Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • Stravinsky’s influence in Frank Zappa Music: the ‘stolen’ compositional techniques (part 1)

    Stravinsky’s influence in Frank Zappa Music: the ‘stolen’ compositional techniques (part 1)

    City of Tiny Lites (Make A Jazz Noise Here. 1988)
    In-A-Gadda Stravinsky (Guitar, 1988)
    Jumbo Go Away (You Are What You Is, 1981).

    Nel 1944, Stravinsky si recò a Boston per i concerti con la Boston Symphony dove presentò il suo arrangiamento di Star Spangled Banner che un giornalista dell’Associated Press definì uno scandalo nazionale per le armonie strane e un po’ dissonanti. Pare che il pubblico rinunciò ad accompagnare la partitura. La stampa sostenne che il pubblico perplesso accolse l’inno di Stravinsky con un ‘silenzio sbalordito’. Aspettavano di sapere se Stravinsky sarebbe stato arrestato. La sua linea di basso e le voci interiori suggeriscono un accenno al peso russo della “Grande Porta di Kiev”.
    L’immagine di Igor Stravinsky in copertina non è una foto segnaletica ma una foto usata per il visto anni prima, insomma non è stato arrestato per aver profanato l’inno nazionale americano.

    Igor Stravinskij ha avuto un’influenza particolarmente importante nella musica di Frank Zappa.
    Zappa prese in prestito le tecniche compositive da Stravinsky: tra queste, l’Isomelismo, il Polimetro, la Stratificazione e la Citazione musicale.

    Citazione musicale
    Una volta Igor Stravinskij disse: “I buoni compositori prendono in prestito, i grandi compositori rubano”. Frank Zappa deve aver preso a cuore quella citazione.
    Durante tutta la sua carriera musicale, Zappa ha ‘rubato’ molte citazioni musicali a personaggi famosi, compositori e musicisti pop, riproducendo le citazioni alla lettera nella sua musica o prendendo le citazioni per trasformarle in una nuova idea musicale. Alcuni frammenti delle canzoni che ha incorporato nella sua musica includono “Bolero” di Maurice Ravel, “Purple Haze” di Jimi Hendrix, “Theme From Bonanza” e “Theme from Piano Concert No. 3” di Bela Bartòk. Il grosso delle citazioni musicali di Zappa proveniva, però, da Stravinsky.
    Esempi di prestito musicale sono Status Back Baby (Playground Psychotics, 1992) dove inserisce i primi trenta secondi di Petrushka, City of Tiny Lites (Make A Jazz Noise Here. 1988) dove inserisce Royal March da L’Histoire Du Soldat. La band esegue questo brano due volte a ritmo più veloce rispetto al pezzo originale di Stravinsky. In precedenza, nel 1968, Zappa ha usato L’Histoire Du Soldat nella canzone Soft Cell Conclusion (Absolutely Free). Un’altra canzone che contiene una citazione di Stravinsky è In-A-Gadda Stravinsky (Guitar, 1988), probabilmente un’improvvisazione sul palco dove Zappa cita effettivamente la melodia di apertura di Rite of Spring. Un ultimo esempio di citazione musicale è Fountain of Love (Cruising with Ruben & the Jets, 1968) che contiene un finale con Rite of Spring.

    Tecnica compositiva n. 1: Isomelismo
    La prima tecnica compositiva che Zappa prese in prestito da Stravinskij fu l’utilizzo dell’Isomelismo: consiste in una serie di altezze che vengono preservate (o trasposte) mentre i ritmi sono alterati. Brett Clement afferma che Zappa avrebbe potuto trarre l’idea dell’Isomelismo presente in molti dei primi balletti di Stravinskij che lui conosceva molto bene. Esempi di Isomelismo provengono dai brani Oh No (Weasels Ripped My Flesh, 1970) e Jumbo Go Away (You Are What You Is, 1981).

    (estratto da ‘Stravinsky’s influence in Frank Zappa Music: part 1 & part 2 by John Anthony – The Rondo Hatton Report vol X 21 marzo 2012 e vol XI 21 giugno 2012)

    https://www.youtube.com/watch?v=2wg39GZfd_o

  • Frank Zappa & The Mothers Of Invention – Festhalle Mustermesse (Basel, Switzerland, 1974 10 01)

    Frank Zappa & The Mothers Of Invention – Festhalle Mustermesse (Basel, Switzerland, 1974 10 01)

    FZ, Napoleon Murphy Brock, Tom Fowler, George Duke, Ruth Underwood, Chester Thompson, Mike Urso, James “Bird Legs” Youmans, Jeff Simmons (Early Show)

    Tracklist

    Tush Tush Tush
    Stink-Foot
    Inca Roads
    Cosmik Debris
    Approximate Part 1
    Approximate Part 2
    Florentine Pogen Preamble
    Florentine Pogen
    Penguin In Bondage
    T’Mershi Duween
    Dog Meat
    Building A Girl
    Tuning – Preamble
    Camarillo Brillo
    Oh No
    Son Of Orange County
    More Trouble Every Day

    Il 1° ottobre 1974 Frank Zappa si esibì in un doppio concerto insieme ai Mothers of Invention al Festival Mustermesse di Basilea, in Svizzera.

  • Frank Zappa, Orchestral Favorites: Live at Royce Hall, 9-18-1975, review

    Frank Zappa, Orchestral Favorites: Live at Royce Hall, 9-18-1975, review

    Pedro’s Dowry
    Lumpy Gravy – Extract – Improvisation
    The Adventures Of Greggery Peccary

    Dopo aver composto l’intero album “Lumpy Gravy” da solo, Zappa si è avvalso dell’assistenza di un gruppo di musicisti di formazione classica che ha soprannominato Abnuceals Emuukha Electric Symphony Orchestra.
    L’ensemble musicale era di prim’ordine, considerato la crème de la crème delle sessionier della West Coast: basta citare Victor Feldman (il maestro delle vibrazioni inglesi), Bunk Gardner con i suoi legni, il batterista John Guerin, i suonatori di corno francese Vincent DeRosa, Richard Parissi e Arthur Maebe, l’asso della colonna sonora Pete Jolly, i chitarristi Dennis Budimir e Tommy Tedesco.
    ‘Orchestral Favorites’, oggi ritenuto il primo album veramente classico di Frank Zappa, raccoglie registrazioni preziose tratte dal Live al Royce Hall (18 settembre 1975).

    Un’idea precisa di Zappa se l’è fatta chi, un anno e mezzo fa, era alla U.C.L.A., l’università statale californiana, per l’incisione dal vivo di un album mai pubblicato con l’Abnuceals Emuukha Electric Symphony Orchestra.
    Ci trovammo davanti una specie di piccolo Palazzo dello sport illuminato a giorno.
    L’orchestra sul palco era una di quelle serie. Il maestro, per quanto bizzarro, pure. Perfino Zappa era serio mentre sedeva al centro della sala di fronte a macchinari pazzeschi per la registrazione di questo suo esperimento di musica contemporanea.
    Un’ora è filata liscia così fra una cascata di suoni sconnessi con Zappa che si alternava alla direzione dell’orchestra con il maestro sempre più sudato. Il tutto, per quanto strano, risultava divertente. Alla fine Zappa, quando nessuno sapeva più che pensare e i commenti sussurrati erano cessati per lasciare il posto a una sensazione a metà fra lo stupore e la noia, ha voluto spiegare come aveva composto quella musica.
    “Il motivo per cui siamo qui lo sapete, vero? Da tempo volevo cimentarmi in un lavoro che coinvolgesse una vera orchestra. La musica che avete ascoltato finora è stata composta di getto. Niente scervellamenti a tavolino per riempire gli spartiti. Qualcun altro ha pensato man mano a trascrivere una serie d’improvvisazioni culminate nell’esibizione di questa sera. Ora eseguiremo un pezzo improvvisandolo come abbiamo fatto durante la preparazione io e l’orchestra”.
    A quel punto Zappa introdusse il pubblico alla parte più assurda e interessante di tutta la serata. Cominciò rivolgendosi prima ad un musicista poi all’altro, poi a tutti contemporaneamente. Con la voce e con i gesti chiedeva, ad esempio, al trombone, di ripetere una certa tonalità. Mentre a gesti e parole faceva capire al trombone di continuare così, si rivolgeva al violino; poi, man mano, imitando con la voce i suoni e con le mani i tempi, al clarino, batteria, arpa, trombe, oboe, viole, piano, chitarra, ecc.
    Zappa, scatenato e quasi in stato di trance, conduceva i 37 componenti dell’orchestra, fra un “poh, poh, tzih, tzih, dlen, dlang, tunf, plin, tock, peeh, zum, din, fiuù …” nell’esecuzione più sconvolgente della intera serata. La curiosità del pubblico era stata soddisfatta. Per quanto pazzo possa essere condurre un’orchestra in quel modo, Zappa lo trovava divertente, come i presenti. (Vincent Messina, Popster, settembre 1977)

    “Frank ha scritto Black Page perché, quando facevamo un concerto con un’orchestra di 40 elementi (The Abnuceal Orchestra), continuava a sentire musicisti in studio a Los Angeles parlare con timore delle prove mattutine in cui il ‘lato nero’ veniva messo davanti ai loro occhi. Ecco perché ha deciso di scrivere il suo ‘black side’”. (Terry Bozzio intervistato da Andrew Greenaway, 17 settembre 1992 – Glissando, dicembre 2007)

    A causa delle controversie legali che Zappa stava attraversando, tutta questa grande musica è stata messa da parte per oltre 40 anni. Secondo quanto ha riferito il Vaultmeister Joe Travers, quando Zappa fornì i nastri di Orchestral Favorites alla Warner Brothers come parte degli obblighi contrattuali dell’epoca, non aveva dato loro la “bobina master tone” che viene utilizzata per allineare correttamente i registratori per la riproduzione. Inizialmente, Orchestral Favorites (pubblicato nel 1979) conteneva 5 tracce: Strictly Genteel, Pedro’s Dowry, Naval Aviation in Art?, Duke of Prunes e Bogus Pomp.
    In seguito, i produttori hanno trovato la bobina del master tone con un suono decisamente migliore. I trasferimenti ad alta risoluzione dei nastri originali sono stati masterizzati per il digitale da Bob Ludwig e Bernie Grundman per l’uscita in vinile. La rimasterizzazione su CD è stata realizzata con i mix del 2019 di Craig Parker Adams creati dai master tapes originali da 2 pollici a 24 tracce.
    Il triplo disco rimasterizzato nel 2019 (UMG) include Strictly Genteel, Pedro’s Dowry, Naval Aviation in Art?, Duke of Prunes, Bogus Pomp, Revised Music for Low-Budget Symphony Orchestra, Rollo, Black Napkins, Dog / Meat, Lumpy Gravy (Extract) Improvisation, The Adventures of Greggery Peccary.

  • Frank Zappa & Orchestral Music (part 2)

    Frank Zappa & Orchestral Music (part 2)

    Envelopes – The Mothers 1970 (UMG, 2020)

    “Penso che la principale differenza tra quello che faccio io e la musica classica contemporanea sia che la maggior parte dei suoi creatori non sono “caldi” e non hanno nemmeno il senso dell’umorismo. Sebbene siano persone estremamente istruite, intellettuali, stimolanti e interessanti, la loro musica è di solito terribilmente noiosa” (Frank Zappa, Jazz Forum, settembre 1974)

    Frank Zappa “come musicista era una figura eccezionale perché apparteneva a due mondi: quello della musica pop e quello della musica classica. E non è una posizione comoda”. (Pierre Boulez)

    L’ossessione per l’orchestra perfetta seguì Zappa, con singolare successo, per tutta la vita. The Best Band You Never Heard In Your Life, registrato nel 1988, non è solo uno dei più importanti album live di Frank Zappa, ma anche la conclusione di un vecchio sogno: far suonare una band come un’orchestra.
    Zappa dirigeva in maglietta e con una sigaretta in bocca, una sorta di beffardo monito alla rigidità e alla divisione dei grandi direttori d’orchestra che ammirava.
    (Cuadernos de Jazz, settembre-ottobre 1997)

    Lumpy Gravy (1967) non è un’opera “seria” compiuta, ma un collage unitario di spezzoni varesiani, momenti stile colonna sonora dell’epoca, momenti musical, parti beat, montaggi elettronici e parlato. E’ stato ispirato da Edgar Varése, dal mondo sperimentale della musique concréte, da John Cage, dalla moda per la sperimentazione del nastro tagliato e dall’intera scena avant-garde che si è infiltrata in alcuni filoni del rock intorno al 1966/67.
    Lumpy Gravy è stato l’album in cui Zappa ha diretto una grande orchestra, il primo album da solista: presenta un paesaggio sonoro simile a quello di John Cage, registrato con un’orchestra di 50 elementi.
    Fu pubblicato per la prima volta in una forma diversa, su una cartuccia a quattro tracce, nel 1967, e poi rieditato nello stesso anno per l’uscita in vinile nel 1968.

    Orchestral Favorites è il primo disco veramente classico di Frank Zappa.
    I tour del Grand Wazoo e del Petit Wazoo (1972) danno luogo a importanti momenti orchestrali, da vera e propria big band jazzistica, con partiture curate e al contempo diverse concessioni al free.
    Nel 1982, Zappa aveva i mezzi sufficienti per assumere la London Symphony Orchestra (LSO) e Pierre Boulez gli commissionò di comporre un pezzo per l’Ensemble Intercontemporain. La LSO, orchestra autogovernata, si offrì volontaria per cogliere questa opportunità.
    L’obiettivo di Zappa era quello di ottenere il maggior numero di registrazioni possibile nei circa otto giorni disponibili.
    La LSO ha ricevuto un ampio programma di un’ora e mezza di musica, originariamente pubblicato in due volumi. Il primo del 1983 con nuove composizioni, il secondo del 1987 contenente principalmente versioni per grande orchestra di musica derivante da “200 motels” e “Orchestral Favorites”.

    Pedro’s Dowry è uno dei brani più varesiani ma, rispetto a Varèse, c’è più poliritmia, più scomposizione timbrica, ed è questo il contributo autonomo di Zappa alla musica contemporanea.
    Bogus Pomp, brano appartenente a una fase antecedente della maturazione zappiana (fine anni ’60), fa apprezzare la capacità dimostrata da Zappa di essersi saputo evolvere nel tempo anche nella musica “sinfonica” dando un personale ed originale contributo alla musica orchestrale del Novecento.
    Decisamente riuscito appare Sinister Footwear, noto balletto in tre movimenti, nella versione orchestrale, presente in un raro bootleg (Serious Music, 1983, Berkeley Symphony Orchestra).

    Zappa, affascinato e influenzato da compositori classici come Igor Stravinsky, Varese, Boulez e John Cage, oltre a far eseguire alle sue band arrangiamenti di brani di Bartok, Ravel, Tchaikovsky e Stravinsky sottolinea che scrive principalmente composizioni orchestrali sul suo Synclavier 9600, la tastiera digitale high-tech e il computer di campionamento collegato al suo studio di casa, l’Utility Muffin Research Kitchen.
    È qui che è stata concepita l’ultima gemma di Zappa di un album delle sue opere orchestrali dissonanti, stravaganti e inquietanti, The Yellow Shark.
    Eseguito in concerto dal gruppo di musica classica contemporanea europea Ensemble Modern composto da 25 membri, The Yellow Shark è una raccolta simile a una suite di nuovi arrangiamenti di brani classici di Zappa e nuovi lavori commissionati per il progetto (Pulse! agosto 1993).

    “Con il Synclavier puoi letteralmente sederti e suonare ogni parte di un’orchestra, risincronizzare, modificare e persino riorchestrare ogni parte. Mi dà la possibilità di essere non solo il compositore ma anche il direttore d’orchestra, perché posso orchestrare le dinamiche nel pezzo. Se riesci a pensare in questo modo globale, puoi davvero avere il controllo completo sulla tua composizione”.
    (Stereo Review, giugno 1987)

    https://www.youtube.com/watch?v=ett3jq5iV5M

  • Frank Zappa & Orchestral Music (part 1)

    Frank Zappa & Orchestral Music (part 1)

    Bogus Pomp (Live al Royce Hall, 1975)

    Zappa è stato il primo musicista a portare un orientamento classico nel mondo rock producendo brani che potrebbero essere considerati rhythm and blues sinfonici. Con il suo gruppo, The Mothers of Invention, nell’estate del 1967 Frank Zappa portò una teatralità brutale e spontanea sul palco rock del Garrick Theatre, molto prima che lo facesse chiunque altro.
    Uno dei maggiori contributi di Zappa alla musica contemporanea è aver introdotto la vena melodica anche negli stilemi dell’avanguardia.

    “L’orchestra è il più grande strumento musicale. Suonarlo è un’esperienza incredibile a cui niente è paragonabile, tranne forse cantare un’armonia doo-wop degli anni ’50 e sentire gli accordi uscire bene”. (Frank Zappa, Glissando, marzo 2005)

    “Un’orchestra è molto simile a un dinosauro. La testa è davvero minuscola e il corpo è davvero grande e, quando il pensiero va da lì a qui, la coda è già marcia. Questa è la cosa peggiore dello scrivere per un’orchestra” (Frank Zappa)

    Frank Zappa iniziò a scrivere musica per orchestra da adolescente, dopo essersi ‘innamorato’ di Edgar Varèse, compositore che scrisse intenzionalmente pezzi disarmonici. “Non mi interessavano Beethoven, Mozart o roba del genere, non suonavano in modo interessante. Volevo ascoltare musica strana”.
    A 20 anni Frank Zappa scrisse la prima partitura per large ensemble (Opus 5), una verbosa emulazione di certi lavori di musica per orchestra. E’ la prima musica orchestrale d’avanguardia del giovane Frank Zappa, che presentava come ‘improvvisazione libera’.
    Ha suonato musica ‘seria’ per la prima volta al Mount St. Mary’s College nel 1962. Non aveva mai scritto musica rock and roll fino all’età di 20 anni: scriveva solo musica orchestrale o da camera, che non aveva mai suonato prima del concerto al Mount St. Mary’s College. Il 19 maggio 1963 le composizioni sono state suonate dalla Pomona Valley Symphony Orchestra. Il concerto è stato registrato da Carlos Hagen, impegnato in una produzione radiofonica per la stazione FM underground in forma libera KPFK.
    Da adolescente, Zappa studiò da autodidatta le partiture per orchestra di Webern, Stravinsky e Schoenberg.
    Per lui, il conservatorio imponeva metodi di studio nemici giurati della creatività.
    Zappa dichiarò: “Quelli che oggi definiamo ‘i grandi capolavori della musica’ furono composti per soddisfare i gusti dei sovrani, della Chiesa o dei dittatori, perché erano loro che pagavano. Se un compositore non piaceva a quelle persone era finito, gli tagliavano le dita o la testa, oppure lo mandavano in esilio: non c’erano molte vie di mezzo. Oggi è la stessa cosa. Io non compongo per i re, per la Chiesa o per i governi, ma per i miei amici ed è così che vorrei che si percepisse il mio lavoro: come entertainment”. (Sonora)

    Quando ha formato i Mothers, Zappa aveva scritto molta musica per orchestra e da camera, che non riusciva a far suonare. Gli interessavano certe cose ritmiche non comuni né alla musica popolare né a quella orchestrale e voleva lavorare su quelle. “La band era l’unica cosa che mi avrebbe permesso di farlo”
    (Berkeley Barb, 27 marzo-2 aprile 1980).
    Zappa e i Mothers combinavano musica sinfonica, jazz e brani parlati del teatro dell’assurdo, trasportando il tutto su una base rock ‘n roll, attirando così la curiosità dei giovani. Zappa ha cancellato il confine tra high e pop art, il che ha rappresentato un grande gesto di emancipazione.
    Nel 1968, in una comunicazione ufficiale, Frank Zappa dichiarò che la formazione ideale dei Mothers in quanto “perfetta band di rock’n’roll” sarebbe dovuta consistere in un incrocio tra un’orchestra sinfonica, una big band jazz e un gruppo rock per un totale di 92 strumentisti tra cui, oltre a una marea di archi e fiati, “4 percussionisti che suonino 12 timpani, campane, gong, field drums, tamburi bassi, rullanti, xilofono, woodblocks, lion’s roar, marimba e vibrafono, 4 chitarre elettriche di cui una a 12 corde, un basso e una chitarra elettrica, 2 batteristi e cantanti che suonino anche il tamburello. Non sarò felice finché non avrò tutto questo”.
    (dal libro Frank Zappa Domani di Gianfranco Salvatore)

    “Ero pronta a dedicare tutta me stessa alla musica di Frank. Lui sapeva veramente quali pulsanti premere, da un punto di vista sia emozionale che musicale, sapeva come sintetizzare le personalità e il talento singolo dei suoi musicisti, il che per me è una dote davvero rara. Non era soltanto un direttore d’orchestra che se ne sta sul palco ad agitare le braccia: ci suonava come fossimo strumenti! Anch’io divenni una perfezionista perché – suppongo – dovevo esserlo. Fu la più grande esperienza della mia vita e anche la più difficile. Frank divorava musica; era l’unica cosa alla quale pensasse. Ascoltavamo la sua musica sull’autobus, durante i soundcheck la provavamo, alla sera la suonavamo e il giorno dopo la analizzavamo: tutto era musica.” (Ruth Underwood)

    https://www.youtube.com/watch?v=3M99UvwXQ1k

  • Frank Zappa & the Twentieth Century: maximum expression of ‘total music’

    Frank Zappa & the Twentieth Century: maximum expression of ‘total music’

    Dupree’s Paradise (Live Edinboro, PA – 8 maggio 1974)
    Mo’s Vacation (registrata all’UMRK, 1982) con Chad Wackerman (batteria/percussioni), David Ocker (clarinetto) e John Steinmetz (fagotto)

    Rispetto ai secoli precedenti, il Novecento è caratterizzato dalla molteplicità, varietà, pluralità musicale a livello tanto esteriore quanto interiore. Nessun secolo ha mai avuto tanti grandi nomi come il Novecento. La lista è davvero lunga, basterà citare i più grandi: Bartòk, Berg, Boulez, Busoni, Cage, Carter, Debussy, Donatoni, Dukas, Gaslini, Gershwin, Gorecki, Honegger, Ives, Kagel, Ligeti, Mahler, Malipiero, Messiaen, Nancarrow, Orff, Penderecki, Petrassi, Pousseur, Ravel, Riley, Satie, Schoenberg, Stockhausen, Strauss, Stravinsky, Takemitsu, Varèse, Webern, Xenakis. Il Novecento è il secolo dell’esplosione musicale, tra neo-classici, avanguardie, post-avanguardie, post-folclorici, autoctoni. E’ il secolo dell’abbondanza qualitativa, della varietà sonora, evoluta e complessa. Molti compositori hanno attraversato più fasi creative diverse tra loro per approccio e stile. La varietà stilistica spingeva certi autori a variare timbrica, melodia, ritmica, armonia anche di singoli brani. Ad esempio, Elliott Carter è passato dal neo-classicismo all’avanguardismo, mentre Stravinsky dopo un’iniziale fase fauve, è passato alla neo-classica e alla musica dodecafonica.
    Nel secolo del molteplice, Frank Zappa può essere definito la massima espressione del Novecento e della ‘musica totale’. La musica totale può essere intesa sia nella tendenza ad approcciare i più disparati generi musicali moderni, sia nella ricerca di una sintesi superiore tra diversi generi e radici. Compositore dichiaratamente anti-accademico, Zappa si è mosso musicalmente nei più svariati contesti. Prima ancora di iniziare ad impegnarsi in prima persona nel mondo della musica, aveva giù programmato la propria opera (Project/Object) con anni di anticipo e tanta lungimiranza. Oltretutto, l’opera di Zappa non presenta una suddivisione netta tra vari generi ma un mix avendo sempre presente i diversi approcci. Tanto che di uno stesso brano esistono diverse versioni (rock, jazz, reggae, orchestrali, ecc.).
    Ad esempio di Dupree’s Paradise troviamo versioni jazz e la versione sinfonica diretta da Boulez (1984). Moe’s ‘N Herb Vacation, brano sinfonico, introduce l’album rock Joe’s Garage. E, ancora, mentre si esibisce in Bogus Pomp, Zappa fa un’autocitazione di Who Needs The Peace Corps (brano tratto dall’album We’re Only In It For The Money). Si potrebbero fare tantissimi esempi, in questo senso. Zappa cita e autocita, utilizza il riciclo dei più diversi materiali.
    La singolarità di Zappa nel saper coniugare complessità e gradevolezza melodica si rinviene anche in Echidna’s Art (Of You) e Don’t You Ever Wash That Thing (sequel da Roxy and Elsewhere, 1974), ma soprattutto in uno dei suoi hit top: Black Page. Eseguito in svariatissime versioni, nasce come “drum solo” (si veda Zappa in New York, 1977), del quale è evidente la derivazione, almeno superficialmente, da Ionisation di Varèse. Un brano infatti che va oltre per poliritmia, per quantità di tuplets e sotto-tuplets. In un tale contesto Zappa riesce a scrivere su questo ritmo intricato una gradevolissima melodia, la cui linea viene condotta principalmente dai mallet instruments, che poi riveste in vari modi, dalla disco al Mingus style al reggae, dallo ska (o era polka?) all’”ambient”, e così via, mettendo a dura prova i suoi bravissimi fidi partners, in particolare l’ottimo Ed Mann.
    (estratto dall’articolo “Frank Zappa, musicista del molteplice” di Fabio Massimo Nicosia)

    Zappa è un lavoro duro. Genio iconoclasta e absolutely free è sicuramente uno dei protagonisti della musica del Novecento. Un eroe americano come Ives, Gershwin, Monk, Cage e qualcun altro. I suoi studi musicali dal punto di vista accademico si riducono a ben poca cosa ma, pur vivendo nella periferia americana, fin da giovane è attratto dall’intensità che sprigiona dalle pagine di Edgar Varèse, il compositore che ha definitivamente riconsiderato il timbro come parametro essenziale della composizione.
    (Marco Dalpane, pianista e compositore)

    Nel 1989, in un programma radiofonico chiamato “Castaway’s Choise”, Zappa ha nominato 10 dischi che avrebbe portato con sé su un’isola deserta. Eccoli:
    1. Octandre – Edgard Varèse
    2. The Royal March from L’Histoire du Soldat – Igor Stravinsky
    3. The Rite of Spring – Igor Stravinsky
    4. Third Piano Concerto, First Movement – Béla Bartok
    5. Stolen Moments – Oliver Nelson
    6. Three Hours Past Midnight – Johnny Guitar Watson
    7. Can I Come Over Tonight – The Velours
    8. Bagatelles for String Quartet – Anton Webern
    9. The Anton Webern Symphony, Opus 21 – Anton Webern
    10. Piano Concerto in G – Maurice Ravel
    (Monster, maggio 2002)

  • Frank Zappa & Wild Man Fischer: FZ experiments with Phonography (field recordings)

    Frank Zappa & Wild Man Fischer: FZ experiments with Phonography (field recordings)

    Wild Man Fischer and Frank Zappa al Beat Club (1970)

    Mothers of Invention and Wild Man Fischer (Live al California State College, Fullerton, 8 novembre 1968)

    Cosa potrebbe dirci l’uso di Fischer da parte di Zappa riguardo al suo Progetto/Oggetto?
    Fischer era un pazzo, questa è la cosa più importante da ricordare. Non era una recita. Quando, alla fine degli anni ’60, Zappa cercava band e artisti per riempire i dischi dei Bizarre roster, lo schizofrenico Fischer – che aveva trascorso la sua vita dentro e fuori dagli istituti psichiatrici e cantava a chiunque volesse ascoltare nella zona di Hollywood – venne scelto.
    Fischer possedeva una finezza musicale riconoscibile. Semplicemente urlava a squarciagola raccontando la sua vita tribolata o qualunque cosa gli passasse per la testa. Zappa ha prodotto un album che era in parte collage di suoni, in parte parlato diretto, canzoni pop o canzonette stupide. Zappa era sempre più interessato alle cosiddette “field recordings” (registrazioni sul campo): era questo il suo piano per Trout Mask Replica (ad esempio, la registrazione nel cespuglio dell’imbarazzante conversazione di Beefheart con due adolescenti terrorizzati).
    An Evening with Wild Man Fischer fu, a quel tempo, il tentativo migliore di Zappa di modellare un album partendo da registrazioni sul campo. Le canzoni sembrano brevi intermezzi, mentre gran parte dell’album è occupato dalle registrazioni dei monologhi di Fischer per strada e in studio.
    Collego questa idea delle registrazioni sul campo (termine usato in antropologia) al concetto di fonografia.
    Phonography era il titolo del primo vero album di R. Stevie Moore (Zappa era un fan del discordante rock aborigeno dei The Shaggs), uscito nel 1977, registrato in casa su reel al registratore a bobina, il nastro consumato dalle continue sovraincisioni delle chitarre. Di Moore usò il termine per caratterizzare il suo marchio di pop anglofilo eccentrico e a bassa tecnologia: il termine è stato utilizzato da altri per descrivere un interesse per la registrazione del suono piuttosto che per la creazione o riproduzione. Isaac Sterling offre la seguente definizione: la fonografia (letteralmente, “scrittura del suono”) si riferisce alla registrazione sul campo.
    Ciò comporta la cattura di qualsiasi evento possa essere riprodotto e rappresentato come suono. Gli eventi uditivi vengono selezionati, inquadrati per durata e metodo di acquisizione e presentati in un formato e un contesto particolari, che distinguono una registrazione dall’evento originale durante cui venne catturato. Sotto questo aspetto la fonografia è analoga a qualsiasi altra forma di registrazione. Si distingue dalla registrazione in generale solo nella misura in cui la cattura del suono è privilegiato rispetto alla sua produzione. Questo pregiudizio riflette un tentativo di scoprire piuttosto che inventare.
    “Scoprire piuttosto che inventare” potrebbe essere il motto di John e Alan Lomax, i musicologi che hanno documentato la musica tradizionale del sud americano e la musica folk di gran parte del resto del mondo, trascinandosi dietro un ingombrante registratore fonografico nel bagagliaio di una berlina Ford.
    E’ interessante l’uso fonografico di Fischer da parte di Zappa perché tenta di collocare una sorta di innocenza all’interno di una realtà brulicante, carnevalesca ma, soprattutto, cinica.
    La prima traccia “Merry Go Round” è una semplice canzone infantile accompagnata da percussioni giocattolo:
    sembra che appartenga alla stanza dei brani musicali a orologeria di Piper dei Pink Floyd.
    Uno dei brani caratteristici di Fischer, “The Wild Man Fischer Story”, racconta la triste storia della sua vita in stile cartone animato, inclusa una voce da donna ebrea molto nervosa che rappresenta sua madre.
    “The Circle”, considerato “il primo successo psichedelico di Larry”, è stato pubblicato come singolo ed è fondamentalmente una jam libera con Fischer che spinge al limite la sua folle interpretazione.

    In “Larry Under Pressure”, Fischer si rivolge a Frank dicendo: “Nonostante fossi felice nel ’61 e nel ’62, sono stato rinchiuso in istituti psichiatrici uno dopo l’altro – sono cresciuto con il fatto che ero pazzo, dormendo con vecchi che pisciavano e cagavano sul pavimento… Sei pronto per questo? Sto cercando di tornare dov’ero nel ’61 e nel ’62, se posso”.

    An Evening with Wild Man Fischer è sincerità e provocazione. Con questo album, Zappa ha messo in mostra non solo l’imprevedibilità e l’energia di cui aveva bisogno dai suoi compagni, ma anche il suo interesse per la fonografia e per insolite giustapposizioni create attraverso la sovraincisione.

    (estratto dall’articolo ‘Larry taught me to go Merry-go-Round: Wild Man Fischer and Phonography di John A Riley, The Rondo Hatton Report vol IX, 21 dicembre 2011)

  • Frank Zappa, Stairway to Heaven – Bolero: something about the cover and Ravel

    Frank Zappa, Stairway to Heaven – Bolero: something about the cover and Ravel

    Stairway to Heaven & Bolero (singles/EPs/Fan Club/Promo, 1991, registrati il 18 aprile 1988 e 3 maggio 1988)

    Frank Zappa – lead guitar, computer-synth, vocal
    Ike Willis – rhythm guitar, synth, vocal
    Mike Keneally – rhythm guitar, synth, vocal
    Bobby Martin – keyboards, vocal
    Ed Mann – vibes, marimba, electronic percussion
    Walt Fowler – trumpet, flugel horn, synth
    Bruce Fowler – trombone
    Paul Carman – alto sax, soprano sax, baritone sax
    Albert Wing – tenor saxophone
    Kurt McGettrick – baritone sax, bass sax, contrabass clarinet
    Scott Thunes – electric bass, Mini-moog
    Chad Wackerman – drums, electronic percussion

    Adoro l’album di cover “Stairway to Heaven/Bolero” ed apprezzo allo stesso modo le due copertine (fronte e retro), i tanti significati e la forte ironia. Bethlehem Steel, la foto di copertina di Clarence Snyder, prende il nome dalla costruzione navale ormai affondata delle acciaierie della Pennsylvania. Raffigura scalinate metalliche, spopolate e stagliate contro lo spazio vuoto del cielo, che salgono verso il cielo ma che, all’improvviso, si fermano bruscamente. Le numerose scalinate appaiono abbandonate e incomplete, simboleggiano la stupidità condannata a tentare questa ricerca indossando pantaloni sbagliati (o il grembiule sbagliato). La giustapposizione di queste strutture con il titolo del disco implica ulteriori livelli di illusione umana, primo fra tutti, forse, il tentativo inutile di impegnarsi per ciò che è eternamente fuori portata.
    Il nome di Zappa, che fa da ponte tra queste inutili scale, completa il tutto: il costrutto di lettere articolate, un rosa più scuro rivettato su un rosa più chiaro riecheggiano questo fondamento terreno. La loro forma complessiva, tozza e rettangolare, non tende verso l’alto o verso l’esterno, ma si connette con il paesaggio. Le strutture a zigzag di queste scale reggono come un doodle. Le ripetute suggestioni delle forme delle lettere che compongono “FRANK ZAPPA”, la loro portata non è solo oltre, ma anche all’indietro e all’interno – dentro Zappa stesso e la sua storia musicale.
    La struttura della copertina è parallela al rapporto di Zappa con la sua musica: non fluttua completamente al di fuori della cornice della sua creazione, né può essere confinata dal suo contenuto ma, piuttosto, qui/fuori adesso, è presente in entrambi contemporaneamente. Con il paradiso sopra e (questo sconcertante) mondo sotto.
    I nomi di Zappa e Ravel sono stati abbreviati ciascuno in una singola lettera e nelle 5 lettere dei rispettivi cognomi in equilibrio. I loro sguardi congiunti convergono, ciascuno guardando direttamente: Ravel freddamente, Zappa in modo un po’ interrogativo, rivolto allo spettatore. Ognuno porta con sé un oggetto di soccorso: Ravel, una sigaretta, Zappa, il libro di John Godwin, This Baffling World. Il fascino di questo particolare libro risiede in parte nel titolo e nel sottotitolo – un resoconto documentato delle più grandi perplessità di tutti i tempi: fenomeni naturali inspiegabili, avvenimenti storici che ancora confondono e persone dai talenti straordinari che sfidano la comprensione. Quello è solo il cognome dell’autore, quindi guarda caso “Godwin” illustra fortuitamente la massima di Zappa secondo cui a volte puoi essere sorpreso dal fatto che l’universo funzioni, che tu lo capisca o no.
    Ma torniamo alla simmetria: quello che mi colpisce di più è che Ravel sfoggia una configurazione aggiunta di peli del viso che corrispondono allo stile del marchio di fabbrica di Zappa (e in seguito del marchio registrato). In questo sono felice di essere corretto, ma tutte le immagini di Ravel che ho potuto portare alla luce lo mostrano per lo più ben rasato; negli anni della gioventù, i suoi peli sul viso particolarmente floridi sono abbastanza diversi da quelli qui raffigurati.
    Così, proprio come il nome di Zappa è stato alterato dalla sua vicinanza alle scalinate del Bethlehem Steel, così Ravel ha subito ulteriori modifiche (la simpatica risonanza con Zappa). Il 2° pezzo della composizione in 5 parti di Ravel per pianoforte Miroirs (1905), Oiseaux tristes, doveva apparentemente ricordare una passeggiata in una foresta in una soffocante giornata estiva. Forse, nella foresta echeggiava non solo il canto degli uccelli, ma anche la risata. Ravel e Zappa lasciarono “l’edificio” a dicembre.

    (estratto dall’articolo “Lingua Franka (Part V): Who Was That Masked Man?” by Arjun von Caemmerer, The Rondo Hatton Report vol IX, 21 dicembre 2011)

    P.S.: In una foto, potete notare Ravel con baffi e barba. In un’altra immagine, Ravel è a fianco di Stravinsky.

  • Frank Zappa Movies: soundtracks & direction (Part 2)

    Frank Zappa Movies: soundtracks & direction (Part 2)

    Roxy the Movie, The Dub Room Special, Does Humour Belong in Music?, Video from Hell, Fly (colonna sonora mai pubblicata)

    Il film musicale Roxy the Movie (2015) riproduce una selezione dei brani suonati da Zappa e la sua band tra l’8 e il 10 dicembre 1973 al Roxy Theatre di Los Angeles. E’ una fedele rappresentazione del tipico concerto-evento di Zappa: si passa dalla parodia della musica mainstream e commerciale a incursioni nel jazz, dalla sperimentazione elettronica al coinvolgimento del pubblico in alcuni divertenti siparietti sul palco. Il tutto inframezzato da improvvisazioni e assoli dei vari strumentisti, incluso Zappa.

    “The Dub Room Special”, video prodotto da Frank Zappa nell’ottobre 1982, combina filmati di una performance agli studi KCET di Los Angeles (27 agosto 1974), un concerto eseguito al Palladium, NYC (31 ottobre 1981), alcuni segmenti di animazione in argilla di Bruce Bickford e interviste. Il filmato del 1974 è stato originariamente concepito come parte dello speciale televisivo A Token of His Extreme. Il tutto è stato interamente montato nella “Dub Room” del Compact Video, struttura di post-produzione a Burbank, in California.
    Il video è stato ristampato in DVD nel 2005 con interviste tagliate. Nel 2007 è stata pubblicata una colonna sonora con lo stesso titolo. Nel 2013 il video originale del 1974 “A Token Of His Extreme” è stato pubblicato su DVD.

    “Does Humour Belong in Music?” (1985) è un video del concerto di Zappa al The Pier di New York City che ha avuto luogo il 26 agosto 1984: include alcuni segmenti di interviste. È stato pubblicato in VHS dalla MPI Home Video nel 1985 e ristampato in DVD nel 2003 dalla EMI.

    https://www.youtube.com/watch?v=X7W-jdyWO7E

    “Video from Hell” (1987) è una raccolta di brani musicali e video provenienti da una serie di progetti che Zappa probabilmente pensava di completare e pubblicare per l’home video, ma il progetto alla fine non fu ultimato. Molti pezzi di questo video erano apparsi in uno special intitolato “You Are What You Watch”. Il video musicale della canzone “G-Spot Tornado” presenta filmati a colori in 8 mm che Zappa ha girato ad una fiera nei primi anni ’60, mentre il video musicale di “Night School” contiene filmati tratti dal lungometraggio 200 Motels. Video from Hell contiene anche il video musicale di “You Are What You Is” bandito da MTV.
    Il titolo, molto simile all’album strumentale Jazz from Hell (1986), è descritto da Zappa come un riferimento politico: “Le cose in America possono venire dall’inferno. In questo momento abbiamo un presidente dall’inferno (Reagan) e un Consiglio di sicurezza nazionale dall’inferno, quindi dovremmo aggiungere anche Jazz from Hell”.

    https://www.youtube.com/watch?v=jQyM3vqCgcw

    Cheepnis è un brano di Frank Zappa che rende omaggio ai film di mostri a basso budget. “I love monster movies” dichiara Zappa nel live Roxy & Elsewhere (1974), nel momento in cui presenta per la prima volta Cheepnis rivelando il suo amore per il film It Conquered The World (1956) e per i film horror in generale specificando che “l’economicità, nei film di mostri, non ha nulla a che vedere con il budget anche se aiuta”. Il testo della canzone descrive il mostro Frunobulax, un enorme barboncino ispirato dal suo cane pastore Fruney. Il barboncino è un tema ricorrente nei brani di Zappa, un esempio di continuità concettuale. Cheepnis faceva parte del musical inedito “Hunchentoot” che Zappa scrisse nel 1972.

    Nel 2018, Alex Winter ha svelato i file mai pubblicati e sconosciuti di “Fly”, una colonna sonora realizzata su Synclavier. Frank Zappa amava il film “The Fly” con Vincent Price realizzato negli anni ’50, oltre ai film di mostri in genere di quel periodo. Fa riferimento a quel film su JABFLA, durante Billy the Mountain.

    https://www.youtube.com/watch?v=DBjDERuqs-Y

  • Frank Zappa Movies: soundtracks & direction (Part 1)

    Frank Zappa Movies: soundtracks & direction (Part 1)

    200 Motels, The True Story of Frank Zappa’s 200 Motels, Baby Snakes, Uncle Meat, The Amazing Mr. Bickford, The World’s Greatest Sinner

    “200 Motels” (1971), film musicale surrealista, è stato scritto e diretto da Frank Zappa e Tony Palmer con musiche di Zappa. E’ stato il primo lungometraggio in videocassetta, trasferito su pellicola da 35 mm con una stampante per pellicole Technicolor utilizzata dalla BBC (un processo che ha consentito nuovi effetti visivi). Costato 679.000 dollari, presenta una combinazione di brani rock e jazz, musica orchestrale e dialoghi comici. La colonna sonora si basa ampiamente sulla musica orchestrale.
    Il film tenta di ritrarre la follia della vita on the road del musicista rock: consiste in una serie di vignette sconnesse intervallate da filmati di concerti dei Mothers of Invention.

    https://www.youtube.com/watch?v=_-vhuHZjM6k&t=1s

    “The True Story of Frank Zappa’s 200 Motels” è un film documentario pubblicato nel 1988 da Frank Zappa, che descrive in dettaglio la realizzazione del film “200 Motel” del 1971. È stato pubblicato direttamente in video.

    https://www.youtube.com/watch?v=fPeMh1s9TIk&rco=1

    “Baby Snakes” (1979) è un film che include filmati del concerto di Halloween di Frank Zappa del 1977 al Palladium Theatre di New York, buffonate nel backstage della troupe e animazioni in stop motion in argilla del pluripremiato animatore Bruce Bickford. Il film venne presentato in anteprima il giorno del 39esimo compleanno di Zappa, il 21 dicembre 1979, al Victoria Theatre di Manhattan. Il film è uscito per la prima volta su videocassetta nel 1983 in due versioni: edizione completa e versione modificata di 90 minuti. In seguito, Baby Snakes è stato pubblicato in DVD il 9 dicembre 2003 da Eagle Vision United States nella sua forma completamente inedita.

    “Uncle Meat”, film del 1987 scritto e diretto da Frank Zappa, fu concepito nel 1968 come veicolo per The Mothers of Invention, ma rimase incompiuto fino a 20 anni dopo l’inizio della produzione. Le riprese del concerto della Festival Hall di Londra si alternano ad una narrazione immaginaria che combina elementi di fantascienza e storie ‘on the road’ ispirate alle scappatelle sessuali della band. La seconda trama funge da critica all’industria musicale: in forma di thriller politico, descrive gli sforzi di un musicista per ottenere il successo commerciale. Il film utilizza filmati del 1968, 1970 e 1982, registrazioni in studio e live di diversi concerti che hanno permesso a Zappa di completare il film mostrando la validità della sua musica nel corso del tempo.

    https://www.youtube.com/watch?v=BeeTrv41ATo&t=442s

    Chiunque abbia familiarità con la musica di Frank Zappa e con l’animatore di argilla Bruce Bickford non dovrebbe sorprendersi per la visione di “The Amazing Mr. Bickford”, film oscuro, inquietante e allucinatorio, pubblicato nel 1987 da Frank Zappa. Contiene brani orchestrali di Zappa abbinati alle animazioni di Bruce Bickford. Questo filmato, che non è mai stato disponibile su DVD, è una corsa selvaggia e strana di forme in continua trasformazione, figure umane, volti distorti e ambienti surreali. Il presser di questo film l’ha giustamente descritto come una fusione di “Peter Pan, Ray Harryhausen e The Wild Bunch”…

    https://www.youtube.com/watch?v=H2ib-IHejVM&t=358s

    The World’s Greatest Sinner, film drammatico americano del 1962, è stato scritto, diretto, prodotto e interpretato da Timothy Carey. La colonna sonora è di Frank Zappa.
    Per ulteriori dettagli clicca qui
    https://www.youtube.com/watch?v=bliE5b-MbBQ