispose il genio di Baltimora in un’intervista pubblicata su Rhythm, luglio 1989 – “Penso che alla maggior parte delle persone non importi un cazzo”.

    “The Black Page” di Frank Zappa è considerata la composizione più difficile per batteria e percussioni.

    Presenta ritmi più che complessi ed è rigida: segna esattamente quali pelli o piatti colpire non lasciando alcuna scelta al batterista.

    The Black Page include gruppi irregolari da brividi, spesso l’uno dopo l’altro (addirittura troviamo “undicimine” ovvero 11 note nella durata di un battito). Molti di questi gruppi irregolari si trovano all’interno di altri gruppi irregolari.

    Il termine inglese per definire questi gruppi è “nested tuplets”.

    La composizione prevede di dividere una battuta da quattro quarti in tre parti uguali, poi di prendere un terzo di battuta e di suddividerlo in cinque parti uguali.

    All’interno di questa composizione si trovano tutti i ritmi più difficili della musica occidentale: chi riesce a suonarla è un vero e proprio maestro del ritmo.

    Due maestri? Vinnie Colaiuta e Terry Bozzio.

    The Black Page” è stato scritto prima come un assolo di batteria, poi Frank ha usato quei ritmi per scrivere una melodia. Diresti che la natura ritmicamente complessa di molte delle sue melodie era una funzione della sua esperienza come batterista?

    “Deriva dal fatto che la batteria era il suo primo strumento e dal suo amore per la musica di Edgar Varése. Ci sono alcuni intervalli melodici e tecniche di orchestrazione che Frank ha assorbito dall’ascolto di Varése, e questo è decisamente evidente in termini di uso delle percussioni. Il lavoro orchestrale di Frank è fortemente percussivo”.

    (Mike Keneally, Guitar World, febbraio 1999)

    Mi ronza un pensiero nella testa in forma di domanda, probabilmente stupido, ma voglio condividerlo ugualmente: “Quella bacchetta con cui Zappa dirigeva è la stessa con cui avrebbe voluto suonare la batteria?”.

  • Frank Zappa: “niente nella vita o nella politica gli era estraneo”

    Frank Zappa un uomo libero

    Zappa, el hombre libre‘ con Zappa in copertina, supplemento culturale.

    “Zappa libero. Era uno dei più grandi musicisti, niente nella vita o nella politica gli era estraneo. Dovremmo ricordarlo.”

    (La Vanguardia, 2 aprile 2008)

  • FZ era disgustato dalla doppia faccia del progressismo americano

    Frank Zappa contro il progressismo americano

    Frank Zappa non è mai stato un progressista americano. Era disgustato dal progressismo, dalla sua doppia faccia di fronte alle leggi di voto segreganti del sistema americano e dal modo in cui venivano trattati i neri del Sud, i chicanos e gli indiani.

    (Cuadernos de Jazz, settembre-ottobre 1997)

  • Frank Zappa: “l’unico business che funziona bene negli Stati Uniti è la mafia”

    Frank Zappa sulla mafia
    foto di Sergio Milo Albonico

    “Non mi diverte che Bush, un uomo che è stato direttore della CIA, entri alla Casa Bianca per governare questo paese. Nessuno si ritira mai dalla carica di direttore della CIA. Bush è ancora con la CIA e se diventerà presidente metterà in atto la cosa peggiore che la CIA abbia prodotto negli ultimi vent’anni, compreso il suo coinvolgimento nello scandalo Iran-contra… Bush e gli altri membri del suo gabinetto, attraverso la loro rete di amici, hanno istituito un governo segreto e molto pericoloso per il mondo…

    Da un punto di vista pratico, l’unico business che funziona bene negli Stati Uniti è la mafia. Sanno come raccogliere e investire i soldi. La massa è così efficace che il nostro governo deve invocarla spesso per ottenere risultati. Piaccia o no, senza la mafia in questo Paese andremmo incontro al disastro economico”.

    Ti capisco. Qualcosa di questo si è visto nella questione del Nicaragua e negli aiuti ai contras. Cosa ne pensi della politica americana in America Centrale?

    Che è stupida. L’invasione nicaraguense dell’Honduras non è mai stata dimostrata e, quando ce ne siamo resi conto, le nostre truppe erano già lì. Il pubblico americano è male informato. La televisione non è oggettiva, fa solo propaganda”.

    (Cambio 16, 2 maggio 1988 – rivista spagnola)

  • La coerenza di Frank Zappa

    Frank Zappa coerente

    In un momento in cui musicisti pop impegnati e critici degli anni Sessanta si sono adattati e si stanno convertendo ad una forma odiosa di cristianesimo (Dylan) o stanno scrivendo poesie simili a Toon Hermans (Lennon), abbiamo bisogno di musicisti che continuino a usare il piccone come un gioiello prezioso. Frank Zappa appartiene sicuramente a questa categoria. Non ha mai rinunciato alla lotta e continua a colpire le tendenze sfocate nella società dove può colpirle. Zappa comprende meglio di chiunque altro il pericolo che in futuro (anni Ottanta?) avremo una società in cui i fanatici religiosi saranno al comando con tutte le orribili conseguenze che questo comporta.

    (OOR, 19 settembre 1979)

  • Frank Zappa: un guerrigliero culturale

    Frank Zappa guerrigliero culturale

    Frank Zappa potrebbe essere descritto come un guerrigliero culturale. Vede che le arti popolari sono propagandistiche in senso lato: anche quando si mascherano da ribellione, ci cullano nella fantasia e omogeneizzano le nostre risposte. Così, si infiltra nella macchina e cerca di far sì che le forme popolari sconfiggano i loro fini tradizionali – la sua musica non culla, cerca di farti pensare.

    Ovviamente, è in equilibrio su un bordo stretto. Da un lato, si trova di fronte a un pubblico il cui bisogno di una risposta omogenea è così grande da poter adattare le sue creazioni ai propri desideri. Dall’altro, deve in qualche modo raggiungere un pubblico di massa o i suoi sforzi sono inutili. E, ovviamente, ci sono anche i soldi, è umano.

    Ma, qualunque sia il risultato, c’è ancora la musica, e se qualcuno di noi sarà in giro tra 20 anni, penso che la ascolteremo.

    (Down Beat, 30 ottobre 1969)

  • FZ: punti di forza e debolezza

    Frank Zappa punti di forza e di debolezza

    Qual è, secondo te, la tua più grande debolezza?

    Non riuscire a fare cose normali.

    Tipo?

    L’aritmetica.

    Stai parlando di una vita normale?

    Sì e il suo equivalente nella musica. Non riesco a fare il contrappunto. Non riesco a scrivere armonie tradizionali, il che significa che virtualmente sarei disoccupato. Se non fossi io il mio datore di lavoro, sicuramente non avrei un impiego.

    La tua più grande forza?

    Sicuramente il mio senso dell’umorismo.

    Il tuo umorismo sembra avere un particolare riguardo alla situazione penosa degli esseri umani…

    Non penso in termini di ‘situazione penosa del genere umano’ perché sicuramente a loro non gliene frega nulla della mia situazione penosa, allora perché mi dovrei preoccupare della loro? Comunque penso che l’etichetta di misantropo non è giusta per me e neanche quella di misogino. La cosa che più mi interessa è il comportamento. Mi ha sempre affascinato. Se un interesse per il comportamento presuppone un ‘riguardo per la situazione penosa’ è soggettivo. Ma credo che perfino a livello scientifico valga la pena di osservare il comportamento. E questo ti può portare alla speculazione sul perché si verifica un certo tipo di comportamento.

    (Tuttifrutti, febbraio 1994)

  • Ferdinando Boero: “che lezioni ho imparato da FZ?”

    Ferdinando Boero su Frank Zappa

    “Che lezioni ho imparato da FZ? Forse nessuna perché quello che ho imparato lo sapevo già, ma lui lo ha formalizzato e l’ha reso bello. Mi spiego. Io studio ecologia ed evoluzione. La scienza usa un approccio riduzionistico allo studio di quello che “c’è là fuori”: prende una situazione complessa e ne riduce la complessità analizzando separatamente le sue componenti. Raramente, poi, cerca di rimettere tutto assieme. E così la scienza frammenta la realtà e l’affronta da tanti punti di vista. Ogni punto di vista è uno strumento e produce un ‘suono’. Col ‘riduzionismo’, gli strumenti suonano separatamente il loro spartito. Se messi assieme, spesso suonano come le orchestre, all’inizio della rappresentazione, quando ognuno va per conto suo, per accordare gli strumenti.

    Quando ha fatto suonare la London Symphony Orchestra, FZ ha messo un microfono sotto la sedia di ogni strumentista e, con tecnologia digitale, li ha registrati praticamente uno per uno. Poi, li ha messi assieme in modo che si sentisse una sola nota. Una meganota, fatta dalla somma delle note che ogni strumento stava suonando. Il tutto è più della somma delle parti. Da quella integrazione, viene fuori la bellezza. Andatela a cercare.

    Forte di questa lezione, cerco di fare la stessa cosa nel mio lavoro. Voi lo dovete fare nel vostro, qualunque esso sia. Se riuscite a ‘vedere’ e a ‘sentire’ questo, allora la musica di FZ è la colonna sonora della vostra vita. Se non lo è… mi spiace per voi”.

    (Ferdinando Boero, Rolling Stone dicembre 2013)

    Sentire il tutto era uno dei doni che rendevano unico Frank Zappa.