Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • Ed Mann meets Frank Zappa: what means exactly percussionist

    Ed Mann meets Frank Zappa: what means exactly percussionist

    Ed Mann RIP… (14 gennaio 1954 – 31 maggio 2024)

    Frank Zappa – 1977 – The Torture Never Stops (Halloween 77 Live Palladium in NYC, 31/10/1977).

    Ed Mann si unì alla band di Frank Zappa nel settembre 1977 e rimase con lui fino all’ultimo tour nel 1988, ad eccezione dei tour del 1980 e del 1984, quando Frank non utilizzò la sezione percussioni. Ha amato, in particolare, l’esperienza del 1977 con Zappa.
    Ed è accreditato in 47 album di Zappa e nei film Baby Snakes, The Dub Room Special, The Torture Never Stops e Video From Hell. Multi-percussionista, tastierista, batterista, Ed ha pubblicato numerosi album sia come leader della band sia come compositore.

    Che cosa è esattamente un “percussionista”?
    Per molte persone, un percussionista è qualcuno che suona in un’orchestra sinfonica. Per altri, il termine suggerisce qualcuno che suona una varietà di strumenti latini. Altri ancora considerano “percussionista” un sinonimo di “batterista”. “In genere, si è d’accordo sul fatto che abbia qualcosa a che fare con il colpire le cose, ma per molti la funzione esatta di un percussionista rimane piuttosto vaga. Spesso, infatti, le percussioni sono considerate semplicemente come qualcosa di “extra”.
    Ed Mann inizialmente divenne un percussionista perché trovava limitante suonare solo uno strumento. Questa stessa idea di non essere limitato a nessuna singola cosa si applica alla funzione di Ed nella band di Frank Zappa: Ed fa tutto. A volte suona la melodia; a volte armonia; a volte ritmo. A volte suona passaggi complessi che metterebbero alla prova qualsiasi musicista sinfonico; a volte fa i richiami delle papere. A volte supporta, rafforza e colora ciò che stanno suonando gli altri musicisti; a volte la sua parte è la cosa principale. Si adatta ad ogni situazione.

    “Nel 1973 mi trasferii in California e iniziai a studiare con John Bergamo al California Institute of the Arts. John ci ha fatto conoscere la musica percussiva d’avanguardia, tecniche e fonti sonore non ortodosse, poliritmi, percussioni indiane e chi più ne ha più ne metta. Ci ha fatto capire che le percussioni sono illimitate in termini di possibilità strumentali, timbriche, ritmiche e melodiche… L’idea di base di ciò che stavamo facendo era provare ad espandere le percussioni il più lontano possibile e creare fonti sonore alternative”.

    “Molte volte ai percussionisti non viene data un’educazione decente in termini di mondo reale dell’armonia; comprendere il proprio strumento come uno strumento armonico e melodico, non solo come qualcosa che suona in un’orchestra”.

    “Stavo cercando di farmi un’idea di base. Ci sono alcuni schemi ritmici che Frank scrive. Li vedi in pezzi diversi e in posti diversi, ma in un certo senso nasce tutto dalla stessa idea. Non è una formula; è solo una questione stilistica. Certe cose accadono qua e là e puoi metterle in relazione con altri pezzi. Quindi ho usato tutto il mio tempo extra per capire come Frank scriveva, il suo fraseggio e come voleva che le cose suonassero stilisticamente… Frank non è mai facile. Scriverà qualcosa che, al momento, è più difficile di qualsiasi cosa abbia scritto prima, ed è una sfida vedere se riesci a farcela. Passi ore a imparare questa cosa e, una volta che lo fai, quello diventa il nuovo standard. Poi scriverà qualcosa che andrà oltre… La cosa che ho notato da quando sto con lui è che la sua musica sta diventando ritmicamente più difficile. Adesso tutto è oltre il limite e sono tutti strani raggruppamenti e strane suddivisioni. Devi davvero sapere come contare per suonare quella roba. Sente quelle cose nella sua mente, poi le calcola matematicamente per rappresentarle nel modo più accurato possibile”.

    “Ogni strumento ha le sue tecniche sottili, ogni tecnica ti darà un punto di vista diverso sugli altri e, alla fine, tutto si aggiunge ad un’abilità completa. Penso sia possibile specializzarsi su uno ed essere comunque competenti quanto si vuole sugli altri. Le mazze sono la mia specializzazione. È qualcosa su cui ho dedicato abbastanza tempo e mi sento decisamente più a mio agio negli assoli sulle bacchette”.

    “Penso che il lavoro di un percussionista, più di chiunque altro nella band, sia quello di scegliere non solo cosa suonare e quale suono usare, ma anche dove NON suonare”.

    “Con Frank sei sempre spinto al limite delle tue capacità, che poi diventa lo standard, il che significa che devi andare molto oltre. Penso di aver imparato ad essere un vero multi-percussionista grazie al fatto di essere una sezione di percussioni composta da un solo uomo. Ho dovuto coprire molte parti che normalmente richiederebbero due o tre musicisti, non solo in termini di suonare tutto in una volta, ma anche in termini di passaggio rapido da uno strumento all’altro”.

    (Ed Mann, estratto da un’intervista pubblicata su Modern Drummer, agosto-settembre 1982)

  • Frank Zappa visual artist: drawings, paintings, self-portraits, collages – Collection

    Frank Zappa visual artist: drawings, paintings, self-portraits, collages – Collection

    Minimal Art (Eat That Question – Version 1, Take 2) Waka/Wazoo (1972, UMG)

    La breve carriera di Zappa come artista visivo durò dal 1958 al 1961, periodo in cui la sua carriera musicale iniziò a prendere slancio lasciandogli poco tempo per altre attività (disegno, pittura, letteratura).

    1 – No Picnic (1955)
    All’età di 15 anni, Frank Zappa posa accanto alla sua illustrazione vincitrice al concorso annuale di poster indetto dalla California Division of Forestry.

    2 – Draw me
    Schizzo tratto dall’album di ritagli per adolescenti nel periodo del liceo.

    3 – A Day At The Beach
    Illustrazione realizzata da Frank per la sorella Candy Zappa inserita dalla stessa Candy nel suo libro ‘My Brother Was a Mother: Take 2’ (2011).

    4 – Untitled (1960)
    Dipinto all’epoca del college: mostra un’orchestra e un’opera su un palco.

    5 – Unknown title (1957-1958)
    Disegno/collage realizzato a penna e inchiostro da Frank quando era all’ultimo anno della Antelope Valley High School di Lancaster. Zappa l’ha regalato a Howard H. Most che all’epoca insegnava arte.

    6 – Drum Shop
    Questo collage raffigura vari strumenti a percussione. Sarebbe stato realizzato alla fine degli anni ’50, quando era uno studente che frequentava lezioni di arte e suonava la batteria alla Antelope Valley High School di Lancaster, in California. E’ un’opera audace e colorata trovata da Edward Lewis in un negozio dell’usato nella zona di SC Grand Strand. Ha dichiarato di aver pagato meno di 5 dollari per quest’opera.

    7 – Bass Player
    Di proprietà della prima moglie di Zappa, Kay Sherman, questo dipinto è stato realizzato mentre Zappa era all’ultimo anno della Antelope Valley High. (da verificare)

    8 – “Untitled” gennaio 1959

    9 – “Masterbation” (1959)
    Disegno inserito nella poesia “LA Night Piece” inviata da Zappa all’editore Grover Haynes usando lo pseudonimo Vincent Beldon.

    10 – Abstract Self-Portrait (1960)
    “Mi è stato regalato da Frank, immagino sia stato dipinto quando era nella sua tarda adolescenza o all’inizio anni venti”.
    (dal libro “My Brother Was A Mother: Take 2 ” di Patrice Candy Zappa)

    11 – “Horny” (1961)
    Olio su cartone rigido. Era appeso nella sua sala prove a Hollywood alla fine degli anni ’60 e, in seguito, Zappa lo regalò a Ralph Morris in segno di apprezzamento per il suo lavoro in diversi tour come tecnico del suono. Il dipinto illustra il punto di vista di Frank sulla differenza tra maschio e femmina. Raffigura una coppia di ottoni che simboleggiano un uomo e una donna.

    12 – William Special #2 (1961)
    Pittura a olio su carta opaca. Zappa la regalò al batterista Ron Williams nel 1962 per il suo compleanno.

    13 – Urban Landscape (1960)
    Un’opera d’arte originale realizzata con inchiostro e pittura su tavola.

    14 “… Biancaneve?” (1963)
    Mix di pittura e disegno su carta verde: mostra una strega cattiva che parla con una donna con la frase “Biancaneve? Oh, vive con un gruppo di nani a El Monte”. Opera creata nel 1963, nel periodo in cui Zappa scrisse la canzone “Memories of El Monte” per i Penguins.

    15 – Rocket Ship Launch
    Dipinto originale di Frank Zappa del lancio di un razzo, acquerello e acrilico su carta grigia.

    16 – Rocket Launching
    Dipinto di Zappa nello stile di un cartone animato, tempera su acetato con sfondo dipinto. L’immagine mostra il lancio di un razzo con le parole Whoosh e Pow.

    17 – Space Ship
    Questo dipinto potrebbe rappresentare una scenografia per il film mai prodotto Captain Beehheart Vs. the Grunt People.

    18 – Train
    Opera d’arte originale con inchiostro e pastello su tavola.

    19 – I Forgot
    Disegno originale di un elefante con le parole “I Forgot” e firmato Zappa in basso a destra.

    20 – Untitled, “Mothers Segment” (dicembre 1967)
    Nel 2011/2012 la mostra “The Art of Hard Rock” ha girato l’Europa ”per celebrare i 40 anni dell’Hard Rock Cafe con 40 opere d’arte di artisti tra cui Michael Jackson, Pete Townshend, Frank Zappa e Alice Cooper.
    La mostra includeva un dipinto (presumibilmente) di Frank Zappa con l’etichetta “Senza titolo, acquaforte per la copertina di un album”.
    Nel settembre 2011 “The Art of Hard Rock” è stata in mostra a Roma, presso il Chiostro del Bramante.
    Vicino al cartello FZ si legge “Dicembre 1967, Mothers Segment”.

    21 – Selfportrait (3 agosto 1981)
    FZ, lettera a Dale Brumfield.
    “Caro Dale, non capita tutti i giorni che qualcuno mi chieda di fargli un disegno, soprattutto da usare per la copertina di una rivista. Ti accontenterò, disegnerò qualcosa che potrai utilizzare per la tua pubblicazione. Spero sia di aiuto”.

    22 – Unknown Title (Horn Players)

    23 – Keyboard Player (Terry Wimberly) 1958
    Nel 1958 Terry Wimberly era il tastierista della band The Black-Outs di Frank Zappa che autografò il disegno prima di darlo a Terry.

    Fonte: donlope.net

  • Frank Zappa, Your Mouth (2 versions + cover): the misleading power of words

    Frank Zappa, Your Mouth (2 versions + cover): the misleading power of words

    Versione album ‘Waka/Wazoo’ (1972)
    Your Mouth (Take 1) – 1972
    Cover di Macy Gray (tratta da “The Frank Zappa AAAFNRAAAA Birthday Bundle”)

    Your Mouth è un brano blues e ‘strascicato’ che fa parte del quinto album da solista di Frank Zappa, Waka/Jawaka, pubblicato nel 1972. Si tratta di un album che include brani fortemente influenzati dal jazz, il precursore di The Grand Wazoo e il seguito di Hot Rats (1969).
    Un brano che racconta di un maschio stupido, geloso e violento, scritto dal punto di vista del maschio stupido, geloso e violento. Narra la storia di un uomo intenzionato a sparare alla sua donna che parla (e mente) troppo. Il testo irriverente di Your Mouth significa soltanto questo o c’è dell’altro?

    “La tua bocca è la tua religione.
    Riponi la tua fede in un buco del genere?
    Hai riposto la tua fiducia e la tua convinzione sulla tua mascella
    e non ho trovato alcun sollievo”.
    Questo primo verso è stato probabilmente ispirato da un predicatore o un politico che Zappa ha visto in TV.

    I due versi successivi descrivono la reazione di un marito infuriato, armato di fucile, che affronta sua moglie mentre tenta di intrufolarsi in casa nelle prime ore del mattino, di ritorno da un appuntamento a tarda notte.
    Dice di essere andata a trovare sua sorella. Suo marito minaccia di spararle per averlo preso in giro.
    Il narratore, a questo punto, dà all’uomo qualche consiglio su come comportarsi con le donne bugiarde e traditrici.
    “Lasciala parlare ancora un po’ e, quando finisce le parole, dille semplicemente ciò che ti ho detto prima” gli consiglia, come per suggerirgli di mantenere la calma ed affrontarla armato di fucile dopo che lei avrà esaurito tutte le sue bugie. Suggerisce di ascoltare saggiamente le bugie finché non verranno fuori.

    Al di là del rapporto di coppia, Your Mouth sembra un ammonimento sulla fede cieca, sulla tendenza a fidarsi delle parole che escono dalla bocca di qualcuno. La ‘bocca’ rappresenta l’abilità di una persona di ingannare e manipolare gli altri attraverso bugie e false promesse. E’ un messaggio di scetticismo: non conviene credere ciecamente a tutto ciò che gli altri dicono senza metterne in dubbio le loro vere intenzioni. Perché fidarsi di qualcuno basandosi soltanto sulle sue parole? Non conviene, non basta.

    “Hai detto che sei andata a trovare tua sorella, ieri sera. Beh, potresti perdere un sacco di denti e trovare una corona funebre”: una minaccia. La menzogna può scatenare violenza, danni fisici, reazioni e risultati negativi.
    Bisogna difendersi dal potere ingannevole delle parole, metterle in discussione con cautela evitando manipolazioni e danni.

    Che dire di Macy Gray e della sua interpretazione di Your Mouth? Beh, con quella bocca e quella voce può dire quello che vuole. Anche bugie…

  • Frank Zappa & The Beatles: something about (part 2)

    Frank Zappa & The Beatles: something about (part 2)

    I Am The Walrus (Live al Nassau Coliseum, Uniondale, NY, 25 marzo 1988)
    Louisiana Hooker with Herpes (parodia di Lucy In The Sky With Diamonds) Live al Nassau Coliseum, Uniondale, NY, 25 marzo 1988

    https://www.youtube.com/watch?v=Dr25P4u1qOo

    Nel 1965 si formò un gruppo chiamato The Mothers. L’anno seguente, incise un disco che diede inizio a una rivoluzione musicale. I Mothers inventarono la musica underground. Inventarono anche l’album rock a doppia piega e il concept album aprendo la strada a dozzine di altri gruppi (inclusi i Beatles e gli Stones) con le loro ricerche e sperimentazioni in una vasta gamma di stili e mezzi musicali.
    I Beatles erano certamente a conoscenza dell’album Freak Out dei Mothers quando stavano progettando Sgt. Pepper.

    “Ho portato Freak Out! di Frank Zappa in Inghilterra e l’ho suonato ai Beatles. Mi hanno detto, ‘Wow! Da dove viene, amico? È incredibile!’. Non vedevano l’ora di incontrarlo. Quindi, ho fatto un sacco di spedizioni avanti e indietro, cercando di coinvolgere le persone”. (Eric Burdon)

    Pensi di aver influenzato la musica del tuo tempo?
    “Credo di sì. Le Mothers of Invention hanno influenzato un sacco di gruppi, anche i Beatles e i Rolling Stones ai tempi di “We’re only in it for the money”. Il gruppo dei Queen, che amo molto, è parecchio influenzato a livello teorico dalle cose che abbiamo fatto. Mi piace molto Brian May, il chitarrista dei Queen.
    Credo di aver fatto progredire le cose anche ad un altro livello: nel modo di utilizzare le parole”.
    (Ciao 2001, 3 aprile 1977)

    da Rolling Stone US
    “Hanno detto chiaramente che Sgt. Pepper era il loro modo di rifare Freak Out! – dice il chitarrista Mike Keneally – ma i Fab Four non hanno mai davvero dimostrato la loro gratitudine. È ampiamente documentato che l’uscita della parodia di Sgt. Pepper – We’re Only in It for the Money – sia stata rimandata per colpa della mancata approvazione dei Beatles, ma in Zappa sentiamo la delusione del musicista direttamente attraverso le sue parole.
    “La MGM era terrorizzata da una possibile causa e volevano la rassicurazione legale che i Beatles non avrebbero cercato di colpirli… Le trattative legali sono durate 13 mesi – dice Zappa a proposito dell’artwork del disco – Una volta ne ho parlato personalmente con McCartney, gli ho chiesto di aiutarmi… lui ha risposto: “Vuoi parlare di affari? A queste cose pensano i nostri avvocati”. Non gli interessava partecipare a una discussione sulle ramificazioni legali di una parodia della copertina di Sgt. Pepper”.
    Nonostante lo screzio della copertina, Zappa sceglierà Ringo Starr per interpretare se stesso nel suo film 200 Motels e di improvvisare con John Lennon sul palco del Fillmore East nel 1971. Da questa improvvisazione è spuntato fuori il plagio di Lennon. Leggete la storia qui.

    https://www.youtube.com/watch?v=T2LTFtm67EA

    “I Beatles non li odiavo. In realtà, mi piacciono due o tre dei loro brani. Ho solo pensato che fossero ridicoli. Era così disgustoso il modo in cui venivano consumati e commercializzati. Nessuna musica ha avuto successo in America a meno che non fosse accompagnata da qualcosa da indossare, qualcosa da ballare o una pettinatura. Un fenomeno non si verificherà a meno che tu non riesca a travestirlo. Il punk fa sicuramente parte di questa categoria solo che è peggio perché è un tale rigurgito, tutto ciò che è già stato fatto prima. E’ importante ciò che il punk dice della società odierna. Siamo così in cattive condizioni che stiamo riciclando le mode. Una musica orribile dice molto sulla società a cui si riferisce. Niente nella storia rivela la verità, ma la musica non mente”. (Frank Zappa, Capitol, 1° aprile 1984)

    Nel 1980, durante un’intervista per la BBC Radio 1, Frank Zappa ha stilato una speciale classifica delle sue 30 canzoni preferite spaziando dal rock all’heavy metal, dal pop al post punk ed alla musica contemporanea. Al ventesimo posto c’è “I Am The Walrus” dei Beatles.

  • Frank Zappa & The Beatles: something about (part 1)

    Frank Zappa & The Beatles: something about (part 1)

    Beatles Medley, Cleveland (Ohio) 5 marzo 1988
    I Want To Hold Your Hand (Live al Rainbow Theatre, 10 dicembre 1971)

    L’album “Zappa ’88: The Last US Show” contiene le cover “Whipping Post” degli Allman Brothers Band (spettacolo del 16 marzo a Providence, RI) e “Stairway To Heaven” dei Led Zeppelin (spettacolo del 23 marzo a Towson, Maryland). Il disco è degno di nota anche perché include la prima uscita ufficiale del tanto chiacchierato “The Beatles Medley” (con Norwegian Wood”, “Lucy In The Sky With Diamonds” e “Strawberry Fields Forever”). Contiene, oltretutto, la cover dei Beatles “I Am the Walrus”.

    “Tutti li consideravano Dio ma io non lo condividevo. Per me, i Beatles erano solo un buon gruppo commerciale” disse Zappa facendo sapere di preferire i Monkees. (Classic Rock, luglio 2015)
    I Monkees vengono definiti i “Pre-Fab Four” per il semplice fatto che erano una copia televisiva dei Beatles, reclutati da una pubblicità di Variety.

    Il suggerimento che il suo primo album “Freak Out” nel 1966 abbia ispirato “Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, unificato per temi, è senza dubbio vero.
    Un anno dopo, lo stesso Zappa fece una satira sui Beatles e sull’etica hippie con cui è così spesso erroneamente associato, quando pubblicò “We’re Only In It For The Money”, che presentava un finto sergente Pepper. (Hot Press, 7 aprile 1993)

    Hai messo quella copertina per deridere i Beatles?
    Beh, non pensavo che la loro copertina ce l’avrebbe fatta. La nostra è superiore artisticamente.

    Però, non c’erano piante di marijuana sulla copertina…
    No, ma sulla loro non avevano angurie, quindi li abbiamo battuti con il simbolismo.
    (Ann Arbor Argus, 19 giugno 1969)

    “A scuola i ragazzi ricevono lezioni di armonia, ma viene detto loro di non usare ottave e quinte parallele perché le descrizioni di ciò che le persone facevano e non facevano anni fa sono diventate regole su cosa si può e non si può fare, ma le quinte e le ottave parallele fanno parte della musica pop”.
    “Le persone hanno bisogno di intrattenimento evasivo e il potenziale evasivo di Hendrix e dei Beatles è fantastico. Più ti allontani dalla brutta realtà, meglio è, più venderà. Questo è l’atteggiamento, ma, peggio ancora, si chiama grande arte”. (Beat Instrumental, luglio 1969)

    “We’re Only in It for the Money”: la satira di Frank Zappa
    Con l’album “We’re Only In It For The Money” (pubblicato a marzo 1968) Frank Zappa fa una satira sul tradizionale stile di vita americano e sulla società degli Stati Uniti negli anni ‘60.
    La copertina (dove appare anche Jimi Hendrix) fa una parodia di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles sostituendo i fiori con le verdure.
    E’ il terzo album dei Mothers of Invention: venne ripubblicato dalla Rykodisc nel 1986 con nuove registrazioni per le percussioni. Le parti censurate sulla prima versione furono riammesse.
    L’album attacca lo stile di vita hippy. I testi delle canzoni parlano degli effetti della droga sui giovani, del perché la società induca i giovani alla droga per rimbecillirli, tenerli buoni e “sedati” in una beata incoscienza. Denuncia il fatto che il consumismo ha distrutto principi e valori della famiglia americana: la stessa protesta dei movimenti studenteschi diventa parte del sistema che vorrebbe rovesciare.
    E’ l’evidente parodia della copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band dei Beatles, presi in giro con l’accusa di far parte della controcultura (flower power) “solo per i soldi”.
    Frank telefonò a Paul McCartney per chiedergli il permesso di parodiare la copertina: Paul rispose che per lui non c’erano problemi ma doveva rivolgersi all’ufficio gestioni manageriali dei Beatles presso la EMI.
    Zappa (lo raccontò anni dopo) ebbe la sensazione che McCartney non fosse entusiasta dell’idea e che avesse cercato di osteggiare il progetto ritardando l’uscita dell’album di qualche mese.
    La casa discografica di Zappa temeva problemi legali relativi al copyright della cover del Sgt. Pepper: decise che la foto venisse inserita all’interno del disco. Come copertina vera e propria fu utilizzata una foto dei membri della band su sfondo giallo.
    Nella versione originale del disco, alcune parti di canzoni sono state modificate o cancellate in quanto ritenute offensive. Le parti censurate variano a seconda dell’edizione che si possiede. La Verve Records è la responsabile della serie di tagli.

    https://www.youtube.com/watch?v=lvvCD7qbd5A

  • Frank Zappa & Mothers of Invention, “Freak Out!”: something about the recording

    Frank Zappa & Mothers of Invention, “Freak Out!”: something about the recording

    Hungry Freaks Daddy, Live 1966 Fillmore Auditorium (dall’album MOFO)

    Wilson viveva a New York ed era tornato lì dopo aver prenotato le date per le sessioni. Eravamo al verde. La MGM non ci ha dato subito l’anticipo: il denaro sarebbe arrivato dopo.
    Il produttore di Run Home Slow, Tim Sullivan, mi doveva ancora dei soldi per la colonna sonora del film. Quando finalmente l’ho rintracciato, stava lavorando in un edificio in Seward Street, a Hollywood (il vecchio palcoscenico della Decca).
    Non aveva contanti ma, al posto del pagamento, ci ha lasciato usare il suo posto per provare. Avevamo la migliore sala prove che una band potesse desiderare, ma stavamo morendo di fame. Abbiamo raccolto bottiglie di soda e le abbiamo incassate, utilizzando il ricavato per acquistare pane bianco, mortadella e maionese.
    Alla fine, il giorno della prima sessione è arrivato – verso le tre del pomeriggio in un posto chiamato TTG Recorders, Sunset Boulevard a Highland Avenue.
    Il rappresentante contabile della MGM Records era un vecchio avaro di nome Jesse Kaye. Jesse andava in giro con le mani dietro la schiena, camminando su e giù mentre registravamo, assicurandosi che nessuno aumentasse i costi per gli straordinari superando le tre ore assegnate per ogni sessione.
    Durante una pausa, sono andato nella cabina di controllo e gli ho detto: “Senti, Jesse, abbiamo avuto un piccolo problema. Vorremmo rispettare i tempi. Vorremmo fare tutto in tre ore – queste gloriose tre ore che ci hai dato per fare questo disco – ma non abbiamo soldi e siamo tutti affamati. Potresti prestarmi dieci dollari?”.
    C’era un ristorante drive-in al piano di sotto dello studio, e ho pensato che dieci dollari nel 1965 sarebbero stati sufficienti per sfamare l’intera band e farci portare a termine la sessione. Ebbene, la reputazione di Jesse era tale che, se qualcuno lo avesse visto prestare soldi a un musicista, sarebbe stato rovinato. Non ha detto sì e non ha detto no. Me ne sono andato, immaginando che fosse così – non glielo avrei più chiesto. Sono tornato in studio e mi sono preparato per la ripresa successiva. Jesse entrò. Aveva le mani dietro la schiena. Si avvicinò, casualmente, e fece finta di stringermi la mano. Aveva una banconota da dieci dollari arrotolata nel palmo della mano. Ha cercato di passarmela, solo che non mi sono reso conto di cosa stesse succedendo e il denaro è caduto a terra. Ha fatto una smorfia come “Oh, merda!” e l’ho afferrato molto velocemente, sperando che nessuno l’avesse visto, e me l’ha infilato in mano. Senza questo atto di gentilezza da parte di Jesse, non ci sarebbe stato un album Freak Out! (Frank Zappa)
    (estratto da The Real Frank Zappa Book)

    Numerosi critici musicali attribuiscono a Freak Out! la nascita del concept album.
    Pubblicato il 27 giugno 1966, Freak Out fu anche uno dei primi album doppi della storia ed il primo album d’esordio dei Mothers contenente 2 dischi per un totale di 14 brani.
    Da un’idea di Frank nasce il tema centrale di questo concept album: una visione satirica della moderna cultura americana da parte della cultura dei ‘fricchettoni’, gli anticonformisti, gli eccentrici, i tipi ‘strani’.
    Il motivo per cui viene considerato il primo concept album della storia lo spiega proprio Zappa nella sua autobiografia “The Real Frank Zappa Book”:
    “Ogni canzone parlava di qualcosa in particolare. Non avevamo un singolo di punta a cui dover costruire attorno brani di riempimento. Ogni canzone aveva la sua funzione ed un messaggio satirico”.

    “Ascolterai ‘Freakout’ finché non ti uscirà dal culo” ha detto Frank sul palco celebrando il 10° anniversario dei Mothers a Chicago.
    “Oggi ‘Freakout’ mi sembra un mucchio di demo. Ma devi ricordare che i nostri primi tre album sono stati registrati su una macchina a quattro tracce. Allora non c’erano 16 tracce. L’amplificatore più grande che potevi comprare era il Vox Superbeatle: non avevano nemmeno i Marshall!”
    (FZ, New Musical Express, 25 maggio 1974)

    Freak Out è stato realizzato a seguito di “registrazioni di ricerche sul comportamento di ragazzi 17enni in Ontario, California” (FZ).
    È un aspro commento sul mondo dei centri commerciali delle autostrade della California meridionale, la società che incoraggia il fiorire del cemento e del neon e sulle vittime della grossolana mega-crescita di Los Angeles: i giovani. (BAM, gennaio 1978)

    “Suoniamo la nuova musica free: musica assolutamente libera, non gravata dalla soppressione culturale americana. Stiamo sistematicamente cercando di eliminare gli ostacoli creativi che il nostro sistema educativo americano ha installato per assicurarsi che nulla di creativo trapeli dal pubblico di massa”. (FZ)

    “Ho portato Freak Out! di Frank Zappa in Inghilterra e l’ho suonato ai Beatles. Mi hanno detto, ‘Wow! Da dove viene, amico? È incredibile!’ Non vedevano l’ora di incontrarlo. Quindi, ho fatto un sacco di spedizioni avanti e indietro, cercando di coinvolgere le persone”. (Eric Burdon)

  • Frank Zappa & Dweezil Zappa: Sharleena, Stevie’s Spanking, Chunga’s Revenge, Jam

    Frank Zappa & Dweezil Zappa: Sharleena, Stevie’s Spanking, Chunga’s Revenge, Jam

    Stevie’s Spanking (Hammersmith Odeon, Londra, 18 giugno 1982)
    Stevie’s Spanking (Stadthalle, Vienna, 28 giugno 1982)
    Sharleena (registrata all’Universal Amphitheater, Universal City, CA, 23 dicembre 1984)
    Chunga’s Revenge (Live Wembley Arena, Londra, 1988)
    Jam – Zappa Plays Zappa (Tour 2011, Brighton Dome)

    Foto di copertina di Derick Thomas

    Dweezil Zappa ha debuttato all’età di 12 anni all’Odeon Hammersmith di Londra, nel tour europeo di Frank Zappa (1982).

    Frank e Dweezil si sono uniti in concerto sul palco, per la prima volta, a duettare insieme con le loro chitarre il 23 dicembre 1984 all’Universal Amphitheatre di Los Angeles. In questa occasione si esibirono con la versione live di Sharleena. Dweezil aveva 15 anni quando è stata registrata la Soundpage.
    In precedenza, sempre nel 1984, una versione di Sharleena è apparsa nell’LP di Frank Zappa Them Or Us: Dweezil ha anche contribuito con un assolo alla registrazione in studio.
    Nella traccia, a circa due minuti e mezzo, Dweezil inizia il suo assolo; un minuto dopo, suo padre arriva alla chitarra come co-protagonista. È una performance notevole sotto ogni punto di vista; è sorprendente considerando il tempo relativamente breve in cui Dweezil ha suonato la chitarra.

    Quanto tempo avete provato tu e Dweezil prima di eseguire “Sharleena” sul palco?
    “Zero. Fu l’ultimo concerto del tour del 1984. Ero in viaggio da sei mesi ed ero appena tornato in città. Dweezil stava facendo le prove: stavamo lavorando all’Universal Amphitheatre e sapevo che voleva salire sul palco. Aveva suonato un assolo nella versione dell’album, quindi conosceva già la canzone. Ha fatto il soundcheck nel pomeriggio ed ha sistemato la sua attrezzatura. Quella è stata la prima e unica volta che io e lui abbiamo suonato insieme dal vivo. E’ stata una sua idea.
    Non era la prima volta che Dweezil appariva con la band. Ha debuttato sul palco con il gruppo in Europa quando aveva 12 anni nel 1982. Ha suonato con noi all’Hammersmith Odeon di Londra, in uno dei tre giorni in cui siamo stati lì, e anche a Monaco, Vienna ed un’altra città credo. Ma in quelle occasioni io dirigevo: nella performance di Los Angeles per la prima volta io e lui abbiamo suonato la chitarra solista insieme. Quando due chitarristi solisti si esibiscono insieme, si rischia di fare rumore. Ascoltare o partecipare non è una delle cose che preferisco”.

    Cosa ha fatto funzionare così bene questo duetto?
    “Ho avuto il buon senso di stargli alla larga (ride). Il mio obiettivo era fare un pezzo di musica lì, non suonare in modo competitivo. In genere, questo non succede con le jam session. Di solito le jam session sono esercizi di egomania”.

    Dal momento in cui Dweezil ha preso in mano una chitarra per la prima volta, quanto tempo è passato prima che si unisse a te sul palco per quelle date europee?
    “Poco più di un anno. Ha suonato in studio su una melodia heavy metal che stavamo facendo, “Steve Spanking”, che è un altro brano di Them Or Us. Anche se Dweezil aveva molta destrezza manuale quando ha iniziato, aveva problemi sul ritmo, su come regolarsi quando doveva entrare e su cosa fare, proprio come la maggior parte dei musicisti principianti. Era anche limitato nel numero di tasti con cui poteva suonare: ho dovuto modificare un po’ gli arrangiamenti per scegliere una tonalità comoda per lui durante la sua parte dell’assolo. Non è facile in queste condizioni suonare con tuo figlio sul palco. Ma, nel 1984, aveva acquisito abbastanza abilità e una volta aveva anche registrato quella canzone. Dweezil si allena molto, passa circa cinque ore al giorno ad allenarsi”.

    Nella versione live, è Scott Thunes al basso?
    “Sì, e Chad Wackerman alla batteria. I tastieristi sono Alan Zavod e Bobby Martin, i vocalist sono Bobby Martin, Ike Willis e Ray White. Ike e Ray suonano entrambi la chitarra”.
    (Frank Zappa, Guitar Player Magazine, gennaio 1987)

    Dweezil Zappa ha portato Hot Rats sul palco come frontman e forza trainante di Zappa Plays Zappa.
    “E’ sempre stato uno dei miei album preferiti. Il legame che ho con quel disco non è solo musicale: è stato realizzato l’anno in cui sono nato, è dedicato a me. Per me, è uno dei dischi che ha messo in mostra il modo in cui suonava la chitarra mio padre. Se ascolti in particolare Little Umbrellas e It Must Be A Camel pensi che si tratta del lavoro di un compositore, piuttosto che di un cantautore pop. Lo senti davvero andare in profondità nel regno della composizione. Le trame, le armonie, gli strati di strumentazione, l’arrangiamento, il modo in cui manipolava gli strumenti e cambiava il loro carattere: questo è ciò che rende Hot Rats speciale. Non lo sentirai in nessun altro suo disco né, del resto, in nessun altro disco. Anche quando suono liberamente, continuo a filtrare ciò che suono attraverso il suo vocabolario. Conosco un sacco di cose che mio padre preferirebbe, ciò che suonerebbe…”.
    (Guitarist, dicembre 2019)

  • Frank Zappa, Sy Borg – something about technology: How did FZ’s brain work?

    Frank Zappa, Sy Borg – something about technology: How did FZ’s brain work?

    In copertina: Sy Borg di Noel Van Hoof

    Sy Borg di Frank Zappa fa parte dell’album concettuale Joe’s Garage (1979). Esplora temi legati alla tecnologia, ai desideri umani e alla liberazione sessuale.
    Joe incontra Sy Borg, una macchina cromata dotata di varie appendici, un incrocio tra un’aspirapolvere industriale e un salvadanaio. E’ l’incarnazione futuristica dei desideri e dei piaceri umani. All’inizio, Joe è affascinato da questo stile di vita, è curioso, vuole vivere nuove esperienze. I testi suggeriscono un potenziale incontro sessuale tra Joe e Sy Borg, poi entra in scena Gay Bob, un ‘bambolo’ modificato che aggiunge un elemento di omosessualità alla storia. Zappa toccherà altri argomenti come il sesso orale e il feticismo, l’idea di libertà di espressione e personale. Joe trova che le esperienze sessuali non convenzionali siano più eccitanti ed appaganti delle relazioni tradizionali. Verso la fine della canzone, però, assistiamo ad una svolta più cupa: accidentalmente, Joe provoca un malfunzionamento a Sy Borg (i suoi circuiti elettrici non sopportano molto bene le ‘piogge dorate’). Sy rischia seriamente di ‘spegnersi’ per sempre. Questo incidente fa riflettere mettendo in luce i potenziali pericoli e le conseguenze nel perseguire desideri estremi senza capire che esistono dei limiti da rispettare.
    Il lento riff reggae suona molto simile a quello di Lucille Has Messed My Mind Up.
    Sy Borg è stata proposta dal vivo poche volte, tra agosto e ottobre 1978.

    A proposito di tecnologia… Come funzionava la mente di FZ? L’ha spiegato lui stesso in un’intervista.

    “Ci sono modi per estrarre informazioni dalla televisione. Prima di tutto, se vedo o sento un’idea posso memorizzare una versione tridimensionale di quella cosa e richiamarla in dettagli incredibili all’istante. Sai come funzionano i computer: c’è il disco rigido (con una memoria remota) e la sezione RAM in cui ogni cosa si collega a qualsiasi altra cosa istantaneamente perché è una memoria più veloce. Il mio cervello ha una grande capacità di RAM. Funziona come un filtro; quindi, se guardo la televisione, posso eseguire automaticamente ciò che trasmettono scartando tutta la propaganda, tutto ciò che cercano di scagliarmi addosso e trovare un modo per estrarne i dati reali. Mi interessano alcuni fatti concreti: ordinandoli e accumulandoli dopo aver eliminato tutte le stronzate, memorizzo il fatto, quello diventa parte della RAM e parte del filtro e si può riapplicare costantemente a tutti i dati che arrivano. Ho la capacità di collegare idee e ordinare le cose molto velocemente. Posso eseguire questa ginnastica mentale più velocemente di quanto io possa spiegare e trarre le conclusioni rapidamente. Ecco come funziona il mio cervello.
    Riguardo all’apprendimento, quando dico che non leggo, non intendo dire che non leggo affatto ma da ciò che leggo riesco ad ‘estrarre’ molto. Nella mia famiglia, non c’è nessuno che lo fa, quindi non si tratta di un meccanismo ereditato geneticamente. Ho capito come farlo, mi sono allenato, sfrutto sempre questo meccanismo. Probabilmente, si potrebbe insegnare come estrarre i dati in questo modo. Tutto quello che posso dire è che bisogna riorganizzare nel cervello i processi di pensiero. Se vuoi pensare con la P maiuscola devi organizzare il modo in cui lo fai. E’ come prepararsi alle Olimpiadi, devi aumentare i muscoli. Se vuoi prepararti a pensare devi ripulire tutti i dati che hai archiviato ed organizzarli in modo da poterli usare. Pensiamo alla gestione di un database di un computer. Il disco rigido di Winchester è come una scatola di dati: contiene tutti i tuoi file, tutte le tue lettere, tutto il materiale su cui stai lavorando ed il software che stai utilizzando per ordinare e manipolare i dati. Poi, c’è un’altra parte del computer chiamata RAM, che è più veloce del disco rigido. Il caricamento del disco rigido richiede tempo ma l’obiettivo è la RAM. Più megabyte di RAM hai, più cose puoi fare all’istante o il più vicino possibile all’istante di quanto l’elettronica possa consentire”.
    “Posso eseguire il processo più velocemente. In termini di memoria, si dice che in media l’essere umano usa il 10% del suo cervello. Bene, nessuno ha mai detto che non puoi usare l’altro 90%. Potresti non arrivare mai al 100% della capacità, ma sicuramente se aumenti all’11% sei in vantaggio. Tutto quello che devi fare è allenarti: non è una favola, chiunque potrebbe farlo ma bisogna volerlo, desiderarlo. C’è chi vive solo per aumentare la massa muscolare, per dimagrire o per sballarsi. Beh, che tu ci creda o no, potresti vivere la tua vita solo per imparare ad elaborare i dati ed è fantastico.
    C’è un vero processo meccanico che va avanti con i neuroni. Man mano che li spingi sempre più lontano in aree in cui non sono abituati a trovarsi, entreranno in quelle aree e attiveranno nuove aree… Chiunque può farlo”. (Frank Zappa, Society Pages 1, aprile 1990)

  • Frank Zappa, Don’t Eat the Yellow Snow (’74) & Midnight Sun by Lionel Hampton (’47): something about

    Frank Zappa, Don’t Eat the Yellow Snow (’74) & Midnight Sun by Lionel Hampton (’47): something about

    Australian Yellow Snow Live (One Shot Deal, 2008)
    Midnight Sun – Lionel Hampton e la sua orchestra, arrangiato dal co-autore Sonny Burke (78 giri, Decca, registrato a Los Angeles il 10 novembre 1947)

    Il prolifico e visionario Frank Zappa non ha mai voluto essere etichettato come artista jazz, eppure è celebrato ancora oggi come una figura molto influente nell’evoluzione della jazz fusion. L’album Apostrophe (‘) del 1974 resta il suo lavoro di maggior successo commerciale. Contiene il brano Don’t Eat the Yellow Snow, che include riferimenti a Midnight Sun e allo standard jazz di Lionel Hampton/Sonny Burke. Il brano strumentale Midnight Sun fu classificato dall’etichetta discografica Decca come ‘sweet be bop’.

    Don’t Eat The Yellow Snow, pubblicato anche come singolo, si riferisce agli eschimesi che combattono i cacciatori di pellicce. Narra le gesta di un ragazzo (Nanook) che sogna di essere un eschimese. Sua madre lo ammonisce di fare attenzione a dove vanno i cani husky e di non mangiare mai la neve gialla su cui urinano.
    Apostrophe (‘) viene ricordato come l’album dell’immensa discografia zappiana che ha ottenuto il miglior risultato nelle classifiche americane, arrivando fino alla decima posizione (sesta in Norvegia). In più, questo brano che apre l’album viene ricordato come il primo singolo zappiano in assoluto ad entrare nelle classifiche discografiche, raggiungendo la posizione numero 86.
    Non si tratta semplicemente di un brano ma di una suite narrativa composta da 4 parti: Don’t Eat the Yellow Snow, Nanook Rubs It, St. Alfonzo’s Pancake Breakfast e Father O’Blivion.
    Racconta di Nanook attraverso testi bizzarri che includono una buona dose di umorismo scatologico, alcuni dei quali sono stati apertamente derisi.

    https://www.youtube.com/watch?v=SlOXlxqmxl4

    Tuttavia, molti hanno definito questo brano (e suite) un profondo attacco alla società capitalista, in particolare se si considera il suo riferimento al sogno e alla logica del sogno. Ben Watson, ad esempio, scrive: “Inondato di giochi di parole, logica inversa e simbolismo sessuale, Zappa vede la pubblicità come il momento del sogno dell’ordine capitalistico razionale, e la saccheggia per disfunzionalismo dadaista”.
    Musicalmente, il brano non risulta essere né troppo commerciale né troppo avanguardista.

    Midnight Sun di Lionel Hampton/Sonny Burke (1947): ecco dove FZ ha preso il tema ‘strictly commercial’ del trapper di pellicce in “Don’t Eat the Yellow Snow”.

    Midnight Sun

    https://www.youtube.com/watch?v=wzk77HzWFpc

    Da dove provengono le idee bizzarre delle tue canzoni? “Don’t Eat the Yellow Snow”, per esempio…
    “Discutevo con un’insegnante nel Kansas che parlava della lingua inglese. Ha spiegato come la lingua in genere si sviluppi in base a ciò che è importante per le persone che la parlano. Ad esempio, la neve è così importante per gli eschimesi che hanno sette o otto parole diverse per definirla. In particolare, la neve gialla non si mangia. È così che iniziano alcune idee, da semplici conversazioni”.
    (The Rock Report, luglio 1989)

    LEIT MOTIF DI FRANK ZAPPA: I CANI
    Nel brano “Yellow Snow” c’è un cane, un husky.
    I cani sono stati a lungo uno dei soggetti preferiti di Zappa e nei suoi ultimi tre album ha inserito la frase “Here Fido”. La spiegazione è più complicata di quanto potrebbe sembrare. Frank rivela che si tratta di “una parodia di Wagner nel concetto di leit motif”.
    “Un leit motif è un piccolo frammento, non un tema ma un pezzo parziale: Wagner prenderebbe un leit motif e spargerebbe quel motivo in tutto il pezzo. Andrebbe a creare un effetto nostalgico da evocare in una cornice psicologica come il cigno. Nei nostri archivi, il Fido che continua a spuntare è come il cigno. In realtà, è un Fido astratto, non è un cane. Non ha niente a che fare con un cane, non ha niente a che fare con niente, potrebbe anche essere un numero…”.
    Per quanto Zappa sia legato a Fido, l’album che considera la sua opera d’arte più potente non è legato alla figura del cane. “Il mio album preferito è Lumpy Gravy ” (Frank Zappa, Zoo World, 2 gennaio 1975)

    Ringrazio John DeAngelis per la preziosa segnalazione pubblicata su ZAPPA FIRST, Gruppo FB numero 1 al mondo dedicato a Frank Zappa.

  • TUVA Throat – xenocronia Frank Zappa, Huun-Huur-Tu, Captain Beefheart – xenochrony

    TUVA Throat – xenocronia Frank Zappa, Huun-Huur-Tu, Captain Beefheart – xenochrony

    xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa, Huun-Huur-Tu e la partecipazione di Captain Beefheart

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD1eJlE31TCypMf1eLhjcfBc

    Zappa è stato uno dei primi al mondo a studiare i canti delle tribù Tuva delle steppe russe ed a promuovere i canti delle poi celeberrime e tanto di moda Voix Bulgares.
    (Vittorio Albani, Musica Jazz, dicembre 2020)

    Il più famoso cantante di gola (canto gutturale) contemporaneo di Tuva, Kaigal-ool Khovalyg del gruppo folcloristico Huun-Huur-Tu, ha fatto visita a Frank Zappa quattro volte a casa sua.
    La prima visita risale all’inizio del 1993, quando Huun-Huur-Tu arrivò per la prima volta negli Stati Uniti. In questo periodo i musicisti di Tuva non avevano idea di chi fosse Frank e non capivano perché il loro manager fosse così eccitato dopo aver ricevuto l’invito da Zappa.
    Frank è rimasto deliziato dalla musica eseguita dal gruppo.
    La seconda visita è avvenuta all’inizio di febbraio, quando Huun-Huur-Tu è tornato a Los Angeles dopo il tour. Questa volta Zappa li ha invitati insieme a Johnny “Guitar” Watson. Hanno suonato e registrato (sia audio che video) insieme a musicisti irlandesi e afgani.
    La terza volta Zappa li ha invitati a luglio. Ha ricevuto anche altri visitatori dalla Russia – membri della band hard rock Gorky Park, Alexey Belov e Alexander Lvov, che sono rimasti molto stupiti nel vedere persone di lingua russa a casa di Zappa. Frank è andato incontro ai musicisti Tuva accogliendoli a braccia aperte e presentandoli come “i miei più cari amici”: stavolta ha effettuato registrazioni.
    La quarta volta Kaigal-ool Khovalyg ha visitato Zappa in ottobre. Era insieme a sua moglie e all’allievo di 9 anni Bady-Dorzhu che potete ascoltare in questo video.

    https://www.youtube.com/watch?v=ElwKydsd0e8

    Zappa è rimasto stupito e si è commosso di fronte alle capacità musicali di questo bambino di 9 anni che eseguiva il khoomei.
    Illuminati dalla gloria di Frank Zappa, i musicisti tuvani sono da allora diventati graditi ospiti a quasi tutti i livelli dell’Olimpo musicale. Risalgono allo stesso periodo le registrazioni congiunte di K. Ondar, K. Khovalyg e A. Kuular con l’élite della moderna avanguardia da camera Kronos Quartet.
    (The New Research Of Tuva n. 2 – 2010 – rivista russa)

    Un filmato raro amatoriale ritrae Frank Zappa nel 1993 in casa, durante un incontro privato tra amici musicisti denominato “Salad Party”(si nota il gruppo mongolo Huun-Huur-Tu).

    https://www.youtube.com/watch?v=oZKXEvNhq-Q

    All’inizio di quell’anno la famiglia Zappa fu onorata dalla visita di un trio di cantanti di gola dalla Repubblica di Tuva, nella Siberia meridionale, in tournée negli Stati Uniti. Naturalmente ne risultò una sessione di registrazione e, per finire, le voci dei tuvani spiccarono in diversi brani. Dweezil aveva installato nello studio il suo impianto di chitarra e Frank decise di farci un giro incidendo sopra al pezzo che stavamo registrando quel giorno. Per quanto ne sappiamo, quella fu l’ultima volta che suonò la chitarra.
    (note di copertina di Todd Yvega – estratto, translatedzappa.com)

    2 gennaio 1993 – Istituto di Tecnologia della California, a Pasadena. Il pubblico va in estasi, trasportato in un altro mondo dai suoni eterei dei cantanti di gola dalla sperduta terra di Tannu Tuva – quel Shangri-La siberiano una volta famoso per i suoi francobolli triangolari raccolti da un giovane Richard Feynman.
    Un uomo serio, con la barba, gli occhiali e uno sguardo determinato negli occhi venne da me dopo il concerto: “Il mio nome è Matt Groening. Frank vorrebbe incontrare i tuvani”.
    “Frank? Zappa?”
    “Zappa”.
    La sera successiva i tuvani arrivarono alla UMRK. I Chieftains e Johnny “Guitar” Watson erano già lì. Quello che seguì è stato filmato dalla BBC che stava producendo un documentario sul mito vivente, Zappa, che quella sera non solo ha incantato gli ospiti ma è anche riuscito a fare la prima registrazione in studio negli Stati Uniti dei cantanti di gola tuvani. (La composizione di Frank che ne seguì con la voce del cantante di gola tuvano Anatoli Kuular è sconvolgente!). Quella serata magica ha raggiunto il suo apice con i tuvani che suonavano “La canzone dei cammellieri” – con l’aggiunta al mix di cornamuse irlandesi e di un violino indiano da parte dei Chieftains e di L. Shankar, mentre Johnny “Guitar” Watson cantava “Riportando a casa la pecora! Riportando a casa la pecora!” e Frank strimpellava felice la sua chitarra.
    (note di copertina di Ralph Leighton, translatedzappa.com)

    In “Dio Fa” (dall’album Civilization Phase III) è evidente l’utilizzo del canto di gola Tuva.

    Captain Beefheart ha, tra le sue caratteristiche vocali, la ‘spinta’ di gola? Per me sì.