Intro / Senate hearing / masturbation / jerk off police
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Solitude, pre-tour rehearsals (LA, 6 febbraio 1980) con Frank Zappa, Ray White, Ike Willis, Tommy Mars, Arthur Barrow, Vinnie Colaiuta
Reeny Ra con citazione di Solitude (Joes’ Camouflage)
Band From Utopia – cover (voce di Arthur Barrow)
Treacherous Cretins – cover (2019)
Scritta da Frank Zappa per sua moglie Gail a metà degli anni ‘70, Solitude è stata solo provata, non venne mai suonata in tour. Non esiste una versione compiuta e ufficiale di questo brano. E’ stata suonata durante le prove pre-tour a Los Angeles, il 6 febbraio 1980.
Zappa non l’ha mai suonata dal vivo né pubblicata: troppo intima e personale, a lui non piaceva rivelare gli aspetti più personali e profondi della sua vita.
La melodia viene appena citata nel brano Reeny Ra (dall’album Joes’ Camouflage, 2014) registrato il 25 agosto 1975.
Nel testo si legge “Mi hai portato la solitudine e credo sia giunto il momento di mostrare un po’ di gratitudine… più di tutto amo il modo in cui mi hai portato la solitudine. Sei stata un amico per me. Vedo il modo in cui soffri per i problemi che solo io posso vedere… sei stata fraintesa e credo che sia giunto il momento per te di sentirti come dovresti. Mi dispiace per il modo in cui sei stata fraintesa…”.
Frank definisce Gail la sua solitudine. Questa frase fa venire in mente una dichiarazione di Gail rilasciata durante un’intervista: “Una delle cose che fa funzionare la nostra relazione è il fatto che non riusciamo quasi mai a parlarci”.
Frank aveva bisogno di una donna al suo fianco che potesse amarlo abbastanza da rispettare la sua solitudine creativa per gran parte del tempo, dandogli modo di dedicarsi alla musica senza limiti. Definì Gail “il suo migliore amico”.
“Mi dispiace per il modo in cui sei stata fraintesa…”. Cosa intende Frank per ‘fraintesa’?
Ruth Underwood disse che la musica di Solitude circolava già all’inizio degli anni ’70 (periodo in cui Ruth faceva parte della band).
Riguardo al testo, Arthur Barrow raccontò nel libro “Of Course I Said Yes!” (2016) che la canzone fu scritta poco dopo che Zappa scoprì i seri problemi di salute di sua moglie. “Una sera diedi un passaggio a Frank a casa dopo le prove e mi disse che era molto preoccupato per Gail. Poco dopo, arrivò con il testo di Solitude. Si avvicinò al pianoforte elettrico Wurlitzer che aveva preparato per le prove e suonò gli accordi di base e la melodia affinché la imparassimo. La ripetemmo un paio di volte ma non fu mai suonata live e mi sembra incompiuta” (Arthur Barrow).
Il brano venne registrato su uno o più nastri di prova: gli ex-turnisti della cover band Banned from Utopia la registrarono su un demo tape nel 1995. Lo stesso Arthur Barrow disse di avere una cassetta di FZ, Ray e Ike che definì un gioiello.
Steve Vai, intervistato da Andrew Greenaway (The Idiot Bastard, 4 giugno 1997), raccontò che, quando chiese a Zappa se Solitude fosse stata scritta per Gail, lui rispose “No”. Lo negò ma Steve sapeva benissimo che l’aveva scritta per lei.
“Credo di aver sentito una cassetta di tracce per quella canzone con la band di David Logerman per l’album You Are What You Is. L’abbiamo provata, Frank è entrato ed ha iniziato a tagliare canzoni dalla lista, tra cui Solitude… Ho avuto la cassetta da Arthur Barrow, l’ho imparata e ne ho fatto una piccola versione per Gail al sound check per Zappa’s Universe. L’ho completamente rovinata. Ricordo che Gail se ne stava seduta con la mano sulla bocca ma le ho parlato di quella canzone. Credo che Gail voglia che sia Dweezil a registrarla per primo” (Steve Vai)
In realtà, quando lo stesso Andrew Greenaway lo intervistò (ZappaCast Episode 7, 5 aprile 2012), Dweezil Zappa confessò di non aver mai discusso con Gail di Solitude, pur sapendo che era stata scritta per lei.
Solitude è stata, dunque, eseguita per Gail alle prove di Zappa’s Universe (4 serate consecutive di concerti al Ritz di New York, dal 7 al 10 novembre 1991). Il 7 gennaio, si è tenuta la conferenza stampa durante cui è stata annunciata l’assenza di Frank Zappa a causa della sua malattia. Le voci sul cancro circolavano da almeno un paio d’anni e quel giorno sono state confermate.
L’idea di Zappa sulla Solitudine
“Provate a immaginare il contrario della solitudine. Pensateci. Tutto il mondo vi ama? Ma che dite! Rendetevi conto che siete isolati. Vivete questa condizione! Godetevela! Dovete essere solo contenti del fatto di non avere attorno una torma di persone che vuole sprecare il vostro tempo. Perché, oltre all’amore e all’ammirazione della gente che non vi fa sentire soli, dovete anche sopportare il fardello emotivo di quelle persone che vogliono sprecare il vostro tempo, senza poterlo avere indietro. Quindi, indovinate cosa avete quando siete soli con voi stessi? Tutto il vostro tempo. È un affare dannatamente buono. Qualcosa che non potete comprare da nessun’altra parte”.
(Frank Zappa, The Progressive, novembre 1986)

Plastic People
Piece One
Jim/Roy
Black Beauty
https://www.youtube.com/watch?v=zjgfSJX4Mio
Nel 1966 i Mothers suonarono al Fillmore West come gruppo di apertura per Lenny Bruce. La band inizia a cantare parte di una delle prime versioni di “Plastic People”, una versione accelerata di “Louie Louie”. La traccia 20 al Fillmore East, con la band che fa rumori folli sul palco, conclude i primi tagli del box set Old Masters.
Segue un’altra follia da concerto allo spettacolo del Festival Hall di Londra (28 ottobre 1968). Durante questo tour Zappa aveva scritto pezzi di musica da camera in aeroporti e hotel e li usò verso la metà del tour. Spiegò: “Ho scelto di ingaggiare 14 membri della BBC Symphony per suonare questi pezzi creando un piccolo psicodramma scadente con la band che faceva qualcosa di diverso dalle solite cose”.
A questo punto, i Mothers erano un bel gruppo. La band era composta da Zappa alla chitarra e alla voce, Ian Underwood al sax contralto e al piano, Bunk Gardner al sax tenore e al clarinetto, Motorhead Sherwood al sax baritono e al tamburello, Roy Estrada al basso e alla voce, Don Preston al piano elettrico e strani rumori, Arthur Dyer Trip III alla batteria e alle percussioni e Jimmy Carl Black alla batteria.
Lo psicodramma di Zappa ci porta nella sua visione del mondo della musica: il buono, il cattivo e il brutto. È follemente divertente, imprevedibile e illustra come lui sfidasse il suo pubblico durante gli spettacoli. Questa è una delle parti più interessanti di Ahead of Their Time. In questo CD si apre con una parte finale orchestrale di “Harry You’re a Beast” seguita da una gigantesca esplosione di volume. Sembra qualcosa come una tastiera che viene suonata a tutto volume mentre viene spinta un’unità di riverbero.
“Don Interrupts” inizia con la band che si lamenta di qualcuno che sta rovinando il suo pezzo e Preston urla: ”Fate silenzio, idioti! Non credete nel progresso? Dobbiamo rovesciare il sistema diatonico… deve essere nuovo, deve progredire!”. Gli viene detto di prendere il suo progresso e di nasconderlo sotto una pietra, poi tre dei Mothers decidono di andarsene e fondare la loro band.
A volte, Zappa racconta il dramma e dice che la nuova band deve adattarsi e presentarsi bene, quindi deve avere molta disciplina e “ricevere l’iniziazione nel mondo musicale dei robot”. In altre parole, essere spensierati, commerciali e suonare senza alcuna deviazione musicale. La nuova band indossa delle uniformi per copiare o ridicolizzare i costumi di Sgt. Pepper dei Beatles.
“Piece One” ha oboe, corni e percussioni che progrediscono in regni musicali inesplorati. Jimmy Carl Black si ribella dicendo: “Pensavo che questo fosse uno spettacolo rock and roll”. Proclama che nessuno si farà una scopata dopo uno spettacolo a meno che non suoni rock and roll e beva birra, quindi lascia la nuova band. Preston discute con Black, dicendo che non si farà una scopata indossando quella stupida uniforme comunque. Zappa interviene e annuncia che nessuno scoperà a Londra a meno che non assomigli a una pop star, quindi sistema Black con una giacca mod e un girocollo, un boa di piume e una parrucca di Jimi Hendrix. Black si guarda, urla inorridito, poi si avvicina al pubblico in cerca di ragazze. Zappa gli dice “se sei fortunato, prendi qualcosa anche per i robot”. È l’umorismo di Zappa al suo massimo.
Il successivo “Piece Two” di 7 minuti contiene alcune delle musiche dal vivo più strane mai registrate, con archi, strumenti a fiato e percussioni che si scambiano le parti, individualmente e collettivamente raggiungendo i propri crescendo. La band di robot conta il tempo. C’è anche un’audizione della band: è folle, non ortodossa, emozionante e completamente ‘alla Zappa’.
L’apertura classica al pianoforte in stile Liberace di Ian Underwood apre “Agency Man” che si evolve in valzer, con i testi taglienti di Zappa sui talenti che lavorano dietro le quinte. Zappa deve aver apprezzato questa canzone perché ne segue una versione in studio, registrata negli studi Apostolic di New York (1967). È un’interessante registrazione delle prove dei Mothers: si può sentire la canzone mentre viene elaborata con Zappa che dà indicazioni e gli altri membri della band che scoppiano a ridere non riuscendo a cantare.
“Black Beauty” è uno strumentale dal vivo del 1968 o 1969.
La copertina del Mystery Disk #2 riporta la data 1968; il libretto del Vol. 5 riferisce che è del 1969. In entrambi i casi, è quasi la fine dell’illustre, selvaggia e folle carriera dei Mothers. In una trasmissione umoristica di KPFK, i Mothers parlano degli strumenti che suonano.
(tratto da un articolo di Ralph Hulett, Record Collector News, novembre/dicembre 2008)

Original Duke of Prunes
Metal Man Has Won His Wings
Speed Freak Boogie
Party Scene From “Mondo Hollywood”
Mystery Disc racconta le prime registrazioni di Frank Zappa ed il periodo con i Mothers of Invention fino al 1969.
Originariamente, Zappa ripubblicò i suoi primi 20 album in vinile nel 1985-87 in tre cofanetti denominati Old Masters. I primi 2 includevano l’attrattiva extra di un disco di registrazioni inedite, pubblicato nel 1998 da Rykodisc su un CD intitolato Mystery Disc. In questo CD c’è tutto tranne il singolo “Why Don’tcha Do Me Right?/Big leg Emma” (Verve) che apparve sul CD del 1988 Absolutely Free.
Il materiale di Mystery Disc (Box One) fornisce all’ascoltatore istantanee poco note e uniche delle primissime imprese di registrazione di Zappa. Il CD include 35 tracce; 1-20 provengono dal Box One e il resto dal Box 2.
Il CD Box One – contenente rari ritagli di giornale, foto, testi e note di Zappa su tutto il materiale – si apre con due pezzi strumentali tratti da una colonna sonora che Zappa scrisse prima di creare i Mothers: Run Home Slow (un western a basso budget del 1965) che si trasforma in Duke of Prunes. Zappa guadagnò abbastanza soldi da questa colonna sonora per comprare una chitarra elettrica e acquistare il Pal Recording Studio a Cucamonga, che ribattezzò “Studio Z”. In questo periodo, Zappa sopravviveva grazie ai concerti al Village Inn, a 80 miglia da Sun Village. Le registrazioni di questi concerti sono storiche.
Per un’altra creazione dello Studio Z, “I Was a Teenage Malt Shop”, Zappa ha affermato: “Stavo lavorando a quella che avrebbe potuto essere la prima ‘opera rock’ al mondo… uno stupido pezzo di spazzatura”. Zappa ‘scarabocchia’ al piano, i Motorhead suonano la chitarra acustica e Vic Mortensen segue la progressione di tastiera di Zappa alla batteria.
Zappa stava anche lavorando a un film di fantascienza con il suo amico musicista Don Vliet (alias Captain Beefheart). Zappa e Beefheart registrarono alcune canzoni rock in questo periodo: “Metal Man Has Won His Wings” è una di queste. Frank Zappa sosteneva che i testi di Beefheart erano tratti da un fumetto affisso su una bacheca dello studio. Beefheart suonava come Wolfman Jack, tranne per la nota alta, e cantava nella sala mentre la band improvvisava un bel riff blues in studio.
“Bossa Nova Pervertamento” ci riporta allo Studio Z, in un’altra jam in cui Zappa suona alcuni riff ritmici di tipo jazz acustico molto interessanti dietro batteria e basso.
Come se la caverebbe Zappa nei panni di insegnante di musica? Per scoprirlo, ascolta “The Uncle Frankie Show” dove Zappa, presumibilmente in una stazione radio universitaria, insegna un po’ di rock and roll di base alla tastiera. Poi si passa a “Charva”, pezzo rock and roll in stile anni ’50 in cui Zappa canta, suona il piano, il basso e la batteria.
Zappa sperimentò anche nel 1962 la registrazione a mezza velocità e sovraincisioni multiple con “Speed Freak Boogie”: la sua chitarra solista e ritmica è accelerata sulla normale velocità acustica di Doug Moon.
È intrigante per l’epoca, ma ciò che segue riguarda soprattutto due delle prime registrazioni dei Mothers.
Zappa ha spiegato come è nata la band: “Una sera Ray Collins mi chiamò per sostituire un altro chitarrista nella band con cui aveva lavorato (The Soul Giants), dato che aveva litigato con lui. Avevano fatto un bel concerto in un club di Pomona chiamato Broadside. Dopo che il sassofonista se ne andò, presi il suo posto, cambiai il nome e alla fine fu fatta questa registrazione”.
La canzone è un blues intitolato “Behind the Sun” e suona benissimo, anche se dura solo 55 secondi. Ma la registrazione successiva compensa tutto. La band, “attraverso una serie di perversi colpi di scena del destino” (come disse Zappa), fu usata in “Party Scene From Mondo Hollywood”. La musica dal vivo esplode e avanza con una ferocia che poche band all’epoca osavano suonare o di cui erano capaci. La chitarra di Zappa è cruda e potente. Herb Cohen era presente quando fu filmata l’esibizione con questa canzone e, in seguito, decise di diventare manager dei Mothers.
La grande occasione dei Mothers arrivò quando il produttore discografico Tom Wilson vide la band al Whisky A Go-Go di Hollywood, ne fu incuriosito e pensò che avessero del potenziale. In quei primi giorni dei Mothers, Zappa mi disse: “Wilson ci vide fare una canzone sulle rivolte di Watts (“Trouble Every Day”) e pensò che fossimo una grande band blues bianca. Ci fece ottenere un contratto e il nostro primo album, Freak Out!, costò 20.000 dollari, una cifra astronomica a quei tempi. Fu anche il primo doppio album rock e la MGM non sapeva come venderlo”.
Zappa ha scelto di dedicare più spazio alla storia dei Mothers con le prove del 1965 per “How Could I Be Such a Fool?”, subito prima che venisse realizzato Freak Out!. Nel resto del CD ha inserito vari frammenti della follia dei Mothers.
(tratto da un articolo di Ralph Hulett, Record Collector News, novembre/dicembre 2008)

Help I’m rock (Freak Out! 1966)
In copertina un disegno di Jim Mahfood
Una delle caratteristiche principali dell’intera opera zappiana è forse quella che risulta meno appariscente a chi non si sia profondamente introdotto nella logica illogicità del Grande Progetto-Oggetto: così come Frank Zappa è riuscito a stravolgere la banale comune sequenza del pentagramma rock introducendovi tempi, interventi e colorazioni così personali da non risultare presenti altrove, allo stesso tempo ha scelto di manipolare il linguaggio e i contenuti dei suoi testi a tal punto da creare una propria, talvolta difficilmente interpretabile, lingua.
Se l’ironia e la dissacrazione sono le reali chiavi di lettura dell’opera omnia compositiva, il sarcasmo e la corrosività dei contenuti sono le originali, uniche, caratteristiche dei suoi testi. Il linguaggio zappiano sboccato e sfrontato, ironicissimo e irriguardoso è un meraviglioso esempio di come si possono creare gustosissimi neologismi mescolando slang nero a dialetti italiani, raffinati francesismi alle peggiori trivialità anglosassoni. Il tutto non solo senza divenire minimamente volgare o dozzinale, ma risultando addirittura l’unico complemento metrico alla scansione musicale zappiana.
(Giancarlo Trombetti, Sonora n. 4 – 1994)
E’ possibile definire lo stile di Zappa?
“Esiste uno Zappa realista e uno surrealista, che si esprimeva in due forme: verbale e grafica. Zappa aveva introiettato fin da piccolo un atteggiamento tra il dada e il surreale nei confronti dell’espressione verbale, manipolabile fino a livelli allucinatori. In ogni concerto decideva the secret word (la parola segreta della serata). Quella parola costituiva un tormentone negli intercalari e negli interventi parlati della band, finiva per modificare anche i testi delle canzoni. La sua attenzione per il potere della parola era nata quando da bambino aveva trovato, in un vecchio libro, la teoria egizia della trasmigrazione dell’anima e della vita ultraterrena. Il Faraone, fin da piccolo, doveva imparare le parole-chiave che designavano ognuno dei luoghi che l’anima avrebbe dovuto attraversare dopo il trapasso: guai a sbagliare il nome! Ciò suscitò in lui la convinzione che la realtà fosse condizionata dalle parole e che ogni paradosso fosse affidato alla manipolazione del linguaggio.
Un’altra forma della sua creatività musicale era invece di carattere grafico e risaliva all’età di circa 14 anni, quando le sue conoscenze musicali andavano poco oltre la lettura di spartiti per percussioni non intonate. Si mise a comporre musica scritta perché era affascinato dalla resa grafica delle note sul pentagramma e si era convinto che conoscendo le regole combinatorie e il significato delle note sul pentagramma si fosse automaticamente compositori. Fin da ragazzino applicò metodi complessi come le tecniche seriali e microtonali. Cambiò radicalmente idea sulle sue opere giovanili quando ebbe modo di ascoltarle, e allora si rese conto che la verità musicale è una verità pratica, che il momento in cui un’opera è finita è quello in cui si giudica soddisfacente la sua resa sonora. A decidere, insomma, è l’orecchio. Fu, da questa prospettiva, un totale empirista, che però aveva un sesto senso per le relazioni formali di tutti i tipi. Uno strutturatore nato, un ‘compositore’ per tutti i media”.
(Gianfranco Salvatore, musicologo, biografo di Frank Zappa – Mangiare Musica giugno 1994)
L’opera di Zappa era concepita come hoover, un’aspirapolvere che risucchia tutti i relitti e i detriti della “civiltà” prodotta in serie assemblando da tutto questo una gigantesca “scultura spazzatura” (come disse Zappa a Gary Steel nel 1990).
Frank Zappa ha distrutto l’idea di ascolto della musica come ‘educazione’ sostituendola con ascolto di musica come ‘esperienza’.
(tratto da “Frank Zappa’s Legacy: Just Another Hoover?” by Ben Watson, articolo pubblicato su Circuit v14 n3 2004)
Frank Zappa ha scelto lo stile che meglio gli ha permesso di raggiungere i suoi obiettivi. La sua musica è volutamente dissonante, i suoni sconvolgenti, quasi insopportabili, i ritmi esasperanti (in certe composizioni si alternano misure di 8/8, 9/8, 4/4, 4/8, 5/8 e 6/8!). Utilizza anche collage, nastri inversi, voci fuori campo e altre ricerche sonore. A volte il canto assume un certo aspetto teatrale sul palco.
Tutto questo ha un solo obiettivo: impedire all’ascoltatore di lasciarsi cullare da belle armonie, farlo uscire a tutti i costi dal suo torpore, renderlo consapevole dell’assurdità del mondo.
Zappa è un logico e gli piacciono le persone come lui. Tuttavia, nulla è più divertente per lui dell’illogico e del bizzarro.
Ci ha parlato della decristallizzazione della società in cui vivevamo; la sua soluzione sta nel fascino magico di parole come “Muffin” e “Pumpkin”. Sarebbero, secondo Zappa, la chiave della saggezza. Infatti, il simbolismo è evidente nei testi di Zappa che ricordano, ad esempio, quelli di Artaud.
(Extra, febbraio 1971)

Kung Fu #1 & Aybe Sea (Live 1969, Lawrence University, Appleton, WI)
Kung Fu (Lost Episodes, 1996 – Roxy version, live 1973)
Kung Fu (Live In Chicago, 31/10/1973, Show 1)
Kung Fu (bootleg Piquantique, Live Stoccolma 1973)
Dopo cinque anni di incessante tournée, nel 1969 Zappa sciolse i Mothers of Invention. I membri della band furono colti di sorpresa e seguirono accuse da entrambe le parti. Secondo Zappa, le loro capacità tecniche non erano adeguate all’esecuzione delle sue composizioni: membri della band accusarono Zappa di usare le loro idee senza dar loro credito.
Dagli inediti in studio e dalle registrazioni dal vivo sono stati ricavati due album (Burnt Weeny Sandwich e Weasels Ripped My Flesh) così come Uncle Meat e Hot Rats (album prevalentemente strumentali). Entrambi gli album furono pubblicati nel 1970. Per un album completamente live degli anni Sessanta bisognerà aspettare fino al 1993, con l’uscita di Ahead of their time.
Weasels Ripped My Flesh è un album con molta improvvisazione, stimata all’80% dallo stesso Zappa. Nella musica rock e jazz il merito va all’autore dei temi fondamentali e mai ai solisti.
Secondo le note nel libretto Lost Episodes di Rip Rense, l’origine di Kung Fu risale alla fine degli anni Sessanta. Viene descritto come un “piccolo, coraggioso pezzo polimetrico composto alla fine degli anni ’60, con passaggi acrobatici di percussioni gestiti con disinvoltura dalla formidabile percussionista dei MOI (d’inizio e metà anni ’70) Ruth Underwood”.
Il titolo di Kung Fu può essere preso alla lettera. Nelle arti marziali l’elemento sorpresa è cruciale.
Durante le battute iniziali 1-5 di questo pezzo, ogni battuta ha le sue caratteristiche a sé stanti, senza riferimenti con quella precedente. Nella battuta 1 c’è un martellamento sulla nota Fa, nella battuta 2 domina il movimento del basso da Reb a Do, ecc. Dalla battuta 6 in poi il tutto diventa più melodico per un periodo più lungo.
Kung Fu era nella scaletta della Wazoo band, ma non venne eseguita fino alla fine del 1972, quando si formò la band Roxy. Questa versione è presente nell’album The Lost Episodes, un’altra può essere trovata sul bootleg “Piquantique” (versione live del 1973).
L’atonalità è parte integrante della musica di Zappa. Poteva usarla a piacimento anche nelle sue composizioni rock così come nella musica da camera e nelle opere orchestrali, a volte combinando tonalità e atonalità nello stesso brano musicale.
(tratto da “FRANK ZAPPA’S MUSICAL LANGUAGE 4TH EDITION, july 2012 – A study of the music of Frank Zappa” by Kasper Sloots)

Never on Sunday/Take Your Clothes Off When You Dance (1961)
High Steppin’ (1961)
Verso la fine del 1960, Zappa iniziò a lavorare al Pal Recording Studio di Cucamonga (CA) di Paul Buff.
“Frank Zappa arrivò un giorno del 1960 (aveva circa 20 anni), con l’intenzione di registrare un po’ di jazz – ricorda Paul Buff – Aveva dei musicisti e voleva affittare uno studio. Probabilmente, il primo anno in cui abbiamo collaborato, stava facendo una combinazione di registrazione jazz mentre scriveva materiale sinfonico per un’orchestra locale di cui avrebbe dovuto registrare una parte. Era molto orientato al jazz… Suonava nei club e suonava tutti gli standard jazz… Ha fatto molte composizioni originali e suonava cose come ‘Satin Doll’ per pochi dollari e qualche birra” (dalle note di copertina di The Lost Episodes).
In quel periodo, Zappa suonava nei fine settimana con Joe Perrino & The Mellotones.
FZ è entrato in uno studio di registrazione vero e proprio per la sua prima sessione. Nel gennaio del 1961, ha registrato due composizioni jazz: entrambe sarebbero state successivamente rielaborate con il suo gruppo, i Mothers of Invention. Tuttavia, sarebbero passati decenni prima che le registrazioni originali e storiche vedessero la luce.
Durante la sessione iniziale al Pal Recording, Frank registrò una composizione jazz originale intitolata “Never on Sunday”. FZ suonò la chitarra con altri 5 musicisti: il brano strumentale fu arrangiato nello stile bossa nova.
Nel 1963, Zappa piazzò una rielaborazione di Never on Sunday (Take Your Clothes Off, registrata nel 1963 in forma strumentale) come brano di chiusura di Lumpy Gravy (1968). Tuttavia, la versione (cantata) più famosa di questo brano compare sul terzo album dei Mothers (We’re Only in It for the Money, 1968) ovvero Take Your Clothes Off When You Dance. La prima versione cantata è su un demo tape del 1965 dei Mothers con il titolo I’m So Happy I Could Cry.
La registrazione del 1961 di Never on Sunday rimase inedita fino alla sua inclusione nella compilation postuma di FZ The Lost Episode, dove appare con il titolo di “Take Your Clothes Off When You Dance.
Gran parte dei live di questo brano sono jam strumentali.
Sempre durante la sessione in studio del 1961, in quel giorno di gennaio, Zappa registrò un altro lavoro jazz originale: High Steppin’ con FZ (chitarra), Chuck Foster (tromba), Tony Rodriquenz (tromba) e Chuck Glave (batteria).
Hight Steppin’ è la versione originale lenta del brano It’s From Kansas (alzata di un’ottava) che compare su Lumpy Gravy Part One (Verve).
High Steppin’, la versione del 1961 e del 1963 di Never on Sunday sono incluse nel cofanetto ‘Paul Buff Presents: Highlights from the Pal and Original Sound Studio Archives’ (2012). Le tre tracce sono accreditate a “The Pal Studio Band”.
Nel 1964, Paul Buff (in difficoltà finanziarie) trasferì la proprietà del Pal Recording Studio a Zappa, che la ribattezzò Studio Z.

Pound for a brown (Live a Ginevra, Svizzera, 26 giugno 1980)
A Pound for a Brown (Live 26 aprile 1975, Providence College, Rhode Island) con Captain Beefheart
Tutte le prime composizioni di Frank Zappa erano musica moderna per piccoli ensemble. Uno di questi è “Pound for a brown”. Nelle note di copertina dell’album The Yellow Shark, Zappa ha riportato che “la melodia è datata 1957 o ’58. Originariamente, era un quartetto d’archi che scrissi proprio nel periodo in cui mi diplomai. È uno dei pezzi più vecchi ed è stato suonato da quasi tutte le band in tournée, in varie versioni”.
La sua melodia divenne una delle preferite di Zappa. Fece la sua prima apparizione nell’album “Uncle Meat” del 1968 in due versioni. La prima versione porta un titolo diverso, ovvero “The legend of the golden arches”
Questo tema ha diverse caratteristiche che ritornano di frequente nella musica di Zappa.
Il tema è puramente melodico. Gli strumenti si muovono liberamente attraverso i tasti. Armonicamente è una libera fusione di note. Le armonie formate in un punto specifico possono essere accordi tradizionali e non.
Due strumenti possono suonare in parallelo, quarte e terze, altri movimenti complementari. È costruito a strati, i pentagrammi nella trascrizione sono combinazioni di strumenti e, in alcuni punti, è difficile sentire esattamente le singole note. La melodia stessa non ha un centro tonale, ma è suonata su una figura di basso ostinato.
“Pound for a Brown” è stato utilizzato durante molti tour, offrendo ai membri della band opportunità di improvvisazione. Ci sono versioni su “Ahead of their time” e “You can’t do that on stage anymore IV-V”. Ha ottenuto la sua versione finale e più elaborata come pezzo per orchestra da camera con “The Yellow Shark”. Negli anni Sessanta, i Mothers of Invention chiamavano ancora questo pezzo “Sleeping in a jar” come secondo movimento (è suonato così in “Ahead of their time”). A quanto pare, Zappa ha iniziato a intitolare questi due pezzi solo per l’album “Uncle Meat”. Nell’album “Uncle Meat”, “Sleeping in a jar” viene suonata come un’unica melodia, composta da due frasi, come se Zappa volesse appena accennare questo tema.
A pound for a brown (on the bus) si traduce in ‘una sterlina per mostrare le chiappe dal pullman’. Il titolo fu ispirato da una scommessa tra Jimmy Carl Black e Bunk Gardner lanciata a Londra nel 1968 sull’autobus che conduceva i Mothers dall’aeroporto di Heatrow al Winton Hotel. La sfida consisteva nell’esibirsi per una sterlina in un ‘brown out’, ovvero nel calarsi pantaloni e mutande e mostrare il sedere, affacciandolo da un finestrino del bus. Lo sfidato (Gardner) eseguì guadagnandosi la posta in valuta locale.
Di seguito, tutti i riferimenti al brano:
Uncle Meat, A pound for a brown on the bus (1968, studio)
Uncle Meat, The legend of the golden arches (1968, studio)
Ahead of their time, Pound for a brown (live 1968, Londra)
Beat the boots II – Electric Aunt Jemima, A pound for a brown on the bus (live 1968, Amsterdam)
Beat the boots II – Our man in Nirvana, A pound for a brown on the bus (live 1968, Fullerton)
Meat light – The Uncle Meat project/object audio documentary, A pound for a brown on the bus (1968, studio)
Meat light – The Uncle Meat project/object audio documentary, The legend of the golden arches (1968, studio)
Meat light – The Uncle Meat project/object audio documentary, The string quartet (1968, studio)
Road tapes, venue #1, Pound for a brown (live 1968, Vancouver)
Beat the boots II – Tengo ‘na minchia tanta, A pound for a brown on the bus (live 1970, New York)
Road tapes, venue #3, Pound for a brown (live 1970, Minneapolis)
Beat the boots II – Swiss cheese + Fire!, A pound for a brown on the bus (live 1971, Montreaux)
Carnegie Hall, Pound for a brown (live 1971, New York)
Finer moments, The subcutaneous peril (live 1971, New York)
Playground psychotics, Don’t eat there (live 1971, Londra)
Playground psychotics, Brixton still life (live 1971, Londra)
Zappa in New York, Pound for a brown – CD bonus track (live 1976, New York)
AAAFNRAA – Baby Snakes – The complete soundtrack, Pound bass & keyboards solo (live 1977)
Beat the boots I – Saarbrücken 1978, Pound for a brown (live 1978, Saarbrücken)
Beat the boots II – At the circus, A pound for a brown on the bus (live 1978, Munich)
Hammersmith Odeon, Pound for a brown (live 1978, Londra)
You can’t do that on stage anymore Vol. 4, Pound for a brown solos 1978 (live 1978, NewYork)
Shut up ‘n play yer guitar, Why Johnny can’t read (live 1979, Londra)
Guitar, Swans? What swans? – CD bonus track (live 1981, San Diego)
You can’t do that on stage anymore Vol. 5, A pound for a brown on the bus (live 1982, Bolzano)
Guitar, It ain’t necessarily the Saint James Infirmary- CD bonus track (live 1982, Pistoia)
Make a jazz noise here, Fire and chains (live 1988, Washington)
The yellow shark, Pound for a brown (live 1992)

Why Don’t You Do Me Right (mono 45, Absolutely Free, 1967)
https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD2JxQHgpyF4C3oHQO5eIcno
FAIR USE
“Sono capace di suonare quello che penso, ma non quello che scrivo, per questo assumo qualcun altro che lo sappia fare”.
(intervista con Frank Zappa, Hollywood, 11 agosto 1989 di Veniero Rizzardi, Mucchio Extra autunno 2004)
“Non so se fare musica emotiva sia un segno di eccellenza. Questa non è affatto la mia estetica. Mi piace l’abilità nella musica”.
(FZ, Bat Chain Puller, 1990, da “Frank Zappa” di Kurt Loder, 1988)
“Non mi interessano le parole. Le parole sono un compromesso, io scrivo musica. Le melodie e i cambi di accordi sono davvero interessanti… Non sto dicendo che non credo alle parole, ma doverle scrivere ferisce i miei sentimenti. Se devo scrivere delle parole, almeno saranno la verità, invece di qualche sciocchezza sentimentale. Ma la verità è davvero nella musica. È un peccato che gran parte degli americani abbia bisogno di un qualche tipo di contenuto verbale”.
“Voglio solo essere in grado di suonare qualsiasi tipo di musica che ho voglia di fare in quel momento per essere coerente con il mio stile di vita. Deve essere un’espressione diretta di me stesso”.
(Melody Maker, 19 febbraio 1977)
“Penso che il contenuto satirico in musica non debba necessariamente basarsi sull’aspetto verbale. Ci sono molte cose satiriche che puoi fare con una semplice nota o una semplice inflessione e non dire mai una parola”.
(intervista a Frank Zappa di Martin Perlich, 1972)
L’oltraggio è la caratteristica di Frank Zappa come ha dimostrato nel periodo di massimo splendore dei Mothers of Invention.
I Mothers (come, del resto, Zappa) erano tutti musicisti brillanti, ma Frank li tratteneva e li faceva suonare rumorosi, irritanti e cacofonici finché il pubblico non era così infastidito che si alzava e urlava insulti alla band.
A quel punto, Zappa liberava i Mothers e il pubblico restava sbalordito dalla pura genialità tecnica dei musicisti.
(New Musical Express, 9 maggio 1970)
“La teoria standard che conosco è davvero limitata perché l’ho sempre trovata piuttosto noiosa. Ho preso in mano il libro delle armonie di Walter Piston quando ero al liceo e ho svolto alcuni degli esercizi descritti nel libro. Mi chiedevo perché una persona dovrebbe dedicare una vita a fare questo per suonare come tutti gli altri che usano le stesse regole. Così ho imparato gli elementi di base per apprendere il concetto di cosa deve fare l’armonia e la voce principale, come dovrebbe funzionare la melodia in un clima armonico, cosa avrebbe dovuto fare il ritmo. Ho imparato tutto questo e poi ho buttato via il resto.
Ho iniziato a scrivere la mia musica in cui le terze erano omesse dagli accordi. Questo sembrava darmi più libertà con la melodia perché, se non c’è una terza nell’accordo, non sei condizionato dal clima armonico maggiore o minore. Se hai una fondamentale, una quarta e una quinta, una seconda e una quinta, la tua capacità di creare atmosfera e implicare armonia avendo una varietà di note di basso che interagiscono con l’accordo sospeso ti dà più opportunità. Quindi, la linea melodica può andare avanti e indietro tra maggiore o minore o qualsiasi altra cosa tu voglia con facilità. Hai più flessibilità”. (FZ, SongTalk, 1994 vol 4 issue 1)
Le composizioni di Zappa sono trame fitte di note scritte, maniacalmente scritte, e spazi bianchi in cui i musicisti hanno libertà completa di improvvisazione.
Ogni concerto di Zappa era un dispositivo temporale strutturato in modo da cavalcare il caos. (Editorialedomani.it, 21 dicembre 2020)
“Tutte le combinazioni di musica che io uso sono normali, per me sono normali. Vedo la musica come vedo la vita: un insieme composto da elementi molto vari che funzionano tutti nello stesso momento. Talvolta, c’è un po’ di confusione ma non per questo si smette. Lo stesso con la musica. Non c’è nessuna ragione per cui non devo avere una base di rhythm’n’blues con delle linee di jazz sopra ed improvvisamente spezzare tutto con una polka che diventa un bolero in tre battute. E’ normale per me, c’è un senso. E’ logica lineare”.
(Frank Zappa, Ciao 2001, 21 ottobre 1979)
Zappa era un autentico perfezionista, è stato definito “schiavo del suo stesso orecchio interiore”.
Intendeva cambiare il modo di comporre ed ascoltare musica. Non amava il business nel suo lavoro ma divenne imprenditore per essere indipendente.
Ha speso tutte le forze residue nel rimixare, manipolare, correggere e trasferire su compact, con l’aiuto delle nuove tecnologie, gli album storici del suo colossale archivio, arricchendolo continuamente di avventure dal vivo che andava man mano scoprendo, a partire dal rivoluzionario numero uno del 1966, il leggendario “Freak out!”.