Frank Zappa's mustache - Music is the Best

Esplorando Frank Zappa uomo, compositore, musicista, filosofo e genio della musica 

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  • Frank Zappa, Roxy Performances: the legendary event on Sunset Strip in LA, review

    Frank Zappa, Roxy Performances: the legendary event on Sunset Strip in LA, review

    Montana, Dupree’s Paradise, Dickie’s Such An Asshole, Don’t eat the yellow snow

    Le performance al Roxy Theatre al Sunset Strip di Los Angeles sono tra i migliori spettacoli live mai eseguiti da Zappa e dai Mothers. Quando si esibirono, nel 1973, tra canzoni vecchie e nuove, il Roxy Theatre era stato aperto da poco.
    Parte delle serate sono state rese disponibili negli album Roxy & Elsewhere (1974) e Roxy by Proxy (2014) – senza contare Roxy: The Movie (2015) – prima che lo storico evento al Roxy venisse raccolto e editato nel cofanetto da 7 CD The Roxy Performances corredato da un booklet di 48 pagine ricco di foto e note di copertina del Vaultmeister Joe Travers, resoconti della scrittrice australiana Jen Jewel Brown ed un saggio del cantante/chitarrista americano Dave Alvin.
    Nel 2016, sono state mixate dal Craig Parker Adams 8 ore di musica da nuovi nastri in alta definizione trasferiti dai multi-traccia originali.

    “E’ una delle mie formazioni FZ preferite in assoluto. Questo cofanetto contiene alcune delle migliori serate musicali che Los Angeles abbia mai visto in un locale storico” (Ahmet Zappa, co-produttore del progetto The Roxy Performances).
    Il 9 e 10 dicembre 1973, Zappa e i suoi collaboratori presentarono un lungo spettacolo teatrale in 4 show dopo aver provato (il giorno prima, l’8 dicembre) le riprese del film/soundcheck. The Roxy Performances rivela gli spettacoli anticipati e tardivi delle serate fornendo anche un interessante backstage a porte chiuse. Si tratta di una sessione di registrazione privata (solo su invito) ai Bolic Studios di Ike Turner per registrare gli overdub destinati all’album Roxy & Elsewhere filmando l’intera session. In più, contiene un brano inedito, That Arrogant Dick Nixon.

    I 5 spettacoli presentano canzoni dal 1969 al 1973, con molti brani selezionati da Uncle Meat, Hot Rats, Waka/Jawaka e Over-Nite Sensation . Tra le tante chicche live, troviamo brani come Village Of The Sun, Pygmy Twylyte, Cheepnis, I’m the Slime, Penguin In Bondage, Dickie’s Such an Asshole, Inca Roads, Be-Bop Tango, King Kong, Chunga’s Revenge, Son of Mr. Green Genes.
    Le esibizioni, impeccabili e ricche di brividi improvvisativi, sono improntate su una musica più jazz che rock.
    Ad affiancare Zappa, troviamo George Duke (tastiere), Tom Fowler (basso), il fratello Bruce Fowler (trombone), Don Preston (sintetizzatori), Ruth Underwood (percussioni), Ralph Humprey e Chester Thompson (batteria).
    Nel 1973, il Los Angeles Times elogiò le performance dei Mothers, mentre il Los Angeles Herald Examiner definì Zappa “il John Cage della controcultura”.
    A giudicare dalle immagini, Frank Zappa e la sua band trasudano gioia, entusiasmo, euforia nel vivere questa esperienza.
    Per il concerto al Roxy, Kerry McNabb fu incaricato di registrare su una console a 16 tracce presa in affitto.

    Potremo mai vedere parte del film girato al Roxy nel ’73?
    “No, a meno che io non diventi molto, molto ricco ed abbia un sacco di tempo libero. Tutto il film è stato trasferito al video, ma nessun audio è stato sincronizzato. Prima di poterlo modificare, tutto deve essere sincronizzato: questo è un processo piuttosto lungo e costoso. L’editing video costa un sacco di soldi e non ho nessuna di quell’attrezzatura a casa, quindi devo sempre fare affidamento sullo studio di qualcun altro che costa dai 600 ai 700 dollari l’ora” rispose Zappa a Society Pages (intervista pubblicata nel numero 7 – settembre 1991)

    “I negativi del film furono trasferiti dallo stesso Frank Zappa negli anni Ottanta utilizzando la tecnologia all’epoca disponibile. Quello che vogliamo fare adesso è tornare indietro ai negativi originali e ritrasferirli in alta definizione per poi creare un missaggio audio 5.1 dai nastri master. Una volta fatto ciò, bisognerà poi passare al montaggio. Mettere insieme il programma, le varie inquadrature, cosa mostrare e da quale angolazione, e se includere materiale video da uno solo o da tutti e tre gli show. Si tratta di roba grandiosa, ma il processo di produzione costerà un sacco di soldi e prenderà parecchio tempo” (Joe Travers).

    La chitarra usata da Zappa nei concerti al Roxy Theatre è stata ribattezzata Roxy SG: la chitarra replica dello strumento di Zappa è stata prodotta da Gibson in edizione limitata a soli 400 esemplari.

  • Frank Zappa, King Kong: meaning, review, 4 Live versions

    Frank Zappa, King Kong: meaning, review, 4 Live versions

    Live Stoccolma 1967, Live Essen 1968, Live Parigi 1970 (con Jean-Luc Ponty), Live 1988 (Make a Jazz Noise Here)

    Frank Zappa compose il brano strumentale King Kong nel 1967 ispirato al film omonimo di successo del 1933, il classico film di mostri americano diretto da Merican C. Cooper ed Ernest Schoedsack.
    Inizialmente, questa composizione strumentale fu pubblicata nel 1969 (album Uncle Meat) con The Mothers of Invention.
    Nel 1971, l’incendio al Casino de Montreux (Ginevra, Svizzera) divampò proprio nel bel mezzo dell’assolo al sintetizzatore di Don Preston in King Kong.

    “Vorremmo suonare per voi la leggenda di King Kong. E’ la storia di un grosso gorilla elettrico confinato in un’isola da qualche parte in mezzo all’oceano, che conduce un’esistenza felice mangiando banane, finché un giorno un gruppo di imprenditori americani decidono di imbarcarsi e di catturarlo. Lo portano negli Stati Uniti, lo espongono facendo un sacco di soldi e poi lo uccidono… Il gong, simbolo di tutto quello che vive nella giungla e odora di gorilla. Ritmi della giungla, osceni e palpitanti. Emozioni piccanti e sudate tra flora e fauna esotiche” (Frank Zappa, Live Vancouver, 1968).

    Esistono numerose versioni di King Kong, tra cui quelle di Lumpy Gravy (1967, Hollywood), Season to be Jelly (1967, Stoccolma), Uncle Meat (in studio, live al Miami Pop Festival), Electric Aunt Jemima (1968, Essen), Live a Londra del 1968 e Live a Parigi del 1970, Man in Nirvana (1968, Fullerton), Live a Montreux (1971), You Can’t Do That on Stage Anymore, Vol. 3 (1971+1982), Make a Jazz Noise Here (1988), Hammersmith Odeon, versione Roxy Performances, Baby Snake (AAAFNRAA 2012).

    Qui trovate 7 ore di live

    https://www.youtube.com/watch?v=OgY-TIect-g

    “King Kong: Jean-Luc Ponty Plays the Music of Frank Zappa” è un album del 1970 realizzato dal violinista jazz francese Jean-Luc Ponty in tandem con Zappa, autore e arrangiatore di tutti i brani tranne How Would You Like to Have a Head Like That (composto dallo stesso Ponty). Prima di questo album, il violinista aveva già collaborato con Zappa per l’album Hot Rats pubblicato nel 1969. Le registrazioni di Hot Rats rappresentarono sviluppi significativi nella carriera sia di Zappa sia di Ponty. Zappa è stato uno dei pochi musicisti rock a catturare la complessità (non solo la sensazione) del jazz, mentre per Ponty King Kong segnò la prima volta in cui registrò come leader in un ambiente orientato alla fusion.

    Il brano sperimentale e avanguardista King Kong è stato riarrangiato ed eseguito in vari contesti durante la carriera di Zappa. Spesso, ha funzionato da piattaforma per l’improvvisazione mettendo in mostra la maestria strumentale della sua band.
    Raccontando la leggendaria storia del gigantesco gorilla Kong, forse Zappa aveva intenzione di raccontare la storia di qualcuno che, pur avendo una forza o un potenziale immenso, fa fatica a trovare il suo posto nella società.
    Nella registrazione dal vivo di Make a Jazz Noise Here, i testi frammentati e disconnessi suggeriscono un commento politico e sociale tipico di Zappa. La storia immaginaria ambientata a Cleveland è legata al periodo del Devoniano superiore, un pesce creativo e talentuoso che venne attaccato da squali fanatici religiosi. Va da sé che questa storia funge da metafora: evidenzia la natura distruttiva delle ideologie fanatiche e divisive che minacciano di distruggere la creatività e la vita stessa.
    Il dialogo tra il senatore Hawkins ed i suoi interlocutori suggerisce un clima caotico e conflittuale. Le due frasi “Bruciate l’edificio! State andando all’inferno” potrebbe rappresentare il desiderio di sradicare o distruggere qualcosa da parte di istituzioni politiche o sociali corrotte. I riferimenti ripetuti a bidet, fellatio, sodomie sfidano tabù e desideri repressi o disapprovati dalla società, i limiti della censura e della conformità. Termini come sport shirt e couchon (maiale in francese) suggeriscono una critica al consumismo e alla gola, alla cultura capitalista che promuove materialismo ed eccesso.

    King Kong è un 3/8 che si presta a diversi trattamenti, terreno ideale di estese dilatazioni improvvisative all’interno delle quali può avvenire di tutto. In un certo senso, il brano ha rappresentato per Zappa – che lo terrà in scaletta per lunghi periodi (anche solo come citazione) fino al tour del 1988 – ciò che My Favourite Things fu per John Coltrane. (Roberto Valentino, Musica Jazz, dicembre 2020)

    “King Kong è un brano semplice con accompagnamento in re minore. In effetti, direi che l’80% dei brani che abbiamo con degli assoli sono nella stessa tonalità. Adoro gli accompagnamenti in re minore con un preaccordo maggiore. Ti dà un bell’effetto modale”.
    (Frank Zappa, International Times, febbraio 1971)

  • Frank Zappa & Electronic Music: FZ’s pioneering work

    Frank Zappa & Electronic Music: FZ’s pioneering work

    The Return of the Son of Monster Magnet (Freak Out, 1966)
    Jazz From Hell (brano dell’omonimo album, 1986)
    N-Lite (Civilization Phase III, 1991)

    Anche nella musica elettronica, Frank Zappa è stato in grado di indicare nuove strade da percorrere.
    In fondo, ha sempre inserito nei suoi lavori ‘momenti’ di elettronica. E’ sufficiente citare The Return Of The Son Of The Monster Magnet (dall’album Freak Out), brano di musica concreta che l’autore avrebbe voluto completare con ulteriori sovraincisioni ma che è rimasto incompiuto.
    L’elettronica era già presente nel suo concerto del 19 maggio 1963: le composizioni di Zappa (Opus 5 for Piano) sono state suonate dalla Pomona Valley Symphony Orchestra. Queste opere aleatorie richiedevano un po’ di improvvisazione, un pezzo per orchestra e musica elettronica registrata con immagini di accompagnamento.

    https://www.youtube.com/watch?v=TzBpJBv3T34

    In particolare, nell’album We’re Only In It For The Money, ci sono brani di musica elettronica come Nasal Retentive Calliope Music e The Crome Plated Megaphone Of Destiny.

    https://www.youtube.com/watch?v=GCYKXknGlLU

    Ma ce ne sono anche altrove con nastri accelerati e altri trucchi noti post-darmstadtiani. Tuttavia, Zappa si è dedicato sistematicamente all’elettronica solo quando ha iniziato ad usare il Synclavier, nuovo strumento di computer music con cui ha dato vita a brani umanamente ineseguibili sfogando le proprie pulsioni naturali ritmico-timbriche. Non rinuncia al sistema temperato, ma lo porta alle estreme conseguenze.
    Zappa inizia a sperimentare il Synclavier in Zappa Meets The Mothers Of Prevention (1985) con brani che hanno un carattere “pop” ma con poliritmi potenziati, oltre ogni possibilità umana, accelerazioni frenetiche e percussioni sintetiche incalzanti. Nel brano Porn Wars, Zappa elabora con il sintetizzatore voci tratte dalla sua audizione alla Commissione del Congresso sulla questione dei suoi testi “pornografici” allineandosi al filone della cosiddetta musica concreta e concludendo con un grintoso assolo rock di chitarra elettrica. Ancora più interessanti sono due brani al Synclavier di Jazz From Hell (1986): While You Were Art II e il brano (post-jazz elettronico) che dà il titolo all’album.

    Il progetto più impegnativo di Zappa al Synclavier resta, però, Civilization Phase III (1991): nel secondo disco, i brani di questo album ricordano Toru Takemitsu, che Zappa ha esplicitamente dichiarato di ammirare, a cui aggiunge la poliritmia e la percussività, immancabili nelle corde zappiane. In questo album, spiccano Navanax, Buffalo Voice e il pezzo forte N-Lite. Di Buffalo Voice esiste una versione più lunga pubblicata nell’album postumo Feeding The Monkies At Ma Maison, totalmente realizzato al Synclavier e dedicato ai maestri Elliott Carter e Pierre Boulez. Un brano “sospeso”, etereo, ipnotico, dai timbri cristallini e dalle accelerazioni poliritmiche discrete alternate a momenti di stasi. Qui l’influenza di Takemitsu diventa più marcata e l’effetto è ‘psichedelico’. N-Lite non è un semplice brano: è un poema sinfonico o un balletto: la seconda parte è carica di una tale quantità di timbri che – come dice qualcuno – nella storia della musica non esiste nulla di simile. E’ un enorme calderone di suoni ed effetti: potrebbe apparire come aleatorio e caotico ma Zappa non lascia nulla al caso. N-Lite fa parte delle opere più importanti dello Zappa “serio” e si pone come capofila della computer music contemporanea.

    Un altro brano da non perdere, sempre al Synclavier, è Grand Wazoo (da non confondere con il disco omonimo). E’ stato pubblicato nell’album postumo Lost Episodes: raffinato, ricercato nelle nuance timbriche, rivela un gusto sofisticato di Zappa che non tutti conoscono.
    La musica ‘seria’ di Zappa include monologhi e dialoghi che rappresentano veri e propri recitativi moderni nell’ambito della ‘musica concreta’, basata su suoni e rumori naturali. Nei lavori di John Cage il ‘parlato’ faceva parte del suo apparato musicale tanto quanto il silenzio. Da questo punto di vista, Zappa non ha inventato nulla, l’ha solo sviluppato e personalizzato con nuove implicazioni.
    Esiste una versione al Synclavier della colonna sonora del documentario Outrage At Valdez, brano eseguito in versione molto più breve dall’Ensemble Modern in The Yellow Shark.

    https://www.youtube.com/watch?v=I8_wz-UmMec

    Pensiero di Zappa su Edgar Varèse
    “È un grande errore associare Edgar Varèse ai compositori elettronici perché non c’è un compositore elettronico in giro oggi che possa baciargli le scarpe. Riuscì ad ottenere nuovi suoni da strumenti normali. Sognava suoni che erano disegni e forme e che nessuno aveva mai sognato prima; suoni che potrebbero essere facilmente eseguiti oggi con apparecchiature elettroniche. Ha trovato un modo per ottenere quei suoni con un’orchestra e questo è fare qualcosa di significativo”.
    (Frank Zappa, The Valley News, 30 dicembre 1977)

  • Frank Zappa & guitar solos: evolution in rock from the late 60s to the 80s

    Frank Zappa & guitar solos: evolution in rock from the late 60s to the 80s

    Nine Types Of Industrial Pollution (1972, chitarra acustica)
    Black Napkins – Zoot Allures (Live 1979, Baby Snake)
    After Dinner Smoker (Live al Palasport di Genova, 1988)

    Dopo il 1974 la musica di Frank Zappa si fa più dura, aggressiva, elettrica. La band abbandona i fiati, il jazz e il funk di Overnite Sensation per ridursi ad un organico molto ristretto di chitarra, basso, batteria e tastiera. Un disco ‘minore’ di questo periodo è Zoot Allures insieme a tanti live dal vivo in bootleg o album postumi.
    Siamo nel 1975-1976. Con Zoot Allures Zappa sperimenta un nuovo modo di approcciarsi all’assolo di chitarra, più articolato e “compositivo”; i tuplet cominciano a farsi frequenti anche nell’improvvisazione fino a sfociare nel triplo album Shut Up And Play Your Guitar, che raccoglie assoli dal ‘76 al ‘79.

    Negli anni 1967-68, la chitarra di Zappa non è distorta, ha spesso un andamento da saltarello-tarantella enfatizzato dall’ossessivo drumming di Jimmy Carl Black, con la sua iterazione ipnotica, probabilmente voluta. Fa eccezione Nine Types of Industrial Pollution (dell’album Uncle Meat) che resta un unicum creativo nella storia della chitarra rock.
    Negli anni 1970-1972, il solismo zappiano si fa più swing e più elaborato, pur mantenendo sempre le tracce da tarantella.

    Nel 1973-1974 la chitarra di Zappa diventa sempre più blues calando di tono. Ha bisogno di concentrarsi sulla chitarra, così licenzia gran parte dei collaboratori (anche per ragioni di carattere economico). I brani della svolta sono Zoot Allures, Black Napkins e The Torture Never Stops, che dal vivo vengono eseguiti in mille versioni, sempre più evolute. Le influenze si ampliano, la musica diviene più marcatamente modale, si fanno strada le scale a toni interi. La sua musica è ispirata all’etnico, al greco-cretese, soprattutto ai raga di Ravi Shankar. Un’evoluzione dimostrata in Shut up.
    Ad un certo punto, lo stile chitarristico di Zappa riceve un impulso dall’attento ascolto di Phil Miller in certe performance, soprattutto dal vivo, degli Hatfield and the North (1974). Il capitolo mai aperto, soprattutto per carenze culturali del giornalismo musicale, è quello del rapporto tra Zappa e il prog inglese, secondo le dichiarazioni di amore dello stesso Zappa nei confronti dei Gentle Giant e di Allan Holdsworth.

    Nel 1976 il timbro è poco (o non affatto) distorto, mentre si fa più hard nel 1977. In Sheik Yerbouti (1977), Zappa flirtava anche con il punk, si nota un nuovo passo in avanti nel modo di concepire l’assolo; lo stesso avviene in Tinsel Town Rebellion (1980). Rispetto al 1976, perde un po’ in swing ma ci guadagna in complessità armonica e ritmica grazie alla diffusione dei tuplet.
    Nel solismo di Joe’s Garage, il timbro continua a non essere distorto; l’andamento è sinuoso, ipnotico, circonvoluto, arioso.
    Dopo il 1979 e almeno fino al 1982 (col passaggio dal batterista Vinnie Colaiuta a Chad Wackerman), la chitarra di Zappa si fa ancora più dura, sempre più ricca di contorsioni, per poi ammorbidirsi un po’ nel 1984 (lo dimostrano il doppio album Guitar e i vari volumi di YCDTOSA, oltre che in Them or Us). Pensiamo, in particolare, ai vari assoli tratti da Inca Roads e all’assolo che accompagnerà Black Page.

    Un disco importante del 1982 è Ship Arriving Too Late To Save A Drowning Witch, con svariati assoli, in cui Zappa non perde il gusto per la composizione rock-complessa e poliritmica.
    Nel solismo zappiano si notano talvolta momenti “antiestetici” (di cui il compositore è perfettamente consapevole). Probabilmente, si tratta di una specie di cageana “estetica del brutto”. Se ne deduce che l’influenza di John Cage su Zappa sia superiore a quanto di solito non si pensi.
    Nella tournée del 1988 (e nel disco Trance Fusion) il solismo di Zappa si evolve ancora con brani più hard alternati a brani più “acustici” ma i tuplet si moltiplicano.
    Prima di morire, Zappa ci ha riservato un’altra sorpresa. Nei suoi sporadici concerti nell’Est Europa del 1991, il sound della chitarra si distende e si rilassa, il timbro (pur distorto) si affievolisce. Risuonano più evidenti gli echi di Jerry Garcia. Lo stile di Zappa recupera un certo “swing”, che già si notava nel 1988.

    Qualche considerazione sulle canzoni prettamente rock di Zappa:
    – Rappresentano un’occasione per sviluppare i suoi testi provocatori legati al free speech e al primo emendamento;
    – Servono ad allentare la tensione dovuta a brani più complessi per far tirare un sospiro di sollievo ad un pubblico meno sofisticato;
    – Pur essendo più complesse di quelle presenti sul mercato, sono relativamente commerciali. Servono a Zappa per fare un po’ di soldi da reinvestire in imprese più impegnative, auto-finanziate come quelle orchestrali;
    – Sono una buona occasione per lanciarsi in assoli;
    – Talvolta, erano piccole ‘opere’ che a Zappa, effettivamente, piacevano (pensiamo al trittico I’m A Beautiful Guy / Beauty Knows No Pain / Charlie’s Enormous Mouth da You are what you is).

  • Frank Zappa, Regyptian Strut: the power of keywords according to a certain Egyptian theory

    Frank Zappa, Regyptian Strut: the power of keywords according to a certain Egyptian theory

    Versione dell’album Lather (1996)

    Immagine di copertina di Salvador Luna (Lunatico)

    Regyptian Strut fa parte dell’album Sleep Dirt, registrato tra il 1974 e il 1976 e pubblicato a gennaio 1979. E’ incluso anche nell’album Lather (1996).
    E’ uno dei migliori brani strumentali di Frank Zappa: comprende 13 sovraincisioni di trombone (Bruce Fowler), il magico xilofono di Ruth Underwood ed il piano irrefrenabilmente funky di George Duke. L’incedere R-Egiziano è ricco di sordidi ottoni e stucchevoli note di pianoforte da cabaret. Nell’album Sleep Dirt, la chitarra di Zappa è estrema ma non rock, c’è il basso acustico ma non è jazz, molto materiale scritto ma non è un brano classico. Include riff nodosi, ballate acustiche e jazz-fusion intricate, contributi creativi della sua band all’epoca composta da Terry Bozzio, George Duke, Chester Thompson, Patrick O’Hearn, Ruth Underwood e Bruce Fowler. Insomma, è uno degli album meno classificabili del catalogo di Zappa.
    Le radici di Sleep Dirt affondano in uno scandaloso musical di fantascienza scritto nell’estate del 1972. La sceneggiatura di 81 pagine di Hunchentoot richiedeva 10 attori, un coro di 10 persone e un’orchestra di 22 elementi. Seppure il musical non sia mai stato eseguito (nonostante Zappa abbia, a quanto pare, cercato di assicurarsi Barbra Streisand per il ruolo principale), molte delle sue 14 canzoni sono state sparse in tutto il suo catalogo: ad esempio, “Think It Over” (The Grand Wazoo, 1972) e “The Planet Of My Dreams” (Them Or Us, 1984). “Time Is Money”, “Spider Of Destiny” e “Flambay” furono registrati nel dicembre 1974 al Caribou Ranch in Nederland (Colorado) e inclusi in Sleep Dirt.
    Il maestoso ‘incedere egiziano’ – un mix di bassi, xilofoni e ottoni – è in linea con lo stile di The Grand Wazoo. Si apre in modo piuttosto drammatico prima che fiati e tamburi prendano il sopravvento. La traccia inclusa in Sleep Dirt contiene una parte di chitarra acustica di Zappa e James Youman.

    Da bambino, Frank Zappa leggeva molto e, tra tante letture, gli capitò di immergersi nel mondo dell’antico Egitto. Un particolare contribuì a definire il suo stile espressivo.
    “Zappa aveva introiettato fin da piccolo un atteggiamento tra il dada e il surreale nei confronti dell’espressione verbale, manipolabile fino a livelli allucinatori. In ogni concerto decideva the secret word (la parola segreta della serata). Quella parola costituiva un tormentone negli intercalari e negli interventi parlati della band, finiva per modificare anche i testi delle canzoni. La sua attenzione per il potere della parola era nata quando da bambino aveva trovato, in un vecchio libro, la teoria egizia della trasmigrazione dell’anima e della vita ultraterrena. Il Faraone, fin da piccolo, doveva imparare le parole-chiave che designavano ognuno dei luoghi che l’anima avrebbe dovuto attraversare dopo il trapasso: guai a sbagliare il nome! Ciò suscitò in lui la convinzione che la realtà fosse condizionata dalle parole e che ogni paradosso fosse affidato alla manipolazione del linguaggio. Un’altra forma della sua creatività musicale era invece di carattere grafico e risaliva all’età di circa 14 anni, quando le sue conoscenze musicali andavano poco oltre la lettura di spartiti per percussioni non intonate. Si mise a comporre musica scritta perché era affascinato dalla resa grafica delle note sul pentagramma: si era convinto che, conoscendo le regole combinatorie e il significato delle note sul pentagramma, si potesse diventare automaticamente compositori. Fin da ragazzino applicò metodi complessi come le tecniche seriali e microtonali. Cambiò radicalmente idea sulle sue opere giovanili quando ebbe modo di ascoltarle, e allora si rese conto che la verità musicale è una verità pratica, che il momento in cui un’opera è finita è quello in cui si giudica soddisfacente la sua resa sonora. A decidere, insomma, è l’orecchio. Fu, da questa prospettiva, un totale empirista che però aveva un sesto senso per le relazioni formali di tutti i tipi. Un ‘compositore’ per tutti i media”.
    (Gianfranco Salvatore, musicologo, biografo di Frank Zappa – Mangiare Musica giugno 1994)

  • Frank Zappa, The Ocean is the ultimate solution: Terry Bozzio tells how the song was born

    Frank Zappa, The Ocean is the ultimate solution: Terry Bozzio tells how the song was born

    2 versioni (Sleep Dirt + Lather)

    The Ocean is ultimate solution fa parte dell’album Sleep Dirt (1979). E’ un brano strumentale, una traccia epica modificata da una jam di 30 minuti, fortemente caratterizzata dalla stravagante accordatura Fender a 12 corde di Zappa. La canzone, che un tempo doveva essere la title track di Zoot Allures, presenta anche uno degli assoli di chitarra elettrica più fluidi di Zappa e ha segnato l’audizione di successo del bassista Patrick O’Hearn per la sua band. Un brano eccezionale di basso acustico, chitarre acustiche ed elettriche e batteria, con colpi di scena e cambi di marcia, molto carico, ritmato, veloce e avvincente con un assolo finale di chitarra distorta, veloce, potente, emotivo e insistente. Linee di basso difficili, doppia cassa, percussioni irregolari, accordi di chitarra sincopati: questa traccia è in stile Grand Wazoo.

    Da un’intervista a Terry Bozzio:
    “Questa traccia è stata registrata nello stesso studio in cui ho ascoltato per la prima volta Greggery Peccary al Record Plant di Hollywood. Frank aveva sperimentato con i microfoni, le tecniche di registrazione, ecc. un’incredibile accordatura alternativa per la sua Fender 12 corde ed un processo ingegnoso per registrarla (credo che questa chitarra fosse stata modificata da Rex Bogue, che aveva costruito le chitarre personalizzate di Mahavishnu, restaurato la “Hendrix Stratocaster” di Zappa che Jimi aveva dato alle fiamme, oltre ad essere l’inventore dei preamplificatori integrati “Balls Deluxe”). Questa chitarra aveva uscite stereo discrete per corde basse e alte che Frank spostava a sinistra e a destra. Aveva anche un pickup Barcus Berry sepolto nel manico in corrispondenza della paletta, che ha spostato al centro. L’accordatura è stata fatta in modo tale che le tre corde basse fossero accordate sugli intervalli di M7-M7-m7 e le corde alte su un tritono-M3 &m3. Quindi, ogni nota o accordo che suonava era un evento armonico incredibilmente complesso e atonale. Abbinato all’innovativo panning, il risultato è stato questo meraviglioso suono di chitarra ad effetto “frantumazione di vetri”, completamente unico e che io sappia non è mai stato copiato da allora. Così, ha voluto me e il bassista Dave Parlatto (di Orchestral Favorites) in studio per suonare. All’epoca suonavo con il mio kit Gretch nero, contrabbasso, 5 tom (che ora è di proprietà del mio buon amico Wes Falconer e può essere visto nel suo “Explorers Drum Shop” di Kansas City). Ad ogni modo, abbiamo suonato una jam ispirata della durata di 45 minuti. Frank l’ha modificata riducendola a 15 minuti circa, utilizzando le parti migliori. Ricordo, comunque, che alcune sezioni pazzesche non sono state utilizzate, forse un giorno pubblicheranno l’originale nella sua interezza. Qualche tempo dopo, il mio migliore amico, Pat O’Hearn, è venuto a Los Angeles per suonare una settimana al “Light House” di Hermosa Beach con il leggendario sassofonista jazz Dexter Gordon. Ho invitato Pat a stare nella mia piccola casa a Laurel Canyon. Pat ha suonato la prima sera mentre ero in studio a lavorare con Frank, quindi gli ho detto di passare al Record Plant per incontrare Frank ed ascoltare quello che stavamo facendo. Pat aveva il suo grande basso acustico in macchina e non voleva che glielo rubassero, quindi l’abbiamo portato dentro. Frank, dopo aver visto Pat entrare in studio con un basso acustico, ha chiesto eccitato “Suoni quella cosa?!”. Pat annuì: aveva sovrainciso un po’ di chitarra solista sulla versione modificata e voleva che Pat ci provasse un po’ di basso acustico. Gli ingegneri sono entrati in azione montando alcuni dei migliori microfoni che avevano mentre Pat tirava su uno sgabello facendo scivolare il basso italiano del 17° secolo dalla sua custodia morbida ed aggiustando le cuffie. Quando tutto fu pronto, suonarono la traccia e pigiarono il pulsante rosso di registrazione: il mio amico e bassista preferito la fece letteralmente a pezzi!! Frank l’ha adorato e immediatamente hanno sovrainciso una sezione alla volta (con Zappa che dirigeva i centri tonali) e hanno creato i toni di basso più belli e un’esecuzione bruciante che ha davvero dato vita al pezzo! Poi Zappa l’ha fermato pensando che il basso elettrico sarebbe stato migliore nelle sezioni successive. Voleva sapere se Pat suonava il basso elettrico. In un minuto Pat tirò fuori dal bagagliaio dell’auto il basso elettrico (nel quale in realtà non era specializzato all’epoca) e iniziò a tirare fuori il resto del pezzo! Probabilmente era l’alba quando abbiamo finito e Frank sapeva che Pat aveva già suonato 3 set con Dexter, quindi gli ha chiesto di venire di nuovo l’indomani sera per fare ancora qualcosa. Abbiamo trasformato questa jam fortuita in uno dei miei brani preferiti in assoluto: Zappa adorava anche l’umorismo di Pat al punto tale da ispirare il materiale su molti dei brani classici che abbiamo registrato in quel periodo, a metà degli anni ’70”.

  • kOsmosis – xenocronia Frank Zappa, Krzysztof Penderecki, Edgard Varèse, Halim El-Dabh – xenochrony

    kOsmosis – xenocronia Frank Zappa, Krzysztof Penderecki, Edgard Varèse, Halim El-Dabh – xenochrony

    Xenocronia realizzata da Roxa con musiche di Frank Zappa, Krzysztof Penderecki, Edgard Varèse, Halim El-Dabh

    FAIR USE

    https://www.youtube.com/playlist?list=PLNIorVgbZlD1eJlE31TCypMf1eLhjcfBc

    “La musica non dura, non ha nulla a che fare con il tempo” scriveva Sergiu Celibidache.
    Frank Zappa era convinto che il tempo fosse ‘un concetto sferico’, una costante sferica, in modo che, per così dire, tutto avvenga in una volta. Gnostici, buddisti e William Blake sono d’accordo, credendo che si possano varcare le porte dell’eternità in un istante e che il tempo sia una delle illusioni del mondo. William Burroughs e Sun Ra pensavano che, per sopravvivere, dobbiamo evolverci “fuori dal tempo, nello spazio”.

    Secondo la teoria del “Big Bang” sull’origine dell’universo, tutto ebbe inizio circa 10 miliardi di anni fa, quando esplose un volume di materiale delle dimensioni di una palla da softball e, da allora, la cosa si è espansa.
    Frank Zappa sostiene la teoria della “Big Note”, secondo cui tutto nell’universo – raggi di luce, onde sonore, atomi, ecc. – è composto fondamentalmente da vibrazioni. Tutte queste vibrazioni potrebbero semplicemente essere armoniche di qualche incomprensibile “Tono cosmico fondamentale”.
    (The Sun Magazine, 3 maggio 1970)

    “La forma dell’universo è un vortice di Moebius, credo. Il tempo è una costante sferica. Ora, immagina un vortice di Moebius all’interno di una costante sferica e avrai la mia cosmologia. Ma il ‘quando’ è molto importante”. (Frank Zappa, Best of Guitar Player, 1994)

    Potremmo non essere in grado di ascoltarlo ma, in qualunque diversa ottava o altra suddivisione della Grande Nota, alla fine siamo tutti vibrazioni. Potremmo non essere semplici come le onde sinusoidali (le stesse utilizzate per generare i Modelli di Chladni) ma, da quando Schrodinger ha risolto l’equazione delle onde quantistiche, è stato chiaro che tutta la materia è costituita da onde, compresi noi. Le nostre onde sono tutte diverse. I modelli Chladni ne offrono una dimostrazione pratica. Non si tratta di una forma migliore di un’altra o di complessità che aumenta con la frequenza. È semplicemente l’osservazione, tratta da un’altra famosa frase di FZ, secondo cui è il “quando” a determinare il “cosa”; “quando” in questo caso è la frequenza.
    La materia appare sotto forma di schemi particolari, è nella sua natura e nella misura in cui è guidata dalle vibrazioni, la natura è essenzialmente matematica, ritmica e, in definitiva, musicale. Le forme frattali dei modelli in natura che noi riconosciamo come belli sono di origine algoritmica.
    La caratteristica sorprendente delle migliori improvvisazioni di Zappa è che non c’è ripetizione, niente che potresti leggere in anticipo. Emergono semplicemente dalle linee di faglia del fondo armonico in modi che sono incredibilmente imprevedibili ma che hanno perfettamente senso una volta ascoltate, evidenziando brillantemente le tensioni e i contrasti della musica.
    Ma nella cosmologia di FZ l’idea di emergenza è essa stessa un’illusione. Nella sua visione del tempo – come disse a Bob Marshall – succede di tutto in continuazione. È un concetto difficile da comprendere. La sua idea del tempo è strutturata come una costante sferica sotto forma di vortice di Moebius: esprime il segreto della Grande Nota (come Dio?), cioè l’origine di tutte le cose. Gli antichi (chiunque fossero) parlavano della Musica delle Sfere. Si scopre che avrebbero potuto avere ragione, anche se avrebbero potuto avere torto riguardo al numero.
    (estratto dall’articolo “God Vibrations: The Secrets of FZ’s Cosmology di Homer Shiroy)

    “C’è un processo elettrochimico che anima questo sacco di merda che tutti devono trascinare in giro, ok? Quindi, non è impossibile che – quando il processo elettrochimico cessa di essere abbastanza forte da far muovere il sacco di merda – quell’energia possa essere scambiata, possa dissiparsi e avere un’esistenza propria senza il corpo. Credo che quelle energie e quei processi esistano. Semplicemente non penso che siano stati ancora adeguatamente descritti o nominati perché le persone tendono a trasformare tutto in qualcosa che supporti una qualsiasi teoria religiosa”.
    (Frank Zappa, Society Pages 7, settembre 1991)

    “Tutti noi abbiamo nella nostra mente tutta la conoscenza dell’universo. Frank Zappa l’aveva chiaramente dischiusa. In questo senso, resterà un modello per l’umanità”.
    (Massimo Bassoli, Prog Italia luglio 2017)

  • Larry Wild Man Fischer meets Frank Zappa: FZ anthropologist of Art

    Larry Wild Man Fischer meets Frank Zappa: FZ anthropologist of Art

    The Circle (An Evening With Wild Man Fischer, 1969)
    Derailroaded: Inside the Mind of Larry “Wild Man” Fischer (documentario di Josh Rubin)
    Wild Man Fischer, early 1980’s (documentario)

    “Faccio ricerca negli studi comportamentali dal 1955… La sto ancora facendo…”. (Frank Zappa, Music Canada Quarterly, marzo 1974)

    “Wild Man Fisher è pazzo perché sua madre lo ha mandato al manicomio quando era ancora a scuola. Ora racconta la sua vita nelle sue canzoni e spiega perché pensa di essere normale. E’ difficile ascoltarlo, le sue canzoni sono troppo realistiche”. (Frank Zappa, Actuel, febbraio 1970)

    “I dischi sono studi sociologici sullo stile di vita specifico di persone che erano il prodotto della cultura rock” dice Herb Cohen, manager di Frank Zappa “Sai che ci sono più album di Wild Man Fischer usati nei libri di testo e nelle aule universitarie che album di qualche altro artista?”.
    Herb e Frank ricevono continuamente richieste per il primo, e molto probabilmente l’ultimo, documento di Fischer da psicologi e laureati in sociologia. (Melody Maker, 13 novembre 1971)

    “Ho cercato di aiutare Wild Man Fischer e si è rivelato pazzo come tutti pensavano che fosse. Penso sia pericoloso lavorare con lui. Una volta veniva a casa mia… viveva in strada, aveva i capelli tutti sporchi, viveva con abiti sporchi. L’ho portato qui, mia moglie gli ha fatto lo shampoo: ha iniziato a rompere i giocattoli dei bambini, ha preso a pugni la babysitter e se n’è andato”. (Frank Zappa, Sounds, 28 gennaio 1978)

    “Larry Fischer è ancora su Sunset Strip. Vende ancora canzoni originali per un centesimo, vende il mio indirizzo e il mio numero di telefono per cinquanta centesimi. Porta il suo album sotto il braccio, vuole farne un altro. Dovrebbe chiamarsi “The Cheek of Wild Man Fischer”. (Frank Zappa, New Musical Express, 26 aprile 1975)

    I testi di Zappa sono una testimonianza di tutto ciò che è psicotico e contorto nella personalità umana. Brani come “Imaginary Diseases”, “Dirty Love” e “The Illinois Enema Bandit” raccontano la follia umana.
    (Argus, novembre 1975)

    “In ogni piccola città c’è una persona che è pazza. Ma stranamente quell’idiota del villaggio è rispettato dal resto della comunità. La gente teme quello che non capisce. Nel profondo della loro mente pensano: ‘È possibile che quel matto sappia qualcosa che io non so?’. Ci sono momenti in cui questa strana persona si imbatterà in nuove strade inesplorate di libera espressione”.
    (Frank Zappa, Melody Maker, 26 agosto 1967)

    Larry Wild Man Fischer fu rinchiuso all’età di 16 anni per aver attaccato sua madre con un coltello. Gli furono diagnosticati due disordini mentali: una grave schizofrenia paranoica e un disturbo bipolare. In seguito, al suo rilascio dall’ospedale, Fischer vagò per Los Angeles cantando per strada le sue canzoni per 10 centesimi. Scoperto da Frank Zappa con cui registrò il suo primo album An Evening with Wild Man Fischer (Reprise 1969), Fischer divenne il “padrino della musica underground” e Zappa lo introdusse nel business della musica. Il rapporto tra Zappa e Fischer durò finché Fischer non lanciò una bottiglia che quasi colpì la figlia neonata di Zappa, Moon, mancandola di un soffio. Per questo motivo, anni dopo, Gail (la vedova di Zappa) scelse di non pubblicare l’album di Fischer in CD.

    Fischer ha preso a prestito melodie da canti infantili, filastrocche, bande musicali e ballate tradizionali trasformandoli in una pop-art eclettica e in un flusso di coscienza sfrenato. Caratteristici i suoi applausi e il suo modo di suonare la chitarra, entrambi selvaggi almeno quanto la sua voce stonata, i suoi monologhi che sembrano usciti direttamente da un manicomio.
    Il ritratto documentaristico di Josh Rubin, dErailRoaDed (2005), è la migliore introduzione a questo ‘uomo selvaggio’.

    https://www.youtube.com/watch?v=RaQ88xZ7Syg

    Fischer è morto a Los Angeles nel giugno 2011 per arresto cardiaco, all’età di 66 anni.

    Frank Zappa studiava l’essere umano, era attratto dai ‘casi umani’, dalla follia e dall’assurdità.

    “Penso di fare un album con Crazy Jerry… Immagina un maniaco della velocità di 34 anni senza denti né capelli, perché li brucia. Sta anche cercando di perfezionare il suo corpo con cinghie e catene. Suona il sassofono, l’organo e il pianoforte e, quando la velocità lo fa salire, passa all’elettricità. È stato arrestato diverse volte in California per essere stato vicino ai trasformatori e aver allungato le mani in modo che le scintille gli saltassero sulle mani. Suona il piano guardando in uno specchio che riflette la tastiera. E’ diventato dipendente dall’elettricità dopo essere stato colpito sulla fronte da un fulmine. Ora brama l’elettricità” (Frank Zappa, Melody Maker, 5 ottobre 1968)
    “Una mattina, mia moglie Gail ed io ci siamo svegliati e abbiamo trovato Crazy Jerry appeso per le ginocchia come un pipistrello dal ramo di un albero nel nostro cortile”.

  • Frank Zappa, Watermelon in Easter Hay: creative power stifled by reality, review

    Frank Zappa, Watermelon in Easter Hay: creative power stifled by reality, review

    Watermelon In Easter Hay (Live 31/10/1978, Palladium, NYC) con L. Shankar
    Dweezil Zappa – Watermelon in Easter Hay (live a Londra, 2013)

    Watermelon in Easter Hay è diventato una sorta di inno lasciato in eredità da Frank Zappa.
    In punto di morte, Zappa scelse questo brano ed altre due canzoni che identificò come le sue composizioni distintive. In particolare, ha definito l’assolo di Watermelon una delle migliori performance della sua carriera. Frank chiese che solo a suo figlio Dweezil fosse concesso di suonare Watermelon in Easter Hay, Zoot Allures e Black Napkins dopo la sua morte. Allo stesso tempo, Zappa consigliò a sua moglie Gail di abbandonare del tutto il mondo della musica e di vendere il suo intero catalogo di oltre 60 album ad eccezione di questa canzone. La famiglia Zappa conserva i diritti di Watermelon in Easter Hay.
    Dweezil ha interpretato Watermelon in Easter Hay dal vivo con grande trasporto nel 2013. Ha pianto sul palco mentre suonava questa inestimabile melodia che racchiude in sé coraggio creativo, innovazione artistica, individualità spudorata, tutta la storia e il messaggio di Zappa. Con questo brano rivela la sua vibrante umanità togliendo la maschera del cinismo e della misantropia che definivano la sua immagine pubblica.
    Watermelon In Easter Hay è una delle melodie/assoli di chitarra più belli che abbia mai sentito.
    Un dettaglio interessante riguardo a Watermelon è questo: lo strumento che suona la melodia ripetuta con una cadenza lenta di 9/8 durante l’intera composizione è un sitar indiano.

    Groove costante e ipnotico, assolo di chitarra ‘cosmico’ in cui è possibile sentire Joe mentre ansima il suo ultimo sussulto di umanità, prima di rinunciare per sempre ai suoi sogni e arrendersi alla macchina aziendale. La traccia è preceduta da un’introduzione parlata che spiega: “E’ l’ultimo assolo di chitarra immaginario”.
    La voce narrante che sussurra attraverso un megafono e incolla le canzoni dell’album con la sua storia di Joe e del suo coinvolgimento in una società distopica, mentre cerca di formare una garage band, pronuncia quanto segue: “Questo è il CENTRAL Scrutinizer. Joe è appena entrato in una frenesia immaginaria durante la dissolvenza in chiusura della sua canzone immaginaria. Adesso comincia a sentirsi depresso. Sa che la fine è vicina. Si è reso conto che le note di chitarra e le voci immaginarie esistono solo nell’immaginazione di chi immagina. E alla fine, chi se ne frega comunque?! Quindi, torna nella sua brutta stanzetta e sogna in silenzio il suo ultimo assolo di chitarra immaginario”.
    La migliore interpretazione di questa canzone riguarda il concerto di Halloween del 1978. Gli scambi solisti tra Zappa e L. Shankar in questa esibizione sono a dir poco spettacolari.
    Man mano che la canzone si svolge, il ciclo di 9/4 diventa una sorta di mantra che non puoi toglierti dalla testa dopo la fine della canzone.
    Una caratteristica che risalta immediatamente quando si ascolta la chitarra in questo brano è il suo tono, un suono chiaro e spaziale che funziona così bene per l’atmosfera emotiva del pezzo ed è molto diverso da qualsiasi altro suono di chitarra conosciuto.

    In un’intervista, Frank Zappa ha spiegato che suonare un assolo con musicisti (batterista, bassista, tastierista) che suonano troppo, incapaci di seguire le sue intenzioni musicali, è come far crescere un’anguria nel fieno di Pasqua. Pura utopia. Ma il significato più ampio va oltre questa sua affermazione.
    “Una sinfonia di sogni, ogni notte e ogni giorno. Vivere in una terra immaginaria, una fantasia che non puoi nascondere. Aggrappati a ieri. Nessuno sa come mi sento, nessuno si preoccupa del modo in cui piango. Vivere in un mondo di finzione, nessuno sa perché. Volare in alto e libero, l’immaginazione corre selvaggia.., lasciandosi alle spalle tutti i dubbi e le paure, vivendo in un mondo così cieco…”.
    ‘Anguria nel fieno di Pasqua’ è una riflessione filosofica sul potere dell’immaginazione e sul processo creativo. Tutte le attività creative sono, alla fine, limitate dalla realtà. Si può gioire di una bellezza e di una grandezza immaginarie, ma il momento in cui ci si rende conto che sono immaginarie può essere deprimente e crudele.
    Tuttavia, il narratore si aggrappa al sogno nel ritornello come per proteggersi dalla durezza e insensatezza della vita con l’analogia di un’anguria nel fieno di Pasqua.

  • Frank Zappa, Montana – 3 live versions: just a silly meaning?

    Frank Zappa, Montana – 3 live versions: just a silly meaning?

    Live al Roxy Theatre (1973)
    Live Stoccolma (21 agosto 1973)
    Live al Palladium di New York (Halloween 1981)

    Secondo le teorie di Ben Watson, l’effettiva intenzione di Zappa sul significato dei suoi testi conta e non conta. Nel caso di Montana, potrebbe aver avuto l’intenzione di scrivere una canzone dedicata semplicemente al filo interdentale. In alcune interviste, Frank Zappa ha dichiarato che, un giorno, dopo aver usato il filo interdentale, si è chiesto come fosse stato realizzato e da dove provenisse. Interpretandola in modo superficiale, quindi, Montana è una canzone deliberatamente sciocca che tratta un argomento banale: partendo dall’invenzione del filo interdentale, Zappa trasforma la canzone in una commedia epica e assurda.
    Tuttavia, come tutti i testi di Frank, i significati possono essere diversi. Ad esempio, Ben Watson ha affermato che, in slang americano, ‘trasferirsi nel Montana’ significa ‘lasciare la politica’.
    La grande teoria di Watson è che il lavoro di Zappa dia voce all’inconscio/subconscio collettivo dell’artista e del pubblico. In pratica, i suoi testi funzionerebbero nello stesso modo in cui funzionano i sogni: permettono alla nostra immaginazione inconscia di scatenarsi dando voce ai tanti pensieri che reprimiamo, come quelli sessuali (soprattutto devianti) o le nostre idee “politicamente scorrette”, le nostre tendenze antisociali, ecc.
    Quindi, non esiste un modo univoco di interpretare Zappa e ogni nostra interpretazione potrebbe non essere sbagliata. In un certo senso, è una forma di recupero dell’idea centrale del postmodernismo, secondo cui non esiste una verità oggettiva, ma solo narrazioni.

    Qualcuno potrebbe dire che Montana ridicolizzi i sogni ad occhi aperti su qualcosa di impossibile, che non faremo mai, glorificando scenari immaginari che non verranno mai messi in atto.
    Negli anni ’60, le persone disincantate dalla cultura americana furono spinte a tornare a vivere in mezzo alla natura. Negli anni ’70 questo era un sogno da cretini: Frank potrebbe prendere in giro le persone che vogliono allontanarsi da tutto e pensare di trovare il successo da qualche parte. Il personaggio che sogna di trasferirsi nel Montana in sella ad un pony chiamato Mighty Little e di diventare un magnate del filo interdentale, nel brano, non andrà da nessuna parte, è solo un altro idiota che fantastica invano.
    E’ un po’ la rappresentazione dell’assurdità del sogno americano, tipico delle persone che pensano di avere successo in cose futili.

    Montana è l’ultima traccia dell’LP Over Nite Sensation (1973), uno dei brani più famosi e rinomati di Frank Zappa. Segni particolari: i riempimenti di batteria iniziali e la partecipazione di Tina Turner e dei cori delle Ikettes nell’intera traccia, soprattutto nella sezione centrale e finale. Si tratta di un brano strutturato in modo non ortodosso (intro – strofa – ritornello – assolo – sezione centrale – strofa – outro). E’ stato suonato spesso dal vivo, in particolare nei tour del 1973, 1975, 1982, 1984 e 1988.
    Sul palco Zappa alterava spesso il testo della canzone, a volte anche la struttura. Un famoso esempio è la versione contenuta in You Can’t Do That on Stage Anymore, vol. 2 (“Whipping Floss”). Prima che la canzone inizi, un fan chiede di suonare la canzone Whipping Post della Allman Brothers Band. Frank scherza con il pubblico dicendo che non conosce la melodia e sceglie di suonare Montana ma altera il testo e costringe la band a suonare prima molto velocemente, poi lentamente. Il brano si conclude con un lungo assolo di chitarra che si trasforma in una sorta di jam funk, poi prosegue in una breve versione di Big Swifty.

    https://www.youtube.com/watch?v=SnEiZ2ESOOY

    La versione con l’assolo tagliato è il lato B di I’m The Slime (1973): in seguito, è stata inclusa nella compilation Strictly Commercial.
    Nella biografia “Zappa” di Barry Miles si legge che Tina Turner rimase così colpita da una versione approssimativa della canzone che si offrì volontaria insieme al suo coro di supporto per cantare i backup di ‘raiing my lonely dental floss’ della canzone. Poi, Tina chiamò suo marito Ike Turner in studio per fargli ascoltare il brano. Miles racconta che Ike ascoltò per circa un minuto e dichiarò: “Che diavolo è questa merda?”.

    “Ho scritto una canzone sul filo interdentale, ma i denti di qualcuno sono diventati più puliti?” (FZ in risposta alle accuse di Tipper Gore secondo cui la musica incita le persone a comportamenti devianti o influenza il loro comportamento in generale.) Udienze del Senato su Porn Rock 1985