Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • Frank Zappa, EIHN (Everything Is Healing Nicely): the other side of Yellow Shark (part 2)

    Frank Zappa, EIHN (Everything Is Healing Nicely): the other side of Yellow Shark (part 2)

    9/8 Objects, Amnerika Goes Home, None Of The Above, T’Mershi Duween

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/watch?v=CiZhXZGqa54

    Note su alcuni brani di EIHN

    Jolly Good Fellow
    Ogni sera, all’UMRK, era caratterizzata da una improvvisazione ‘diretta’, nel senso di condotta. A differenza della classica improvvisazione in cui i musicisti pensano spontaneamente a cosa suonare, queste sono composizioni in cui ad ogni musicista sono state date istruzioni in anticipo, sia scritte che verbali. Quindi Frank dirigeva i musicisti usando segnali e gesti delle mani. Sembrava che Frank stesse suonando l’Ensemble come uno strumento.
    Questi pezzi non suonano come improvvisazioni ma, stranamente, come composizioni attentamente pensate e meticolosamente orchestrate in anticipo. Era come se ogni musicista sapesse cosa avrebbero suonato gli altri. Una testimonianza dell’abilità eccezionale di questi musicisti e della quasi chiaroveggenza che avevano l’uno con l’altro come ensemble.

    Roland’s Big Event/Strat Vindaloo
    In questo brano, troviamo un duello Shankar/Zappa che duello non è. I due musicisti, piuttosto, si sostengono a vicenda in modo gentile.
    Un’altra pratica comune nel jazz e nel rock, ma quasi sconosciuta nelle sale da concerto classiche, è quella di improvvisare un assolo. Frank, durante le prove, ha spinto i singoli membri dell’ensemble ad improvvisare un assolo mentre il resto dell’orchestra improvvisava (altro concetto estraneo alla musica classica). La maggior parte, se non tutti, dell’Ensemble Modern non avevano mai fatto assoli prima…
    Questa traccia presenta un memorabile primo assolo del clarinettista Roland Diry, inizialmente riluttante. Quel giorno in particolare Frank aveva lì il violinista elettrico L. Shankar per dimostrare le tecniche di fraseggio indiano ai suonatori di archi e per aiutare i musicisti ad entrare di più nello spirito dell’improvvisazione. L’assolo di Roland è seguito da Strat Vindaloo con FZ e Shankar.

    T’Mershi Duween
    Come This Is A Test la prima metà di questa traccia è anche una prima esecuzione. Frank voleva vedere come l’Ensemble Modern avrebbe gestito i difficili gruppi irregolari 23 contro 24. Nella seconda metà del brano, Zappa ha assegnato ad ogni musicista una parte da suonare.

    9/8 Objects
    Frank segnalò alle varie sezioni dell’orchestra di suonare diversi “oggetti” man mano che il pezzo procedeva.
    Ebbe l’idea di assemblare i cosiddetti oggetti musicali dettando accordi o linee sulla chitarra e facendo in modo che l’Ensemble li imitasse sui loro strumenti. Componeva mentre suonava, i musicisti annotavano ciò che Frank dettava o ciò che diceva loro di improvvisare. Durante le prove, Ali N. Askin trascriveva questi oggetti man mano che venivano sviluppati. In seguito, Askin ha esaminato il materiale di tutti e ha confrontato ciò che aveva scritto con ciò che avevano scritto loro; alla fine, è stata scelta la versione migliore. Compare anche il violinista L.Shankar.

    Amnerika Goes Home
    Amnerika nella sua forma originale ma meno elaborata è stata registrata per la prima volta per Thing fish . Qui Frank utilizza il Synclavier per portare l’hocketing al suo estremo ridicolo. Per chi non conoscesse il termine, hocketing è una tecnica compositiva ampiamente utilizzata durante il periodo barocco, in cui una frase viene segmentata in modo tale che due o più strumenti suonino segmenti alternati, ognuno dei quali riprende da dove l’altro si era fermato. Frank ha preso la disposizione standard “melodia e accompagnamento” di Amnerika e ha distribuito ogni nota successiva ad uno strumento diverso. Il risultato ascoltato in “Civilization: Phase III” è sorprendente. Abbastanza facile per un computer, ma è estremamente difficile per 24 esseri umani posizionare le rispettive note isolate a intervalli apparentemente casuali e far sì che il tutto si mescoli ritmicamente insieme. Le esibizioni dei concerti di Yellow Shark erano ancora un po’ traballanti e questa composizione è stata esclusa dall’album.

    None Of The Above (Revised Previsited)
    None Of The Above è nato come una raccolta di quartetti per archi composti sul Synclavier per il Kronos Quartet nel 1985. Alcuni movimenti sono stati ampliati in quintetto per archi (vedi i commenti di FZ sul CD Yellow Shark) per l’Ensemble Modern, e alcuni sono stati ulteriormente ampliati in forma di orchestra da camera (quintetto per archi con abbellimento orchestrale). Le sezioni orchestrali provengono dalle prove dell’UMRK; le prove del quintetto per archi sono state registrate a Francoforte nel 1992.
    Nelle note di copertina, Gail Zappa spiega che si tratta di una versione “distorta” di xenocronia di FZ: i frammenti scritti si presentano simultaneamente agli elementi compositivi in tempo reale.

    (Todd Yvega)

  • Frank Zappa, EIHN (Everything Is Healing Nicely): the other side of Yellow Shark (part 1)

    Frank Zappa, EIHN (Everything Is Healing Nicely): the other side of Yellow Shark (part 1)

    This is a test (Igor), Jolly Good Fellow, Roland’s Big Event / Strat Vindaloo

    FAIR USE

    The Yellow Shark era stato originariamente concepito da Frank Zappa come un set di 2 dischi ma, per vari motivi, è stato alla fine pubblicato un solo album. Diverso materiale contenente prove registrate, out-take, improvvisazioni, letture ed un assolo suonato da FZ con l’Ensemble Modern è stato pubblicato postumo nell’album EIHN dalla Zappa Family Trust (1999). Si può definire un documentario audio contenente registrazioni di prove di FZ con l’Ensemble Modern in preparazione di The Yellow Shark per collezionisti e curiosi, carico di spontaneità, entusiasmo e creatività.
    Gran parte dell’album EIHN documenta FZ che insegna all’Ensemble Modern molte delle sue insolite tecniche ed il suo approccio all’esecuzione della sua musica, i segnali manuali.
    Alcune tracce si trascinano a lungo e risultano difficili da seguire come Nap Time e Wonderful Tattoo, ma brani come 9/8 Objects e Roland’s Big Event/Strat Vindaloo che vedono la partecipazione del violinista L. Shankar come pure T’Mershi Duween sono eccellenti; avrebbero potuto essere inclusi nell’album YS.

    EIHN – Tracklist
    1. Library Card
    2. This Is a Test
    3. Jolly Good Fellow
    4. Roland’s Big Event / Strat Vindaloo
    5. Master Ringo
    6. T’Mershi Duween
    7. Nap Time
    8. 9/8 Objects
    9. Naked City
    10. Whitey (Prototype)
    11. Amnerika Goes Home
    12. None of the Above
    13. Wonderful Tattoo!

    “Qualsiasi cosa, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, senza alcun motivo.”. Questo ‘concetto’ di FZ è vivo in ogni traccia del CD. In questo caso, ci mostra cosa succede quando prendi uno dei migliori ensemble ‘classici’ per la musica moderna al mondo e lo lasci lavorare in modo non convenzionale, introducendo idee e tecniche che si incontrano raramente nel mondo del compositore che scrive la partitura e vuole che venga eseguita così come è stata scritta. Queste registrazioni sono i documenti di un primo incontro musicale, che danno all’ascoltatore una rara visione di un workshop davvero unico che ha avuto luogo in un periodo di due settimane in California, nel 1991.
    Frank stava usando le stesse strategie e gli stessi strumenti compositivi delle sue band. Il materiale scritto e provato veniva unito a sezioni improvvisate. Insegnò ai musicisti “oggetti”, “motivi”, “vamp”, “strutture di accordi” e “gesti” (musicali e teatrali), che venivano suggeriti da lui con gesti delle mani, facce buffe, movimenti delle sopracciglia, ecc. Allo stesso tempo, stava esaminando ogni membro dell’ensemble, cercando punti di forza nascosti nei singoli artisti.
    Queste sessioni mostrano come FZ stava iniziando a personalizzare la musica (e altre cose) per questo ensemble. Ma a causa della sua malattia molte delle idee iniziate qui non sarebbero state sviluppate completamente.
    Frank ha voluto condurre i musicisti dell’Ensemble oltre ciò che già facevano così bene spingendoli verso nuovi e insoliti modi di lavorare. In questo modo, ha permesso loro di ottenere risultati inaspettati e di acquisire un ulteriore livello di esperienza
    (Todd Yvega)

    Note su alcuni brani di EIHN

    Library Card
    Frank assegnò a diversi musicisti il compito di improvvisare un’interazione parlata. Il pianista, Hermann Kretzschmar, tirò fuori la sua tessera della biblioteca per usarla come testo. Il timbro distintivo della sua voce, l’accento tedesco e il ritmo umoristico della sua eloquenza colpirono Frank tanto che sfruttò l’idea in Master Ringo, Wonderful Tattoo! e Welcome To The United States (nell’album The Yellow Shark).

    This is a Test (Igor)
    Parte del piano generale di Frank Zappa era di comporre sul Synclavier per l’Ensemble Modern in occasione del progetto The Yellow Shark. Attraverso specifici test avrebbe verificato fino a che punto poteva funzionare questo piano. La sera prima delle prove, fece riorchestrare la sua composizione per Synclavier intitolata Igor e chiese di arrangiarla per l’Ensemble Modern, preparando le parti stampate da sottoporre ai musicisti la mattina successiva e una partitura del direttore.
    This is a test (Igor), brano incluso nell’album EIHN, è un’esecuzione in prima ripresa di musicisti che leggevano a prima vista la musica appena consegnata loro. Dimostra non solo l’abilità tecnica di questa orchestra, ma anche l’espressività e lo stile dell’Ensemble mentre si sforzava di riprodurre accuratamente qualcosa che non aveva mai visto prima. Ogni sera, nelle due settimane successive, è stata scandita da uno sforzo frenetico e massacrante per estrarre un altro pezzo dal Synclavier e convertirlo in punti sulla carta per gli esperimenti del giorno dopo.
    Uno di questi test era G-Spot Tornado. Dopo circa un’ora di prove, Frank lo considerò un esperimento fallito e lo mise da parte. I membri dell’Ensemble, tuttavia, erano determinati a padroneggiarlo e continuarono a esercitarsi da soli. Quando ebbero luogo i concerti di Yellow Shark, G-Spot Tornado servì da finale e da bis.
    https://www.youtube.com/watch?v=TqMROXhFfDc

  • Black Little Dots: xenochrony with music by Frank Zappa, 31st anniversary of his ‘last tour’

    Frank Zappa (Baltimora, 21 dicembre 1940 – Los Angeles, 4 dicembre 1993)

    xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa, un omaggio al 31° anniversario del suo ‘ultimo tour’

    FAIR USE    • XENOCRONIE – XENOCHRONY  

    In punto di morte, Frank Zappa identificò tre brani come le sue composizioni distintive. In particolare, definì l’assolo di Watermelon in Easter Hay una delle migliori performance della sua carriera. Chiese che soltanto a suo figlio Dweezil fosse concesso di suonare Watermelon in Easter Hay, Zoot Allures e Black Napkins dopo la sua scomparsa. Allo stesso tempo, Zappa consigliò a sua moglie Gail di abbandonare del tutto il mondo della musica e di vendere il suo intero catalogo di oltre 60 album ad eccezione di Watermelon in Easter Hay, di cui la famiglia Zappa conserva i diritti. Con questa sua decisione, Zappa ha praticamente dichiarato quali solo i tre brani di punta della sua carriera, che ho scelto per questa xenocronia in onore del Maestro. L’ho intitolata ‘Black Little Dots’. Frank Zappa ha iniziato disegnando puntini neri da adolescente, quando ancora non conosceva la musica. Ho aggiunto St. Etienne, che si sposa magicamente con i tre brani. Mi porta lontano, non so bene se tra le stelle o al centro della Terra (nel punto più ‘underground’ del nostro pianeta). Di sicuro, le meravigliose melodie composte da Zappa (incluse quelle istantanee dei suoi assoli) non si contano ma, rispettando la sua scelta, ho voluto scoprire che effetto fa tentare di fondere insieme i suoi tre brani preferiti. Ho selezionato foto di Frank dal 1965 al 1993, anno dopo anno. Sono ‘absolutely free’ di amarlo. Per sempre. Cos’era, per Frank, la melodia?

    “Il concetto di melodico è basato su una melodia armonicamente ritmica. Bisogna considerare, però, che la melodia può essere usata in altre circostanze. Il concetto di melodia dovrebbe comprendere più di una semplice serie di note suonate contro un accordo o qualcosa che puoi canticchiare dopo averlo ascoltato. La melodia, in senso più ampio e astratto, può essere qualsiasi sequenza di eventi che scorrono insieme come una curva melodica. Se voglio mettere insieme tre colpi sul coperchio di un bidone della spazzatura e, a seguire, una sirena, qualcuno che prende un cartone pieno di bottiglie di Coca Cola e lo lascia cadere sul pavimento, questa è una melodia purché tutto sia pianificato in anticipo e segua una curva melodica. Ha soltanto a che fare con materiale sonoro diverso. Le scuole non lo insegnano ai bambini perché non sono pronti a comprendere le cose a quel livello. La melodia che collega suoni dissimili si trasforma in sinfonica ma in un modo poco familiare per gran parte delle persone. Sarebbe molto utile per tutti coloro che ascoltano musica estendere l’immaginazione ed aprire un po’ le orecchie. (Frank Zappa)

    “Mi interessano le melodie ed è l’unica cosa che trovo carente nella maggior parte della musica di oggi. La costruzione della melodia è una forma d’arte specializzata. È una grande sfida scrivere una melodia. Quando tutto ciò che ti viene presentato è lo scheletro armonico, la tua sfida è creare una melodia personalizzata contro quella serie di cambi di accordi, è un’impresa davvero impressionante”. (FZ, Down Beat, 13 settembre 1973)

    Zappa aveva un grande talento nel costruire intricate progressioni melodiche scopertamente dissonanti (Little Umbrellas, Streectly Genteel) e nel creare unità ritmico-melodiche solide solo per scuoterle, deformarle, farle collassare (The Grand Wazoo). (Filippo Marani Tassinari)

    In generale, Zappa compone da un sottofondo molto jazz-rock su cui spiccano melodie molto più complesse. Il sottofondo sarà, ad esempio, una pentatonica su un ritmo di 4/4, mentre la melodia sarà poliritmica e politonale – un’alchimia caratteristica del suo stile. (frwiki.wiki)

    Per Zappa la melodia è simile al linguaggio umano. “Una melodia è come un discorso: puoi dire una frase con una pausa qui, un’enfasi là e assume un significato diverso. Una melodia è come una frase. Un particolare gruppo di note non è solo una parola, è un intero concetto”. (FZ, Journal Frankfurt n. 19, settembre 1992)

    “I miei assoli sono ritmicamente influenzati dal linguaggio. Armonicamente, sono o pentatonici o orientati a scala poligonale. C’è anche la modalità mixolydian che uso molto… Ma sono più interessato alle cose melodiche, penso che la sfida più grande, quando vai a suonare un assolo, sia cercare di inventare una melodia sul posto“. (Frank Zappa)

    Nelle composizioni di Frank “ci sono alcuni intervalli melodici e tecniche di orchestrazione che ha assorbito dall’ascolto di Varése. Questo è decisamente evidente in termini di uso delle percussioni. Il lavoro orchestrale di Frank è fortemente percussivo”. (Mike Keneally, Guitar World, febbraio 1999)

  • Frank Zappa conductor: hand signals

    Frank Zappa conductor: hand signals

    Alcune immagini tratte dal documentario “Frank Zappa the Best conductor ever”
    Drowing Witch assolo (Live Stony Brook, NY, 3 novembre 1984)

    FAIR USE

    Chi ha frequentato una scuola di musica e studiato direzione d’orchestra, sa che c’è una serie comune di segnali con le mani da apprendere. Questo funziona bene per la musica orchestrale, ma una band elettrica richiede qualcosa di più. Nessuno ha mai diretto una band come l’eclettico Frank Zappa.
    Frank ha fatto sì che i suoi musicisti esprimessero la sua musica in un modo provato ma spontaneo che ha perfettamente senso, in un modo che pochi bandleader hanno mai usato allo stesso livello.
    (Bobby Owsinski)

    A 22 anni Frank Zappa scrisse la prima partitura per large ensemble, “Opus 5”, una verbosa emulazione di certi lavori di musica colta, che introduce al Grande Mito Zappiano: la musica per orchestra (Riccardo Bertoncelli).
    “Opus 5” è la prima musica orchestrale d’avanguardia del giovane Frank Zappa (1963). Frank la presentava come “improvvisazione libera”: i segnali delle dita suggerivano agli artisti quale dei frammenti dovevano suonare in un certo momento. Zappa dirigeva, suonava la cetra e introduceva i brani.

    “Ho sviluppato i miei segnali manuali unici nel ’67. Un giorno mi è venuto in mente che, se stai suonando distante e la sezione ritmica si trascina, è naturale allungarsi, battere il tempo e accelerarlo. Non puoi semplicemente prendere i tempi e (agitando la mano destra intorno) modellarli come preferisci. Ho provato a portare i tempi in aree flessibili per enfatizzare certe cose sul palco che stavano accadendo o effetti sonori musicali da inserire, indicati anche da segnali. Abbiamo sviluppato una sorta di vocabolario e verso il ’68 abbiamo iniziato a sperimentare il vocabolario vocale”.
    (Frank Zappa, Melody Maker, 23 ottobre 1971)

    “Con Zappa bisogna sempre tenere gli occhi aperti perché ci sono moltissimi segnali visivi. Se Frank tiene la mano sopra la testa con le dita in basso e poi agita le dita avanti e indietro, come una nuvola carica di pioggia, vuol dire: ‘suona come i Weather Report’. Se si tira una ciocca di capelli alla sinistra della testa, come un dreadlock, vuol dire reggae; se lo fa da tutti e due i lati significa ‘suona ska’.
    (Chad Wackerman, Musician n. 70, agosto 1984)

    Zappa dirigeva le improvvisazioni collettive attraverso un suo codice di segnali. Te li ricordi?
    Beh, ha usato così tanti segnali per così tanti anni… Ma ricordo che era come una segnaletica da ‘baseball coach’, quello che dà i segni per quando bisogna fare la seconda base e tutto il resto. Frank era come il coach, l’allenatore, e usava segnali per farci fare certe cose in certi momenti. Nel bel mezzo di una canzone dava un segnale, noi eseguivamo l’ordine e poi tornavamo alla canzone.
    Usava proprio i segnali convenzionali del baseball?
    Sì. Se tornassi sul palco con Frank Zappa li ricorderei immediatamente, come se si trattasse di andare in bicicletta o di nuotare. Quando suonavamo durante tutto lo show i miei occhi non lasciavano mai Frank Zappa, nemmeno per guardare una ragazza tra il pubblico: nessuno osava perché non sapevi mai quando lui stava per dare un segnale per cambiare quello che stavamo suonando in qualcos’altro.
    Ogni show, ogni serata era diversa: ad un segno di Frank cambiava tutto, la gente non credeva ai propri occhi e i nostri spettacoli erano pieni di musicisti tra il pubblico.
    (intervista a Jimmy Carl Black di Gianfranco Salvatore, Percussioni, gennaio 1994)

    “Frank usava dei segni con le dita per passare da un tempo in 5/8 a 7/8 o altro, poi saltava per aria e, quando tornava giù, eravamo già passati ad un altro pezzo…”.
    (Bunk Gardner, Classic Rock, luglio 2015)

    “Il mio “stile” di direzione (così com’è) è tra l’inesistente e il noioso. Cerco di mantenere i segnali al minimo necessario affinché i musicisti facciano il loro lavoro semplicemente indicando dove si trova il ritmo. Non mi considero un ‘direttore d’orchestra’.
    “Conduzione” è quando crei “disegni” nel nulla – con un bastone o con le mani – che vengono interpretati come ‘messaggi didattici’ da ragazzi con il papillon che vorrebbero pescare”. (Frank Zappa, l’autobiografia)

    La rivista Creem, nel mese di settembre del 1974, ha pubblicato 10 fotogrammi. Tra questi, troviamo:
    3 – Smettere di suonare e muoversi sul palco
    6- Produrre rumori predefiniti. Toccando i capelli ad entrambi i lati, suonare l’intera sequenza. Toccando la parte destra, suonare la prima sequenza. Toccando la parte sinistra, suonare la seconda sequenza. La sequenza è costituita da 12 battute divertenti chiamate “the works”
    10 – Un gesto oscuro, che Frank ha usato in uno o due concerti. Ficcare un dito nell’orecchio destro durante un assolo significa essere pronti. Frank dà loro il downbeat per poi riprogrammare o le parole o l’azione fisica.

    https://www.youtube.com/watch?v=kdQT_EP0a0c&t=1130s

  • Frank Zappa’s Style 20: concept art, electronic alteration, collage & complex structures, more

    Frank Zappa’s Style 20: concept art, electronic alteration, collage & complex structures, more

    Mix The Chrome Plated Megaphone Of Destiny + In France (live Stony Brook, NY, 3 novembre 1984)

    In copertina un disegno di Jim Mahfood

    L’album “We’re Only In It for the Money” incorpora telefonate, passaggi orchestrali, boccate e boing, sibili elettronici e increspature, una brillante parodia musicale (“Bow Tie Daddy”). I testi potrebbero essere descritti come bizzarri, da liceo californiano. C’è un collage di Zappa conclusivo (The Chrome Plated Megaphone Of Destiny) che suona come musica elettronica ma non lo è.
    La copertina dell’album contiene questa nota:
    ”Tutta la musica ascoltata in questo album è stata composta, arrangiata e mutilata scientificamente da Frank Zappa (con l’eccezione di un po’ di musica surf.) Nessun suono è generato elettronicamente. . . tutto è prodotto dall’alterazione elettronica dei suoni di strumenti NORMALI…”.
    (The Sun Magazine, 3 maggio 1970)

    Zappa ha studiato a modo suo da autodidatta su un discreto numero di manuali di composizione e di orchestrazione fin dai tempi del liceo, anche se si poneva di fronte alle regole in maniera fortemente critica. Quando prese in mano per la prima volta un libro di contrappunto e nelle prime pagine trovò la regola che vietava l’uso delle quinte parallele, lui le provò immediatamente al pianoforte e disse: ‘Fantastico!’. Nel giro di poco tempo, avrebbe scoperto che la sonorità particolare delle orchestrazioni di Stravinskij veniva proprio da un analogo atteggiamento critico nei confronti delle regole. Zappa era un talento naturale ed eclettico che, però, aveva studiato moltissimo e che ha sempre assorbito informazioni a ritmo vertiginoso. Si è parlato di Zappa come di una spugna, di un assemblatore di materiale altrui riproposto a minestrone. Se non fosse così, in quale altro modo avrebbe dovuto fare? Comporre vuol dire, etimologicamente, mettere assieme delle cose. C’è un modo di lavorare a collage e un altro per strutture complesse: Zappa li conosceva e li usava entrambi”.
    (Gianfranco Salvatore, musicologo, biografo di Frank Zappa – Mangiare Musica giugno 1994)

    “Quello che facciamo e abbiamo fatto fin dall’inizio è concept art. Sai? Ad esempio, il vero valore artistico di ciò che facciamo non esiste necessariamente sul disco. È come la differenza di toni. Ho cercato di spiegare questo concetto in una lezione che ho tenuto a un gruppo di emittenti radiofoniche. Conosci il pezzo di Pauline Oliveros per l’etichetta Argosy? Ha realizzato un brano musicale in cui i suoni sono generati in questo modo: due suoni, uno al di sotto della gamma udibile dell’udito e uno al di sopra della gamma udibile dell’udito e da essi vengono prodotti i ‘toni di differenza’.
    Sono abbastanza udibili ma accadono tra le due cose reali. Se modifichi leggermente questi due toni puoi creare un pezzo da inserire in un sistema di riproduzioni di nastri e, così, quando vengono riprodotti uno sopra l’altro creano un certo spessore, una larghezza di banda di follia inesistente.
    Alcune delle cose che facciamo funzionano secondo un principio simile. Alcune idee sono al di sotto del livello della coscienza umana, altre sono al di sopra del livello della coscienza umana. Nel mezzo c’è questo particolare sottoprodotto, che è la manifestazione di ciò che sono quelle idee. Ti sembra un po’ troppo astruso?”.
    (Frank Zappa, LA Star, 119-1969)

    Frank non considera i testi delle sue canzoni come poesia: dice che sono una specie di reportage.
    La sua scrittura fonetica/grammaticale è estremamente non convenzionale e inventiva; gestisce il linguaggio “anarchicamente”, il che lo rende più colorato e interessante. L’uso musicale del linguaggio è molto versatile: lo usa come voce parlante, come canzone stranamente formulata, come toni e rumori, nonché come strumenti o documenti dal vivo (conversazioni telefoniche, ecc.).
    (Jazz, novembre/dicembre 1974, rivista svizzera)

    “Ciò che faccio deriva da una vasta gamma di tradizioni di altre culture e altre epoche. Per qualcuno la mia musica suona come la più strana merda che abbia mai ascoltato nella sua vita, ma chi sa qualcosa di musicologia riesce a vedere come alcune di queste tradizioni si sono trasformate in ciò che faccio ora. Questa è probabilmente una delle ragioni per cui godo di un certo apprezzamento al di fuori degli Stati Uniti perché quegli ascoltatori sono stati sottoposti ad una gamma più vasta dell’espressione musicale. Come può un ragazzino che non ha mai sentito suonare un’orchestra o un quartetto d’archi, che non ha mai ascoltato un’opera o una canzone folk avere la minima idea di ciò che accade nella mia musica?”.
    (Frank Zappa, intervista di Gary Steel, 1991)

    “Continuerò a divertirmi a suonare la chitarra prendendo in giro tutto ciò che ritengo stupido perché qualcuno deve farlo. Questa è la terra delle opportunità e deve esserlo per musicisti come me piuttosto che soltanto per certi comici coinvolti nella ‘cosa’ politica” ha detto Frank Zappa.
    (I-AM, marzo 1977)

  • Grand Funk Railroad meet Frank Zappa: ‘spontaunity’, direct & dirty rock

    Grand Funk Railroad meet Frank Zappa: ‘spontaunity’, direct & dirty rock

    Out to Get You (Good Singin’ Good Playin’, 1976, Grand Funk Railroad) con assolo di Frank Zappa
    Goin’ For The Pastor (Good Singin’ Good Playin’, 1976, Grand Funk Railroad)

    Mark Farner – chitarra, voce
    Craig Frost – tastiere, cori
    Mel Schacher – basso, cori
    Don Brewer – batteria, percussioni, voce
    Frank Zappa – chitarra (“Out to Get You”), produttore

    FAIR USE

    Sono qui al Record Plant di Los Angeles alle 2.30 del mattino, cercando di scavare sotto la superficie di ciò che sembra essere uno degli abbinamenti artista/produttore più improbabili della recente storia del rock: Grand Funk Railroad e Frank Zappa.
    Don Brewer e Frank Zappa sono stati qui tutta la notte per il mixdown finale dell’album Good Singin’, Good Playin’. Sono arrivato qui all’una e ho ascoltato il meticoloso processo di aggiunta di una traccia di pianoforte ad un pezzo in gran parte strumentale che probabilmente si chiamerà Out of Get You. Zappa è dietro la console, spinge le leve, preme i pulsanti mentre i registratori ronzano nella notte. Dopo dozzine di prove, vengono concordati i livelli. Si alzano un po’ i tam-tam; un tocco di eco viene aggiunto a una parte di chitarra. Don preme i pulsanti per inserire la voce al momento giusto. Alla fine, la traccia è completa. E’ Frank a suonare quella chitarra: risulta più rock e più fluida rispetto a quella che si sente in gran parte degli album dei Mothers.
    “Non avrei neanche suonato – dice Frank – ma stasera abbiamo avuto una piccola emergenza e dovevamo riempire un po’ di spazio in quel punto. È un po’ difficile sovraincidere un assolo di chitarra su qualcosa di freddo e cercare comunque di adattarlo alla traccia. Non so se ci sono riuscito davvero”. Quell’assolo di Frank, in realtà, spacca come del resto l’album nel suo insieme: è rock ‘n roll potente e proietta un suono molto chiaro.
    Farner ha scritto o co-scritto tutte le canzoni tranne due e la sua chitarra è molto più dominante di quanto non lo fosse in Born to Die.
    “Le tracce base sono state fatte dal vivo nel loro studio a Parshallville” spiega Frank “Hanno allestito tutto ciò che usano normalmente sul palco, tutta l’amplificazione pesante. L’ho semplicemente mixato e registrato per come lo suonavano. Tutte le voci sono sovraincise e ci sono tre canzoni che hanno la chitarra solista sovraincisa. Gran parte dei solisti e delle parti strumentali sono tracce dal vivo. Non c’è nulla in termini di effetti; la cosa più strana del disco è una piccola eco. Forse per la prima volta su disco, la gente potrà sentire come suonano veramente i Grand Funk. Ho fatto dei tagli nei punti in cui era richiesto. Ho cercato di togliermi di mezzo il più possibile, cercando di mantenere l’album come una cosa del gruppo”.
    A parte l’assolo di chitarra menzionato prima, l’unica cosa di cui Frank si prende il merito è una riga di testo in Miss My Baby. Gli effetti sono mantenuti al minimo.
    “Tutti in questa band sanno usare una console di registrazione – interviene Frank – quindi è davvero facile lavorare con loro”.
    Come si sono messi insieme i GFR e Zappa?
    “Abbiamo chiamato Frank affinché si occupasse della produzione per noi due anni fa e non è mai successo – risponde Don – Accostare Frank Zappa al nostro gruppo è stata un’idea super bizzarra. Alla fine abbiamo deciso, tutto qui”.
    “Non avevo mai sentito nessuno dei loro dischi. Non sapevo nulla di loro, sono andato nel loro studio a Parshallville e li ho incontrati. Erano davvero brave persone. Hanno suonato benissimo, hanno cantato bene. La seconda volta che ci siamo incontrati erano pronti per registrare. Sono rimasto circa una settimana e abbiamo registrato le tracce nel loro studio. Dopo una settimana di pausa, siamo venuti qui e abbiamo provato per circa 4-5 giorni, poi abbiamo mixato il tutto in circa 4 giorni”.
    “Non facciamo nulla secondo gli standard – spiega Don – Quando abbiamo voglia di stare insieme, iniziamo a improvvisare. Frank è davvero consapevole di tutto questo genere di cose”.
    “Quando Andy Cavaliere, il loro manager, mi ha parlato per la prima volta della realizzazione dell’album” aggiunge Frank “gli ho chiesto cosa voleva che io facessi. Mi ha detto: cerca di mantenere la spontaneità dell’album”. Rock diretto, sporco, senza pretese.
    Il legame tra Frank Zappa e i Grand Funk Railroad implica un senso dell’umorismo condiviso e l’essere un bersaglio per coloro che non sono in grado di comprendere.
    (estratto da un’intervista di Michael Davis, Creem settembre 1976)

  • Wild Man Fischer: “Frank Zappa trusted me but….”

    Wild Man Fischer: “Frank Zappa trusted me but….”

    Wild Man Fischer e Frank Zappa (Beat Club, 1970)
    The Circle (dall’album An Evening With Wild Man Fischer)

    In copertina una foto di James Roark

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/watch?v=XNnisCRnBeQ

    https://www.youtube.com/watch?v=ZjMvFmVOwWQ&t=51s

    Scoperto da Frank Zappa, con cui registrò il suo primo (doppio) album chiamato ‘An Evening with Wild Man Fischer’, Lawrence Wayne Fischer (in arte Larry “Wild Man” Fischer) divenne il “padrino della musica underground” e Zappa fu responsabile del suo insediamento nel business della musica. Zappa e Fischer collaborarono finché Wild Man lanciò un vaso contro Moon Unit Zappa, la figlia di Frank, mancandola di un soffio.

    Di seguito, alcune dichiarazioni di Wild Man Fischer tratte da un’intervista di Michael Ross pubblicata su Creem, nel numero di gennaio 1971.

    “L’importante è gestirmi da solo. Non c’è nessuno che mi gestisce. Herbie Cohen mi ha dato una liberatoria scritta. L’ho persa ma va bene. Pensa che io sia pazzo. E non gli piaccio. Ho paura di lui”.

    “Ti racconto come ho iniziato. Stavo cercando di cantare nei nightclub. The Trip, The Whisky… Mi hanno buttato fuori, non mi hanno assunto. Zappa andava in giro per la città. L’ho incontrato all’Hollywood Ranch Market e ha cercato di farmi entrare nella MGM Records. Mi hanno rifiutato. Zappa mi vide circa cinque anni dopo. Mi diede 20 dollari e io andai al Whiskey e feci un concerto. Frank mi disse di passare a casa sua il giorno dopo. Ha fatto un album con me. Era un buon album ma troppo parlato, per il resto andava tutto bene. La gente non vuole sentire parlare: vuole sentire la musica”.

    “Sicuramente Zappa stava cercando di sfruttarmi a proprio vantaggio. Ma gli piaceva quello che stavo facendo, altrimenti non l’avrebbe fatto. Pensava fossi bravo… non avevo una grande reputazione prima di firmare con Zappa. È stato gentile con me. Sua moglie disse che era un peccato che dovessi fare una cosa del genere per vivere (cantare per pochi centesimi) e che la gente ridesse di me. Secondo Frank ero un ottimo cantautore e un bravo cantante. Frank mi ha dato molta fiducia. Pensavo davvero di essere bravo. Funziono davvero dal vivo. Ci sono pochissime persone brave quanto me dal vivo… Stavo cercando un’etichetta, non era facile per quello che stavo facendo. Quindi, credo che dovrei ringraziare Zappa per questo. Voglio dire, quante persone mi avrebbero registrato? Voleva intitolare l’album ‘God Bless Wild Man Fischer’. Stava seguendo la linea di Tony Tim. Puntava su questo…”.

    “Zappa mi ha fatto delle promesse. Ti farò diventare una stella. Non ti brucerò. Zappa dice ‘Non voglio vedere gli artisti sulla Strip cantare per dieci centesimi e quarti di dollaro’. Ha detto che non avrei più cantato per strada ed è così che sono finito. Volevo smettere. La musica non mi piaceva più ma ora vorrei fare concerti in tutto il mondo e scatenare la Wild Man Fischer mania, il mio sogno… Posso far ridere la gente, far stare bene le persone”.

    “Prendo molto in giro il rock’n’roll. Racconto spesso di Jokes. A causa della mia originalità e creatività, è difficile per me trovare lavoro. La gente pensa che io sia pazzo… Non scrivo musica. Lo faccio a caso. Scrivevo i testi. Non lo faccio più. Sono pigro. Non provo mai. Farò solo uno spettacolo. Sono sempre pronto e puoi ridere tutta la notte… Sono un comico. Non sono nemmeno un cantante rock ‘n’ roll. Sono più divertente di Bob Hope. La Warner Bros non aveva alcuna fiducia in me. Sono stato promosso in modo sbagliato, anzi non sono stato nemmeno promosso… Mi ero fatto un nome a Sorrento Beach… Non mi interessa se la Warner non mi registra più perché diventerò il più grande concertista del mondo”.

    “Agenti, produttori, promotori cercano di derubarti. Tutti cercano di fregare tutti gli altri e questo in un certo senso intralcia la musica, il divertimento… A volte, tra il pubblico, alcuni mi dicono ‘ scendi dal palco, fottuto mostro. Scendi dal palco, schifoso, boooo. Iniziano ad urlare contro di me. Di solito, piaccio a metà del pubblico. La gente davanti applaude e tutti gli ubriaconi dietro mi danno del filo da torcere”.

    “Non sono un cantante rock’n’roll. A volte canto melodie rock’n’roll, ma anche blues, canzoni popolari, jazz, calypso, country e western…. Amico, ero davvero bravo a cantare sulla spiaggia. Ma mia madre ha rovinato tutto il viaggio mettendomi in un manicomio…”.

  • FZ & MOI: “siamo Homo Gestalt”

    FZ & MOI: “siamo Homo Gestalt”

    “Non siamo un gruppo di mostri. Siamo Homo Gestalt. Non siamo stati inventati, ci siamo evoluti”. 

    (Frank Zappa, Circus, giugno 1969)

    L’Homo Gestalt è il ‘More Than Human’ (Più che Umano o Superuomo), la figura protagonista del romanzo di fantascienza di Theodore Sturgeon del 1953.

    Frank Zappa citazione
  • Frank Zappa: interview 1975-04-23 Gifford Auditorium University of Syracuse, Syracuse NY part 2

    Frank Zappa: interview 1975-04-23 Gifford Auditorium University of Syracuse, Syracuse NY part 2

    lecture and Q & A with Frank Zappa – Captain Beefheart – George Duke

    https://www.youtube.com/watch?v=qOs8Q_DqbTw

    John Lennon / Alice Cooper / prosperity
    Cover design
    Concert volume / mixing the show
    Dialogue ad-lib / stealing hubcaps
    Rehearsal hall / PA mixing / poor sound in some venues
    Choosing artists to produce / politics
    What happened to Roy Estrada & Ray Collins / Uncle Meat / Cal Schenkel
    Occult social theory / bread less hamburger
    Beatles hold up release of WOIIFTM / printing the covers
    Frank, how much longer are you gonna be around?
    Drugs / Mothermania / broken leg
    Music FZ listens to / Edgewater Inn / LA Philharmonic
    Spit it out Mr. Kranz / classical music
    Orchestral scores / dogs / unions / The Cheese
    Lord Buckley / concert last night / 200 Motels
    College / Don’s view of school
    Changing the order of songs / Clapton
    School / George’s view of school / live performance
    George’s synth playing / guitar synth
    Inspiration / artist responsibility
    Song choices at concerts / poor acoustics in some venues
    Guitar strings FZ uses / Montana vocals
    Thank you

    FAIR USE
    From GSW Project

  • Frank Zappa: interview 1975-04-23 Gifford Auditorium University of Syracuse part 1 – Beefheart, Duke

    Frank Zappa: interview 1975-04-23 Gifford Auditorium University of Syracuse part 1 – Beefheart, Duke

    Lecture and Q & A with Frank Zappa – Captain Beefheart – George Duke

    Intro
    FZ reads letter outlining the lecture
    His music and how He makes it / FZ’s early years
    Record producing
    Composing and arranging / film soundtracks
    Q and A begins
    Lumpy Gravy dispute between Verve and Capital
    Doubling on instruments / rehearsing the band
    Producing new groups / artistic control
    George tells about his contract
    General summary of writing the music
    Captain Beefheart are you there?
    Wide range of musical interests
    Conducting the band
    I love your shirt / improvisation
    Inspiration for Camarillo Brillo
    Plans for the future
    Roxy / pop music
    Live at the Roxy movie
    How Don got together with The Mothers
    Dealing with the press / David Walley
    Chance / John Cage
    Cost to make Apostrophe / GD’s Feel album / singles
    Records GD has played on / brief history of GD
    Random Notes in Rolling Stone / 200 Motels
    Contracts / knockin’ on doors
    What are the Underwoods doing now / FZ – CB album
    The Captain recites Sam With The Showing Scalp Flat Top
    Will FZ work with Jack Bruce again
    Guest artists / Wild Man Fischer
    Who is this weird MF

    FAIR USE
    from GSW Project

    https://www.youtube.com/watch?v=clVE1DjFEN0&t=27s