Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Categoria: Deep Inside FZ

  • Frank Zappa: “schiavo del suo stesso orecchio interiore”

    Frank Zappa e il suo orecchio interiore

    Autodidatta, scriveva musica senza sosta, suonava divinamente (rock, jazz, sinfonica, doo wop, R&B), la sua era una perenne opera di composizione ed esecuzione musicale. Il rock gli permetteva di finanziare la produzione della sua prolifica composizione contemporanea, difficilmente commerciabile.
    Era un autentico perfezionista, è stato definito “schiavo del suo stesso orecchio interiore”.
    Frank Zappa intendeva cambiare il modo di comporre ed ascoltare musica. Non amava il business nel suo lavoro ma divenne imprenditore per essere indipendente. 

    Dopo lunghe e cruente battaglie legali con le maggiori case discografiche, Zappa era diventato proprietario di tutti i suoi dischi. Ha speso tutte le forze residue nel rimixare, manipolare, correggere e trasferire su compact, con l’aiuto delle nuove tecnologie, gli album storici del suo colossale archivio, arricchendolo continuamente di avventure dal vivo che andava man mano scoprendo, a partire dal rivoluzionario numero uno del 1966, il leggendario “Freak out!”.

  • “Zappa”: il film documentario di Alex Winter

    "Zappa" il film documentario di Alex Winter

    Il film documentario “Zappa” diretto da Alex Winter (distribuito da Nexo Digital) è uscito nei cinema il 15 novembre 2021 e vede la presenza, tra gli altri, di David Bowie, Mick Jagger, Arsenio Hall, Alice Cooper e Ringo Starr. Il lavoro è stato realizzato grazie all’accesso all’archivio privato della famiglia Zappa. Annunciato su Kickstarter nel 2016, il film è diventato il documentario più finanziato nella storia del sito di crowdfunding con una raccolta fondi di oltre un milione di dollari. Grazie al denaro raccolto sulla piattaforma Kickstarter il regista Alex Winter ha avuto accesso agli archivi personali di Zappa (The Vault).

    Nell’intervista che segue, il regista Alex Winter racconta come è stato realizzato il documentario “Zappa” attingendo ai materiali della ‘Crypta’, l’archivio personale di Frank. Si tratta di un’esplorazione approfondita della vita privata di Zappa.

    Il film di Alex Winter celebra l’individualismo, l’antiautoritarismo e l’imprenditorialità di Zappa con le sue lotte contro la censura, il conformismo e il comunismo.

    Zappa è stato uno dei primi artisti moderni in ambito musicale a fondare la propria etichetta. Ha testimoniato davanti al Congresso affermando che etichettare la musica in base al contenuto dei testi è un attacco alla libertà di parola. Ha ispirato Vaclav Havel ed altri soggetti impegnati a combattere il regime comunista repressivo in Cecoslovacchia. Il genio di Baltimora era antifascista, a favore dei diritti dei cittadini: le sue convinzioni su libertà di parola, individualismo e imprenditorialità avevano forti connotazioni libertarie. Ha visto arrivare la rivoluzione tecnologica, era un compositore e musicista all’avanguardia.

  • Eat That Question: Frank Zappa in His Own Words – trailer documentario + 3 brani da The Grand Wazoo

    2 Trailer film/documentario Eat that question +

    3 versioni di Eat that question (Minimal Art, Eat That Question, Version 1, Take 2, Waka/Wazoo 1972 – Passaic, 1973 – Live 1988 incluso nell’album Make A Jazz Noise Here, 1991) +

    From Eat That Question Theme by Frank Zappa (include filmato tratto da The Yellow Shark, prove e show a Barcelona 1988)

    Prima del documentario “Zappa” (realizzato dal regista Alex Winter), il documentarista tedesco Thorsten Schütte ha realizzato, nel 2016, un’opera indipendente: “Eat That Question: Frank Zappa in his own words” (distribuito da Sony Pictures Classics). Schütte, a differenza di Winter, non ha avuto accesso al leggendario archivio di materiale audio e video della famiglia Zappa, ma è riuscito comunque a documentare con grande precisione le apparizioni pubbliche più significative di Frank. La musica viene usata come stacchetto solo per voltare pagina: nessuna intervista a vecchi compagni di band, nient’altro che Zappa in persona che parla di politica, cultura, filosofia, vita familiare e musica. Apparizioni in qualità di ospite a talk show, deposizioni davanti al Senato degli Stati Uniti, spezzoni di programmi musicali americani ed europei: tutte occasioni per ricevere il messaggio zappiano direttamente da Frank in persona senza alcuna intermediazione. Si tratta di un lungo montaggio di tante piccole performance verbali del genio della musica. In questo documentario, Zappa dimostra anche di essere uno strano tipo di conservatore. Racconta di quanto fossero politicamente confusi e violenti gli studenti tedeschi in rivolta nella Berlino Ovest del 1968. I leader studenteschi avevano invitato Zappa ad andare ad appiccare un incendio ad una base Nato lì vicino e Frank aveva risposto con una domanda: siete pazzi o cosa? Da lì erano cominciate le contestazioni e gli incidenti durante il concerto. Viene documentata anche l’avventura di Zappa in veste di Ambasciatore Culturale e Commerciale degli Stati Uniti nella Cecoslovacchia di Vaclav Havel. Un’avventura da sogno hippy che fu bruscamente interrotta dal Segretario di Stato americano James Baker, il quale disse più o meno ad Havel: “Puoi scegliere se intraprendere regolari rapporti con gli Usa oppure intraprenderli con Frank Zappa, decidi tu”. “Eat That Question” è il ritratto fedele di un uomo libero, scomodo, controcorrente, postmoderno, sempre un po’ a disagio con il resto dell’umanità, estremamente intelligente e fondamentalmente solipsista (individualista).

    Questo film documentario è uno sguardo in profondità nella vita e nell’opera di avanguardia musicale di Frank Zappa. E’ un ritratto di Zappa fatto attraverso un montaggio serrato di interviste (anche rare) rilasciate in 30 anni di carriera sui temi più disparati, dal rapporto col pubblico alla lotta contro la censura. Frank ci parla di se stesso. Il fenomeno Zappa viene, dunque, ricostruito attraverso registrazioni sonore e filmati creduti persi, provenienti da Europa, America, Asia e Australia. Interviste e performance sono state scrupolosamente raccolte dal regista Thorsten Schutte dagli oscuri archivi delle stazioni televisive di tutto il mondo. E’ possibile seguire Zappa dalla giovinezza al periodo dell’intrepido ‘mostro’ fino ai suoi ultimi giorni in cui non ha mai smesso di creare e produrre. Zappa si mostra come un workaholic, un maniaco del lavoro, perfezionista, meticoloso, un compositore carismatico, intransigente, che non ha mai rinunciato a dire la sua e ad esprimere le sue idee e convinzioni, con tutta l’intenzione di liberare il pubblico da ogni conformismo. Schütte ha lavorato per diversi anni su questo film documentario ricevendo il supporto di Gail, la moglie di Frank Zappa, nel 2008, beneficiando anche del coinvolgimento di figli del musicista. I produttori esecutivi del documentario risultano essere, oltre a Thorsten Schütte, Gail e Ahmet Zappa.

    Dweezil Zappa ha commentato così il film documentario: “Eat that question raccoglie percezioni e concetti disparati e li unifica in un film avvincente, espresso con le parole di mio padre. E’ una straordinaria lezione di storia e funge da porta d’accesso alla sua mente musicale”.

    Eat that question: il brano tratto dall’album The Grand Wazoo

    Eat that question è anche un brano strumentale tratto dall’album The Grand Wazoo, che si rifà all’ipercreatività di Uncle Meat. La traccia base era, inizialmente, una semplice improvvisazione di George Duke. L’orchestrazione è scritta intorno a questo interludio e gonfiata con una sequenza di percussioni che evoca lo scontro cerimoniale delle armature.

  • L’autorità di FZ in casa

    Frank Zappa e famiglia

    Frank Zappa era allergico alle persone normali, non voleva bambini ordinari. Ai 4 figli, Zappa permise di imprecare e rivolgersi ai loro genitori come Frank e Gail.

    Gli altri bambini invidiavano la loro libertà ma vivere sotto il tetto di Frank significava accettare le sue condizioni. Visto che era notturno, “la cena poteva essere a base di frittelle e la colazione a base di manzo alla Stroganoff”, ricorda Ahmet. “Era tutto fatto su misura per lui.”

    Quando Zappa lasciava che una groupie si trasferisse nel seminterrato, tutti dovevano accettarlo.

    Non gli piaceva guidare e Gail doveva andare a prenderlo alle prove in piena notte, costretta a svegliare i bambini per portarli con sé.

    Tutto passava in secondo piano alla musica, anche i suoi figli. Sua figlia Moon Unit aveva talmente bisogno di vederlo che gli ha scritto un biglietto proponendogli di “stare insieme professionalmente”. Finirono per produrre l’unico successo nella Top 40 della carriera di Zappa, “Valley Girl”.

  • Frank Zappa: caffè, una forza trainante

    Frank Zappa e il caffè

    In un’intervista di Alex Scofield, Frank dichiarò di carpire le sue influenze musicali “a volte dal pollo, a volte dal caffè”.
    “Per me, la sigaretta è cibo. Vivo la mia vita fumando e bevendo l’acqua nera”.
    Alla domanda “Hai un problema con la droga?” lui rispose: “Sì, con il caffè. Bevo litri di caffè… lavoro in media 15 ore al giorno”.
    Non c’è da stupirsi se i componenti della sua band bevessero caffè forte per mantenere i suoi ritmi.
    Il caffè per Zappa era una forza trainante. Lo beveva ovunque: sala, palco, studio di registrazione. Alla fine, tendeva non solo a vedere, annusare e bere caffè, ma anche ad ‘ascoltarlo’.
    Dopo la sua iniziazione nella band Mothers of Invention, a Lennon è stato permesso di suonare solo dopo aver ingoiato caffè forte e scuro.

    UN LITRO DI CAFFE’ AL GIORNO

    Tra uno spettacolo e l’altro, Zappa sedeva a gambe incrociate in un angolo buio dello spogliatoio, parlando con una mezza dozzina di giovani di Kansas City. Hanno fatto domande e sono rimasti sorpresi dalle risposte di Zappa.

    Frank disse loro che non faceva uso di droghe da quando fumava marijuana da adolescente ma beveva un litro di caffè al giorno. Disse di avere poco rispetto per Timothy Leary perché Leary predicava l’uso di una droga (LSD) che era stata dannosa per un amico di Zappa.

    (Milwaukee Journal, 5 dicembre 1971)

    “Per quanto ne so, Zappa non ha mai usato nient’altro che il caffè che per me è una droga. Beve circa 30 tazze al giorno” (Paul Hoff, capo ufficioso dei Mother Roadies, Bugle American, 2-8 maggio 1974)

    Nella foto a destra (tratta dalla rivista Best, febbraio 1978) Frank Zappa ha un termos e di sicuro non è tè…

  • FZ e le sigarette: “ho provato a smettere un paio di volte…

    Frank Zappa e le sigarette

    Incontri molte persone contrarie al fumo di sigaretta?

    “Beh, non voglio interferire con lo stile di vita degli altri. Se mi trovo in un posto dove so che danneggerò la salute di qualcuno o qualcuno mi chiede gentilmente di non fumare, esco e fumo. Ma provo risentimento per il modo in cui la mentalità del non fumatore è stata imposta alla minoranza fumatrice. Perché, prima di tutto, in una democrazia le minoranze hanno dei diritti. Secondo, l’intero discorso sul fumo è passato dall’essere un problema di salute a un problema morale; quando qualcosa si riduce a un problema morale, non dovrebbe incidere in nessun tipo di legislazione, per quanto mi riguarda”.

    Ma se guardi gli studi, il fumo è dannoso.

    “Il fumo viene venduto dal governo degli Stati Uniti. Se pensassi che eliminando tutto il fumo di tabacco negli Stati Uniti miglioreresti la qualità della vita di tutti, saresti un pazzo. Le cose che ti danneggeranno davvero il governo non le toccherà”.

    Per esempio?

    “Diossina nella carta igienica, nei tamponi, nei filtri dell’acqua, nei filtri del caffè, nelle bustine di tè, diossina nelle verdure a causa del deflusso delle piante di carta. Perché dovrebbero sbiancare la carta? Sembra irrisorio, punitivo e insignificante inseguire i fumatori, che non sono una minoranza ma circa il 45% della popolazione. Affronterei il problema spingendo più persone a fumare fino a farne la maggioranza per poi… prenderle a calci in culo!”.

    Hai mai provato a smettere?

    “Un paio di volte. L’unica volta in cui mi sono sforzato di più è stato quando ho avuto un raffreddore, un problema al petto, ero nel bel mezzo di un tour. Eravamo in Canada e dovevo viaggiare ogni giorno e cantare ogni notte in questi luoghi freddi, tipo pista da hockey. Non mi sentivo davvero molto bene e ogni volta che fumavo il raffreddore peggiorava. Così ho deciso di provare a smettere per un po’ e sono riuscito a non fumare per circa una settimana o dieci giorni. Poi il mio senso dell’olfatto ha iniziato a tornare: l’hotel in cui alloggiavamo aveva un odore sgradevole. Qualcosa nell’ingresso, forse i tappeti. In effetti, il mondo intero non aveva un buon odore: nel giro di una settimana il mio raffreddore è scomparso, così ho ricominciato a fumare.

    (The Portable Curmudgeon Redux, 1992)

  • Mark Pinske su Zappa: “aveva un caso di herpes zoster”

    Frank Zappa e l'herpes zoster

    Mix: Hai detto che, quando te ne sei andato, Frank si stava ammalando. Pensavo che il suo cancro non fosse stato diagnosticato prima del 1990.

    Pinske: No, ma prima di allora aveva avuto un caso di herpes zoster. Non so se lo sapevi.

    Mix: No, non lo sapevo.

    Pinske: Aveva un caso di herpes zoster, si è un po’ riempito e ha rallentato per un po’.

    Mix: So che ha fumato per tutta la sua vita adulta.

    Pinske: Era una specie di seccatura. Avevamo un sistema di filtraggio speciale nella sala controllo. Sul retro della sala controllo, c’erano tre sistemi di filtraggio nell’aria condizionata che lasciavamo praticamente sempre accesi. E lui si sedeva… aveva una sedia grigia sul retro e fumava ininterrottamente. Due e mezzo, tre pacchetti al giorno. Praticamente sempre, sigarette e caffè. È piuttosto contrario alla droga, ma…

    Mix: Ha fatto un’eccezione per la nicotina.

    Pinske: Per la nicotina e la caffeina. La caffeina ci ha tenuti in piedi.

    (The Complete Mark Pinske Interview – Day One by Chris Michie, 01/01/2003, mixonline)

  • ‘Zappismo’: un piccolo atto di rivoluzione o una fede

    Frank Zappa e lo Zappismo

    Lo ‘zappismo’ è una malattia che coinvolge esseri insospettabili, diversi fra loro per stato sociale, posizione geografica e anche gusti musicali, ma che trovano in Zappa un comune denominatore, un elemento forte di interesse, piacere e ossessione.

    Per alcuni, ascoltare Zappa è un piccolo atto di rivoluzione, l’unico che ci si può concedere, un ribellarsi all’asfissiante, caldo abbraccio della normalità. Per altri, è quasi una fede.

    Zappa è il football delle sette note. Lo zappismo è argomento di discussione, terreno comune in cui incontrarsi/scontrarsi, un Bar dello Sport Musicale in cui a nessuno è negata un’opinione.

    (Classix n.21 – marzo aprile 2009)

    Ognuno di noi inventa il proprio Frank Zappa personale.

    Ciascuno dei nostri ‘kit fai-da-te Zappa’ rivela ciò in cui vogliamo credere.

    È lo specchio deformante con cui guardiamo il nostro io contorto e la società stravagante e ingiusta che abbiamo costruito.

  • Frank Zappa: l’arte del controllo del corpo

    l'arte del controllo del corpo di Frank Zappa

    L’arte del controllo del corpo. Questo è il nocciolo della magia di Frank Zappa.

    (dall’articolo The fake I.D. of Mr. Green Genes di Vladimir Sovetov)

  • Frank Zappa: creatore a sangue freddo

    Frank Zappa compositore a sangue freddo

    Sguardo spigoloso e dai gesti pacati, Zappa è una figura sbalorditiva perché sembra appartenere ad un’altra epoca. Contrariamente a quanto pensano di lui molti dei suoi estimatori, il leader delle Mothers of Invention non è uno “scherzo”.

    Frank Zappa non è un tipo allegro, è l’esatto contrario di un clown. Come tutti i veri comici, è straordinariamente grave e serio, perennemente sulla riserva, la migliore posizione possibile per osservare il mondo senza indulgenza e smontarlo crudelmente, lucidamente. C’è in lui un’infinita dose di pudore, forse di timidezza, che gli permette di sostenere senza battere ciglio, con pazienza, tutti gli obblighi insiti nella condizione di una pop star. Il paradosso è che Frank è l’esatto contrario di una pop star.

    Puoi passare quattro ore in sua compagnia, sotto lo sguardo acuto dei suoi occhi scuri, senza avere l’opportunità di sorridere una volta o dare per scontato di conoscerlo un po’ meglio di quattro ore prima.

    Zappa sembra straordinariamente equilibrato e organizzato, rappresentante di una razza rarissima, quella dei creatori a sangue freddo. Capace di concepire (in assoluta calma interiore, senza modificare la lucidità sarcastica del suo sguardo) nozioni come indignazione, sentimentalismo, avidità o egocentrismo, è dotato anche della facoltà di esprimersi attraverso le persone interposte. Ogni suo disco ed ogni suo concerto lo dimostrano: non partecipa mai fisicamente al “romanticismo” dei suoi compagni. Rigido e imperturbabile, dirige questi corpi e queste voci che parlano e si muovono per lui, attraverso di lui; per un curioso fenomeno di duplicazione, Zappa è in grado di vedersi e di sentirsi fare e dire ciò che non vuole né fare né dire.

    E’ un vero professionista della musica, che vuole dirigere e monitorare da una posizione di ritiro, la stessa da cui prima osservava il mondo per creare la sua arte. È una risorsa fantastica nel modo di suonare di Zappa, questa possibilità di distacco totale. Come un giocatore di scacchi, Zappa spinge i suoi pedoni con la faccia seria.

    La sua efficienza è tanto più formidabile perché va solo all’essenziale, la sua filosofia dell’arte e della vita è già ben al di là di domande e prove ed errori. Rispetto alle stronzate e alla confusione che lo circondano, la serena intelligenza di Zappa è un prodigio nel mondo infantile dello spettacolo. Zappa potrebbe non aver trovato LA verità, ma ha trovato la SUA verità. Con questa certezza sente l’esigenza del rigore verso se stesso e verso gli altri.

    Non è una novità, Zappa è sempre stato, naturalmente e per esigenze della sua arte, quello che si dice un capo. Niente di ciò che fa prevede la minima disattenzione. Zappa è un uomo rigoroso e difficile, pugno di ferro e direzione musicale severa. Il caso raramente interviene nella sua musica: esige molto dai suoi musicisti perché quello che scrive non risente dell’approssimazione.

    (Rock & Folk, febbraio 1971)