Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • Frank Zappa’s Style 14: talent scout, what is genius, experimental music, more

    Frank Zappa’s Style 14: talent scout, what is genius, experimental music, more

    That Ol’ G Minor Thing (dall’album Guitar, 1988)

    In copertina un disegno di Jim Mahfood

    Hai scoperto diversi grandi musicisti. Un caso? Riescono a crescere di livello con te oppure è l’ambiente che promuovi che stimola quel tipo di creatività?
    “Vado in giro, esco per strada, la maggior parte delle persone rock ‘n’ roll famose non lo fa. Non vado nei bar solo per comprare dei musicisti: so cosa mi piace e posso individuare un talento. Se lo incontro, prendo il nome del ragazzo perché se non lo scelgo per la mia band posso sempre consigliarlo a qualcun altro. La gente mi chiama quando è in cerca di musicisti. Molti gruppi non escono, vanno in giro con persone normali, in piccoli bar di merda e cose del genere. Io vado nei posti giusti, è lì che si trovano, là fuori mentre lavorano o si azzuffano. Se entrano a far parte della mia band hanno la possibilità di lavorare con attrezzature migliori, ottengono un po’ di disciplina, hanno la possibilità di essere visti da centinaia di migliaia di persone per un certo periodo di tempo, vengono menzionati nelle interviste e cose del genere. Non credo che alcune delle persone scoperte da me sarebbero mai state scoperte da nessuna delle persone per cui alla fine sono andate a lavorare perché quelle persone non sanno dove cercare”. (FZ, Musician, aprile 1982)

    L’approccio chitarristico di Zappa è assolutamente inusuale: rifiuta totalmente l’idea dei licks e delle frasi preconfezionate per non parlare dell’idea di suonare sempre lo stesso assolo, uguale alla versione nel disco, nei concerti. Era uno sperimentatore che azzardava e rischiava molto per verificare dove avrebbero portato certe idee. A volte, erano esperimenti coronati da successo, si poteva quasi sentire il pubblico che tratteneva il fiato dall’emozione. Altre volte portavano a vicoli ciechi, con Zappa che interrompeva bruscamente l’assolo o che svoltava improvvisamente imboccando una nuova direzione musicale (e lì si poteva sentire la band trattenere il fiato).
    “Frank scriveva musica per me da suonare che non aveva niente a che fare con la chitarra” ha detto Steve Vai riferendosi ai suoi anni come “chitarrista stunt” di Zappa.
    Saltando da collage sonori di ispirazione classica ad estese improvvisazioni jazz-fusion, questa era una band che viveva senza regole, guidata da un compositore e musicista che suonava senza limiti.
    (Total Guitar, winter 2013)

    “Le mie conclusioni sulla genialità di Frank le ho tratte dall’osservazione delle sue attività. Non ho mai visto una persona così dedita all’esecuzione delle sue idee. L’autodisciplina non è uno sforzo consapevole per Frank. C’è solo lavoro e per lui non è difficile, è divertente. Ha preteso molto dai membri della sua band, ma solo un quinto di quello che chiedeva a se stesso. Per me è sempre stata evidente una forte integrità in tutto ciò che faceva ed è anche molto divertente. Sono le caratteristiche che mi hanno ispirato ma non sono queste le caratteristiche legate necessariamente alla genialità.
    Innovatività e originalità sono il risultato di una concentrazione incrollabile. Questo tipo di concentrazione è un dono, ma può anche essere sviluppato.
    Guardare Zappa mentre lavora è stimolante. La sua mente è completamente concentrata su ciò che sta facendo, senza distrazioni (dalle conversazioni alla lettura di un giornale o alla creazione di un fantastico pezzo orchestrale). Ogni evento per lui è come una meditazione. Ho imparato che il potere della concentrazione altamente sviluppato è ciò che costituisce il genio”.
    (Steve Vai, Guitar For The Practicing Musician, maggio 1986)

    “Fra un tour e la pubblicazione di un album, pianifico campagne pubblicitarie, dirigo personalmente l’opera d’arte. Mi occupo di tutta la produzione effettiva di un disco fino al punto in cui viene consegnata. Passo attraverso il processo di mastering, faccio tutto il lavoro perché mi piace farlo. Mi piace essere il più possibile responsabile del progetto perché so che le case discografiche non si preoccupano tanto della musica quanto me. Nessuno sa quanto tempo dedico a scrivere o registrare, a produrre e portare a termine un progetto. Non hanno idea di che tipo di lavoro faccio e le uniche impressioni che rimangono nella loro mente sono le cose che leggono degli anni ’60. Quindi nella loro immaginazione, forse, sono una persona congelata alla fine della guerra del Vietnam o qualcosa del genere”. (FZ, High Times, marzo 1980)

    “Il tipo di musicisti di cui ho bisogno non esiste. Ho bisogno di qualcuno che capisca i poliritmi, che suoni qualsiasi stile musicale, capisca la messa in scena, il rhythm and blues e come funzionano molte diverse tecniche di composizione. Quando assegno una parte ad un musicista, dovrebbe sapere come funziona nel mix con tutte le altre parti”. (FZ, Down Beat, 18 maggio 1978)

  • Frank Zappa’s Style 13: how to record an electric guitar, role of the bass, whammy bar, more

    Frank Zappa’s Style 13: how to record an electric guitar, role of the bass, whammy bar, more

    Drowning Witch (Ship Arriving Too Late To Save A Drowning Witch, 1982)

    In copertina un disegno di Jim Mahfood

    Come chitarrista e leader cosa ti aspetti da un bassista?
    “Dal bassista mi aspetto che mi indichi sempre in che tonalità mi trovo. Non cerco note più veloci di quelle che sto suonando o implicazioni di situazioni armoniche diverse da quelle che abbiamo iniziato a fare. Mi piace avere un bassista con un buon orecchio e un buon senso del tempo, ma la funzione principale è assicurarsi che io sappia e che il pubblico sappia in quale chiave ci troviamo, che non sono andato troppo ‘lontano’. Se inizio ad improvvisare ed entro in una specie di trance ed anche il bassista va ‘fuori’ è finita: il pubblico perde completamente il contatto con quello che sto facendo. Ci deve essere un punto di riferimento in modo tale che le estrapolazioni possano essere comprese. Questo punto di riferimento è il bassista”.
    Le parti di basso sono fondamentali per te come le linee di batteria?
    “Sono molto importanti. In effetti, mi piace una parte di basso con cui puoi cantare. Se è una canzone scritta, mi piace avere una parte di basso totalmente canticchiabile anche se questo non è applicabile sempre a tutti i diversi brani. Qualche tempo fa abbiamo fatto una canzone che aveva una delle parti di basso più umilianti del 1982: s’intitola “No Not Now” (da Ship Arriving Too Late To Save A Drowning Witch).
    (Guitar Player, marzo 1983)

    “Vedo l’intero studio di registrazione come uno strumento musicale, come un organo a canne con molti colori tonali e molta potenza. La persona che si occupa del missaggio è più o meno l’equivalente di un direttore d’orchestra davanti a un’orchestra sinfonica”.
    Un caratteristico marchio di fabbrica di Zappa praticamente su tutte le sue registrazioni è un colossale suono di grancassa/tom, che di solito è la presenza dominante nel mix.
    Zappa è anche noto per il suo lavoro di chitarra solista fluido e dinamico. Nel corso degli anni, ha sviluppato alcune teorie abbastanza concrete su come registrare una chitarra elettrica.
    “Ci sono un paio di cose da ricordare sulla registrazione di una chitarra. Se stai solo cercando delle note, allora un Pignose andrà bene. Ma se stai cercando una sorta di sensazione audio, il modo migliore per farlo è con uno spazio più ampio e un po’ d’aria per muoversi. La cosa davvero impressionante del suono di una chitarra rock ‘n’ roll è come ti colpisce la pressione. Un microfono non determina solo le oscillazioni che ti dicono qual è il tono ma anche il livello di pressione sonora. Quello che ottieni alzando il volume dell’amplificatore in una stanza grande è tutta quella spinta di fascia bassa che ovviamente non ottieni con un Pignose. Se vuoi suonare come se stessi davvero prendendo a calci in culo qualcuno, devi effettivamente alzare il volume e fare in modo che il microfono senta un suono forte. Il modo migliore per ottenere quel rombo di stanza con tutto il “frazz” e il suono stridulo di fascia alta è registrare la chitarra in un teatro vuoto”.
    (International Musician And Recording World, febbraio 1979)

    C’è qualcosa che vorresti avere su una chitarra non ancora disponibile?
    “Sì. Voglio una chitarra che abbia un manico davvero comodo, lungo 24 tasti, con accesso totale ai tasti superiori, che abbia un circuito sonoro completamente pulito in una posizione e completamente sporco nell’altra con una barra fantastica”.
    Usi principalmente il vibrato con le dita o con la whammy bar?
    “Entrambi, ma uso soprattutto le dita. Se vuoi un sustain (in grado di mantenere il suono in modo uniforme) è più affidabile una barra whammy che non stoni”.
    Come fai a non farla stonare?
    “Ci sono due cose che puoi fare:
    – mettere un po’ di grafite sul capotasto in modo che la corda che scivola avanti e indietro viaggi effettivamente per l’intera distanza e non si riattacchi e rimanga affilata dopo che la barra whammy è tornata;
    – mettere una molla in più all’interno dell’unità della barra whammy che la controbilancia”.
    (M.I., novembre 1979)

    La tecnica di xenocronia utilizzata da Zappa in vari album consiste nell’estrarre un assolo di chitarra (o un’altra parte musicale) dal contesto originale ed inserirla in una canzone del tutto diversa per creare un effetto sorprendente.
    Zappa ha dichiarato che la xenocronia era l’unico modo per ottenere determinati ritmi…

    https://www.youtube.com/watch?v=poU4p_sodzs

  • Frank Zappa Vs Critics & Journalists – Part 3

    Frank Zappa Vs Critics & Journalists – Part 3

    The Purple Lagoon ⁄ Approximate (Zappa In New York, 1978)

    In copertina un dipinto di Allan Buch (grazie Robert Bramsonowicz!)

    “Il problema con i critici è che tendono ad usare la loro immaginazione piuttosto che il loro intelletto. Il mio spettacolo è indigesto per loro. Beh, almeno eviteranno di passare il loro tempo ad inventare storie sul mio calpestare scatole di galline o defecare sul palco. Storie non vere”.
    (Frank Zappa, Triad, gennaio 1977)

    “Gran parte delle persone che scrivono di musica non sanno cosa sia la musica. Ascoltano musica pop ma non hanno un ampio background musicale con cui poter giudicare una canzone rock and roll. Quando recensiscono una canzone, sanno davvero cosa stanno cercando?”
    (Frank Zappa)

    Zappa concorda sul fatto che a nessuno importa dei compositori in America. Alcuni critici intellettuali in Europa, pur lodando la sua inventiva, hanno detto “è troppo dissonante”.
    La sua musica può disdegnare la melodia ma è una sfida. Frank Zappa è sempre stato un artista sperimentale.
    (The Guardian Weekend, 15 maggio 1993)

    Nel clima di ‘guerra’ trai i giornalisti rock contro Zappa (che è proseguito per tutta la sua carriera), Pete Thomas, scrivendo sul Los Angeles Times nel 1966, ha affermato:
    “Immagino che potresti chiamarla pittura surreale messa in musica. Non contenti di registrare solo due lati di incomprensioni musicali, i Mothers of Invention dedicano quattro lati completi al loro tipo di “arte”. Se qualcuno possiede questo album, forse può dirmi cosa diavolo sta succedendo”.
    Si riferiva all’album “”We’re Only In It For The Money”.
    In seguito, lo stesso Zappa avrebbe risposto in modo piuttosto accurato, anche se con condiscendenza, ai critici rock, in particolare a coloro che cercano di ridurre il significato della musica a ciò che le parole di una canzone hanno da dire.
    (Hot Press, 7 aprile 1993)

    “I giornalisti fanno supposizioni sulla mia musica che sono lontane dalla realtà. Sulla copertina del nostro primo album ho messo un elenco di nomi di persone (importanti per me) che potrebbero aver influenzato la mia evoluzione musicale… Stravinsky, Varèse, ecc. Bene, nei successivi 5 anni, quei nomi continuarono a spuntare nelle “analisi” dei miei album ma furono sempre applicati in modo errato, tanto che un critico affermava che un certo passaggio era ovviamente influenzato da Varèse, ma era completamente falso”.
    (Frank Zappa, Melody Maker, 5 dicembre 1970)

    Frank era irrispettoso con giornalisti irrispettosi e incompetenti, che scrivevano recensioni senza neanche ascoltare i suoi dischi.
    Con i giornalisti degni di questo nome era adorabile.
    Ho letto che abbracciava forte i giornalisti onesti e appassionati (anche sconosciuti), spesso li abbracciava esageratamente forte.

    “Ogni spettacolo è diverso dall’altro, Zappa si diverte a suonare anche per quattro ore di seguito. Non è il solito tirchio musicale. I suoi momenti più straordinari restano comunque le conferenze stampa, come quando a Milano ha esordito distribuendo un mazzo di fotografie porno ai giornalisti presenti”.
    (Europeo n. 37, 12 settembre 1987)

    “I Mothers sono stati creati per colmare la maggior parte del divario che esiste tra la cosiddetta musica seria e il pubblico di massa. La musica veramente buona (classica e popolare) con tendenze avanzate è stata nascosta al grande pubblico. Un sistema di filtraggio di vecchiette seleziona la musica suonata dalle orchestre sinfoniche e dalle stazioni radio. Una volta che alcune persone arrivano al punto di possedere una discoteca o di controllare gli eventi in una sala da concerto, diventano critici e creatori di gusto. Di solito odiano la musica, amano gli affari e vogliono solo fare soldi. Ogni volta che ho a che fare con questo tipo di persone, dico sempre loro che odio la musica e lo faccio solo per i soldi e andiamo d’accordo. Dico loro che vorrei invece guidare un taxi, ma non riesco a prendere la patente”. (Frank Zappa, da un’intervista pubblicata a giugno del 1967)

  • Frank Zappa Vs Critics & Journalists – Part 2

    Frank Zappa Vs Critics & Journalists – Part 2

    200 Motels – Special Radio Spot commercial
    200 Motels – Mystery Roach ⁄ Magic Fingers

    “Non volevo un ricevimento per la stampa. Non volevo nessuno sul set di ‘200 Motels’. Era un obbligo contrattuale che avevamo con la United Artists”.
    “Il livello del giornalismo pop nel Regno Unito sembra essere superiore a quello degli Stati Uniti, sebbene possa essere un’illusione, tuttavia, nessuno dei due va bene. Ci sono, ovviamente, eccezioni e sono sicuro che ci siano nel mondo alcuni bravi scrittori di rock and roll e, a voi pochi coraggiosi, vi saluto. Per il resto di voi ragazzi, spero che vi guadagniate da vivere!” disse Frank.
    “I critici rock aiutano a vendere i dischi della qualità più bassa! Non passo ogni minuto di veglia a battermi il petto e dire ‘Sono stato frainteso’. Non mi importa”.
    (Record Mirror, 10 aprile 1971)

    “Ho smesso di leggere le recensioni circa due o tre anni fa perché è diventato disgustoso per me. Non ho alcun riguardo per la stampa pop americana e per alcuni aspetti della stampa pop britannica.
    La cosa orribile è che vai a fare interviste con queste persone che sono tutte molto carine, poi leggi quello che scrivono e pensi: “Non l’ho mai detto, non l’ho mai pensato”. Non solo: quella persona mi dipinge come un mostro”.
    Ho tirato fuori il vecchio Playboy, con l’articolo di Zubin Mehta…
    “Sì, gliene ho parlato l’altro giorno. È un ottimo esempio di giornalismo pop. L’ultima parte di quell’articolo parlava di un assolo in quel concerto e lo scrittore, in un articolo che avrebbe dovuto avere una certa autorità, non riusciva neanche a distinguere tra un violoncello e un fagotto. Ed è tutto lì su Playboy, con milioni di lettori… Scioccante”.
    (FZ, Sydney, 25 luglio 1973, da un’intervista pubblicata su On Dit)

    Zappa non sopportava i critici perché pensavano di sapere di cosa trattasse la sua musica quando ovviamente (per lui) non lo sapevano.
    “Devi conoscere quattro cose per capire la mia musica. Devi sapere molto sul rhythm ‘n’ blues. Devi avere una conoscenza pratica di tutta la musica d’arte occidentale negli ultimi 100 anni. Devi avere una conoscenza pratica completa di tutti i miei LP dal 1964. E devi aver visto uno dei miei spettacoli almeno una volta all’anno”.
    (Toronto Observer, dicembre 1993)

    I critici hanno problemi con Zappa, difficoltà a decidere se etichettarlo come il principe pagliaccio del rock, un musicista serio o un simulacro demoniaco.
    Un giornalista di Rolling Stone ha dichiarato non molto tempo fa che Zappa non ha il talento per scrivere una melodia rock elementare come “Louie Louie”.
    (Milwaukee Journal, 5 dicembre 1971)

    Nessun aggettivo è stato tralasciato da scrittori e critici che hanno tentato di scoprire e venire a patti con il ruolo di Zappa nella cultura contemporanea.
    È stato definito in mille modi, dall’anarchico all’art rocker, dal guru al genio, dall’idolo e ironico al brutto e strano.
    La musica di Zappa, come lui, non è facilmente descrivibile.
    Un giornalista della rivista Time alcuni anni fa, dopo aver assistito a un concerto dei Mothers, ha paragonato una delle canzoni di Zappa ad un “rumore come uno zoo che brucia”.
    (The Event, dicembre 1981)

    Ti piacciono le interviste?
    “Beh, ne traggo il meglio: supponiamo che tu debba passare un pomeriggio a Londra, lo passeresti seduto a rispondere alle domande? È come andare al dipartimento di Polizia. Un sacco di persone vengono qui e iniziano a fare supposizioni su chi sei, cosa fai, come vivi, cosa vuoi. Devi sederti e difenderti per mezz’ora. Che razza di vita è?
    (International Times, marzo 1977)

    “Essere intervistati è una delle cose più anormali che puoi fare a qualcun altro. E’ un passaggio rimosso dall’Inquisizione“ (Frank Zappa).

  • Frank Zappa Vs Critics & Journalists – Part 1

    Frank Zappa Vs Critics & Journalists – Part 1

    The Radio is Broken (The Man From Utopia, 1983)
    Jazz Discharge Party Hats (The Man From Utopia, 1983)

    Frank Zappa è un enigma. Le recensioni su di lui spesso si leggono come atti di accusa. Frank è probabilmente il compositore/arrangiatore/chitarrista più accusato della musica popolare.
    “Quando alle persone non piace quello che faccio, se la prendono con me personalmente. In realtà, mi odiano come persona perché quello che faccio sembra minacciare qualcosa sul modo in cui vivono”.
    “Man From Utopia è stato probabilmente uno dei dischi più disprezzati che io abbia mai fatto perché conteneva alcune canzoni che erano semplicemente troppo strane per le persone”.
    Quei critici, quegli ipocriti e ignoranti modelli di incomprensione. Sono per le strade, tra i cespugli, lanciano pietre d’ignoranza su Zappa. C’è un desiderio costante di definirlo, di spiegare, di etichettare per valutare Frank Zappa in senso “pop”. Canzoni come “Jazz Discharge Party Hats” e “Dangerous Kitchen” non sono mai state progettate per il pantheon dei goldies di Billboard.
    “Se vuoi etichettare la mia musica la cosa migliore da fare è dire che si tratta di intrattenimento specializzato per persone che possono vedere la differenza. Lo concepisco come un intrattenimento. Se non ti piace, non ascoltarlo. È progettato per quelle persone a cui piace già, che sanno già qual è l’umorismo o sanno perché questa roba è impossibile. Dato il clima dei tempi nell’America degli anni ’80, è statisticamente impossibile che esista”.
    “Non vivo o muoio sulle opinioni di critici e giornalisti, è irrilevante. La decisione finale è mia. Sono l’unico a sapere quale è l’idea iniziale e quanto la performance si avvicina all’idea originale”.
    Ad eccezione di canzoni come “Dancin’ Fool” e “Valley Girl”, gran parte del materiale di Zappa è rimasto inaccessibile alla radio.
    “Beh, tutto è inaccessibile alla radio a meno che tu non paghi per farlo ascoltare, capisci? Ma per cosa dovrei pagare? Non mi occupo di fare dischi di successo. Mi occupo di fare qualsiasi tipo di musica che voglio fare in quel momento”.
    “La stampa ha diritto alla sua opinione, ma faccio il mio lavoro per le persone che comprano dischi e comprano biglietti per concerti ed ascoltano la mia musica perché a loro piace. La stampa non è al passo con i desideri di quelle persone che hanno comprato letteralmente milioni di album da quando ho iniziato. Ora qualcuno si sbaglia ed è il ragazzo con la matita”.
    “Si sentono minacciati, sconvolti dal fatto che io possa continuare a farlo, che esisto. Si rendono conto che non lo capiscono e se non capisci qualcosa, per mantenere la tua autostima, devi dire che quello che non capisci è merda. Questo, in apparenza, ti rende una persona migliore e rende peggiore chi viene accusato”.
    Il fedele seguito di Zappa, nonostante tutto, è rimasto intatto. Mentre l’America è stata un mercato ragionevolmente stabile per lui, i suoi dischi sono andati sorprendentemente bene all’estero.
    Gran parte del lavoro di Zappa non raggiunge mai le stazioni radio. I programmatori radiofonici sono duri con gli enigmatici rinnegati musicali.
    “La visione musicale del Paese, in senso lato, è determinata da tutti i media. In radio si sente solo ciò che è formattato. Il business del rock ‘n’ roll è come qualsiasi altro business. Non spicca il volo da solo, è merchandising. Non sto a questo tipo di gioco. Chiunque oggi può avere un disco di successo se paga le giuste tangenti alle persone giuste. Ecco cos’è il business del rock ‘n’ roll. E’ un gioco che esisteva già negli anni ’50. Infilavi una banconota da 100 dollari nella copertina del tuo singolo 45, la inviavi al disc jockey e lui la mandava in onda alla stazione radiofonica”.
    “È un racket e non mi interessa essere nel racket. Voglio fare musica e la faccio in un modo che attiri le persone a cui non piacciono le cazzate”.
    (The Pitt News, 30 novembre 1984)

    “Buona parte del giornalismo rock è composto da gente che non sa scrivere, che intervista gente che non sa parlare, per gente che non sa leggere”.
    (Frank Zappa)

    “Voglio mettere sotto accusa il lato negativo del ruolo della stampa: ho vissuto da musicista in un’era del rock’n’roll in cui la stampa rock era portavoce dell’industria. Negli anni Settanta, quando il rock su scala industriale divenne veramente un grosso affare, le case discografiche iniziarono a rifornire i giornalisti musicali più famosi di cocaina, ragazze, soldi, party e altre cose, così che fossero ben ‘oliati’ e pronti a scrivere ininterrottamente stupendi articoli su gruppi che avevano bisogno di essere promossi. Era pura vaselina, no?”.
    (Chitarre n. 73, aprile 1992)

    In una celebre intervista degli anni ’80, alla domanda rivolta a Frank da un giornalista che, non conoscendolo bene, lo vedeva quale parte degli hippies: “Quali sono i suoi ricordi della Summer of Love?”, lui rispose: “Non ricordo alcuna Summer of Love, ma The Golden Age of Fucking!”.
    (Rockerilla, settembre 2016)

  • Frank Zappa’s Style 12: solo for orchestra, rhythm guitar, arrangements, composition, more

    Frank Zappa’s Style 12: solo for orchestra, rhythm guitar, arrangements, composition, more

    Sinister Footwear 2nd Movement – Live, 1988 (Make A Jazz Noise Here, 1991)
    Sinister Footwear World Premiere Complete Version (15 giugno 1984), Zellerbach Auditorium, Berkeley, Concerto ‘A Zappa Affair’

    In copertina un disegno di Jim Mahfood

    Un’intera orchestra suona il tuo assolo di chitarra improvvisato?
    “Sì, ma armonizzato e orchestrato. Non penseresti mai che sia uscito da una chitarra. Il motivo per cui l’ho scelto è che suonava così composto. Il terzo movimento di “Sinister Footwear” è una trascrizione esatta di un assolo (trascritta da Steve Vai). È diabolicamente difficile, probabilmente la cosa più difficile su carta che ho”.
    Una cosa che manca nella maggior parte degli artisti rock è pensare in modo astratto.
    “Il mio segreto è che so quello che sto facendo. Ero in grado di proiettare le cose in modo astratto già da adolescente”.
    Questo ha causato qualche stranezza nei primi gruppi rock in cui hai suonato?
    “Beh, è un po’ difficile convincere la gente che una marimba può avere un posto in una band rhythm and blues. Nella mia band al liceo, suonavo la marimba. Ho sempre pensato che quel tipo di suono sarebbe stato buono per le chitarre boogie e così via. Un approccio non tradizionale”.
    (Mix, giugno 1983)

    “Ci deve essere abbastanza spazio quando suoni. Questo fa funzionare la musica. Non funziona su carta e nel vuoto ma nell’aria. Lo senti perché le molecole d’aria stanno facendo accadere qualcosa nei tuoi timpani. È così che lo senti, a prescindere che provenga da un giradischi, un impianto audio o una sala da concerto. Quindi, senza quelle piccole molecole non hai niente. Ciò di cui parliamo, quando si esegue la musica, è di aria scolpita. I modelli si formano nelle onde radio; tutte le diverse frequenze di tutti gli strumenti che suonano creano schemi e il tuo orecchio li sta rilevando. A livello puramente scientifico, queste frequenze provocano reazioni psicologiche e fisiologiche nell’ascoltatore. Una certa frequenza fermerà il tuo cuore, qualcos’altro ti farà cagare, altro ancora ti farà venire il mal di testa o ti farà sanguinare il naso, qualcos’altro stimolerà emozioni. La mia teoria è che non si percepisce la musica o il suono soltanto attraverso le orecchie, ma attraverso tutto il corpo (nella gola, nello stomaco, nelle braccia, nei piedi). Quando usi un certo tipo di amplificazione in una grande sala da concerto, stai facendo qualcosa alle persone oltre ad intrattenerle. Stai influenzando i loro corpi e dovresti esserne consapevole mentre suoni ad alto volume”.
    (Down Beat, febbraio 1983)

    Ti consideri un chitarrista solista o un chitarrista ritmico?
    “Più un chitarrista ritmico”.
    Definisci te stesso musicalmente…
    “Sono il “Mister Loyal” di un piccolo circo elettronico e musicale”.
    Ti consideri un leader?
    “No, sono solo un musicista”.
    (Extra, febbraio 1971)

    “Mi piacciono gli arrangiamenti in cui tutto è specificato. Pianifico le linee di basso e il tipo di figure che verranno suonate”.
    (Musicians Only, 26 gennaio 1980)

    “La composizione è un processo in cui gli elementi sono organizzati in una certa struttura dal compositore. Questo è lo schema più ampio e generale che posso dare. Anche fare un film è una composizione; si tratta di organizzare elementi visivi, comportamentali, materici e spazio-temporali, allo stesso modo in cui organizzerei gli appunti su un foglio di carta. Penso alla struttura generale allo stesso modo. Se mi esibisco con una band, lo spettacolo stesso è una composizione: coinvolge sezioni che sono composizioni più piccole. Anche un’intervista è una composizione”.
    Che tipo di struttura cerchi quando componi?
    “Non la cerco: penso che ogni compositore abbia un’idea delle proporzioni ideali che si adattano al gusto personale. Prendi la tua materia prima, le tue note, i tuoi elementi visivi o altro e trovi equilibri tra forte e morbido, veloce e lento, tanto e poco, spesso e sottile. È come cucinare o costruire un cellulare. I contrasti aiutano a definire la struttura e, allo stesso tempo, fanno parte degli elementi che si stanno strutturando”.
    (Trouser Press, febbraio 1980)

    “Quando ho formato i Mothers” racconta Zappa “mi piaceva la musica blues ed avevo quella in mente. Sperimentando in giro, ho notato che le scale blues assumevano un carattere completamente diverso se collocate in un altro clima armonico. Avevo scritto molta musica per orchestra e musica da camera, ma non riuscivo a farla suonare. Mi interessavano certe cose ritmiche che non erano comuni né alla musica popolare né a quella orchestrale e volevo lavorare su quelle. La band era l’unica cosa che mi avrebbe permesso di farlo”.
    (Berkeley Barb, 27 marzo – 2 aprile 1980)

  • Frank Zappa Live: 1973 08 21, Stockholm In Bondage – Opopoppa, Stockholm, full concert (audio)

    Frank Zappa Live: 1973 08 21, Stockholm In Bondage – Opopoppa, Stockholm, full concert (audio)

    1973 08 21, Stockholm In Bondage – Opopoppa Concert, Soliden, Skansen, Stockholm, Sweden

    Summer European Tour – show #3

    FAIR USE

    con Frank Zappa, Tom Fowler, Bruce Fowler, Jean-Luc Ponty, Ian Underwood, George Duke, Ruth Underwood, Ralph Humphrey

    Frak Zappa e la sua band si esibirono a Soliden, Skansen (Stoccolma), in Svezia, il 21 agosto 1973, durante il tour “Grand Wazoo”.
    Originariamente, questo concerto è stato suddiviso in 2 trasmissioni televisive svedesi da cui fu tratto il primo bootleg, Piquantique, non autorizzato.
    L’orchestra di otto elementi (incluso Jean-Luc Ponty) crea un enorme muro di jazz rock fusion caotico, rapido e divertente. Ogni minuto del concerto contiene decine di dettagli da ascoltare e molti assoli estesi di ciascun membro della band. RDNZL è, probabilmente, la migliore versione mai ascoltata.

    Il concerto denominato Opopoppa ‘73, incluso nella collezione della biblioteca musicale di Tikkurila in Finlandia, vide la band di Frank Zappa in una fase di transizione, tra il vaudeville sovversivo dei primi Mothers e le oscenità giovanili degli album successivi. Qui non si nota alcuna teatralità, nessun commento sociale tagliente, ma solo tanti brani strumentali.
    Si distingue dagli altri per diverse caratteristiche uniche a cominciare dall’ensemble completo con musicisti virtuosi e di spicco come Jean-Luc Ponty e George Duke, che hanno contribuito notevolmente a creare un suono ricco e dinamico. L’esibizione a Stoccolma ha offerto assoli estesi e dialoghi musicali spontanei tra i membri della band. A questo aggiungiamo pure la grande energia del pubblico di Stoccolma che ha esaltato il concerto: Zappa ha spesso interagito con i fan. Un concerto memorabile.
    Il DVD non ufficiale del concerto di Stoccolma ha sorpreso per la buona qualità del suono.

    Father O’Blivion somiglia poco alla versione in studio di Apostrophe del 1974. E’, in realtà, una jam orchestrata di venti minuti con sorprendenti assoli di Ponty, Bruce Fowler al trombone, Ian Underwood al clarinetto, la sbalorditiva Ruth Underwood alle percussioni. In sostanza, il brano indicato come Father O’Blivion è un mix dell’arrangiamento di Big Swifty utilizzato in The Adventures of Greggery Peccary e The Be-Pop Tango.
    Dupree’s Paradise è a dir poco grandiosa.
    La registrazione dell’intero concerto è stata diffusa da zappateers il 6 novembre 2009 durante la celebrazione ufficiale di Zappadan (4-21 dicembre).

    Frank Zappa: guitar, vocals
    Jean-Luc Ponty: violin
    Ian Underwood: clarinet, flute, saxophone, synth
    Bruce Fowler: trombone
    Ruth Underwood: percussion, marimba, vibraphone
    George Duke: synthesizer, keyboards
    Tom Fowler: bass
    Ralph Humphrey: drums

    Tracklist

    01 Intro (Claes “Clabbe” af Geijerstam) [1.49]
    02 Cosmik Debris [8.01]
    03 Eric Dolphy Memorial BBQ* [0.56]
    04 Kung Fu [1.08]
    05 Penguin In Bondage [4.06]
    06 RDNZL [4.31]
    07 Montana [8.38]
    08 Dupree’s Paradise [23.44]
    09 Preamble to Farther O’Blivion [0.55]
    10 Farther O’Blivion (incl. Join The March And Eat My Starch) [21.41]

  • FZ Connection 8 (CC – Inca Roads) – xenocronia con musiche di Frank Zappa xenochrony

    FZ Connection 8 (CC – Inca Roads) – xenocronia con musiche di Frank Zappa xenochrony

    xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/watch?v=XoFRL0ot64A

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD1eJlE31TCypMf1eLhjcfBc

    Seguendo la strada della Continuità Concettuale teorizzata ed applicata da Frank Zappa, Cameron Piko ha tracciato una mappa interattiva analizzando 63 album del singolare compositore di Baltimora.
    Seguendo la strada della CC (Conceptual Continuity), mi ritrovo a percorrere le Inca Roads e scopro, grazie alla mappa interattiva di Piko, le connections di questo amatissimo brano di Zappa che fa parte dell’album One Size Fits All (pubblicato nel giugno del 1975).

    Le connessioni o elaborazioni di continuità si ripetono svariate volte in altri brani esclusivamente in termini di assolo.
    Ecco quali sono:
    On The Bus (Joe’s Garage): assolo tratto da una performance di Inca Roads con un nuovo supporto;
    Rubber Shirt (Sheik Yerbouti): una xenocronia. Originariamente, il basso era inteso come sovraincisione su un assolo di chitarra di Inca Roads, prima di essere collocato in questo brano;
    Pick Me, I’m Clean (Tinseltown Rebellion): l’assolo di chitarra deriva da Inca Roads. Si può notare la progressione di accordi ovunque;
    Shut Up ‘N Play Yer Guitar (Shut Up ‘N Play Yer Guitar): assolo da Inca Roads;
    Gee, I Like Your Pants (Shut Up ‘N Play Yer Guitar Some More): assolo da Inca Roads;
    Return of the Son of Shut Up ‘N Play Yer Guitar (Return of the Son of Shut Up ‘N Play Yer Guitar): assolo da Inca Roads;
    Shut Up ‘N Play Yer Guitar Some More (Shut Up ‘N Play Yer Guitar Some More): assolo da Inca Roads;
    Inca Roads (You Can’t Do That On Stage Anymore, Vol. 2): l’assolo di questa versione è lo stesso di Inca Roads incluso nell’album One Size Fits All;
    System of Edges (Guitar): assolo da Inca Roads.
    Tra le ‘connections’, c’è anche Approximate.

    Inca Roads racconta di un veicolo di origine aliena atterrato sulla Cordigliera delle Ande. Conduce l’ascoltatore in un viaggio nel mondo mistico ed enigmatico dell’antica civiltà Inca. Attraverso un testo che fa riflettere e un arrangiamento musicale complesso, questa canzone ci invita ad esplorare le possibilità di incontri extraterrestri, i misteri delle montagne andine.
    La menzione di un veicolo proveniente “da qualche parte là fuori” ci spinge a considerare la possibilità di una visita aliena in un luogo remoto come le Ande. Gli extraterrestri incontrano la civiltà Inca che costruì strade e strutture complesse sulle Ande: il testo accenna ad una figura misteriosa chiamata “regina del guacamole”.
    Man mano che la canzone procede, i testi diventano più sciocchi e sembrano deridere l’inizio della canzone.
    “Inca Roads” ironizza sulle sconcertanti teorie di Von Däniken, uno scrittore pseudo-scienziato, noto per i suoi libri di archeologia misteriosa e uno dei principali sostenitori della cosiddetta “teoria degli antichi astronauti”.
    Zappa ironizzava anche sulla moda musicale del momento: un progressive rock direttamente influenzato dalla fantascienza. Testi e musica sembrano prendere in giro certi gruppi rock progressivi e la loro profondità divina probabilmente forzata.
    Il cantante e tastierista George Duke ha detto in un’intervista che Zappa gli ha fatto pressioni per cantare in “Inca Roads”. Duke non aveva intenzione di cantare, era lì soltanto per suonare le tastiere.

    Ma siamo sicuri che Zappa si è limitato ad ironizzare sugli ‘antichi astronauti’ alieni? Cosa pensava seriamente Frank su UFO, alieni, extraterrestri?
    Il figlio, Ahmet Zappa, ha condiviso il mistero irrisolto dell’UFO riferito a suo padre. Ha rivelato che Frank ha avuto potenzialmente una sinestesi, ovvero una percezione visiva dovuta ad uno stimolo sensoriale.
    Durante un’intervista su YouTube, Frank Zappa ha detto che una volta ha visto un UFO. Per qualche dannata ragione, l’intervistatore non si è agganciato a questo e non ha chiesto dettagli.

    https://www.youtube.com/watch?v=INxIwPudBXQ

    Cosa pensi riguardo ai casi UFO del governo?
    “Sento che c’è molto di più e, visto tutto quello che copre il governo, non c’è motivo per loro di non coprire le informazioni sugli UFO…”.
    (The Rock Report, luglio 1989)

    Frank Zappa, oltretutto, aveva un amore viscerale per i film di fantascienza.

    Vi segnalo questo video sull’evoluzione degli arrangiamenti di “Inca Roads”.
    Mostra come il brano sia passato da un breve strumentale ad una ballata e ad un’epopea in più parti completamente formata in un anno e mezzo.

    https://www.youtube.com/watch?v=eEUCb4QPzAE

  • Frank Zappa & Edgar Varèse: Ottava parte

    Frank Zappa & Edgar Varèse: Ottava parte

    FZ dirige Edgar Varèse: Ionisation & Intégrales (9 febbraio 1983)

    Zappa si prepara a dirigere, il 9 febbraio 1983, San Francisco Contemporary Music Players (ndr: uno degli ensemble più attivi negli USA dedicati alla musica contemporanea) alla War Memorial Opera House in due opere di Edgar Varèse (“Ionisation” e “Intégrales”), il suo idolo adolescenziale.
    Il programma, una celebrazione del centenario della nascita di Varèse e del compositore viennese Anton Webern, vedrà anche il cofondatore di Contemporary Music Players, Jean-Louis LeRoux, dirigere le selezioni Webern e brani aggiuntivi di Varèse.
    Questa non è la prima volta che Zappa dirige un ensemble da camera classica, ma sarà la prima volta che dirige musica di qualcun altro.
    Frank Zappa aveva 15 anni quando scoprì Varèse, prima in un riferimento denigratorio sulla rivista Look e poi in un album graffiante e usato, The Complete Works of Edgard Varèse, Volume One.
    “Per quattro anni quello è stato l’unico LP che ho posseduto” ha detto Zappa “Lo ascoltavo tutti i giorni e mi sembrava molto normale e naturale”.
    A chi pensa che bisogna avere un orecchio allenato ed una comprensione raffinata per apprezzare Varèse Zappa risponde: “Quando l’ho ricevuto ero un ragazzo di 15 anni senza alcuna educazione musicale. L’ho sentito e ho detto ‘Sì, è del tutto corretto’. Lo amavo. … Sono passato direttamente da Howlin’ Wolf a Edgard Varèse senza alcun problema, a livello animale, credo”.
    “La questione di scrivere un brano musicale” ha spiegato Frank “consiste in questo: hai un pezzo di carta bianco e devi decidere quali punti mettere prima di trasformarli in onde sonore. Le soluzioni di Varèse mi sembrano molto più razionali di altre soluzioni offerte da altre persone nel corso degli anni”.
    “Tutte le norme musicali che insegnano agli studenti a scuola sono, in realtà, raccolte delle varie abitudini di tutti i compositori del passato. I libri di armonia e di contrappunto non contengono regole scolpite in una tavoletta di pietra su una montagna da qualche parte. Sono raccolte di modelli e stili abituali di varie persone. E sembra che Varèse abbia guardato tutto questo e abbia detto ‘Questo non fa per me’: così, ha escogitato un altro modo di fare le cose e mi piace quell’atteggiamento. Molti dei cosiddetti compositori classici non mi trasmettono emozioni perché non c’è mistero in quello che fanno. È musica da formula. Solo perché la roba classica è stata scritta da persone morte non necessariamente la rende musica di qualità”.
    “E’ così fottutamente difficile convincere qualcuno a suonare un’opera innovativa. I ragazzi della London Symphony Orchestra non l’avrebbero suonata se non avessi finanziato io stesso il progetto”.
    “Allora come faranno queste persone a suonare qualcosa di nuovo? O perché dovrebbero quando possono continuare con questa fottuta truffa per secoli perché il pubblico americano non conoscerà mai la differenza? Gli americani si considerano molto moderni, desiderosi di proiettarsi verso il futuro ma non lo sono, ne sono terrorizzati. Artisticamente, questa è forse la nazione più schifosa della Terra. Le persone non proveranno mai nulla perché tutto il loro gusto è già deciso da persone più stupide di loro, con una visione ristretta”.
    “Il problema di base è un problema di salute mentale. Ciò che tiene isolato l’artista è la cattiva salute mentale delle persone che consumano l’arte. Una persona che non fa arte non può concepire come si possa fare arte. È spaventoso per loro e per tutto ciò che è rafforzato dalla TV e dai film. Ogni volta che viene mostrato un artista, è sempre dipinto come una specie di pazzo squilibrato, come se fosse affetto da malattia creativa”.
    “Questo concerto non farà cambiare idea a nessuno e rassicuro i miei fans: non abbandonerò il rock and roll perverso ed esotico prodotto finora perché devo guadagnarmi da vivere e, di certo, non posso farlo dirigendo o registrando un’orchestra con la London Symphony Orchestra. Non c’è modo. Questa è l’America…”.
    (Bay Guardian, 2 febbraio 1983)

    In occasione di un concerto di beneficenza per la celebrazione del doppio centenario Varèse-Webern, il 9 febbraio 1983 Frank Zappa ha diretto Edgar Varèse scegliendo, tra le varie opere del grande compositore francese naturalizzato statunitense, Ionisation e Integrales. Il concerto si è svolto a San Francisco (Contemporary Music Players, al War Memorial Opera House) con Grace Slick come maestra di cerimonia. E’ stato organizzato da Jean-Louis LeRoux il quale ha proposto a Zappa di condividere la direzione (“tu dirigi Varèse, io mi occupo di Webern”).
    FZ ha aperto il concerto dirigendo Ionisation (scritta per 13 percussionisti e 37 strumenti) e l’ha concluso con Intégrales (opera composta per fiati, ottoni e percussioni).
    “Quei musicisti di San Francisco erano molto bravi – ha ricordato Zappa – E’ un peccato che il concerto non sia stato registrato, il tono era buono, il ritmo era buono. E’ stato un piacere dirigerli”.
    (Mother People 33-1986)

  • Frank Zappa, 18 June 1970, Uddel, Netherlands – Live at the “Piknik” show + interview, VPRO TV

    Frank Zappa, 18 June 1970, Uddel, Netherlands – Live at the “Piknik” show + interview, VPRO TV

    con Frank Zappa, Aynsley Dunbar, George Duke, Ian Underwood, Jeff Simmons, Howard Kaylan e Mark Volman

    Questo bootleg presenta Franz Zappa e la sua band in diretta dal programma televisivo ‘Piknik’, Uddel (Paesi Bassi) del 18 giugno 1970 trasmesso su VPRO TV (Vrijzinnig Protestantse Radio Omroep).
    Dopo il moderato successo di Burnt Weeny Sandwich e Weasels Ripped My Flesh – entrambi registrati alla fine degli anni ’60 e pubblicati nel 1970 – i Mothers of Invention originali si erano sciolti. Zappa trasformò la band in The Mothers che durò solo sette mesi. La nuova band era composta da Aynsley Dunbar, George Duke, Ian Underwood, Jeff Simmons, Flo & Eddie (alias Howard Kaylan e Mark Volman).

    Attraverso la VPRO TV alcuni giovani underground creavano programmi televisivi. Realizzarono anche un programma musicale chiamato “Hoepla” con ragazze nude, che provocò uno scandalo.
    Uno degli ideatori del programma era Rudolf Kiers, che realizzò anche dei documentari su Zappa, uno dei quali è uscito con il titolo True Story of 200 Motels.
    I programmi “Piknik” venivano filmati in diretta, all’aperto: contenevano informazioni, interviste e musica.

    Il programma venne trasmesso da un sito segreto. Le persone invitate vennero trasportate in autobus come in una sorta di “Magical Mystery Tour” con destinazione sconosciuta. Gli autobus partivano da Amsterdam (dall’indirizzo di redazione della rivista Aloha, Alexander Boersstraat 20 e Fantasio II, Haarlemmerhouttuinen). Erano tutti prenotati e gli ospiti venivano selezionati da organizzazioni come Provadya. Le persone interessate venivano portate in loco quasi bendate: salivano su un autobus che non sapevano dove li avrebbe portati, da qualche parte in Olanda.

    Il viso di Zappa era decisamente piccolo, in qualche modo accentuato dai capelli ricci legati a coda di cavallo sul collo. Occhi scuri, che quel pomeriggio variavano dall’espressione amichevole a quella umoristica, ironica e assente. Baffi scuri e folti con strisce laterali verticali sotto un leggero naso a uncino. Sotto il labbro inferiore una piccola barba che sembrava essere un po’ fuori centro. Intorno al collo una sottile catena con due maglie metalliche. Con un maglione viola sedeva lì, dietro il bancone che formava una solida barriera tra lui e la stampa olandese, pronto a rispondere alla montagna di domande.
    In quel live, Zappa avrebbe eseguito due canzoni non note in Olanda: Giraffe e Sharleena.
    Circa 100 fan hanno atteso quel pomeriggio Zappa e le sue Mothers che si sono esibiti in un’ora e mezza di concerto a Fantasio II, in un edificio usato principalmente come dormitorio.

    Tracklist

    01 FZ Interview & Band Intro
    02 Wonderful Wino
    03 Concentration Moon
    04 Mom & Dad
    05 The Air
    06 Dog Breath
    07 Mother People
    08 You Didn’t Try To Call Me
    09 Envelopes
    10 Call Any Vegetable
    11 King Kong part 1
    12 Igor’s Boogie
    13 King Kong Part 2