Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Categoria: Interviews

  • Massimo Bassoli: “riuscii a fotografare Frank con le lacrime agli occhi…

    Frank Zappa con le lacrime agli occhi

    “Frank prima rinchiudersi tre giorni nel Twickenham Film Studio di proprietà degli Who, per registrare quello che sarebbe diventato LSO Zappa Vol. 1, dovette affittare anche la Barbican Hall, metterci tutta l’orchestra per fare il concerto. Io assistetti a tutte le prove, dove Zappa ogni 5 minuti interrompeva Kent Nagano, il direttore, per fargli notare gli errori che ogni singolo elemento dell’orchestra faceva. Poi, nell’intervallo, tutta la sezione fiati decise di fare un salto al pub che sta di fronte al teatro…Tornarono tutti alticci, un disastro. Frank era sconvolto, io cercavo di sdrammatizzare facendolo ridere con le mie battute sull’alcolismo inglese. Comunque la sera del concerto, quando Nagano invitò Frank a dirigere l’orchestra per il bis, Strictly Genteel, io mi nascosi ai piedi degli orchestrali e riuscii a fotografare Frank con le lacrime agli occhi quando dirigeva l’apertura armonica di quella splendida melodia. In quel momento ho visto la realizzazione di un musicista che, nonostante gli errori e i problemi, sentiva la sua composizione eseguita da un’orchestra sinfonica. È stato un momento molto, molto emozionante”.

    (estratto dall’intervista a Massimo Bassoli di Salvo Cuccia, Ciao 2001 marzo/aprile 2025)

  • Frank & Gail Zappa: “le cose belle accadono quando vai oltre l’amore”

    Frank Zappa e Gail Zappa

    “Le cose belle accadono quando vai oltre l’amore” disse Frank Zappa. La sua unione con la moglie Gail sembra confermare questo suo pensiero.

    Frank Zappa ha definito sua moglie Gail unaffascinante piccola volpe”. “Ci ho messo un paio di minuti per innamorarmi di lei (non scherzo)” (autobiografia, The Real Frank Zappa Book).

    Frank Zappa e Gail Zappa

    Si sposarono con una “cerimonia civile ridicola” nel 1967: Gail era incinta di nove mesi e non aveva una fede nuziale.

    In realtà, non aveva una fede nuziale neanche quando Frank scrisse il libro pubblicato nel 1989.

    “Mi sono innamorata di una delle persone più sporche che io abbia mai conosciuto” dichiarò Gail Sloatman, moglie di Frank Zappa. All’epoca, Frank non dava molta importanza all’igiene personale, apparendo spesso trascurato.

    “Frank aveva un’energia nervosa, potevi sentirla quasi risuonare – ricorda Gail Zappa al telefono da Los Angeles – Quando lo incontrai la prima volta, aveva un aspetto molto strano: t-shirt stropicciata e pantaloni da smoking tenuti su da bretelle. Era così magro che ce ne potevano stare due nei pantaloni. E scarpe enormi, molto appuntite. La stranezza era amplificata dal modo in cui si muoveva: un ritmo tutto suo come un burattino appeso ai fili. Lavorava tutta la notte, io ero distrutta. Non ero fatta per vivere come un vampiro!”. (Classic Rock, luglio 2015)

    Zappa si sveglia LENTAMENTE la mattina, si rade e poi fa una serenata alla piccola Moon Unit mentre Gail sgranocchia un’arancia e l’orecchio di Moon…

    Gail ha incontrato il frontman dei Doors Jim Morrison all’asilo: i rispettivi padri erano entrambi ufficiali navali di alto rango.

    Frank raccontò la vicenda in cui Gail colpì Morrison in testa con un martello.

    Gail Zappa

    Gail – che aveva vissuto i suoi anni formativi a Londra, nello stesso ambiente dei Beatles e dei Rolling Stones – era stata per qualche tempo una groupie.

    “Una groupie eccellente – disse Frank in un’intervista – Non me ne fregava niente se era andata a letto con altri musicisti”.

    In realtà, secondo Pauline Butcher, lui aveva idee assai più tradizionali sul matrimonio: “Se Gail avesse avuto anche altri uomini, la loro unione non sarebbe durata. Lui ebbe diverse storie, ma non ci fu mai nessuna possibilità che lasciasse Gail e la sua famiglia”. (Classic Rock, luglio 2015)

    Come hai conosciuto tua moglie?

    “Era una groupie”.

    Era ad un concerto?

    “Non era ad un concerto. Era una segretaria al Whisky A Go-Go ed è stata portata alla mia attenzione da un’altra ragazza, anche lei segretaria al Whisky A Go-Go, che all’epoca era la mia governante”.

    E l’hai incontrata nel backstage?

    “No, in realtà l’ho incontrata all’aeroporto, quando sono tornato a casa dal mio primo tour. In precedenza, l’avevo vista una sola volta; era a una festa a casa ma non le avevo parlato”.

    È stato amore istantaneo?

    “Beh, non lo so. Ma finora siamo riusciti a durare per 12 anni, stiamo andando bene”.

    Ha i tuoi stessi gusti musicali?

    Sì.

    Socialmente, è introversa come te?

    “No, è più socievole. Ha contatti con il mondo esterno: di solito, io lavoro in cantina, mentre lei è nella parte alta della casa, I vicini vengono a trovarla, non vengono a trovare me. Rimango solo laggiù e va bene così”.

    Lei è una figura importante della tua vita.

    “Sì, certo, è mia moglie. Il mio migliore amico”.

    Litigate?

    “Abbiamo avuto un paio di litigi, ma non ricordo quando è stato l’ultimo. Sono passati anni”.

    (RAM, 4 aprile 1980)

    Forse, una sorta di Santo Graal per i collezionisti sono i 45 giri registrati da te e Kim Fowley nel 1966…

    La mia carriera discografica! (Gail ride) Mio padre suonava l’armonica blues e ha imparato da solo la chitarra, il banjo e il pianoforte. Eppure io non suono nessuno strumento, anche se ora mi chiedo se prendere lezioni di chitarra. Tuttavia, quando ho lasciato la scuola – nel Surrey – nel 1962, sono stata coinvolta in quella che posso descrivere come un’esperienza evolutiva – quel cambiamento di coscienza tra l’inizio e la metà degli anni ’60.

    Come esempio del tipo di cose che stavano accadendo intorno a me, ricordo di essere stata colpita da una fotografia di Lenny Bruce in un piccolo articolo di giornale su come, dopo la sua apparizione all’Establishment Club di Londra, gli era stato rifiutato il rientro nel paese per oscenità – il che era ironico data la libertà di parola di cui teoricamente godi in Gran Bretagna e che non avevamo negli Stati Uniti.

    All’epoca non l’avevo capito, ma questo si è rivelato un indizio, quasi, per il mio futuro immediato. Quando la mia famiglia si trasferì a New York nel 1965, ero alla periferia dell’industria musicale britannica. In effetti, sono andata a una festa organizzata per i Rolling Stones quando sono tornati dal loro primo tour negli Stati Uniti e ho frequentato brevemente Chris Stamp, il co-fondatore di Track Records.

    Dopo che un mio amico, che aveva lavorato per Track, e io siamo andati a Los Angeles in autostop, ero praticamente pronta a tutto. Qualcuno mi ha detto che A&M voleva avviare una filiale R&B e stava cercando cantautori. Quindi, anche se non stavo attivamente cercando una carriera del genere, sono andata nei loro uffici e ho brandito un fascio di carta contenente alcuni dei testi e delle poesie che ho sempre scritto. Poi sono stata invitata in una stanza con un pianoforte verticale e un ragazzo chiamato Chester Pipkin, che era stato in vari gruppi di quel tipo negli anni ’50. Frank conosceva la sua produzione.

    Chester e io provavamo presunte canzoni R&B in questa minuscola stanza. Ne abbiamo fatte diverse, forse quattro sono state registrate, ma non ho copie. In realtà ero presente in una baracca di uno studio nella Valley quando un gruppo chiamato Wooden Nickel ha fatto una delle nostre composizioni. Ho anche lavorato al Brill Building di New York per un po’, ma allora ero così ingenua. Non avevo idea del lato commerciale e non pensavo molto a fare soldi seri come cantautrice. Ero più impegnata a trovare lavoro come segretaria o cose del genere per pagare l’affitto.

    Gail Zappa

    Poi, un giorno, mentre camminavo lungo Sunset Boulevard Kim Fowley mi si è avvicinato e mi ha chiesto se volevo fare un disco … Aveva sempre desiderato gestire un gruppo rock di sole ragazze, quello che poi è successo con The Runaways.

    (Gail Zappa, Record Collector, maggio 2009)

    Qualche anno fa dicesti che Frank, così avanti rispetto ai suoi tempi, definì nuovi standard. Vedi qualche altro compositore, attualmente, assimilabile a lui?

    “Frank aveva un forte interesse per la tecnologia applicata alla musica, guardava con grande attenzione alle innovazioni che gli permettevano di esprimersi sempre al meglio. I grandi compositori contemporanei come, ad esempio, John Cage, hanno saputo spingersi in avanti e settare a loro volta nuovi standard. Esistono comunità – scientifiche, artistiche, ecc. – che al loro interno condividono linguaggi e conoscenza. La differenza, per quanto riguarda Frank, era che lui non era parte di nessuna comunità, ha fatto da solo il proprio percorso e il suo amore profondo per la musica lo ha portato a percorrere una strada che comprendeva anche la sperimentazione”.

    Saresti in grado di descrivere Frank con una sola parola?

    “Presente”.

    (Gail Zappa, Jam, settembre 2005)

    “Frank aveva uno charme magnetico notevole”. (Gail Zappa)

    Gail ci dà un’immagine fuori dagli schemi di Frank come genitore. Permetteva ai ragazzi di imprecare ma non potevano essere maliziosi.

    “Frank credeva che non esistessero parole cattive, solo intenzioni cattive”.

    (Gail Zappa, Classic Rock, luglio 2015)

    “Per Frank, ogni album era solo una parte della stessa composizione: tutto faceva parte di un unico, grande pezzo musicale. Ma i tre ‘pezzi’, in particolare, che considerava i suoi capolavori assoluti erano Lumpy Gravy, We’re Only In It For The Money e Civilization Phase III” ha raccontato Gail Zappa.

    “I testi di Frank erano solo proposte, ti incoraggiava a pensare… Dietro questo umorismo devastante c’era un discorso molto serio. Con l’umorismo evocava argomenti seri. Frank ha lavorato in questo modo… “.

    (Gail Zappa, Rolling Stone, ottobre 2012)

    Cosa motiva le decisioni per rilasci particolari? Ad esempio, perché Lumpy Money e perché adesso?

    In parte perché stavamo cercando di avvicinarci il più possibile al quarantesimo anniversario. Lumpy Gravy è il mio disco preferito di Frank. Rappresentava la punta dell’iceberg di ciò che Frank era capace di fare come compositore. È stato sia il culmine di tutti i tipi di musica a lui collegati sia la musica che ha varcato un’altra porta. Immagina di dire una parola – qualsiasi parola – più e più volte finché non ha più significato – o acquisisce un altro tipo di significato.

    Ho capito che Vaultternative era semplicemente uno sbocco per le numerose registrazioni di Frank durante i concerti.

    È più di questo. Si estende alle cose che Frank ha messo insieme, che ci ha lasciato con poche idee di cosa volesse farci. Il mio primo obbligo è preservare l’opera originale di Frank così come la troviamo, anche se so che probabilmente l’avrebbe smontata e ci avrebbe fatto qualcosa di completamente diverso. Io e Joe Travers non stiamo cercando di fare dischi di Frank Zappa, ma stiamo cercando di fare dischi che rivelino Frank Zappa.

    Frank preferiva registrare le sue opere orchestrali su un Synclavier?

    È un po’ un mito. Non era la sua preferenza. Quando il Synclavier è uscito per la prima volta, è stato un mezzo conveniente per ascoltare ciò che aveva in mente, lo strumento definitivo per il compositore prima di consegnarlo a un’orchestra. Non doveva ascoltare i musicisti lamentarsi, ma solo l’idea originale per un dato pezzo. Il Synclavier finì per essere qualcosa che avresti programmato per suonare dal vivo dietro qualcuno come Michael Jackson.

    Foto di Herman Selleslags

    Risparmiavamo soldi per assumere orchestre. Non sono venuti a bussare alla porta per il lavoro di Frank. Ci sono molte prove nelle sue interviste che stava spendendo tutti questi soldi semplicemente perché come compositore voleva sentire come suonava.

    Frank in realtà non proveniva da un background rock ‘n’ roll. Quello era proprio il tipo di musica che era più facilmente disponibile per lui quando ha iniziato. Frank aveva un’idea molto chiara di ciò che voleva fare, ed è capitato che fosse classificato come rock ‘n’ roll.

    Frank parlava spesso di candidarsi alla presidenza. Lo avrebbe fatto?

    Decisamente. Questa era la sua intenzione dal giorno in cui l’ho incontrato.

    (Gail Zappa, Record Collector, maggio 2009)

    “Sono il capofamiglia, ci puoi scommettere (ride). Se Gail dice ai bambini di fare qualcosa, potrebbero non obbedire e lei, probabilmente, urlerà. Se io dico ai bambini di fare qualcosa, lo faranno e non devo urlare. Non li sculaccio, non li prendo a calci e non li picchio, ma se fanno qualcosa di veramente stupido verranno puniti”. 

    I ragazzi ti chiamano Frank e chiamano tua moglie Gail.

    “C’è chi mi chiama Frank e chi mi chiama papà. Siamo tutti buoni amici qui, conosciamo i nostri nomi (ride)”. (Frank Zappa, M.I., novembre 1979)

    Da dove viene il titolo Barking Pumpkin?

    “Gail fumava. Ha smesso. Fumava Marlboro e tossiva continuamente. L’ho sempre chiamata la mia zucca. Era una zucca che abbaiava”. (Best of Guitar Player, 1994)

    A quanto ho capito, tu e Gail gestite tutto.

    “In casa abbiamo tre uffici. Ne abbiamo uno al piano di sopra in camera da letto dove faccio tutte le note di copertina e lavoro di elaborazione testi. Gail ha un ufficio, poi c’è un altro ufficio subito dopo l’entrata dal cancello che usiamo per tutte le telefonate e la segreteria. Abbiamo un laboratorio, uno studio, una struttura di montaggio, tre caveau per nastri e film. Ci sono altri due edifici nella San Fernando Valley. Uno di questi è Joe’s Garage, la struttura per le prove. E poi c’è il nostro magazzino, da dove escono tutte le attrezzature, ecc. Gail gestisce tutto questo”. (FZ, Best of Guitar Player, 1994)

    A Frank non importava davvero di essere ricordato” ha detto Gail “ma ci tengo alla sua identità. Il mio motto è come quello del dipartimento di polizia di Los Angeles: proteggere e servire“.

    (The Baltimore Sun, 17 settembre 2010)

    “Sofa” era la canzone preferita di Gail Zappa.

    Senza il contributo di Gail, la leggenda di Zappa non sarebbe stata esattamente la stessa.

    Frank le ha dedicato il brano “Solitude”

  • Nigey Lennon su Frank Zappa

    Nigey Lennon su Frank Zappa
    Nigey Lennon

    “Pur essendo incoraggiante quando si trattava della mia musica, ho sempre avuto l’impressione che Frank fosse a disagio intellettualmente con me perché ero una ragazza. Le donne intorno a lui tendevano a ricoprire ruoli ben definiti: sua moglie manteneva la sua scena domestica correndo come una macchina ben oliata, tutte le groupie assortite e i seguaci del campo che giravano intorno alla band servivano a rendere divertente la vita sulla strada. Io, invece, insistevo per essere il suo pari intellettuale, e questo lo confondeva. Evidentemente non c’era nulla nel suo background che gli permettesse di capire una mina vagante come me. Il fatto che la nostra amicizia fosse sopravvissuta a qualche disaccordo era una testimonianza della sua tenacia e della mia testardaggine”.

    “Ho ricevuto molta ispirazione da Zappa, non solo musicale. Non potevi stargli vicino e non provare la peculiare euforia che derivava dal suo totale disprezzo per la realtà mondana; ha creato il suo universo da zero trasformando le cose intorno a lui esattamente come voleva che fossero. Potevo immaginarlo come un adolescente allampanato, trascinato di scuola in scuola ogni volta che il lavoro di suo padre come collaudatore di armi del governo richiedeva un’altra mossa. Potevo vedere come Frank, leggendo libri sul buddismo zen e ascoltando la musica espansiva del suo idolo Edgard Varèse, aveva sviluppato la sua filosofia come forma di autodifesa. Come un adulto, era riuscito a trasformarlo sia in un’arte che in un business: stava ridendo per l’ultima volta di un mondo che lo avrebbe bandito volentieri nell’inferno speciale riservato agli eccentrici e ai sognatori. A me sembrava il tipo di creatività più sublime”.

    “Tuttavia, a volte l’universo privato di Zappa può diventare opprimente. Odiava perdere il controllo, reale o immaginario, praticamente fino alla paranoia. Una volta, a New York durante un tour, frugò nel mio bagaglio a mano e trovò il mio diario, che, essendo un registro delle mie attività quotidiane, conteneva varie osservazioni, pro e contro su ciò che accadeva intorno a me. Andò su tutte le furie e mi accusò senza motivo di prendere appunti da vendere a Rolling Stone. Ho cercato di spiegargli che non avevo intenzione di farlo, ma lui non voleva ascoltare. Stufa dei suoi deliri, mi sono scusata per lo spettacolo di quella sera, che si è svolto alla Carnegie Hall. La mattina dopo ho saputo che aveva fatto un lungo discorso dedicandomi lo spettacolo come una sorta di pubblica scusa. Era difficile non volergli bene”.

    (City Paper, 19 gennaio 1994)

  • Tom Wilson: “Zappa è il più grande talento che abbia mai incontrato”

    Tom Wilson su Frank Zappa

    Tom Wilson, capo del team pop della MGM, rifugge quasi la pubblicità, ma questa settimana, durante un soggiorno di due giorni a Londra, ha infranto la sua regola anti-pubblicità e ha parlato. Ho incontrato Tom per la prima volta due anni fa, quando, come produttore della CBS di New York, era responsabile delle carriere discografiche di artisti come Peter, Paul and Mary e Bob Dylan. Brillante ingegnere del suono e musicista a pieno titolo, Tom ha servito Dylan dai suoi inizi come talentuoso ma oscuro cantante folk fino alla sua attuale posizione di capo del rock.

    Attualmente, Tom è coinvolto nella creazione di un altro culto, che ruota attorno alla controversa “Madre dell’invenzione” Frank Zappa.

    “Zappa, senza eccezioni, è il più grande talento che abbia mai incontrato” ha detto Tom “Nonostante il suo inizio lento in Gran Bretagna, diventerà enormemente grande – ricorda le mie parole. Sono appena tornato da Copenaghen, dove i Mothers si sono esibiti – e stanno già suscitando scalpore laggiù”.

    Finora Zappa e i suoi colleghi hanno avuto solo un successo limitato in Gran Bretagna. Da molte persone sono considerati uno scherzo colossale. Sono davvero uno scherzo?

    “Sono uno scherzo nel senso che loro – e Frank in particolare – considerano la musica pop degli anni ’50 su cui si basa in gran parte l’attuale scena pop anglo-americana come uno scherzo. Ciò che Frank fa è manipolare la scena del rock and roll, facendo notare alle persone con i suoi decolli satirici della musica del periodo dal 1950 al 1960, che non c’era sostanza in essa, che era vuota, scadente e generalmente una farsa. Il fatto che anche Frank, in misura limitata, tolga il mickey al suo pubblico attraverso la musica, lui stesso non è un impostore: è un musicista di talento che ha preso in prestito idee da maestri classici come Bartok e Stravinsky”.

    Certamente Zappa è preso molto sul serio dalla potente MGM corporation. In effetti, è quasi un’azienda all’interno dell’azienda. Gli viene concessa un’indennità a cinque cifre dalla MGM per creare per loro conto. Gli viene concesso di girare liberamente negli studi di New York della MGM e capisce esattamente come funzionano, come se si fosse costruito da solo un’unità di registrazione a cinque tracce. Usa la sua conoscenza dell’elettronica per ridurre i musicisti in studio. In un recente disco americano dei “Mothers” è stato ottenuto un suono simile a quello di un coro di 50 elementi. Infatti il ​​coro di 50 elementi era Frank Zappa, che cantava e supervisionava la registrazione allo stesso tempo.

    “Sia Frank che io siamo rimasti estremamente colpiti dalle tecniche di registrazione a Copenaghen” ha detto Tom “ed è nelle carte che potremmo registrare laggiù noi stessi nel prossimo futuro. Negli anni ’50 musicisti jazz e blues – Big Bill Broonzy per nominarne uno – ha registrato con grande successo in Scandinavia. Da allora gli scandinavi sono stati i secondi migliori rispetto agli Swinging British. Ma la situazione potrebbe cambiare”.

    (Record Mirror, 11 novembre 1967)

  • FZ: “potevamo chiedere al pubblico di fare qualsiasi cosa…

    Frank Zappa e le richieste assurde rivolte al pubblico

    Com’era la scena musicale ai tempi dei Mothers?

    “Abbastanza bizzarra con tutte queste band degli anni Sessanta, inclusi Jefferson Airplane e Paul Butterfield e Johnny Rivers. Abbiamo aperto per Lenny Bruce al Fillmore West nel 1966. Gli ho chiesto di firmare la mia bozza di carta, ma ha detto di no”.

    E’ stato allora che hai incontrato John Wayne?

    “Sì. È venuto a uno spettacolo molto ubriaco. Mi vide, mi prese in braccio e disse: “Ti ho visto in Egitto ed eri grande… e poi mi hai fatto esplodere!”. Sul palco ho detto: “Signore e signori, è Halloween e stasera avremmo avuto ospiti importanti qui come George Lincoln Rockwell, capo del Partito nazista americano, ma sfortunatamente tutto ciò che siamo riusciti a trovare è stato John Wayne”. Si è alzato e ha fatto un discorso da ubriaco e le sue guardie del corpo mi hanno detto che avrei fatto meglio a raffreddarlo”.

    C’erano altri personaggi, come Cynthia Plaster-Caster. Raccontaci di lei.

    “Eric Clapton mi ha fatto conoscere le Plaster-Caster. Avevano tutte queste statue dei falli di star come Jimi Hendrix. Una di loro ha mescolato il gesso per fare uno stampo, e l’altra ha fatto un pompino a un ragazzo. Ad un certo punto, ha tolto la bocca e l’altra ha applicato il gesso sopra. Abbiamo rifiutato il test per essere ‘convalidati’.

    Durante quegli anni, i Mothers erano famosi per essere una band laboriosa. Eri sempre in viaggio.

    “Abbiamo suonato ovunque. Ricordo il concerto a Montreal, in un club chiamato New Penelope: c’erano 20 gradi sotto zero. Siamo andati dal nostro hotel al club e il moccio si era letteralmente congelato nel naso quando siamo arrivati ​​sul posto. Gli strumenti a fiato diventavano così freddi che se provavi a suonarli, le tue labbra e le tue dita si congelavano. Gli strumenti non potevano nemmeno essere suonati, dovevano essere riscaldati. Se non avessimo provato certe esperienze estreme probabilmente non avremmo inventato nessuna di quelle partecipazioni squilibrate e punizioni del pubblico che stavamo sperimentando in quel periodo”.

    Punizioni del pubblico?

    Ci chiedevamo: fino a che punto si sarebbero spinti? Cosa potremmo chiedere di fare al pubblico? La risposta sembrava essere: qualsiasi cosa. Portavamo qualcuno sul palco e dicevamo: “Togliti scarpe e calzini, mettiti i calzini sulle mani e leccali mentre suoniamo”. Chiedevamo qualsiasi cosa ci venisse in mente. Finché la persona era sul palco, faceva tutto ciò che gli chiedevamo. Il resto delle persone tra il pubblico rideva della persona che stava facendo le cose più ridicole, ma allo stesso tempo diceva: “Potrei essere io e lo farei!”. In un teatro di New York, che un tempo era stato un cinema porno o qualcosa del genere, c’era una cabina di proiezione all’estremità del palco. Abbiamo fatto passare un filo da lì al lato opposto del palco. Avevamo delle pulegge. Il nostro batterista, Motorhead, è stato incaricato di attaccare oggetti alla linea in momenti casuali durante lo spettacolo e di farli volare giù. Quando arrivavano sul palco, qualunque cosa arrivasse, ci improvvisavamo. Una volta, ha mandato giù una bambolina a pecorina con la testa rimossa. Ha sorvolato il pubblico, sfrecciando come un’apparizione sopra le loro teste e si è schiantata contro il palo sopra di noi. Fu subito seguito da un salame genovese lungo un metro che sodomizzava la bambola. Mi sembrava che non ci fosse motivo di sprecare questo ottimo salame, così ho invitato un’adorabile ragazza dai capelli lunghissimi, che indossava una specie di costume da Little Miss Muffet, a salire sul palco e mangiare il salame intero. Abbiamo suonato e lei ha mangiato il salame. Cominciò a piangere perché non riusciva a finirlo. Le ho detto che andava bene, che l’avremmo conservato per lei e che sarebbe potuta tornare e mangiare il resto”.

    (Playboy aprile 1993)

  • Bunk Gardner: Zappa ci diede delle medaglie per essere sopravvissuti all’incidente…

    Frank Zappa e la rivolta allo Sportplatz di Berlino

    “Frank era ossessionato dal lavoro – ricorda Bunk Gardner, sassofonista – Potevamo suonare circa 300 canzoni e dovevamo impararle a memoria perché non ci faceva usare spartiti. Usava dei segni con le dita per passare da un tempo in cinque ottavi a sette ottavi o altro, poi saltava per aria e, quando tornava giù, eravamo già passati ad un altro pezzo… Allo Sportplatz di Berlino ci fu una rivolta dopo lo spettacolo. Lanciarono uova, pere acerbe, vernice, oggetti di metallo e perfino un pezzo della balconata. Zappa diede ai membri del gruppo delle medaglie per essere sopravvissuti a quell’incidente”.

    (Classic Rock, luglio 2015)

  • FZ: “il business discografico se ne frega della musica e dei musicisti”

    Frank Zappa sul business discografico

    C’è o dovrebbe esserci una distinzione tra Rock e musica moderna?

    “Gran parte del rock è ideato come prodotto ma, in fin dei conti, la maggior parte della musica moderna è a sua volta concepita come prodotto. C’è un’infelice similarità di termini sulle ragioni per cui la gente fa le due cose … Penso comunque che la musica Rock sia più prodotto”

    E la tua?

    “La mia musica è concepita per altri fini. Lo scopo è far divertire quella gente che non si diverte con quel tipo di prodotto ma con un tipo di stile”

    Quale delle tue recenti esperienze musicali è stata la più significativa?

    “I due anni in cui ho lavorato con la cosiddetta musica seria. Lavorare in quel mondo è stato significativo perché mi ha dimostrato che quel mondo è davvero malato, ecco perché voglio di nuovo suonare dal vivo”

    Con tutti gli aggeggi elettronici di cui disponi e che sono a disposizione sul mercato, il tuo stile chitarristico cambia?

    “No, perché ho avuto questi aggeggi per anni, ci sono abituato. Ci sono solo pochi suoni che mi interessa ottenere dalla chitarra. Alcuni li collegano a sintetizzatori ma non ho mai sentito niente di bello come risultato, quindi non mi intriga molto”

    Come pensi che si dovrebbe ristrutturare il mondo degli affari discografici?

    “So di certo che dovrebbe essere ristrutturato, ma non ho preparato nessun piano d’azione. Ora come ora, è piuttosto schifoso; ma poi bisogna considerare che gli affari, in generale, mancano di ogni tipo di integrità o scrupoli, per cui gli affari e la musica sono come gli affari e il petrolio o le scarpe … Sono tutti imbroglioni.”

    Pensi che gli affaristi del mondo musicale hanno un genuino interesse per la musica o tutto ciò che vogliono sono i soldi?

    “Se ne fregano. Non ho mai visto nessuno in una posizione dirigenziale che non se ne fregasse della musica. Tutti loro odiano la musica e peggio che mai odiano i musicisti. Che ti dicano l’opposto e che ti trattino bene ad una festa non vuole dire niente, in realtà ti odiano”

    Visto che la gente non si affida al proprio gusto nel comprare un disco ma piuttosto al risultato della massiccia manipolazione promozionale radiofonica e televisiva, non pensi che varrebbe la pena di promuovere musica “migliore”, visto che tanto la gente la comprerebbe lo stesso?

    “No, penso che la gente abbia diritto di ascoltare la musica che gradisce al di là della sua validità, ma il problema dei mass media è che esaltano l’ignoranza al massimo grado: l’unico simbolo indicante qualità oggi è il numero di copie vendute. Ma se sei davvero curioso di sapere dov’è la musica devi uscire e cercarla, devi sapere che ciò che senti alla radio è solo la parte emergente di un enorme iceberg, c’è moltissima altra roba a disposizione, ma solo certi negozi di dischi la tengono in catalogo e te la devi trovare per conto tuo. Ma la maggior parte della gente è troppo pigra per fare così, per cui se ne va tutto al diavolo”.

    Progetti per una tournée in Italia?

    “Se ne è discusso, ma il problema di una tournée in Italia è che non si può fare affidamento sui promotori. Ho vissuto esperienze antipatiche. Se potessimo trovare qualcuno che ci pagasse la somma dovuta a tempo dovuto, allora sì, in Italia ci verremmo, perché suonare in Italia mi piace più che in ogni altro paese al mondo. Il problema sta proprio nella scarsa affidabilità degli organizzatori, il che non è poco. Comunque vedrò se si può concludere qualcosa”.

    (estratto da un’intervista pubblicata su Tuttifrutti vol. 3 n. 21 – luglio 1984)

  • FZ: intervista di Bob Marshall del 22 ottobre 1988

    Frank Zappa intervista di Bob Marshall 1988

    Considero questa intervista a Frank Zappa del 22 ottobre 1988 la migliore che io abbia mai letto finora per la sua intensità, profondità, completezza.

    E’ firmata da Bob Marshall, le 40 domande sono state rivolte/suggerite a Marshall dal nostro amico Bob Dobbs (ha una radio, si chiama Radio ION) che, nel 1988, conosceva già da decenni Frank Zappa.

    Questa intervista è talmente ricca di notizie e dichiarazioni che leggerla una sola volta non basta.

    Zappa risponde volentieri alle domande, lo fa in modo preciso, il dialogo è fluido, rilassato, c’è molta intesa. Molte delle risposte di Frank sono da scrivere sui muri.

    L’intervista a Frank Zappa di Bob Marshall del 21-22 ottobre 1988 durò 7 ore, ma solo la prima metà (3 ore e mezza) è stata registrata e trascritta.
    Quando uscì per la prima volta, l’intervista fu considerata una delle più grandi interviste a Zappa. Molti biografi di FZ lo citano.

    Di seguito, riporto la versione migliore dell’intervista, la più completa e di vasta portata. Invece di essere semplicemente un’”intervista” in cui vengono trasmesse informazioni e/o dati, mostra un Frank Zappa che la stampa popolare raramente, se non mai, ha visto.

    NO COMMERCIAL POTENTIAL, nota a piè di pagina 3, pagina 186—David Walley (1945-2006)

  • Ferdinando Boero: Frank Zappa si rifiuta di morire…

    Ferdinando Boero su Frank Zappa

    La frase preferita di Zappa era del compositore Edgar Varèse:

    The present day composer refuse to die”.

    Ostinatamente, lui si rifiuta di morire.

    Quando muore un musicista? Quando diventa rassicurante. Quando lo ascolti, ti piace, ti dà emozioni, ma non ti sorprende più. Sai già cosa arriverà e sei gratificato dal soddisfacimento delle tue aspettative.

    I musicisti morti ti accarezzano, quelli vivi ti danno calci negli stinchi. Ti fanno saltare sulla sedia. Ogni volta trovi qualcosa di nuovo in quello che hai già ascoltato mille volte.

    In questo, FZ è ancora vivissimo (e tanti musicisti vivi sono già morti). E’ lo zombie che ti prende, ti porta sul tetto e, con un ghigno, ti fa un servizietto.

    Quando ho capito questo, mi sono detto: quest’uomo non è normale. Si prende tremendamente sul serio e non prende niente sul serio. Fa ridere, incazzare, pensare e in più… ti piace. Ogni pezzo è diverso dagli altri, eppure capisci subito che lo ha fatto lui.

    Lo volevo conoscere. Se fossi cristiano e sapessi che Gesù vive e lavora da qualche parte, vorrei conoscerlo. E così, nel 1983, feci un piano per conoscere FZ.

    Sono un biologo marino e studio le meduse. Ne ho trovate molte che ancora non erano conosciute.

    Quanto trovi una specie nuova, le devi dare un nome. Così scrissi a FZ dicendogli che avevo trovato nuove specie di meduse e che volevo dedicargliene una. Mi rispose dicendo che niente al mondo gli sarebbe piaciuto di più che avere una medusa col suo nome.

    Andai a trovarlo, diventammo amici. Tanto amici che mi dedicò il suo ultimo concerto a Genova nel 1988 e poi pubblicò Lomesome Cowboy Nando (Nando sono io).

    (Ferdinando Boero)

  • FZ su Ray Collins, Lancelotti, Flo & Eddie

    Frank Zappa su Ray Collins, Lancelotti, Flo & Eddie
    foto di Yoshi

    Ray Collins è stato un cantante fantastico del tuo gruppo.

    Era bravo ma non gli piaceva cantare i miei testi, infatti uno dei motivi per cui ha lasciato il gruppo era che non gli piacevano le canzoni, le odiava. È difficile convincere la gente a cantare bene le mie parole.

    Sembra che ti piacciano i lamenti nasali alti.

    Ho sempre avuto un debole per i lamenti nasali alti, sì. Voglio dire, ammettiamolo, molti dei gruppi veramente heavy metal funzionerebbero meglio se avessero dei lamenti nasali alti.

    Per quanto tempo c’è stato Lancelotti?

    Lancelotti? Ha fatto l’audizione, l’ha superata, ha provato per 2 settimane ed è stato bocciato. Ha cantato un paio di volte in un album.

    Flo ed Eddie erano così pazzi prima che tu li incontrassi?

    Non penso che qualcuno sia davvero pazzo fino a quando non è stato nella band per un po’. Perché quando entrano in questa band scoprono che va bene essere pazzi e poi diventano davvero pazzi.

    (IT, marzo 1977)