Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • Frank Zappa & Mothers of Invention: “We’re not a group of Freaks. We’re Homo Gestalt”

    Frank Zappa & Mothers of Invention: “We’re not a group of Freaks. We’re Homo Gestalt”

    Improvisation (Live al Town Hall, Birmingham, UK, 1969) con FZ, Don Preston, Ian Underwood, James Motorhead Sherwood, Bunk Gardner, Buzz Gardner, Roy Estrada, Art Tripp, Jimmy Carl Black

    “Ciao, mi chiamo Frank… Mi piace fare musica istantanea; non so mai esattamente cosa succederà sul palco, ma qualunque cosa sia, troveremo un modo per metterla in musica. Il pubblico è composto da persone diverse ma sono tutte uguali. Gran parte delle persone non sente la musica, non è addestrata ad ascoltarla, ad essere intrattenuta. Vengono a vedere uno spettacolo. L’aspetto visivo di quello che facciamo è più accessibile al pubblico rispetto alla musica…”
    “I membri originali dei Mothers sono insieme da cinque anni. Alcuni di loro hanno studiato al Conservatorio, altri erano chef di insalate, camionisti e benzinai. Artie ha suonato con la Cincinnati Symphony per due anni, poi è andato in tour mondiale con noi. Ian ha una laurea triennale a Yale e una magistrale a Berkeley. Il nostro road manager ha smesso di fare l’insegnante di quarta elementare per essere in tour con noi. Siamo molto patriottici nel senso migliore del termine. Penso che alla maggior parte dei ragazzi della band importi davvero. Ci tengono abbastanza da correre i rischi che comporta fare quello che facciamo noi e dire quello che diciamo sul palco…”.
    “La molteplicità è la nostra prima caratteristica; l’unità la seconda. Come le tue parti sanno di essere parte di te, così noi siamo parti dell’umanità. Non siamo un gruppo di Mostri (freaks). Siamo Homo Gestalt. Non siamo stati inventati, ci siamo evoluti”.
    “Cerco di trovare vie attraverso cui le persone potrebbero essere in grado di esprimersi. Una delle cose che mantiene una società malata e frustrata è quando hai persone creative senza sbocco nella possibilità di esprimere la loro creatività. Non trovare un modo per esprimerla può trasformarsi in qualcosa di terribilmente distruttivo. Non sai davvero che tipo di energia possiedono queste persone e cosa possono fare; fanno accadere cose che non puoi nemmeno sognare …. Coloro che sono stati in grado di salvarsi da quel destino, per continuare a fare un buon lavoro, devono dimostrare che qualcuno apprezza il fatto che siano scappati. Facciamo appello a queste persone. Facciamo loro sapere che chiunque può creare i propri spazi nel mondo”.
    I Mothers creano musica; creano spazi aperti in cui l’imprevisto può accadere; toccano la tua mente al punto tale da cambiarla.
    (Circus, giugno 1969)

    “Non siamo un gruppo di mostri. Siamo Homo Gestalt. Non siamo stati inventati, ci siamo evoluti” ha detto Frank Zappa.

    L’Homo Gestalt è la figura protagonista del romanzo di fantascienza ‘More Than Human’ (Nascita del superuomo o Più che Umano) di Theodore Sturgeon del 1953. Per questo romanzo, fu assegnato a Sturgeon l’International Fantasy Award nel 1954.
    “Vide se stesso come un atomo e il suo gestalt come una molecola. Vide queste altre come una cellula tra cellule e vide, con gioia, l’intero disegno di cosa l’umanità sarebbe diventata”. (Theodore Sturgeon)
    Il romanzo si concentra sulla possibilità dell’evoluzione dell’Homo Sapiens sapiens in una nuova specie, la cui forza risiede non solo nelle capacità fisiche e intellettive umane ma nell’ampliamento della sua sensibilità empatica in grado di formare un organismo simbiotico: l’Homo Gestalt, per l’appunto.
    I protagonisti di “Nascita del superuomo”, come accade spesso in Sturgeon, sono emarginati, bambini e adolescenti rifiutati dalla società (Zappa direbbe “Idiot bastard son”).
    Olo è un vagabondo, un grave minorato mentale, eppure con i suoi compagni emarginati è contemporaneamente il rappresentante della più alta evoluzione del genere umano, infatti una nuova razza sta nascendo da quella vecchia. Il nuovo essere sarà però molteplice: è costituito da un gruppo di bambini inesplicabilmente dotati dei più diversi poteri mentali, capace, in certi momenti, di fondersi telepaticamente in un’unica, potente e spaventosa entità.
    Non manca il ruolo non scontato dell’amore ed il conflitto tra volontà/desideri individuali dei singoli componenti e volontà collettiva del superuomo. In tutta questa vicenda, c’è uno spazio per la speranza, seppure cupo e inquietante.
    La questione che si pone Sturgeon è come si comporterà il super-uomo. Avrà scrupoli a schiacciare gli esseri umani come delle semplici formiche se le regole etiche degli uomini non risultassero applicabili a questo essere completamente nuovo? Il superuomo, per certi versi, appare pericolosamente amorale, ma in realtà è dotato di inquietudine e di una tensione per la ricerca di una propria forma di etica.
    Il ritratto perfetto di Frank Zappa, considerando la sua filosofia di vita e le sue teorie.

  • Frank Zappa, Mudd Club: fixture with the music and underground counterculture in Manhattan

    Frank Zappa, Mudd Club: fixture with the music and underground counterculture in Manhattan

    You Are What You Is, Mudd Club (Live Mudd Club, New York, 8 maggio 1980)

    FAIR USE

    Il Mudd Club era un night club “loft”, situato nel TriBeCa, al 77 di White Street nel centro di Manhattan. E’ stato inaugurato nell’ottobre 1978 dall’editore Steve Mass, dal curatore d’arte Diego Cortez e dalla cantante Anya Philips. Nel giro di poco tempo, Il club è diventato un appuntamento fisso nella scena musicale e controcultura underground della città.
    Con una galleria rotante al quarto piano e spettacoli dal vivo di genere punk rock, new wave e sperimentale, il Mudd Club di New York ha acquisito una reputazione chic, spesso elitaria, ed è stato frequentato da numerose celebrità di culto emergenti di Manhattan – come gli artisti Haring e Basquiat e musicisti come David Byrne e Adrian Belew dei Talking Heads. Parallelamente al declino dello Studio 54 dei quartieri alti, cresceva la popolarità del Mudd Club.
    In diverse occasioni Frank Zappa ha assunto il ruolo di “DJ fraudolento” trasmettendo le sue selezioni musicali preferite nelle stazioni radio o nelle discoteche. Zappa ha fatto riferimento ad uno di questi appuntamenti notturni da DJ al Mudd Club, in un’apparizione da DJ simile a Star Special di BBC Radio 1, mentre presentava la sua 18a selezione;
    “Quando ero a New York sono andato in questo locale chiamato The Mudd Club e ho fatto il disc jockey lì per una notte. Ho portato un mucchio di dischi e li ho provati con la clientela di questo particolare locale. Un personaggio che ha fatto pompare le natiche su e giù in maniera piuttosto frenetica è stato il numero dei The Plastics. Si chiama “Robot”.
    All’epoca, per Frank Zappa che riempiva grandi arene, il Mudd Club rappresentava un luogo insolito.
    “Zappa amava il piccolo e squallido club e i punk, i poseur e gli hipster che lo chiamavano ‘casa’, per cui ha dato la priorità ad un concerto lì durante il tour programmando un’esibizione l’8 maggio 1980, nella minuscola sala da 240 posti, inserita tra date nelle arene molto più grandi di Cincinnati, Filadelfia e il Nassau Veterans Memorial Coliseum di Long Island, dove ha suonato due spettacoli in una notte davanti a più di 20.000 fan in totale” ha sottolineato l’ufficio stampa mentre annunciava Zappa 80: Mudd Club/Monaco.

    Da quando aveva incontrato William Burroughs nel seminterrato del Mudd Club nel 1979, Zappa era ansioso di dare seguito alla serata Burroughs con la sua esibizione. Nonostante il fatto che la sua attrezzatura da sola occupasse più spazio delle dimensioni dell’intero club, alcuni clienti sono riusciti a infilarsi e godersi il concerto, in particolare la nuova registrazione specificamente dedicata al Mudd Club.
    (Mudd Club Newsletter, giugno 1980)

    L’8 maggio del 1980 Klaus Weidemann, eccellente ingegnere del suono, era lì con il registratore a due piste Nagra di Zappa, e le note di copertina ci informano anche che i microfoni erano posizionati accanto al registratore di cassa, dietro al bancone bar.
    Il 3 luglio dello stesso anno (appena un paio di mesi dopo), c’era invece Mick Glossop con il suo Sony PCM 1600, videonastro digitale U-Matic. Il tutto posizionato negli spogliatoi della Olympia Halle, a Monaco di Baviera. Nel primo caso un’eccellente registrazione analogica, poi opportunamente ripulita e lustrata per le orecchie d’oggi, nel secondo la prima registrazione a due tracce tutta digitale mai commissionata dal Signor Frank Zappa: per fortuna con molti registratori e cassette di riserva, perché quel tipo di videonastro era assai deperibile. La formazione della primavera/estate 1980 era compatta a sestetto con Ike Willis, Ray White, Tommy Mars, Arthur Barrow e David Logeman (batterista chiamato a sostituire Vinnie Colaiuta).
    Tra i vari brani in scaletta, ricordiamo You Are What You Is, The Illinois Enema Bandit, Dancin’ Fool, Stick It Out, Mudd Club (brano dedicato proprio al club) e un’inaspettata versione di Nite Owl.
    (Il Manifesto, 10 maggio 2023)

    https://www.youtube.com/watch?v=kTWYGmr8Nd4

    https://www.youtube.com/watch?v=LRoQXRVJBIU

    https://www.youtube.com/watch?v=1d6o6OQsXbM

  • Frank Zappa & Edgar Varèse – Nona parte

    Frank Zappa & Edgar Varèse – Nona parte

    Mix The Return Of The Son Of Monster Magnet (remastered, Freak Out 1966) + Ionisation di Edgar Varèse (New York Philharmonic)

    Foto di copertina (immagine di Frank Zappa) di Salvador Luna (Lunatico)

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD2rw9x08v1t7g9WU04CBQ0q

    “Just give me some stuff and I’ll organize it for you. That’s what I do”. Più della citazione relativa al “present-day composer”, è questo l’aforisma che forse meglio rivela in Zappa un prosecutore della lezione di Edgar Varèse.
    “In Europa – scriveva nel 1922 il compositore francese emigrato negli Stati Uniti – non ho trovato nulla che si possa definire come una tendenza assolutamente nuova in campo compositivo, se si escludono le sperimentazioni che partono dallo stile sincopato del jazz americano. Sono convinto che in questo dopoguerra stia costituendosi una cultura nuova e che in America essa si manifesterà nella forma di un rinascimento musicale”.
    Zappa è varèsiano innanzitutto per una concezione musicale che apre un credito generalizzato a qualsiasi oggetto o linguaggio capace di entrare in un contesto sonoro organizzato: “Qualsiasi cosa suonava bene per me, per qualsiasi ragione, fosse qualche dissonanza fragorosa oppure una bella canzone con cambi di accordi e un ritmo regolare in sottofondo”. “Datemi qualunque cosa e ve la organizzerò” è la dichiarazione di chi ha assimilato la nozione di “suono organizzato” così cara a Varèse.
    Tuttavia, più che nelle pagine per orchestra dove l’omaggio a Varèse è più palese e prevedibile, è forse più interessante stabilire se e in che misura tracce di una prassi o di una mentalità prossime all’avanguardia e alla sperimentazione colta siano operanti sul terreno specifico della musica concepita da Zappa per rock band. Se, indipendentemente da Varèse, siano presenti cioè un tipo di scrittura musicale, un’elaborazione formale e dei materiali o, più in generale, procedure operative di derivazione colta che consentano di definire i termini del pensiero compositivo di Zappa.
    Fin dall’inizio, a suggerire con forza l’idea che questo interrogativo sia poco più di una domanda retorica basterebbero due brani come Help I’m a Rock e, soprattutto, The Return of the Son of Monster Magnet, ossia i due titoli conclusivi di Freak Out!. Il rumorismo diffuso, lo scatenamento orgiastico fra allucinazione freudiana e animalesco-metropolitano, i continui cambi di tempo e soprattutto la complessità poliritmica della trama (ottenuta sovrapponendo alla percussione ossessiva un folto reticolo anch’esso ritmicamente connotato e formato da materiali elettronici, voci denaturate e altro ancora) rivelano un radicalismo linguistico e una complessità strutturale che si lasciano indietro di molto tutto ciò che fino ad allora era apparso nell’orizzonte della musica rock. Nel giro di neppure tre anni, attraverso brani come Brown Shoes Don’t Make It, Mother People, Oh No, The Chrome Plated Megaphone of Destiny fino alla summa rappresentata dall’album Uncle Meat, Zappa opera una sostanziale e irreversibile compenetrazione fra l’idioma rock e il lessico della sperimentazione di area colta, spingendola fino al punto di rendere impossibile il tracciare una linea di demarcazione fra il rock e l’altro. Un rock – se tale ancora si può definire – che dal punto di vista armonico, formale, coloristico e, soprattutto, ritmico, ingloba influssi musicali di tutt’altra provenienza. Varèse, certo, per la prominenza della componente ritmica, Stravinskij con i suoi costrutti poliritmici e politonali. Ma presenze altrettanto forti sono il disinibito collagismo di Ives, Schaeffer e la musica concreta ed elettronica, George Antheil con il suo macchinismo percussivo e l’apoteosi della marimba. Infine Nancarrow, solitario e appartato compagno di un viaggio ideale alla ricerca di un universo ritmico che sfocia nell’utopia.
    (estratto dall’articolo “Frank Zappa: rock come prassi compositiva” di Giordano Montecchi)

    La musica di Varèse enfatizza il timbro e il ritmo: ha coniato il termine di “suono organizzato” riguardo alla sua estetica musicale. Varèse considerava il suono ‘materia vivente’ e lo spazio musicale ‘aperto piuttosto che limitato’. Concepì gli elementi della sua musica in termini di “masse sonore”, paragonando la loro organizzazione al fenomeno naturale della cristallizzazione. Varèse pensava che “per le orecchie ostinatamente condizionate, tutto ciò che è nuovo nella musica è sempre stato chiamato rumore” e pone la domanda: “che cos’è la musica se non rumori organizzati?”.
    L’uso da parte di Varèse di nuovi strumenti e risorse elettroniche lo portarono ad essere conosciuto come il “padre della musica elettronica”. Henry Miller lo definì “Il colosso stratosferico del suono”.

  • Frank Zappa’s Style 19: muscle memory, resolved dissonance, rhythmic clarity, sound/noise, more

    Frank Zappa’s Style 19: muscle memory, resolved dissonance, rhythmic clarity, sound/noise, more

    Ya Hozna (Them Or Us, 1984)

    Per Zappa la composizione era una questione pratica.
    “Non userei nemmeno uno spartito se ciò che chiedo ai musicisti non fosse troppo complicato per me canticchiarlo. Nella maggior parte dei casi, penso che i migliori risultati si ottengano suonando ciò che hai memorizzato. Quando un brano entra nella ‘memoria muscolare’ puoi dirigerlo, farci cose che sono impossibili quando stai leggendo. Il risultato artistico finale non è una colonna sonora, è il master tape.” (FZ)
    (Ben Watson, The Wire, febbraio 1994)

    “E’ un’arte saper trovare esattamente la nota giusta che darà esattamente la sensazione giusta su un certo accordo: non sempre si può fare seguendo una formula, bisogna farlo seguendo l’orecchio, anche perché la tensione cambierà in relazione al tipo di strumento che dovrà suonare quella certa nota. La ghost note suonata da un flauto non darà lo stesso effetto della stessa ghost note suonata da una tromba. Il ritmo rappresenta un altro tipo di frizione: quando si ha un ritmo regolare occorre offenderlo sovrapponendogli una frase dal ritmo molto irregolare. Questa frase, però, deve essere suonata con molta precisione, non come verrebbe suonata nel corso di un’improvvisazione: deve diventare una specie di bestemmia nei confronti del concetto ritmico originale”. (Frank Zappa)

    Una delle preoccupazioni centrali di Zappa era il modo di ricreare l’opera, di renderla contemporanea nel suo discorso e nel suo suono.
    (Cuadernos de Jazz, settembre-ottobre 1997)

    “La mia musica è come una di quelle torture a base di privazione del sonno: quando non dormi per un lungo periodo di tempo, dopo un po’ cominci a vedere e a sentire cose che non esistono veramente, ma che sono comunque molto interessanti. Lo stesso può accadere nello spazio di una composizione, cercando di conoscere in anticipo le reazioni psicologiche a ciò che si scriverà ed incorporandole alla composizione stessa: tu sai quello che gli ascoltatori si aspettano di ascoltare e proprio negando ciò che si aspettano puoi riuscire a procurargli delle sensazioni che normalmente non avrebbero…”. (Frank Zappa, intervista trasmessa da La Grande Radio, 9 dicembre 2013, podcast)

    “La dissonanza quando è risolta è come avere un prurito e grattarsi. Quando è irrisolta è come avere un mal di testa per tutta la vita. La musica più interessante di cui mi occupo è musica nella quale la dissonanza è creata, sostenuta per un giusto periodo di tempo e risolta: hai la tua grattatina e via di nuovo. Il concetto di dissonanza nel mio lavoro opera su livelli differenti. Puoi avere la dissonanza ritmica. Qualunque ritmo che vada contro la tendenza di un ritmo naturale è un disturbo per il tempo in cui esiste la dissonanza. Ma una volta che torni al ritmo di base, puoi guardare indietro e dire: “Hey, era affascinante ciò che è successo. Lo stesso accade con l’armonia, con le parole. Devi capire l’intero concetto di ritmi naturali, cose che esistono e che la gente dà per scontate, e l’idea che uno possa creare un’irritazione artificiale per un certo periodo di tempo tale da dare una sensazione piacevole quando finisce”.
    (Frank Zappa, intervista di Bob Marshall, 1988)

    Una delle caratteristiche di un brano di Zappa è la sua divisione matematica del ritmo: note legate, terzine giustapposte a semicrome, frasi ripetute come un ritmo incrociato ecc. “Uncle Meat Variations” è uno degli esempi migliori.
    Questo tipo di chiarezza ritmica si nota anche nei suoi assoli. La raccolta è veloce e precisa, le sollecitazioni e le divisioni pulite; soprattutto il suo modo di suonare dipende dalla simmetria. Zappa usa le battute come frasi equilibrate, ponendo una domanda e poi rispondendo o basandosi su un’idea suonandola in modo leggermente diverso più volte di seguito.
    È uno stile stranamente formale, pieno di schemi ed elaborazioni, basato sul blues ma intervallato da scale, semplici melodie ripetute e dai suoi accordi preferiti di nona e undicesima. Sebbene non sia caldo o “sentito” in senso blues, può essere ipnotico nella sua assoluta precisione.
    L’uso seminale della ripetizione nella musica moderna ha avuto molti sbocchi nel rock. L’idea mantrica è ‘ripeti qualcosa abbastanza spesso e diventa interessante’. Zappa, in questo senso, risulta essere uno dei primi a usare una nota, un ritmo per sostenere altri eventi musicali; “King Kong” è un altro esempio successivo.
    (New Musical Express, 16 novembre 1974)

    “Edgard Varèse mi ha insegnato tante cose, ma soprattutto mi ha incoraggiato tanto da capire che anch’io potevo fare Musica. Conservo ancora un ritaglio da una rivista con alcune sue parole: ‘Non c’è differenza tra suono e rumore, perché il rumore è un suono che si crea’ “. (Frank Zappa)

  • Frank Zappa: jazz musicians who played with him

    Frank Zappa: jazz musicians who played with him

    Uncle Rhebus (live 8 luglio 1969, The Ark, Boston, MA)

    Frank Zappa ha sempre espresso la sua mancanza di gusto per tutto ciò che riguarda il jazz. Tuttavia, è noto che Wes Montgomery ed Eric Dolphy, ad esempio, furono punti di riferimento importanti nel suo percorso personale. Oltre alla passione per Mingus, Coltrane, Ayler, notiamo che il 75% dei musicisti impiegati da Zappa sono stati, prima o poi, coinvolti nell’avventura del trombettista jazz Buzz Gardner, uno dei primi Mothers, di cui troviamo traccia negli anni Cinquanta accanto ad André Hodeir e ai club di Saint-Germain-du-Près, fino al nuovo batterista, Chad Wackerman, che è un membro trasfuso della band di Bill Watrous.
    L’uso dei jazzisti da parte di Zappa iniziò nel 1966 con Gene Di Novi, che fu partner di Buddy Rich, Benny Goodman, Chubby Jackson, Anita O’Day, Lena Horne… L’apparizione del pianista nell’universo zappiano coincide con l’uscita dell’album Freak Out. Subito dopo, Zappa ha chiamato Don Ellis. Ma la presenza del trombettista nel secondo album di Zappa, “Absolutely Free”, resterà, quantitativamente, aneddotica.
    Don Preston fece parte dei Mothers of Invention dal 1966 al ‘74. La sua biografia professionale iniziò nel 1951 nell’orchestra di Herbie Mann, che lasciò due anni dopo per la formazione di Hal McIntyre, prima di essere complice di Paul e Carla Bley, poi di Don Ellis e Gil Evans (1971).
    Da quel momento in poi, la parata dei jazzisti ha incluso:
    – Mike Lang (“Lumpy Gravy”);
    – Pete Jolly (“Lumpy Gravy”);
    – John Guerin (“Lumpy Gravy” e “Hot Rats”);
    – Frankie Capp (“Lumpy Gravy”).
    Sarebbe opportuno citare anche i jazzisti che hanno avuto contatti solo occasionali con la musica di Zappa: Shelly Manne, Vic Feldman, Alan e Gene Estes, Dennis Budimir …
    Senza dimenticare Emil Richards, vibrafonista di Ellis e Kenton.
    Nel 1969, per la registrazione di “Hot Rats”, troviamo John Guerin a cui si aggiunsero Paul Humphrey, Max Bennett, Sugarcane Harris e Jean-Luc Ponty (che trovò un riconoscimento internazionale con Zappa). Il violinista produrrà uno dei suoi migliori album, “King Kong”, con composizioni di Zappa, accompagnato da personaggi come George Duke, Wilton Felder e Bueil Neidlinger. Ponty arrivò ai Mothers con George Duke, la cui biografia include anche un periodo con Don Ellis (che pare sia stato uno dei principali fornitori di musicisti per Zappa), Kenton, Gerald Wilson, Herbie Mann e Woody Herman.
    Considerando la “Grand Wazoo Orchestra”, la formazione più jazzistica di Zappa (1972), citiamo Tom Malone, Charles Owens, Gary Barone, Dave Parlato, Bruce Fowler.
    In precedenza, si erano uniti ai Mothers anche David Samuels, Ronnie Cuber, Glenn Ferris.
    Paradossalmente, Zappa è forse l’unica rockstar amata sia da Gil Evans che da Archie Shepp.
    Del resto, non riesco a pensare ad un tributo migliore di quello di Roland Kirk: “Ho suonato con i Mothers a Boston. È stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Zappa mi disse: “Ehi Roland, vieni a suonare con noi!”. Ho esitato un po’ e sono andato lì. È stato fantastico. È sbagliato denigrare i musicisti pop nei circoli jazz, soprattutto quando hanno la classe di Zappa”.
    (Jazz Magazine, giugno 1982)

    Nel brano “Uncle Rhebus” (scelto per questo video) tratto da un live al The Ark di Boston del 1969, troviamo i primi Mothers. La band è composta da:
    Frank Zappa – chitarra solista/voce
    Buzz Gardner – tromba
    Don Preston – tastiere/elettronica
    Roy Estrada – basso/voce
    Ian Underwood – sassofono contralto, pianoforte
    Bunk Gardner – sassofono tenore
    Motorhead Sherwood – sassofono baritono
    Jimmy Carl Black – batteria
    Arthur Dyer Tripp III – batteria

    Dopo essersi esibiti per oltre un anno con Kink Kong e Uncle Meat, Frank Zappa decise di suonare questi due brani in modo diverso, strano, per il concerto al The Ark dell’8 luglio 1969. I Mothers suonarono le due melodie simultaneamente senza alcun adattamento ottenendo l’effetto tipico di Charles Ives, quello cioè di ascoltare due band che suonano contemporaneamente melodie diverse.

  • Did Frank Zappa use the click? Chad Wackerman replies

    Did Frank Zappa use the click? Chad Wackerman replies

    Packard Goose (Live in Barcellona 1988)

    Nel leggendario tour mondiale di Zappa “Broadway the Hard Way” del 1988, le canzoni erano sorprendentemente precise, iniziavano ai tempi giusti senza alcun ritardo. Il Maestro avviava le canzoni battendo le mani e la musica partiva come un treno.
    Si sospettava che la band usasse il click track.

    “Non abbiamo mai suonato con un click con Zappa, nemmeno una volta – ha confermato Chad Wackerman – È un trucco intelligente, uno strumento classico, modulazione metrica o poliritmica. Prendi un valore di nota e lo cambi in un altro valore di nota, che ti dà un nuovo tempo.
    Prima del tour, le canzoni venivano provate in blocchi di più canzoni. Zappa organizzava le canzoni all’interno di un blocco in modo che, ad esempio, le terzine di note della precedente canzone in 4/4 potessero corrispondere alle sedicesime note della canzone successiva.
    In questo modo, venivano messe insieme le relazioni interne tra i blocchi di canzoni. Il problema si è presentato solo perché c’erano circa un centinaio di canzoni provate per il tour e due o tre dozzine di blocchi. Ovviamente, poiché non potevano essere suonate tutte ogni sera, Zappa variava il repertorio a seconda del locale e dell’umore.
    Ogni dieci minuti prima di salire sul palco, Frank dava una lista di canzoni in cui aveva incluso le transizioni tra i blocchi di canzoni, in modo che potessero essere superate senza problemi. Ad esempio: ‘Chad, oggi, alla fine dell’ultima canzone di questo blocco, suona un rullo di tamburo di quattro battute che inizia normalmente ma le ultime due battute sono battute in quinte, che corrispondono alle sedicesime note della canzone successiva’. Ogni sera la mia lista di canzoni era piena di questi piccoli promemoria” Wackerman ride.

    Oltre allo scambio di canzoni, Zappa voleva portare un rinfrescante senso di casualità sul palco introducendo una “parola segreta del giorno” ad ogni concerto, uno scherzo che teneva il gruppo in allerta durante il lungo tour. Zappa, soprattutto con Ike Willis, faceva passare quella parola d’ordine qua e là, con l’obiettivo di improvvisare rime per la parola al volo.
    Il circo musicale del regista Zappa fu visto a Helsinki per l’ultima volta la sera prima del Primo Maggio 1988. La parola segreta sulla pista di pattinaggio era “renna”. Una settimana dopo, il concerto a Barcellona fu immortalato come un documentario per i posteri in una produzione multi-camera all’avanguardia e il tour europeo terminò in Italia, in estate. Il tour fu l’ultimo di Zappa.
    (Chad Wackerman, Riffi, febbraio 2014)

  • Frank Zappa, Award Ceremony Ballet (Chicago, May 16, 1973): ‘music to receive plaques by’, jam

    Frank Zappa, Award Ceremony Ballet (Chicago, May 16, 1973): ‘music to receive plaques by’, jam

    Dog Meat, DowBeat Award Ceremony Ballet extravaganza (Auditorium Theater di Chicago, 16 maggio 1973)

    Probabilmente, è stata una delle premiazioni più insolite e tristi nella storia recente di questo tipo di eventi.
    La “cerimonia” di premiazione prevedeva la consegna da parte del caporedattore James P. Schaffer del premio ‘Musicista pop dell’anno’ a Frank Zappa e del premio ‘Miglior violinista’ a Jean-Luc Ponty.
    Tuttavia, Zappa non aveva alcuna intenzione di partecipare ad una cerimonia ordinaria.
    Il 16 maggio 1973, quando Schaffer salì sul palco dell’Auditorium Theater di Chicago, Zappa e le Mothers of Invention (mentre si preparavano ad un concerto di 3 ore) improvvisarono ciò che si potrebbe definire “musica per ricevere targhe”.
    Invitando il caporedattore depresso a ballare un po’, Zappa e i Mothers crearono effetti sonori elettronici offrendo melodie banali per accompagnare la presentazione di Schaffer.
    Per inciso, Schaffer contribuì con uno ‘shuffle’ e qualche piegamento delle ginocchia.

    La band dei Mothers (pura dinamite) era composta da:
    Frank Zappa (chitarra, voce);
    Jean-Luc Ponty (violino);
    Ian Underwood (fiati, sintetizzatore);
    Ruth Underwood (percussioni – marimba e vibrafono);
    Ralph Humphrey (batteria);
    Sal Marquez (tromba, voce);
    George Duke (sintetizzatore e tastiere);
    Tom Fowler (basso);
    Bruce Fowler (trombone).

    Di seguito, la scaletta del concerto che ha avuto luogo il 16 maggio 1973:
    1. Exercise #4
    2. The Dog Breath Variations
    3. Uncle Meat
    4. Down Beat Award Ceremony Ballet Extravaganza
    5. RDNZL
    6. Don’t Eat the Yellow Snow
    7. Nanook Rubs It
    8. St. Alfonzo’s Pancake Breakfast
    9. Father O’Blivion
    10. Farther O’Blivion
    11. Montana
    12. Dupree’s Paradise
    13. The Demise of Catherine the Great Extravaganza
    14. Eat That Question
    15. Mr. Green Genes
    16. King Kong
    17. Chunga’s Revenge

    (DownBeat, 19 luglio 1973, Zappa Improvisation by Herb Nolan)

    Tra le varie foto ‘simboliche’ del 1973 utilizzate per questo video (non avendo foto del concerto in questione) ho scelto alcune immagini del concerto di Halloween 73 che ha avuto luogo proprio all’Auditorium Theater di Chicago.

    A proposito di Chicago…

    Orchestra preferita di Frank Zappa: Chicago Symphony (Capitol, 1° aprile 1984)
    “La Chicago Symphony è generalmente considerata la migliore al mondo. Suonano bene e suonano come se lo volessero davvero, mentre la maggior parte delle altre orchestre negli Stati Uniti non è seriamente intenzionata a farlo. Voglio dire, solo perché indossi uno smoking non significa che ti interessi qualcosa”. (Frank Zappa, Modern Recording & Music, agosto 1984)

  • LAST MESSAGE: xenochrony with music by Frank Zappa & voice by Stephen Hawking

    LAST MESSAGE: xenochrony with music by Frank Zappa & voice by Stephen Hawking

    Xenocronia di Roxa con musiche di Frank Zappa e ultimo messaggio di Stephen Hawking all’umanità
    Stephen Hawking comunicava attraverso un software predittivo con sensore a infrarossi.

    Sovraincisione di estratti da The Yellow Shark (Alter Oper, Francoforte, 19/09/1992) + Jam NYC, Palladium, 27-10-1978

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD1eJlE31TCypMf1eLhjcfBc

    Zappa ha dedicato l’autobiografia “The Real Frank Zappa Book” a sua moglie, ai suoi figli, a Ko-Ko e Stephen Hawking, il guru della cosmologia moderna.
    Stephen Hawking fa parte anche della lista di persone che hanno ricevuto ringraziamenti per i loro “contributi molto speciali ma non meno significativi” nelle note di copertina di “The Yellow Shark”.

    “Tutto – ha detto Zappa – inizia da una Grande Nota. È una vibrazione. Qualunque cosa, inclusa la luce, è una vibrazione; una vibrazione è una nota”.
    Potremmo non essere in grado di ascoltarla, ma in qualunque diversa ottava o altra suddivisione della Grande Nota, alla fine siamo tutti vibrazioni. Potremmo non essere semplici come le onde sinusoidali (le stesse utilizzate per generare i Modelli di Chladni) ma, da quando Schrodinger ha risolto l’equazione delle onde quantistiche, risulta chiaro che tutta la materia è costituita da onde, compresi noi.
    È l’osservazione tratta da un’altra famosa frase di FZ, secondo cui è il “quando” a determinare il “cosa”; “quando”, in questo caso, è la frequenza…

    https://www.youtube.com/watch?v=xZ4Fq9d2qU4

    Questa citazione di Stephen Hawking sembra descrivere la personalità di Frank Zappa:
    “Le persone tranquille hanno le menti più rumorose”.

    Altre citazioni di Hawking coincidono con citazioni di Zappa.

    SH: Se non c’è lotta non c’è progresso. Se puoi seguire piccole regole, puoi rompere grandi regole.
    FZ: Senza deviazione dalla norma, il progresso non è possibile.

    SH: Se vuoi qualcosa fatto bene, fallo da solo.
    FZ: Se qualcosa va storto, devo risolverlo da solo. Le cose che mi confondono non possono essere risolte da una terza persona”. (Music Express Sounds, novembre 1984)

    SH: Se vuoi essere forte impara a goderti la solitudine. Il più grande dono che puoi fare a qualcuno è il tuo tempo perché, quando gli dai il tuo tempo, gli stai dando una parte della tua vita che non riavrai mai indietro.
    FZ: Dovete essere contenti del fatto di non avere attorno una torma di persone che vuole sprecare il vostro tempo. Perché, oltre all’amore e all’ammirazione della gente che non vi fa sentire soli, dovete anche sopportare il fardello emotivo di quelle persone che vogliono sprecare il vostro tempo, senza poterlo avere indietro. Quindi, indovinate cosa avete quando siete soli con voi stessi? Tutto il vostro tempo. È un affare dannatamente buono. Qualcosa che non potete comprare da nessun’altra parte. (The Progressive, novembre 1986)

    SH: Le persone non decidono i loro destini: decidono le loro abitudini e le loro abitudini decidono i loro destini.
    FZ: Nell’affrontare le ‘vibrazioni’ si potrebbe entrare più in sintonia con una sorta di Forza Universale. Questo consente qualsiasi latitudine. Hai sempre una scelta. Se sei perspicace puoi vedere molte scelte che ti porteranno dal punto A al punto B e puoi persino capire cosa accadrà con ciascuna delle scelte. (Big Ten, maggio 1968)

    SH: Non penso che la razza umana sopravvivrà i prossimi mille anni, a meno che non viaggi nello spazio.
    FZ: C’è un difetto di progettazione nell’organismo umano. Il problema del design è insito nella specie umana perché è nata per distruggere. Non credo che ci sia un modo in cui possiamo evolverci. Non sono affatto convinto che ci siamo evoluti. Penso che siamo sempre stati ciò che siamo ora, un tipo di vita animale davvero inferiore. Siamo l’unica specie animale che mostra il tipo di arroganza e il tipo speciale di incredibile ignoranza tipica degli esseri umani. Siamo destinati a distruggerci. Forse tra qualche centinaio di migliaia di anni o forse qualche milione di anni, saremo il petrolio di qualcun altro. (Ecolibrium Interviews n. 19 – 1984)

    SH: L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento.
    FZ: La ristrettezza mentale è sempre stata uno dei fattori principali nella società americana. La chiusura mentale, la meschinità e la resistenza al cambiamento costituiscono un grande punto cieco in America. Gli americani hanno una resistenza ad andare fino in fondo. (Stereo Review, giugno 1987)

    SH: Non importa quanto possa sembrare difficile la vita perché puoi perdere tutte le speranze se non riesci a ridere di te stesso e della vita in generale”.
    FZ: Penso sia davvero tragico quando le persone prendono tutto così sul serio. È così assurdo prendere davvero qualcosa sul serio… È così divertente vivere. (Jazz, novembre/dicembre 1974)

    SH: Nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto. Ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo.
    FZ: https://www.youtube.com/watch?v=G4YpApp5Mjc

  • Frank Zappa & Mothers of Invention: International Essener Song Tage 1968 (Essen), video

    Frank Zappa & Mothers of Invention: International Essener Song Tage 1968 (Essen), video

    Oh, In The Sky, King Kong, intervista a FZ

    FAIR USE

    In copertina: le Madri in arrivo all’aeroporto per IEST (Essen, 1968)

    Probabilmente, “Zapzapzappa – Das Buch der Mothers Of Invention” (Zapzapzappa – Il libro delle Madri dell’invenzione) di Rolf Ulrich Kaiser, stampato a Colonia nel 1968, è il primo libro dedicato a Frank Zappa.
    La foto di copertina virata in rosa ritrae le ‘Madri’ in arrivo all’aeroporto per IEST 68 (International Essener Song Tage): è stata scattata da Jens Hagen.
    Il layout è di Reinhard Hippen che ha definito questo libro “un raro documento clandestino in tedesco, con molte citazioni originali in inglese”. Si tratta di un tascabile di 58 pagine in tedesco/inglese.
    Le citazioni di Zappa sono tratte da un’intervista che Kaiser fece a casa di Frank. Parti di questa intervista sono state pubblicate in Das Buch der Neue Pop-Musik e Konkret n. 11-1968.

    Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, esplose nella scena musicale tedesca un’incredibile creatività. Questo boom musicale fu denominato “Krautrock”, un vero e proprio movimento di stili psichedelici, etnici, elettronici, folk e rock che creò nuovi elementi musicali da cui i musicisti tirarono fuori nuovi mondi sonori. Le band pioniere di questo movimento hanno preso l’essenza selvaggia dei vecchi dei del rock and roll e l’hanno infusa con uno spirito progressista e rivoluzionario.
    Nel 1968 fu organizzato a Essen (Germania) un festival pionieristico di nuova musica, il festival IEST (International Essener Song Tage): si svolse dal 25 al 29 settembre 1968 in varie location, principalmente nella Grugahalle che, in seguito, è diventata famosa per i concerti al ROCKPALAST. Un mix di rock, pop, underground, folk, chanson, cabaret e poesia che sigillò la nascita della musica rock indipendente tedesca (Krautrock, per l’appunto) e che vide come protagonisti principali artisti tedeschi. Sono stati pochi gli artisti internazionali che hanno partecipato a questo primo grande festival folk e rock in Europa, tra cui i Mothers, Rolling Stones, Pink Floyd, Deep Purple, John McLaughlin, Alexis Korner e Julie Driscoll.
    Da un documentario trasmesso da Degenhardt TV ho estratto l’esibizione delle Mothers (un breve video di Oh, In The Sky) e un’intervista a Frank Zappa.

    FZ e i Mothers si esibirono il 27 e il 28 settembre 1968 al Grugahalle (Essen, Germania Ovest).
    Il 28 settembre, regalarono al pubblico grandi emozioni esibendosi in quella che molti considerano la migliore versione di King Kong. La struttura di questa versione è head-solo-head: Tema A (suonato due volte), Bridge (non incluso nelle versioni precedenti del brano), Assoli (inclusa una sezione di improvvisazione vocale simile a “Prelude To The Afternoon Of A Sexually Aroused Gas Mask”), Tema A (suonato due volte). La registrazione di King Kong è inclusa in Electric Aunt Jemim.
    Il gruppo era composto da FZ (chitarra, voce), Roy Estrada (basso, voce), Don Preston (tastiere, elettronica), Ian Underwood (tastiere, fiati), Bunk Gardner (fiati), Motorhead Sherwood (sassofono baritono, tamburello), Jimmy Carl Black (batteria), Arthur Dyer Tripp III (batteria, percussioni assortite).

    Riporto alcuni ricordi di FZ sulla Germania riferiti nel corso di un’intervista firmata da Michael Heinze del 30 luglio 1990:
    “La prima volta che mi sono recato in Germania per suonare a Essen (1968) avevo paura di andarci. Tutto ciò che sapevo della Germania riguardava film sui sottomarini, tutto quel genere di cose ed era tutto ‘Achtung—Achtung—Achtung!!’. Siamo scesi dall’aereo a Düsseldorf, c’erano uomini con le mitragliatrici all’aeroporto. Non avevamo mitragliatrici negli aeroporti degli Stati Uniti. I componenti della band dicevano: “Che cazzo sta succedendo qui?”… Abbiamo suonato a Essen, io avevo appena letto il libro “The Arms of Krupp” con tutti gli orrori di ciò che è successo. Guardando questa città ho ripensato a tutto quello che avevo letto in questo libro. Devo dire che ero totalmente prevenuto quando sono arrivato lì. Ho parlato con le persone che vivono lì e posso ammettere che le mie prime e seconde impressioni sono state le stesse, perché quando abbiamo suonato a Berlino ci sono state le rivolte del 1968 e non ho mai più voluto tornare in Germania”.

    “Electric Aunt Jemina” è uno dei più celebri bootleg dei Mothers. Non è mai stato datato dagli zappologi ma si può identificare in una ripresa radiofonica del concerto tenuto il 28 settembre 1968 alla Grugahalle di Essen nel corso del Festival internazionale della canzone Songtage.
    (tratto dal libro “Frank Zappa Domani” di Gianfranco Salvatore)

  • Frank Zappa & Neo-Baroque: ‘New Complexity’ of contemporary music, Synclavier

    Frank Zappa & Neo-Baroque: ‘New Complexity’ of contemporary music, Synclavier

    Mix di 4 brani: The Perfect Stranger, The Girl In The Magnesium Dress, Jonestown, Dupree’s Paradise (dall’album The Perfect Stranger diretto da Pierre Boulez ed eseguito dall’Ensemble InterContemporain, 1984)

    Il gusto di Zappa per l’estremo, la sua predilezione per la densità e l’astrazione e la sua necessità di maggiori performance allinea le sue opere con quelle di Brian Ferneyhough e Michael Finnissy, solo per citare due dei padrini dello stile noto come ‘nuova complessità’ della musica contemporanea. Credo che Zappa avesse qualche interesse specifico per le opere di questi compositori.
    Al contrario, la sua ammirazione per Pierre Boulez, che culminò nella collaborazione con il compositore francese in The Perfect Stranger, sottolinea le sue affinità con un’arte che sarebbe più giusto descrivere come neo-barocca piuttosto che semplicemente come promotrice di vari stili/forme di “densità” e “complessità”.
    E’ il carattere fluido e senza soluzione di continuità dei successivi esperimenti transgenerici di Zappa ad unirlo agli sforzi di altri artisti neobarocchi: riflette il desiderio del compositore di privilegiare il processo e la mobilità rispetto alla giustapposizione e alla rottura.
    Questa tendenza è più evidente nelle composizioni di Synclavier, il cui ingresso nel catalogo Zappa è segnato dalla pubblicazione di The Perfect Stranger, nel 1984. L’album contiene tre brani orchestrali diretti da Pierre Boulez e quattro brani elettronici tra cui “The Girl in the Magnesium Dress”… Attraverso questo brano Zappa si diverte a mettere in discussione i confini tra materia e suono, letterale e figurato, reale e virtuale con polifonie apparentemente infinite del pezzo, raggruppamenti ritmici irregolari e la generale assenza di simmetria, combinata con lo strano fraseggio della melodia principale…
    Nel 1984, Zappa si interessò alla musica del compositore tardobarocco Francesco Zappa, contemporaneo di Haydn e Mozart che, secondo il New Grove Dictionary of Music, “aveva la reputazione di virtuoso (del violoncello). “Francesco Zappa”, interamente eseguito sul Synclavier, è un album di tipo barocco digitale.
    Zappa usava il Synclavier come “macchina desiderante” massimalista, capace di moltiplicare i vettori concettuali della sua opera all’infinito combinando “vari elementi e forze di ogni tipo” (Deleuze e Guattari).
    Bisogna considerare l’ipotesi secondo cui l’investimento di Zappa nella tecnologia del Synclavier fosse una fase necessaria nelle traiettorie di piegamento e dispiegamento di un’arte transmorfica che ha confuso diverse generazioni di ascoltatori lasciandoli speculare sulle origini, le influenze e i limiti del suo lavoro. La fase logica successiva nella costruzione del Progetto/Oggetto fu la creazione di musica che unì l’infallibilità tecnica della macchina e le personalità dei musicisti dal vivo. A questo proposito, la coesistenza di brani di Synclavier e di opere scritte ed eseguite dall’Ensemble InterContemporain di Boulez su The Perfect Stranger anticipa i successivi esperimenti misti di Zappa che tipicamente esitano tra gestuale e meccanico, autenticità di esecuzione “organica” e necessità di esecuzione accurata.
    (dal libro “Frank Zappa, Captain Beefheart and the Secret History of Maximalism” di Michel Delville e Andrew Norris, 2005, Salt Publishing)

    Mi pongo una domanda che non troverà risposta: lo Sconosciuto Perfetto (che Zappa presenta come un venditore porta a porta accompagnato dal suo fedele aspirapolvere industriale gitano mutante) è legato, in qualche modo, anche al Synclavier? ‘Perfetto’ perché in grado di ottenere performance umanamente impossibili? ‘Sconosciuto’ perché Zappa doveva ancora conoscerlo a fondo?

    Il venditore con l’aspirapolvere…. Tutta l’opera di Zappa era concepita come hoover, un’aspirapolvere che risucchia i relitti e i detriti della “civiltà” prodotta in serie assemblando da tutto questo una gigantesca “scultura spazzatura” (come disse Zappa a Gary Steel nel 1990). Frank Zappa ha distrutto l’idea di ascolto della musica come ‘educazione’ sostituendola con ascolto di musica come ‘esperienza’…
    Il venditore con l’aspirapolvere potrebbe essere una figura simbolica e l’aspirapolvere in questo caso potrebbe essere legato al Synclavier come mezzo tecnologico per ‘risucchiare i relitti e detriti della civiltà prodotta in serie’ e passare ad una nuova fase musicale, quella tecnologica, elettronica.